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Full text of "Atti della Società ligure di storia patria"

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UNIVERSITY OF ILLINOIS LIBRARY AT URBANA-CHAMPAIGN 



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ATTI 



DELLA SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA 



ATTI 



DELLA 



SOCIETÀ LIGURE 



DI 



STORIA PATRIA 



VOLUME H. - PARTE I, 



GENOVA 

TIP. DEL R. I. DE' SORDO-MUTI 
MDCCCLXX. 



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COMMEMORAZIONE 



DEL SENATORI-: 



ANTONIO CAVERI 

GIÀ PRESIDENTE DELLA SOCIETÀ 

PAROLE DEL VICE-PRESIDENTE 

GIUSEPPE MORRÒ 

aell' adunanza generale 



De mortui lande , cum quid veri 
erat, praed ieatum.... Fuit enim hic vir, 
non solum eruditissimus , sed etiam 
civis e republica maxime, tuendaeque 
civitatis perìtissimus. Cic. De Leg. 1. 2. 



s 



olito a tacermi ascoltando le dotte vostre parole, 
orrevolissimi socii, ardisco oggi schiudere il labbro in lode 
di Antonio Gaveri che della nostra Società fu presidente 
nel 1866. Al suono di un nome si caro e venerato spero 
avere da voi compatimento, non che perdono, se imprendo 
un tema assai ponderoso alle mie forze. Sarò almeno 
scusato d' avere obbedito a Chi ci presiede , a tal uomo 
cui questo compito per ogni titolo si addiceva ed il quale 
avrìa saputo preparare con eleganza una commemora- 
zione degna del lodato, degna dei lodatore. 

Il giorno in cui si spegneva vita tanto preziosa quale 
era quella del nostro Gaveri fu veramente giorno nefasto 
pel Foro, pel Municipio, per la Università degli studi, per 
Genova tutta, pel Senato Italiano, per tutta Italia, per 



481527 



( V 'H ) 
tutto il mondo scientifico. Ogni ordine di cittadini si 
scosse all'annunzio di si impensata disparizione di un 
uomo cotanto dotto, benefico ed operoso; come elettrica 
favilla l'infausta nuova corse dalle officine ai palagi, 
dalla casa del povero alla magione del ricco, dalle scuole 
infime agli Istituti e alle Accademie; ed un lutto spon- 
taneo si diffuse, ed occupò tutti gli animi la più pro- 
fonda mestizia. Tutti quelli che ammirato avevano quel 
raggio d'ingegno, quella generosa indole, quel sagacis- 
simo oracolo di consigli, quel Giureconsulto dottissimo 
nelP insegnare, facondo nel perorare, acutissimo nel di- 
scutere, abilissimo nel maneggiare affari gravi, sì pubblici 
come privati, quel felice trovatore di formole nel tute- 
lare interessi, quel facile compositore di liti, accorsero 
in folla accompagnando la sua mortale spoglia alla fu- 
nebre casa. L'eletta dei maestrati, degli studenti, degli 
avvocati, dei procuratori e dei notari; i cultori d'ogni 
scienza e d'ogni arte; i naviganti, tutte le classi del com- 
mercio, gli operai, e gli stessi uomini che faticano nei 
lavori i più umili della industria, e, in cima a tutti, il 
Sindaco ed il Prefetto portarono su quella bara il tri- 
buto dell'affetto e della estimazione. Né, a rappresen- 
tare la nostra Società, vi mancarono i principali e il no- 
stro ottimo Capo. E chi con calde parole, e chi con la 
eloquenza del muto sembiante, e tutti con lacrime negli 
occhi dissero a Lui vale, a Lui che avea lasciato nella 
moglie e nei figliuoli lo stesso aspetto di desolazione e 
di affanno. Splendide arringhe infiorarono quelle spoglie, 
e gli avvocati Cesare Gabella, Tito Orsini, e Giuseppe 
De Giorgi , illustre triumvirato della eccellenza nelle no- 
stre giuridiche discipline presentarono alla moltitudine, 
in bella gara , le lodi dell' estinto. Cui si unì il Priore 
dei Causidici Marcello Graffagni con affettuosa facondia. 



( n ) 

Ma io che 1' avea veduto ancor garzonetto entrare in 
collegio nella dotta Lucca, che per cinque anni gli fu 
nutrice, io che l' avea veduto crescere e grandeggiare ra- 
pidamente negli studi classici e nelle scienze algebriche 
nelle quali fu veramente aquila sui condiscepoli, io che 
avea ammirato il suo incessante ardore di apprendere, con 
quegli occhi sempre intenti nei libri anche nelle ore 
della ricreazione ; io che l' avea plaudito più volte allor- 
quando raccolse nelle scuole premii e diplomi, io che 
aveva passati con lui i primi anni dell' avvocheria nel- 
l'auditorio di Luigi Casanova, impareggiabile Giurecon- 
sulto, io vissuto la maggior parte dei nostri giorni con 
lui , collega nel Foro , nelP Università, al Municipio, non 
potei reggere a si doloroso commiato. 

E anche ora che molti giorni trascorsero da quello 
strazio del cuore sento venir meno il pensiero e la pa- 
rola, assumendo la rimembranza e la sposizione della sua 
vita. La quale, appena laureato e compiuto il tirocinio 
biennale presso quel Professore Casanova da cui prese 
l'inaugurazione della sua legale carriera, cominciò a 
manifestarsi operosa ed integra nella direzione e tratta- 
zione delle cause commerciali, civili e canoniche. Si fu 
allora che il Caveri, sui venticinque anni, cominciò a ri- 
splendere per senno prematuro siffattamente da divenire 
consultore ai più provetti giudici ed avvocati. 

Né i cari studi del diritto abbandonò in mezzo al 
turbinio dei litigi; perocché aggregato alla Facoltà di 
legge in questo Ateneo venne nel 1847 innalzato alla 
nuova Cattedra dei Razionali del diritto. Erudito sin dai 
più teneri anni nelle lettere greche, ed imbevuto delle 
dottrine platoniche che sono la base dei responsi ro- 
mani, coltivatore indefesso della letteratura germanica 
e conoscitore dei bei lavori di Glùch, di Puchta, di 



( X ) 

Xeidler, di Christian e di Ioring sulle leggi del Digesto ; 
versato nelle teorie dei Legisti americani, Lovimcr, Leri, 
Cooper e Lhatany; non digiuno della Filosofia indiana 
e chinese, potò il Gaveri ornare le sue Prelezioni di tutto 
quanto lo scibile a cui si legano le ragioni intime del 
diritto, insegnandone non il razionalismo, ma si la vera 
filosofia. E perciò che sebbene avesse letto con ardore 
e lungamente meditate le opere di Kant, di Shelling, 
di Fichte e di Hegel si guardò dall' adottarne i perico- 
losi filosofemi, i quali, come osservò recentemente un 
illustre critico inglese in un rendiconto del primo vo- 
lume della Storia Romana di Mommsen, sono pericolose 
astruserie nella stessa Germania, ma fuori di Germania 
recati in altre lingue suonano un gergo oscuro. Ed io 
rammento come spesse volte, ragionando egli meco del 
Kant , oh ! quanto, diceva, è egli diverso dal divino Pla- 
tone; il quale colla idea innata, e colla creazione ti 
spiega la realità dell'Io e di tutto il mondo esteriore, 
mentre il Platone di Konisberga, facendo del tempo e 
dello spazio un modo di sentire dell' io , e non facendo 
esistere le cose che nel me o nel soggetto, riduce tutto 
il creato ad una creazione dell' uomo. E così il giusto 
e l'ingiusto non vengono ad essere che idee dell'io. 

Ond'è che se il soggettivo legislatore forinola una legge 
fondata sul giusto, l'oggettivo chiamato ad obbedirla la 
esamina, facendosi soggettivo , e la critica, e le si ribella 
legittimamente, perchè una idea diversa del giusto sta nel 
suo spirito. Ed in tal guisa, che mai divengono libertà e 
dovere ? che divengono i popoli ? che è Dio ? finzioni del 
soggettivo. Con questa filosofia l'io si persuaderà che i 
popoli e i regni, l'umanità intera ponno fare a meno di 
quell'altro oggettivo che è la morale e la legge. E se 
l'io non le troverà in se, ove mai si ritroveranno? 



( ».) 

E. questa ragion pura di Kant (ini soggiungeva il 
Gaveri) come potrà ricevere il correttivo eh' ei vuol ri- 
trarre dalla ragion pratica? Fra l'ima e l'altra havvi 
un abisso. Questa tavola nel naufragio ti sfugge, e il 
giusto assoluto, e il bene assoluto spariscono. La ragion 
pura, e la pratica, e tutti gì' imperativi categorici si som- 
mergono in mare senza fondo. Né vi ripara il Fichte 
con quella sua apoteosi della umana individualità, perchè 
il me divinizzato non è che il Satanno di Milton in mezzo 
alle tenebre. Dond'esce verità, scienza, morale? dal me 
che si contempla, e poi si sveglia da questa estasi, e 
grida son libero ! In questa libertà illimitata trova un 
ostacolo, il non me ! Lo considera, epperciò lo crea ; per- 
chè se non vi fosse il me, neanco sarebbevi il non me. 
È perciò che il me è voi, il me è il mondo tutto, il 
mondo è me! Cosi la individualità di Fichte è assorta 
in quella di tutti, e tutti rimangono assorti nella indi- 
vidualità. Ed ecco in nebbia dissolversi l'ima e l'altra; 
sparisce così ogni idea del diritto delle persone , e il 
Satanno di Milton ritorna al suo caos. 

Questo* idealismo o panteismo che voglia dirsi spiacque 
a Shelling. Egli andò in cerca della realità , e dissqf 
anima della filosofia è l' idea, la realtà è il corpo; u- 
niamoli e avremo la vita. Ma sciolse egli il problema? 
Ammette egli l'assoluto, ma lo fa sempre creare dallo 
spirito; lo fa perciò dipendere dal soggettivo, e cosi anche 
questo filosofo trovasi sul sentiero di Kant ove è smar- 
rito ogni principio della personalità e del diritto. Il di- 
ritto riducesi, secondo Shelling, ad una raccolta di casi 
pratici; e così vien fuori quella ragion pratica che non 
può vivere e stare insieme colla pura ragione. Hegel 
studiossi di adempiere un tanto vuoto colla sua filo- 
sofia sociale per iniziar 1' uomo ai diritti e ai doveri ; ma 



( x- ) 

Le triadi hegeliane sono anch'esse gerghi, e sogni d'in- 
fermo; il caos di Satanno sull'uscio degli abissi non è 
più inestricabile. Che è questo essere, questa esistenza, 
questo concetto*, che è il fenomeno, V esistente, e la realità? 
che è P oggetto, il soggetto, e l' ideai Come intendere quello 
spirito soggettivo, oggettivo, e assoluto? Come spiegasi 
con ciò il dominio della morale ? la libertà ? il giusto ? 
Secondo lui il diritto è l'impero della libertà che si 
svolge per la volontà. La volontà contiene in sé il me ! 
esprime il passaggio del me al determinato, il ritorno 
del me in lui stesso. Ed ecco pure l'Hegel arretato ai 
lacci di Kant. Queste scuole fecero esse mai progredire 
di un passo la filosofia del diritto? Che resta di tutte queste 
forinole? che resta della grande filosofia germanica? quai 
sono le glorie, e quali gli allori? un immenso travaglio 
per rigenerare sofismi antichi con nuovi vocaboli ! teorie 
che cavalcano sulle nuvole come le streghe di Goethe; 
libertà sconfinata nell'apoteosi dell'individuo, fatalismo 
cieco, assoluto, isolato, e tiranno; errore ovunque, e di- 
sperazione nella impotenza di qualsiasi applicazione so- 
ciale. Ecco perchè il Gaveri nelle sue Lezioni di Filo- 
ipfia del diritto temperò il razionalismo d'Hegel colle 
tradizioni della scuola platonica così felicemente inne- 
stata alla fede cristiana : filosofia vera che albeggiò, come 
bene avea notato il nostro Vico, nella antica sapienza 
italiana dalla Provvidenza condotta per mezzo delle ro- 
mane conquiste a maturare i divini veri della religione 
cristiana, onde poi si illuminarono le carte di quel d'A- 
quino, e poi del Ficino, del Pico della Mirandola e del 
Patrizi , ed , alla nostra età, del Galluppi, del Rosmini, 
del Gioberti e del Mamiani, i quali seppero far passare 
dal cielo greco allo italico le maravigliose armonie del 
vero, del* bello, del buono, e del giusto. 






( SI» ) 

Il Gaveri con quella onnimoda intelligenza, col suo 
savio eccletismo, fece suo prò delle dottrine del Savigny, 
senza però essergli troppo ligio, perchè sebbene questo 
grand' uomo ponesse da banda le astruserie de' suoi con- 
nazionali nel dar la teoria della legge, nullameno peccò 
egli pure nel ritenerla come un semplice fatto storico. 
Il diritto, secondo lui, è un elemento necessario, fatale, 
espresso dalla immensa natura organica di un popolo. 

Il diritto, secondo lui, ha sue radici nel corpo medesimo 
di una nazione ; cresce e vegetasi, e spande i suoi rami 
e fruttifica in virtù di una interna energia. E come la 
lingua; esiste nelle costumanze, nelle credenze, e nelle 
viscere delle popolazioni. Vien dal di dentro, non dal di 
fuori; non è opera del pensiero, non è il capriccio del 
legislatore, ma la manifestazione della vita attiva, so- 
ciale. La mente umana (secondo lui) non dee decretare 
il diritto, ma debbe inchinarsegli; la legge passa spon- 
tanea, e procede cogli atti solenni della umanità. In 
questa teorica del Savigny ben vide il Gaveri l' intendi- 
mento generoso di debellare il barbaro predominio dei 
codici di una nazione imposti ad altra nazione, e ben 
riconobbe molto di buono e di vero in quella scuola ;• 
ma non a tal punto di dover dimezzare la definizione 
di Ulpiano, il quale, nel presentarci il nobile e vero con- 
cetto della Giurisprudenza, la predicò per tutto il mondo 
civile siccome una nozione delle cose divine ed umane, 
e siccome una scienza del giusto e dell'ingiusto: defini- 
zione che ha vinto il silenzio di venti secoli. 

Il Savigny attenendosi alla semplice derivazione umana 
lasciò perdere la divina. Disse che il diritto vien dal di 
dentro, non dal di fuori; ma in ciò s'ingannò. Egli con- 
fuse il diritto col legislatore, l'assoluto col relativo, il 
necessario col contingente. Vi son leggi opera dell' uomo, 



( XIV ) 

ma vi son leggi che l'uomo non ha fatte. Il giusto e 

l'ingiusto, che tanto suonano alla coscienza dell'uomo, 
nella origine loro sono idee divine, che derivano dalla 
Divinità a cui l' uomo ò stretto per tanti rispetti. La 
catena omerica delle cose divine e umane non può. rom- 
persi in due, né tantomeno si può ripudiare la prima, 
e attenersi alla seconda. Chi negherà lo svolgimento 
delle cose umane in riferenza alle divine? Sia pure che 
la volontà generale faccia la legge, ma adorando una 
volontà superiore, adorando il giusto assoluto: ed ecco 
il vincolo naturale, e il divino. Uno dei primi aflati 
della giustizia è l'amore, e il rispetto dell'uomo: a questo 
s' inspira la formola della legge. Questa formola in re- 
lazione ai climi, ai tempi, ai costumi è mutabile e passa; 
ma il giusto ed il vero a cui s' informa non passano. 
Ond' è che la legge fu definita — una verità matura, 
possibile. — L' uomo protetto da tutto ciò che vi ha di 
divino nella legge, debbe obbedienza alla formola della 
legge, ed è libero tanto più quanto le è servo ; per questa 
via il diritto riconduce l'uomo a Dio. Trasimaco, presso 
Platone, ha preceduto Savigny dicendo che le leggi son 
.l'arbitrio dei principi; Galicle dicevale opera della plebe. 
Cicerone non vide nella legge che aliquid aeternum quod 
universum mundum regeret, imperandi prohibendique sa- 
pientia (De leg. 1. 1. e. 10, 1. 2. e. 4). I quali principii 
veramente razionali sponeva copiosamente il compianto 
Professore non solo ai suoi discenti, ma sì a tutto il 
Corpo Universitario ed alle maggiori Autorità, lorquando 
inaugurando il corso scolastico del 1860 mostrò nella 
umana storia l'alto ufficio che compiono le Univer- 
sità degli studi in tutti i tempi, e spiegò alla nobile 
e assiepata udienza il magnifico processo di quelle isti- 
tuzioni ove il Cristianesimo ed il Monachismo hanno 



( xv) 
larga parto, favoreggiato dalle italiane repubbliche, che 
divennero il più grande fattore di civiltà portando la 
fiaccola del sapere in tutto il buio europeo, raccogliendo 
cosi le reliquie greche e latine, e spargendo per ovunque 
i semi del risorgimento delle scienze e delle arti. Esor- 
tava egli in questa orazione i nostri reggitori ad allar- 
gare questa moltiforme- palestra ove la generosa gio- 
ventù fa sue prove, e si addestra alle vittorie dello spi- 
rito sulla materia, sotto la grand' ala della libertà e 
dell'umana eguaglianza. Questa orazione e la grande 
autorità acquistata sin da quel tempo in tutti gli affari 
pubblici dal Gaveri gli furono meritamente scala ad es- 
sere eletto Senatore del Regno e Preside della Facoltà 
di Legge, per salire poi in questi ultimi anni alla carica 
di Rettore della nostra Università. 

La erudizione, che il Gaveri sfoggiava nella scuola, 
portò temperatamente ancora nel Foro ove sempre era 
ascoltato con religione, sapendo egli condire con piacevoli 
motti le sue discussioni ; e siccome avea preso vital nu- 
trimento nel testo della legge romana, ad esempio dei 
sommi giureconsulti Affricano, Paolo, Gallistrato, Tri- 
fonino, Nerva, e di cento altri, si fece ammirare pel fermo 
raziocinare, per la concisione, per l' acutezza, per la pre- 
cisione ed efficacia della parola. Schietto e categorico 
ritraeva l' accuratezza di Muzio Scevola, il principe delle 
definizioni, come lo chiama Plutarco, facile e chiaro, 
sottile ed esatto al pari del Gotta , lodatissimo da Ci- 
cerone per la proprietà dei vocaboli qui haeret in causa 
semper , et quid judici probandum sit quum acutis- 
sime vidit , omissis caeteris argumentis in eo mentem 
orationemque defigit (De Or. III.); agguagliò la pron- 
tezza di Lucilio e di Servio Sulpizio; erudito e pra- 
tico nei trovati rendeva imagine di quel Trebazio 



( *vi ) 
Testa, inventore dei codicilli, lodato da Orazio e ami- 
cissimo di M. Tullio, oppure di quel Gajo da cui Giu- 
stiniano tolse le Istituzioni chiamandolo Gajum no- 
strum , tutto che vissuto sotto gli Antonini come 
dimostrarono Mommsen e Derburg, e pria di loro Gra- 
vina (De Ortu ecc.). 

Nelle consultazioni il Gaveri era sommamente avve- 
duto, non mai dimenticando le svariate legislazioni o do- 
mestiche o forestiere, rassomigliando quel Gerbidio Sce- 
vola cui dobbiamo l' adagio — ■ jura vigilantibus scripta 
sunt — , ma più specialmente quel Gallo Aquilio cau- 
tionum artifex, il trovatore della formola doli mali, della 
legge dei danni, della accettilazione, e del gius accre- 
scendi. Ma seppe il Gaveri con quella gravità d'uomo 
probo, che lo rese tanto ammirabile in onestà quanto in 
dottrina, cansare gli arzigogoli e le versuzie di Aquilio, 
rimproverategli da Cicerone, che non dubitò di dargli il 
titolo di erpicatoio (everriculum). Nelle questioni d' o- 
pere architettoniche mostrò il Gaveri quanto ei valesse 
in Geometria ed in Algebra, simile a quel Sesto Pompeo 
di cui M. Tullio, nel Bruto, ci narra praestantissimum 
ingenium contidisse ad summumjuris civilis et ad per - 
fectam Geometriae scientiam. 

Ma sia che perorasse il Gaveri , sia che emettesse pa- 
reri, egli spiegava sempre un animo sincèro ed intrepido 
da vero filosofo, l'animo di Papiniano, che Cujaccio in- 
titolò asylum juris non che doctrinae thesaurus, l'animo 
fiero, con cui seppe rispondere a Garacalla che lo ri- 
chiese di una difesa pel suo fratricidio, essere più diffi- 
cile il difendere un parricidio che il commetterlo. In- 
somma, potea dirsi del Gaveri avvocato ciò che il 
Gravina di Alfeno Varo: totani duxit a doctrina digni- 
tatem, divenendo cosi modello di Giurisperito. Cosi venne 



( XVII ) 

il Gaveri a quella perfezione d' oratore contemplata da 
Cicerone in quel precetto di Grasso : prudenter et com- 
posite et ornate, et memoriter dicat cum quaderni etiam 
actionis dignitate. (De Orat. 1. 1. e. 15). 

Infatti in questa professione ei si tenne con vera dignità 
nel ciclo del difensore, non trascendendo mai alle parti 
di procuratore ; le quali ponno essere importanti egual- 
mente, ma bene si differenziano dall' ufficio dell'avvocato. 
Il procuratore è il mandatario del litigante, 1' avvocato 
ne è l'oratore. Il procuratore postula e conchiude, l'av- 
vocato diserta. Il procuratore amministra la causa, at- 
tende ai termini, e sollecita gli ufflziali; l'avvocato dà 
l'indirizzo alla causa e vi sopraintende. Il procuratore 
nella forense battaglia è il soldato, l'avvocato ne è il duce. 
Il procuratore passa i suoi giorni nello strepito de' tribu- 
nali, l'avvocato nel silenzio dello studio apparecchia le 
armi; il procuratore dà moto agli atti, l'avvocato gli 
esamina, e prepara i giudici alla sentenza. Cosi l'av- 
vocato facilmente diviene istromento non di piati ma 
sì di pacificazione, ed eccellente a quegli accordi in cui, 
non di rado , sotto così benigno influsso, si adagiano i 
contendenti. 

Ed il Gaveri tenendosi in queste serene regioni si 
acquistò fama di eccellente conciliatore. Il suo auditorio 
era come un tempio di concordia ed un santuario di 
verità e di giustizia, ove tutti gli uomini del Foro e gli 
avvocati in ispezieltà convenivano volentieri, fidenti sì 
nel concertare difese criminali e civili, sì nel bilanciare 
componimenti amichevoli e compromessi, ove il Gaveri se- 
deva arbitro in mezzo a loro con la bilancia della giu- 
stizia in mano. Testis est janua et vestibuliim , quod ma- 
xima quotidie frequentia civium ac summorum hominum 
splendore celebrafur: così diceva Cicerone di Scevola; e 



( XVIII ) 

noi così diremo del Gaveri... ejus domus totius ora- 
culum cioitatts. Lo circondavano quegli amici che ti 
apportano sempre il sapere, ed i quali non contradicono 
nini, voglio dire i volumi dei più grandi legisti e statisti 
italiani, francesi, inglesi, spagnuoli e tedeschi; e corona 
gli facevano le più belle e magnifiche edizioni dei classici 
nostri , delle quali il Gaveri era intendentissimo ed avido 
ricercatore e raccoglitore, piacendosi di peregrini saggi 
tipografici, ond' era riverito qual bibliofilo eruditissimo 
dai più rinomati editori di Milano, di Torino, di Firenze, 
di Parigi, di Vienna, di Lipsia e di Berlino. 

Di questa dotazione splendida di bei libri giovavasi il 
nostro Socio nel disputare, nel consigliare, nel conver- 
sare, e così nei suoi scritti, rari invero come tutte le 
cose buone. Però che in lui regnò sempre una certa 
ritrosìa nel dare alle stampe, sapendo più di tutti le 
difficoltà e i pericoli del manifestare, in mezzo alle feb- 
brili vicissitudini della scienza moderna, i portati della 
vera Sapienza. Oltrecchè del suo parco scrivere la ca- 
gione stava ancora in tutti quanti lo tenevano assidua- 
mente occupato in dare udienza, e nella faccenda continua 
di suggerimenti e cautele in ogni ramo di civili affari 
tanto pubblici quanto privati. Ed infatti nei primi suoi 
anni scrisse assai più che negli ultimi, avendo lavorato 
indefesso nella formazione di quella Guida di Genova e 
del Genovesato che il Corpo Civico offerse agli Scienziati 
nel 1846, e avendo concorso con sue dotte monografie 
nella pubblicazione delle sentenze commerciali edite dal 
Mantelli in Alessandria; nelle quali monografie volle mo- 
destamente ascondere il nome. Il nostro giornale che s' in- 
titola Corriere Mercantile, e che mantiene da tanti anni 
fama nobilissima di eccellente periodico , prese vita e 
incremento dal saggio impulso datogli dal Caveri, che 



( x 'x ) 

ebbe a suo discepolo uno de' primi collaboratori, anzi il 
primo. 

Non solo fu buon filosofo in iscuola, nel Foro, e nel 
.suo auditorio, ma si ancora nell' esercizio delle pubbliche 
cariche. Senatore del Regno non brillò per copia di 
lunghi discorsi, ma si rivelò alto d'ingegno e di senno 
pratico in quelle Commissioni, in cui ebbe parte o qual 
membro o qual presidente. E nella Legge sulle espro- 
priazioni, e nel Godice di Gommercio tutti i miglio- 
ramenti a lui si debbono. Ma ogni qualvolta fu ricer- 
cato perchè volesse accettare la dignità di Consigliere 
di Stato, e anco di Ministro, se ne scusò, mentre per 
bene del paese non seppe né volle cansare le fun- 
zioni di consigliere provinciale e municipale : e qual 
presidente , e quale assessore , e qual Sindaco non 
ismenti mai il suo filosofico proposito di fare il bene 
pel bene. 

La nuova vita del Comune di Genova conta ormai 
ventidue anni^ e in questo tratto non breve di politiche 
libertà e di gravi e sùbite trasformazioni, il consiglio del 
Caveri fu sempre tenuto in altissimo pregio e ricercato 
da tutti i capi della municipale amministrazione, dal 
Barone Profumo sino al Barone Podestà. Ma l' epoca più 
sfolgorante pel nostro Caveri fu quella in cui venne a 
lui e al Prof. Boccardo affidata la cura del pubblico in- 
segnamento si maschile come femminile. A loro dobbiamo 
l'accordo degli istituti municipali con quelli governativi 
creati dalla Legge Casati (1859), la istituzione delle scuole 
serali e dominicali , la Biblioteca per gli operai, gli am- 
pliamenti delle elementari, le nuove classi dei piccoli 
analfabeti affidati alle maestre, le scuole preparatorie 
per le fanciulle, che dopo aver percorse le prime quattro 
classi elementari aspirano al Magistero, ed il migliora- 



( xx ) 

mento della condizione dei maestri e direttori dei più 
umili e piti faticosi insegnamenti. 

Al Gaveri dobbiamo l'ordinamento, in gran parte, del- 
l'imposta municipale, e quello dello Stato civile. Però che 
nel 1863 aveva avuto agio a conoscere nei pubblici affari 
della nostra Città tutti i difetti e le imperfezioni ammini- 
strative, quando dal voto del Consiglio chiamato al posto 
di Assessore Anziano vi si consacrò tutto intero nel corso 
di molti mesi, avendo il Sindaco Marchese Gavotti, dopo 
una lunga ed assidua cura delle municipali gestioni, date 
le dimissioni per tratto di un suo delicato riserbo attesa 
la possibilità di un lite fra la sua famiglia ed il Comune. 
Genova si ebbe eziandio questa gloria di annoverare fra 
i suoi Sindaci anche il Gaveri, che già, senza questo 
titolo , avea date prove luminose d' essere di quella an- 
tica generazione di dottori esperti non solo in cernendo, in 
r espandendo , in agendo e in judicando , ma sì ancora in 
administrando. Egli aveva dal marzo all' ottobre del 1863 
in qualità di Assessore Anziano ferme in mano le redini 
municipali. Entrando egli Sindaco, manifestò al generale 
Consiglio l' animo suo deliberato di continuare nel diffi- 
cile arringo, apprezzando l'onore di sì alto uficio e nel 
tempo medesimo l'amarezza del calice da cui sarebbesi 
volentieri allontanato se non foss'egli stato mosso da 
ardente amore del loco natio, cui avrebbe goduto l'animo 
di rendere ognor più prospero in ogni sua- condizione 
morale e materiale. Allargare le vie, favorire la costru- 
zione di case salubri pei non ricchi, ampliare e molti- 
plicare le scuole, dare assetto alle finanze, proteggere 
le arti, far fiorire il commercio, tutelare ogni ordine 
di cittadini, questi erano i pensieri suoi, e questi furono 
tradotti in fatti da lui, secondato sempre dalla Giunta e dal 
Consiglio. Ma ahi ! durò poco per noi quel Sindacato che a 



( xxi ) 

lui parve troppo lungo, desiderando egli ogni cooperazione 
perfetta, con quel suo animo nobilissimo di perfezionare 
ogni cosa. Ma ritraendosi da quest' uficio non cessò mai 
finché visse di dar mano pronta ed efficace a tante bi- 
sogne civiche, costantemente sollecitato dal Consiglio, 
dalla Giunta e dal Sindaco a prender parte in tutti i 
più gravi provvedimenti, nei quali sempre portava il 
senno e la serenità dell'uomo savio e moderato. E se 
nella scuola, nel Foro, e nelle sedute pubbliche dei 
Consigli era ammirabile la sua prudenza, il suo schietto 
e semplice ragionare, la sua perspicacia nello scoprire 
fra cose apparentemente disparatissime i più stretti 
legami, e la sua fecondità nel creare mezzi termini e 
componimenti felici in gravi discrepanze, non era meno 
grato, né men sorprendente il suo conversare condito di 
sali piacevoli e di cognizioni storiche e scientifiche di 
ogni fatta, per cui poteva appellarsi una biblioteca vi- 
vente, e potea dirsi di lui ciò che di Daguessau scri- 
veva il S. 1 Simon: « Il étoit, bon, humain; d'un accès 
facile et agréable, en particulier il brillati par une gatte 
douce , et par une plaisanterie fine ; pour devenir actif il 
avait vaincu la nature qui le rendati enclin à la paresse; 
il etait poli sans orgueil, noble sans prodigalité , econome 
sans avarice; sa taille était mediocre, son corps assez 
gros, sa figure etait pleine et ouverte ». Queste nobi- 
lissime impronte di un savio ognuno che conobbe il 
Gaveri in lui ravvisò. E con piacere mi rimembra di 
quei tre sommi Mittermayer , Cavour e Siccardi , coi 
quali io m' ebbi , allorquando capitarono in Genova, 
frequenti colloquii , come io da loro lontani ebbi 
lettere cortesissime , ed i quali e in voce e in iscritto 
non rifinivano nel lodare quel mio caro collega e con- 
cittadino. 



( XX.. ) 

Ma la natura e la consuetudine della sua vita, e la ra- 
gione de' suoi studi lo resero mai sempre alieno dalle 
lodi e da ogni lusinga, essendo fortemente geloso del In 
sua indipendenza. Fra le cento mila cose (scriveva un 
elegante letterato del secolo decimosettimo) che mi si 
danno continuo a Vedere , conto ancor questa per una : 
come uomini che si pregiano di grandezza si gittino alla 
viltà del dipendere per avanzarsi , alla indegnità di farsi 
schiavi per signoreggiare. E che ha egli meglio che la 
libertà e la padronanza di sé ? I liberi e non dipendenti 
nel viver loro dallo sciaurato mestiere del mendi- 
care, ancorché veggano talvolta di quelli che con gli 
affettati loro stritolamenti , con le lusinghe giungono 
a trarne qualche utilità , non che loro invidiarla , più 
godono del poterla conseguire e non volerla , che quei 
medesimi che dovrebbero non volerla , e la hanno. 
Ond' è che Demetrio dicea che a lui sarebbe facile 
la ricchezza qualunque volta si pentisse d'esser ma- 
gnanimo. 

E il Gaveri fu magnanimo e disprezzò la ricchezza; 
fu indipendente e disprezzò la potenza, e si fé imitatore 
di quel Senocrate il quale visitato dagli ambasciatori di 
Alessandro offerse loro una filosofica cena d' erbe e le- 
gumi: e coloro facendogli profferte d'oro si ebbero in 
risposta , e che ? dalla mia cena non arguiste che io non 
ho mestieri di tesori ? Il re vostro vuol comprare la mia 
amicizia, ed io non la voglio vendere. Le parti d'Ales- 
sandro oggidì si assumono più che dai principi dalle 
fazioni, le quali spandono oro per invescare gli onesti, e 
tiranneggiano quando con minacce, quando con largo 
promettere. Felice chi si rimane indipendente d'opinione, 
facendo parte da sé stesso. Felice il Gaveri che disprezzò 
ogni sorta di favori. I tesori suoi erano A figliuoli, e la 



( XXIII ) 

virtuosa moglie, in seno ai quali viveva decorosamente 
modesto. Ed egli ben si conosceva d'agi e di opulenza, 
egli nato da ricco commerciante, e allevato nelle splen- 
dide sale del materno avolo Paolo Francesco Gurotto, 
operoso banchiere. Questa grandezza d' animo nello spen- 
dere si trasmise al nipote, ma non per proprio lusso, sì 
per sollievo di famiglie di procuratori e d' avvocati volte 
in basso , e per sottoscrivere ad opere di pietà e di be- 
neficenza. Di lui potea dirsi ciò che scrisse il Gravina 
di Elio Tuberone: Avita decora et iionores honorum ipse 
contemptu superavi!,.... Epulum enim P. Africani nomine 
populo romano cum dar et Fabius Maximus , ipse roga- 
tus ut triclinium sterneret fictilia veterimt prò vasis 
argenteis exposuit. 

Ma il Gaveri era non solo filosofo sulla cattedra, nella 
vita pubblica e nella famiglia, sì ancora in lui stesso, 
principalmente nel sopportare con pazienza i dolori delle 
infermità. I motti e le arguzie in ischerno dei mali sono 
agevolissimi a pronunciarsi ove non sono i mali. Al ve- 
derseli venire incontro a spron battuto, al ricevere e 
patire i loro colpi qui va il mostrarsi forte. E ben v' è chi 
allega in esempio i tutt' altri andamenti di Seneca in fatti, 
e di Seneca in parole. Questi ben disse che le superbe filo- 
sofie caggiono a terra quando il dolore domanda l' assi- 
stenza, e la morte si avvicina. Tu che con tanta facilità 
provocavi i mali che t'eran lontani, eccoti il dolore che 
tu dicevi sopportabile, eccoti la morte, in disprezzo della 
quale tante prodezze spacciavi ; già già strepita la sferza, 
già luce il ferro micidiale, ora ti abbisogna animo e 
petto fermo. Altro è il filosofare dei mali in astratto, 
altro il provarli in atto, come altro è discorrere di una 
battaglia, altro il trovarvisi dentro, spettatore e parte. 
Oh! quanto è più in un animo che ha il corpo infermo, 



( XXIV ) 

e perciò tristo di martini, e quando il lamentarsi non 
suona come guai, ma son sospiri ! Il dolore ha il suo de- 
coro. Oh ! quanto è bello il magisterio di virtù se è 
capevole di medicare i dolori colla -pazienza, e di acque- 
tare le turbazioni de' sensi, sentire il patimento, ma con un 
sentire e con un apparire che trae da chi il vede non 
tanto compassione del male, quanto venerazione della 
virtù. 

E questo videro i famigliari e gli amici del Gaveri; 
questo ammirarono la moglie e i figli, che amorosi 
lo accerchiavano quale un patriarca, contento di la- 
sciare ad essiloro, che già promettono grandi frutti della 
paterna educazione, una onesta fortuna, e l'inesti- 
mabile patrimonio della probità. E a questa altezza 
di 'sentimenti umani non mancarono i divini , voglio 
dire la fede. Il 23 febbraio 1870 spirava con tutti i 
conforti di nostra religione, passando dal bacio dei con- 
giunti al bacio di Dio. Cosi questo Savio chiudeva i lumi 
in Genova ove gli aveva aperti il dì 2 aprile 1811, e 
non il 3, giorno del suo battesimo (*). 

Oh ! sublime spirito irradiato dal Vero Eterno cui 
sempre aspirasti. Oh ! con molte lacrime desiderato, prendi 
in grado queste parole d' onore e d' affetto che la Società 
nostra a te consacra, siccome a socio benemeritissimo , il 
quale volesti sempre proteggere questa nobile Istitu- 
zione, favoreggiandola, caldeggiandola con ogni ma- 
niera di cure e di accoglienze, impetrandole dal Muni- 
cipio onorata sede e copia di nuovi libri, ed offerendole 
comunicazione dei tuoi molti, e molto preziosi; spirito 
ornato di cristiana filosofìa, abbiti da noi tutti l'estremo 
vale... che dissi estremo? Te saluteremo di nuovo in 

(') V. Documenti 



( XXV ) 

esequie solenni, che il fiore dei cittadini apparecchia con 
epigrafi e con elogi di eccellenti oratori; Te saluteremo 
nel Panteon in cui la Giunta Municipale Ti decretò un 
degno posto ; Te saluteremo perpetuamente nel nostro 
Ateneo, ove il tuo simulacro starà allato del Parodi, del 
Badano e dello Spotorno. Te saluteremo sempre orna- 
mento e splendore della nostra Città, modello d'uom 
ciotto e virtuoso, gemma bellissima della storia patria. 



DOCUMENTI 



Citta' di Genova. — Estratto dal Registro degli Atti di Dichiarazione di Nascita, 
fatti all'Uffizio dello Stato Civile l'anno mille ottocento undici depositato 
nell'Archivio Comunale. 



Numero del Registro ottocentonovantaquattro. 

L'an mil huit cent onze , septième du Regue de l'Empereur Napoléon 
le vingt deux Juin à onze heures du matin , devant nous Maire adjoint 
soussigné delegué par monsieur le Maire aux fonctions d'Officier Public 
de l'Etat Civil de la Ville de Genes , chef lieu du Département de ce 
nom, est comparii Cesar Alexis Jean Baptiste Caveri flls à Antoine 
Marie Négociant , àgé de quarante ans demeurant rue del Campo, le quel 
était assiste de deux témoins ; le premier Antoine Guano à feu Ange , 
Proprietaire , agé de quarante deux ans , demeurant rue Sainto Cathe- 
rine , le second Laurent Vernengo flls à Barthelemy , Prétre , agé de 
quarante six ans , demeurant rue Saint Bernard , et nous a déclaré , 
que Emilie Curotto fllle a Paul Francois son épouse en legitime mariage 
est accouchée le deux Avril dernier a dix heures du soir d'un'Eofant 
male , au quel ont été donnés les Prénoms de Antoine Francois. — 
D'après cette déclaration , et sur la réquisition à nous faite par le sus 



( XXVIII ) 

dit Cesar Alcxis Jean Baptistc Caveri Pére de l'Enfant, nous avons 
d resse le présent acte , dont nous leur avons donne lecture , que le 
Pére et les Témoins ont signé ave e nous. 

Cesar Caveri pére. 
Antoin Guano témoins. 
Rev. Lorenzo Vernengo test. 
G. Sauli adj. 
Serra chef Burreau. 



er copia conforme all'originale 
Genova 18 Selterobre 1870. 



Pen il Sindaco 
MORRÒ Ass. D.o 



In Libris Baptizatorum Parrocchialis Ecclesiae S. Marcellini Genuae 
reperitur ut infra. 

Anno millesimo octingentesimo decimo tertio die vigesima secunda 
Februarii. 

Ego ut infra ministravi sacras solemnes Caeremonias Infanti fllio 
Caesaris Alexii Joannis Baptistae Caverò Antonii Mariae et Emiliae 
filiae Pauli Francisci Curotti Conjugum nato die tertia Aprilis anni 
millesimi octingentesimi undecimi, eademque die de licentia Ordinarli 
a me domi privatim baptizato; cui impositum fuit nomen Franciscus 
Antonius : Levantibus Antonio Maria Caveri q> Joannis Baptistae Pa- 
roecie S. Georgii loci vulgo Moneglia et Theresia filia q. m Hieronimi 
Vernengo, et uxore Pauli Francisci Curotto Paroecie S. Sabine 

In quorum fidem 

Copia — Jo. Monteverde Rector. 

Datura Genuae ex Edibus nostris Canonicalibus 
hac die 19 Octobris 1827- 

Franciscus Agnino Rector. — V. Cogorno V. 



CARTARIO GENOVESE 



ED ILLUSTRAZIONE 



DEL REGISTRO ARCIVESCOVILE 



PEL SOCIO 



LUIGI TOMMASO BELGRANO 



Lia Illustrazione del Registro Arcivescovile di Genova, 
annunciata fino dal 1862 e destinata a comporre questa 
prima parte del secondo volume degli Atti, si è fatta 
per certo aspettare troppo più spazio di quello sarebbe 
stato bisognevole alla sua compilazione. Onde il ritardo 
sarà sembrato colpa a coloro cui non sien note le molte 
cure alle quali nel frattempo ci siamo pure sobbarcati a 
prò' di questa Società , e di che varii tra' suoi volumi ci 
rendono nondimeno ampia testimonianza. 

Ma volendo ora liberarci dalla promessa, e cosi es- 
sendoci posti di bel nuovo all' opera col fermo proposito 
di ridurla al suo termine , sembrò a noi , passando come 
in rassegna gli argomenti ne' quali 1' avevamo già di- 
stribuita , che tra le altre parti quella dovesse risultare 
per cosi dire precipua, nella quale tratteremo delle fa- 
miglie in che all' aprirsi del secolo XII il dominio utile 
dei beni della Chiesa Genovese trovavasi diviso. Impe- 



( 2 ) 

rocche queste famiglie sieno per gran parte quelle stesse 
(die pur allora costituirono il nueleo del nostro Comune, 
e ne ressero poscia i destini lungo tutto il glorioso pe- 
riodo del Consolato; benché, secondo è naturale, doves- 
sero mano mano dividere con altre quella autorità che 
in sul principio aveano esercitata da sole. 

Così la Illustrazione del piti antico monumento della 
Curia Ecclesiastica , lumeggia eziandio le origini del ci- 
vile risorgimento de' genovesi; rispetto a cui la ingerenza 
dello elemento feudale assume una grande importanza, 
secondo che avverti già dottamente il eh. socio, cav. 
Desimoni in due scritture feconde di utilissime appli- 
cazioni. 

Se non che, a sviluppare il meglio che ci sia consen- 
tito un siffatto argomento, parve necessario che la for- 
mazione e ramificazione di tutte queste famiglie, il cui 
maggior numero si riunisce a due tronchi , vogliam dire 
i Conti di Lavagna ed i Visconti genovesi, dovesse es- 
sere investigata ed il più possibile dimostrata con ampio 
corredo di documenti; e che perciò agli atti i quali 
compongono il Registro summentovato nonché l' Ap- 
pendice che gli abbiam fatta succedere, fosse ora op- 
portuno F aggiungere tutti quegli altri che sono fino 
al presente rimasti inediti, unendovi eziandio a' debiti 
luoghi (giusta 1' ordine cronologico) la notizia di quanti 
furono stampati in diversi tempi ed in varie collezioni. 

D' altra parte noi pensavamo , che mandando ad effetto 
questo disegno , avremmo pur soddisfatto ad uno dei 
primi e più caldi voti della Società nostra ; la quale 
fino da' suoi esordi statuiva che un Cartario Genovese, 
contenente la serie dei documenti anteriori al secolo 
XII e cosi al regolare principio degli Annali di Caffaro, 
dovesse quando che sia uscire a luce in questi volumi. 



( 3 ) 

La precedenza di tale Cartario alla Illustrazione ed 
agli schizzi genealogici di cui dovremo pur corredarla , 
sta nell' ordine logico ; e noi perciò facciamo appunto 
principio da una siffatta Raccolta , la quale si arrichisce 
di oltre centosettanta documenti: messe invero non 
iscarsa, quando si guardi alla loro antichità. 

Vuoisi ora accennare come questa fatica ci venisse 
largamente agevolata da alcuni benemeriti, anzi fosse 
resa possibile in ispecie per l'opera di un modesto racco- 
glitore che visse nel secolo XVIII. Di costui già occorse 
frequente memoria nei volumi degli Atti, colla indicazione 
però di Anonimo Ageno; conciossiachè il nome di Ber- 
nardo Poch, che più volte si legge ne' suoi manoscritti, 
sembrasse lunga pezza cosi nuovo e strano da tenersi 
piuttosto in conto di pseudonimo che altrimenti. In ap- 
presso ci avvenne però di accertare la esistenza di una 
famiglia cosi realmente cognominata, e non oscura in 
Sarzana ; anzi ne raccogliemmo più esempi. Perchè nella 
Sinodo di quella Diocesi, celebrata nel 1717 dal vescovo 
Ambrogio Spinola , troviamo un Domenico Poch canonico 
sarzanese, ed un Vincenzo Poch dell' Ordine di san Fran- 
cesco di Paola ( 4 ); di un Giambattista Poch abbiamo una 
supplica al Senato di Genova del 1755 (-); e finalmente 
un Andrea Poch , notaio e cancelliere di Sarzana, soscrive 
addi 1.° agosto 1756 un attestato di nobiltà della famiglia 
Ruschi, il cui originale ci accadde vedere presso privati. 

Né del mentovato Bernardo siamo oggidì privi al tutto 
di notizie. Egli medesimo si professa prete; e da più 
lettere e note legate fra le sue Miscellanee, impariamo 



(') Ved. Constitutiones Sinodales ab III. et Rev. D. Ambrosio Spinola .... 
Sarzanen. Ecclesiac Episcopo, etc. ; Massa, Frediani, 1717; p. 21 e 22. 
(*) Archi» io Governativo di Genova; Senato, 1755. 

v 



( 4 ) 
conio di già nel 1751 si fosse «occupato da molti anni 
nella ricerca delle antichità genovesi » , e come poscia a 
quell' epoca , mercè l' autorevole protezione di Giuseppe 
Maria Durazzo , gli fosse conceduto libero accesso all' Ar- 
chivio della Repubblica : facoltà allora sì rara , eh' era 
stata circa vent'anni prima interdetta al sommo Muratori. 

La Memoria con la quale il Poch domandava a r Se- 
renissimi Collegi che gli fosse dischiuso 1' adito all' Ar- 
chivio, fu da questi approvata il 3 novembre 1751; ed 
egli stesso notò quindi in una postilla : « Entrai nell' Ar- 
chivio del Senato sul principio della Quaresima di quel- 
T anno (1752), e continuai sino al 22 giugno 1753 ». 
Nel quale spazio di tempo attendendo indefessamente a 
trascrivere (la miglior parte per esteso) quanti aveanvi 
documenti anteriori al secolo XII, ed a pigliar nota 
delle principali disposizioni d' altri moltissimi delle epo- 
che successive , e ricercando eziandio 1' Archivio de' no- 
tari , nonché quelli de' Capitoli di san Lorenzo , san Do- 
nato e santa Maria delle Vigne , de' monasteri di santo 
Stefano e di san Siro, compose ben sei volumi delle Mi- 
scellanee sopra citate. Le quali come venivano più tardi 
in possesso di Carlo Cuneo, che fu già Ispettore degli 
Archivi Genovesi , cosi erano poscia da lui trasmesse 
all' avv. Emanuele Ageno; e per ultimo da questo egre- 
gio cavaliere donate (or sono pochi anni) con isquisita 
liberalità alla Civica nostra Biblioteca. 

Né il cav. Ageno erasi mai per lo innanzi mostrato 
schivo a consentire che di siffatti codici traessero van- 
taggio gli studiosi ; per modo che di già il rimpianto 
collega nostro avv. Francesco Ansaldo trascrivendo da 
tali Miscellanee tutti gli atti che vi si incontrano dal 
916 al 110U, poteva a sua volta, coli' efficace concorso 
del cav. Desimoni, dar opera fino dal 1856 a quella sua 



( »■) 

collezione che intitolò Carte Genovesi, la quale a noi di 
già nell' Appendice al Registro occorse replicatamele 
di ricordare. 

Soggiunge il Podi nell' accennata postilla come addì 
22 giugno 1753 egli ricevesse ordine da Francesco Maria 
Brignole di tessere gli Annali di San Remo, i quali 
difatti compose ; ed avendoli ultimati il giorno della Epi- 
fania del 1754, li consegnò allo stesso Brignole il dì 
successivo. Ora il primo abbozzo di questi Annali si ha 
per 1'. appunto nel volume VI delle anzidette Miscel- 
lanee; ol trecche la Givico-Beriana ne possedè un bell'e- 
semplare di carattere assai noto di un amanuense del 
secolo scorso. 

Ma il Poch avuta poscia occasione di disgusto colla Re- 
pubblica per questi Annali medesimi, i quali egli avrebbe 
desiderato assai che fossero mandati a stampa ( l ), si partì 
da Genova il 21 marzo 1755, trasferendosi verisimil- 
mente a Roma , dove s' incontra con certezza alquanto 
più tardi. Difatti l'ottimo amico nostro P. M. Alberto Gu- 
glielmotti ci informa essere Bernardo Poch « antica cono- 
scenza romana , abate commissario di quei letterati per 
raccogliere documenti dagli Archivi » ; ed avere inoltre 
pubblicati in Roma due scritti , il primo e maggiore dei 
quali, composto di sole quattro paginette volanti, ha 
per titolo: Dei marmi estratti dal Tevere e delle iscri- 
zioni scolpite in esse, a S. E. il Sig. Principe Altieri. 
In fine: Roma, 25 ottobre 1773, Bernardo Poch; Pel 
Salomoni ( 2 ). 

(') La Repubblica invece li giudicò « di rozzo stile , incolto , e privo 
delle dovute dottrine d'jus pubblico e feudale »(Poch); onde consegnò 
ad altri il ms. , con incarico di una nuova compilazione. 

( 2 ) Questo opuscolo incontrammo pur citato nel Ballettino Archeolo- 
gico di Roma di questi ultimi anni. 



( 6 ; 

Venendo ora a quanto ci riguarda più da vicino, vo- 
gliati! dire La compilazione di questo Cartario, notiamo 
tosto come il lettore lo troverà formato per la miglior 
parte della Raccolta Ansaldo, e per conseguenza delle 
Miscellanee del Pochi Ed invero dei documenti veduti da 
quest' ultimo, alcuni erano già a' suoi giorni in mano 
di privati, e gran copia ne andava poi non molto ap- 
presso smarrita, per la improvvida dispersione degli 
Archivi delle disciolte corporazioni religiose, nonché pel 
trasferimento delle piti antiche e preziose serie di carte 
dell' Archivio di Stato da Genova a Parigi sotto V Im- 
pero Napoleonico. 

Quelle fra le pergamene che, scampate alla dispersione, 
furono poscia restituite dal Governo di Luigi XVIII 
al Re di Sardegna , venuto nel 1815 in possesso del 
Genovesato , e che deposte allora con tutte le dette 
serie negli Archivi di Corte in Torino , furono a di no- 
stri , per le indefesse cure di egregi personaggi , ricol- 
locate nella primitiva lor sede, costituiscono alcuni mazzi 
denominati dalle abbazie di santo Stefano e di san Siro, 
e si troveranno da noi indicate a' luoghi opportuni. Ben 
possiain dire che la perdita degli originali ci sia resa 
men dolorosa e grave dall' opera del Poch ; del quale 
già il Cuneo lodando la diligenza scriveva, che avendo 
collazionate molte di quelle copie cogli autentici, le avea 
trovate esattissime ('). Lo stesso ripetono quindi 1' An- 
saldo e il Desimoni, per propria esperienza, nella Prefa- 
zione alle Carte Genovesi', e lo stesso infine ci troviamo 
in debito di attestare anche noi, pel conferimento che 
non abbiamo tralasciato di istituirne coi documenti dei 
mazzi or ora citati. 

(') Ved. Cuneo, Memoria sopra l antico debito pubblico, ecc.; p. XIX. 



( 7 ) 

Ma alle carte del Poch e dell' Ansaldo ebbimo pure 
la ventura di poterne mandar congiunte parecchie altre, 
vuoi per esteso, o per sunto, od anche per semplice indi- 
cazione; ed in ispecie alcune dedotte dai codici dell'ab- 
bazia di san Fruttuoso di Gapodimonte. Questi preziosi 
volumi furono già rammentati dal Muratori ; ma rite- 
nevansi da gran pezza perduti , quando 1' esimio comm. 
Antonio Merli ne fece testé scoperta nell' Archivio del 
Principe D'Oria, e fu sollecito di darcene cortese par- 
tecipazione. 

Quanto alla condotta della edizione , non abbiamo 
mancato di procurare che riuscisse fedele agli esemplari 
propostici, non solamente nella sostanza, ma e nella forma, 
come a dire nella ortografia la quale è pur essa un in- 
dizio non ispregevole del monumento che si produce. 
Bensì rinunciammo alle abbreviazioni in tutti quei casi, 
ne' quali la parola potevasi rendere intera, senza lasciar 
punto luogo a dubbiezze ; ed usando le stesse diligenze 
che già nella stampa del Registro, ci adoperammo a 
supplire quelle frasi e parole che 1* umidore od il tempo 
aveano obliterate, notandole però in corsivo , e talvolta 
eziandio confinandole tra parentesi. Del rimanente è bene 
ripetere col Muratori che negli antichi diplomi non ap- 
parisce lume di grammatica naturale né artificiale, onde 
vi s' incontrano frequentissime dissonanze. Niuna uni- 
formità pertanto nella costruzione de' verbi, nella decli- 
nazione dei nomi , eccetto dove lo scrittore si giova dei 
formolarii comuni; bastando a' notai e somiglianti offi- 
ciali che esponessero i loro sentimenti in uno idioma che 
paresse latino , e non pigliandosi ombra di fastidio per 
tutto il resto ( l ). 



(') Vcd. Muratori^ Antirh. Hai , dissert. XXXII. 



( 8 ) 

Abbiamo pure riprodotte eolla guida del Poch, o de- 
sumendole dagli originali noi stessi , quelle annotazioni 
diverse che si leggono per lo più sui rovesci delle per- 
gamene. Alcune contengono indicazioni importanti di 
luoghi e di persone, affermano o dichiarano il senso 
dell'atto; altre sono evidentemente erronee; ma tutte 
collimano a renderci più viva ed intera la imagine del 
documento , e sono come una guarentigia della sua sin- 
cerità. 

Nel disporre gli atti procurammo inoltre di combinare 
insieme più che ci fosse possibile le diverse indicazioni 
cronologiche onde per l'ordinario sono muniti, di aver 
riguardo alle circostanze in essi enunciate e che per av- 
ventura poteano giovarci come altrettanti richiami. Per 
ciò appunto ne occorse doverci talvolta dilungare dalle 
altrui opinioni, e tal altra di riparare a certi difetti di 
lezione, dei quali pensiamo che ben diffìcilmente si po- 
trebbe scusare un editore genovese. 

Poniamo in fine una avvertenza che è necessaria. Noi 
ci occupiamo qui della storia civile anziché della ec- 
clesiastica ; ed anche nella Illustrazione del Registro 
piglieremo a considerare siffatto monumento in ispecie 
da quel lato. Quindi è che non riferiamo i concilii e 
sinodi a cui soscrivono i nostri vescovi (due soli eccet- 
tuati , appunto perchè hanno tratto a cose civili), i 
ritmi sacri , le agiografie e somiglianti. Tutto ciò potrebbe 
formare soggetto degnissimo di una speciale raccolta; 
e come la Società Ligure ne ha già vagheggiato il di- 
segno , così facciam voti che alcuno de' nostri valorosi 
colleghi imprenda a tradurla in effetto. 

Genova, agosto 1870. 



CARTARIO GENOVESE 



DOCUMENTO I. 

Menzione di uno strumento rogato in Genova da Ambrogio cancelliere della 
Chiesa Ambrosiana. 

700, 14 maggio 

(Cod. P. B. dell'Archivio Capitolare di san Lorenzo, car. 24; 
Banehero, Il Duomo di Genova ecc., p. 297) 



In una sentenza pronunciata in Piacenza da Grimerio vescovo 
di quella città addì 27 febbraio 1200, a definizione di certa lite 
vertente fra 1' Arcivescovo di Milano rappresentato da Jacopo pre- 
posto di Legnano ed il Capitolo di san Lorenzo di Genova rap- 
presentato da Pietro conte di Lavagna e canonico della Chiesa 
Piacentina (') , si legge : 

Itemque dixit (Grimerius) et precepit ipsi Petro ut ipse Prepositus et 
Capitulum cessent ab inquietatione pensionum domorum Brolii Sancti 
Ambrosii. saluis omnibus aliis ordinationibus que continentur in In- 
strumento facto ab Ambrosio* Cancellano Ambrosiane Ecclesie secundum 
uoluntatem et ordinationem quondam Domini Johannis Boni Mediola- 
nensis Archiepiscopi ( 2 ) scripto in Ciuitate Janue. cuius anni sunt. Anno 
Domini DCC Indicione X ( 3 ) regnante L. ( 4 ) Rege. pridie Idus Madii. 

(•) La lite originava da ciò: che il Capitolo Genovese pretendeva dall' Arcive- 
scovo di Milano 1' annua corresponsione di venti soldi, per tre processioni che 
era tenuto a fare nelle solennità de' santi Ambrogio, Gervasio e Protasio, ed 
Andrea. La quale somma avendo il detto Arcivescovo ricusato di pagare, il Capi- 
tolo se ne era rifatto ponendo sotto sequestro i fitti dei beni che la Chiesa Mi- 
lanese possedeva nel Brolio. La sentenza di Grimerio poi, a titolo di transazione, 
aggiudicava ai canonici di san Lorenzo 15 soldi annui. 

( 2 ) Forse qui deve intendersi il testamento di esso Giovanni; il quale avea 
legato ogni suo avere alla Chiesa di Milano, ed era morto l'anno 657. Nel 700 il 
vescovo di Milano era san Benedetto. 

( 3 ) Veramente nell' anno 700 correva 1' indizione xm. 
(*) Luitperto. 



( 12 ) 
DOCUMENTO II. 

Sinodo Ticinese, celebrato dai vescovi ed ottimati del Regno d' Italia, per l'ele- 
zione di Carlo il Calvo all' Impero; alla quale interviene e soscrive Sabbatinus 
Genuensis Ecclesie Episcopus. 

87G, febbraio ■ 
(Ved. Bouquet, Rer. Gallicar. Script, voi. VII, p. 680) 



DOCUMENTO III. 

Lettera di papa Giovanni Vili al re Carlomanno, dove si fa menzione di Sab- 
batino vescovo di Genova. 

878, 28 aprile 

(Mansi, Concil. voi. XVII, num. LXXXIX, col. 78) 



Nobis etc. duximus Franciam ire, uestramque fratemam compagem 
in pacis et unanimitatis uinculum consolidare, uestre matris sepe diete 
liberationem sancte Romane Ecclesie necessario querere. Vos siquidem 
illue omnesque uestrorum regnorum episcopos ad synodum celebrandam 
uenire hortamur. Data de ciuitate Genuensi. et directa glorie uestre 
per Anspertum Mediolanensem confratrem et coepiscopum nostrum. 

(') Sabbatinum episcopum primum et postea per Anspertum 

Mediolanensem de qua multum miramur cur non iam a uobis re- 
sponsum uel missos accepimus. 

(') Questo secondo brano forse, nota il Mansi, appartiene ad un'altra lettera; 
e qui mancano alcune parole. 



( 13 ) 
DOCUMENTO IV. 

Diploma di re Berengario I, con cui si confermano alla Basilica di san Giovanni 
Dominarum di Pavia i beni che la stessa possedè, e del cui novero sono alcuni 
posti in Liguria. 

Anno 909 

( Robolini , Memorie appartenenti alla storia di Pavia ) 



In nomine domini dei eterni. Berengarius diuina fauente clementia 
rex etc. Concedimus et confirmamus ecclesie sancti iohannis omnes 

res etc. uidelicet mansiones duas penes cortem genuensem. in 

loco ubi dicitur sancti cipriani capellam unam cum domo coltili et 
mansos quatuor et cum omni sua pertinentia. in segestri quandam 
absentem terram. similiter in leuarnio ( 1 ) et in caurasio (') ac infra 
ciuitatem genuensem etc. Actum papié. 



DOCUMENTO V. 

Diploma del re Rodolfo confermativo del precedente. 

Anno 924 

(Robolini, Mem. cit. ) 



Rodulfus rex etc. Concedimus et confirmamus .... mansiones duas 
prope curtem genuensem. . . in sancto Cipriano capellam. . . in sigestri 
absentem terram. similiter in lauania et caurani (sic) et infra ciuitatem 
genuensem etc. 



(') Lavagna. 
{') Cavrasco. 



( 14) 
DOCUMENTO VI. • 

Pietro giudice, Opizzo giudice e Giovanni diacono, germani, donano beni al 
monastero di santo Stefano presso Genova. 

965 (?), 1 aprile 

(Pergamena della R. 'Biblioteca Universitaria di Genova) 



In nomine domini dei et saluatoris nostri ihesu christi. Otto gratia 
dei Imperator augustus. anno imperii eius deo propicio quarto. Kalendis 
aprilis. Indicione prima ('). Monasterio sancti stephani proto christi 
martiris qui est constructus prope ciuitate Janua. nos petrus iudex et 
opizo iudex. et iohannes diaconus filius quondam alberti iudex. qui 
professi sumus nos ex nacione nostra lege uiuere romana offertores 
et donatores ipsius monasterii. propterea diximus quisquis in sanctis 
ac uenerabilibus locis de suis aliquit contulerit [rebus] iusta octoris 
uocem in hoc seculo centuplum accipiat. insuper quod melius est uitam 
possidebit eternam. Et ideo nos qui supra germanis donamus et offerimus 
et per presentem cartulam offersionis ibidem abendum confirmamus 
nostra portione et diuisione quas habere uisi sumus in locos et fundo 
Albario cum ecclesia sancti nazarii cum decimis et primiciis. in carsaneto et 
zinestedo et (-) bauali. campo longo. in eorum territoriis uel ubicumquc 
de nostris rebus inuentum fuerit ad supra prenominatis locis peruene- 
runt. hoc sunt casis. uineis. ficetis. saletis. roboretis. castanetis. cannetis. 
uel aliis arboribus cum areis ubi estant. terris arabilis. gerbis. campis. 
siluis. omnia plenum et uacuum qualiter supra legitur una cum acces- 
sionibus et ingressoras earum. seu cum superioribus et inferioribus 
qualiter supra legitur. In integrum. ab hac die in eodem monasterio 
sancti stephani ibidem habendum confirmamus. faciendum abbas exinde 
uel monachos qui nunc ordinati sunt uel in antea ordinati esse debent. 
in sumptum et subsidium monachorum prò anime nostre mercedem. 
Eo uero ordine ut si umquam in tempore uenerit pontifex aut aliqua 
potestas quod nostra offersio at eodem monasterio tollere uel minuare 
uoluerit. et une statim ueniant in potestatem de nostris propinquio- 



(') L" indizione corrente nel 965 era propriamente V ottava. 
(i) Le parole in corsivo sono scritte con altro inchiostro sulla pergami na 
raschiata. 



( w ) 

ribus parentibus qui tunc uiuos apparuerit. et tandiu in eorum pote- 
statem persistat at fruendum quod ad usque uenerit in potestatem 
eodem monasterio nostra offersio. et faciant abbas uel monachos quod 
uoluerint prò anime nostre mercede. Et nec nobis qui supra scriptis. 
petrus iudex. et opizo iudex. et iobannes diaconus liceat ullo tempore 
nolle quod uoluimus. sed quod a nobis semel factum uel conscriptum 
est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promittimus. cum stipu- 
latone subnixa. Hanc enim cartulam offersionis paginam fulcoinus no- 
tarius tradidit. et scribere rogauimus. In qua subtus confirmans testi- 
busque obtuìit roborandum. actum ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. m. m. m. m. manibus petrus. Johannes diaconus. opizo 
iudex. et albertus. et martinus. 

Ego qui supra fulcoinus notarius scriptor huius cartule offersionis 
post tradita compleui et dedi. 



DOCUMENTO VII. 

Serra abbadessa di santo Stefano, dona beni a questa Basilica. 

969, giugno 

(Carte Genovesi ecc., num. 13) 



f In nomine domini dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. Inperante 
Domno nostro in Italia Otto anno octauo et item Otto filio eius inpe- 
rante idemque in Italia anno secundo. meise Junio. indicione duodecima, 
acto Genua. Basilica Sancti Stefani proto Christi martiris sita non longe 
a muro ciuitatis Janua pertinente de sub regimine et potestatem Epi- 
scopio eiusdem Sancte Januensis Ecclesie ubi Serra dei Deuota ueste 
Religionis induta et Abatissa de eadem Basilica ibidem Deo sentire ui- 
detur. Ego quidem predicta Serra Abatissa donatrice et ofertris ipsius 
Basilice propterea dixi quiquit in sanctis ac uenerabilibus locis ex suis 
aliquit contulerit rebus iusta Autoris uocem in oc seculo centuplum 
adcipiet et quod melius est uitam posidebit eternam. et ideo ego qui 
supra Serra abatissa donatrice ipsius Basilice dono cedo ofero per re- 
medium et salutem anime Marini qui fuit quondam uir meus in 
eadem Basilica Sancti Stefani proto Christi martiris. i sunt omnibus 
rebus illis iuris meis proprietariis et libellariis quibus sunt sitis in 
locas et fundas Riuariole et in Mauriade et in Campo Felegoso et in 



( 1" ) 

cella seu domo colta (') et in Granariolo. tam casis uineis castanetis 
canetis salectis aliisque arboribus fructiferis. campis siluis et pasquis. 
ubicumque porcionem et sorte tam de proprietari is quam de libellariis 
inuenta fuerit que mihi qui supra Serra Dei Deuota une die tenere et 
abere uisa sum in suprascriptis locis una cum accepsionibus et ingre- 
soras earum seu cum superioribus et inferioribus earum in integrum. ab 
ac die in predicta Basilica Sancti Stefani Proto Christi martiri dono 
cedo ofero per remedium anime predicti Marini qui fuit uir meus et 
per presentem cartam ofersionis ibidem abendum confirmo, faciendo 
exinde a presenti die Abas predicte Ecclesie siue successorum suorum 
a pars predicte Ecclesie proprietario iure quitquit uoluerit sine omni 
mea qui supra Serra et Eredum meorum contradicione. de rebus libel- 
lariis salua quidem luminaria in Sancta Ecclesia cuius est proprietas. et 
liceat futurus Abas uius Ecclesie libellum peti . . . rea a nomem suum 
uel alterius subeessorum suorum. quidem me espondeo atque promitto ego 
qui supra Serra Dei Deuota una cum meos Eredes istis casis et rebus 
quiquit in predicta oferre uideor pars ipsius Basilice ab omni ornine 
defensare non potuerimus de rebus libellariis preter de Ecclesia cuius 
et proprietas aut super istis rebus nostris omnibus casis et rebus exinde 
per quouis ingenio subtraere quesierimus tunc in duplum istis rebus 
a pars ipsius Basilice restituamus sicut prò tempore fuerint melioratis 
aut ualuerint sub estimacione in consimilis locis. quam igitur cartam 
ofertionis me pagina Fulcoinus notarius scribendum rogauit. in qua 
subter confirmans testibusque obtulit roborandum die regni et indicione 
ista Feliciter. 

Signum m. Serra Abatissa qui ac cartam oferscionis fieri rogaui. 

Signum m. m. m. manibus Anselmi et Benedicti et Angelrioco rogatis 
testes. 

Ego Alexander Judex rogatus subscripsi. 

Ego Thomas Judex rogatus subscripsi. 

Ego Silueradus Judex. 

Ego Andrea Judex rogatus subscripsi. 

Ego Teodero rogatus subscripsi. 

Ego Gotefredus rogatus subscripsi. 

Ego Fulcoinus notarius .... scripsi et subscripsi compleui et dedi 

i 1 ) colta. Questa parola sembra accomodala d'altro inchiostro (Poch). 



( 17 ; 



DOCUMENTO Vili. 

Todeberga co' suoi ligli e parenti donano beni al suddetto monastero, siti nei 
luoghi di Garsaneto in Polcevera e d' Albaro in Bisagno. 

971, luglio 

(Pergamena dell'Archivio Governativo, Abbazia di S. Stefano 
mazzo I; Carte Genovesi, num. 15) 



t In nomine Domini Dei et Salutatoria nostri Jhesu Christi. Imperante ' 
Domino nostro Otto in Italia anno decimo et item Otto filio eius Im- 
perante ic in Italia anno quarto, mense Julio. Indicione quartadecima, 
acto Genua. Dilectissimis nobis semper Andrea Monahus et Abbas Mo-" 
nasterii Sancti Stefani proto Christi Martiris xito non longe a ciuitate 
Genua et omnibus monahis qui in ipso Monasterio nunc ordinati nel 
in antea a Deo ordinati esse uidentur. nos quidem Todeuerga et Ale- 
xander et Andrea et Ofìza et Toderada mater et filiis et fìlie germanis 
et germane nec non et Liuzo Diacono et Johannes et Vgo et Gotefredus 
germanis fili petri Judice consenciente a istis Alexander et Andrea 
et Ofiza et Toderada Andream Auocatorem Illorum et Aliuzo Diaconus 
consenciente Johannes auocatorem suo donatores et refudatori uestris. 
propterea dixi ille sunt donacionis seu refudacionis titulo . . . ris fir- 
missimis que bona expontanea uoluntatis nostra interueniunt .... qui 
supra mater et filiis et fìlie et germanis donatores uestris do donamus 
cedimus tradimus seu oferimus et per presentem cartam ofersionis no- 
stre in te qui supra Andrea monahus et Abbas seu predictis omnibus 
monahis abendum confirmamus. oc est omnibus rebus illis iuris nostris 
proprietariis quibus sunt positis in ualle Porcifera locus ubi nominatili- 
Garsaneta. tam casis cum terreis uineis castanetis roboretis siluis et 
campi et pascuis omnia plenum et uacuum ex integrum quiquit nobis 
qui supra mater et filii et germanis un [sic] die tenerem et aberem uisi 
sumus in isto loco una cum exito suo. similiter donamus nos qui 
supra mater et filii et fìlie et germanis qui supra Monahus et Abbas 
seu omnibus Monahis omnibus rebus illis iuris nostris proprietariis 
quibus sunt positis tra fìuuio Vesano locus ubi nominatur Albario iusta 
uineam quas os die detinet eredes quondam Adalberti Montanario. tam 
uineis seu terris castanetis siluis campis et pascuis quiquit nobis qui 
supra mater et filii et tìlie et germanis iusta ordine pertinere uidetur 



( f8 ) 

in isto loco una cum exito suo de presenti die in tua qui supra An- 
drea Monahus et Abbas et omnibus Monahis sint potestatem ex nostra 
qui supra donatoris plenissimam largiettatem. et quandoquidem tem- 
pore qualibet unum de oc seculo defuerint omnibus monahis qui in 
ipso monasterio uiui remanserint in loco defuncti succedant. et si 
forsitan nos qui supra mater et filii et filie et germanis uel nostris- 
que eredibus aduersus te qui supra Andrea Monahus et Abbas et omnibus 
istis monahis de nostris rebus agere et causare quesierimus uel ab 
omni ornine contradicentem uobis in autoritate non fuerimus sumus 
uobis conponituris nostris rebus sicut superius legitur uel exitus earum 
in dupblo comodo in tempore fuerint meliorati. quam uero cartam Do- 
nacionis seu ofercionis nostre et per remedium anime genitore nostro 
oferimus. et Fulcoinus notarius scribendam rogauimus. in qua subter 
conflrmans testibusque obtulimus roborandum die regni et indicione 
ista feliciter. 

Todeuerga et oficia et Taderada et Andrea qui anc cartam donacionis 
seu ofercionis nostre fierint rogauerunt. 

Liuzo Diaconus in anc cartula donacionis a me facta manu mea fìrmaui. 

Johannes in nac (sic) cartula donacionis a me facta manu mea fìrmaui. 

Vgo in ac cartula donacionis a me facta manu mea fìrmaui. 

Gotefredo in ac cartula d onacionis a me facta manu mea fìrmaui. 

Alexander in anc cartulam donacionis a me facta manu mea fìrmaui. 

Ego Johannes auocator qui a suprascripto Liuzo Diaconus consensi. 

Andrea auocator qui a suprascriptis germanis et germane consensi. 

Ego Alexander Judex rogatus subscripsi. 

Rutualdo rogatus subscripsi. 

Ego Johannes notario rogatus subscripsi. r 

Ego Fulcoinus notarius scripsi et subscripsi compleui et dedi. 



( iy ) 



DOCUMENTO IX. 

Lamberto figlio del q. Ildebrando Marchese vende a Roprando prete parecchie 
corti con le rispettive chiese e castella, tra cui Montaldo, il castello di Gavi, 
Massa maggiore e Massa minore, Parodi e Capriata; nonché il monastero di 
san Pietro di Monteverdi nella Maremma Senese (<). 

973, 18 aprile 
(Pergamena del R. Archivio di Stato in Firenze) 



Essemplar. In nomine sancte indiuidue trinitatis. regnante donino 
nostro otto gloriosissimo imperator augustus. anno imperii eius in italia 
duodecimo, et filius eius domino nostro octo itemque imperator augustus 
anno imperii eius sexto. quarto decimo halendas madii. indictione prima, 
manifestu sum ego lanberto filius bone memorie ildibrandi qui fuit 
marhio. quia per anh cartula uindo et trado tibi roprando presbitero 
filius bone memorie benedicti : i sunt curtis et casis et rebus meis illis 
quibus sunt positis infra commitato et territurio rosellense locas noncu- 
pantes. prima curte astiano, secunda caliano cum castello et eclesia seu 
turre ibidem consistente super ripa fluminis umbrone. tertia corte gro- 
sito cum castro et eclesia ibidem consistente, quarta canpangnatico cum 
suo castello, quinta caldo quod est infra commitato suanense. sexta 
castro, septima glatiano que sunt infra commitato castro, octaua anh- 
carano. nona corteciuitella que sunt infra commitato tuscanense. decima 
radicofani cum suo castello, undecima corte cerasolo, duodecima nam- 
que corte et roca de campelli. tertiadecima igitur corte et rocca seu 
castello cininule. quarta decima monteclello. quinta decima corte cene- 
nula, sexta decima monteclello consistente in commitato clusio. septima 
decima corte miliciano cum castello suo. octaua decima corte canpiano 
cum suo castello, nonadecima corte castelione. uigesima corte suue- 
reto cum suo castello, uicesima prima corte et castello suo montepici. 
que sunt infra commitato popoloniense. uicesima secunda corte et ca- 
stello in alma, uicesima tertia scarlino, uicesima quarta buriano cum 
suorum omnibus pertinentiis. adque uenundare per anh cartula uideor 
tibi qui supra roprando presbitero itest eclesia et monasterio ilio beati 

(') Questo documento e l'altro riferito al num. XIII furono comunicati per copia 
dal socio cav. Cornelio Desimoni ; e sono ricordati dal Repetti nel Dizionario della 
Toscana, art. Abazia di Monteverdi. Gli originali fanno parte delle perga- 
mene provenienti dall' Abazia di san Salvatore di Mon tannata. 



( 26 ) 

sancti petri apostolorum principis sito monteuirde cum eclesia et turris 
seu castellis et rupis adque familiis eiusdem monasterio pertinentibus. 
uicesima quinta corte uico cum eclesia beati sancti petri ibidem con- 
structa. uicesima sexta corte et castello seu desia [sic] sito tufulo. uicesima 
septima bargiuna. uicesima octaua cucinacia ('). uicesima (*) corte me- 
discana que est infra commitato parmense, tricesima portomorini. tri- 
cesima prima uico communi, tricesima secunda corte obbleto. trecesima 
tertia casali, trigesima quarta mitiano cum suo castello, tricesima quinta 
uico piguli. tricesima sexta corte aciano. tricesima septima gulagro. 
tricesima octaua monte alto, castello de gaui. tricesima nona massa, 
quadragesima massa minore, quadragesima prima palode. quadragesima 
secunda capriana [sic] cum suo castello, quadragesima tertia corte roueritó. 
quadraiesima quarta corte placiano cum castro suo. quadraiesima quinta 
corte carpini cum castello suo. seu uenundaré aliis uideor tibi aliis om- 
nibus casis et rebus meis mihi pertinentibus. sicut superius legitur. 
asdem inique suprascripto sancto monasterio et prenominatis curtis in 
singulis denominatis locis et cum uocabulis simulque cum prata spatis 
castellis seu turris aque rebus tam de donnicatis quam et masericiis 
aut ipsum monasterium seu curtis et eclesiis uel aliis rebus et perti- 
nentibus uel aspicientibus cum fundamentis et omne edificiis uel uni- 
uersis fabricis suis seu curtis. ortis. terris. uineis. oliuetis. siluis. uir- 
gareis. pratis. pascuis. cultis rebus uel incultis. montibus. alpibus. rupis. 
declinis. pantaneis. salinis. aquis uel fontaneis. molendinis. piscareis. 
aquis aquarum decursibus ab paludibus cum seruis et anhcilis. aldios 
uel aldiones. siue bestiis meis. maioris uel minoris tam diuiso quamque 
et indiuiso. siue etiam et quod de barbanis uel parentibus meis in sorte 
obuenit. uero etiam quantum ad ipsum sancto monasterio et prenomi- 
natis curtis et castellis seu turris adque rebus tam de domnicatis quam 
et masericiis sunt pertinentibus uel aspicientibus. tam auro, argentu. 
gemmis. uestis. armis. uel a quolibet rem mouilibus uel inmouilibus 
que dici uel nominare possumus. ubicumque uel talescumque mihi le- 
gibus pertinentes adque in antea pertinere uidetur tam ex iura parentum 
meorum quam et conquisitu meo. quas modo abeo. uel quod in antea 
opitulante deo legibus adquisiero. una cum omnes moniminas meas. 
cartule. breuis seu iudicatis adque regalis et imperialis preceptoras siue 
repromissionis paina uel in qualibet faciones aut quacumque scriptura 
cartarum licteras quantas et quales in me qui supra lanberto emissa 
aut datas uel pertinentes sunt aut esse dinussitur in integrimi tibi eas 



(') Per correzione posteriore appare scritto: cumiaota. 
C) Manca nona. 



( m ) 

nindo et tracio prò quibus ad te pretium recepit inter aurum et argentum 
seu aliis speciebus ine ualentes ad pretiatus libras decemilia in prefi- 
nitu. unde repromicto ego qui supra lanberto una cum meis eredes 
tibi qui supra roprando presbitero nel ad tuis eredes aut eidem omini 
cui uos suprascripta mea uindictio dederitis uel abere decreueritis. ut 
si nos uobis eas aliquando tempore in aliquod exinde intentionauerimus 
aut retolle uel suptragi quesierimus nos uel ille omo cui nos eas dedis- 
semus aut dederimus prò quolibet ingenio, et si nos exinde auctores 
dare uolueritis et eam uobis ab omni omines defendere non potuerimus 
et uobis eas non defensauerimus. spondimus nos uobis componere ipsa 
suprascriptam mea uinditio in duplu in ferquidem loco super estimatione 
quales tunc fuerit. sic tamen si nos uobis exinde autore nec defensore 
querere. nec dare uolueritis aut non potueritis. licentiam abeatis absque 
nostra persona, si uestra fuerit uoluntas. exinde causa agendi responsum 
reddendi. fine ponendi. modis omnibus uobis defensandi cum cartula 
ista quomodo aut qualiter iusta lege melius potueritis. quia in tali or- 
dine anh cartula witerno notario domni Imperatoris scribere rogauit. 
actum baliano intus castello meo quod est super fluuio umbrone. 

Signum manu lanberti qui anh cartula fiere rogauit. 

Ego adalbertus rogatus ad lamberto me testes subscripsi. et pretium 
dante uidi. 

Ego ildibrando rogatus ad lanberto me testes subscripsi. et pretium 
dante uidi. 

Teupaldus iudex domni imperatoris subscripsi. 

Ego farolfo rogatus testis subscripsi. et pretium dante uidi. 

Signum manu teudelasci qui teutio uocatus filius bone memorie asoltì 
de comitato clusense testis. et pretium dante uidi. 

Witerno notarius domni imperatoris postradita compleui et dedit. 

Ego adalbertus notarius domni imperatoris autentico ilio fideliter 
exemplauit licteris plus minus. 



( 22 ) 
DOCUMENTO X. 

Giselberto di Marengo vende ad Uberto Visconte della città di Genova alcuni 
beni ('). 

Anno 978 
( Pergamena dell' Archivio Capitolare di Tortona ) 



In nomine Domini Dei et Saluatoris nostri Jesu Christi. Otto gratia 
Dei Imperator Augustus. anno imperii eiusdem domini Ottonis propitio 
ic in Italia undecimo. octauo Kalendas Julius, indictione sesta. Constat 
me Giselbertus filius quondam rufini de curte marinco qui professo sum 
ex nacione mea legem uiuere romana accepisse sicuti et in presentia te- 
stium accepi ad te Otbertus Vice Comes de ciuitate Genoa per misso tuo 
odo fìlio quondam sironi argentum denarios bonos solidos septem flnitum 
precium prò rebus illis iuris mei quam abere uiso sum in territorio uico 
molonie. . . . us ubi dicitur in Campora. quod sunt rebus ipsis in eodem 

loco Campora pratis seu zerbis in simili quod 

per anc cartulam et prò eodem precio uendo ego qui supra Giselbertus 
tibi cui supra Otberto uicecomes. id est pecia una de uites et area ubi 
estat in eodem loco Campora est per numerum arborum et fosas uinearum 
centenario ... et uites quadraginta. Coeret ei de duabus partibus uites 
et terra suprascripto Otbertus uice comes. de tertia parte terra Rufini. 
de quarta parte uites Michael, sibe qui alii sunt coerentes ut dictum 
est. tam terris uineis campis pratis pascuis siluis ac stalareis riuis ru- 
pinis ac paludibus coltis et incoltis diuisis et indiuisis una cum finibus 
et terminibus accessionibus et usibus aquarum aquarumque ductibus. 
cum omni iure adiacenciis et pertinenciis earum rerum per locas et uo- 
cabulas ab ipsis rebus pertinentibus. in integrum. que autem suprascriptis 
rebus et iam facta pecia de uites et area ubi estat in eodem loco 
Campora superius nominatis una cum accessionibus et ingressoras earum 
superioribus et inferioribus suis et sicut superius mensura et in aliquod 
numerum et coerencias legitur abinde tibi cui supra Otbertus uice comes 
prò suprascripto argento uendo trado et mancipo nulli alii uenditis 
donatis alienatis obnocsiatis uel traditis nisi tibi. et facias exinde a 
presente die tu et eredibus tuis iure proprietario nomine quidquid 



(*) La copia di questa pergamena, proveniente dal monastero di san Marziano, 
è dovuta al socio prof. Alessandro Wolf. 



( 23 ) 

uolueritis sine omni mea et eredum meorum contvadictione. quidem et 
spondeo et promitto a . . . . ego qui supra Giselbertus una cum meos 
eredes tibi cui supra Otberto uice comes tuisque eredibus aut cui uos 
dederitis uel abere uolueritis suprascriptis rebus et iam facta pecia de 
"uites et area ubi estat in suprascripto loco Campora qualiter superius 
legitur. ... re comprensis in integrum ab omni ornine defensare. quia 
si defendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquod jDericu . . . . o 

sub requisierimus tunc in dublum uobis eadem uenditis sicut 

supra legitur restituamus fuerint melioratis aut ualuerint sub 

extimatione in eisdem locis et qui supra Giselbertus .... 

unquam in tempore nolle quod uoluisset quod ad me semel factum uel 

eonscriptum est sub iusiurandum nare promitto cum stipula- 

tione subnixa. et nihil mihi ex ipsum precium aliquid .... et debere. 
Dixi. Actum in Castro Ciuitatis Bertona Feliciter. 

Signum m. manus suprascripto Giselberto qui anc cartulam uindi- 
cionis fieri rogaui et suprascripto argento accepi. et eique relecta est. 

Signum m. m. m. manibus Anselmi germano suprascripto. Giselberto 
et Johannis filii quondam Sironi seu Martinus filius quondam Galferagni 
legem uiuentes romana testes. 

Signum m. m. manibus Rufini .... Donadi testes. 

Ego Giselbertus tu feci per te huius cartule uindicionis 

postquam . . . compleui et dedi. 



DOCUMENTO XI. 

Locazione di beni consentita da Amelio accolito della Chiesa di Genova e cu- 
stode della Basilica di san Marcellino; i quali beni diconsi posti nella Valle 
di Lavagna. 

979, aprile 
(Carte Genovesi, num. 25) 



Cum Cum Petimus Defensores Amelius Acolitus Januensis Ecclesie 
et Custos Basilice Sancti Marcellini uti nobis Andrea una cum uxore et 
filiis masculini. et si unus ex nobis sine herede mortuus fuerit unus 
alterius succedat. titulo condictionis locare nobis iubeatis petimus res 
iuris Ecclesie uestre Sancti Marcellini que posite sunt in finibus Laua- 
niensis locus ubi dicitur Macinola. id sunt casis uineis ficetis roboretis 
saletis campis syluis et pascuis. coherentie uero abes ipsa suprascriptas res 



( 24 ) 

de uno latere iine terra sancii Ambrosi rt Saniti Nagari. ab alio latere fini- 
Rio Leuasco. de superiori capite fine Juuo Ocrexole . . . subtus fine Vincale. 
Infra istas iandictes cohercncies omnia quantum antea tenuit Jenitor 
noster Benedicto prò suis libellis infrascai jjtis locis una cum exitis ea- 
rum ('). seue et petimus petia de terra que nominatur Costa de Prado subtus 
uia usque in fossado omnia. Ita tamen ut inferamus uobis uel succes- 
soribus uestris per unumquenqne annum pensione Pullo uno Formatieo 
libram imam. Spondimus in dei nomine atque promittimus infrascriptas 
res meliorare et pensione Ecclesie uestre uobis uel succèssoribus uestris per 
unumquemque annum inferre. Quod si minime fecerimus de quo superius 
repromittimus. Tunc liceat uos uel succèssoribus uestris in istas introire 
et cui uolueritis dare in uestra sit potestate. Facto Petitorio mense 
Aprilis. Indictione VII. Imperante Domino nostro Otto in Italia anno XII. 
indictione infrascripta. feliciter. • 

Amelius Acolitus Sancte Januensi Ecclesie et Custos Basilice Sancti 
Marcellini in hoc libello a me facto subscripsi. 



DOCUMENTO XII. 

Altra consimile locazione fatta «lai predetto Amelio. 

980, febbraio 

(Carte Genovesi, num. 27) 



Cum Cum Peto Defensoribus Sacrosante Januensis Ecclesie Vobis Amelio 
Acolito e Custos Basilice Sancti Marcellini uti nobis Eriprandi et Elduino 
Jermani una cum uxore et flliis masculinis. et si unus ex nobis sine 
herede mortuus fuerit unus alteri succedere debeat. Tytulo condicionis 
locare nobis iubeatis. Petimus res iuris Ecclesie uestre Sancti Marcellini 
que posite sunt in finibus Lauaniensis loco ubi dicitur Macinola et in 
Clauari. id sunt casis uineis castanetis oliuetis canetis et arbores fructiferos 
super se habentem. campis siluis et pascuis. et in ipso infrascripto loco 
Macinola et in Clauari omnia quantum antea tenuit consobrino nostro 
Eriprando quarta portione. plenum et uacuum ex integrum. et sic pe- 

(') Sino a questo punto il presente libello è simile a quelli del 973 e 977, che 
vedonsi pubblicati in Appendice al Registro Arcivescovile, pag. 420e 421. Il Poch 
lo dice « desunto ex Ms. S. Syri in foglio in pergamena »; ossia: « Ex perya- 
menis descriptis 1205 a Wilielmo Scriba ». 



( 25 ) 

timus nos infrascripti petitores Sorticellam in Macinola et in Clauari 
omnia quantum antea tenuit Jenitor noster Leoprandus. omnia plenum 
et uacuum ex integrum petimus. coherentes uero ab ipsam ipsas res. 
ab uno latere fine terra Sancti Nacarii et Sancti Ambrosii. ab alio latere 
fine Rio Leuasco. et desuper Jugo Cerexola. et de suptus fine Vineale. 
infra iste infrascripte coherencie omnia sicut superius scriptum est 
ex integrum petimus. Ita tamen ut inferamus uobis uel successoribus 
uestris per unumquemque annum pensionem denarios II. Spondimus 
in dei nomine atque promittimus infrascriptis rebus meliorare et colere et 
suprascripta pensione uestra a uobis uel a successoribus uestris inferre. 
Et si minime fecerimus de quo superius repromittimus tunc liceat uos 
uel a successores uestri in rex uestra introire et cui uolueritis dare in 
uestra sit potestate. Facto Petitorio mense Februario. Indictione Vili. 
Imperante domino nostro Otto in Italia anno XIII. Indictione infra- 
scripta. feliciter. 

Amelius Acolitus sancte Januensis Ecclesie et Custos Basilice sancti 
Marcellini in hoc libello subscripsi. 



DOCUMENTO XIII. 

Il vescovo Giovanni conferma al monastero di santo Stefano la donazione di 
Serra abbadessa, nonché il godimento di quanti altri beni sono dal monastero 
medesimo posseduti. 

987, giugno 
(Carte Genovesi, num. 34) 



Johannes grafia dei Januensis Episcopus. Clericis et laicis notum esse 
cupimus. Qualiter dum huic Sancte Sedi Beatissimi Sili presidere- 
mus Dilecto Filio nostro Heriberto Abbati Monasterii Sancti Stephani 
quod est foris ciuitate Janue quatenus conueniens Pietas est ut ea que 
seruis dei largiuntur firma stabilitate seruentur. Tibi enim Heriberto 
Abbati quod tua deprecatio nobis petiit considerantes seruitium dei quod 
in hecclesia Protomartiris Christi et propter regulam Sanctissimi Bene- 
dicti quam religiose ducis ordinamus atque fìrmamus eidem Monasterio 
libellarias quas in territoriis Sancti Sili olim per longa tempora a Beata 
Sarra hac deo deuota possesse sunt. et idem Monasterio ab ea date 
in rebus et familiis utriusque sexus seu mobilibus siue immobilibus cum 

3 



( 36 ) 

deeimis et primitiis et oblationibus et quicquid in e . . . nostro adqui- 
siuit luibuit nel tenuit. Oonccdimus insuper quicquid cidem Monastorio 
datum fuerit et adquirere poterit. abbate^ nel Monachi qui ibidem deo 
descruiunt nel futuri domino seruituri infrascripta donamus atque fir- 
mamus predicto monasterio petiam imam de terra que uocatur Vallis 
Brammosa que est in territoriis Sancti Sili seilicet Alpibus sicut inde 
tenuit predicta Sarra per fìnes uallis eidem que est in Alpe Maxeria. 
Ooheret ci de subteriori capite fossatum quod dicitur Dalauene quod 
pergit iuxta pedem de Maxeric. De alio latere Costa Discola usque in 
Alpes. de superiore capite que nominantur Fosse. De alio latere ad Aqua 
Zole iuxta terram predicti Monasteri!, et quicquid in Alpibus Sancti Sili 
nel territoriis habet uel deinceps ut diximus adquisierit. idest in pratis 
et siluis in pascuis et herbis in terris cultis et incultis ficetis castanetis 
oliuetis atque roboretis. omnia in omnibus plenum et uacuum eidem 
Monasterio constituimus atque fìrmamus. ita quod nos qui nostre anime 
mercede presenti Decreto concedimus nullo umquam tempore nec nos 
nec nos (sic) nec successores nostri hoc infringere potestatem non habea- 
mus. Sed firma et stabilis sit concessio nostra salua tamen conditione 
Potionis. seilicet sex Fialas totidemque Candelas in Festiuitate Natalis 
Domini et in sollempnitate Pasche quas in domo Sancti Laurentii uos 
nobis nostrisque successoribus debetis persoluere. Actum est hoc anno 
Dominice Incarnationis DCCCCLXXXVII. Imperante nostro domino 
Ottone VI anno. Episcopatus autem nostri anno quarto et diebus XII. 
mense Junio. Indicione quinta decima. 

Ego Johannes gratia dei ianuensis episcopus. 

Ego Bruningus presbiter de eodem cardine hanc firmitatem scripsi 
et marni propria subtus firmaui ('). 



(>) Il raccoglitore Poch, dopo di avere riferita nelle sue Miscellanee la presente 
membrana , le fa seguire queste note: « Mi pare tutto il decreto descritto dal- 
l' istesso Bruningo. Pergamena autentica. Sul dorso di mano egualmente antica 
così leggo: Decretimi beati iohanais episcopi ad saactum stephanum. Quindi 
altra mano meno antica : Hic fit mentio de portone siue nectare quod datur 
archiepiscopo. D'altra mano antica: Quedam carta facta usque dcccclxxxxvj (sic) 

que malie legi potest loquitur de poxionc (sic) danda archiepiscopo. Altra: 

Deeimis de Molazana. Imprestatami dal Sig. Prete Bottaro, che dice trovata 
nella Baccolta del Sig. Domenico Musso ». 



( 27 ) 



DOCUMENTO XIV. 

11 vescovo Giovanni introduce nella basilica di san Nazario in Albaro i monaci 
benedettini di santo Stefano, assegnando loro parecchi beni e diritti ; ed inoltre 
conferma allo stesso monastero le donazioni fattegli da Pietro ed Opizzo giu- 
dici, da Serra abbadessa e da altri. 

Dopo il 987 (?), maggio 
(Carte Genovesi, num. 257) 



t Johannes per misericordiam Dei Sancte Januensis Ecclesie humilis 
Episcopus Dilecto fideli nostro Eriberto abbati Ecclesie Beati Stefani 
proto martiris Christy tuisque successoribus abbatibus omnibusque mo- 
nachys in eodem loco presentibus et futuris inibi ordinatis Domino 
famulantibus. Consueta est pietas ut ea que suis uidentur largire su- 
biectis non permittant suam firmatoriam uiolari. ideoque petiit a nobis 
uestra fidelitas seu considerantes nos uestram deuocionem quod uos 
pretaxata Ecclesia nostra inpendere uisi estis et futuri eritis tam et 
mine nostre persone proinde concedimus uobis qui supra Eriberto Abbati 
tuisque successoribus omnibusque monacbis in predicto Cenobio ordi- 
nati uel ordinaturi atque per nostra fìrmatoria uos fìrmamus in Basilica 
Sancti Nazarii que fundata est prope ripa maris in loco qui dicitur 
Albario ubi ad Sanctos Peregrinos dicitur. cum decimis et primiciis ad 
supradictam Ecclesiam pertinentibus. per fines et spacia locorum a fluuio 
Vesano usque riuo Vernazola et a uia publica usque in mare. Et non 
solum in ipso sancto ac uenerabili loco uos firmamus set in om- 
nibus rebus limitibus cispitibus uillis massariciis colonicis cum 

omnibus decimis et primiciis ad supradictum monasterium pertinentibus. 
nec non et oblaciones et ilota fidelium et quicquid ad ipso sancto ac 
uenerabili loco uidetur et quod conlatum est a Sarra ancilla Dei nec 
non et Petro Judice et Opizo Judice (') et aliorum bonorum hominum uel 
feminarum et quicquid in antea adquirere potueritis tam uos quam 
successores uestri omnia uobis concedimus et successoribus uestris. et 
largimus uobis potestatem fraendi et possidendi. et omni tempore sub 
potestate prefati Cenobii et Abbatum permaneat qui in eodem Cenobio 
prò tempore militauerint. et nullus umquam in tempore tam nos quam 
successores nostri uos uel successores uestros audeat molestare, set no- 

(') Vedi i Documenti VI p. 14, e VII p. 15. 



( 28 ; 

stra soripcio firma et stabilis permaneat omni-tempore. Quam igitur line 
nostra firmatoria Gotefredo de Cardine nostre Ecclesie scribere iussimus. 
in qua et nos subter prò ampliori tìrmitate marni nostra firmauimus. 
Facta est hec nostra firmatoria mense madio. Indicione .... feliciter. 
t Johannes Episcopus in hac cessione subscripsi ('). 



DOCUMENTO XV. 

Ermengarda vedova del marchese Lamberto dichiara avere acquistati dal prete 
Roprando i dominii che a costui lo stesso Lamberto avea venduti; ed a sua 
volta, con aggiunta di altri possessi, li cede per prezzo al prete Gontardo. 

989, 15 febbraio 
(Pergamena del R. Archivio di Stato in Firenze) 



In nomine domini dei et saluatoris nostri ihesu christi. anni ab in- 
carnationis eius nongnentesimo {sic) hoctuagesimo nono, quinto decimo 
calendas martii. inditione secunda. Manifesta sum ego ermingarda relieta 
bone memorie lanberti et filia bone memorie raineri quia quondam 
lanberto filio bone memorie ildebrandi qui fuit marchio per cartula 
scripta ex manibus witerni notharii domni inperatoris uenundauit rop- 
prandi presbitero filio bone momorie benedicti. id sunt omnibus casis et 
curtis seo et castellis turris adque rocches simulque monasterium beati 
sancti petri sito monte uiride siue et ecclesiis adque cappellis quibus 
sunt positis per diuersis comitatibus locibus et uocabulis iuris suis 
comitato rosellense locas nuncupante alias comitatas. infra comitato et 
territurio suanense. siue infra comitato et territurio castro, seo et infra 
comitato clusio. siue infra comitato et territurio popoloniense. infra co- 
mitato et territurio lucense. seo et infra comitato parmense, uel per alias 
comitatas et territurio locibus et uocabulis. nominatiue ubicumque abebat 
et possidebat et ei per quacunque ordine legibus erat pertinentes aut 
pertinere debebantur tam ea iura parentum suorum quam et conquiscito 
suo quas tunc abebat et possidebat uel quod in antea deo atiuuante 
legibus adquisisset una cum omnes moniminas suas cartule et breues 

(') Il raccoglitore Poch fa seguire il presente documento da queste note : 
« Pergamena autentica, segnata sul dorso di mano antica: 5. Nazarii de Albario; 
Domini Johannis Januensis ; Carta de S. Nazario de Albario et decimis Album 
Cam primiciis ». 



( 29 ) 

seo et iudicatas siue inperialis et regalis precenptoras uel qualibet fa- 
tiones siue repromissionis paginam aut quacunque scripturas cartarum 
licteras quantas et quales in infrascripto quondam lanberto in eo et 
missas aut datas uel pertinentes erat aut esse inueniebatur omnia in 
integrum ei eas uenundauit sicut in cartula ipsa legitur. Postea uero 
suprascripto ropprando presbitero per cartula scripta ex manibus iohannis 
nothario domni inperatoris uenundauit mihi qui supra ermingarda. 
id sunt as omnibus curtis et casis et rebus suis illis quibus sunt positis 
in suprascriptis denominatis locibus et uocabulis simulque et prenomi- 
natas cdmitatas et territurias quales ei per suprascripta uenditionis 
cartula pertinere uidebatur et in cartula ipsa continere dinuscebatur 
in integrum. una cum omnes strumenta cartarum suarum quales ei 
per suprascsipta cartula pertinere uidebatur una cum suprascripta car- 
tula mihi eas uenundauit et tradidit sicut in cartula ipsa legitur. proinde 
modo ego qui supra ermingarda per consensu et data licentia obberti 
mundualdo meo in cuius mundium esse uisa sum per anc cartula uindo 
et trado tibi gumtardo presbitero filio uualperti de ex predictis rebus 
quibus fuerunt quondam lambert! nominatiue et predicti ropprandi 
presbiteri et quales mihi per suprascripte cartule pertinere uidetur. id 
est medietate ex integra casa et res mea illa massaricias qui est posita 
in loco et finibus galliano qui recta fuit per oriperto massario et modo 
recta est per uualperto massario. predicta medietate de casa uero ipsa 
ehm fundamento et omne etdeficio suo seo curtis ortis terris uineis 
oliuis siluis uirgareis pratis pascuis cultis rebus uel incultis. omnia 
quantas as suprascripta medietate de casa et res massaricias est perti- 
nentes et suprascriptis denominatis omnibus exinde a manus uestras 
abuerunt uel abere uidentur in integrum tibi eas uindo et trado con- 
sentientes mihi suprascripto mundualdo meo. seo et uindo et trado tibi 
qui supra guntardo presbitero consentientes mihi suprascripto mun- 
dualdo meo. id est una petia de terra mea illa cum ipsa casa super se 
abentes quam abeo in loco ubi dicitur cortine prope ipso castello per 
te guntardo presbitero a manu tua detinet. que es tenente ipsa petia de 
terra uno capo in uia pubblica et alio capo cum uno lato tenet in fos- 
sato et alio lato detinet in terra beriti. as suprascripta petias de terra 
quales ab omnis parte circumdata est et perdissingnata locas omnia 
in integrum sicut supra legitur. consentientes mihi suprascripto mun- 
dualdo meo una cum exscemplar de ambo suprascripte uenditionis cartule 
per consensum et data licentia suprascripto predicto mundualdo meo. 
tibi eas uindo et trado. quod quibus a te pretium recepit argentimi so- 
lidos centum in prefinito. unde repromitto ego qui supra ermingarda 
consentientes mihi predicto mundualdo meo una cum meis eredes tibi 



( 50 ) 

qui supra guntardo presbitero uel a tuis eredes aut eidom omini cui 
uos suprascripta predicta mea uenditio dederitis uel abere decreueritis 
ut si nos uobis eos aliquando tempore in aliquo exinde intentionauc- 
rimus aut retolli uel subtragi quesierimus nos uel ille omo cui nos eas 
dedissemus aut dederimus per quolibet ingenio spondimus nos uobis 
componepe suprascripta predicta mea uenditio in duplum inferquidem 
loco sub extimatione quales tunc fuerit. Na da aliis ominibus nos uobis 
exinde nec autores nec defensores neque restauratores nec pretium ret- 
ditores uo.bis esse non debeamus. set per uos ipsi eas uobis defendere 
debeatis cum cartula ista et cum exscemplar de ambes suprascrìpte uen- 
ditionis cartule uel quomodo aud quales iuxta lege melius potueritis et 
per confirmationem iohannis notbarii domni inperatoris scribere rogaui. 
actum lactaria. 

f Signum manus eidem ermingarde qui anc cartula fieri rogaui. 

f Signum manus suprascripto obberti mundualdo eidem ermingarde 
in anc cartula consentientes. 

t Signum manus Ughi filio sassi testis. et pretio dante uidi. 

f Signum manus anselmi filio bone memorie iohanni testis. et pretium 
dante uidi. 

t Signum manus albiti filio bone memorie boniti testis. et pretium 
dante uidi. 

t Signum manus iohanni filio uualpiti testis. et pretium dante uidi. 

Ego adalbertus notarius domni imperatoris rogatus testis suscripsi. et 
pretio dante uidi. 

Ego petrus rogatus me testis suscripsi. et pretio dante. uidi. 

Johannes notarius domni inperatoris postradita compleui et dedi> 



DOCUMENTO XVI. 

Vendita di beni fatta da Jubiano al monastero di santo Stefano. 
990, giugno 

(« Pergamena autentica, da un lato cadente per 1' umido segnata sul dorso 
di mano antica: de in Strupa; recente: 990 ». Carte Genovesi, n. 3f>). 



t In dei nomine, anni incarnatione Domini nostri Jesu Christi nogen- 
tesimo nonagesimo. mense Junius. Indicione tertia. manifesto sum ego 
Jubiaiius (filius?) quondam dominici et quod in presencia accepissem 



( 31 ) 

et accepi a te Andrea Abbas monasterio Sancti Stefani pretium in 
ualentem soldorum numerum octo tantum . . . litatibus meis prò agendum 
unde prò isto pretio cot (sic) accepi a te uendo trado atque refudo tibi qui 
supra Andrea Abbas ohec (sic) sunt casis et omnibus rebus meis . . . sunt 

positis in ualle Bauali in fundas et locas ubi dicitur in Maliolo 

et in Panegaz ... et in Caneto et in Casa Auroni et in Casale felectoso 
et in Creto. et pecia una de prato in Stura, et pecias .... de prato in 
Laureto, tam casis uineis castanetis pometis siluis .... pratis et pascuis. 
omnia plenum et uacuum ex integrimi ubìcumque . . . portione uel sorte 
de suprascriptis casis et rebus inuentum fuerit. quicquit antea . . . iam dicto 
Dominicus genitor meus in supradictis locis sicut supra (legitur) cum exitus 
earum ut a presenti die in tua qui supra Andreas Abbas .... potestatem 
ex mea qui supra Jubanus plenissimam largietatem facio .... cocumque 
uolueris. salua quidem Luminaria Sancta Ecclesia cuius proprietas est. 
et liceat te exinde libellum petire .... tum uel cuicumque uolieris (sic). 

et si fieri cot non credo Jubanus si umquam in tempore hego uel 

meis eredibus aduersum te qui supra Andreas Abbas uel auersus tuisque 
successoribus de suprascriptis casis et rebus agere et causare quesierim uel 
ab omni homine defensare non potuerimus preter de cuias est pro- 
prietas sunt tibi cuius Andreas Abbas sucessoribus tuis compo- 

nituris pena supradictis casis et rebus .... cuilibet locis sicut supra 

legitur in dublum. quam uero carta uenedicionis mee Marino Notano 

scribendum rogaui. in qua subter confirmasti testibusque obtulit robo- 
randum. Actum Janua feliciter. 

Signum. m. Jubianus qui an cartam uindicionis fieri rogaui. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Ardirici et Aboni et Aginoni et 
Benedicti et Dominici rogatis testes. 

Marinus notarius scriptor huius carta uin : edicìonis (sic) post tradita 
compleui et dedi. 



( 32 ) 



DOCUMENTO XVII. 

Brano di chiusa di donazione fatta dall' imperatrice Adelaide al monastero di 
san Fruttuoso di Capodimonte, ed iscritto in capo al foglio 2.° del Codice A 
di detto monastero ('). 



( Archivio di S. E. il Principe D'Oria in Genova] 



rao uncias duodecim argenti punderas uiginti et quatuor. Et quod 
repecierimus euindicare non ualeamus. sed pressens hanc cartulam 
offersionis mee sicut supra legitur firma maneat atque persistat incon- 
uulsa. com stipulacene subnixa. et bergamena cum. atramentario de 
terra eleuans me paginam mini Oderici notarius et Judex sacri palacii 
tradedi et scribere Rogauit. in qua subtus confirmans testibus que obtulit 
roborandam. Actum in sancto Mauricio locus qui dicitur Agaunense 
feliciter. 

Signum m. manus suprascripte Adelegia imperatrix qui liane cartula 
offersionis fieri Rogaui ut supra. eque releta est. 

Signum m. m. m. m. manibus Bonizo comes et Petrus seu Stefanus 
atque Adam de suprascriptis. 

Signum m. m. m. manibus Gaudencii et Azo seu Angelbertus omnes 
uiuentes salichates testes. 

Ego qui supra Odericus notarius et Judex sacri palacii scriptor uius 
cartula offersionis post tradita compleui et dedi. 

Ego Bonacursus de Bonacurso notarius Sacri Imperii predictum in- 
strumentum ut supra trasscripsi et exemplificaui ab quodam instrumento 
scripto manu notarii suprascripti signato signis suprascriptis de uerbo 
ad uerbo nichil adito uel diminuto nisi forte litera silaba seu puncto 
abreuiacionis causa, non mutato sensu nee uariato intellectu. de man- 
dato et auctoritate domini Bertrami de carcano ciuis mediolanensis 
Januensis ciuitatis potestatis. Qui potestas precepit mibi Bonacurso no- 
tario quod dictum instrumentum et omnia supra scripta deberem exem- 
plare et transcribere in publicam formam ad peticionem donni Boni- 

C>) Il primo foglio manca; né tal difetto è recente, dappoiché l'atto di cui nel 
secondo leggesi questa chiusa non trovasi neppur notato in un Indice amplissimo 
dtd Codice stesso, fatto nel secolo XVII, e custodito nell'Archivio citato (Carte 
di S. Fruttuoso: cod. num. 31). 



( 53 ) 

facii abbatis capituli monasterii sancti Fruetuosi de capite montis. Qui 
potestas statuit et laudauit quod predicto exemplo supra scripto a dicto 
instrumento per me notarium fìdes ubique adhibeatur tanquam auten- 
tico et originali, presentibus testibus Johannes de Bonacursis notarius 
Azo de stampis Judex dicti potestatis et Filipus cominus Judex eiusdem 
potestatis. Anno dominice natiuitatis M. CC." octnagesimo nono. Indi- 
cione prima, die XI Madii. 



DOCUMENTO XVIII. 

Amelberto del qm. Dodone dona due mansi al monastero di san Fruttuoso 

992, 22 agosto 

(Codice citato, car. 4) 



In nomine domini dei et saluatoris nostri iliesu christi. Otto dei gratia 
inperator Augustus. Anno imperii eius deo propicio. die ('j. undecimo 
Kalendas septembris. Indicione V. Nos quidem Amelbertus filius quon- 
dam dodoni de loco grimasco. qui professo sum ex natione mea lego 
uiuere Tungobardorum. propterea dixi quisquis in sanctis ac uenerabi- 
libus locis ex suis aliquid contulerit rebus iuxta Auctoris uocem in hoc 
seculo centuplum accipiet. Insuper quod melius est uitam possidebit 
eternam. Ideoque ego qui supra Amelbertus dono et offero in eodem 
monasterio sancti fruetuosi ad monachos. qui modo ordinati sunt uel in 
antea ordinati fuerint. mansos duos cum casis sediminis et omnibus 
rebus illis iuris meis quam habere uisus sum in loco et fundo qui no- 
minatur silua. nominatiue ipsos mansos duos que recta et laborata fue- 
rint per noni prando massario et filio eius. et habet fines per costa de 
piro terra sancte marie et de supra septem uie. et per ualli qui nomi- 
natur riosicco. et per uiam que pergit ad bulli, et desuper fine silua. 
qui ego qui supra amelbertus in mea reseruo potestate. et de alia parte 
costa acoanasca. et desubtus fine fosato. sibique alie sunt coherentes. qui 
autem istos duos mansos cum casis sediminis omnibus rebus illis iuris 
mei supra nominatis una cum accessionibus et ingressoras earum rerum 
seu cum superioribus inferioribus suarum sicut superius legitur in in- 
tegrimi ab hac die uobis supradictorum in eodem suprascripto mona- 
sterio a monachos qui modo ordinati sunt uel in antea ordinati fuerint 
prò anima mea et anima ermengundi cuniiure mea uel parentum 

• 

(') Correggasi : decimo. 



( U ) 

meorum mercede. In predicto monasterio sancto fructuoso dono et offero 
et per prcsentem offerssionis proprietario nomine in uobis abendum 
coniirmamus. facientcs ex inde a presenti die supra dicti monaci qui 
modo ordinati sunt uel in antea ordinati fuerint quicquid uoluerint 
prò anime mee mercede sine omni mea et heredum contradicione. ab 
omni nomine defensare. quod si defendere non potuerimus aut si'nobis 
ex inde aliquid per quo uis ingenium subtrahere quesierimus tunc in 
duplum uobis predictis omnibus rebus restituamus. Vt si fuerit episcopus 
aut ulla potestas qui de suprascriptis casis sediminis et de omnibus 
rebus tollere aut subtrahere aut aliquam diminucionem facere presump- 
serit tunc habeat potestatem in me qui supra Amelbertus aut meos 
heredes suprascriptis rebus reuertatur potestatem. Vnde due cartule 
offerssionis uno tenore scripte sunt. hanc enim cartulam offerssionis 
prò mercede et remedio anime nostre supradictorum Amelberti et 
ermengundi iugalibus uel parentum meorum. me paginam mihi lan- 
perti notarii tradidi et scribere rogaui. In qua eciam subtus confirmans 
testibus que obtu'lit roborandam. Actum in palacio feliciter. 

Signum m. manibus suprascripto Amelberti qui hanc cartulam ofer- 
sionis fieri rogaui. et ei relecta est. 

Signum m. m. m. manibus uudunem filii quondam gunroni et ursonis filii 
quondam liuprandi seu guusonis testis filius tirib. . . de loco gYimasco. 

Signum m. m. maratini lisoni de locho alpegisi aldi et bo . . . . om. . . . 
filius quondam lubouldi lege uiuente romana testis. 

Ego qui supra lanpertus notarius sacri palacii scriptor cartule ofer- 
sionis post tradita conpleui et dedi. 

Ego Bonacursus de Bonacurso etc. ('). 



DOCUMENTO XIX. 

Donazione di beni fatta da Stefano qm. Giovanni ai suoi figli. 
993, febbraio 

(Pergamena autentica dell'Archivio Governativo, 
Abbazia di San Siro, mazzo I; Carte Genovesi, num. 41). 

f Anni ab Incarnacene domini nostri Jhesu Christi Nongentesimo 
Nonagesimo tercio. Mense Februarius. Indiccione sesta, dilectissimi nobis 

(') v. Docum. XVII, p. 32. 



( 35 ) 

semper Martinus et Andreas et Petrus germani carnali filii mei. Ego 
quidem Stefanus fìlius quondam Johannis genitor et donator seu et Bene- 
fator uestris propterea disi. Illa est donacionis titillo iuris tìrmisime que 
bona ex spontanea uoluntatis mee interueniunt. et ideo ego qui supra 
Stephanus genitor et donator seu et benefactor uestris do dono cedo 
trado confero et per anc cartula donacionis in uos qui Supra germani 
carnale filii mei post meum decessimi abendum contìrmamus. hoc sunt 
casis et omnibus rebus meis proprietariis et libellariis quam abere uiso 
sum in loco et fundo Montanisi seu in Juuo adque in ueroni et in 
Rieau. quantum mini qui supra Stefanus in suprascriptis locis auenit prò 
cartula comparacionis de Martino et de Johannis germani mei. tam casis 
uineis eastanetis pometis roboretis salectis siluis pratis campfs et pascuis. 
homnia ex omnibus plenum et uacuum ex integrum quantum mihi 
aduenit per cartam comparacionis in suprascriptis locis una cum exitis 
earum. et dum ego qui supra Stefanus auixerimus omnibus suprascriptis 
casis et rebus in mea sit potestate usu fructuandi. non alienandi. post 
autem meum decessum omnibus suprascriptis casis et rebus in uestra 
qui supra germani carnale filii mei uel in eredibus uestris deueniant 
potestate. faciendi quodcumque uolueritis de rebus libellariis. salua quidem 
Luminaria Sancta Ecclesia cuius est proprietas. et licead uos exinde 
libellum petire ad nomen uestrum uel cui cumque uolueritis. et si for- 
sitam ego qui supra Stefanus uel meos heredes qui contra anc cartam 
donacionis agere aut causare uel corumpere quesierimus uel ab omni 
ornine defensare non potuerimus de rebus libellariis preter de Ecclesia 
cuius est proprietas tunc spondeo me ego qui supra Stefanus uel meos 
eredes componere uobis qui supra germani carnale filii mei uel ad ere- 
dibus uestris pena suprascripstis casis et rebus sicut supra legitur uel 
esitis earum in dublo comodo in tempore fuerint melioratis. quam uero 
cartulam donacionis mee gumpertus notarius scribendum rogaui. in qua 
subter confirmaui testibusque obtulit roborandum. Actum in uilla Lan- 
gasco feliciter. 

Signum m. manus Stefanus qui hanc cartam donacionis fieri rogauit. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Marinus et Amelbertus germani et 
bernardus et Lupo et Boniprandus de ista uilla Langasco rogati testes. 

Ego qui supra gumpertus notarius scripsi et subscripsi. compleui 
et dedi ('). 

(') Sul rovescio di questa pergamena è scritto di mano antica: De iuuo et 
Moiitanisi. 



( 36) 



DOCUMENTO XX. 

Andrea abate di santo Stefano loca ad Andrea figlio del qm. Adalgiso una terra 
da pastinare, sita in Albaro, non lungi dalla chiesa di san Nazario. 

993, giugno 

(Carte Genovesi, num. 42) 



In nomine Domini anno ab Incarnacene Domini Jhesu 

.* . . . mense Junius. Indicione sesta, placuit atque conuenit 

Sancti Stefani proto Christi martiris et 

Andreas filius quondam Adalgisi ut Dei nomine 

Andrea Abba eidem. . . . Andrei uel a suis eredibus 

et pertinet a predicto monasterio a paste- 

nandum qui posita est in fundo Albario non longe ab Ecclesia predicti 
Sancti Nazarii. quod est per mensura in giru et circuitu perticas nona- 
ginta et tres a pertica de pede duodecim Domni Liuprandi Rex. Infra iam 
dieta mensura omnia ex integrum spondeo me ego qui supra Andrea 
nel meis eredibus iam dieta pecia de terra pastenare de uinea et arbores 
fructiferos quale ipsa terra meliore portauerit. et usque ad quinque anos 
e medium expletis nihil tibi exinde redere debeamus nisi per unum- 
quemquem ano agnum unum et pullos duos. et da quinque anni et 
medio expleti in antea debeant exinde eidem Andrei Abbati uel a suis 
successores redere per unumquemquem anno uino uel ficas (sic) et casta- 
neas medietatem. alia super imposita non sit. pena uero inter se po- 
suerunt ut si Andrea uel suis Eredibus exinde aliqua super inposita 
fecerint nisi ut supra legitur aut foris desuper locum eos expellere que- 
sierint et ab omni contradicentes homines eis inde in auturitate non 
fuerint tunc conponat pars parti fideseruanti pena in argentimi Dena- 
rios Bonos Papienses Soldos uiginti post pena soluta an cartam in suo 
permaneat robore. quam uero cartam conueniencie nostre ambas partes 
Fulcoinus Notarius scribendum rogauimus. in qua subter confirmans 
testibusque obtulimus roborandum. Acto Genua feliciter. 

Waraho Judex rogatus siibscripsi. 

Ego giselberttus rogattus. 

Ego Andrea rogatus subscripsi. 

t Ego Fulcoinus notarius scribsi conpleui et dedi. 



( 57 ) 



DOCUMENTO XXI. 

Placito di Oberto II Marchese, con cui aggiudica una selva all' Abbazia di san 
Fruttuoso di Capodimonte. 

994, 24 gennaio 

(Ved. Muratori, Antich. Estensi, par. I, cap. XV, p. 133; 
Atti della Società, voi. I, p. 318) 



DOCUMENTO XXII. 

Ueza figlia del qm. Angelberlo e vedova di Ingezone e Gauberto suo figlio do- 
nano al detto monastero parecchi beni siti nel Comitato di Tortona. 

991 , 7 febbraio 
(Cod. A. di san Fruttuoso, car. 5) 



Anno Incarnationis Domini nostri ihesu christi nongentesimo nonage- 
simó quarto, septimo die mensis februarii. lndicione VII. Monasterio sancti 
fructuosi ubi eius sanctum umatum quiescit corpus constructum in loco 
ubi dicitur caput montis iusta litus maris. Nos Beza filia quondam Angel- 
bertia (sic) et relieta quondam Ingezoni seu gausberitus (sic) filio suo 
et ipsius ingezoni. que professa sum ego ipsa Beza ex nacione mea lege 
uiuere romana, et ego ipse gaubertus professo sum ex nacione mea lege 
uiuere langobardorum. offertores et donatores ipsius monasterii. propterea 
disimus quisquis in sanctis ac uenerabilibus locis ex suis aliquid contu- 
lerit rebus iuxta auctoris uocem in hoc seculo centuplum accipiat in- 
super quod melius est uitam possidebit eternam. Ideoqùe nos qui supra 
Beza et gausbertus mater et filio donamus et offerimus in eodem 
monasterio a presenti die eo ordine ut supra legitur permanendum prò 
anime nostre et ipsius quondam ingezoni mercede. Id sunt casis et 
omnibus rebus illis iuris nostris quas habere uisi sumus super fluuio 
padi in comitatu terdonensis. In locas et fundas douano qui dicitur 
superiore auuaxoli et ubi casule Bosoni dicitur et Inagneli ('). et sunt 



(•) In margine, di mano del secolo XVII, si legge: « Terre poste nello ter- 
ritorio delle ville di Casal bozone,Dova et Agnero, giurisdizione di Torriglia e 
di Carregha ». 



( 38 ) 

ipsa prò un'usura insta intor sediminas et uineis cum aureìa suarum 
aeu terre unibili* et pratis qui ierbis et siluis cum aureis suarum tot» 
inscimul iuges octoginta. et si amplius de nostro iuri rebus in eadem 
locas et fundas douano auuasioli casali bosoni et in agneli inuentis 
fuerint quam ut supra mensura legitur per hanc cartam offersionis in 
iure ipsius monasterii sint potestatem eo ordine ut subtus legerit ut 
dictum est. tam casis. cum sediminibus eius. quam cum areis suarum. 
terris arabilis et ierbis. pratis. pascuis. siluis ac stalareis riuis rupinis 
ac palutibus. coltis et incoltis diuisis et indiuisis. una cum finibus ter- 
minibus accessionibus et uxibus aquarumque decursibus cum omni iure 
adiacentiis et pertinentiis earum rerum per loca euocabula ab ipsis rebus 
pertinentibus uel aspicientibus omnia ex omnibus sicut nostro prò quo- 
cumque ingenio pertinet iuri uel pertinentis inuentis fuerint. In Integrum. 
Que autem istis omnibus casis et rebus iuris nostris supradictis una 
cum accessionibus et ingresoras seu superioribus et inferioribus earum 
rerum quomodolibet superius legitur et sunt compreensis in Integrum. 
Ab hac die in eodem monasterio donamus et offerimus et per presentcm 
cartulam offersionis ibidem habendum confirmamus. faciendum monaci 
illi qui nunc et prò tempore ibidem ordinati fuerint et ecclesie deser- 
uierint ex frugibus earum rerum uel censum quibus exinde anplius eis 
dederit ad eorum usum et suntu quid uoluerint prò anime mee mercede. 
et si illud fuerit quod unquam in tempore uenerit pontiffex episcopo 
sancte Januensis ecclesie qui ipsas res de potestate ipsorum monachorum 
tollere uoluerint. uel eas comutare aut per libellum uel prò alio modo 
aliis dare uoluerint uel si ulla potestas uenerint quod ipsi monachi 
easdem res et fruges quieto ordine abere non permiserint sicut superius 
legitur. tunc per hanc cartam confirmamus ut statim cum oc aparuerit 
ueniant ipsis omnibus casis et rebus in potestate nostra uel de propin- 
quioribus parentibus nostris. et tam diutius in nostra potestate persistant 
fruendum quandi u ille uenerit pontiffes aut potestas qui anc nostra 
offersio sic stabile esse permiserint qualiter supra decernitur. Nam si 
presili ipsi episcopus uel aliqua potestas ipsas res et fruges de potestate 
ipsorum monachorum tollere non quesierit per se uel eorum supinantes 
personas set ipsi monaci easdem res et fruges quieto ordine habere per- 
miserint sicut superius declaratum est. tunc per hanc cartam confir- 
mamus ut habeat iam dicto monasterio easdem res et ipsi monaci 
faciant et fruges et reditum uel censum quod exinde annue dominus 
dederit ad eorum usu et suntu sicut superius legitur quicquit uoluerint 
prò anime nostre et eidem quondam Ingezoni mercede ut nobis in eter- 
nimi proficiat ad anime salute et gaudium sempiternum. et nec mila 
qui supra beze licead ullo tempore noi le quod uoluit set quod a me 



( 39 ) 

semel factum uel conscriptum est sub ius iurandum inuiolabiliter con- 
seruare promito cum stipulacene sub nixa. Hanc enim cartulam offer- 
sionis paginam Berrardi notarii sacri palacii tradidimus et scribere 
rogauimus. In qua subtus confirmamus testibus optolimus roborandum. 
Vnde due carte offersionis uno tempore tenore scripte sunt. 

Signum m. m. manibus istorum beze et gaubertus mater et filio qui 
anc cartulam offersionis fieri rogauerunt et eorum relieta est. 

Signum m. manus rainaldi filius quondam albuini ronzanus teste. 

Ego daibertus lege uiuente romana rogatus testes subscripsi. 

Signum m. m. manibus gunzoni filius item gunzoni et gisalberti filio 
Martini testes. 

Ego Vuerardus Judex sacri palacii rogatus subscripsi. 

Bernardus notarius sacri palacii scriptor uius cartule offersionis post 
tradite compleui et dedi. 

Ego Bonacursus de Bonacurso notarius etc. ('). 



DOCUMENTO XXIII. 

L' imperatrice Adelaide dona allo stesso monastero due sorti di terreno, 1' una 
delle quali è sita sul Po e 1' altra nel luogo di Alpioella. 

995, 5 marzo 
(Codice citato, car. 3) 



In nomine dei et saluatoris nostri ihesu christi. Otto dei gracia Im- 
perator Augustus. Anno inperii eius ( 2 ) deo propicio XIII. quinto die 
mensis marcii. Indicione octaua. Monasterio sancti fructuosi quod est 
constructum prope litus maris sita caput montis ubi nunc donnus Ma- 
dalbertus Abbas preesse uidetur. Ego Adalegia Imperatrice filia bone 
memorie Rodulfi regis et relieta domin; ottoni imperatoris que professa 
sum ex nacione mea lege uiuere salicha. propterea dixi quisquis in 
sanctis ac uenerabilibus locis ex suis aliquid contulerit rebus iuxta 
Auctoris uocem in hoc seculo centuplum accipiet et insuper quod melius 
est uitam possidebit eternam. Ideoque ego qui supra Adelegia Impera- 



ci V. Docum. XVII, p. 32. 

(*) Cioè propriamente del suo pegno. 



( 40 ; 

trice dono et off'ero in eodem monasterio a presenti die prò mercede 
anime me<>. id sunt sortes duas cum omnibus rebus ad eas pertinentibus 
iuris mei quam habere uisa sum super fluuio padi in loco et fundo 
blonne. una iacet in loco qui dicitur arneuernasca. Alia iacet in loco qui 
dicitur alpexella. que nunc ima ex ipsa reta esse uidetur per Andreas et 
item quondam Andreas seu Martinus massariis liberis hominibus qui super 
ipsas sortes super totas insimul per mensura iusta de sediminas perticas 
iugeales tres et tabulas decem et octo de terris arabilis iuges quadra- 
ginta V et dimidia. Item siluis buscaleis et ierbee seu pascuis cum areis sua- 
rum iuges decem. que autem istas sortes duas cum omnibus rebus ad eas 
pertinentibus superius nominatis una cum accessionibus et ingressoras 
earum seu cum inferioribus et superioribus earum rerum in integrimi. 
Ab hac die ineodem monasterio sancti fructuosi dono cedo trado et per 
mercedem et remedium anime mee. et per presenterà Cartulam offersionis 
pars a predicti monasterii proprietario iuri babendum contìrmo. Insuper 
per cultellum fistucum notatum. Guantonem. Guasonem terre seu ramum 
arboris pars predicti monasterii ex inde legitimam facio tradicionem et 
uestituram. et me exinde foris expuli. uarpiui et absa scito feci, et parti 
predicti monasterii babendum reliqui. faciendum exinde pars predicti 
monasterii a presenti die proprietario nomine quicquid uoluerit sine 
omni mea et heredum ac proheredum meorum contradicione uel repe- 
ticione. Si quid uero quod futurum esse non credo si ego ipsa Adalagia 
quod absit aut ullus de heredibus aut proheredibus meis seu quibuslibet 
opposita persona contra hanc cartulam offersionis mee quandoque tempta- 
uerimus. Aut eam per quouis ingenium infringere quesierimus. tunc 
inferamus pars predicti monasterii aut contra quem exinde litem intu- 
lerimus multa que est pena auro optimo uncias duas argenti ponderans V. 
et quod repecierimus et uindicare non ualeamus. Set presens hanc 
cartulam offersionis diuturnis temporibus firma et stabile permaneat 
atque persistat inconuulsa cum stipulatione subnixa. et bergamena cum 
atramentario de terra eleuans me paginam mihi tebaldo notano sacri 
palacii tradidi et scribere rogaui. In qua subtus confirmans testibusque 
obtulit roborandam ( 1 ) 



(') Mancano le soscrizioni e l'autenticazione, benché nel Codice sia lasciato 
in bianco lo spazio a ciò necessario. 



( AI ) 
DOCUMENTO XXIV. 

Udalguda figlia del qm. Ursone, e vedova di Pietro, cede al monastero di santo 
Stefano il dominio utile della metà di una vigna e degli altri beni livellarli 
che possiede in vicinanza della città di Genova, nel luogo di san Martino. 

996, ottobre 
(Ved. Atti della Società, voi. I, p. 223) 



DOCUMENTO XXV. 

Giselberto ed Offiza giugali donano al monastero di santo Stefano una terra sita 
in luogo non discosto da Genova. 

997, novembre 
(Carte Genovesi, num. 49) 



f In nomine Domini dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. Imperante 
Domno nostro Tercio Hotto in Italia anno secundo. mense nouember. 
Indicione undecima. Dilectissimo nobis semper Andreas abbas Monasterii 
Sancti Stefani proto Cbristi martire cito non longe a ciuitate Janue et 
omnibus monahis qui in ipso monastarii (sic) nunc ordinati uel in antea 

domino ordì uidetur. nos quidem Giselbertus qui egezo 

fllius quondam Joani et Ofìcia jugalibus ...... professi sumus ambos 

ex nacione nostra lege uiuere Romana, propterea diximus 

titulo iuris firmissime que bona espontànea uoluntatis nostre interue- 
niunt. et ideo nos qui supra iugalibus donamus cedimus atque oferimus 

uobis qui supra Andreas Abbas et omnibus monahis per 

remedium anime Geniegeme (') qui fui Vssori mea et per presentem 
cartulam ofersionis nostre in uos abendum confirmamus in sumptum 
uestrorum qui supra Abbas et omnium Monahorum qui prò tempore in 

predicto monasterio domino seruire uidetur. ohe est .... una 

cum area in qua est. qui posita est non longe ab urbe Janua 

una parte Riuo Tacito de alia parte uia publica. de tercia parte terra 
Bonize filie quondam Andrei, de quarta similiter uia publica. sibeque alii 
sunt coerentes. et est per mensura super totum in circuitum perticas 

(') Oppure Gemegenie (Podi). 



( 42 ) 

quinquaginta a perticai de pedes duodecim a pedc Domni Liuprandi Rex. 
que autem suprascripta pecia de terra sicut superius mensuras et eoeren- 
cias legitur a presenti die in uestra qui supra Abbas et uobis monaliis qui 

in ipso monasteri sunt potestate sunt uestre iure proprietario 

atque defendatis quandoque tempore cotlibet uestrum de octoto 

monahis qui in isum monesterio ordinati uiui remanserint in loco defuncti 
subcedant. et in eo uera protestas (sic), nos qui supra iugalibus facimus 
uobis qui supra abbas et omnibus monahis ano ofersione ut si abbas uel 
monahis ipsius monasterii subscripta pecia de uites sicut superius legitur 

per cotlibet ingenio de illorum potestatem per cotlibet 

scriptione obligauerit in aliena persona abbate uel 

sine monahis quandoque .... tempore remanserit .... subprascripta 
uinea sicut supra legitur propinquioribus parentibus nostris. . . . pote- 
statem. et si forsitan unquam in tempore nos qui supra Jugalibus uel 

nostris eredibus qui supra Abbas et omnibus Monahis uel 

subcepsóribus uestris subprascripta pecia de uites in uestra tenueritis pote- 
statem. si nos inde agere aut causare quexierimus et ab omni ornine 
contra dicentem uobis inde in autoritatem non fuerimus. tunc spon- 
dimus nos qui supra iugalibus uel eredibus nostris componere uobis qui 
supra Abbas et omnibus monahis suprascripta uinea sicut superius legitur 

uel esitus earum dublo comodo in tempore fuerit melioratis 

cartula donacionis seu ofercionis nostre qui supra iugalibus Fulcoinus 

notarius scribendum rogauimus. in qua subter confirmans 

testibusque obtulimus roborandum. Actum in Ciuitate Janue feliciter. 

Signum m. suprascripta Oficia que anc cartulam donacionis fieri 
rogauit. 

Giselbertus qui ac cartula offersionis a me facta subscripsi et a supra- 
scripta uxore mea consensi. 

Signum manibus Genuar ni omnes lege 

uiuentes 

Ego Fulcoinus notarius scriptor cartula uius ofercionis post tradita 
compleui et dedi. 



( *3 ) 
DOCUMENTO XXVI. 

Lituardo del qm. Fulcardo e suo figlio Alessandro fanno donazione allo stesso 
monastero delle loro proprietà site nel luogo di Carignano. 

999, gennaio 

(Carte Genovesi, num. 263) 



f In nomine Domini dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. inperante 
Domno nostro Tercio Otto in Italia anno tercio. mense Genarius. indi- 
cione duodecima. Tibi Andreas Abbas Monesterio Sancti Stefani proto 
Christi martiris sito foris et prope anc urbem Januense. Ego Lituardus 
fìlius quondam Fulcardi et Alexander Pater et filio. qui professi sumus 
ex nacione nostra lege uiuere Romana, ofertor et donator tuus. propterea 
diximus quisquis in sanctis ac uenerabilibus locis ex suis aliquit contu- 
lerit rebus iusta auctoris uocem in oc mundo centuplum accipiat. insuper 
quod melius est uitam posidebit eterna, ideoque nos iam dictus Pater et 
filio donamus et oferimus tibi qui supra Andreas abbas et ceteris omnibus 
Monabis qui tunc in eodem monasterio ordinati sunt uel in futuro ordinati 
esse debent donamus et offerimus per an carta offercioni in usu et suntu 
uel subsidium uestrorum abendo confirmamus prò anime nostre mercede, 
ohe est uinea et omnibus rebus nostris proprietariis quibus sunt poxitis 
in loco et fundo Caliniano uel in eius territorio, omnia plenum et uac- 
cuum ex integrum. quantum (') fuerunt iuris quondam Bette filia quondam 
Leoni qui fuit ussor mea. antepoxito uinea et omnibus rebus illis in 
predicto loco Caliniano que Hego qui supra Lituardus simul cum supra- 
scripta Betta qui fuit ussor mea per cartula datam abemus at Johannes 
filius quondam item Joani. nam aliis rebus nostris in prenominato loco 
per anc cartula offercionis donamus et oferimus tibi qui supra Andreas 
Abbas tuisque subeepsoribus proprietario iuri. que autem suprascriptis 
rebus superius nominatis una cum accepsione et ingresso suo seu supe- 
rioribus inferioribus suis In Integrum ab ac die tibi qui supra Andreas 
Abbas et ceteris Monahis qui nunc in prefato monasterio ordinati sunt 
uel deinces ordinati esse debent et per anc cartulam ofercionis ut dissi 
in usu et sumtum uel subsidium uestrorum proprietario nomine aben- 
dum confirmamus prò anime nostre mercede, et si forsitan nos qui 
supra Pater et filio uel nostris heredibus de suprascripta uinea et omnibus 
rebus agere aut causare quexierimus uel ab omni ornine defensare non 

(') Questa parola è accomodata d'altro inchiostro (Poch). 



( 44 ) 

potuerimus tunc in dublum iam dictis rebus ut supra legitur uobis resti- 
tuamus sicut prò tempore fuerit meliorata aut ualuerit sub estimacione 
in consimile loco, et nee nobis liceat ullo tempore nolle cot uolumus. 
sed quod a nobis semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum 
inuiolabiliter conseruare promitimus cum stipulacione subnixa. actum 
in nostro Monasterio feliciter. 

Signum m. m. Liutuardi qui ane cartula ofercionis fieri rogaui. et 
ei relecta est et a subscripto filio suo consensit. 

f Ego Alexander cartula ofersionis a me facta suscripsi. 

Signum m. m. manibus Leo et Thomas lege uiuentes testes. 

f . . . aniel rogatus subscripsi. 

Alexander rogatus subscripsi. 

f Teutefredus Judex rogatus subscripsi. 

t Ego Fulcoinus notarius scriptor uius cartula ofercionis post tradita 
compleui et dedi ('). 



DOCUMENTI XXVII-XXVIH. 

Donazione falta da Adelaide imperatrice al monastero di san Fruttuoso a Capo- 
dimonte, di una terra sita in Brugnato. 

Altra donazione (supposta) della medesima Adelaide al predetto monastero, di 
una terra sita al Ponticello ( luogo di Capodimonte ) , della già mentovata in 
Brugnato, e di tutto il territorio di Portofino; concessione ai monaci del 
diritto di pesca e di caccia in Capodimonte, oltre quella della potestà giudi- 
ziaria all' Abate, con facoltà d' imporre agli abitanti il fodro e le collette. 

999, aprile 
(Cod. A di san Fruttuoso, car. 2 e 9) 



La seconda donazione è in sostanza una replica del tenore della 
prima, con interpolazioni e mutamenti di grossolana fattura; e 
perchè di ciò il lettore acquisti sollecitamente la certezza, dispongo 
qui a rincontro dell' atto vero Io spurio. Nondimeno anche la falsi- 
ficazione è antica, si perchè trovasi registrata nei primi fogli del 
codice, e si perchè vedesi anch'essa, al pari degli atti più vetusti, 
autenticata dal notaro Bonaccorso. Due criterii mi inducono anzi 

(') « Pergamena autentica, sul dorso: Carta de C al Vaiano ; de Calumano. Ca- 
ratteri antichi » (Poch). 



( *» ) 

ad ascriverla al secolo XII, e sono: 1.° la memoria che, dopo gli 
ullicii di più remota i.-tituzione, vi si fa pure de' Consoli, contro 
F autorità invadente de' quali i monaci in genere miravano a pre- 
munirsi, studiandosi eziandio a rendersela propizia pei casi probabili 
di future contestazioni; 2.° La comparsa di Cristiano arcivescovo 
di Magonza tra i firmatarii dell'atto: quel cancelliere del Barba- 
rossa , che aveva di sé levata tanta fama ( non importa se buona 
o trista) in Italia, ed avea pur corsa nel 1172 la nostra Riviera 
Orientale. 

L' Ughclli pubblicò pel primo questo documento . ascrivendolo 
erroneamente però al 986 , in cui Ottone III non avea cinta an- 
cora la corona imperiale, ma soltanto portava quella di re; né 
disse donde egli lo avesse tolto, ovvero da qual parte gli fosse stato 
fornito. Bensì quel Cristiano arcivescovo di Magonza sarebbe sal- 
tato agli occhi eziandio de' meno veggenti; onde nella lezione del- 
l' Ughel li siffatto nome è sostituito dall'altro di Willigiso, che è 
quello veramente di chi resse la Chiesa di Magonza dal 975 al 
1011 ('). D' altri errori e di cattive lezioni va pure affetta l'edi- 
zione ughelliana, che altri citarono od anche riprodussero in seguito. 

Parrà strano che il Muratori , toccando di questo documento negli 
Annali, non ne avvertisse nettamente la falsità; ma, da quanto 
si rileva nelle Antichità Estensi ( 2 ) , egli non ebbe a mani il 
Codice, che fu per lui consultato soltanto da Bonaventura De Rossi 
e da Goffredo De Filippi, uomini volenterosi ma non per fermo di 
soda critica muniti; e però al grand' uomo falli la notizia dell'atto 
vero che noi abbiamo or la ventura di stampare , e che riesce alla 
più esplicita e chiara condanna dello apocrifo. Ciò non pertanto, a 
rispetto di quelle parole prò fomento filii mei Karolli e te. , non 
aveva egli mancato di notare: « Niuno per anche ha saputo che 
1' Augusta Adelaide avesse un figliuolo chiamato Carlo ; e se 1' avesse 
avuto , pare impossibile che la storia non ne avesse fatta menzione. 
Però che si ha da dire di questo diploma? » ( 3 ). 



(') Ughelli, Italia Sacra, IV. 843; Jafpé , Monum. Moguntina, p. 3. 721. 

(*) Par. I, p. 133. 183. 

( 3 ) Muratori, Annali, a. 0S6. 



( 46 ) 



In nomine domini dei saluatoris 
nostri ihesu christi. tercius otto 
gratia dei imperator Augustus. 
Anno Imperii eius deo propicio 
tercio. Vndecimo die Aprilis. indi- 
cione XII. Monesterio sancti fruc- 
tuosi quod est constructum in co- 
mitatu genuensi prope litus maris 
prope locusqui dicitur caput montis 
ubi nunc donus Madelbertus Abbas 
peordinatus esse uidetur. Ego Ade- 
leida Imperatrix Augusta filia bone 
memorie doni Rodulfi regis et re- 
lieta bone memorie domini Ottoni 
Imperatoris que professa sum ex 
natione mea lege uiuere salicha. 
offertrix et donatrix ipsius mona- 
sterio. propterea dixi quisquis in 
sancti ac in uenerabilibus locis ex 
suis aliquid contulerit rebus iuxta 
auctoris uocem in hoc seculo cen- 
tuplum accipiet. insuper quod me- 
lius est uitam possidebit eternam. 
Ideoque ego qui supra Adeleida 
imperatrix dono et offero a pre- 
senti die in eodem monasterio 
sancti fructuosi prò anima pre- 
dicto quondam domini Ottoni im- 
peratoris seu mea mercede eo or- 
dine sicut hic subtus legitur. idest 
pecia una de terra aratoria iuris 
mei quam abere uisa sum in loco 
et fundo Vrbe iacens ad locus ubi 
brugneto dicitur. que est pecia ipsa 
de terra per mensura iusta iuges 
quinquaginta. coeret ei de duabus 



In nomine domini dei et salua- 
toris ihesu christi. tercius otto dei 
gratia imperator augustus. Anno 
imperii eius deo propicio tercio. 
primo die aprilis. Indicione XII. 
Monasterio sancti fructuosi quod 
est constructum in comitatu Ja- 
nuensi prope litus maris locus qui 
dicitur caput montis ubi nunc don- 
nus madelbertus abbas preordina- 
ta esse uidetur. Ego adelegia im- 
peratrix augusta filia bone memorie 
domini rodulfi regis burgundie (') 
et relieta bone memorie donni oto- 
nis imperatoris que professa sum 
ex nacione mea lege uiuere salicha 
offertris et donatrisipsi monasterio. 
propterea dixi quisquis in sanctis 
locis ac uenerabilibus ex suis ali- 
quid rebus contulerit iuxta actoris 
(sic) uocem in hoc seculo centuplum 
accipiet. insuper et quod melius est 
uitam possidebit eternam. Ideoque 
ego qui supra Adalegia Imperatrix 
dono et offero a presenti die in 
eodem monasterio sancti fructuosi 
prò anima predicti quondam do- 
mini octonis imperatoris proceris 
mei seu mea mercede et prò fo- 
mento fìliì mei Karolli quem do- 
minus deus et saluator noster ihe- 
sus christus redidit in defluctibus 
maris turbidi uiuum et sospitem (*) 
per merita Beatissimi fructuosi ac 
per oraciones honorum uirorum 
ibidem domino famulancium eo 



i.«) Burgundie. Questa parola è aggiunta (di mano del sec. XIV) soprala linea. 

( s ) Questo fatto è qui derivato al certo come una reminiscenza di quanto leg- 
gesi di Ottone II; il quale si sa che gittatosi in mare, nelle acque di Rossano, 
da quell'abile nuotatore ch'egli era, sfuggì di mano ai Qreci. (Ved. Muratori, 
Annali, a. 982). 



( 

partibus terra mea qui supra Ade- 
laide imperatrix quod in mea re- 
seruo potestate. et da reliquis dua- 
bus partibus uias publicas. sibique 
alii sunt coerentes. que autem ista 
pecia de terra aratoria iuris mei 
in eodem loco et fundo urbe su- 
pradicta una cum accessione et 
ingresso seu superioribus et infe- 
rioribus suis quibus supra men- 
sura et coerentia licet minus ab 
hac die in eodem monasterio sancti 
fructuosi iam dieta pecia de terra 
donare et offerre uideor in eo uero 
ordine ut subtus legitur. ita ut 
faciant exinde predictus Albertus 
et monaci ipsius monasterii qui 
nunc et prò tempore in eodem 
monasterio ordinati fuerint et die 
noctuque deo deseruierint ad eo- 
rum usu et suntu de predicta pecia 
de terra seu de fruge et redditum 
uel censum quod inde exierit et 
dominus dederit quicquid uolue- 
rint sine omne mea et heredum 
ac prolieredum meorum contra- 
dicione uel repeticione. atque prò 
anima mea et predicto quondam 
domini ottonis Imperatoris seu pa- 
rentorum meorum mercedem. In- 
super ego que supra Adelaida im- 
peratris parti ipsius monasterii 
sancti fructuosi de predicta pecia 
de terra legitiman facio tradicio- 
nem et uestfturam per cultellum 
fistucum notatum Vuantonem et 
Guasonem terre atque ramum ar- 
boris. et me exinde foris expuli 
uuarpiui et absa sito feci et ad 
parte ipsius monasterio eam reli- 
quo faciendem exinde pars ipsius 
monasterio a presenti die eo ordine 



47 ) 

ordine sicut bic subtus legitur. 
Id est peciam unam de campo 
aratorio iuris mei. et habere uisa 
sum in loco et fundo urba uel eius 
territorio, et iacet alatus loco ubi 
dicitur ponticellus. quod est pecia 
ipsa de campo per mensuram iu- 
stam iugeas centum duodecim. Co- 
heret ei ab una parte pratum. ab 
alia fontana sperundei et orbexella. 
a tercia pratum lungum. a quarta 
pratum et orbexella. Et peciam 
unam terre aratoriam et iacet loco 
ubi dicitur brugnato. in fundo urbe, 
et est ipsa pecia per mensuram 
iustam iuges quinquaginta. coheret 
ei de duabus partibus terra mea 
quam in mea reseruo potestate. de 
reliquis duabus partibus uias pu- 
blicas. sibique alteri sunt coheren- 
tes. In comitatu Januensi totum 
portum delfinum cum accessibuset 
egressibus cum superioribus et in- 
ferioribus suis. et cum omni iuris- 
dicione. cum piscaria falchonaria 
et omnibus uenacionibus capitis 
montis. ita quod nullus archiepi- 
scopus episcopus dux. marchio comes 
Vicecomes Castaldo Scudasius de- 
canus Oonsul nullaque persona 
magna uel parua possit aufferre 
fodrum seu collectam uel dacitam 
aliquam in ipso loco nec tenere 
placita de hominibus babitantibus 
siue degentibus in eodem loco. Sed 
abbas monasterii nominati habeat 
nostra concessione et confirma- 
cione nulla obstante exceptione 
plenam iurisdicionem causas co- 
gnoscendi et sententias diffinire. 
fodrum et collectas imponere mo- 
deratas. omnes antiquas raciona- 



( 48 ) 



sicut hic subtus legitur quod uo- 
luerint sine omni mea et heredum 
ac proheredum que meorum con- 
tradicione uel repeticione. seu prò 
mercede anime mee et predicto 
domino ottoni imperatoris atque 
predictorum parentorum meorum 
mercedem. Si quis uero. quod fu- 
turum esse non credo, si ego ipsa 
Adelaida imperatrix quod absit aut 
ullus de heredibus ac proberedibus 
meis seu quislibet opposita persona 
contra hanc cartulam offersionis 
ire quenquam temptauerimus. aut 
eam prò quouis genium infringere 
quesierimus tunc inferamus partim 
ipsius monasterio uel contra quem 
exinde litem intulerimus multa 
que est pena auro optimo uncias 
decem argenti ponderas XX. ti et 
quod repetierimus et uindicare 
non ualeamus. presens anc cartu- 
lam offersionis dictis temporibus 
firma permaneat atque persistat 
inconuulsa. cum stipulacione sub- 
nixa. Nam si forte Abbas ipse et 
predicti monachi et predicti mo- 
nasterio de predicta pecia de terra 
seu de fruges et redditum uel 
censum quod exinde exierit inquie- 
tati fuerint et eis quiete et inli- 
bate habere non permiserint sicut 
supra legitur. tunc uolo et statuo 
ut ueniat ipsa pecia de terra in 
potestate mea uel de propinquio- 
ribus meis parentibus qui tunc 
apparuerint. et tandiu in eorum 
potestate ipsa pecia de terra et 
fruges que inde exierit persistat 
fruendum. cousque illa uenerit po- 
testas aut pars ipsius monasterio 
qui hanc meam onersionem adim- 



biles consuetudine» regales ab ha* 
bitatoribus ipsius capiendi habeat 
facultatem. Insulam namque ipsius 
loci eodem monasterio dono et of- 
fero pari mercede. Que omnia su- 
perius nominata ab hac die dono 
et offero in eodem sanctum et ue- 
nerabile monasterium ut dixi prò 
animarum nostrarum mercede ad 
usum fratrum et monachorum 
sumptum qui ibidem prò tempore 
deo famulantium seruierint. In- 
super per cultellum fistucum no- 
tatimi uuantonem et uuasonem 
terre atque ramumarboris et anfora 
plenam aqua maris ibidem exinde 
legitimam facio donacionem et 
tradicionem et uestituram. foris 
me expuli et exinde uuarpiui et 
absarcito (sic) feci et pars ipsi mo- 
nasterio prò animarum nostrarum 
mercede relinqui. facientes exinde 
proprietario nomine quidquid uo- 
luerint sine omni mea et heredum 
ac proheredum meorum contradi- 
cione uel repeticione. ad tenendum 
habendum possidendum usufruc- 
tamdum et in perpetuum posiden- 
dum. Si quis uero quod futurum 
esse non credo si ego ipsa Adelegia 
inperatrix quod absit et ullus de 
heredibus ac proheredibus mei seu 
quelibet oposita persona contra 
hanc cartulam offersionis ire quan- 
documque tenptauerimus aut eam 
per quoduis ingenium infrangere 
quesierimus uel ab unoquoque no- 
mine non defenssauerimus. tunc in- 
feramus pars ipsi monasterio uel 
contra quem exinde litem intule- 
rimus multa que est pena auro 
optimo uncias duodecim argenti 



( w ) 



pleat sicut supra legitur. Nam si 
ad neminem personam ipse Al- 
bertus et predicti monachi exinde 
inquietati nonfuerinttunc habeant 
iam dieta pecia de terra et pre- 
dictas fruges et redditum quod inde 
exierit et faciant in eo protestacio 
sicut superius legitur ad eorum 
usu et sumptu quicquid uoluerint 
prò anima mea et predicto domino 
ottonis imperator seu parentorum 
meorum mercedem.Et bergamena 
cum atramentario de terra leuaui 
me paginam iohanni notario sacri 
palacii tradidi et scribere rogaui. 
in qua subtus confirmans testi- 
busque optuli roborandam. Fatum 
in Vila que dicitur dema (') iudi- 
ciaria alsasiense feliciter. 

Signum m. mei infrascripte Ada- 
leida imperatrix qui hanc cartulam 
offersionis fieri rogauit. et ei re- 
lecta est. 

Signum m. manus luizoni filii 
quondam ermenfredi legem ui- 
uente salicha testis. 

Signum m. m. m. manibus ad . . i 
filii quondam Andrei et Stephani 
filii quondam giselberti Amizoni 
filii quondam bononi testes. 

Signum m. m. manibus pedre- 
uerti filio Rufini et Aimoni filio 
quondam nazarii testes. 

Ego Ebbo Judex domini Impe- 
ratoris dei gratia subscripsi. 

Ego Adam Judex sacri palacii 
dei gratia subscripsi. 

Ego qui supra Johanes Notarius 
sacri palacii scriptor huius cartule 



ponderas uiginti quatuor. et quod 
repecierimus et uindicare non ua- 
leamus. Sed prescens hec cartula 
offersionis mee sicut superius le- 
gitur firma maneat atque persistat 
incunuulsa cum stipulacione sub- 
nixa. et pergamena cum atramen- 
tario de terra eleuans me paginam 
mini Oderico notario et Judex sacri 
palacii tradedi et scribere rogauit. 
In qua subtus confirmans testi- 
busque obtulit roborandum. Actum 
in sacro sancto fructuoso loco qui 
dicitur caput montis prope urbem 
Januensem feliciter. 



Signum m. manus Adelegie im- 
peratricis que hauc cartulam offer- 
cionis fieri rogauit ut supra. et 
relecta est. 

Signum m. m. m. m. Manibus 
Cristiani Moguntini Archiepiscopi 
bonizonis comitis petri seu Stefani 
atque Adentes testes. 

Signum m. m. m. manibus Gau- 
dentii et Azoni ac Angelberti om- 
nes lege uiuentes salichates tester 



Ego Odericus notarius et Judex 
sacri palacii et scriptor huius car- 



(') Dema, Questa parola è scritta d'altra mano sulla pergamena raschici la 



offersionis per data licencia do- 
mili ermani comes istius comitatu 
asasiense post tradita completa 
et dedi. 



( SO ) 

tuie offersionis post tradita Rogatus 
compleui svibscripsi et dedi: 



Ego Bonacursus de Bonacurso 
Notarius etc. ('). 



Ego Bonacursus de Bonacurso 

Notarius etc. 



DOCUMENTO XXIX. 

Ottone III imperatore conferma alla Chiesa di Vercelli i beni dalla medesima 
posseduti, e fra gli altri praedia . . . Thedixii de Lavagna. 

999 , 7 maggio 

(Ved. Durandi, Piemonte traspadano, p. 148; Provana, Studi cri- 
tici sovra la storia d'Italia, nel voi. VII, serie II, delle Memorie della 
R. Accademia delle scienze di Torino, p. 343). 



DOCUMENTO XXX. 

Corrado, detto anche Alberico, del qm. Adelfredo , fa dono al monastero di 
santo Stefano di una terra con vigna sita nella località di Serra in Paverano. 

999, 3 settembre . 
(Carte Genovesi, num. 52) 



In nomine domini Dei et Saluatoris nostri Jesu Christi. tercio Otto 
gratia Dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio quarto, 
tercio die mense setember. Indicione duodecima. Monasterio Sancii Stefani 
martiri Cristi sito loco num multum longe Ciuitate Janua prope uia 
publica que pergit a porta Superana ipsius Ciuitatis. Ego Cunrado qui 
et Albericus nlius quondam Adelfredi qui proteso sum ex nacione mea 
lege uiuere saliha offertor et donator ipsius Monesterii. propterea dixi 
quisquis in Sanctis ac in uenerabilibus locis ex suis aliquid contu- 
lerit rebus iusta auctoris uocem in oc seculo centuplum accipiad. insuper 
quod melius est uitam possidebit eternam. ideoque ego qui supra Cunrado 

('j V. Docum. XVII, p. 32. 



( 51 ) 

offertor et donator ipsius monesterii a presenti die prò anima mea mer- 
cedem. it est pecia una de terra cum uinea super se abente iuris mea 
proprietaria que posita est in loco et fundo Papariano. locus ubi dicitur 
Serra, et est ipsa pecia de terra per mensura iusta in longitudo perticas 
octo et pedes septem. de alio capite perticas octo et pedcs tres. a perticas 
de pedes duodecim a pedes Donus Liuprandi Rex. que autem supra- 
scripta pecia de terra cum uinea infra se abente supradicta una cum 
accesione et ingreso suo seu cum superioribus et inferioribus suis et quali- 
ter superius legitur In Integrum ab ac die in eodem monesterio Sancti Ste- 
fani dono et offero et per presentem cartulam offercionis ibidem abendum 
confinilo. Insuper per cultellum fistucum notatum uuatonem et uuasonem 
terre adque ramum arboris a parte ipsius monesterii legitimam facio 
tradicionem et uestituram. et me exinde foris expuli uuarpiui et apsa 
sito fecit et a parte ipsius monesterii eis abendum relinqui. ita ut faciant 
Abbas uel Monahos illos qui prò tempore in eodem monesterio ordinati 
fuerint et Deo deseruierint ad eorum usu et suntu quod uoluerint prò 
anima mea meorumque parentum mercedem sine omni mea et eredum 
meorum contradicione uel repeticione. si quis uero quod futurum ese 
non credo si ego ipse Cunradus aut ullus de Eredibus ac proeredibus 
meis seu quislibet oposita persona contra anc cartam offersionis ire 
quandoque tentauerimus aut eam prò couis ingenium infrangere quesie- 
rimus tunc inferamus ad illam partem contra quem exinde litem intu- 
lerimus multa quod est pena Auro optimo unceas quatuor Argento pon- 
deras sex. et quod repetierimus et uindicare non ualeamus. set presens 
anc cartula offersionis diuturnis temporibus firma et stabilis permanead 
adque persistat inconuulsa con stipulacione subnixa. anc enim offersionis 
carta et Bergamena cum Atramentario de terra eleuans me paginam 
Silueradus notarius tradidit et scribere rogauit. in qua subter confirmans 
testibusque obtulit roborandam. Actum Ciuitate Janua feliciter. 

t Cunradus in ac cartula offercionis a me facta manu mea firmaui. 

Signum m. m. m. m. m manibus Stefanus et Albertus et Jo- 

bannes et Agino et Albixo rogatis testis. 

Adelfredus rogatus subscripsi. 

Signum m manus Razo lege uiuentes Salina testes. 

Johannes rogatus subscripsi. 

Ego Silueradus notarius scriptor huius cartule ofersionis post tradita 
compleui et dedi ('). 



(') « Pergamena autentica segnata sul dorso di mano amica: Credo quod sit 
de terra de Marassio quam diu tenuerunt . . . . , seppur v' intendo perchè v' è 
logoro » ( Poch ;. 



( »2 ) 
DOCUMENTO XXXI. 

Azzo abato di santo S'efano fa locazione della terra suddetta. 

B99, settembre 

(Pergamena dell' Arch. Gov. ; Carte Genovesi, num. 53) 

Cum Cum Peto defeDSoribus sacro sancte Januensis Ecclesie ubi preest 
Dominus Azo Abbas uti nobis Guinizo una cum uxore et filiis uel filie. 
et si unus ex nobis mortuus fuerit unus alterius succedat. Titulo con- 
dicionis locare nobis iubeatis petimus res iuris Ecclesie uestre Sancti 
Stefani proto martir que posita et in Valle Vesano in uilla Papariano 
locus ubi nominatur Serra, et est predicta pecia de terra una cum uinea 
et arbores fructiferos super se abente per mensura in longitudo perticas 
undecim. et in latitudo de uno capite perticas oeto et pedes septem. 
et da alio capite perticas similiter octo et pedes tres. a perticas de 
pedes duodecim a pedes domni Luiprandi Rex. Infra ipsas mensuras 
omnia petimus In Integrum. Ita tamen ut inferamus uobis uel succes- 
soribus uestris per unumquenque annum exinde pensionem denarios 
duos. Spondimus in Dei nomine adque promittimus suprascripta pecia 
de terra laborare et colere et pensionem Ecclesie uestre uobis uel suc- 
cessoribus uestris per unumquemque annum inferre. Quod si minime 
fecerimus de quo superius repromittimus tunc licead uos uel successo- 
ribus uestris in suprascripta pecia de terra introire et cui uolueritis dare 
in uestra sit potestate. Post obitum nostrum uel filiis nostris in ius et do- 
minium Sancte Ecclesie uestre reuertatur cuius est proprietas. Vnde sic 
placed hec peticio nostra hunc libellum scriptum et manu uestra fir- 
matimi nobis contradere iubeatis. et alium simile annobis (sic) factum uel 
a testibus roboratum uobis prò munimine Sancte Ecclesie uestre tradi- 
dimus conseruandum. 

Facto Petitorio mense September. Indicione tercia decima ('). Impe- 
rante Domno nostro tercio Otto in Italia anno tercio. Indicione supra- 
scripta feliciter. 

Signum m.m. m.manibus Johannis et item Johanniset Jouenalete tesf). 

(') Questa indizione veramente non correva nel terzo anno dell' impero sibbene 
in quello del regno di questo Ottone, corrispondente al 985. Ma allora l'abate 
di santo Stefano era Andrea, del quale vedemmo parecchi atti dal 990 al 998. 

( 2 ) Sul dorso di questa pergamèna, leggesi di mano antica: Carta de Serra 
locus ubi dicitxr papariano. E quindi di carattere del secolo XIV: Ve paua- 
riano sine de Marasio .super costanti. 



( 53 ) 
DOCUMENTO XXXII. 

Tommaso giudice del qm. Todolgrimo dona al monastero di santo Stefano la 
metà de' suoi beni posti in Mortedo. 

99P, dicembre 
(Carte Genovesi, num. 56) 



f In nomine Domini dei et Saluatori nostri Jhesu Ohristi. Imperante 
Domno nostro Tercio Otto in Italia anno quarto, mense december. indi- 
cione tercia decima. Tibi Donnus Azo Abbas monasterii Sancti Stefani 
proto Christi martiris sito foris anc urbem Januense ego Thomas Judex 
filius quondam Thodolgrimi item que Judex qui professo sum ex na- 
cione mea lege uiuere Romana donator et offertor uester. propterea dixi 
quisquis in sancti^ et in uenerabilibus locis uel in subsidium Monaho- 
rum ex suis aliquit contulerit rebus iusta auctoris uoce in hoc seculo 
centuplum accipiet et cot melius est uitam possidebit |eternam. ideoque 
ego qui supra Thomas Judex donator et offertor uester do dono cedo 
trado confero et per anc cartam offersionis mee qui supra Azo abas et 
ceteris monahis qui nuc in predicto monesterio ordinati sunt uel 
deinces ordinati ese debent per mercedem anime mee in subtum uel 
susidium uestrorum abendum confirmo. hoc est medietate de uinea et 
omnibus' rebus iuris meis proprietareis que abere uiso sum non longe a 
Ciuitate Janua locus ubi dicitur Morteto. coerit ei tam ad. suprascripta 
medietas quam ad super totum. ad uno latere Fosato. ab alio latere terra 
que detinet heredes quondam Johannis qui dicitur Giselberti. de supe- 
riore capite uinea de Eres quondam Bernodi. de subteriore capite fine 
uinea ipsius monesterii. siueque alii sunt coerentes. Infra iam dieta coe- 
rencias omnia suprascripta medietate una cum accessione et ingresso uel 
esito suo seu cum superioribus et inferioribus suis omnia suprascripta me- 
dietate In Integrum ab ac die tibi qui supra Azo Abati tuisque subeesso- 
ribus dono et offero et per anc carta offersionis in uos abendum confirmo, 
faciendum exinde a presenti die tu et subeessoribus tuis regulari ordine 
quiquit uolueritis sine onni mea uel eredum meorum contradicione per 
anime mee mercedem iure proprietario nomine quiquit uolueritis sine 
onni mea et eredum meorum contradicione. quidem et spondeo atque pro- 
mitto ego qui supra Thomas una cum meos eredes tibi qui supra Azo 
Abas tuisque successoribus suprascripta medietate de predicta uinea et 
rebus qualiter superius coerencias legitur In Integrum ab omni ornine . . . 



( a* ) 

.... non potuerimus aut si uobis exinde aliquit per couis . . . ingenium 
subtraere qucsierimus tunc in duplum ian dictis rebus uobis restituamus 
BÌeut prò tempore fuerit melioratis aut ualuerint sub estimacione in con- 
simile loco, et nec mihi liceat ullo tempore nolle cot uolui. set quod a 
me semel factum uel conscriptum est iusiurandum inuiolabiliter conser- 
uare promitto cum stipulacene subnixa. Actum in eodem monasterio 
feliciter. 

f Thomas Judex in ac cartula ofercionis a me facta 

Signum m. m. m. manibus Johannis filius quondam Rozo Juuenali 
filius quondam Martini seu Alaizoni onnes lege uiuentes Romana testes. 

t Marinus notarius rogatus subscripsi. 

t Ego Ermenbertus notarius scriptor uius cartula offersionis post tra- 
dita Compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO XXXIII. 

Godone ed Ildeza giugali, ed Amberto loro figlio, donano alla chiesa di san Siro 
di Genova un massaricio ed altri beni siti in Belenia ; ma Godone se ne riserva 
l'usufrutto vita durante. 

1000, aprile 

(Pergamena dell'Archivio Governativo, Abbazia di san Siro, 
mazzo non numerato ; Carte Genovesi , num. 58 ) 



f In nomine Domini Dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. tertius 
Octcto (sic) gratia Dei Imperactor agustus. anno Imperii eius Deo pro- 
pitio hic in Ictalia quarto, mense aprelis. indicione tercia decima, uobis 
Ambrosius qui et . . . zo Petrus Presbiteri et cecteri presbiteri qui nunc 
in Ecclesia Sancti Syri ordinati sunt uel in fucturo ordinari debent . . . 
Nos godo filius quondam lambercti et ildeza iugalibus et ictem Ham- 
berctus filio eorum iugalibus. ipso namque Godonem eorum coniugi et filio 
suo consenciencte et subcter confirmancte. qui professi sumus ex nacione 
nostra uiuere lege Romana, donactores et offerctores sumus. propterea 
diximus quisquis in Sanctis ac Venerabilibus locis uel at Sanctis 



(') « Pergamena autentica, segnata sul dorso di mano antica: Carta de Mor- 
tedo » (Poch). 



( 35 ) 

Dei Sacerdotitms ex suis aliquict contulerict rebus iusta Auctoris uoeem 
in hoc seculo cenctuplum accipiet. et quod melius est in fucturo uictam 
possidebict eternam. Ideoque nos quibus supra genitores et filio uobis 
quibus supra presbiteris uestrisque successoribus post meum qui supra 
Godoni decessimi donamus et offerimus in sumctu et subsidiu ue- 
strorum prò animabus nostras uel parenctum nostrorum mercedem. hoc 
est massaricio.uno cum omnibus rebus act se perctinentibus iuris no- 
stro qui positus est in loco et fundo Belenia sicut actenus rectum et 

laboractum fuit per Massario. precter ancteponimus sorcticel- 

lam unam quam acquisiuimus de Ademario quam in nostra reserua- 
mus poctestate. nani aliis rebus omnibus act suprascripto Massaricio per- 
ctinenctibus cum casis uineis castanectis pomectis siluis campis et pascuis 
una cum accessione et ingresso uel exicto suo. seu cum superioribus et 
inferioribus suis in integrum. ab hac die uobis qui supra presbiteri 
uestrisque successoribus donamus et per hanc cartulam offersionis ha- 
bendum confirmamus. faciendum exinde sicut dixi et post meum qui 
supra godoni decessum uos et successoribus uestris in sumctum et 
subsidium uestrum quicquit uoluerictis sine omni nostra et heredum 
nostrorum comptradictione prò animabus nostris mercedem. Icta uct 
non habeatis poctestactem ipsa res act quempiam hominem alienare, 
et si Episcopus uius loci res ipsa uobis ctollere quesierit ctunc ipsa res 
in nostra uel propincorum nostrorum reuerctatur poctestacte. quia sic 
in omnibus nostra decreuict ofersio. quidem et spondimus atque pro- 
mittimus nos qui supra genictores et filio una cum nostros heredes uobis 
quibus supra Ambrosius et Petrus presbiteri uestrisque successoribus 
suprascripto Massaricio et rebus qualicter superius legitur in inctegrum 
ab omni nomine defensare. qui si defendere non potuerimus auct si 
uobis exinde aliquit per couis ingenium subctraere queseirimus. excepto 
usufructuaria quod ego Godo diebus uicte mee abere debeo. ctunc in 
dublum in dictis rebus uobis restictuamus sicut prò ctempore fuerinct 
melioractis auct ualuerinct sub estimacione in consimili loco, et nec 
nobis licead ullo ctempore nolle quod uolumus. set quod a nobis semel 
factum uel conscribctum est sub iusiurandum inuiolabilicter ut supra 
legitur conseruare promictimus cum stipulacione subnixa. hanc enim 
cartula ofersionis paginam Pectri Notario et Judici Sacri Palacii ctradi- 
dimus et scribere rogauimus. in qua subter confirmauimus ctestibusque 
obctulimus roborandum. Actum in Ciuitacte Janua feliciter. 

f Signum m. manus eidem Ildeze qui hanc carctula ofersionis fieri ro- 
gauict. et ei relecta est. 

t Godo in ac cartula ofersionis a me facta subscripsi et consensi ut supra. 

t Hambertus in ac cartula ofersionis a me facta subscripsi. 



( 56 ) 

Signum m. m. m. mauibus Broningi et Joliannis et ictero Johanni 
scu Andrei omncs leges uiuenctes Romana ctestes. 

Ego qui supra Pectrus noctarius et Judex Sacri Palacii Scribctor 
uius cartule ofersionis post ctradicta compietti et dedi ('). 



DOCUMENTO XXXIV. 

Permuta di terreni vignati, in Carignano, conclusajdall' Abbate di santo Stefani) 
con Gottifredo del qm. Andrea e Teodeberga del qm. Tommaso giugali. 

1000, maggio 
(Carte Genovesi, num. 59) 



In nomine Domini Dei et Saluactoris nostri Jesu Christi. ctercio 
Octcto gratia Dei Imperactor Augustus. anno Inperii eius Deo propicio 
quarcto. mense madius. Indicione ctercia decima. Commutacio bone Fidei 
nosictur ese contractum uct uice emcionis opctinead firmictatem eo- 
demque necxum oblicat contraenctes. placuit ita que bona conuenit 
uolunctate inter Dominila Azo abas monasterio Sancti Stefani martiri 
Christi quod es constructo furis anc urbem Janua iusta uia que pergit 
a porta superanna nec non et inter Gotefredus filius quondam Andrei 
et tetberga ingalibus filia quondam Thomas, que professa erat ipsa 
tetberga ex nacione sua lege uiuere Lungobardorum sed prò ipso uiro 

(') Questo documento fu già pubblicato dal eh. Pietro Datta nel voi. I Char- 
taruin dei Monumenta Historiae Patriae (num. CXC1I, col. 324), ma assegnato 
al 999, nell'aprile del quale non correva ancora la XIII indizione, ma conti- 
nuava la XII. Che se nell' atto si nota eziandio l'anno IV dell'Impero di Ottone, 
questo risponde benissimo ai primi cinque mesi del 1000, essendo che l'incoro- 
nazione di quell'Augusto era avvenuta in Roma il di 21 maggio del 9S6. Ciò 
anzi è tanto vero, che il Muratori (Annali, an. 1000) citando un diploma dato da 
esso Ottone a favore di Odelrìco vescovo di Cremona V idus mai anno . . . mil- 
lesimo indictione XIII anno tercii Ottonis. . . Impera V, soggiunge : « Ha da essere 
IV ». Oltre poi a questo scambio di date, abbiamo pure un'altra ragione che ci 
spinge a ripubblicare siffatta carta; ed è la originalità della sua lezione, che il 
Datta ha stimato dover sostituire da una meno barbara si, ma che per ciò pre- 
cisamente non ce ne rende più intera la fisionomia. Infine il Datta ha creduto 
che si potessero riempiere tutti i vani che 1' umidore in ispecie avea prodotti 
nella pergamena ; ma noi dopo di averla attentamente confrontata sia colla tra- 
scrizione fattane dal Poch e sia con la edizione del Datta medesimo, ne lasciammo 
tuttavia sussistere alcuni. 



*< 37 ) 

suo lege uiuere uideor Romana, ipso namque Jugale et mundoaldo 
suo eidem tetberge consenciente et subter confirmante, et iusta eadem 
legem in qua nata erat una cum noticia de propinquioribus paren- 
tibus suis cui superius semine, it sunt Gisulfus subdiaconus et Razo 
filius quondam Johanni et Ansaldus filius Gotefredi propinquioribus 

parentibus suis in eorum presencia uel testis certa fecit 

professione quod nullam eam pati uiolenciam ad quempiam ominem nec 
ab ipso Jugale et mundoaldo suo nixi sua bona et spontanea uoluntate 
ut in Dei nomine debeant dare sicut et a presenti dederunt ac tradi- 
derunt uicisim sibi unus alteri per as paginas comutacionis nomine. 
In primis dedit ipse Dominus Azo Abas eidem Goctefredi et Ctetberga 
iugalibus causa comutacionis nomine, it sunt pecias quatuor de terra 
cum uinea et alios arbores fructiferos infra se abentes iuris ian dictis 
Monesterii Sancti Stefani quibus sunt positis in loco et fundo Caleniano. 
prima pecia de cterra est prò mensura iusta da una parete percticas sex. 
de alia parete percticas octo et pedes sex. de ctercia parte percticas ctres. 
de quarcta parete percticas decem et pedes sex. coerict ei de ctres 
parctes cterra de predictis iugalibus. de quarcta cterra ... de Cteodesia 
et Fosacto. Secunda pecia de cterra cum uinea et alios arbores infra se 
abencte est prò mensura iusta da una parete percticas duodecim. de alia 
parete percticas duas. de ctercia parete percticas decem et pedes sex. de 
quarcta parete percticas una. coerict ei de ctres parctibus cterra de ian 
dictis iugalibus. de quarcta parete cterra de eredex quondam Euerardi. 
ctercia pecia de cterra cum uinea et alios arbores infra se abente est 
prò mensura iusta da una parete percticas nouem. de alia parete per- 
cticas similiter nouem. de ctercia parete perctica una et pedes sex. de 
quarcta perctica una et pedex duos. coerict ei de una parete cterra de 
Eredex quondam Octbercti filii quondam Ansaldi. de alia parete cterra 
de Eredex quondam Euerardi. de duabus parctibus cterra de prefactis 
iugalibus. et sunt ipsas pecias de cterra a percticas de pedex duodecim 
a pedex Domni Liuprandi Rex. quarta pecia de cterra cum uinea infra 
se abente est prò mensura iusta ctabulas legictimas sex et media, coerict 
ei de una parte cterra Pectroni. de alia parete cterra de predicto Octbercto. 
de duabus parctibus cterra de iam dictis Jugalibus. quidem et ad uicem 
recipict ipse Dominus Azo Abas a parete ipsius Monesterii Sancti Stefani 
marctiris Christi ab eumdem Goctefredus et Ctetberga iugalibus in 
causa comuctacionis nomine melioracta rex sicuct lex abet. hoc est pecia 
una de cterra cum uinea et alios arbores et oliuectis infra se abencte 
iuris ipsius Jugalibus que posita est in suprascripto loco Caleniano. et est 
ipsa pecia de cterra prò mensura iusta da una parete percticas decem. 
de alia parete percticas uigincti et quatuor et pedex duos. de ctercia 



( J8 ) 

pinete percticas septem.de quarcta parete pereticas tres. aperticas de pedex 
duodecim a pedex Domili Liuprandi Rex. coerict ci de una parete cterra 
de Eredex quondam predicti Octobcrcti. de alia parete terra de Eredex 
quondam predicti Euerardi. de tercia parete cterra de ipsi Monasterii 
Sancti Stefani, de quarta parete predicta pecia de cterra quas ipse Domnus 
Azo Abas dedict ad iam dictis Jugalibus in causa eomutacionis nomine, 
sibeque alii sunt ab omnia in is omnibus coerentes. et denique ian 
dictis .... rebus in eodem loco et fundo Caleniano superius nominatis 
nel comutatis una cum accessionibus et ingressoras earum seu cuoi supe- 
rioribus et inferioribus earum rerum et qualiter superius mensura et coe- 
rencias legitur in integrum uicissim sibi unus alteri per as paginas eomu- 
tacionis nomine dederunt. facientes exinde unus qu . . . . dem quos rece- 
perunt suprascriptam ipsi quamque et supcessores uel eredex eidem Got- 
tefredi et etberga iugalibus legaliter iure proprietario nomine quicquid 
uoluerint avit prouiderint sine omni uni alterius contradicione. spopon- 
derunt se ipsi comuttatores de suprascriptis rebus quas ab inuieem 
comuttaeionis nomine dederunt ipsi et supcessorex uel Eredex eidem 
Gottefredi et Hetberga iugalibus ab omni ornine defensare quidem et 
ut ordo legis deposit. et ad anc prouidendum comutacio nomine accesse- 
runt super ipsis rebus ap . . uidendum. itt sunt Bruningo qui boso presbiter 
de ordine Sanete Januensis Ecclesie et misus Domni Johanni Episcopus 
eidem sedis pariter cum Albertus Monahus et misus Domni Azoni Abas 
et pars ipsius monesterii una cum bonos omines estimatores. it sunt 
Johannes Judici et Gottefredus et Eribertus Germi ... li quondam Johanni. 

quibus omnibus extimantibus comparuit e et extimauerunt quod 

meliorata causu si per et ipse Domnus Azo abas a parte ipsius monesterii 
Sancti Stefani quam dare et legibus posit comutacio et fieri poset de 
quibus et penas inter se posuerunt ut qui supra ex ipsis aut successoves 
uel Eredex eidem Gottefredi et Hetberga Jugalibus sed de anc cornuti! 
eione remouere quesierint et non permanserint in ea omnia qualiter 
superius legittur uel si ab unum quemque ominem qui supra eos de- 
derunt in integrum non defensauerint conponat pars parti fidem ser- 
uanti pena dublis ipsis rebus sicut prò tempore fuerint melioratis aut 

ualuerint sub estimacione in consimile loco, et nec iugalibus licead 

ullo tempore nolle quod uoluissent. set quod ab eox semel factum uel 
conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promiserunt 
con stipulacione subnixa. unde duo carte comutaeione uno tinore 
scripta sunt. 

Actum insta Janua feliciter. 

Signum m. m . manibus suprascriptorum Gottefredus et Hetberga 
Jugalibus qui anc cartulam eomutacionis fieri rogauerunt. et ipse Got- 



( S9 ) 

tnfredus eidem conius sua ab omnia suprascripta consensi ut supra. et 
eox relecta est. 

Gisulfus subdiaconus non inpediente meis rebus qui eadem parentera 
meam Tetberga interogaui ut supra. 

t Razo qui eadem eteberga parente mea interogauit ut supra. 

Ansaldo qui eadem Heberga parente mea interogaui ut supra. 

Johannis Judex acesi super isis rebus est . . . iui ut supra. 

t go - Tefredo (sic) acesi super isis rebus estimaui ut supra. 

Signum m. manus suprascripto Eribertus qui accesit super ipsis rebus 
et estimaui ut supra. 

Signum m. m. manibus Bonito et Johannis ambo lege uiuentes Ro- 
mana testes. 

Razo Judex rogatus subscripsi. 

Marinus rogatus subscripsi 

Gotefredus rogatus subscripsi. 

f Eriberto rogatus subscripsi. 

Ego Silueradus noctarius scripctor huius cartula comutacionis post 
tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO XXXV. 

« L'anno quinto di Ottone III imperatore, Indizione XIV, Gotifredo qm. Petri 
Judicis de lege romana donò a sua figlia terre a Locoli e a Sesto, come in car- 
tina appresso di me, nella quale vi è testimonio Ingelfredus Vicecomitis ». 

A. 1001 (*) 
(Federici, Collettanee mss. dell'Ardi. Gov. , voi. I, ad ann. 988) 



DOCUMENTO XXXVI. 

Placito tenuto in Pavia da Ottone Conte del Sacro Palazzo, con intervento del 
vescovo Johannes Januensis. 

1004, 14 ottobre 

(Ved. Muratori, Antich. Estensi, par. I, cap. XIV, p. 125) 



( l i « Pergamena autentica » (Podi). 

(*] Prima però del 24 settembre, nel qual giorno cominciava 1' indizione XV. 



( f>9 ) 

DOCUMENTO XXXVII. 

Donazione di terra in Campodonico, nella Valle di Blsagno, fatta al Monastero 
ili santo Stefano da Godone ed Ildeza giugali. 

1003, marzo 
(Carte Genovesi, nura. 631 



In nomine Domini dei et salutatori nostri Jhesu Christi. regnante Donno 
nostro Ardoinno in Italia anno secundo. mense marcio, indicione prima. 
Monesterio Sancti Stefani sitto non multum longe a ciuitate Jenua set 

prope Ego godo fìlius quondam Lamberti et Ildeza 

Jugalibus. et ipse uir meus mihi consenciente et subter eonfirmante. qui 
professi sumus nos ex nacione nostra lege uiuere Romana, offertores et 
donatores ipsius monesterii. propterea dixi quisquis in sanctis ac in 
uenerabilibus locis ex suis aliquit contulerit rebus iusta autori uocem 
in oc seculo centuplum. insuper et cot melius es et uitam possidebit 
eternam. et ego qui sopra iugalibus offerctores et donactores ipsius mo- 
nesterii donamus et offerimus et per presencte cartula offersionis ibidem 
abendum confirmamus. hac est pecia una de cterra iuris nostra proprie- 
taria qui posita est non multum longe a ciuitate Janua in ualle Vesano 
in loco ubi dicitur campodonico. coerit eidem ipsa pecia de terra da una 
parte terra de eredes quondam Oberti Vicecomitis et de miesi. de alia 
parte terra gezoni Diaeonus. de tercia parte fluuio Vesano. de quarta 
parte usque in monte, et es per mensuras iusta desuper totum in cir- 
cuitu perticas octuaginta et quatuor. a perticas de pede duodecim a 
pede Donni Liuprandi Rex. Infra iam dictas coerencias et mensuVa 
omnia plenum et uacuum ex integrum una cum exito suo ab ac die 
in eodem monesterii Sancti Stefani donamus et offerimus et per pre- 
sente cartula offersionis ibidem abendum confirmamus. faciendum exinde 
a presenti die in eodem monesterio Sancti Stefani iure proprietario no- 
mine quiquit uoluerint per anime nostre mercedem sine onni nostra et 
eredum nostrorum contradicione. quidem et spondimus adque promit- 
timus nos qui supra iugalibus una cum nostrorum heredum a parte 
ipsius monesterii et Abas uel monahis qui ibidem Deo deseruierint su- 
prascripta pecia de terra qualiter superius mensura et coherencias legitur 
et est comprehensas in integrum ab omni ornine defensare. qui se defen- 
dere non potuerimus tunc in duplum in eadem monesterio uobfs resti- 
tuamus aut ualuerit sub hestimaciones in consimiles locas. et nec nobis 



( oi ) 

licead ullo tempore nolle quod uoluiset. quod a me semel factum uel 
conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promittimus 
cum stipulacene subnixa. anc enim cartula offersionis me pagina Er- 
menbertus notarius tradì et scribere rogauimus. in qua subter confi r- 
mauimus testibusque obtulimus roborandum. Actum in Ciuitate Janna 
feliciter ('). 



DOCUMENTO XXX Vili. 



Berto del qm. Leone, ed Amelberga giugali vendono a Giovanni del qm. Restano 
la metà dei livelli che hanno nel luogo di Cesino in Polcevera. 



1003, marzo 
Carte Genovesi , num. 64 ' 



f In nomine domini dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Regnante 
donno nostro Ardoinus in Italia anno secundo. mense marcius. indicione 
Prima. Manifesti sumus nos Bertus qui et Albertus filius quondam Leoni 
et Amelberga iugalibus nos quidem in presencia testium accepimus et 
accepi ad te Johannes qui et Bonotìlio filius quondam Restani Argentimi 
Denarios Bonos solidos septem tantum utilitatibus nostris peragendum. 
unde prò isto precio quod accepimus ad te uindedimus tradimus adque 
refudauimus tibi qui supra Johannes hoc est nostra porcione quod est 
quarta partem de onnibus rebus libellariis que nobis pertinent de sorte 
Costantini seu ex nostra porcione. quod est medietas de omnibus rebus 
similiter libellariis que nobis pertinent de sorte Langasina. qui positi 
sunt in loco et fundo Cisino uel in eorum territoriis. et fines deoer- 
nitur de uno latere fine Fosato qui diuidit de in terra sancti Siri et 
sancti Agustini. et de alio latere fine similiter Fosato de ribariobarli. de 
superiore capite fine Suma Costa, de subteriore capite Flumen Juuentina. 
Infra iam dictas fines it sunt uineis castanetis pometis roboretis 
salectis siluis campis et pascuis omnia ex omnibus plenum et uacuum 

(i) «Pergamena autentica, in cui mancano le soscrizioni, perchè vi hanno 
tagliato la porzione inferiore; segnata sul dorso di mano antica: De Bissane; 
di recente: iV.o 36. Donazione di terra vicino al Bisagno , fatta al monastero di 
santo Stefano da tìealdo figlio di Lamberto e d' Ildezsa l'anno secondo del- 
l'Impero d' Arnolfo. Il medesimo si legge nell'Indice dell'Archìvio, e si sog- 
giunge 1' anno 893 » (Poch). 



( 63 ) 

ex integrum quantum nobis pertinent de suprascriptes sortes et nobis 
ouenerunt prò cartula comparacionis de Restilda una cum esito suo. 
ut a presenti die suprascriptis omnibus rebus sicut superius legitur in 
tua qui supra Johannis uel in heredibus tuis aut cui tu dederis uel 
abere statueris. et faciendi quodcumque uolueritis. salua quidem lumi- 
naria sancta Ecclesia cuius est proprietas. et liceat uos exinde libellum 
petire ad nomem uestrum uel cuicumque uolueritis. et si fieri quod non 
credimus nos qui supra Jugalibus si unquam in tempore nos uel no- 
stris eredibus auersus te qui supra Johannes uel aduersus tuisque ere- 
dibus de infrascriptes sortes de omnibus rebus agere aut causare que- 
xierimus uel ab omni ornine defensare non potuerimus preter de Ec- 
clesia cuius est proprietas. tunc spondimus nos qui supra Bertus et 
Amelberga Jugalibus uel nostris eredibus componere tibi qui supra 
Johannes uel ad eredibus tuis pena infrascriptes sortes de omnibus 
rebus sicut superius legitur uel esitis earum in dublo comodo in tem- 
pore fuerint melioratis. quam uero cartula uindicionis nostre Gum- 
pertus notarius scribendum rogauimus. in qua subter confirmans testi- 
busque obtulimus roborandum. Actum in suprascripto loco Cisini feliciter. 

Signum m. m. manibus Bertus et Amelberga infrascriptis iugalibus 
qui anc cartula uindicionis fieri rogauerunt. 

Signum m. m. m. m. manibus Marinus et Morco et Johannes et Bono- 
filio rogati testis. 

t Adelbertus rogatus subscripsi. 

Ego qui supra gumpertus notarius scripsi et subscripsi compleui et 
dedit ('). 



DOCUMENTO XXXIX. 

Altra e più ampia donazione di beni fatta da Stefano del qm. Giovanni ai suoi 
figli (■). 

1004, febbraio 

(Pergamena dell' Arch. GoV. , Abbazia di san Siro, mazzo I) 



f In nomine domini dei et saluatori nostri Jesu Cristi, regnante donno 
nostro ardoinus in italia anno secundo. mense februarius. indicione 

(') « Pergamena autentica segnata sul dorso, di mano antica: de Cixino ; re- 
cente: 1004, N." 3. Krdoinus rex Presso il sig. Aurelio Piaggio » ;Poch). 

(') Ved. Docum. XIX, p. 34. 



( 03 ) 

secunda. dilectissimi nobis Sempér mavtinus et andreas et petru.s ger- 
mani carnale filii mei. ego quidem stefanus filius quondam Johanni ge- 
nietor et donactor seu et benefactor uestris. propterea disi illa est dona- 
cionis titillo iuris fìrmisime que bona et spontanee uoluntatis mee in- 
terueniunt. et ideo ego qui supra stefanus genictor et donator do trado 

confero seu et benefactor uestris do dono cedo trado confero (') 

donacionis in uos qui supra germani carnale filii mei abendum confirmo, 
hoc sunt casis et omnibus rebus meis propriettariis et libellariis quas 
abere uiso suoi in locas et fundas huio et in montaniei. et in ricao et 
in ladenna (?). et in campo ursoni, et in cellan. et in alpexella. et per 
aliis cecteris locis ubicumque porcione uel sorcte inuenctis fuerinct. 
antepositis rebus illis in loco uerroni. nani de aliis rebus ctam casis 
uineis castanectis pomectis roborectis salectis siluis practis campis et 
pascuis omnia ex omnibus plenum et uacuum ex integrimi sicut supra 
legitur. una cum esitis earum. preter de quod supra antepositis supra- 
scripto loco uerroni. seu et dono ego qui supra stefanus uobis qui supra 
martinus et andreas et petrus germani carnale filii mei omnia ctocta 

mea quam abere uiso sum. itt sunt drapis laneis et lineis et 

uascules et bestiis uel alia mobilia omnia ex omnia . ctoctas In Inte- 
grimi, et cium ego qui supra Stefano auixero omnibus suprascriptis 
casis et rebus et suprascripta mobilia in mea sict poctestactem usu- 
fructuandi non alienandi. post meum decessum omnibus suprascriptis 
casis et rebus et suprascripta mobilia in uestra qui supra martinus et 
andreas et pectrus germani filii mei uel in eredibus uestris deuenianct 
poctestacte. faciendi totum quod uolueritis de rebus libellariis. salua 
quidem luminaria sancta eclesia cuius est proprietas. et liceact uos 
ex inde libellum petire ad nomen uestrum nel cuicumque uolueritis. 
et si forsitan ego qui supra stefanus uel meos heredes qui contra anc 
cartula donacionis agere auct causare uel corumpere uoluerimus uel ab 
omni ornine defensare non poctuerimus de rebus libellariis. precter de 
eclesia cuius est proprietas. ctunc spondeo me ego qui supra stefanus 
uel meos eredes componere uobis qui supra germanis uel act eredibus 
uestris pena suprascriptis casis et omnibus rebus et suprascripta mo- 
bilia sicut supra legitur in dublum comodo in ctempore fuerinct me- 
lioratis. quam nero cartulam donacionis nostre . . . pectrus noctarius 
scribendum rogaui. In qua subter confirmans testibusque obtulit robo- 
randum. actum in loco monctanici feliciter. 
Signum m. manus suprascripto stefanus qui anc cartula donacionis 



{') Qui la pergamena e lacerata. 



( 04 ) 

Signum ni. ni. ni. ni. m. manibus martinus et ermefredus et Ingizo 
et sigeprandus et ictem martinus rogatis testes. 

t Ego qui supra pectrus noetarius scripsi et subscripsi compleui et 
dedi ( ). 



DOCUMENTO XL. 

Giovanni, detto anche Buonliglio, ed Alberto del qm. Martino acquistano beni 
nel luogo di Cesino in Polcevera. 

1004, marzo 
(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di S. Siro, mazzo I) 



f In nomine domini dei ardoinus in ictalia anno 

tercio. mense marcio manifesti sumus nos michele filius 

quondam 1 .... et alberti martinus et roza mater et filia nos 

quidem per presen accepisemus et accepimus ad uos 

Johannes qui et bonofilio filius quondam restani albertus filius 

quondam martini argentum denarios cum utilitatibus nostris 

peragendum .... ad uos uindedimus tradimus tur. hoc 

sunt casis et omnibus rebus nostris libellariis que langasino. 

locus ibi dicitur cisini. uel in eius territorio hic 

decernitur. da uno latere fine costa .... de alio lettere fine fosato qui 
diuidit de in terra sancti siri et sancti agustini. de superiore capicte 

fine sum fine flum in s castanetis pometis 

roboretis siluis pratis omnia et ex omnibus plenum et 

uacuum quiquit tas fines prò condicione per qualem- 

cumque ingenium una ut a presencti die suprascriptis casis et 

omnibus rebus sicut superius legitur qui supra iohannes et al- 
bertus uel in eredibus uestris aut cui uos dederitis . . . statueritis facien- 

dum quodeumque uobis excepta luminaria sancta eclesia cuius 

est proprietas. et liceat uos exinde libellum petire ad nomen uestrum uel 
cuiuscumque uolueritis. et si fieret quod non credimus nos qui supra mater 
et filii et filia et michele si unquam in tempore nos uel nostris eredibus 



l 1 ) Sul dorso della pergamena, di mano del secolo XVII, si legge: « 1004. in 
tempo di Ardoino Re. Carta di offerta fatta al Monastero di san Siro ubi didtiir 
ile iuuo ». 



( 65 ) 

auersus uos qui supra alberctus et iohannes uel aduersus uestris ere- 
dibus de snprascriptis casis et omnibus rebus sicut superius legitur agere 
aut causare quexierimus uel ab omni ornine defensare non poctueri- 
mus preter de eclesia cuius est proprietas. ctunc spondimus uos qui 

supra alberto et iohanni martinus et macter et rilii et filia 

et michele uel nostris eredibus componere uobis qui supra iohannes 
et albertus uel ad eredibus uestris pena suprascriptis casis et rebus 
sicut superius legitur uel esitus earum in dublum comodo in tempore 
fuerint melioratis auct ualuerinct sub estimacione in consimile loco, quam 
uero carctula uindicionis nostre gumperctus scribendwm rogauimus. in 
qua subter conlìrmans testibusque obctulimus roborandum. actum in 
plebe sancti Stefani feliciter. 

Signum m. m. m. m. m. manibus et iohannes et martinus 

et roza mater et filii et tìlia . . . michele qui anc carctula uindicionis 
fieri rogauerunt. 

Signum m. m. m. m. m. manibus bernardus et rapertus et iohannes 
et zo . . . Ingo rogatis testes 

Signum m. m. m. m. m. manibus mar .... pater et Alio 

et iohannes et ictem iohannes et martinus rogati testes. 

t Ego qui supra gumperctus noctarius scripsi et subscripsi compleui 
et dedi ('). 



DOCUMENTO XLI. 

Codone prete vende ad Andrea del qm. Giorgio una terra con vigna <-'d alberi 
nel luogo di Mortedo. 

Anno I0 14 ? 

( Carte Genovesi , num. 258 ) 

In nomine domini dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 

Gratia dei Rex. anno regni eius Deo propicio hic in Italia 

Constat me Godo presbiter filius Andrei, et ipso genitori meo mihi 
consentente, qui professo sum ex nacione mea lege uiuere Romana. 

accepissem sicuti et in p Andrea filius quondam Georgii 

Argentum denarios bonos Papienses solidos triginta finit de 

(') Questa pergamena è lacerata in più partì , ed in altre consunta dall' umi- 
dore; onde, per riempierne non poche lacune, ci siamo specialmente giovati 
dell'atto consimile, riferito più sopra al num. XXXVIII, p. 61. Sul dorso: di 
mano del secolo XVI, si legge: Ve Cixino , n.° 10. Arduinus. 1005. E quindi, 
della slessa mano: 1005. Effetti di S. Siro posti in Sedino. 



( OG ) 

terra cum uinesi et arbores fructiferos inibi abente prope 

ciuitate .lamia, locus ubi dicitur Mortedo. et ipsa pecia de 

uinea et arbores mcnsura insta de una parte 

perticas decem. de alia parte perticas similiter decem. de ... . perticas 
una. de quarta parte perticas duas. a perticas de pedes duodecim a pedes 

Domni Liprandi : . . ipsa pecia de terra cum uinea et arbores 

inibi abente de una parte fossato de aliis duabus partibus 

terram ipsius Andrea. sibec[ue alii sunt ab omnia coerentes 

rebus qui supra Godoni presbitero infra ian dictas coerencias 

inuenta fuerint quam ut sup .... cartam uindicionis et prò eodem precio 
in tua qui supra Andrea nel in Eredibus tuis aut cui tu dederis 
proprietario iure, que autem suprascripta pecia de terra cum uinea et 
arboribus supradicta una cum accesso suo seu cum superioribus suis 

et qualiter superius legitur ab ac die tibi qui supra Andre do 

trado et mancipo nuli alii uendita donata alienata obnosiata uel .... 

exinde a presenti die tu et heredibus tuis aut cui tu dederis 

uel abere statueris quiquit uolueritis sine omni mea uel he- 

redum meorum contradicione. quidem espondeo Godo presbiter una 

cum meos heredibus tibi qui supra Andrea tuisque heredibus suprascripta 

pecia de terra cum qualiter superius mensura et coerencias legitur 

est comprehensa In Integrum ab omni nomine defensare non potuerimus 
aut si uobis exinde aliquit per couis ingenium subtrahere quesierimus. tunc 
in dublum ut supra legitur uobis restitnamus sicut prò tempore fuerit 
meliorata aut ualuerit in consimile loco, et nec michi liceat ullo tem- 
pore nolle quod uolui . set quod at me semel factum .... sub iusiurandum 
inuiolabiliter conseruare promito cum stipulacene subnixa. et nichil mihi 
se aliquit redeberis. dissi, actum in Ciuitate Janna felicitcr. 

in hanc cartula uindicionis a me facta subscripsi et supia- 

scripto argento accepit. 

us qui eadem cartula confirmanda marni mea subscripsi. 

o qui eadem cartula confirmanda manus mea subscripsi. 

do qui eadem cartula confirmanda subscripsi. 

Andrea qui a suprascriptis filis mei consensi ut supra. 

Signum m. m. m. m. manibus Ingezoni et Johannes seu Marinus et 
Lanfraco omnes lege uiuentes Romana testes. 

Vuaraco Judex rogatus subscripsi. 

Ego Johannes notarius scriptor huius cartula uindicionis post tradita 
compleui et dedi ( ). 



(') « Pergamena autentica. Sul dorso, iti mano antica: In Burgo Cructfe- 

r ìi-ii ih » ( Poeto ). 



(67 ) 



DOCUMENTO XLII. 

Armanno del qra. Angelberto vende una sua schiava, di nome Erchenfcruda, a 
Benedetto del qm. Giovanni e Benedetta giugali, pel prezzo di 18 denari di 
buono argento. 

1005, 9 luglio 

(Carte Genovesi, num. 65) 



In nomine domini dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Henrigo 
gratia dei Rex. anno Regni eius deo propicio secundo. nono die mensis 
iulii. Indicione tercia. Constat me Armano fìlius quondam Angelberti 
qui professo sum ex nacione mea legem uiuere Salicha accepissem sicuti 
et in presencia testium accepi at uos Benedictus filius quondam Johanni 
et Benedicta iugalibus filia quondam Benedicti Argentum Denarios bonos 
solidos decem et hocto fkritum precium prò Ancilla una iuris mei nomine 
Erkentruda sibe con ipsa alio nomen nucupante nacione ei Burgundie de 
quo agitur. non fura non fugitiua neque cadiua. set mente et corpore sana 
ipsa esse dico, que autem infrascripta Erkentruda Ancilla iuris mea 
supra dieta ab hac die uobis qui supra Benedicto et Benedicta iugalibus 
prò suprascripto argento uendo trado et mancipo .... insuper per cul- 
tellum fistucum notatum uuantonem et uuasonem terre atque ramimi 
arboris uobis exinde legitimam facio tradicionem et ... . uestituram. 



et me exinde foris expuli uarpiui et absa sito feci et uobis 



exinde a presenti proprietario nomem quicquit 

. . . etis sine omni et heredum ac proheredum 

repeticione. si quis uero quod futurum esse non . . . 

si ego ipse Armanno quod absit aut liac 

proheredibus meis seu quislibet contra hanc 

cartulam uindicionis ire quandoque temptauerit multa quod est pena 

auro optimo lincea una argenti ponderis duas et a me qui 

supra Armanno .... mei Benedicto et Benedicta iugalibus 

uestrisque heredibus dederitis uel abere statueritis ista Erkentruda 
Ancilla qualiter superius legitur et est comprehensa siue Agnacio si 

abueris in integrum ab omni sint defen et Bergamena cum 

Atramentario de terra eleuaui me paginam Actum in Burgo 

Naboli feliciter. 

Signum m. manus suprascripto Ermanni qui hanc cartulam fieri rogauit 
et infrascripto argento accepi. relecta est. 



( "8 ) 

Signum m. m. manibus Constancii filii quondam .... marii et Ber- 
nardi fìlii quondam Rodulfi ambo lege uiuentes Salicha testes. 

Signum m. m. m. manibus Jolianni filii quondam ni et Ro- 

baldi fìlii quondam Michaeli seu Johanni filius quondam Andree testes. 

Ego qui supra Johannes notarius Sacri Palacii scriptor huius cartulc 
uendicionis post tradita eompleui et dedì ('). 



DOCUMENTO XLIII. 

Donazione ili terra in Uarsaneto fatta da Melemberga figlia del qin. Andrea e 
moglie di lldoino al monastero di santo Stefano. 

1005 , settembre 
(Pergamena dell' Arch. Gov.; Carte Genovesi, num. 66) 



f In nomine domini. Hanno Incarnacione Domini nostri Jhesus Christi 
Mileximo quinto, mense setember. Indicione quarta. Monesterio Sancti Ste- 
fani primo martires sito loco Januensis. Ego Melenberga fìlia quondam 
Andrei et est uxor Ildoini qui professo sum ex nacione mea lege uiuere Ro- 
mana et infrascripta eadem lege suprascripto uiro meo mihi consenciente 
et subscribente. propterea dixi quisquis monisterio Sancti Stefani ac ue- 
nerabilis locis aliquit contulerit rebus iusta autori uocem oc seculo cen- 
tuplum acipiad. insuper quod melius est uita posidebit eterna, ideoque ego 
qui supra Melemberga donamus ofercionis in eaden monesterio Sancti Ste- 
fani Eriberto Abas per mercedem anima méa. oc est pecia una de terra 

cum uinea et castaneto et Aceto et arboribus fructiferis proprie- 

tariis meis quas habere uisa sum meipsum finita Januensis in locus qui 
nominatur Garsanedo. coerit ei ab una suprascripta terra cum uinea et 
castaneto et aliis arboribus super se abente. de duobus partibus fine terra 
Sancti Stefani, de superioi^e capite es trauerso fine Fosado. Infra supra- 
scripte coherencie plenum et uacuum mea porcione omnia in integrum. 
antepoxita medietatem quam per cartulam a pastenacionis dacta habeo 
Johanni. sibique alii sunt coherentes dicendo, que autem suprascripta res 
in infrascripto loco garsanedo uinea supra dieta una cum acesionibus et 
ingressoras earum seu cum superioribus et inferioribus earum qualiter 



(') Questa pergamena era allogata nella Cantera 28 dell' Archivio Segreto della 
Repubblica (Poch). 



( 09 ) 

sapra mensuras et eoherencias legitur in integrum ab ac die eadem 
monesterio Sancti Stefani donamus oferimus et per presente cartula 
ibidem habendum confìrmamus prò anima mea mercedem. et nec mihi 
licead ullo tempore noie quod uoluit quod a me semel factum uel con- 
scriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promipto con 
stipulacione subnixa. anc enim cartula ofercionis me Zangulfus notarius 
tradidit et scribere rogaui. in quam et subter confirmans testibusque 
otuli roborandum. Actum in montecello dicitur feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Melenberga qui anc cartula ofercionis 
fieri rogaui ut supra. et ei relecta est. 

t Ilduino in anc cartula ofercionis ad uxor mea consensi. 

Signum m. m. m. manibus Martino et Petro et Andrea pater et filiis 
omnes lege uiuente romana testes. 

Signum m. m. manibus Johannes et item Johannes rogatis testes. 

Ego quiden Zangulfus notarius scriptor uius an cartula ofercionis 
post tradicta compleui et dedi. 



DOCUMENTO XLIV. 

Marino Giudice e Giovanni germani, colle loro mogli Gotiza e Doda, fanno do- 
nazione al monastero di santo Stefano di una pezza di terra sita in vicinanza 
della Chiesa di san Martino. 

1006, marzo 
(Pergamena dell' Arch. Gov. ; Carte Genovesi, num. 73) 



t In nomine Domini Dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. regnante 
Donno nostro Inricus in Italia ano tercio. mense marcius. indicione quinta. 

Tibi Domnus Eribertus Abas monesterio Sancti Stefani proto Christi 
martiris sito froris (sic) anc urbem Janue nos Marinus Judex et Gotiza 
iugalibus et Joani germano eidem Marini et Doda iugalibus. et ipsi 

uiri consencientes et subter conflrmantes. ofertores et dona- 

tores tuis. propterea diximus. . . . ille sunt donacionis seu ofersionis titulo 
iuris firmissime que bona exspontaneam uoluntatis nostris interueniunt. 
et ideo nos qui supra iugalibus ofertores et donatores uestros donamus 
cedimus tradimus et per presententi cartam offersionis in uos uel in suc- 
cessoribus uestris abendum confirmamus in sunto uestris usus. et sunt 
quitquit uoluerint sicut subter legitur prò anime nostre mercedem. oc est 



( 70 ; 

pecia una de terra que posita est prope Ecclesia Sa noti Martini, eoerit 
eidem predicta pecia do' terra da una parte in iòngitudo uinea gotefredi. 
ab alio latere terra predicti monesterii. et es traucrso de subteriore 
eapite Crosa. ab alio capite terra nostra qui supra iugalibus qui in no- 
stra reseruamus potestatem. sibueque alii sunt coerentes. et est predicta 
pecia de terra per mensura iusta in longitudo ab uno latere perticas 
decem et octo. ab alio latere perticas uiginti. et ex trauerso da uno ca- 
pite perticas quimque. de subteriore capite iusta crosa est per mensura 
iusta perticas tres. a perticas de pedes duodecimi a pedes Doni Liuprandi 
rex. infra iam dictas mensuras nel coerencias omnia in integrum a presenti 
die in tua qui supra Eribertus Abas uel in tuis subcessoribus et ut par 
ipsius monesterii qui in eodem monisterio ordinati fuerint sit potestate. 
in susidium usu et suntu quitquit uoluerint sine omni nostris et eredum 
nostrorum contradicione. quidem espondimus atque promittimus nos 
qui supra iugalibus si unquam in tempore nos uel nostris eredibus 
atuersus te qui supra Eribertus Abas uel aduersus tuisque subcessoribus 
de predicta pecia de terra qualiter subperius legitur in integrum agere aut 
causare quesierimus uel ab omni ornine defensare non potuerimus preter de 
Ecclesia cuius est proprietas. et liceat te exinde libelum petire at nomen 
tuum uel successoribus tuis. tunc spondimus nos qui supra iugalibus una 
cum ereridibus (sic) componere tibi qui supra Eribertus Abbas uel ad 
subcessoribus tuis pena dubla pecia de terra sicut supra legitur uel esito 
suo in dublo comodo in tempore fuerit melioratis. quam uero carta ofer- 
cionnis mee Georgius notarius scribendum rogauimus. in qua subter 
confirmans testibusque obtulit roborandum. Actum Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus Gotiza et Doda qui in ac carta ofersionis 
fierit rogauerunt. 

t Marinus Judex in anc carta ofersionis a me facta subscripsi et a 
predicta uxor mea consensi. 

Johannes in anc carta ofersionis a me facta subscripsi et a predicta 
uxor mea consensi. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Genoardo. Cunizoni. Johannes. 
Martino. Andrea testes. 

|- Ego Georgius notarius notarius (sic) scripsi et subscripsi compleui 
et dedit. 



( 71 ) 



DOCUMENTO XLV. 

Verbale di duello, non avvenuto, ma intimato fra Godone del qm. Lamberto 
avvocato del monastero di santo Stefano ed Eldeprando figlio di Adalguda, e 
da seguire nella Loggia dell' Episcopio sotto la presidenza del Vescovo, per 
sostenere la verità della donazione fatta da essa Adalguda al citato monastero, 
e dal detto Eldeprando impugnata ('). 

1006, 30 aprile • 

(Ved. Atti della Società, voi. I, p. 222) 



DOCUMENTO XLVI. 

Kriberto abbate di santo Stefano dà in locazione due pezze di terra in Garsa- 
neto, a condizione che sieno pastinate di castagne domestiche. 

1006, novembre 
(Pergamena dell' Areh. Gov. ; Carte Genovesi, num. (59) 



; In nomine Domini Dei et Saluatoris nostri Jhesus Christi. Emricus 
gratia Dei Rex. anno regni eius Deo propicio ic in Italia tercio. mense 
nouember. Indicione quinta. Placuit atque bona uoluntatem conuenit 
inter Domnus Eribertus Aba monesterio Sancti Stefani proto Christi 
martiri sito prope ciuitatis Janua iuste uia publica que pergit at 
porta superiana nec non et inter Martinus qui et Bruningus filius quon- 
dam Leoni et Johannes et item Jhoannes filii quondam Luniuerti ut in 
Dei nomine debeat dare ut et a pi'esenti dedit ipse Eribertus Aba eidem 
Martini una medietatem et predictis germanis alia medietate ucl at 
illorum eredibus. oc est pecias duas iuris ipsius monesterii que posite 
sunt in ualle Pulcifera locus ubi dicitur Garsaneto ubi noncupatur cam- 
pora et Fontanel. et cui coerit a prima pecia de Campore da omnes 
partes terra ipsius monesterii. a secunda pecia de terra in predicto loco 
fontanele. cui coerit da una parte terra indonicata ipsius monesterii. de 
alia parte libellaria eidem Martini et Germani, de superiore capite 

Pedemonte agro, de subteriore fosato. sibeque alii sunt ab 

omnia coeren pecias de terra prò mensura insta in ciré . . . 

(•) Ved. Docum. XXIV, p. 41. 



( 72 ) 

.... super totani perticas ducentum a perticas de pedes duodeetm a 

pedex Domili Liuprandi Rex. infra iam dictas mensuras et eoerencias 
omnia ex integra sponderunt se suprascriptis Martinus et Germani 
uel illorum eredibus ian dictas pecias de terra omnia ex integra pa- 
stenare de castaneas et . . . aliare uèl excolere et inserire de castaneas 
domesticas ubi oportunum usque at decem ani expleti. et rendere de- 
beant exinde per unumquemque anno de castaneas que ibidem colecta 
fuerit medietatcm et argentimi Denarios bonos duos. dati et consignati 
ipsi denarii at eodem monisterio et ipsas castaneas in super locum 

Garsaneto presen Martinus et Germanis eidem Eriberti Aba 

uel successores ('). 



DOCUMENTO XLVII. 

Donazione di beni siti in Albaro e Langasco, fatta da Opizo e Buonvassallo al 
monastero di santo Stefano; e più altra donazione fatta dagli stessi a Gandolfo 
figlio di Guglielmo, oltre sostituzione nei varii casi in questo atto medesimo 
contemplati. 

10)9 (?) maggio 
f Carte Genovesi, num. 261) 



Carta offersionis quam fecit Opizo et Bonusuasallo a monasterio Saneti 
Stefani de omnibus rebus nostri in Albario. coerit ei de una parte uia 
que dicitur .... fosato de t ... de Eredes quondam Leoni, de quarta 
Costa et uia. et Opizo solum fecit similiter offersionis ad ipso monasterio 
de manso uno a Langasco ubi dicitur Sanctus Stefanus. qui fuit .... 

uel in eius pertinenciis. omnia ex pai'te ipso rustico et omnia sua 

et a monasterio Sancto Andrea, pecia una de terra in Pelio ubi dicitur 
Moitola a mansione et uinea. de una Martinus Calcegursio. de alia 

uia de terra Johannis. de alia Bruningus et suis consortibus 

Et Opizo et Bonusuasallo fecerunt donacionem a Gandulfo Infantulo 

fìlio Wilielmi de casis et omnibus rebus et mobilibus que 

peruenerunt predictus quondam wilielmus propriis et libellariis. exepto 
Albario. et medio et omnia iniuriasca. Et aliter n uè supra se Infantulo 
infra quindecim anni uenerit a luce (?) uxore sibi copulauerit alt . . . ad 

(') Il resto è logorato dall'acqua. 



( 73 ) 

licentiaet potestate [aure (?) eartula dotis et donacionis . . due mansora 
anima sua (?). et si mortuus fuerit infra età sine fìlio uel filia de legitima 
procreacene statini deueniant omnibus rebus in eas auctore a Bono- 
uasallo eredibus et aliis omnibus rebus nostris in Pelio et in camerli uel 
in eorum pertinenciis ad Aldo Diaconus et Albertu's et Mauro, aliis om- 
nibus casis et rebus ueniat in potestate uulpe et fìlio et filia sua in tali 
tenore, si mortuus fuerit sine fìlio uel filia de legitima procreacione 
omnibus rebus que fuit quondam Perus Judici ueniant ad omnibus 

meis propinq pertinet contracti ratione (?) da parte quondam 

ienitor meus et manso uno in Strupa et .in Galianico ubi dieitur ca- 
pran . . omnibus suis pertinenciis a Belone et Johannes Diaconus et a 
nepotibus suis et omnibus rebus que mini pertinet ex parte genitrex 
mea Amelberta et Anglerio et Andrea et Anselm ... et omnibus casis 
et rebus que fuit quondam Leda cuniux mea ueniant ad omnes fìlli 
Bonusuasallo et fìrmana sua et fìlli wilielmi et filii totrada. 

Testes micliael. Bruningo. Mauro. Vgolam. f r . . . . am ... in mense 
Madius. Indicione VII. coma . . . na cadaplauma et mansione infra ciui- 
tate Janua. ante mansione quondam deo te salue ('). 



DOCUMENTO XLVIII. 

Rufino prete acquista beni in Basaluzzo da Andrea del qm. Benzone. 
1009, 21 agosto 

(Pergamena autentica dell'Archivio Governativo, 
Abbazia di San Siro, mazzo I; Carte Genovesi, num. 76) 



In nomine domini dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. Enricus 
grafia dei Rex. anno Regni eius deo propicio ic in Italia sesto, duode- 
cimo kalendas setember. Indicione octaua. Constad me Andreas filius 
quondam benzoni. qui profeso sum ex nacione mea legem uiuere Ro- 
mana, acepisem sicuti in preseneia testium accepi ad te rufinus presbiter 
habitator in loco Baselheucia argentum aceto predo denarios bonos solidos 

sexaginta tìnitum precium permeam porcionem et diuixionem erosis 

et omnibus rebus illis et de molendinum unum cum omnia ordinacione 



('J « Pergamena segnata sul dorso, come parmi, di mano antica: De Albario » 
(Podi). 

6 



( 74 ) 

sua <ht macinare super se abente quod est edificato in fluuio Lemore iuris 
monesterio Sancii Saluato-ri ('). quam abere uiso snm in loco et fundo ba- 
sclehucia et infra castro quamque et foris uel inneius (sic) territorio .... 
quitquit inniso [sic) loco et infra Castro quamque et foris uel inneius ter- 
ritorio abere uidetur in integrum . . . ditam est tam preditis casis et om- 
nibus rebus tam sediminas et uineis pratis gerbi passcui siluis astelaicis 
ripi rupinis a palutibus coultis et incoultis diuixi et indiuixis una cum 

finibus terminibus uendo ego qui supra Andrea libi ian dito 

Rufini presbitero per anc cartulam uindicionis et prò eodem precio omne 

mobilia et bestiis in integrum et facias iusta consuetudine isins 

loci quitquit uolueritis. 

In suprascripto Loco. Baselbeucia. feliciter. 

Signum .... manibus Joani et Angelberti seu Martini omnes Legem 
uiuentes Romana testes. 

Signum m. m. manibus Petri et Rufini testes. 

Ego Gisulfus notarius Sacri Palacii scriptor uius cartule uindicionis 
post tradita compleui ededi. 



DOCUMENTO XLIX. 

Il predetto Rulino fa donazione allo stesso Andrea, ed al di lui figlio Renzo, 
dei beni acquistati come sopra. 

1009, 22 agosto 

(Pergamena dell'Ardi. Gov., loc. cit.; Carte Genovesi, num. 77) 



In nomine domini Dei et Saluatoris nostri Jnesu Christi. Enricus 
grafia Dei Rex. anno Regni eius Deo propicio ic in Italia sesto, unde- 
cimo kalendas setember. Indicione octaua. Ego Rufinus presbiter qui 
profeso sum ex nacione mea legem uiuere Lamgobardorum. propterea 
disi uita et mors in manu Dei est. melius est enim ornine metui mortis 
uiuere quam spe uiuendi morte subetanea preuenire. manifestimi est mihi 
qui supra Rufini presbitero eo quod odie (■) uenundaui mihi Andres filius 

(') Cioè del monastero di san Salvatore di Pavia, dal quale appunto il luogo 
di Basaluzzo (Basiligutia) dipendeva, per donazione fattagliene dall' imperatrice 
Adelaide e confermata in vigore di diplomi di Ottone 11 del 982, di Ot.tone III del 
1000, di re Ardoino del 1002, d'Arrigo II del 1014, e di Corrado il Salico del 1023 
(Ved. Margarinus, Bullar. Casinen. , voi. II, constit. 60, 68, 71, 77, 82). 

( 2 ) Veramente la vendita era seguita il giorno prima. 



( 75 ) 

quondam Benzoni prò carta uindicionis et prò aceto precio Argentimi de- 
narios bonos solidos sexaginta. nominatine casis et omnibus rebus illis cum 
imam porcionem et diuisionem de molendinum unum cum omni ordi- 
nacene sua da macinare super se abente quod est edificata in fluuio 
Lemore que fuerit iuris monesterii Sancti Saluatori et abere uisus fui 
in loco et fundo Baselheucia et infra castro quamque et foris uel in eius 
territorio, pratis casis et omnibus rebus designatis. similiter uenumdaui 
mihi Andreas per anc cartam uindicionis et prò eodem precio omnem 
mobilia et bestiis que fui similiter iuris sui. ut a presenti die in meam 
ut ego dedise uel abere statuisse fuise potestatem abendum. et faciendum 
exinde quod uoluissem. modo uero considerante me dei onnipotentem 
misericordie et retribucione seu mercede anime mee ut nec omnia sicut 
supra legitur innordinatis relinquam. propterea prouidit ei ita ut ordi- 
nare et disponere ut omni tempore si firmis et stabile permanendum 
qualiter ic sut (') statuero et mea decreui uoluntas prò animea mea mer- 
cedem. ideoque uolo et statuo seu iudico adque prò ac carta ordinacionis 
mee confirmo ut abead ego ise Andreas diebus uite sue predictis casis 
et omnibus rebus cum iandito molendinum cum omni ordinacione sua 
da macinare super se abente seu predita mobilia et bestiis tantum 
utsufrotuario nomem quitquit uoluerint prò anima mea mercedem. 
post autem eidem Andrei decessum uolo et statuo seu iudico ut abead 
Rehenzo Infantulo tìlio suprascripto Andrei ianditis casis et omnibus rebus 
et predito molendinum cum ordinacione da macinare supra se abente 
seu predita mobilia et bestiis. et faciad exinde ise Rehenzo a presenti 
post eidem Andrei Genitor isius Rehenzoni decessum iusta consuetudine 
isius loci quiquid uoluerint prò anima mea mercedem et prò onore Sacer- 
doci mei. et nec mihi licead ullo tempore nolle quod uoluis (sic), se (sed) 
quod ad me semel factum uel conscriptum est conseruare promitto con 
stipulacione sunixa. anc enim cartulam ordinacionis paginam Gisulfi no- 
tarius Sacri Palatii tradidit et scribere rogaui. in qua subtus confirmans 
testibus obtuli roborandum. Actu in suprascripto Loco Baselheucia feli- 
citer. 

Ego Rufinus presbiter et qui in anc cartula ordinacionis a me facta 
subscripsi. 

Signum manibus Petri et Rufini seu Joani testes. 

Signum m. m. manibus Martini et Angelberti ambos legem uiuentes 
Romana testes. 

Ego qui supra Gisulfus notarius Sacri Palacii scriptor uius cartula 
ordinacionis post tradita compleui et dedit. 

ì, 1 ) Sttbter o subtus. 



( 70 ) 

DOCUMENTO L. 

Alberi" aglio de] qm. Leone di Cesino acquista beni du Giovanni ed Olberga e 
da Giovanni e Sigilberga. 

1010, maggio 
(Carte Genovesi, num. 79) 



In nomine domini dei et Saluatoris nostri .Ihesu Christi. Emricus 
gratta dei Rex. anno Regni eius deo propicio in Italia septimo. quinto 
kalendas iunii. Indicione oetaua. Constand nos Jolianne fìlius quondam 

item Johanni et Olberga Jugalibus filia quondam mar de monte 

et item Johanne filius quondam item Johanne et Sigilberga iugalibus tìlia 

quondam mur monte qui profassi sumus nos Jugales ambo ex 

nacione nostra legem uìuere Romana . . . accepisemu noss Johanne et 
Alberga (sic) Juga Jugalibus et Johanne et Sigilberga iugalibus comu- 
niter .... accepi ad te Alberto filio quondam Leoni de Cisino argen- 
tum prò denarios bonos solidos duo finitum precium prò cuntis casis sc- 
diminos et omnibus rebus illis iuris nostris iugalibus que aberem uisi 
sumus in locas et fondas Plonhe. et sunt rebus ipsis prò mensura iusta 

in to sediminibus et uineis et castanetis cum areis suarum 

seu . . us gerbis Juga una et bon .... una parte fossato Ruberscus 
qui in costa de gagio. de alia parte costa mauri . . . pius qui in Juuen- 
tina. et si amplius de nostro iuris rebus infra ipsas eoerencias .... in 

eodem loco et fundo Plonhe Johanne et Alberga .... Actum 

in loco a feliciter. 

Signum manibus Almerici fìlius quondam Restani et Ingel- 

berto seu Ildeprando Lege uiuentes romana testes. 

Signum Johanni filius quondam Rihardi et Johanne filius 

quondam Restani testis. 

Ego Giselbertus notar ius sacri palacii scriptor huius cartula uindi- 
eionis postradita compleui et dedi ('). 

(•) « Pergamena autentica. Sul dorso, di antico: De Plunhe » (Poch). 



( 77 ) 



DOCUMENTO LI. 

Silverado eil Amiza giugali donano ad Officia un pastino nel luogo di Rivarolo 
in Polcevera. 

1011, 1 aprile 
( Carte Genovesi , num. 81 ) 



In nomine Domini Dei nostri et Saluatori Jhesu Christi. Enricus Dei 
grafia Rex. anno regni eius Deo propicio hic in Italia septimo. kalendas 
aprilis. Indicione nona. Tibi Officia dilecta amica nostra nos Silueradus 
qui et Razo uocatur filio bone memorie Andrei de loco Riuariole et Amiza 
iugalibus. ego Silueradus qui et Razo cidem Amize coniugi mea consen- 
ciente et subter confirmante, qui professi sumus nos ipsi Jugales ambo ex 
nacione nostra lego uiuère Romana, amicus et amica seu et donatores tui. 
propterea dissimus. quapropter donamus a presenti die dilectionis tue 
et in tuo iure et potestate per hanc cartula donacionis proprietario no- 
mine in te abendum confirmamus. Hoc est petia una de uinea cum area 
ubi estat cum canneto et arboribus fructiferis inibi abente quod est 
pasteno iuris nostra proprietaria qui posita est in loco ot fundo ubi 
Riuariole dicitur. et fines sic decernitur. De una parte terra de hered . . . 
quondam Luponi. de alia parte terra de Hered . . . ipsius Luponi. de tercia 
parte terra Anne fìlia quondam huidoni. de quarta parte fluuio Tanatur- 
bella. sibique aliis sunt coherentes. Infra iam dictas coerencia omnia et ex 
omnibus plenum et uacuum in integrimi, que autem ista pecia de uinea cum 
iam dicto canneto et arboribus fructiferis inibi abente sicut supra decer- 
nitur una cum accessione et ingresso uel esito suo seu cum superioribus 
et inferioribus suis sicut superius coerencias legitur in integrimi ab bac die 
tibi qui supra Ofìcia Amica nostra donamus cedimus tradimus et per 
hanc cartulam donacionis proprietario nomine in te abendum confir- 
mamus. faciendum exinde a presenti die tu et heredibus tuis aut cui 
uos dederitis uel abere statueritis iure proprietario nomine quiquit uo- 
lueritis sine omni nostra uel heredum nostrorum contradicione. quidem 
et spondinius atque promitimus nos qui supra Silueradus et Amiza Jnga- 
libus una cum nostros eredes tibi qui supra officia amica nostra tuisque 
eredibus suprascripta pecia de uinea et canneto qualiter superius coerencia 
legitur in integrum ab omni homine defensare. qui si defendere non po- 
tuerimus aut si uobis exinde aliquit per couis ingenio subtracre quesie- 
rimus. tunc in duplum eadem donacio ut supra legitur uobis restituamns 
sicut prò tempore fuerit meliorata aut ualuerit sub estimacione in con- 



( 78 ) 

simile loco, quidem et at hanc confi rmandum donacionis cartule acce- 
pimus nos qui supra Jugalibus at te qui supra oficia amica nostra exinde 
Launechilt mantello uno ut et nostra donacio sicut supra legitur in te 
tuisque heredibus peremnis temporibus firma permaneat adque persistet. 
et nec nobis iugalibus liceat ullo tempore nolle quid uoluimus. set quod 
at nobis semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum inuiolabi- 
liter conseruare promitimus cum stipulacione subnixa. Actum in ciuitate 
Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Amiza quid [sic) hanc cartula dona- 
cionis fieri rogauit et suprascripto Launechilt accepi. et eique relecta est. 

Silueradus a me facta (sic) subscripsi et subscripta uxor mea consensi. 

Signum m. m. m. manibus Johanni et adelberti et item Johanni lege 
uiuentes romana testis. 

t Johannes notarius rogatus subscripsi. 

Andrea rogatus subscripsi. 

t Ego marinus notarius et Judex sacri palaci! scriptor huius cartule 
donacionis post tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LII. 

Corrado diacono dona al clero della Chiesa di Genova una vigna sita in Carignano, 
con riserva però dell' usufrutto durante la sua vita e quella di Godoltruda 
figlia del qm. Eriberto. 

1011. luglio 

(Carte Genovesi, num. 82) 



In nomine Domini Dei et saluatori nostri Jhesu Christi. Enricus 
gratia Dei Rex. anno regni eius Deo propicio hic in Italia octauo. 

mense Julio. indicione nona. Vobis Broni Archipresbitero et 

Ericus Archidiaconus de ordine Sancte Januensis Ecclesie et ceteris 
diaconibus atque subdiaconibus seu Clericis omnibus qui nunc in eadem 
ordine Sancte Januensis Ecclesie ordinati sunt et esse debent. Ego enim 
in Dei nomine Cunradus Diaconus de eadem ordine Sancte Januensis 
Ecclesie filius quondam Giselberti qui professo sum ex nacione mea 
lege uiuere Romana donator et ofertor uester. propterea dissi quisquis 



(') « Pergamena autentica segnata sul dorso, di mano antica: Cartula de Rt- 
varolo, de Ripariolio » (Poch). 



( 79 ) 

in Sanctis ac uenerabilibus locis uel at Sancti Dei sacerdotibus de 
suis contullerit rebus iusta octoris uocem in hoc seculo centuplum 
accipiet. et quod melius est uitam possidebit eternam. ideoque ego 
qui supra Cunradus Diaconus dono et ofero post meum decessum et 
decessimi Godoltruda filia quondam Eriberti uobis qui supra presbi- 
teri et Diaconi atque subdiaconibus uel Clericis omnibus uestrisque 
subeessoribus et per hanc carta offersionis in suntum uel subsidium ue- 
strorum pei-ennis temporibus in uos abendum conflrmo. hoc est uinea 
et omnibus rebus atque arboribus fructiferis inibi abente iuris mea 
proprietaria quam abere uiso sum in loco et fundo Caleniano uel in 

eius territorio, cui coerit ad fines ab uno latere- publica. ab alio 

latere uinea et rebus que detinet Adalbertus gua .... da tercio latere 
uia que dicitur Crosa. de quarto uero latere uinea et rebus que detinent 
filii quondam Berizonis sibique aliis sunt coerentes. et est ipsa uinea 
et rebus per mensura iusta in circuito perticas octuaginta a perticas de 
pedes duodecim a pedes Liuprandi quondam Regis. Infra iam Infra iam (sic) 
dictas coerencias uel mensura una cum accessione et ingresso uel esito 
suo seu cum superioribus et inferioribus suis in integrum ab ac die uobis 
qui supra Presbiteri Diaconibus Subdiaconibus atque clericis uestrisque 
subeessoribus dono et ofero et per hanc qprtam offercionis in sunctu uel 
subsidium uestrorum abendo confirmo prò anima mea mercede, eo uide- 
licet ordine ut dum ego Conrado Diaconus e\ suprascripta Godoltruda 
aut qui supra nobis alter supra uixerit suprascripta res in nostro usu- 
fructuario nomine sit potestate faciamus de uino uel frugibus earum 
rerum reditum uel censwre quibus exinde Dominus annis singulis de- 
derit quiquit uoluerit. post autem nostrorum amborum decessum tunc 
suprascripta uinea et omnibus rebus in uobis qui supra presbiteri dia- 
conibus subdiaconibus atque clericis uestrisque subeessoribus 

ordine in sunctu uel subsidium uestrorum abendum omni tempore prò 
anima mea mercedem. quidem expondeo atque promitto me ego qui 
supra Cumradus diaconus una cum meos eredes uobis quibus supra pre- 
sbiteri diaconibus subdiaconibus atque clerici omnibus uestrisque sub- 
eessoribus suprascripta uinea et rebus qualiter superius legitur ab 
omni homine defensare. quod si defendere non poterimus aut si uobis 
exinde aliquit per couis ingeni um subtraere quesierimus excepto usufru- 
tuario diebus uite nostre ut supra legitur in duplum iam dieta uinea 
et rebus ut supra legitur uobis restituamus sicut prò tempore fuerit 
meliorata aut ualuerit sub estimazione in consimile loco, nec mihi 
liceat ullo tempore nolle quod uolui set quod a me semel factum uel con- 
scriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promitto cum 
stipulacione subnixa. unde due carte ofersionis uno tenore scripte sunt. 



( 80 ) 

Act ma in limitate Janua felicitcr. 

Cunradus diaconus Sanctc Januensis Ecclesie in hac carta ofierciom- 
a me facta subscripsi. 

Signum m. m. manibus Gunfredi filius quondam Gualterii. et Stati 
race filius quondam . . . Luponi ambo lege uiuentcs Romana tcstos. 

f Vuaraco Judex rogatus subscripsi. 

f Petrus Judex rogatus subscripsi. 

t Petrus rogatus subscripsi 

f Ego Johannes notarius scriptor huius carte ofersionis post tradita 
compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LUI. 

Giovanni del qm. Martino e Leta giugali donano al monastero di santo Stefano 
tre pezze di terra nel luogo detto Falesiano, in Valle di liisagno. 

1012, gennaio 

(Pergamena dell' Arch. (jov. , Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 83) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Enricus 
gratia Dei Rex. anno Regni eius Deo propicio hic in Italia Octauo. 
mense Januarius. Indicione decima. Dilectisimo nobis senper Eribertus 
Abba monasterio Sancti Stefani sito foris et prope Ciuitate Janua. nos 
Johannes filius quondam Martini et Leta iugalibus. ipso uiro meo michi 
consenciente et subter confermante, ofertores et donatores ipsius mone- 
sterio. propterea disimus ille sunt donacionis titulo iuris firmissime quo 
bona et spontanea uoluntatis nostre interueniunt. et ideoque nos qui 
supra Jugalibus ofertores et donatom uestris donamus cedimus tra- 
dimus et per hanc cartulam donacionis atque ofersionis abendum confir- 
mamus. hoc sunt pecias tres de terra cum uineas et arboribus fructiferis 
inibi abente nostris libellariis. quibus sunt positis in ualle Vesano locus 
ubi dicitur Falexiano. prima pecia de uites est prò mensura iusta super 
totum in circuitu perticas tredecim. secunda namque pecia it est prò 
mensura iusta in circuitum super totum perticas nouem et pedes sex. 



(') « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica, Cartula C'alc- 
gnano » (Podi). 



( 81 ) 

a perticas de pedes duodecim a pedes Domni Liuprandi Rex. cui cocrit 
ci at prima pecia de una parte terra Vuaraco Judex. de alia parte terra 
Gotefredi. de tercia parte uia publica. de quarta parte terra de Eredes 
quondam Razoni. item coerit ei at secunda pecia de duabus partibus uia 
publica. de tercia parte terra Gotefredi. de quarta parte terra Johannis. 
item coerit ei at tercia pecia de tribus partibus terra ipso Vuaraco. de 
quarta parte uia publica. sibeque aliis sunt in is omnibus coerentes. ut 
a presenti die in tua qui supra Eribertus 'Aba uel in tuis subcessoribus 
aut pars ipso monasterio qui ibidem ordinati fuerint et cotidie ibidem 
Deo deseruierint prò anime nostre mercede suprascriptas tres pecia de 
ui.tes qualiter superius legitur sit potestate faciendi uel frugendi quiquit 
uoluerit prò anima nostra mercede, salua quidem luminaria Sancta Ec- 
clesia cuius est proprietas. et liceat uos uel subcessoribus uestris libellum 
petire ad nomen uestrum quandoque tempore uolueritis. et si fierit 
quod non credimus nos qui supra iugalibus si unquam in tempore nos 
uel eredibus atuersus te qui supra Eribertus Aba uel atuersus tuisque 
subcessoribus aut pars ipsius monesterio de suprascripta pecia de uites 
qualiter superius legitur in integrum agere aut causare quesierimus uel 
ab omni homine defensare non potuerimus preter de Ecclesia cuius est 
proprietas. tunc spondimus qui supra iugalibus uel nostris eredibus com- 
ponere tibi qui supra Eribertus Aba uel ad tuis subcessoribus aut pars 
ipsi monasterio in duplo comodo in tenpore fuerint melioratis. que uero 
carta ofersionis nostre Johannes notarius scribendum rogauimus. in qua 
subter confìrmauimus testibusque obtulimus roborandum. 

Actum in Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus nostrorum Johannes et Leta iugalibus qui liane 
cartulam ofersionis fieri rogauerunt. eoxque relecta est. et ipse . . . uxor 
sua cons .... 

Signum m. m. m. m. manibus Albizoni et Azoni seu Bonando et Do- 
minico rogatis testis. 

t Silueradus Judex rogatus subscripsi. 

t Ego qui supra Johannes Notarius scripsi et subscripsi. post tradita 
compleui et dedi ( '). 



(■>« Pergamena auleiitica, segnata sul dorso, di mano antica: De Braida Bin- 
■sanis de Faleriano . . . Besenio » (Poch). 



( 82 ) 
DOCUMENTO LIV. 

Locazione di terreni e casa in Albaro, fatta da Eriberto abbate di santo Stefano 
a Milone e suoi discendenti. 

1012, febbraio 
(Carte Genovesi, num. 84) 



Cum Cum peto defensoribus Domnus Eribertus Abbas monasterii 
Sancti Stefani protomartiris sito foris Ciuitate Janue. uti nobis Milo 
una cum filiis suis uel filiabus. et si unus ex nobis sine herede mortuus 
faerit unus alterius succedere debeamus. Titulo condicionis locare nobis 
iubeatis petimus res iuris Ecclesie uestre quas uos tenere uisus estis ex 
parte Sancti Ambrosii Mediolanensis in fundo et loco qui dicitur Ai- 
bario, idest aliquanta terra cum uinea supra se abente. et est ipsa res 
da uno latere perticas undecim. da alia parte similiter perticas un- 
decim. da uno capite perticas tres et pedes octo. da alio capite perticas 
tres et pedes tres octo (sic), a pede Domni Liuprandi regis. et sic petimus 
ipsa res ex integro una cum exitis suo. Iterum petimus iuris predicte 
Ecclesie petia una de terra cum uinea supra se abente in predicto 
Albario et casa, fines et coerentie de ipsa res da uno latere terra 
Eriberti. de alia parte terra Pauloni. de aliis duabus partibus terra 
Algifi. Infra iam diete coerentie ex integro petimus una cum exito 
suo. Ita tamen ut inferanus uobis uel subeessoribus uestris exinde pen- 
sionem prò unumquemque anno denarìum unum. Spondimus in Dei 
nomine atque prornitimus suprascriptis rebus laborare et pensionem Ec- 
clesie uestre uobis uel successoribus uestris per unumquemque anno 
inferre. Quod si minime fecerimus de quo superius repromitimus tunc 
liceat uos uel successores Ecclesie uestre in suprascriptis rebus introire 
et cui «olueritis dare in uestra sit potestate. post obitum nostrum uel 
tìliis nostris in ius et dominium sancte Ecclesie uestre reuertatur 

cuius est proprietas. unde sic placet et hunc libellum scriptum 

et manus uestra firmatum nobis contradere iubeatis et aliut simile a 
nobis factum uel a testibus roboratum uobis prò munimine sancte Ec- 
clesie uestre tradidimus conseruandum. Facto petiforio mense februario. 
indicione X. Regnante Domno nostro Enrico in Italia anno octauo. 
indicione suprascripta feliciter ('). 

. (') « Pergamena scritta in quella età. Sul dorso, di mano antica: Carta da 
Albario » (l'och). 






( 83 ) 



DOCUMENTO LV. 

Convegno seguito fra Amerada del qm. Goffredo e Corrado suo tiglio da uria 
parte, e Giovanni del qm. Madelberto, Giovanni, Andrea, Martino e Filiberto 
del qm. Veneroso dall'altra, per la costruzione di un molino in Bisagno. 

1012, aprile 
(Carte Genovesi, num. 86) 



In nomine domini dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Enricus 
gratia Dei Rex. anno regni eius Deo propicio in Italia octauo. mense 
marcius. indicione decima. Placuit atque bona uoluntate conuenit inter 
Amerada filia quondam Gotefredi et Cumradus genitrice et filio nec non 
et inter Johannes filius quondam Madelberti et item Johannes et Andrea 
et Martinus et Folbertus germanis filii quondam Veneriosi. ut in dei 
nomine debeant dare sicut et a presenti dederunt . . . genitrice et filio 
eidem Johanni tercia porcione. et item Johannes similiter tercia por- 
cionem et Johannes et Martinus et Andrea et Folbertus germanis simi- 
liter tercia porcione. et at illorum heredibus. hoc est pecia una de terra 
iuris predictorum Genitrice et filio qui posita est iusta fluuio Vesano locus 
ubi dicitur Molinello, coerit ei at bisa {sic) pecia de terra de una parte 
terra Eriberti et de Eredes quondam Gotefredi. de alia parte terra Go- 
doni. de tercia parte predicto fluuio Vesano. de quarta parte terra ipsorum 
mater et filio. infra ian dictas coerencias ea racione uti amodo ipsi 
Johannes et item Johannes et germanis uel illorum eredibus unusquisque 
quod superius legitur per terciam porcionem in predicta pecia de terra ubi 
opòrtunum fuerit debeant molendina et aquadutile edificare et alueum in 
ipsum fluuio edificare infra ian dictas coerencias ubi melius potuerit. et 
mitere debeant in ipsum molendino molas et ferros uel aliis instrumentis 
que in ipsum molendino pertine . . . per quem macinare posit. et redere 
debeant singulis annis ex omnium moltura que de ipsa molendina esierit 
quarta porcione et pullos duos et aximas duas. data et consignata 
ipsa moltura et predictos pullos et azimas duas at iandictas mater et 
filia uel at illorum eredibus aut eorum misso prò se ipsis Johannes et item 
Johannes et germanis uel at eorum heredibus aut eorum misso. alia super- 
inposita eis non fiat, pena uero inter se posuerunt ut si suprascriptis 
Johannes et germanis uel illorum eredibus minime fecerint in ipsum molen- 
dino etdificandum uel omnia atimplendum sicut superius legitur aut ipsis 
genitrice et filio uel illorum eredibus eorum Johannes et item Johannes 
et germanis uel at eorum eredibus exinde aliqua torcia uel superinposita 



( 84 ) 

fecerit uel ab omni umiline defensare nun potuerint fcune eemponant 
pars parti fidem seruanti pena Argentum Denaries bonos sulidus centum. 
Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Amerada qui anc cartula eonueniencie 
fieri regaui. 

Cunradus in anc cartula cunueniencia a me facta subscripsi, 

Signum m. m. m. m. m. manibus suprascripterum Jehannes et item 
Juhannes et Martinus et Andrea et Folberto germanis qui liane cart uhi 
cunueniencia illurum rieri rugauerunt. 

Signum .... manibus Martinus et Leuprandus et Juhannes et item 
Martinus et Andree .... rugatis testes. 

Egu Jhcannes notarius scripsi et subscripsi. pcst tradita cumpleui et 
dedi ('). 



DOCUMENTO LVI. 

Durante del qm. Bonizone e Sigiza giugali vendono a Giovanni detto Bonfiglio 
e Domenico del q. Martino un castagneto sito nel luogo appellato Campo Elicone 

1012, aprile 

(Pergamena dell'Ardi. Gev., Abbazia di s. Siru, mazze I; 
Carte Genevesi, num. 87) 



In numine demini dei et saluaturi ncstru ihesu cristi, regnante dennu 
nestru Enrico rege in Italia anno octauo. mense aprilis. indictione de- 
cima. Manifesti sumus nos Durante lìlius quondam Bonizoni et Sigiza 
Jugalibus nos quidem in presencia testium aecepisemus et accepimus 
ad ues Juhannes qui et Benofilio fllius quondam Restani et Duminicus 
fìlius quondam Martini Argentum Denarios bonos solidos numerum decem 
et octo ctoctum utilitatibus nostris peragendum. umde prò suprascripto 
precio quod accepimus ad uos uindedimus tradimus adque refudauimus 
uobis qui supra Johannes et Dominicus. hoc est pecia una de terra cum 
castaneto super se ahente nostra libellaria quam abere uisi sumus in 
lecu ubi dicitur Campu Zuconi. quod est prò mensura insta super totum 
in circuitum perticas sexaginta et nouem. a perticas de pedes duodecim 
a pedes demni Liuprandi Rex. Infra iam dieta mensura emnia plenum 

(') « Pergamena autentica, notata sul dorso, di mano antica: Cartula de mo- 
/endino de Rivaria » (Poch). 



( 85 ) 

tt uacuum ex integrimi sicut supra legitur una; cimi esito suo. ut a 
presenti die in uestra qui supra Johannes et Dominicus uel in eredibus 
uestris aut cui uos dederitis uel abere statueritis sint potestate ex nostra 
qui supra iugalibus pienissima largietatem. faciendum quodcumque uo- 
lueritis. salua quidem luminaria Sancta Ecclesia cuius est proprietas. et 
licead uos exinde libellum petire ad nòmen uestrum uel cuicumque uo- 
lueritis. et si fìeret quod non credimus nos qui supra durante et sigiza 
iugalibus si unquam in tempore nos uel nostris eredibus auersus uos 
qui supra Johannes et Dominicus uel aduersus uestrisque eredibus de 
suprascripta pecia de terra cum castaneto super se abente sicut superius 
legitur agere aut causare quesierimus. uel ab omni nomine defensare 
non potuerimus. preter de ecclesia cuius est proprietas. tunc spondimus 
nos qui supra iugalibus uel nostris eredibus componere uobis qui supra 
Johannes et Dominicus uel ad eredibus uestris pena suprascripta pecia 
de terra cum castaneto super se habente sicut superius legitur in dublo 
comodo in tempore fuerint melioratis aut ualuerint sub estimacione in 
consimile loco, quam uero cartulam uindicionis nostre Gumpertus no- 
tarius scribendum rogauimus. in qua subter confirmans testibusque 
obtulimus roborandum. Actum in loco cisini feliciter. 

Signum m. m. durante et sigiza suprascriptis iugalibus qui liane car- 
tulam uindicionis fieri rogauerunt. 

Signum m. m. m. m. m. m. bonizo. seranus. et Martinus et item Marti- 
nus et Johannes et Benedictus rogati testes. 

f Ego qui supra Gumpertus notarius scripsi et subscripsi compleui 
et dedit ('). 



DOCUMENTO LVII. 

Donazione di una terra in Pedemonte, fatta al monastero di santo Stefano da 
Opizzo od Ascherio del qm. Giovanni e Tegarda giugali. 

1012, ottobre. 

(Carte Genovesi , num. 89 ì 



f In nomine Domini Dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia Dei Rex Deo propicio in Italia anno nono, mense octubris. indi- 

(') Sul dorso della pergamena, di mano del secolo XVI, si legge : 1016, V anno 8.° 
dell' impero d' Enrico 2.° Durante figlio del fu Bonizone e Sugesia sua moglie 
offrirono terre compre alla Chiesa di S. Siro. 



( «SO ) 

ciane undecima. Moaesterio Saneti Stefani curiati martiris sito foria 
set prope ciuitate Janna, nos Opizo qui et Askeriua tiliu.s quondam 
Johanni et Tecgarda iugalibus. qui protesi sumus nos Jugales ambo ex 
nacione nostra lege uiuere romana, ipso namque iugale meo mihi con- 
senciente et subter confirmante, offertorex et donatore* ipsius mone- 
sterii. propterea diximus quisqiiis in Sanctis ac uenerabilibus locis 
et saia aliquit contullerit rebus insta auctori nocem in oc seculo 
centuplum accipiad. insuper quod melius est uitam posidebit eterna, 
et ideo nos qui supra iugalibus donatores et offertores ipsius monesterii 
donamus et offerimus et per presentem Cartulam offersionis ibidem aben- 
dum confirmamus. oc (est) pecia una de terra cum uinea infra se abente 
iuris nostris iugalibus quam abere uisi sumus in ualle Vesano ubi Pede 
de monte dicitur. coerit ei da una parte terra Sancti Stefani, de alia 
parte terra Genoardi. de tercia parte terra de eredibus quondam Oberti 
Vicecomes. de quarta parte terra Teotefredi. sibeque alii sunt coerentes. 
que autem suprascripta pecia de tera cum uinea infra se abente supra dieta 
una cum aceesionibus et ingreso suo seu cum superioribus et inferioribus 
suis et qualiter superius legitur in integrum ab ac die in eodem monesterio 
donamus et offerimus et prò presente cartula offersionis ibidem abendo 
confirmamus. faciendum exinde a presenti die in eodem monesterio in 
sussidium Abbatum nel Monachorum usu et sunto, eo uero ordine si 
euenerit Pontifex aut Abbas uel qualibet Potestas que predictis rebus 
de eodem monesterio aut de susidium abbatum uel monachorum tullerint. 
tunc statim ueniet predictis rebus in potestatem de propinquioribus 
parentibus meis qui ad illuni propinquior aparuerit quamdiu ueniet 
illas potestas que predictis rebus in eodem monesterio reuerterit ut facias 
Abbas uel Monachos illos qui pio tempore in eodem monesterio ordinati 
fuerint et cotidie ibidem Deo deseruierint de fruges et reditum seu 
censum in subsidium usu et suntu quicquit uoluerint prò anime nostre 
mercedem sine omni nostra uel heredum nostrorum contradicione. quidem 
expondimus adque promitimus nos qui supra Jugalibus una cum nostris 
heredibus a parte predicti monesterii suprascripta pecia de terra cum uinea 
infra se abente qualiter superius coerencias legitur in integrum ab omni 
ornine defensare. quod si defendere non potuerimus aut si a parte predicti 
monesterii exinde aliquit prò couis genium subtraere quesierimus tunc 
in dublum eadem offersio in eodem monesterio restituamus sicut prò 
tempore fuerint melioratis aut ualuerint sub estimacione in consimile 
loco, et nec nobis iugalibus licead ullo tempore nolle quod uoluimus sed 
quod ad nobis semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum inuio- 
labiliter conseruare promitimus con stipulacione subnixa. anc enim car- 
tula offersionis me paginam Silueradus notarius tradidit et scribere ro- 



( 87 ) 

gauimus. in qua subter confirmans testibusque optulit roborandum. 
Actum Ciuitate Janna feliciter. 

' Signum m. m. manibus suprascriptorum Askerius qui et Opizo et 
Tecgarda Jugalibus qui anc cartula offersionis fieri rogauerunt. et ipse 
Opizo eidem Conius sua ab omnia suprascripta consensi ut superius. et 
eox relecta est. 

Signum m. m. m. manibus Johannis et Dominiconi seu item Johanni 
omnes leges uiuentes Romana testes. 

f Ego qui supra Silueradus notarius seriptor huius cartula offersionis 
postradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LV1II. 

Donazione di beni posti nel Prato di San Martino fatia allo stesso monastero da 
Teotefredo od Ingo del qm. Berolfo e Doda giugali. 

1013, novembre 
(Carte Genovesi, mira. 90) 



t In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. regnante 
Donno nostro Ericus Rex in Italia anno decimo, mense nouember. in- 
dicione duodecima. Monesterio Sancti Stefani Cristi martiri sito foris 
set prope Ciuitate Genua. nos Teutefredi qui et Ingo tìlius quondam 
Berulfi et Doda iugalibus filia quondam Johannis. qui professi sumus 
ambo ex nacione nostra lege uiuere Romana, ipso namque iugale meo 
michi consencientem et subter confirmantem. ofertores et donatores ipsius 
monasterii. propterea dicsimus quisquis in sanctis ac uenerabilibus locis 
et suis aliquit contulerit rebus in subsidium abatum uel Monacborum 
iusta auctori uocem in oc seculum centuplum accipias. insuper cot me- 
lius est uitam possidebis eternam. et ideo nos qui supra Jugalibus dona- 
tores et ofertores ipsius monasterii donamus et oferimus et prò presente 
carta ofercionis ibidem abendum confirmamus. oc sunt pecies quatuor 
de terra iuris nostri iugalibus que abere uisi sumus in loco et fundo 
ubi Prato Sancti Martini dicitur. et sunt ipses pecies de terra per 
mensura iusta in circuitum super totum perticas centum octaginta. a 
perticas de pedem duodecimo pedem Domni Liuprandi Rex. que au- 

(•) « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica: De Braida » (Poch). 



( 88 ) 

lem pecies de lena sicut super mensuraa legitur in integrum ab 

ac die in eodem monesterio donamus et oferimus in subsidium Abatum 
nel Monachorum usu et sunctum cot uoluerint. eo uero ordinerà si 

auenerint Pontifex nel Abas aut qualibct Potestas qui predictis 

rebus de eodem monastcrium tullerint. tunc uolo ut uenient ibsis rebus 
in potestate propinquioribus parentibus meis qui at illum die propinqui 
aparuerint quandium ueniant illes potestas que predictis rebus in eodem 
monesterio reuerterint. ut facias Abas uel Monahos illos qui prò tempore 
in eodem monasterio ordinati fuerint et cotidie ibidem Deo deseruierint 
de frugies et reditum seu cens?sm qui de ipsis rebus esierint in subsidium 
et usu quitquit uoluerint sine omni nostra uel eredum nostrorum con- 
tradicione. quidem espondimus atque promitimus nos qui supra iuga- 
libus una cum nostris eredibus a parte predicti monasterii suprascriptes 
pecies de terra qualiter superius legitur in integrum ab omni ornine de- 
fensare. quod si defendere non potuerimus aut si a parte predicti monasterii 
exinde aliquis per couis ingenium subtradere quesierimus. tunc in du- 
blum .... ofereio in eodem monesterio restituamus sicut prò tempore 
fuerint melioratis aut ualuerint sub estimacionem in consimile locis. et 
nec nobis iugalibus liceat ulo tempore nolle cot uoluis. set cot a nobis 
semel factum uel conscribtum est sub iusiurandum inuiolabiliter conser- 
uare promitimus con stipulacione subnicsa. anc enim carta ofercionis 

me paginam Seuerus notarius tradidi et scribere rogauimus. in 

qua subter confirmans testibusque obtulit roborandum. Actum in Ciui- 
tatem Genua feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascriptorum Teutefredi qui et Igoni et Doda 
Jugalibus qui anc carta ofercionis fieri rogauerunt. et propter nimiam 
infirmitatem minime scribere potuit manu sua scribere rogaui. et a 
suprascripta uxor sua consensi ut supra. 

Signum m. m. m. manibus Opizoni et Johannis et item Johannis omnes 
legem uiuentes Romanam testes. 

Ego qui supra Seuerus notarius et Judex scribtor uius carta ofer- 
cionis post tradita compleui et dedi ('). 

(') « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica: De Braida » (Podi). 



( »9 ) 



DOCUMENTO LIX. 

c-iiaraco giudice Aglio del qm. Silvestro e Adalguda figlia del qm. Daginzonc . 
giugali, donano al monastero predetto la terza parte di una isola che pos- 
sedono in vicinanza del Pralo di San Martino nella Valle di Bisagno. 

1013, dicembre 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 91) 



f In nomine Domini Dei et Salutatori nostri Jhesu Christi. Enricus 
grafia Dei Rex Deo propicio in Italia anno decimo, mense december. 
indicione duodecima. Tibi Eribertus Abba monesterii Sancti Stefani sito 
fore set prope ciuitate Janua nos Vuaraco Judex filius quondam Siluester 
et Adalguda iugalibus filia quondam Daginzo. qui professi suraus nos ambo 
ex nacione nostra lege uiuere Romana, ipso nanque iugale meo mihi 
consenciente et subter confirmante, ofertores et donatores tui. proptcrea 
dissimus quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis aliquit con- 
tullerit rebus iusta autori uoce in hoc seculo centuplum accipiat. insuper 
quod melius est uita posidebit eterna, et ideoque nos qui supra iugalibus 
donatores et ofertores tui donamus cedimus tradimus conferimus et 
per presente carta ofersionis in te qui supra Eribertus Abba uel in tuis 
subcessoribus aut par ipsius monasterii abendum confìrmamus prò anime 
nostre mercedem. hoc est nostra porcione quod est tercia pars de pecia 
una de terra quod est Isola que posita est in Valle Vesano prope prato 
quod dicitur Sancti Martini iuris nostris iugalibus. et est ipsa pecia 
de terra prò mensura iusta tam ab ipsa tercia porcione quam at alie 
similis duas porciones quam at supeT totum perticas sexaginta et sex. 
a perticas de pedes duodecim a pedes Doni Luiprandi Rex. coerit ei tam 
ab ipsa tercia porcionem quam at supra totum. de una parte terra 
Sancti Syri. de alia parte terra predicti monasterii Sancti Stefani, de 
tercia parte uia publica. de quarta parte fluuio Vesano. sibeque aliis 
sunt coerentes. Infra ian dictas mensuras et coerencia omnia suprascripta 
tercia porcione in integrimi, que autem suprascripta tercia porcione 
de predicta pecia de terra supra dieta una cum accessione et ingresso 
suo seu cum superioribus et inferioribus suis in integrum ab ac die tibi qui 
supra Eribertus Abbas uel in tuis subeesoribus aut pars ipsius monesterii 
donamus cedimus conferimus et per presente carta ofersionis in uos 
abendum confirmaraws. faciendum exinde a presenti die tu et tuis sub- 



( W ) 

cessoribu.s aut para ipsius nioncstcrii in subsidiuni usa et suutu quiquit 
uolueritis prò anime nostre mercede sine omni nostra et heredum no- 
strorum contradicione. quidem espondimus atque promitimus nos qui 
supra Jugalibus una cum nostris Eredibus tibi qui supra Eribertus Abba 
uel at tuis subcessoribus aut pars ipsius monasterii suprascripta pecia de 
terra qualiter superius legitur in integrum ad omni liomine defensare. quod 
si defendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquit per couis inge- 
nium subtraere quesierimus. tunc in duplum eadem ofersio ut supra legitur 
uobis restituamus sicut prò tempore fuerit meliorata aut ualuerit sub 
estimacione in consimile loco, et nec nobis liceat ullo tempore nolle 
quod uoluimus. set quod at nobis semel factum uel conscriptum est sub 
iusiurandum inuiolabiliter conseruare promitimus cum stipulacione sub- 
nixa. hae enim cartula ofersionis pagina Johannes notarius tradidi et 
scribere rogauimus. in qua subter confirmans testibusque obtuli robo- 
randum. Actum ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Adalguda qui nane cartula ofersionis 
fieri rogaui. 

t Vuaraco Judex in ac cartula ofersionis a me facta subscripsi. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Amelbertus et Gunfredo et Juuenale 
et Martinus et Johannes omnes lege uiuentes Romana testes. 

t Ego qui supra Johannes notarius scriptor huius cartula ofersionis 
postradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LX. 

Eriberto suddiacono, figlio del qm. Migesio, dona al monastero di santo Ste- 
fano la dodicesima parte di una terra nel Prato di San Martino. 

1014, febbraio 
(Carte Genovesi, num. 92) 



t In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia Dei Eex Deo propicio in Italia, anno regni eius Deo propicio in 
Italia anno decimo, mense februarius. indicione duodecima. Monesterio 



(<) Sul dorso della pergamena, di mano antica, è scritto: Carta de Isola de 
Vuaraco Jitdice. De Braida usque ad /lumen Btsanis 



( a ) 

riancti Stefani divisti martiris qui est constructo fore set prope ciui- 
tate Janua. Ego Eribertus subdiaconus filius quondam Miesi qui pro- 
feso sum ex nacione mea lege uiuere Romana, ofertor et donator ipsius 
monestevii. propterea dixi quisquis in sanctis locis et suis aliquit con- 
tullerit rebus iusta auctori uocem in oc seculo centuplum accipiad. 
insuper quod melius est uitam posidebit eternam. et ideo ego qui supra 
Eribertus subdiaconus offertor et donator ipsius monesterii dono et offero 
in eodem monasterio in susidium Abatum uel monachorum sicut subter 
legitur. oc est duodecima porcione de pecia una de terra cum uinea et 
arbores fructiferos infra se abente iuris mei. quam abere uiso sum in 
Valle Vesano prope prato at Ecclesia Sancti Martini, cui coerit tam ab 
ipsa duodecima porcione quamque ad alia similem undecim porcione 
da una parte terra que fuit quondam Andrei Judex. de alia parte uia 
publica. de tercia parte terra Bernoni presbitero, de quarta parte terra 
ipsius monesterii. sibeque alii sunt coerentes. que autem suprascripta duo- 
decima porcione de predicta pecia de terra supra dieta una cum acces- 
sione et ingreso suo seu cum superioribus et inferioribus suis et quali- 
ter superius legitur in integrum ab ac die in eodem monesterio dono et 
offero in suscidium abbatum uel monachorum qui in eodem monesterio 
ordinati fuerint et cotidie ibidem Deo deseruierint usu et suntu quod 
uoluerint. eo uero ordine sic uenerint Pontifes uel Abbas aut qualibet 
Potestas de predictis rebus de eodem monesterio uel de suscidium abba- 
tum uel monachorum tullerit. tunc uolo ut ueniant predictis rebus in 
potestate mea uel de propinquioribus parentibus meis qui ad illum die 
propinquior aparuerit quamdiu ueniet illas potestas que predictis rebus 
in eodem monesterio reuertad. et facias Abbas uel subeessoribus suis aut 
pars ipsius monesterii de predictis rebus uel frugeas et reditum seu cen- 
sum quod de ipsis rebus esierit quicquit uoluerit sine omni mea uel 
heredum meorum contradicione. quidem espondeo adque promito me 
ego qui supra Eribertus subdiaconus una cum meos heredex a parte 
predicti monesterii suprascripta duodecima porcione de predicta pecia de 
terra qualiter superius legitur ab omni ornine defensare. quod si de- 
fendere non potuerimus aut a parte predicti monesterii exinde aliquit 
per couis genium subtraere quesierimus. tunc in dublum eadem offersio 
in eodem monesterio restituamus sicut prò tempore fuerit melioratis 
aut ualuerint sub estimacione in consimile loco, et nec mihi licead ullo 
tempore nolle quod uoluit. set quod ad me semel factum uel con- 
scriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promito con sti- 
pulacene subnixa. Actum in eodem Monesterio feliciter ('). 

(') Segue uno spazio lasciato in bianco, e capace di molte soscrizioni (Podi). 



9 

i Ertbertue ippodiaconus in hac carta offerscionis a me facta subscripsi 
Signum ni. in. m. m. ni. manibus Silueràdi et Amelberti et Jobanni 

et Martini et item Martini omnes lege uiuentes Romana testis. 

; Ego Silueradus .hulex et Notarius scriptor Jiuius cartula offerscionis 

posi tradita compietti et dedi ('). 



DOCUMENTO LXI. 

Erizzo detto anche Andrea. Razo ed Opizzo germani, lìgli di Giovanni giudice, 
donano allo stesso monastero e nel ridetto Prato una terra campiva. 

i , marzo 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di.s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 93) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jbesu Christi. Enricus 
gratias (sic) Dei Imperator agustus (sic), anno Imperii eius Deo propicio 
primo, mense mareius. indieione duodecima. Monesterio Sancti Stefani 
Christi martires (sic) sito foris prope ciuitatem Janua nos Erizo quod et 
Andrea et Razo et Opizo Jermanis filli Jobannis Judex. qui profesi sumus 
ex nacio'ne nostra lege uiuere Romana, ofertores et donatores ipsius mo- 
ncsterii. propterea diximus quisquis in Sanctis ac in uenerabilibus locis 
et suis aliquit contullerit rebus iusta octori uoce in oc seculo centuplum 
accipiet. insuper quod melius est uitam posidebit eternam. et ideoque 
nos qui supra ofertores et donatores ipsius monesterii donamus et ofe- 
rimus et per presentem cartulam ofersionis ibidem abendum confirmo, 
oc est quarta porcione de pecia una de canpo iuris nostris quam aline 
uisi sumus in Valle Vesano locus ubi dicitur Prato Sancti Martini, et 
est ipsa pecia de campo tan ab issa quarta porcione quamque at simile 
tres porciones prò mensura iusta de una parte perticas quatuor. de alia 
parte perticas uiginti et due. da tercia parte perticas octo. de quarta 
parte perticas similiter uiginti et dues. a perticas de pedes duodecim a 
pede Domni Liuprandi Rex. coerit ei da una parte uia publica. de alia 
parte terra Sancti Stefani, de tercia parte terra de Eredes quondam Miesi 
et Auberti uicecomes. de quarta parte terra uuilielmi. sibeque alii sunt coe- 
rentes. infra iam dieta coerencias uel mensura omnia suprascripta quarta 

i 1 ) « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica: De Braida» (Id.) 



( '.)"> ) 

porcionc in integrimi, que autem suprascripta quarta porcione de iam 
dieta pecia de campo superius dieta una cum accessione et ingresso seo su- 
perioribus et inferioribus suis q aliter superius legitur in integrimi ab ac 
die in eodem monesterio donamus et oferimus et per presentem cartulam 
ofersionis ibidem abendum confirmamus. faciendum exinde a presenti die 
iuri proprietario nomine quiqu.it uolueritis sine omni nostra et Eredum 
nostromi» contradicione. quidem espondimus atque promitimus nos qui 
supra Jermanis una cum nostris Eredibus parte predicti monesterii su- 
prascripta quarta porcione de iam dieta pecia de campo qualiter supe- 
rius legitur in integrum ab omni nomine defensare. qui si defendere non 
potuerimus aut si a parte predicti monesterii exinde aliqui per couis 
ingenium subtraere quesierimus. tunc in dublum headem ofersio in 
eodem monesterio restituamus sicut prò tempore fuerit melioratis aut 
ualueri sub estimacione in consimile loco, et nec nobis qui supra Jer- 
mani liceat ullo tempore 'nolle quod uoluimus. se quod a nobis semel 
factum nel conscribtum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare 
promito con stipulacene subnixa. anc enim cartula hofersionis me paina 
Albizo notarius tradidit et scribere rogaui. in qua subter confirmans 
testibusque obtuli roborandum. Actum in eodem Monesterio feliciter. 

Sigmim m. m. manibus suprascriptis Razo et Opizoni Jermanis qui anc 
cartula hofersionis fieri rogauerunt. et eorum relecta est. 

f Erizo in ac cartula offersionis a me facta subscripsi. 

Signum m. m. m. manibus Amelberto et Dominico et Petroni omnes 
lege uiuentes Romana testes. 

t Silueradus Judex rogatus subscripsi. 

f Bernardus notarius rogatus subscripsi. 

t Ego qui supra Albizo notarius scribtor in ac cartula ofersionis post 
tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LX1I. 

Oberto Marchese, figlio del qm. Oberto pure Marchese e Conte del Sacro Palazzo, 
di legge longobarda, fa donazione al monastero di san Siro, posto oltre il 
muro di Genova, di una terra vignata sita in prossimità del muro medesimo. 

1014, luglio 

(Ved. Atti della Società, voi. I, p. 193) 
[}) sul dorso e scritto, di mano anUica. in due luoghi De Braida. 



( 93 ) 



DOCUMENTO LXIII 

Diploma di Arrigo li imperatore, con cm attribuisce alla Chiesa 'li Vercelli 

parecchi beni doi fautori di re Ardoino, e fra gli altri predio flliorwn 

Tedisi (Tedisii de Lavania) . . quia isti, postquam nobis fldelitatem iuraue- 
runt , corona Regni longobardici , et diademate Impera nobis iani attributo . 
Arduino Regni nostri invasori iwneti , omnia uastauerimt . et maxime Buse* 
bianam Ecclesiam miserobiliter afllixeri'ni 

A. 1014 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 406; Provana, Studi citati, p. 379) 



DOCUMENTO LXIV. 

Giovanni del qm. Gema dona al monastero di santo Stefano ima terra vignata, 
sita nel Prato di San Martino. 

1005, aprile 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 65) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Ohristi. Enricus gratia 
Dei inperator augustus. anno imperii eius Deo propicio ic in Italia se- 
cundo. mense aprilis. indicione tercia decima. Monesterio Sancti Stefani 
sito foris set prope ciuitatis Janua. Ego Johannes filius quondam Geme 
qui profeso sum ex nacione mea lege uiuere Romana ofertor et donato r 
ipsius monesterii. propterea dixi quisquis in Sanctis ac uenerabilibus locis 
et suis aliquit contullerit rebus insta autori uocem in oc seculo centuplum 
accipiet. insuper quod melius est uitam posidebit eternam. ideoque ego 
qui supra Johannes ofertores et donatores (sic) ipso monesterio dono et 
ofero et per presentem cartulam ofersionis ibidem abendum contìrmo. oc 
est pecia de una terra cum uinea et alios arbores fructiferos infra se abente 
iuris mea qui posita est in loco et fundo Vesano. locus ubi dicitur Prato 
Sancti Martini, cui coerit ci da una parte terra heredes quondam Ma- 
rini notarius et Johannes Jermanis. de alia parte uia publica. de aliis 
duobus partibus terra ipsius monesterii. sibeque ahi sunt coerentes. que 
;iiitem suprascripta pecia de terra cum uinea et alios arbores fructiferos 
infra se abente iuris mei supradicta una cum acesione et ingressoras 
canini seu cum superioribus et inferioribus suis qualiter superius legitur 



( 95 ) 

in integrimi ab ac die in eodem monesterio dono et ofero et per pre- 
senterà cartulam ofersionis ibidem abendum confìrmo. faciendum exinde 
a presenti die a parte ipsius monesterii iure proprietario quiquit uoluerit 
sine omni mea et eredum meorum contradicione. quidem espondeo atque 
promito me ego qui supra Johannes una cum meos eredes a parte ipsius 
monesterii suprascripta pecia de terra qualiter superius legitur in inte- 
grami ab omni nomine defensare. que si defendere non potuerimus aut 
si a parte predicti Monesterii exinde aliquit per couis ingenium sub- 
traere quesierimus. tunc in dublum eadem ofersio in eodem monesterio 
restituamus sicut prò tempore fuerit meliorata aut ualuerit sub estima- 
cene in consimile loco, et nec mihi liceat ullo tempore nolle quod uoluit. 
set quod a me semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum in- 
uiolabiter conseruare promito con stipulacione subnixa. Anc enim cartula 
ofersionis me painam Albizo notarius scribendum rogauimus. in qua 
subter conflrmans testibusque obtuli roborandum. Actum Ciuitate Janua 
feliciter. 

Signum m. manus suprascripto Johanni qui anc cartulam offersionis 
fieri rogaui. et ei relecta est. 

Signum m. m. m. m. manibus Restano et Eriberto et Johannes seu 
Bonizo omnes lege uiuentes Romana testes. 

Ego qui supra Albizo notarius scriptor uius cartule ofersionis post 
tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LXV. 

Martino del qm. Stefano e Giseltruda, coniugi, vendono a Martino detto anche 
Giovanni, suddiacono, figlio del qm. Petrone metà dei beni che hanno nelle 
regioni e luoghi di Giovo, Montanesi, Ricco, Camporsone, ecc. ( 2 ). 

1015 aprile 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 410) 



l l ) Sul dorso , di mano antica: De Braida. 

( s ) 1 beni contemplati in quest'atto derivano in parte dalla donazione fatta a 
Martino ed a' suoi fratelli da Stefano loro padre nel febbraio del 993 (Ved. Do- 
cum. XIX, p. 34). 



( 96 ) 



DOCUMENTO LXV1. 

Judo del qm. Goffredo, Benzo del qm. Giova ini e Ranieri del qm. xigezone pro- 
mettono a Pietro prete, figlio del qm. Andrea, di non muovere alcun litigio 
per causa di una terra di proprietà della chiesa di Bau Marcellino 'li Genova . 
sita in Maxena. 

loie , febbraio 

(Carte Genovesi, num. 97) 



In nomine domini dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Enricus 
gratia dei Imperator Augustus. anno Imperii eius deo propicio secundo. 
mense februario. indicione quartadecima. Tibi Petri presbitero filio 
quondam Andrei nos Indo filius quondam Gotefredi et Benzo filius 
quondam Joanni consoprinis seu Ranerius filius quondam Sigezoni. qui 
professi sumus nos omnes ex nacione nostra lege uiuere Romana. 

propterea disimus promitimus adque et spondimus ut amodo 

nullum unquam in tempore abeamus licencia .... agere nec causare 

nominatiue de pecia una de terra cum erbore uno oliua et 

scario super abente iuris sancti Marcellini genuensis ecclesie, quibus 

sum poxiti in loco et fundo macinola .... dicitur a la louaria 

perticas octo. a pertica de pedes duodecim a pedes domni Liu- 

prandi Rex ... insuper pena argentum denarios bonos papiense so- 

lidos centum. quidem et firmando promissionis cartulam ace- 

pimus nos qui supra Indo Benzo .... Rainerio ad te ian dicto Petrus 

presbiter. exinde Launehi mantello uno ut ec nostra promisio 

firma permanead con stipulacione subnixa. Actum in loco 01- 

meta feliciter. 

Signum m. m. m. manibus suprascripto Indoni et Benzoniseu Raineri i 
qui anc cartulam promissionis fieri rogauerunt . . . launehil acceperunt 
suprascripto. eoxque relecta est. 

Signum m. m. m. manibus Petri et Ammelberti seu Vuralperti omnes 
lege uiuentes Romana testes. 

Signum manibus testes. 

Ego notarius sacri palacii scriptor uius cartula promissionis 

postradita rowipleui et dedi ('). 

(') Questa pergamena fu già fra quelle dell'Archivio di san Siro, donde la 
trascrisse il Podi. Il quale notò eziandio che sul dorso della medesima si leg- 
geva questa erronea interpretazione: « 1005, Per effetti in Polcevera per san 
Siro ». I beni poi che la chiesa di san Marcellino possedeva in Maxena, sono 
ricordati in più libelli dei secoli X e XI (Ved. Reg. Aroiv., p. 291, 420 e 324; non- 

m il Docum. XI , p. 23 del presente volume) 






( 07 ) 



DOCUMENTO LXVU. 

ilei qiu. Aggine dona al monastero di santo Sltìfano un pastino silo in 
Rivarolo di Polcevera presso il torrente Turbella. 

1D16 , agosto 
(Carte Genovesi, num. 98) 



f In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno imperii eius deo propicio tercio. 
mense augusto, indicione tercia decima ('). Monesterio Sancti Ste- 
fani christi martiris que esse constructa non multum longe ac ciui- 
tate Janua set prope iusta uia pubblica. Ego Ofìza Alia quondam 
Aggine qui profesa sum ex nacione mea lege uiuere romana. Quisquis 
in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis aliquit contulerit rebus iusta 
octori uocem in oc seculo centuplum accipiat. insuper cot melius uitam 
posidebit eternanti, ideo ego qui supra Ofìza ofertor et donator ipsius 
monesterii in susidium Abbatum uel Monahorum dono et offero et per 
presentem cartulam offersionis ibidem abendum confirmo, oc est pasteno 
uno et rebus iuris mei quam abere uiso sum in loco et fundo Riuariole. 
loco ubi dicitur Tanaturbella (-). et est ipso pasteno et rebus per mensura 
iusta supra totum in circuitum perticas sexsaginta. a perticas de pedes 
duodecim a pedex Domni Liuprandi Rex. cui coerit ei da una parte 
terra Johanni. de alia parte predicto fosato qui dicitur Tanaturbella. de 
tercia parte terra Armani. sibeque ali sunt coerentes. qui autem supra- 
scripto pasteno et rebus iuris mei supradicta una cum accesione et in- 
greso suo seu cum superioribus et inferioribus suis et qualiter supra 
mensura et coerencias legitur in integrum ab ac die in eodem mone- 
sterio dono et offero et per presentem cartulam offersionis ibidem 
abendum confirmo in susidium Abbatum uel Monachorum qui in eodem 
monesterio ordinatis fuerit et cotidie ibidem Deo deseruierint. eo uero 
ordine si euenerit Abbas aut Pontifes uel qualibet Potestas que pre- 
dicto Pasteno et rebus de eodem monesterio tullerint. tunc uolo ut ue- 
niant predicto pasteno et rebus in potestate de propinquioribus paren- 
tibus meis qui at illum die propinquior aparuerit quamdiu uenerit quandiu 
uenerit (sic) illas potestas que predictis rebus in eodem monesterio reuer- 
terit. ut facias predictis abbas uel Monachos de frugens et reditum qui 

(') Corregasi: quarta decima. 

( 3 ) Questo stesso pastino la detta Oliza avea ricevuto in donazione nel IODI . 
coli' atto riferito ;il num. LI, p. 77. 



( »8 ) 

de ipsis rebus esierit quicquit uoluerit per remedium anime mee sine 
omni mea et eredum meorum contradicione. quidem et spondeo atque 
promito me ego qui supra Ofiza una cum meos eredex a parte ipsius 
monesterio prcdicto pasteno et rebus qualiter superius legitur in in- 
tegraci ab omni ornine defensare. quod sit defendere non potuerimus 
aut si a parte ipsius monesterii exinde aliquit per couis inienium 
subtraere quexierimus. tunc in dublum eadem offersio in eodem mone- 
sterio restituamus sicut prò tempore fuerit melioratis aut ualuerit sub 
estimacione in consimile loco, et nec mibi liceat ullo tempore nolle quod 
uoluit. se quod a me semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum 
inuiolabiliter conseruare promito con stipulacione subnixa. ac enim car- 
tula offersionis me paginam Bernodus notarius tradidit et scribere ro- 
gauit. in qua subter confirmans testibusque obtulit roborandum. Actum 
Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus Ofiza qui ac cartula offersionis fieri rogauit. et ei 
relecta est. 

Signum m. m. m. manibus Opizoni et Broningus et Berardus omnes 
leie uiuentes Romana testes ('). 

t Ego qui supra Bernodus notarius scriptor uius {sic) cartulc offer- 
sionis postradita compleui et dedi ( 2 ). 



DOCUMENTO LXVI1I 

Gaidaldo Conte, figlio del qm. Ingone, dona al monastero di san Siro un nianso 
nel luogo di Monte Moro. 

1047, 1." gennaio 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Siro, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 100) 



In nomine domini dei et Saluatori nostri Jbesu Christi. Enricus gratia 
dei Inperator Agustus. anno Inperii eius deo propicio tercio. calendes ge- 
narius. indicione quinta decima. Monesterio Sancti Sili quod est constructo 
prope Ciuitate genita. Ego Gaidaldus comes filius quondam Ingoni. qui 

(') Segue uno spazio lasciato in bianco per altre soscrizioni (Poch). 

( a ) « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica; De Riuariole 
(Riparioliì). Cartulam quam l'ecit Ofiza de NaturOa (sic). Cartula de Tanatur- 
bella » (Poch). 



( 99 ) 

profeso sum ex nacione mea legem uiuere langobardorum. autfertor et 
donator ipsius monesterio post meum decessum abendum con- 
firmo prò anima mea mercedem. idest manso uno cum omnibus rebus 
ad ipso manso pertinentibus iuris mei quam abere uiso sum in loco et 
fundo munte mauro in integrum. quod autem predicto manso cum om- 
nibus rebus ab ipso manso pertinentibus iuris mei superius dictum. 
una cum acesione et ingreso seu qui supra pertinentibus et inferioribus 
suis qualiter superius legitur in integrum ab ac die in eodem mone- 
seerio sancti sili dono et aufero et per presentem cartulam aufersionis 
in eodem monesterio a presenti die post meum decessum abendum con- 
flrmo prò anima mea mercedem. faciendum exinde pars ipsius mone- 
sterii aut pars ipsius monesterii (sic) de eodem proprietario nomine 
quicquit uoluerit prò anima mea mercedem sine omni mea et eredum 
meorum contradicione. quidem expondeo adque promito me ego qui 
supra gaidaldus comes una cum meos eredes pars ipsius monesterii 
aut cui pars ipsius monesterii suprascripta aufersio qualiter superius 
legitur in integrum ab omni ornine defensare. quod si defendere non 
potuerimus pars ipsius monesterii aut cui pars ipsius monesterio dede- 
rint. et inde aliqui per couis ingenium subtrare (sic) quesierimus tunc 
in dublum suprascripta aufersio restituamus. sicut p . . . . porcio fuerit 

meliorata quia sub estimacione in consimile loco, anc 

enim cartula aufersionis paginam Gisulfi notarius sacri Palacii tradidit 
et scribere rogaui. in quam subtus confirmans testibusque obtulit robo- 
randum. Actum in loco Tramuntana feliciter. 

Signum m. manus suprascripto G-aidaldi comes qui anc cartulam au- 
fersionis fieri rogaui. eique relecta est. 

Signum m. m. m. manibus Constancii et Vrsoni seu Adelberti testes. 

Ego qui supra Gisulfus notarius sacri palacii scriptor uius cartule 
aufersionis post tradita compleui et dedit. 



( 100 ) 
DOCUMENTO LXIX. 

i,n slesso Gaidaldo concede a livello il manso predetto. 

lnl7 , aprile 

( Carte Genovesi , num. 101 ) 



f In Ohristi nomine Placuid atque convenit inter Domnus Gaidal- 
dus filius quondam Ingoni de loco sumaripa nec non et petrus [qui et?) 
Martirms filius quondam item Martinus ut in Dei nomine debead dare 
sicut a presenti dedi ipse Gaidaldus eidem Petri ad fleto censum re- 
dendum et libellario nomine usque ad annos uiginti nouem expletis. oc 
est masaricio uno ex omnibus rebus illis ad ipso masaricio pertinen- 
tibus iuris ipsius Gaidaldi quibus esse uidetur in loco et fundo ubi 
dicitur Munte Moro uel in eius teritoriis omnia. in integrum. ea racione 
uti amodo ipse Petrus et suos eredes usque mixi uiginti nouem annis 
expletis predicto masaricio una cum accessione et ingreso seu superio- 
ribus et inferioribus suis omnia qualiter superius legitur in integrum. 
abere laborare exscollere potuerit et fideliter sine lictem uel fraude 
ita ut prò eis meliorentur non pegiorentur. et persoluere exinde debe 

singulis annis prò omni misa natale Domini tres die antea 

aut tres postea argentum denarios bonos numerum duodecim. dati ipsi 
denariis in loco sumaripa consingnati eidem Domno Galdi aut suo misso 
Giselbertus filius quondam Andreas aut suo erede prò se ipse Petrus 
aut uel suo miso p . . li. alia super impoxita ei non fiad. pena uerum 
inter se posuerunt ut qui supra ex ipsis aut suos eredes non compleuerint 
omnia qualiter superius legitur. uel tollere aut laxare uoluerint ante 
suprascriptis annis expletis. componant pars parti fidem seruanti pena 
argentum soldos uiginti. 

Anno Regni Domini Eginrici gratia dei inperatoris deo propicio 
quarto, tercio apreli. indicione quinta decima. 

Actum in Kastro p. . . . uo. 

Signum testes. 

Ego Notarius sacri palacii scriptor uius libello post tradito 

compleui et dedi ( ì ). 

ii- sui dorso, 'li mano antica D< \Ionte Mauro 



( 101 ) 
DOCUMENTO LXX. 

Rainfredo, Oberto suddiacono e Ido germani, figli del qm. Ingone, rilasciano 
ad Anna , figlia dei qm. Oberto Visconte e Teuza , la metà dei beni posseduti 
dal detto Oberto nel Gomitato di Genova e nella Valle di Lavagna. 

1018 , 2 febbraio 
(Carte Genovesi, num. 103) 



In nomine domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Inricus 
gratia dei Inperator Augustus. anno Imperii eius deo propicio quarto, 
secundo die mense februarius. Indicione prima. Tibi Anna filia quondam 
Oberti Vicecomes nos Rainfredus et Obertus subdiaconus et Ido germani 
filii quondam Ingoni qui profesi sumus nos ex nacione nostra lege 
uiuere Romana, propterea disimus promitimus atque spondimus nos qui 
supra germanis una cum nostris eredibus tibi qui supra Anna uel ere- 
dibus tuis aut cui tu dederis. nominatiue de medietate de casis et rebus 
illis que fuerint iuris proprietariis et libellariis suprascriptus quondam 
Oberti qui fuit genitori tua et Tenza Jugalibus qui fuit genetrice tua. 
quibus sunt positis in Comitatu Januense et in Valle Lauania uel in 
eorum territorio. Vnde nos qui supra germanis odie in te qui supra 
Anna cartula donacionis emisimus per coerencias aliquot in parte desi- 

gnatis di de suprascripta medietate de prafactis casis et omnibus 

rebus que fuerint iuris proprietariis et libellariis de suprascriptis Geni- 
tore et genitrice tua . . . et at tibi qui supra Anna de illorum parte 
opuenit et nos qui supra germanis in te odie cartula donacionis emis- 

simus insuper pena auro optimo libras decem. quidem at ac 

confirmandam p . . . . is cartula accepimus nos qui supra germanis at 
te qui supra Anna, exinde Launahilt Mantello uno ut ec nostra pro- 
misio in te tuisque eredibus perennis temporibus firma permaneat . . . 
Actum locus Sancto Petro Ameta feliciter. 

t Vgo notarius rogatus subscripsi. 

Signum m. m. m. manibus Jobanni et item iolianni et Petrus leie 
uiuentes romana testes. 

Aribertus rogatus subscripsi ('). 



(') « Pergamena autentica da me riposta nella Cantera XXVII » dell' Archivic 
to (Poch . 



( Uì"2 ; 
DOCUMENTO LXXI. 

Giovanni del qm. Giovanni vende al monastero di santo Stefano la mela di una 
terra con casa ch'egli possedè in Val di Uisagno, nel luogo detto Campo di 
Maliziano, cioè tra il fossato di Staglieno ed il limite di Mortedo. 

1018, febbraio 
(Carte Genovesi, num. 104) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
grafia Dei lmperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio in Italia 
quinto, mense februarius. Indicione prima. Manifesto sum ego Johannes 
fìlius quondam item Johanni ego quidem in presencia testium accepi- 
semus et accepimus ad te Eribertus Abba monesterii Sancti Stefani sito 
foris set prope ciuitate Janua Argentum Denarios Bonos Papiense 
solidos triginta finitum precium prò medietate de pecia una de terra cum 
uinea et mansione et arbores fruetiferos infra se abente mea libellaria 
que posita est in ualle Vesano locus ubi dicitur Campo Manziani. cui 
coerit tam ab ipsa medie quamque ad alia similem medie que uestra 
qui supra Eribertus Abba eset uidetur. da una parte est Costa que se 
diuidit inter ipsa terra et terra casa nouascia- de alia parte uia publica. 
de tercia parte fosato de Staliani. de quarta parte terra et terminia de 
terra mortedasca. sibeque alii sunt coerentes. que autem suprascripta 
medie de predicta pecia de terra supradicta una cum accessione et in- 
greso suo seu cum superioribus et inferioribus suis et qualiter superius 
legitur in integrum in uestra qui supra Eribertus Abba uel tuis sub- 
cessoribus aut pars ipsius Monesterii sit potestate ex meam Johannis ple- 
nissimam largietatem faciendi quodcumque uolueritis sine omni mea et 
Heredum meorum contradicione. salua quidem Luminaria de Sancta 
Ecclesia cuius est proprietas. et lieead exinde libellum petire ad nomen 
tuum aut ad subcessoribus tuis quandoque tempore uolueritis. et si 
fieri quod nunc credimus nos qui supra Johannes si unquam in tem- 
pore ego uel meis heredibus aduersus te qui supra Eribertus Abba uel 
aduersus tuisque subcessoribus aut pars ipsius monesterii prò de predicta 
mediem de ian dieta pecia de terra qualiter superius legitur in inte- 
grum agere aut causare quesierimus. uel ab omni ornine defensare non 
potuerimus preter de Ecclesia cuius est proprietas. tunc spondeo me ego qui 
supra Johannes uel meis heredibus componere tibi qui supra Eribertus 
Abba uel ad tuis subcessoribus uel pars ipsius monesterii pena dublis ipsis 



( 103 ) 

suprascriptis rebus sicut prò tempore fuerint melioratis aut ualuerint sub 
estimacione in consimile loco, quam uero cartula uindicionis nostre Sil- 
ueradus notarius scribendam rogauimus. in quam subter confirmans testi- 
busque optulit roborandam. Actum in predicto Monesterio felìcitef. 

Signum m. manus Johannis qui anc cartulam uindicionis fieri ro- 
gaui et suprascripto argento accepi. et ei relecta est. 

Signum m. m. m. m. manibus Dominiconi et Crexoni et Johanni adque 
Amelberti rogatis testis. 

f Maoricius rogatus subscripsi. 

Ego qui supra Silueradus notarius scripsi et subscripsi. post tradita 
compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LXXII 

Gisolfo giudice e Razo germani, figli del qm. Giovanni, riconoscono la dona- 
nazione di una terra in Pedemonte fatta da Ingo prete, loro fratello, :il mo- 
nastero suddetto. 

1018, febbraio 
(Carte Genovesi, num. 105) 



f In nomine Domini dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio in 
Italia quinto, mense februarius. Indicione prima, tibi Eribertus Abba 
Monesterio Sancti Stefani sito foris et prope ciuitate Janua nos Gisulfus 
Judex et Razo germanis fìlii quondam Johanni. qui profesi sumus nos 
ex nacione nostra lege uiuere Romana, propterea diximus manifesta 
causa est nobis qui supra germanis eo quod ante os dies emisit in 
eodem monesterio cartula una offersionis Ingo presbitero Germano no- 
stro de pecia una de terra que fuit iuris sua que posita est in Valle 
Vesano locus ubi dicitur Pedemonte, coerit ab ipsa pecia de terra cura, 
uinea infra se abente da una parte terra nostra qui supra germanis. de 
alia parte terra Askerii qui et Opizoni. de tercia parte terra de He- 



(■ì « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica: Cartula eie 
Campo Manziani quoti est in Valle Crosa. De Valle Crosa et Campo Mazano in 
Straiano » (Poeh). 



( 104 ; 

redex quondam Winigisi Judex. de quarta parte terra predicti insilili 
Judex. sibeque alii sunt coerentes. Vnde modo promitimus adque spon 
dimus nos qui supra Germanis una cum nostris: filile iWinbus nel heredex 
ut nullum unqua in tempore non abeamus licenciam nec potestatem 
per nullum uis genium nullamque occasionem quod fieri pò ... . di- 
cendum quod nobis exinde aliquit pertinere debet. set exinde omni tem- 
pore taciti et contenti permaneamus. quod si amodo aliquando tempore 
nos qui supra germani uel nostris filiis filiabus uel heredex aduersus 
te qui supra Eribertus Abba uel aduersus tuisque subeessoribus uel 
pars ipsius monesterii de predicta pecia de terra cum uinea super se 
abente qualiter superius legitur in integrimi agere aut causare quesie- 

rimus per nos ipsos aut nostra . . . mitente personas suplicandum 

Jurlices aut Principes uel qualibet Potestas. aut si aparuerit ullum datum 
aut factum uel collibet scriptum quod nos exinde in aliam partem de- 
disemus aut emisisemus et claruerit. et exinde omni tempore taciti et 
contenti non permanserimus. tunc spondimus nos qui supra germanis 
una cum nostris filiis filiabus uel heredex componere tibi qui supra 
Eribertus Abba uel ad tuis subeessoribus aut pars ipsius monesterii pena 
dubla suprascripta pecia de terra cum uinea infra se abente sicut prò 
tempore fuerint meliorata aut ualuerint sub estimacione in consimile 
loco, insuper pena Argentum Dcnarios bonos Papiense libras decem. 
quidem et ad anc confirmandam promisionis cartulam accepimus nos qui 
supra germanis ad te ian dicto Eribertus Abba. exinde Launehilt man- 
tello uno ut ec nostra promisio in uos uestrique subeessoribus uel pars 
ipsius monesterii perennis temporibus firma permanead adque persistat. 
et nec nobis qui supra germanis licead ullo tempore nolle quod uoluimus. 
set quod ad nobis semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum 
inuiolabiliter conseruare promitimus con stipulacione subnixa. Actum 
Ciuitate Janua feliciter. 

f Gisulfus Judex in ac cartula promisionis a me facta subscripsi. et 
suprascripto Launehilt accepi. 

Razo in ac carta promisionis a me facta subscripsi et superscrito 
Launahilt accepi. 

Signum m. m. m. m. manibus Andrei et Dominiconi et Johannis et 
Crexoni omnes lege uiuentes Romana testis 

f Vgo notarius rogatus subscripsi. 

f Ego Silueràdus notarius scriptor huius cartule promisionis postrn- 
dita compleui' et dedi ('). 



(') « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica: Cartula de Tiu- 
sano . Ingus presbite}-. De Braicla lìissanis. Ingo presbtter » (Podi). 



( 105 ) 



DOCUMENTO LXXIIl. 

Andrea, detto anche Giovanni, figlio del qm. Ardoino o lìonizone, e chierico 
della Chiesa Genovese, dona al monastero suramentovato una metà de' suoi 
beni in Val di Bisagno, avendo già donata l'altra metà alla Canonica di san 
Lorenzo. 

1818, maggio 

( Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Stefano , mazzo I ; 
Carte Genovesi, num. 106) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia dei Imperator Augustus. anno Imperii eius deo propicio in Italia 
quinto, mense madius. Indicione prima. Monesterio Sancti Stefani christi. 
martiris sito foris set prope Ciuita Janua. Ego Andreas qui et Johannes 
clercius de ordine sancte Januensis Ecclesie et filius quondam Ardoini 
qui et Bonizoni. qui profeso sum ex nacione mea lege uiuere Romana, 
offertor et donator ipsius monesterii. propterea dixi quisquis in Sanctis 
ac in uenerabilibus locis ex suis aliquit contulerit rebus iusta auctori 
uocem in oc seculo centuplum accipiad. insuper quod melius est uitam 
posidebit eternam. et ideo ego qui supra Andreas Clericus offertor et do- 
nator ipsius monesterii dono et offero in eodem monesterio et per pre- 
sente cartula offersionis ibidem abendo confirmo sicut in subter legitur. oc 
est medie de casis et omnibus rebus iuris mei quam abere uiso sum in 
ualle Vesano locus ubi Besanio dicitur. cui coerit tam ab ipsa medie 
quamque ad alia similem mediem que datam abeo ab Canonica Sancti 
Laorenti. da una parte uia publica. de alia parte terra uotefredi. de 
tercia parte terra que fuit Liuprandi presbitero, de quarta parte uia 
publica. infra ianl dictas coerencias oc sunt casis uineis uel aliis 
arboribus cum areis ubi estant omnia et ex omnibus suprascripta me- 
dietate in integrum una cum accesione et ingreso suo seu cum supe- 
rioribus et inferioribus suis et qualiter superius legitur in integrum 
ab ac die in eodem monesterio dono et offero et per presentem cartu- 
lam ofersionis ibidem abendo confirmo. faciendum exinde a presenti post 
meum decessum in susidium Abbatum uel monachorum qui in eodem 
monesterio ordinati fuerint et ibidem cotidie Deo deseruierint usu et 
sunctu quod uoluerint. eo uero ordine sic uenerit Abb?is uel Pontifes seu 
qualibet Potestas que predictis casis de omnibus rebus qua- 
liter superius legitur de eodem monesterio tulerit uel prò scripcione in 
aliena persona fecerint. tunc statim ueniant predicta medietate de ian 
dictis casis et omnibus rebus in potestate de propinquioribus parentibus 

8 



| IDI. | 

meis (|iii ad illuni die propinquior aparuerit. et facias de frugea el re 
ditum que de ipsis rebus exierint quicquit uoluerit quaudiu ueniad illas 
potestas que predicta mediotate in eodem monesterio rcuertat. et faeias 
Abbas nel Monachos illos de predictas frugeas et reditum seu censum 
qui ibidem Dominus anni singolis dederit sine omni mea et heredum 
meorum contradicione. quidem espondimus adquc promitto me ego qui 
supra Andreas Clericus una cum meos heredex a parte ipsius monesterii 
suprascripta medietate 'de predictis casis et omnibus rebus qualiter su- 
perius legitur coerencias in integrum ab omni ornine defensare. quod si 
defendere non potuei imus aut si a parte ipso monesterio exinde aliquit 
per couis genium subtraere quesierimus. tunc in dublum eadem offersio 
in eodem monesterio restituamus sicut prò tempore fuerint melioratis 
aut ualuerint sub estimacione in consimile loco, et nec mihi licead ullo 
tempore nolle quod uoluit. set quod ad me semel factum uel conscriptum 
est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promito con stipulacione 
subnixa, anc enim cartula' offersionis me paginam Silueradus notarius 
tradidit et scribere rogaui in qua subter confirmans testibusque optulit 
roborandam. Actunv Ciuitate Janua feliciter. 

r Andreas Clericus in hac cartula offersionis a me facta .... 

Signum manibus Widoni et Odoni et Genoardi 

et Jouenal lege uiuentes Romana testis. 

Ego qui supra Silueradus notarius scriptor huius cartula offersionis 
post tradita compievi et (ledi ('). 



DOCUMENTO LXXIV. 

K ri ber lo suddiacono, figlio del qm. Migesio, dona al monastero d i santo Stefano 
una terra con vigna, sita presso la Porta Soprana, in contiguità del muro di 
Genova. 

1018, luglio 
(Carte Genovesi, num. 107 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jbesu Christi. Eginricus 
grafia Dei Imperator Augustus. anno imperù' eius Beo propicio quinto, 
mense iulius. indicione prima. Monesterio Sancii Stefani proto cristi mar- 
tiris sito foris set prope Ciuitate Janua. Ego Eribertus subdiaconus de 
ordine Sancte Januense Ecclesie et filius quondam Miexi. qui profeso sum 

'') sul dorso, di mano alitici. Cartula de Besanlo <U- Ponte 



( 107 ) 

ex nacione mea lege uiuere romana, propterea dixi quisquis in Sanctis ae 
in uenerabilibus locis et suis aliquis contulerit rebus iusta octori uocem 
in oc seculo centuplum accipiat. insuper cot melius est uitam posidebit 
eterna, et ideo ego qui supra Eribertus subdiaconus. dono et ofero in 
eodem monesterio et per presententi cartulam ofersionis ibidem abendum 
confirmo in susidium Abbatum uel monahorum usu et suntu quid uo- 
luerint sicut subter legitur prò mercede et remedium anime mee. oc 
est pecia una de uites iuris mei cum area ubi estat quam abere uiso 

sum iusta muro ciuitate Janua prope Porta Superana ubi car 

dicitur. et est pecia ipsa de uites cum area ubi est cum sicaria infra se, 
abente prò mensura iusta in circuitu per totum perticas treginta et 
quatuor. a perticas de pedes duodecim a pedex Domni Liuprandi rex. 
que autem suprascripta pecia de terra cum area ubi estat supradicta 
una cum accesione et ingreso suo seu cum superioribus et inferioribus 
suis et qualiter superius legitur in integrum ab ac die in eodem mo- 
nesterio dono et offero et per presentem cartulam offersionis ibidem 
abendum confirmo. faciendum exinde a presenti die in sunctum Abatum 
uel monahorum usu et sunctum quod uoluerint sine omni mea et eredum 
meorum contradicione. quidem et spondeo atque promitto me ego qui supra 
Eribertus subdiaconus una [cum meos eredes a parte ipsius monasterii 
supradicta pecia de uites cum area ubi estat qualiter superius legitur 
in integrum ab omni ornine defensare. qui sit defendere non potuerimus 
aut si a parte ipsius mone^em ffiliquit per couis ingenio subtraere que- 
xierimus. tunc in dublum eadem ofersio eodem monesterio restituamus 
sicut prò tempore fuerit melioratis aut waluerit sub estimacione in consi- 
mile loco . et nec nobis liceat ullo tempore nolle quod uolmY. se quod a 
me semel factum uel conscriptum est sub hisiurandum inuiolabiliter 
conseruare promit^'mws cum s^jralacione subnixa. ac enim cartula offer- 
sionis me paginam Bernodw* tradidit et scribere rogaui. in qua subter con- 

firmans testibusque optulit roborandum. Actum insù 

dicitur feliciter. 

Ego Eribertus subdiaconus in hac cartula offersionis a me facta subscripsi. 

Signum m. m. m. manibus Ingo et Andreas et Benedictus omnes lege 
uiuentes Romana testes. 

t Seuerus Judex rogatus subscripsi. 

t Bernodus Notarius scriptor uius cartule offersionis post tradita com- 
pleui et dedi. 

f Johannes rogatus subscripsi ( ). 

(<) « Pergamena autentica segnata .... di mano antica,- sul dorso- .... de 
terra . . . , sunt domus prope rnttrum ciuitatis » (Podi) 



( 108 ) 
DOCUMENTO LXXV. 

oiiza figlia del qm. Pietro Giudice e vedova di Teutefredo, coi suoi Agli Teute- 
fredo, Giovanni, Giovanni, Alguda eTeuderada, donano al monastero suddetto 
una terra vignata e due campi nel Prato di San Martino, nonché altri beni. 

1018, agosto 

(Carte Genovesi, num. 108) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno imperii eius Deo propicio quinto, 
mense augustus. indicione prima. Monesterio Sancti Stefani Christi 
martiris sito foris set prope ciuitate Janua nos Oriza filia quondam 
Petri Judex et Teutefredus et Joanes et Joanes et Alguda et Teuderada 
iermanis et iermane fllii quondam Teutefredi Judex mater et filiis. qui 
profesi sumus nos omnes ex nacione nostra lege uiuere romana, propterea 
ofertorex et donatores ipsius monesterio propterea diximus quisquis in 
sanctis ac in uenerabilibus locis et suis aliquis contullerit rebus iusta 
octori uocem in oc seculo centuplum accipiat. insuper quod melius est 
uita posidebit eterna, et ideo nos qui supra mater et filiis et filie donamus 
et offerimus et per presentem cartulam offersionis ibidem abendum con- 
firmamus in susidium Abbatum uel monachorum usu et suntum quod 
uoluerint. oc est pecia una de uites cum area ubi estat et pecias duas 
de campo iuris nostris quam abere uisi sumus in loco et fundo ubi 
Prato Sancti Martini dicitur. Prima pecia de uites cum area ubi estat 
est prò mensura iusta super totum in circuitu perticas uiginti et octo. 
secunda pecia de campo est per mensura iusta super totum in cir- 
cuitu perticas sedecim. tercia pecia de campo est per mensura iusta 
supra totum in circuito perticas octo. a perticas de pedes duodecim a 
a pedes Domni Liuprandi Rex. simliter per anc cartam offersionis do- 
namus et offerimus in eodem monesterio. oc est sesta porcione de Casa 

et rebus itemque iuris nostris quam abere uisi sumus in pre- 

dicto loco Prato Sancti Martini, cui coerit ei tam ab ipsa sesta porcione 
quamque at allias similes quinque porciones que pertinent A ndrei et Johanni 
et Gotefredi germanis da una parte fiuuio Vesano. de alia parte uia 
publica. de tercia parte terra de Eredex quondam Oberti Wicecomes 
et Wilielmi. de quarta parte terra que fuit Bernodus presbitero, sibeque 
alii sunt coerentes. atque prò ac cartula offersionis donamus et offerimus 
in eodem monesterio oc est nouena porcione de insula una itemque 



( 109 ) 

iuris nostris quam abere uisi sumus iusta fluuio Vesano. cui coerit et tam 
ab ipsa nouena porcione qumque at alia similes octo porciones qui per- 
tinet ipso monesterio da una parte fluuio Vesano. de alia parte uia pu- 
blica que pergit a Lagoscuro. da tercia parte terra Sancti Stefani, sibeque 
alii sunt ab omnia coerentes. quibus autem suprascriptis omnibus rebus 
supra dictis una cum accessionibus et ingresoras earum seu cum supe- 
rioribus et inferioribus earum rerum et qualiter superius mensuras et 
eoerencias legitur in integrum ab ac die in eodem monesterio donamus 
offerimus et per presentem cartulam offersionis ibidem abendum confir- 
mamus. faciendum exinde a presenti die in susidium usu et suntum 
quicquit uoluerint . eo uero ordine sic uenerit Pontifes aut Abbas seu qua- 
libet Potestas que predictis omnibus rebus qualiter superius legitur de 
eodem monesterio tullerit aut in alia parte scriptione emiserit. statim 
ueniant predictis omnibus rebus in potestate nostra uel propinquioribus 
parentibus nostris qui at ilio die propinquior aparuerit. et facias de 
fruges et reditum seu censum quod de ipsis rebus exierit quiquit uo- 
luerit quamdiu ueniat illas potestas que predictis omnibus rebus in 
eodem monesterio reuertat. et facias Abbas uel Monahos illos qui prò 
tempore in eodem monesterio ordinatis fuerit de fruges et reditum 
seu censum quod de ipsis rebus esierit sine omni nostra et eredum 
nostrorum contradicione. quidem et spondimus atque promitimus nos 
qui supra Mater et filiis et filie uel nostris eredibus a parte ipsius 
Monesterii predictis omnibus rebus qualiter superius legitur in inte- 
grum ab omni ornine defensare. quod si autem defendere non potuerimus. 
si a parte ipsius monesterii exinde aliquit per couis ingenium subtraere 
quexierimus. tunc in dublum eadem offersio in eodem monesterio 
restituamus sicut prò tempore fuerit melioratis aut ualuerit sub esti- 
macione in consimilibus locis. et nec nobis qui supra mater et filiis 
et filie liceat ullo tempore nolle quod uoluit . sed quod a nobis semel 
factum uel conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare 
promitimus con stipulacione subnixa. anc enim cartulam offersionis 
me paginam Bernodus Notarius tradidit et scribere rogauimus. in qua 
subter confirmans testibusque optulit roborandum. Actum Ciuitate Janua 
feliciter. 

Signum m. m. m. manibus suprascriptorum Ofiza et Alguda et Teu- 
derada mater et filii et filie qui anc cartulam offersionis fieri rogauerunt. 

Ego Teutefredus in hac cartula offersionis a me facta subscripsi. 

t Johannes in ac cartula offersionis a me facta subscripsi. 

f Johannes in presenti cartula a me facta subscripsi. 

t Seuerus Judex rogatus subscripsi. 

t Ounradus Judex rogatus subscripsi. 



( 110 ) 

SignuiD in. m. manibus Leoni et Ardericus ambo lego uiuentes Età 
maini testcs. 

|- Bernodus notarius scriptor uius cartule offersionis post tradita 
complcui et dedi ('). 



DOCUMENTO LXXVT. 

Oberto del qm. Migesio ed Anna del qm. Ebone, giugali, nonché Kbone e im- 
glielmo loro li^ii, donano al Monastero di santo Stefano una pez?a di berrà 
con case nel luogo di Sar Martino in Bisagno ( 2 ). 

litio , maggio 
(Ved. Chartarnm, voi. I, col. 426) 



DOCUMENTO LXXVIl. 

Boniza ed i suoi tigli donano beni al Monasteri! predetto siti m Paverano 

1019, maggio 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi , num. Ili ) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Enricus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio sesto, 
mense madio. indicione secunda. Tibi Eribertus Abas monasterio Sancti 
Stefani quod est constructum fori set prope ciuitate Janua. nos Boniza 

et Gotefredo et Rainaldo et Ermengarda filii et filia ofertores et 

donatores ipsius monesterii. propterea dissimus firmissime 

et bona ex spontanea uoluntatis nostre inter nostra 

loco et fundo Pauariano ginta et quinque. a perticas 

de pedes àwodecim a pedes Domni Liuprandi rex. cui coerit ab una parte 

(') « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica: De lìraiclu iniqui: 
ad flumem Besanis et sunt pertico LII. Di recente: Num. II . 1008, il 5.° dell'Im- 
pero di Enrico. Donazione di terra a San Martino in Vesano fatta al monastero 
di s. Stefano da Oflsa figlia del qm. Pietro » (Pochi. 

( 2 ) Erroneamente però nel Chartarum floc. cit.^ fu stampato Oberto tlltus 

'/"' llexl (per Mirri) ri ri,), ni fi I i(l qm. ebani (in luogo di /.' 



(Ili ) 

terra Genoardi. de alia parte terra de quarta parte 

terra Martini, sibeque aliis sunt et coerencias. 

omnia tercia porcione in integrum una cum esito qui 

supra Eribertus abas uel in tuos subcessores donamus et nuferimus et 
per presentem cartulam offersionis ibidem abehdum confirmamus. faciendum 
exinde abas uel monabos illos qui prò tempore in eodem monesterio ordinati 
fuerint usu et suntu quiquit uoluerint prò anime nostre mercede, sine 
omni nostra et eredum nostrorum contradieione. salua quidem Luminaria 
Sancte Ecclesie cuius est proprietas. et liccat uos exinde libellum petire quan- 
doque tempore uoluerito'.s. et si fieret quod non credimus nos qui supra Jer- 
mani et mater et filiis si unquam in tempore, nos %el nostris eredibus 
ad te Eribertus Abas uel at tuos subcessores de suprascripta pecia de 
terra qualiter superius legitur in integrum agere aut causare quesie- 
rimus. uel ab omni ornine defensare non potuerimus preter de Ecclesia 
cuius est proprietas. tunc spondimus nos qui supra mater et filiis uel 
nostris Eredibus componere tibi qui supra Eribertus Abas uel at tuos 
subcessores pena dubla suprascripta pecia de terra comodo in tempore 
fuerit meliorata aut ualuerit sub estimacione in consimile loco, quam 
uero cartulam ofersionis me paginam Johannes notarius tradidi et 
scribere rogauimus. in qua subter confirmauimus testibusque obtulimus 
roborandum. Actum ciuitate Janua feliciter. 

Signum manibus suprascripte mater et filiis et eox 

relecta est. 

Signum 



tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LXXVII1. 

Martino del qm. Alberto ed Oza, giugali, donano allo stesso monastero una terra 
vignata ed un prato che possedono in Val di Bisagno, presso il fossato di 
Acquai unga. 

1019, maggio 
(Pergamena dell' Arch. Gov. , loc. cit. ; Carte Genovesi, num. 112) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio in Italia 
sexto. mense madius. indicione secunda. Monesterio Saneti Stefani Christi 

iM *ul dorso, di mano antica: De Pauarano nel Mar'asio. 



( J«2 ; 

marti ris sito foris set prope ciuitate Janua nos Martinus filius quondam 
A Ihorti et Oza iugalibus. qui profesi sumus nos iugales ambo ex nacione 
nostra lego aiuere Romana, offertor et oifertris uestris. propterea diximus 
quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis aliquit contulerit 
rebus iusta auctori uocen in oc seculo centuplum accepiad. insuper quod 
melius est uìtam possidebit eternava, et ideo nos qui supra iugalibus 
offertores et donatores ipsius monesterii donamus offerimus et per pre- 
sentem cartulam offersionis in susidium Abbatum uel Monachorum qui 
in eodem monesterio ordinati fuerint et cotidie ibidem Deo deseruierint 
uso et sunto quod uoluerint ibidem abendum confirmamus. oc sunt 
pecia una de uites et pecia una de prato cum area ubi estant iuris no- 
stris iugalibus. quam abere uisi sumus in ualle Vesano prope fosato 
qui dicitur Aqualunga. et est prima pecia de terra cum uites infra se 
abente per mensura iusta in circuitum super totum perticas sexa- 
ginta. secunda pecia de prato est per mensura iusta in circuito super 
totum perticas nouem. a perticas de pedes duodecim a pedex Domni 
Liuprandi Rex. coerit a prima pecia de uites da una parte terra Wilielmi. 
de alia parte terra Wal . . .-it. de tercia parte uia publica. secunda pecia 
de prato cui coerit ei da una parte terra que fuit quondam Bernodi 
presbitero, de alia parte terra de heredex quondam Miesi. de tercia parte 
terra de Heredex quondam Otberti Vicecomes. sibeque alii sunt ab om- 
nia coerentes. que suprascripta pecia de prato et ian dieta de uites cum 
are in qua estant superius dictas una cum acesione et ingresoras earum 
seu cum superioribus et inferioribus earum rerum et qualiter superius le- 
gitur in integrum ab ac die in eodem monesterio donamus oferimus et per 
presentem cartulam offersionis 'ibidem abendo confirmamus. faciendo 
exinde a presenti die eo uero ordine sic uenerit Pontifes aut Abbas seu 
qualibet potestas qui de predictis rebus de eodem monesterio tullerit aut 
si in altera parte prò scriptóone emiserit. tunc uolumus ut ueniant pre- 
dictis rebus in potestate nostra uel propinquioribus parentibus nostris 
qui ad illuni die propinquior aparuerit quandiu ueniad illas potestas 
qui predictis rebus in eodem monesterio reuertat. et facias Abbas uel 
monachos illos qui prò tempore in eodem monesterio ordinati fue- 
rint de fruges et reditum uel censum que de ipsis rebus anni singolis 
exierit usu et suntu quicquit uoluerint sine omni nostra uel heredum 
nostrorum contradicione. quidem expondimus adque promitimus nos qui 
supra Jugalibus una cum nostris heredibus a parte ipsius monesterii su- 
prascriptis pecia de uite et predicta pecia de prato cum area ubi estant qua- 
liter superius mensura et coereneias legitur in integrum ab omni ornine 
defensare. quod sit defendere non potucrimus aut si a parte predicti mo- 
nasterii exinde aliquit per eouis genium suptraerc quesierimus. tunc in 



( 115 ) 

dublum eadem offersio in eodem monesterio restituamus sicut prò tem- 
pore fuerint melioratis aut ualuerint sub estimacione in consimile loco, 
et nec uobis qui supra iugalibus licead ullo tempore nolle quod uolui- 
mus. set quod ad nobis semel factum uel conscriptum est sub iusiu- 
randum inuiolabiliter conseruare promitimus con stipulacione subnixa. 
Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascriptorum Martini et Oza Jugalibus 
qui anc cartulam offersionis fieri rogauerunt. et ipse Martinus eidem co- 
nius sua ab omnia suprascripta consensi ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Martini et Juuencii et Johanni item 
Martini et Adam omnes lege uiuentes Romana testes. 

t Ego Silueradus notarius scriptor huius cartule offersionis post tra- 
dita compleui et dedi ( 1 ). 



DOCUMENTO LXXIX. 

Domenico del qm. Martino fa donazione a Bonizo suo figlio di tutti i suoi beni. 

1019, agosto 
(Carte Genovesi, num. 114) 



In nomine domini dei et Saluatori nostri Jhesu christi. Enricus 
gratia dei Imperator Augustus. anno Imperii eius deo propieio in Italia 
sesto, mense Augustus. Indicione secunda. dilectissimo mini semper 
Bonizo fìlio meo. Ego Dominicus filius quondam martini genitor et do- 
nator seu et benefactor tuus .... dono .... oc sunt casis et omnibus 

rebus illis iuris mei et libellariis quibus sunt positi in 

Valle porcifera in locas et fundas Langasco. Caurasco. in loco 

de uico belegnia. casalle preda strecta. Gazio. Plunki. Pauerio. uel in 

eorum territoriis pos meum qui supra Dominicum decessum . . 

de rebus libellariis salua quidem luminaria sancte Ecclesie cuius est 
proprietas . . . (•) Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum manibus Andrei et et martini atque 

Johannes seu rogati testes. 

Ego qui supra Albizo notarius scribtor uius cartule donacionis postra- 
dita compleui et dedi ( 3 ). 

(') Sul dorso, di mano antica: De Braida Bissanis. 
(-) Ommesse le forinole (Poch). 

I*) Pergamena autentica , già serbata nelP Archivio di san Siro, e sul cui dorso 
leggevasi : 1009 Effetti in Langasco, Ai san Siro (Podi) 



( Ili 



DOCUMENTO LXXX. 

Enrico 11 imperatolo pubblica nella Dieta di Strasburgo tre costituzioni, albi 
presenza quamplurlum nobis . . . ficlelium . . . episeoporum . . . Januensis 
Lunensis. 

1019, settembre — ottobre 
(Ved. Pertz, Monum. Germ. Histor. , voi. IV, Legum II, p. 38) 



DOCUMENTO LXXXI. 

Ingo del qm. Migesio e Richilda sua moglie donano al monastero di santo Ste 
fano una pezza di terra nel luogo di San Martino. 

1019, ottobre 
(Carte Genovesi, num. 115) 



In nomine Domini dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Enricus' 
gratiam dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio hic in 
Italia sesto, mense octuber. Indicione tercia. Monesterio Sancti Stefani 
christi martiris sito foris set prope Ciuitate Janua. Nos Ingo filius 
quondam Miesii et Richilda iugalibus filia quondam Arnaldi, qui pro- 
fessa sum ego Richilda ex nacione mea lege uiuere Longobardorum set 
nunc prò ipso uiro meo lege uiuere uideor Romana, ipso namque iugale 
et Mundoaldo meo mihi consenciente et subter confìrmante. et iusta 
lege mea in qua nata sum una cum noticia de propinquioribus paren- 
tibus meis qui supra Richilda. it sunt Arnaldus et Alricus germani 
fìlii mei. seu Dodo propinco parente meo in eorum presencia uel te- 
stium certa facio profesione quod nullam me pati uiolencia ad quem 
piam ornine nec ab ipso iugale et Mondoaldo meo. nisi mea bona et 
spontanea uoluntate. ofertores et donatores ipsias monesterii. propterea 
disimus quicquit in sanctis et uenerabilibus locis et suis aliquit con- 
contullerit rebus iusta octoris uocem in oc seculo centuplum accipiet. 
insuper cot melius est uita posidebit eterna. Ideoque nos qui supra 
Jugalibus donatores et ofertores eidem monesterio donamus cedimus 
tradimus conferimus et per presentem cartam offersionis in eodem 
monesterio abendum coniìrmamus. idest pecia una de terra cum uites et 
alios arbores fnictiferos super se abente cum area sua iuris nostris iu- 
galibus quas abere uisi sumus foris ciuitate Janua locus ubi dicitur 



( li:» ) 

Sancto Martino, coerit a suprascripta pecia de terra da tribus par- 
tibus terra ipsius monesterii. da quarta parte uia publica. sibique aliis 
simt coerentes. una cum accessione et ingresso seu cum superioribus 
et inferioribus qualiter superius legitur in integrum ab ac die in eodem 
monesterio donamus et oferimus et per presentem cartulam offersionis 
ibidem abendum confirmamus. faciendum exinde a presenti die Abas 
qui nunc ordinatus est uel suo subcessores in eo ordine ut subtus 
legitur a parte ipsius monesterii quicquit uolueris. ita tamen ut si 
auenerit Pontifex aut qualibet Potestas que iam dieta pecia de terra 
de suprascripto Monesterio tollere uoluerit. tunc deueniat in potestate 
de plus propinquioribus parentibus nostris dum usque predicta pecia 
de terra defendamus. et postea deuenia a predicto monesterio sine omni 
nostra qui supra iugalibus uel eredum nostrorum contradicione. quidem 
et spondimus adque promitimus nos qui supra Jugalibus una cum no- 
stris Eredibus ac parte ipsius monesterio ab omni ornine defensare. 
quot si defendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquit per 
couis ingenium subtraere quexierimus. tunc in dublum eadem ofersio 
ut supra legitur uobis restituamus sicut prò tempore fuerint melioratis 
aut ualuerint sub estimacione in consimile loco, et nec nobis iugalibus 
liceat ullo tempore nolle quod uoluit. sed quod a nobis semel factum 
uel conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promitto 
con stipulacione subnixa. quam uero cartulam offersionis pagina Gum- 
pertus notarius tradimus et scribere rogauimus. in qua subter conlìr- 
mans testibusque obtulimus roborandum. Actum in loco Isole feliciter. 

Signum m. manus mei suprascripta Richilda qui anc carta offersioni 
fieri rogauit. 

t Ingo subscripsi et suprascripta uxor mea consensi ut supra. 

Signum m. m. manibus Arnaldus et Alricus germani qui eadem 
Richilda genitrix nostra interrogauerunt ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Bonizo et Johannes et Martinus et 
Genuardus et item Martinus rogati testis. 

Ego qui supra Gumpertus notarius scriptor uius carta offercionis post 
tradita compleui et dedit ('). 

(*)« Pergamena autentica , segnata sul dorso, di mano antica: De Braida » 
(Poch). 



I Hi 



DOCUMENTO LXXXII. 

Guido del qm. Oberto e Gilberga sua moglie, Dodone, Oberto, Gandolfo, Gu- 
glielmo chierico ed Alberto loro figli, nonché Rainfredo del qm. lngone do- 
nano al monastero di santo Stefano i beni che possedono nel ridetto luogo di 
San Martino. 

1020 , aprile. 

(Pergamena dell' Areh. Gov., Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 118) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia Dei imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio .setimo, 
mense aprilis. Indicione tercia. Monesterio Sancti Stefani sito foris set 
prope ciuitate Janua nos Vido '') filius quondam Oberti et Gilberga 
iugalibus et Dodo et Obertus Gandulfus et Wilielmus clericus et Albertus 
iermanis. ipso uiro et ienitori nostro nobis consenciente et subter con- 
fìrmante. et Rainfredus filius quondam Ingoni. ofertores et donatores tui. 
propterea diximus quisquis in Sanctis ac in uenerabilibus locis et suis 
aliquid contullerit rebus iusta octori uocem in oc seculo centuplum 
accipiat. insuper quod melius uitam posidebit eternam. et ideo nos qui 
supra iugalibus et Jermanis et Rainfredus offertores et donatores uestri 
donamus eedimus tradimus et conferimus et per presentem cartulam offer- 
sionis abendum confirmamus. oc est nostra porcione et diuixione quod est 
tercia porcione de rebus illis qui fuerunt quondam odemari fìlii quondam 
Ansaldi quibus sunt poxitis in locas et fundas Vesano. loco ubi Sancto 
Martino dicitur. cui coerit ab ipsis rebus da una parte terra que fuit 
quondam Andrei Judex. de alia parte uia publica. de aliis duobus par- 
tibus terra ipsius monesterii. infra ian dictas coerencias omnia et ex om- 
nibus duodecima porcione in integrum. oc sunt uineis saletis ficetis 
canetis omnia et ex omnibus sicut superius legitur in integrum. que autem 
sucrascripta duodecima porcione de ian dictis rebus supradictis una 
cum acesione et ingreso suo seu superioribns et inferioribus suis et qua- 
liter superius legitur in integrum ab ac die in eodem monesterio do- 
namus et offerimus et per presentem cartulam offersionis ibidem abendum 
confirmamus. faciendum exinde a presenti die in susidium abatum uel 
Monacborum qui in eodem monesterio ordinati fuerint uxu et subtu 
quod uoluerint prò anime nostre mercede sine omni nostra uel Eredum 
nostrorum contradicione. quidem et spondimus atque promitimus nos 

(i) .\i't judo aut indo fPoch) 






( N7 ) 

qui supra Jugalibus et germani et Rainfredus uel nostris eredibus a parte 

ipsius monesterii de suprascripta duodecima porcione de predietis 

et omnibus qualiter superius legitur in integrum ab omni ornine defen- 
sare. quod si defendere non potuerimus aut si a parte ipsius monesterii 
exinde aliquit per couis inienium subtraere quexierimus. tunc in dublum 
eadem offersio in eodem monesterio restituamus sicut prò tempore fuerint 
melioratis aut ualuerint sub estimacione in consimile loco, quam uero 
cartulam offersionis nostre Bernodus notarius scribendum rogauimus. in 
qua subter confirmans testibusque optulit roborandum. Actum infra 
castro Carmadino feliciter. 
t Rainfredo in ac cartula offersionis a me facta subscripsi ('). 



DOCUMENTO LXXXIII. 

Giovanni del qm. Berolfo e Teuderada, giugali, in una coi loro tìgli, donano 
al monastero medesimo una pezza di terra sita nel Prato <li San Martino. 

1022, aprile 
(Carte Genovesi, num. 119) 



In nomine domini dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Enricus gratia 
dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio nono, mense 
aprilis. indicione quinta. Monesterio Sancti Stefani proto christi martiris 
sito foris et prope Ciuitate Janua. Nos Johannes fìlius quondam berulfi 
et Teuderada qui et Gotiza .... et ipso uiro meo mihi consenciente . . 

seu Liuzo qui et Landulfo et Opizo et Teuderada et ... . iermani 

et iermana filii et fìlia eorum iugalibus. et ipse Johanni eiden fìlii et 

fìlia sua consenciente qui profesi sumus nos omnes ex nacione 

nostra lege uiuere Romana donamus et auferimus in suntu 

uel in susidium Monachorum oc est pecia una de terra cum ar- 

boribus fructiferis infra se habente iuris nostra que posita est in loco et 
fundo ubi dicitur prato Sancti Martini, et est per mensura iusta in cir- 
cuitu super totum perticas Treginta et media, a perticas de pedes duo- 
decim a pedes Domni Liuprandi Rex. coerit ei de una parte terra de 
Eredes quondam Martini Judicis et Johanni iermani. de alia parte uia pu- 

(') Pergamena autentica, mancante sul fine; notata sul dorso, di mano antica: 
Carta quam fecit Indo de S. Martino, quam fecit Indo cum suis flliis et Raifredo. 



; 118 ; 

blica .... de aliis duobus partibus tèrra suprascripti monesteriii Sancti 

Stefani .... faciéndum exinde Abbaa nel Monachi illi .... exindé 

cotidie ìbidem seruierint usti et sunctu prò anime nostre mer- 
cede . . . eo nero ordine ut si euenerit Pontifex aùt Abbas qui suprasctipta 
pecia de terra de eodem monesterio tullerit. tunc ueniat in potentato de 

propinquioribus parentibus ipsorum Jugalibus cousque uenerit 

Pontifex aut Abas qui in suprascripto monesterio abere debent 

in suntu Actum ciuitate Janua felieiter. 

Signum m. m. m. m. m. m. manibus suprascriptos Johanni et Teu- 
derada iugalibus et Liuzo et Opizo et Tedixio et Teuderada iermani et 
iermana fai ì i eorum iugalibus qui anc cartulam ofersionis fieri rogauerunt. 
et ipse Johannes eidem uxor et filii sui consensit ut saprai 

Signum m. m. m. m. m. manibus Berizoni et Rainaldus et Bonofilio 
et Petri Johanni et item Johanni lege uiuentes Romana testes. 

Ego qui supra Johannes Notarius scriptór huius cartule ofersionis pos- 
tradita compleui et dedit ('). 



NOCUMENTO LXXXIV. 

Tetoerga del qni. Andrea giudice e vedova di Tommaso, Guglielmo giudice, Got- 
tifredo, Gunizo ed Kmengarda figli dei detti coniugi , donano al monastero di 
santo Stefano un loro campo sito nel Prato di San Martino. 

1022, aprile' 
(Carte Genovesi, num. 120) 



t In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Einricus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio nono, 
mense Aprilis. Indicione quinta. Monesterio Sancti Stefani proto mar- 
tire sito foris urbis Janua. ubi preest Domnus Aribertus Abas. nos Te- 
berga filia quondam Andrei Judex Wilielmus seu Gotifredus et Cunizo 
qui Ermengarda Jermanis et Jermana filii et filia quondam Tomas 
et eidem Teberge. qui professi sumus nos ex nacione nostra lege uiuere 
Romana, offertor et donator ipsius monesterii. propterea dissimus quisquis 
in sanctis et uenerabilibus locis et suis aliquit contullerit rebus iusta 
octori uocem in oc seculo centuplum accipiad. insuper quod melius 



( l ) « Pergamena autentica » (lori; 



( W9 ) 

est uitam posidebit eternam. ideoque nos qui supra Mater et fìlii uel 
fìlia offertores uel donatores eidem monesterio Sancti Stefani per mer- 
cedem et remedium anime bone memorie Johannes clericus filio et ier- 
mano nostro donamus et offerimus et per presentem cartulam offer- 
sionis ibidem abendum confìrmamus. idest pecia una de campo iuris 
nostro quam abere uisi sumus non multo longe ipsius monesterio. et est 
ad locus ubi nominatur a Prato Sancti Martini, et est ipsa pecia de 
campo per mensura iusta in longitudo perticas uiginti. de alia parte in 
longitudo perticas uiginti. et ex trauerso da uno capite perticas duas. 
de alia parte similiter perticas duas. a perticas de pede duodecim a 
pedes Domni Liuprandi Rex. coerit ei de una parte uia publica. de alia 
parte terra Sancti Stefani, de tercia parte terra Cunizoni. de quarta parte 
similiter Sancti Stefani, sibique aliis sunt coerentes. que autem supra- 
scripta pecia de terra aratoria superius dieta una cum accessione et 
ingresso seu superioribus et inferioribus suis qualiter superius legitur in 
integrum ab ac die in eadem monesterio donamus et offerimus et per 
presentem cartu am ofersionis abendum confìrmamus. faciendum exinde 
a presenti die Abas et Monachi qui nunc in eodem Monesterio sunt uel 
suorum supcessorum in suntum uel susidium uestr rum uestrorumque 
subeessorum quicquit uoluerint sine omni nostra et eredum nostrorum 
contradicione in eo tinore ut super legitur. qui abas non abeant licenciam 
nec potestatem per libellum uel per aliam scripsionem in alienam pote- 
statem mitere. set omni tempore in predicto monesterio a domnicato 
teneant. et si auenerit Pontifes aut Marhio seu qualibet potestas que ipsa 
terra ad iam dicto monesterio tollere uel inquietare uoluerit aut qua- 
lecumque Abate in aliena potestate per qualibet occaxione in alterius 
potestatem per quam dederit. tunc iam dicto campo et rebus in no- 
strana deueniad potestatem uel de nostris propinquiores eredes. quidem 
expondimusque promittimus nos qui supra mater et fìlii una cum no- 
stris eredibus pars ipsius monesterio qui nunc ordinati sunt uel deinces 
in anti {sic) ordinati esse debent suprascripta pecia de terra aratoria 
qualiter supra decernitur in integrum ab omni ornine defensare. quod si 
defendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquit per couis inienium 
suptraere quexierimus. tunc in dublum eadem offersio ut supra legitur 
eadem monesterio restituamus sicut prò tempore fuerit meliorato aut 
ualuerit sub estimacione in consimile loco, et nec nobis liceat ullo tem- 
pore nolle quod uoluimus. sed quod ad me semel factum uel conscriptum 
est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promittimus con stipula- 
tone sumnixa. Actum ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus Teberga et Ermengarda mater et fìlia qui 
ac cartula offersionis fieri rogauerunt. 



( 120 , 

; Wiiielmus .index Domni Regia in ac cartula offersionis a me facta 
suljscripsi. - 

t Gotefredo in ac cartula offersionis a me facta subscripsi. 

| Ounizo in ac cartula offersionis a me facta subscripsi. 

Signum m. m. m. manibus Amicus et Bonizo seu Opizoni quondam 
Razoni siue Erizoni leie uiuentes Romana testes. 

h Ego Johannes notarius scriptor uius cartule offersionis postradita 
compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LXXXV 

Martino del qm. Giovanni dona al monastero di santo Stefano la duodecima parta 

di un pastino in Pàverano. 

1022 , aprile 
(Carte Genovesi, num. 121) 



t In nomine Domini Dei et Salutatori nostri Jhesu Christi. Eginricus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Dco propicio in Italia 
nono, mense Junius. Indicione quinta. Monesterio Sancti Stefani sito foris 
ciuitate Janua. Ego Martinus fìlius quondam Johanni. qui prbfeso sum 
ex nacione mea lege uiuere Romana, propterea dixi quisquis in sanctis 
ac in uenerabilibus locis et suis aliquit contulerit rebus iusta auctori 
uocem in oc seculo centuplum accipiad et uitam posidebit eternam. et 
ideo ego qui supra Martinus offertor et donator tuus dono et offero et per 
presentem cartulam offersionis ibidem abendum confirmo, oc est duodecima 
porcione de pasteno uno et rebus iuris mei quam abere uiso sum in 
loco papariano. locus ubi dicitur Valle fugaciaria. et est ipso pasteno et 
rebus tam ab ipsa duodecima porcione quamque ad simile undecim 
porciones per mensura iusta iu circuito super totum perticas centum 
a perticas de pedes duodecim a pedes Domni Liuprandi Rex. que autem 
suprascripta duodecima porcione de ian dicto pasteno et rebus supra- 
dicta una cum accesione et ingreso suo seu cum superioribus et infe- 
rioribus suis et qualiter superius (legitur) in integrum ab ac die in codem 
monesterio dono et offero et per presentem cartulam offersionis ibidem 

(') « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica: De Braida. 
Carta oflersionis de pecia de campo a Sancto Martino quam fecit . . . Tomas ...» 
fPoch). 



( »2I ) 

abendo eonfirmamus. faeiendo exinde a presenti die in susidium Abbatum 

•uel Monachorum qui in eodem monesterio ordinati fuerint usu et suntu 

quicquit uoluerint. eo uero ordine si euenerit Pontifex aut Abbas seti 

qualibet potestas que ipsis rebus de ian dicto monesterio tullerit uel 

prò scripcione in alia parte etmiserint statini uolo ut ueniant 

predictis rebus in potestate de pr ^mquioribus parentibus qui ad illuni 
die propinquior aparuerit quandiu ueniet illas potestas qui predictis rebus 
in eodem monesterio reuerterint ut facias (Abas) uel Monachos illos qui 
in eodem monesterio ordinati fuerint de fruges et reditum seu censum 
qui de ipsis rebus esierint quiquit uoluerint sine omni mea et heredum 
meorum contradicione. quidem espondeo adque promitto me ego qui 
supra Martinus una cum meis beredibus a parte ipsius monesterii pre- 
dieta duodecima porcione de iandicto pasteno et rebus qualiter superius 
mensura legitur in integrum ab omni ornine defensare. quod sit de- 
fendere non potuerimus aut a parte ipsius monesterii exinde aliquit 
per couis genium subtraere quesierimus. tunc in dublum eadem offersio 
in eodem monesterio restituamus sicut prò tempore fuerint meliorata 
aut ualuerint sub estimacione in consimile loco, et nec mihi licead 
ullo tempore nolle quod uoluit. set quod ad me semel factum uel con- 
scriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promito con sti- 
pulacione subnixa. Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus Martinus qui anc cartulam offersionis fieri rogaui. 
et ei relecta est. 

Signum m. m. m. ni. m. manibus Jobanni et Petri et item Johann i 
et Bruningi et Daniel omnes lege uiuentes Romana testis. 

t Ego Silueradus notarius scriptor huius cartule offersionis postradita 
compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LXXXVI. 

Lamberto del qra. Godone ed Oza del qm. Marino, giugali , donano a certe con- 
dizioni parecchi beni mobili ed immobili al monastero di san Siro. 

1023, 1 luglio 
(Carte Genovesi, num. 123) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jesu Cbristi. Enricus grafia 
Dei Imperator Agustus. anno Imperii eius Deo propicio decimo, kalendas 



(') «Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica: Vullis Fuga- 
zar le in cuntrata Pauarani » (Podi). 



( m ) 

Julius [ndicione VI. Monasterio Sancti Siri sito foris prope urbis Jan uà 
ubi nunc Abas est ordinato Dono Ansaldo Abate. Nos Lambertus filius* 
quondam Godoni et O/.a qui Obberca iugalibus liba quondam Marini. 
qui protesi siimus nos iugales ambo ex nacione nostra lege liniere ro- 
mana, ipso namque iugale meo mihi eonseneiente et snbter eoniirmante. 
aufertores et donatores eidem Monesterio. propterea diximus quisquis in 
sanctis ac in uenerabilibus locis et suis aliquit contullerit rebus Lusta 
Autori uocem in oe seculo centuplum accipiet. et insuper quod meline 
est uita possidebit eterna, et ideo nos qui supra Jugalibus aufertores et 
donatores eidem monesterii donamus et anferimus et per presentem car- 
tulam aufersionis abendum confirmamus. Hoc sunt casis et omnibus 
rebus illis nostris libellareis quas abere uisi sumus in locas et fundas 
Codoledo uel in eis teritoriis. cum omnibus casis seu libellariis eciam 
cenciis quicquit a iam dicto loco Codoledo pertinere uidetur de nostris 
libellareis in integrum. seu et donamus et anferimus in eodem Mone- 
sterio Sancti Siri uinea et rebus nostris proprietareis quas abere uisi 
sumus non multum longe de Ecclesia Sancti Siri que est iusta uia quo 
pergit a Terricio ('). et de alia parte fosato qui uocatur de Sancta 
Sauina. et de superiore capite terra Berizoni et de reliquia suis con- 
sortes. et de inferiore capite terra Sancte Sauine. Infra iam dictas 
coerencias omnia in integrum. siue eciam et donamus atque aufe- 
rimus in predicto Monesterio Sancti Siri Casale Suprano nostro pro- 
prietario quod abere uisi sumus in Villa Lucidi quod est iusta fer- 
ranti Carloni et de suis fratribus. sibique alii sunt ab onia coerentes. 
atque auferimus at ian dicto Monesterio tantum de mobilia nostra 
per apreciatum ualeant usque at soldos centum. in tali nero ordine de 
iam dieta mobilia sic data at fabricare ipsa Ecclesia Sancti Siri, qui 
autem suprascriptis casis et rebus supradictis una cum accessionibus 
et ingresoras earum seu cum superioribus et inferioribus earum rerum 
qualiter superius legitur in integrum et dum Ildeza genitrice mea 
qui supra Lamberto in oc seculo fuerit uita ian dieta uinea que est 
iusta Fosato Sancte Sauine et ian dicto Casale de Lucidi sicut superius 
legitur abeat a frugendum. et faciant de frugibus earum rerum uel 
censum quibus exinde amie Dominus dederint qnitquit uoluerint sine 
omni nostra qui supra iugalibus uel heredum nostrorum contradicione. 
quidem espondimus atque promitimus nos qui supra iugalibus nel no- 
stris eredibus a parte ipsius Monesterio pena supradictis casis et rebus 

(') 11 Poch lascia qui vuoto uno spazio, parendogli che il senso non corra 
bene; onde sospetta di una qualche parola o frase tralasciata. Ma anche ini 
Chartarum (voi. I, -col. 527), dove questa donazione e incorporata al Piacilo che 
ricorderemo sotto il IO:», si legge semplicemente cosi. 



( MS ) 

tn Jublo comodo in tempore fuerit melioratis aut ualuerint sub esti- 
macione in consimilibus locis. et nec nobis liceat ullo tempore nolle 
quod uoluit. se quod a nobis semel factum uel conscriptum est sub ius- 
iurandum inuiolabiliter conseruare promittimus con stipulacione subnixa. 
Actum Ciue Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus Lamberti et Oza iugalibus qui anc cartulam 
aufersionis fieri rogauerunt. et ipse Lambertus eidem Conius sua con- 
sensi ut supra. et prò nimia tìrmitate minime scribere ualeat. 

Signum m. m. manibus Johanni item Johanni lege uiuentes romana 
testes. 

Signum m. m. manibus Johanni et Silo qui Zoblolo testes. 

Silueradus Judex rogatus subscripsi. 

Ego Johannes Notarius scriptor uius cartule aufersionis post tradita 
compleui et dedit. 



DOCUMENTO LXXXVII. 

Composizione seguita fra Ariberto abbate di santo Stefano, e Guglielmo e Ri- 
chiza del qm. Paolone, pel possesso di una isola in Bisagno. 

1024, maggio 

(Carte Genovesi, num. 127) 

In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Einricus 
gratia dei Imperator Augustus. anno Imperii eius deo propicio undecimo. 
mense madius. Indicione septima. uobis Domnus Aribertus Abas mone- 
sterio Sancti Stefani sito foris urbis Janua nos Wilielmus et Rihiza 
iermani fìlio uel fìlia quondam Pauloni. et ipse riberta conius (sic) . . . 
qui profesi sumus nos ex nacione nostra leie uiuere Romana, et ipso 
viro meo mihi consenciente et supter confirmante, propterea dissi- 
mus promittimus que exspondimus nos qui supra Jermano et Jermana 
una cum nostris filiis iiliabus uel Eredibus tibi qui supra Aribertus a.bas 
tuosque supcessores nel pars ipsius monesterio ut nullum umquam in 
tempore non abeamus licenciam nec potestatem per nullum ius inge- 
nium nullam^we occasionerà quot fieri potest agere nec causare, nomina- 
tine de nostra porcione et diuixio?ze «sola una de terra que est 

poxita iusta fluido Vesano et ubi alie coerencie decernitur. de alia parte 

Closa de uno et campo predicto monesterio. sibique aliis 

sunt coerentes. infra iam dictas coerencias omnia et ex omnibus .... 
nobis pertinere uidetur. nam non de esito uel intrare et 



( 124 ) 

■ 

esire debemus de uinea nostra que est ibi prope. unde nunc tu qui 
supra Aribertus abas in nobis promissionem fecisti. set de illa Insula 
quod superius spondidimus dicendum quod nobis aliquid pertincrc de- 
besset (sic) omni tempore tacitum . . . contenti permaneamus. uel si aparue- 
rit ullum datum aut factum uel colibct scriptum quod nos exinde in aliam 
partem fecissemus aut emixisemus uel deinces in antea emitamus et 
claruerit. tunc componere promitimus nos qui supra Jcrmanus et Jermana 
uel nostris filiis filiabus uel Eredibus tibi qui supra Domnus Aribertus 
Abas tuosque supcessores uel pars ipsius monesterio pena Arientum 
denarios bonos Papienses solidos quadraginta. et ad ac confirmandum 
promissionis cartulam accepimus nos qui supra Jermano et Jermana ad 
raatelam dicto Domno Aribertus Abas exinde Launehilt uestimenta una 
unde nostra promissio sicut supra legitur firma permanead que per- 
sistad. et nec nobis licead ullo tempore nolle quod uoluimus. se quod 
ad nobis semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum inuiola- 
biliter conseruare promitimus con stipulacione subnixa. Actum Ghie 
Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascripto Wilielmi et Richizani (sic) qui ac 
cartula promissionis fieri rogauerunt et suprascripto Launebilt acceperunt. 

Signum m. manus suprascripto Johannes qui eidem conius sua con- 
sensi ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Johannes et item Johannes et Vrso 
adque Adalardus seu Bosoni leie uiuentes Romana testes. 

Ego Johannes notarius et Judex scriptor uius cartule promissionis 
post tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO LXXXVIII. 

Cessione di una terra livellarla nel luogo di Mortedo, fatta da Giovanni e Teu- 
derada coniugi a Genoardo e Adalsinda del pari giugali. 

1025, gennaio. 

(Pergamena dell' Arch. Gov., abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 128) 



f Anni ab incarnacione Domini nostri Jhesu Christi Millesimo uige- 
simo quinto, mense Januarius. Indicione octaua. Manifesti sumus nos 



(<) « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica : De Braicla usqne 
ad /lumen Vesanis et molendinis » (Poch). 



( 125 ) 

Johannes filius quondam Eldegaide et Teuderada Jugalibus. et ipso uiro 
meo mihi consentente et subter contìrmante. nos quidem in presencia 
testium accepimus at uos Genoardus et Adalsinda iugalibus argentum 
Denarios bonos papienses libras quatuor prò utilitatibus nostris pera- 
gendum. unde prò suprascripto precio quod accepimus ad uos uendimus 
tradimus atque refudauimus uobis qui supra item iugalibus. hoc est 
pecia una de terra cum uinea et arborex fructiferos infra se abente 
nostra libellaria que posita est in loco et fundo ubi dicitur Mortedo. et 
est ipsa pecia de terra prò mensura iusta in circuito super totum per- 
ticas quadraginta due. a perticas de pedes duodecim a pedes Domni 
Liuprandi Rex. coerit ei de una parte terra que fuit Bonizoni. de alia 
parte terra ipsius Bonizoni. de tercia parte uia puplica. de quarta parte 
similiter uia. sibeque aliis sunt coerentes. infra ian dieta mensura et 
coerencias omnia in integrum una cum accessione et ingresso suo seu 
cum superioribus et inferioribus suis qualiter superius legitur in inte- 
grum inde a presenti die in uestra qui supra Jenoardus et Alsinda iuga- 
libus uel in eredibus uestris aut cui uos dederitis uel habere statueritis 
sit potestate ex nostra qui supra Jugalibus pienissima largietate faciendi 
quodeumque uolueritis. salua quidem Luminaria Sancta Ecclesia cuius 
est proprietas. et licead uos exinde libellum petire ad nomen uestrum 
aut cuiuscumque uolueritis. et si fìerit quod nunquam credimus nos qui 
supra Jugalibus si unquam in tempore nos uel nostris eredibus atuersus 
uos qui supra iten Jugalibus uel aduersus uestrisque eredibus aut cui 
uos dederitis suprascripta pecia de terra qualiter superius legitur in in- 
tegrum agere aut causare quesierimus uel ab omni ornine defendere non 
potuerimus preter "de Ecclesia cuius .est -proprietas. lune promittimus nos 
qui supra iugalibus uel nostris eredibus componere uolis qui supra iu- 
galibus uel at eredibus uestris pena dub suprascripta 

pecia de terra comodo in tempore fuerit meliorata aut ualuerint sub 
estimacione in consimile loco, quam uero cartulam uindicionis nostre 
Johannes notarius scribendum rogauimus. in qua subter conflrmauimus 
testibusque obtulimus roborandum. Actum Ciùitate Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascriptorum Jugalibus qui anc cartulam 
uindicionis fieri rogauerunt et suprascripto argento acceperunt. et eidem 
uxor sua consensi ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Ingelberti et Ingezoni et Adam et 
Johanni seu Richizoni rogatis testes. 

f Ego qui supra Johannes notarius scripsi post tradita compleui et 
rledit 



( m ) 

DOCUMENTO LXXXIX. 

l'romessa dei detti Giovanni è Teuderada di riconoscere ed avere per ferma la 
cessione di cui sopra. 

1025, gennaio 

(Pergamena dell'Ardi. Gov. , loc. cit.; Carte Genovesi, num. 129) 



f Anni ab incarnacione Domini nostri Jhesu Christi milleximo trige- 
simo quinto, mense z'anuarius. Indicione octaua. Vobis Genoardus et 
Alsinda Jugalibus nos Johannes filius quondam Eldegarde et Teuderada 
Jugalibus. et ipso uiro meo milii consenciente et subter confirmante. qui 
profesi sumus nos ex nacione nostra lege uiuere Romana, propterea dis- 
simus promitimus expondimus nos qui supra uel nostris Eredibus uobis 
qui supra itemque Jugalibus uestrisque eredibus ut amodo nullo umquam 
in tempore non abeamus licenciam nec potestatem per nullum inienium 
nullamque occasionem quod fieri potest agere nec causare, nominatiue 
pecia una de terra cun uinea et arborex fructiferos infra se abente 
unde nos qui supra Jugalibus uobis qui supra itemque iugalibus cartulam 
uindicionis emisimus. que est posita in loco et fundo Mortedo per men- 
sura et coerencias designata, set exinde omni tempore taciti et contenti 
permaneamus. Quod si amodo aliquando tenpore nos qui supra iugalibus 
uel nostris Eredibus atuersus uos qui supra itemque iugalibus uel atuersus 
uestrisque eredibus aut cui uos dederitis suprascripta pecia de terra qua- 
liter superius legitur in integrum agere aut causare quesierimus per 
nos ipsos aut nostras sumitentes personas suplicandum Principis aut Ju- 
dicis seu qualibet potestas. aut si apparuerit ullum dactum aut factum 
uel colibet scriptum quod nos exinde in aliam partem dedisemus aut 
emisisemus. uel deinceps in antea etmitamus et claruerit. et qualecumque 
tenpus uos qui supra Jenoardus et Alsinda Jugalibus uel at uestris 
eredibus aut cui uos dederitis oportunum fuerit in Placitum libellum de 
suprascripta pecia de terra qualiter superius legitur in Placitum esten- 
dere promitimus. eo uero ordine placitum finitimi suprascripta libellum 
in nostra reuertant |potestate. quod si non fecerimus et omnia non 
atinpleuerimus sicut superius legitur. tunc componamus nos qui supra 
Jugalibus uel nostris eredibus uobis qui supra itemque Jugalibus uel at 
eredibus uestris pena auri obtimi libras decem. quidem et ac confi rmanda 
promissionis cartula accepimus nos qui supra Jugalibus at uos qui supra 
Jugalibus exinde Launebilt Mantello uno. ut ec nostra promisio in uos 
uestrisque Eredibus firma permaneat que persistad. et nec nobis liccat 



( ni ) 

ullo tempore nolle quod uoluimus. set quod at nobis semel factum uel 
conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promitimus 
cum stipulacioue subnixa. Actum Ciue Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascriptorum Jugalibus qui anc cartulam 
promissionis fieri rogauerunt. eox relecta est. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Ingelberti et Ingezoni et Adam et 
Ricbizoni et Johannes lege uiuentes Romana testes. 

f Ego Johannes Notarius scripsi. postradita cumpleui et dedit. 



DOCUMENTO XC. 

Promessa fatta da Bonizo del qm. Pietro e Genoardo suo figlio a Genoardo del 
qm. Giovanni e Boriosa giugali , di avere per valida e ferma la cessione di una 
terra livellarla sita in Mortedo. 

1025, gennaio. 
( Carte Genovesi , num. 130 ) 



In nomine Domini, hanni ab incarnacione Domini nostri Jhesu Christi. 
milleximo uieximo quinto, mense ianuari\xs. Indicione octaua. Vobis Ge- 
noardus filius quondam Johannes et Bonoxa iugalibus filia quondam 
Bemodi nos Bonizo filius quondam Petri et Jenoardus pater et filio. ipso 
Genitori meo mihi consenciente et subtcr confirmante, qui profesi sti- 
mus nos ambo ex riacione nostra Lege uiuere Romana, propterea diximus 
promitimus atque spondimus nos qui supra pater et filio una cum no- 
stris fìliis tìliabus uel eredex uobis qui supra iugalibus uestrisque ere- 
dibus ut amodum nullum unquam in tempore non abeamus licentia 
nec potestate per nullum ius ingenium nullaque ocaxione quod fieri 
potest abere nec causare, nominatiue pecia una de terra cum uinea et 
alios arbores fructiferos infra se abente. unde ego qui supra Bonizo in 
uos qui supra iugalibus cartulam uindicionis etmiximus. que est poxita 
in loco et fundo Mortedo per mensura et coerencia designata, dicendum 
quod uobis exinde aliquit pertinere debet. set omni tempore taciti et 
contenti permaneamus. quod si amodo aliquando tempore ego qui supra 
Pater et filio uel nostris fìliis filiabus uel eredes auersus uos qui supra 
iugalibus uel auersus uestrisque eredibus aut cui uos dederitis de supra- 
scripta pecia de terra qualiter superius legitur agere aut causare quexie- 
rimus per nos ipsis aut nostras imitentes personas. aut si aparuerit datum 
aut factum uel colibet scriptum quod nos exinde in aliam carte fecit 



( m ) 

scnms aut emixisemus uel deinees et omiii tempore 

oxinde taciti et contenti permaneamus sicut superius legitur. sirui- 
liter spondimus nos qui supra Pater et filio uel nostri.s filiis filiabua 
nel eredex ut qualecumque tempus uos qui supra iugalibus uel at ere- 
dibus uestris aut cui uos dederitis oportunum fuerit in placito libellum 
unum ubi relegitur supraseripta pecia de terra qualiter superius legitur 
uobis a placitum ante presencia bonorum ominum ostendere promitimus. 
eo uero ordine placitum fenitum prcdictum libellum in nostra reuertant 
potestate. quod si non fecerimus aut non atinpleuerimus sicut superius 
legitur. tunc spondimus nos qui supra pater et filio uel nostris filiis filiabua 
uel eredes componere uobis qui supra iugalibus nel at eredibus uestris 
aut cui uos dederitis pena argentum denarios bonos papienses libras 
decem. quidem et at acconfirmanda promixionis cartula accepit ego 
qui supra Pater et filio at te ian dicto Genoardus exinde Launabint 
mantello uno ut ec nostra promixio in uos uestrisque eredibus firma 
permanead atque persistat. et nec nobis liceat ullo tempore nolle quod 
uoluit. se quod a nobis semel factum uel conscriptum et sub iusiurandum 
inuiolabiliter conseruare promito, con stipulacione subnixa. manente ac 
cartula promixionis omni tempore firmum et stabile permaneat atque 
persistat. Actum Ciuitate Janna feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascripto et Bonizo et Genoardo qui ac 
cartula promissionis fieri rogaui et suprascripto Launahint accepit et 
suprascripto Genoardo filio meo consensi ut supra. 

Signum m. m. m. m. manibus Juuenale et Johannes et Genoardo 
atque Andrea lege uiuentes Romana testes 

f Johannes rogatus subscripsi. 

Ego qui supra Winizo notarius scripsi et subscripsi compleui et 
dedit ('). 

(') « Pergamena autentica. Sul dorso si legge il seguente, di mano egualmente, 
come parmi, antica: Testes Botante et Johannes et Gotefredus et Inselberio et 
Adame. anni Domini millesimo viesimo quinto, mense Jenoarius. Indicìone octaua. 
Cartula uindicionis quam fecit Bonizo flliu.s quondam Petri a Genoardo filio 
quondam Johannis et Alxida iugalibus fllia quondam Bernodì de pecia una 
de terra in loco et fundo Mortedo uiginli e quator perticas. a pedex Domni 
Leoprandi regis. cocrit ci da una parte terra Marinus clericus. da alia parte 
terra tua qui supra Genoardo. da duabus partibus uia pubblica » (Poch). 



( 120 ) 



DOCUMENTO XCI. 

Locazione di un terreno al Pradello in Bisagno, fatta da Eriberio abbate del 
monastero di santo Stefano a Gisolfo quel qm. Bonizone, a patto che debba pian- 
tarlo di viti e costrurvi una casa. Trascorso un decennio, metà del podere ri- 
manga livellarla del detto Gisolfo o dei suoi eredi; l'altra metà rientri nel 
dominio del monastero medesimo. *. 

1025, marzo 
(Carte Genovesi, num. 131) 



Hani ab incarnacione Domini nostri Jhesu Christi mileximo trige- 
simo quinto, mense marcius. Indicione octaua. Placuit adque bone uo- 
luntatis conucnit inter Eribertus Abba monesterio Sancti Stefani ncc 
non et inter Gisulfus fìlius quondam Bonizoni ut in Dei nomine debeant 
dare sicut et a presenti dedit ipse Eribertus Abba eidem Gisulfì ucl ad 
suos Eredes oc est pecia una de terra libellaria Sancti Stefani quam 
abere uiso sum in loco et fundo Felectule. locus ubi dicitur Pradello. 
et est ipsa pecia de terra per mensura iusta in circuitum super totum 
perticas uiginti et quatuor. a perticas de pedes duodecim ad pedes 
Domni Liuprandi Rex. coerit ei da una parte terra Deona. de alia parte 
terra ipsius monesterio quod in mea reseruo potestatem. da tercia 
parte terra ipsius Gisulfì. da quarta parte terra de suprascripto Gisulfo. 
Infra iam dictas mensuras uel coerencias in integrum spondise supra- 
scripto Gisulfo uel suos eredes suprascripta pecia de terra omnia ex in- 
tegras pastenare de uinea et . . . mansione edificare, et de pasteno quod 
in ipsa terra fecerit usque ad decem annis expletis .... exinde reddere 
debere .... super unumquemque anno denario uno. et ad suprascriptis 
decem annis expletis quod suprascripta pecia de terra omnia ex integras 
pastenatas et mansio edificata simul predicto Gisulfo uel . . . suis ere- 
dibus per medium diuidere debemus et medietatem de suprascripto pa- 
steno et uidelicet predicto Mauro (sic) uel suis eredibus aberet posidere de- 
beant ad suo libellario nomine, reliqua uero medietas in suprascripta 
.... Eribertus Abba uel in suis sucesoribus potestatem permanead. et 
non abeant potestatem suprascripto Gisulfus nec suos eredes ipsas suas 
medietates ad alio ohmine (sic) uindere nec .... alienare nisi ad supra- 
scripto Eribertus Abba uel ad suis sucesoribus si tale precium exinde eos 
dederit quale de alio ohmine quod iusticia abere potuerit. nec suprascripto 
Eribertus Abba ncc suis sucessoribus non abeant potestatem ipsas sua 
medietatem ad alio homine dare ad tenendum uel medietatem redendum 



( 130 ) 

nisi ad suprascripto Gisulfus uel ad suis credibus si talitcr seruicium 
exinde dederit quale de alio liomine quod iusticia abere potuerit. pena 
uerum inter se posuerunt ut suprascripto Gisulfus uel suos eredes mi- 
nime fecerunt ad pastenandum uel omnia adimplendum sicut superius 
legitur aut suprascripto Eribertus Abba uel suis sucessoribus ad supra- 
scriptos decem annis expletis quod suprascripta pecia de terra omnia 
ex integrex pastenatas uel uinea et mansione etdificata similiter pre- 
dictus Gisulfus uel cum suis eredibus per medium non diuiderint at me- 
dietatem exinde eox non dederint ad suox libellario nomine uel ab omni 
ohmine defensare non potuerint aut aliquas forcias uel superimpositas 
fecerint nisi sicut superius legitur. tunc compona pars parti fidem ser-« 
uandi pena argentum denarios bonos soldos uiginti. quam ucro cartulam 
conueniencie nostre Eribertus notarius tradidit et scribere rogauit. in 
qua subter confirmans testibusque optulit roborandum. Actum a rao- 
nesterio Sancti Stefani feliciter. 

f Eribertus Abas in ac cartula conueniencia a me facta subscripsi. 

Signum m. manus suprascripto Gisulfus qui anc cartulam conueniencie 
rieri rogaui. et ei relecta est. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Jenoardi et Adame et Gotizoni et 
Dominiconi et Petroni rogatis testes. 

Ego Eribertus notarius scripsi et subscripsi post tradita compleui 
et dedi ('). 



(') « Pergamena autentica, in cui sul dorso vi è la seguente Yiota, di mano (come 
parmi) egualmente antica, ma logora: Testes Adame et item Adame et Oto et 
Riflnus et Pe. . . is Gisolfo filius quondam .... lilla quondam .... aufersionis 
at monasterio Sancti Stefani de nostras porciones quod est medietas ipsa rex 
que in ista cartula legitur prò anime nostres mercede. Mileximo quadraieximo 
.... primo die mense december. indicione tercia decima. Oberto JUdex. Altra 
nota ivi, antica: De Pracllo. È in fondo Staianiprope Bisane. Est illa planicles 
que est prope uineas nostras de Staiane » (Poch). 



( lo 1 ) 



DOCUMENTO XC1I. 

Donazione fatta da Officia del qm. Gottifredo al monastero di santo Stefano della 
metà di una terra sita nel luogo detto Auriolo. 

1026, marzo. 

(Pergamena dell' Arch. Gov., abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 134/ 



■\ In nomine Domini, hanni ab Incarnacene Domini nostri Jhesu 
Christi Millesimo uigesimo sesto, mense marcius. indicione nona. Mo- 
nasterio Sancti Stefani christi martiri quod est constructum foris et prope 
ciuitate Janua. Ego Otìcia fiiia quondam Gotefredi offertor et donator 
ipsius Monasterii. propterea disi quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis 
et suis aliquit contullerit rebus iusta Octori in susidium Abatum uel Mo- 
nacborum uocem in oc seculo centuplum accipiat. insuper quod meìius 
est uitam posidebit eternam. Et ideo ego qui supra Otìcia dono et àu- 
fero in eadcm monesterio Sancti Stefani per anime mee mercedem et 
per presentem cartulam offersionis ibidem abendum confirmo. oc est mea 
porcione et diuisione quod est medietate de pecia una de terra cum 
area ubi estat cum uinea et ficas et oliuas seu alios arbores fructiferos 
et Cassina infra se abentem ex libellaria quo posita est foris et prope 
Ciuitate Janua ubi Auriolo dicitur prope ipsius monasterii. Et est ipsa 
medie de suprascripta pecia de terra coerencias tam ab ipsa medietas 
quamque at alia simile item medie quam at superius totum da una 
parte terra de Eredes quondam Godoni. de alia parte terra de Eredes 
quondam Johanni Judex. da tercia parte Crosa. da quarta parte uia 
publiea. siueque alii sunt coerentes. Infra suprascriptas coerencias 
omnia suprascripta' mea porcione quod est medietate in integrum. 
unde relinqua que at simile item medietatem qui pertinet Teuderade 
germane mee. que autem suprascripta medie de suprascripta pecia de 
terra cum area ubi estat supradicta una cum accessione et ingresso 
seu superioribus et inferioribus suis et qualiter superius decernitur 
in integrum ab ac die in eodem Monasterio Sancti Stefani dono et 
offero et per presentem cartulam offersionis ibidem abendum con- 
firmo, faciendum exinde a presenti die in susidium Abatum uel mona- 
cborum usu et sumptu quicquit uoluerit prò anime mee mercede, eo 
tamen ordine si etuenerit Pontifex aut Abbas seu qualibet Potestas 
que suprascripta pecia de terra de prefacto Monasterio tuleritis. tunc 



( 132 ) 

statini deueniat suprascripta pecia de terra in potestate propinquio- 
ribus parentibus meis qui supra Oh'cia qui at illuni die propinquior 
apparuerit. quamdiu uenerit illa Potcstas que suprascripta pecia de 
terra in suprascripto monasterio reuerterit tunc facias exinde Abbas nel 
Monacbos illos qui prò tempore in eodem monasterio ordinati fuerint 
et cotidie Deo deseruierint in susidium usu et suntu quicquit uolucrit 
sine omni mea uel eredum meorum contradicione. quidem espondeo 
adque promitto me ego qui supra Oficia una cum meos Eredes at parte 
ipsius monesterii de medietate de suprascripta pecia de terra qualiter 
superius legitur in integrum aiere aut causare quesierimus ucl ab omni 
ornine defensare non potuerimus preter de Ecclesia cuius est proprietas. 
tunc spondeo me ego qui supra Olìcia una cum meos eredes componere 
at parte ipsius monasterii pena dubla suprascripta pecia de terra sicut 
prò tempore fuerit meliorata aut ualuerit sub stimacione in consimile 
loco, quam uero cartam offersionis mee paginam Marinus Notarius tra- 
didit et scribere rogauit. in qua subter confirmans testibusque optulit 
roborandum. Actum Ciuitate Janua felieiter. 

Signum. m. manus suprascripta Officia qui ac carta offersionis prò 
anime sue mercedis fieri rogauit ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Ingoni Vicecomes et Opizoni et 
Erizoni et Teuderus adque Bellardi rogatis tcstes. 

t Amelio rogatus subscripsi. 

f Ego qui supra Marinus notarius scriptor huius cartule offersionis 
post tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO XC1II. 

Vidone del qm. Oberto Visconte, Dodone, Gandolfo e Benzo suoi figli vendono 
ad Eriberto abbate del prefato monastero un pastino sito nel Prato di San 
Martino. 

1026, settembre 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 450) 



(') Sul dorso, di mano antica: De Oriolo de Calignano; il che equivarrebbe 
all'odierno Porti'jliolo. Ma veramente le parole prope ipsius monasterii, che 
leggonsi nell'atto, ci fanno accorti come si traili invece della località la quale 
fu poscia appellata Portoria. 



( lo5 ) 



DOCUMENTO XGIV 

Donazione di una terra in San Siro Emiliano fatta fla prete Andrea del qm. Pao- 
lone al monastero suddetto. 

1027, gennaio 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, mini. 138) 



Hanni ab Incarnaeione Domini nostri Jhesu Christi mileximo uige- 
ximo septimo. mense genoarius. indicione decima, tibi Eribertus Abba 
Monesterio Sancti Stefani sito foris set prope ciuitate Janua. ego Andrea 
presbitero quondam Pauloni qui profeso sum ex nacione mea lege uiuere 
romana, propterea dixi per ni ego qui supra Andrea pre- 
sbitero uel meos eredes tibi qui supra Eribertus Abba uel tuis subees- 

soribus at decem anni expleti ut debemus promitimus 

pastenare pecia una de terra iuris monestcrii sancii Stefani que est po- 
sita in loco et fundo Sancto Siro Miliano. et est ipsa pecia de terra per 

mensura iusta super totum in circuito perticas quadraginta. 

a perticas de pedex duodecim a pedes Domni Liuprandi Rex. coerit ei 
de una parte terra Cunrado. de alia parte terra ipsius monesterii. de 
tercia parte uia publica. de quarta parte fosato et uia. sibeque alii sunt 
coerentes. infra iam dictas mensuras et coerencias omnia in integrum 
spondimus nos qui supra Andrea presbitero uel meos Eredex tibi qui 
supra Eribertus Abba uel a tuis subeessoribus ian dieta pecia de terra 
pastenare de uinea et de alios arborex fructiferos quale ipsa terra melior 

exportauerit et mansione super locum aedificare ubi opor- 

tunum fuerit. quod si ego qui supra Andrea presbitero uel meos eredex 
Ubi qui supra Eribertus Abba uel a tuis subeessoribus infra predicto 
constituto non pastenauerimus et ec omnia non atinpleuerimus qua- 
liter superius legitur. tunc spondimus nos qui supra Andrea presbitero 
uel meos eredex eomponere tibi qui supra Eribertus Abba uel tuis sub- 
eessoribus pena argentum denarios bonos papienses soldos centum. 
quidem et anc confirmandum promisionis cartam accepi ego qui supra 
Andrea Presbitero at te dicto Eribertus Abba exiijde Launabilt prò ue- 
stimenta una ut ec mea promisio sicut superius legitur peremnis tem- 
poribus firma permaneat atque persistat. et nec mihi liceat ullo tem- 
pore nolle quod uoluit se quod a me semel factum uel conscriptum est 
sub ^usiurandum inuiolabiliter conseruare promito con stipulacione sub- 
nixa. Actum in predicto loco Monesterio feliciter. 



( 134 ; 

t Andrea presbitero in ac oartula promisioms a me facta subscripsi 

Signum m. m. m. m. m. manibus Johannes ac Vitale et item Joliannes 
et Rozo seu Johannes omnos lege uiuentes romana testes. 

Ego bernodas notarius scriptor uius cartule promisionis post tradita 
compleui et dodi ('). 



DOCUMENTO XCV. 

Berta o Beza figlia del qm. Aldano e moglie di Astolfo del qm. Giovanni fa do- 
nazione al ridetto monastero dei beni che possedè nelle Valli di 1'okevera e di 
Bisagno, compresa la parte che ha nella cappella di santa Margherita in 
Marassi. 

1027, gennaio. 
(Pergamena dell' Arch. Gov. , loc. cit. ; Carte Genovesi, num. 139) 



f Hanni ab incarnacene domini nostri Jhesu Christi mileximo uige- 
ximo setimo, mense Gennarius. Indicione decima. Monesterio Sancti Ste- 
fani sito foris set prope ciuitate Jan uà. Ego berta qui et beza fi Ha 
quondam Aldani et conius Astulfi filii quondam Johanni. qui profesa 
sum ex nacione mea lege uiuere Romana, et ipso uiro meo michi con- 
senciente et subter confirmante, ofertris et donatris ipsius monesterii. 
propterea dixi quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis ali- 
quit contullerit rebus iusta octori uocem in oc seculo centuplum acci- 
piat. insuper quod melius est uitam posidebit eternam. et ideo ego qui 
supra berta donatris et ofertris ipsius monesterii dono et offero in su- 
sidium Abatum uel Monachorum et per presentem cartulam offersionis 
ibidem abendum confirmo, oc est mea porcione et diuixione de casis et 
omnibus rebus iuris mei quam abere uisa sum in ualle Pulcifera. in 
locas et fundas cupiole et in felecto. atque in ualle Vesano. locus ubi 
dicitur Marasi. ubi noncupatur Sancta Margarita, simul cum mea por- 
cione de eadem capella in predicto loco eset construeta innonore (sic) 
sancte Margarite, oc sunt casis uineis ficetis castanetis roboretis canetis 
oliuettis uel aliis arboribus cum areis ubi estant. terris arabilis gerbis 
campis siluis et pascuis. omnia et ex omnibus suprascripta nostra por- 
cione de ian dictis casis et omnibus rebus in integrum. que autem su- 
prascriptis casis et omnibus rebus in easdem locas et fundas supradictis 

('; Sul dorso, di mano antica: Cartula de Sancto Syro Miliario. De Strupa. 



( m ) 

una cimi accessionibus et ingresoras earum cum superioribus et infe- 
rioribus suis et qualiter superius legitur simul cum iam dieta nostra por- 
cione de predicta capella in integrimi ab ac die in eodem monesterio dono 
et offero et per presenterei cartulam ofl'ersionis ibidem abendum confirmo, 
faciendum exinde a presenti die in susidium Abatum uel Monachorum qui 
in eodem monesterio ordinati fuerint nel qui cotidie ibidem deo deser- 
uierint usu et subtu quicquit noluerint. eo uero ordine sic uenerit Pon- 
tifex aut Abbas uel qualibet Potestas que predictis omnibus rebus qua- 
liter superius legitur de eodem monesterio tullerint aut prò scripcione 
in aliena persona emiserint. tunc statim ueniant predictis omnibus rebus 
in potestate de propinquioribus parentibus meis qui at illum die pro- 
pinquior aparuerit. quandiu uenerit illa Potestas qui predictis omnibus 
rebus in eodem monesterio reuertat. et facias Abbas uel monachos illos 
de fruges et reditum seu censu que de ipsis casis et rebus et de predicta 
Capella esierit quiquit uoluerit sine omni mea et eredum meorum 
contradicione. quidem et spondeo atque promitto me ego qui supra berta 
una cum meos eredes a parte ipsius monesterii suprascripta nostra por- 
rione de ian dictis casis et omnibus rebus et de eadem capella qualiter 
superius legitur et est compreensus in integrum uel ab omni ho- 
mine defensare. quod sit defendere non potuerimus aut si a parte 
ipsius Monesterii exinde aliquit per oouis ingenium subtraere quexie- 
rimus. tunc in dublum eadem offersio in eodem monesterio restituamus 
sicut prò tempore fuerit melioratis aut ualuerit sub estimacione in con- 
similibus locis. et nec mihi liceat ullo tempore nolle quod uoluit. se quod 
a me semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter 
conseruare promito con stipulacene subnixa. Actum in loco Bergalli 
ubi Sancto Laurencio dicitur feliciter. 

Signum m. manus suprascripta berta qui anc cartulam offersionis fieri 
rogaui. et ei relecta est. 

Signum m. manus suprascripto Astulfo qui eidem conius sua ab 
omnia suprascripta consensi ut supra. 

Signum m. m. m. m. manibus Dominicus et Rainardus et Martinus 
et Bernardus omnes lege uiuentes Romana testes. 

+ Silueradus Judex rogatus subscripsi. 

f Bernodus Notarius scriptor uius cartule offersionis postradita com- 
pleui et dedi ('). 

(') Sul dorso, di mano antica: Cartula de terra Riparolii et Ecclesia sancte 
Margherite de Marasio. 



( m ) 

DOCUMENTO XCVI. 

Pietro del qm. Benedetto e Boniza, detta anche Gisla, donano all'anzidetto mo- 
nastero la quarta parte di una terra nel l'rato di San Martino. 

1028, marzo 

(Pergamena dell'Ardi. Gov. , loc. cit. ; Carte Genovesi, num. 149) 



f In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Conradas 
grafia Dei Imperator Augustus. anno imperii eius Dco propicio in 
Italia primo, mense Marcius. Indicione undecima. Monasterio Sancti Ste- 
fani christi martim sito foris set prope ciuitate Janua. nos Petrus quon- 
dam Benedicti et Boniza qui et Gisla Jugalibus filia quondam iani . . . 
... ni. qui profesi sumus ex nacione nostra lege uiuere Romana, et ipso 
uiro meo mihi consenciente et subter confirmante, offertori?* et donatores 
ipso monesterio. propterea diximus quisquis in sanctis ac in uencrabi- 
libus locis et suis aliquit contullerit rebus iusta octori uocem in oc se- 
culo centuplum accipiat. insuper quod melius est uitam posidebit eterna, 
et nos qui supra iugalibus offertores et Donatores ipsius monasterii 
donamus et offerimus et per presenterà cartulam offersionis ibidem 
abendum confirmamus. oc est mea porcione et deuixione quod est 
quarta pars de pecia una de terra cum in partes ficas et oliuas et alios 
arbores fructiferos infra se abente iuris nostris iugalibus quam abere 
uiso sum in Valle Vesano. locus ubi dicitur Prato Sancti Martini . et est 
ipsa quarta porcione quamque at alias similes tres porciones quamque 
-ad super totum in circuito perticas sesaginta et pedes octo. a perticas 
de pedes duodecim a pedex Domni Liuprandi Rex. coerit ei ab ipsa 
quarta porcione quamque at a\as similex tres porciones da una parte 
uia publica. de aliis tribus partibus terra ipsius Sancti Stefani, infra 
iam dictas mensuras et coerencias omnia suprascripta quarta porcione 
in integrum. quo autem suprascripta quarta porcione de ian dieta pecia 
de terra iuris nostra supradicta una cum accesione et ingreso suo seu cum 
superioribus et inferioribus suis et qualiter superius legitur in integrum 
ab ac die in eodem monesterio Sancti Stefani donamus et offerimus. et 
per presenterai cartulam offersionis ibidem abendum confirmamus. fa- 
ciendum exinde a presenti die Abas uel Monahos illos qui prò tempore 
in eodem Monesterio ordinati fuerint et cotidie ibidem Deo deseruie- 
rint usu et suntu quicquit uoluerint prò anime nostre mercede, eo tinore 
ut si euenerit pontifex aut Abbas seu qualibet potestas que suprascriptis 



( 137 ) 

rebus de prefacto monesterio et tullerint. tunc statim deueniant in po- 
testate propinquioribus parentibus nostris qui at illuni die propinquior 

aparuerit. quandiu uenerit illa Potestas que suprascriptis rebus 

qualiter superius legitur in eodem monesterio reuerterint tunc faciant 
exinde Abbas uel Monahos illos qui prò tempore in eodem monasterio 
ordinati fuerint in susidium usu et suntum quicquit uoluerint prò anime 
nostre mercede sine omni nostra et eredum nostronm contradicione. qui- 
dem et spondimus atque promitimus nos qui supra Jugalibus una cum 

nostris Eredibus a parte ipso monesterio in integrum ab omni 

ornine defensare. quod sit defendere non potuerimus aut si a parte ipsius 
monasterii per quouis ingenium subtraere quesierimus. tunc in dublum 
eadem offersio ut superius legitur a parte ipsius monasterii restitxLa.va.vis 
sicut prò tempore fuerit meliorata aut ualuerit sub estimacione in con- 
simile loco, anc enim offersionis me paginam bernodus notarius tradidit 
et scribere rogauimus. in qua subter confirmans testibusque optulit ro- 
borandum. Actum in predicto Monesterio feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Boniza qui anc oartulam offersionis 
fieri rogaui. et ei relecta est. 

Signum m. m. m. m. manibus Martini et Bonoseniore et Sigizo et 
Vetns omnes lege uiuentes romana testes. 

Ego qui supra Bernodus Notarius scriptor uius cartule offersionis 
postradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO XCVII. 

Locazione di beni siti nel luogo di Porciana, fatta dall'Abate di santo Stefano 
a Martino e consorti. 

1028, agosto 

(Carte Genovesi, num. 141) 

Cum Cum peto Defensoribus sacrosancte Januensis Ecclesie ubi preest 
Domnus Eribertus Abba Monasterio Sancti Stefani sito foris set prope 

(i) Sul dorso, di mano antica: Cartula quom fecit Petrus de Lilia ad San- 

Ctum Stephanum Testes Eribertus Lambertus Agino Genoardus Bonizo 

Johannes. Ansaldus filius quondam Amelii fecit cartularn aufersionis a Sancti 
Stefani .... per aprecìatum usque ad libras quindecim da denarios bonos pa- 
pienses de rebus de quantum habet in Bauelime . , 

Testes Lanbertus Genoardus Agino Ansaldus Johannes e EriberXus 

fecit r ofersionis a Sancti Stefani de libras tres de denarios 

bonos de quantum habet in Polanici de ab . . . tum et liberarlo. 

10 



( 1Ó8 ) 

ciuitate Janna, uti nobis Martini una cum filiis meis masculinis ot de 

lcgitima procreacione cum domino adamante et Alsenda cum 

filiis masculinis. et mater et flliis per medie cum Martinus de 

ipsis rebus et terra colta semenadura modio uno. et Genoardus 

cum filiis masculinis et si unus ex nobis sine eredex mortuus fucrit unus 
altcrius subeedat. titillo condicione locare iubeatis nobis petimus rebus 
coltis iuris Sancte Ecclesie Sancti Siri qui da parte Sancti Siri predicto 
monesterio Sancti Stefani concesa est libellum mire ... et pensione scri- 
bendi que .... est in loco et fundo Porciana. omnia quecumque nobis qui 
supra Martinus et Genoardus tenemus da parte Sancti Stefani et antea 
tenuit Curadus germano ipso Martinus et at predicto monesterio drictuni 
rendemus. et genoardus in ipso loco Porciana trasit de agro et colto 
omnia in integrum. spondimus in Dei nomine atque promitimns infra- 
scripta rex meliorare atque excollere uel de uinea que nunc est piantata 
prò omni tempore uindemie rendere debemus sestario quarto, et de. . . 
ibidem seminauerimus de grano frumento uel de ordeo. uel de faue 
promitimus rendere sestario setimo, et omnia infrascripta blaua que 
supra legitur super locum dare promitimus a qualecumque ministeriale 
suprascripto Domnus Eribertus abba uel suosque subeessores in predicto 
loco emiserit at recipiendum. ita tamen ut inferamus uobis uel su'ces- 
soribus uestris per unumquemque anno pullos duos et azimas duas. 
quod si minime fecerimus de quod superius repromitimus tunc liceat 
uos uel subeessoribus uestris infrascripta rex introire et cui uolueritis 
dare in uestra sit potestate. unde sic placeat at peticio nostra et une 
libellum scriptum et manus uestra tìrmatum nobis contradere iubeatis. 
et alterum simile uobis factum uel testibus roboratum uobis prò muni- 
mine Sancte Ecclesie uestre tradimus conseruandum. Facto petitorio 
mense agustus. Indicione undecima. Imperante Domno nostro Conradus 
in Italia anno secundo. Indicione suprascripta feliciter ('). 

(') « Pergamena di quella età, in cui mancano le soscrizioni , essendovi tut- 
tavia lo spazio sufficiente per esse. La ritrovai fra le disperse, e la riposi nel 
pHco 11 Q. Sul dorso vi è scritto, di mano antica: De Porciano de Ripia , prope 
Planum Fvcis » (Podi). 



( 159 ) 
DOCUMENTO XCVIII. 

Amiza ligi ia del qm. Bernodo e moglie di Idone fa donazione al monastero di 
santo Stefano della terza parte di due pezze di terra site nel luogo appellato . 
Maggiolo. 

1029, maggio 
(Pergamena dell' Arch. Gov., loc. cit.; Carte Genovesi, num. 142) 



In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Cunradus 
grafia dei Imperator Augustus. .anno imperii eius Deo propicio tercio. 
mense Madius. Indicione duodecima. Monasterio Sancti Stefani proto- 
martiris quod est constructum foris et prope Ciuitate Janua. Ego Amiza 
lìlia quondam Bernodi e't conius Idoni. et ipso uiro meo mihi consenciente 
et subter confirmante, qui profeso sum ex nacione mea lege uiuere 
Romana, offertor et donator ipso monesterio. propterea disi quisquis 
in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis aliquis contullerit rebus iusta 
octori uocem in oc seculo centuplum accipiat. insuper quod melius est 
uitam posidebit aeternam. et ideo ego qui supra Amiza dono offero in eodem 
Monasterio Sancti Stefani prò anime mee mercede, oc est mea porcione 
et diuisione quod est tercia pars de pec«'«s duas de terra cum areas ubi 
estant iuris mea proprietarie quas abere uisa sum in loco et fundo. qui 
et prima pecia de terra iaceat locus ubi dicitur Maleolo. qui detinet 
filius Tbome qui cum deuotat at Monache et fines hic decernitur. da 
^ina parte terra Gisone Diaconus. de alia parte uia publica. da tercia 
parte fossato. Infra suprascriptas fìnes omnia suprascripta tercia porcione 
in integrum. Secunda pecia de terra iacet in suprascripto loco, qui et 
item coerit ei da una parte terra Sancti Stefani, de alia parte terra 
Serrinasca. da tercia parte uia publica. siueque alii sunt ab omnia coe- 
rentes. et est ipsa pecia de terra cum uinea super abentem recta per 
Bonizoni. Infra suprascriptas fines omnia suprascripta mea porcione quod 
est similiter tercia pars in integrum. una cum accessionibus et ingres- 
soras earum seu superioribus et inferioribus earum rerum et qualiter 
superius legitur in integrum ab ac die in eodem monesterio Sancti 
Stefani dono et offero et per presentem cartulam offersionis ibidem 
abendum confirmo, faciendum exinde a presenti die Abbas uel monachos 
illos qui prò tempore in eodem monasterio ordinatis fuerint et cotidie 
ibidem Deo deseruierint in susidium usu et suntu quiquit uoluerit prò 



* 



( 140 ) 

anime mee mercede eo nero ordine ut si èuenerit Pontifex aut Abbas 
stni qualibet Potcstas que predictas pecias duas de terra de prefaeti. 
monesterio tullerint. tunc statim deueniant in potestatem propinquio- 
ribus parentibus meis qui at illum die propinquior apparuerit, quandiu 
uenerit illa potestas que predictas pecias duas de terra qualiter superius 
legitur in eodem monasterio reuevterit tunc faciant exinde Abas nel 
Monaclios illos qui prò tempore in eodem monasterio ordinati sunt 
uel deinceps in antea ordinati esse debent. in susidium usu et sumptu 
quitquit uoluerit per anime mee mercedem. quidem espondeo adque 
promitto me ego qui supra Am.iza una cum meos eredes a parte ipso 
monasterio de suprascripta tercia porcione de prefactas pecias duas de 
terra qualiter superius decernitur in integrimi ab onini ornine defensare. 
quod si defendere non potuerimus aut a parte ipsius monesterii exinde 
aliquit per couis inienium subtraere que^ierimus. tunc in dublum eadem 
ofersio a parte ipso monesterio restituamus sicut prò tempore fuerit 
meliorata aut ualuerit sub estimacione in consimile loco, et nec mihi 
liceat ullo tempore nolle quod uolui set quod a me semel factum uel 
conscriptum est inuiolabiliter conseruare promitto cum stipulacione 
subnixa. anc enim cartulam offersionis paginam Marinus notarius tradidit 
et scribere rogauit. in quam supter confirmans testibusque optulit ro- 
borandum. Actum Villa que noncupatur Murtedo feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Amiza qui anc cartulam offersionis 
fieri rogaui ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Erizoni et Johannes et Bonizoni 
et Bonotilio et Venerando leie uiuentes Romana testes. 

t Ego qui supra Marinus Notarius scriptor huius cartule offersionis 
postradita compleui et dedi. 

f Vido qui eidem conius mea consensi ('). • 



(,•) Sul dorso, di mano sincrona : Carta ofersionis quam fecit Amica de Ber noti o 
de terra in Quid. 



f 



141 ) 



DOCUMENTO XCIX. 

Giovanni diacono , figlio del qm. Alberto, fa donazione all'anzidetto monastero 
di una metà della parte che gli spetta di due terreni presso la città di Genova , 
avendo già donata l'altra metà alla chiesa di san Lorenzo. L'usufrutto però 
spetti a Devinza madre dello stesso Giovanni, sua vita durante. , 

1029, dicembre 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 143) 



f In nomine Domini Dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. Conradus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno imperii eius Deo propicio tercio. 
mense december. indicione tercia decima. Monesterio Sancti Stefani proto 
martiris quod est constructum foris et prope Ciuitate Janua. Ego Johannes 
Diaconus de Ordine Sancte Januense Ecclesie et filius quondam Alberti, 
qui profeso sum ex nacione mea lege uiuere Romana, offertor et donator 
ipso monesterio. propterea disci quisquis in sanctis ac in uenerabilibus 
locis et suis aliquit contullerit rebus iusta octoris uocem in oc seculo 
centuplum accipiat. insuper quod melius est uita posidebit eternam. et 
ideo ego qui supra Johannes Diaconus offertor et donator ipsius mone- 
sterii dono cedo trado confero et per presentem cartulam offersionis ibidem 
abendum sicut subter legitur confirmo, idest medietate de mea porcione 
et diuixione de pecies dues de terra cum areìs ubi estant cum mansione 
et uinea et oliuas et ficetis et alios arbores fructiferos super se abente 
que mihi qui supra Johannes Diaconus opuenit prò scriptum uel sup- 
cessione de parte predicto quondam Alberti qui fuit genitor meus et 
Deuinza iugalibus genitrix mea iuris mei. quam abere uiso sum foris et 
prope ciuitate Janua. locus ubi dicitur Cadaplauma. coerit ei a prima 
pecia de uites cum mansione super se abente tam et ipsa medietas de 
mea porcione quam at reliquia simile medietas qui datam abeo at Ec- 
clesia Sancti Laurent! et ad reliquia simile medietas de omnia quantum 
fuit iuris de suprascriptis iugalibus qui pertinet at Eredes quondam An- 
selmus germano meo da una parte terra de eredes quondam Oppizo et Erizo 
germanis. de alia parte terra de predicto monesterio. da tercia parte 
terra de eredes predictus Opizo et terra Sancti Ambroxius et terra de 
Eredes quondam Teutefredus Judex et de suis consortibus. da quarta 
parte uias et terra de eredex quondam Miexi et suis consortibus. coerit 
ei at secunda pecia de uites quod est ibi prope tam at ipsa medietate de 
mea porcione quam a reliquia simile medietas qui -data abeo at pre- 
dieta Ecclesia et at reliquia simile medietas at superius totum . . . que 



( 142 ) 

pertinet at Eredee de suprascripto quondam Anselmi sicut superius 
lcgitur. da, una parte terra de Eredes quondam Opizoni et Erizo. da 
alia parte fosato qui dieitur Riotacito. da tercia parte Sancto Stefano. 
da quarta parte uia publica. sibique alii sunt ab omnia coerentes. Infra 
iam dictas coerencias medietate de mea porcione de omnia quantum 
J'uit iuris suprascriptis iugalibus in integrum. qui autem supraseripta 
de mea porcione medie de ian dictas duas pecias de uites in eodem 
loco et fundo Cadaplauma iuris mei supradictis una cum accessionibus 
et ingressoras earum seu cum superioribus et inferioribus suis qualiter 
superius legitur et decernitur et sunt compreense in integrum ab ac die 
in eodem monesterio Sancti Stefani ian dieta medie de mea porcione 
de predicte omnes pecies de terra dono et offero et per presentem car- 
tulam offersionis sicut superius legitur ibidem abendum confirmo, co 
uero ordine dum supraseripta Deuinza geuitrix mea in oc seculo fuerit 
uita omnia in sua sit potestatem usufructuario nomine, post autem eidem 
Deuinza decessum faciendum exinde Abbas uel monachis qui ibidem 
sunt et ic in antea ordinati esse debent in sumtum et susidium mona- 
chorum at eorum usu et sumtu quicquit uoluerint prò anima mea mer- 
cedem. eo uero ordine ut subtus declaratum est. ut si unquam in tem- 
pore uenerit Pontifex aut Abbas uel aliqua Potestas que de ian dieta 
mea offersio at eodem monesterio aliqua minuacio aut subtracio facere 
uoluerint. tunc per anc offersionis cartulam confirmo ut ueniant supra- 
scriptis casis et rebus in potestate de propinquioribus parentibus meis 
qui tunc apparuerint. et tandiu in eorum rex ipsas persistat at fruendum 
quod usque uenerit potestate qui ian dieta mea offersio at eodem mone- 
sterio reuocare faciat. et faciant exinde abbas uel monachis qui ibidem 
Deo deseruierint at eorum usu et sumtu in sumtum et sussidium mona- 
chorum prò anime mee mercede fruges et reditum seu censum quiquit 
uoluerint a presenti die per remedium anime mee et prò onore Diaconii 
mei. et nec mihi liceat ullo tempore nolle quod uoluit. se quod a me semel 
factum uel conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare 
promicto con stipulacene subnixa. anc enim cartulam offersionis mee 
Bernardus Notarius tradidit et scribere rogauit. in qua subter confirmans 
testibusque optulit roborandum. Actum Ciuitate Jan uà feliciter. 

Signum m. manus suprascripto Johanni Diaconus qui anc cartulam 
offersionis fieri rogaui. et -per nimiam firmitatem manus sua scribere 
non uoluit. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Bonizoni et item Bonizoni atq'ue 
Stefanus et Johanni item Johanni lege uiuentes Romana testes. 

Ego qui supra Bernardus Notarius scriptor uius cartule offersionis 
post tradita compleui et dedi. 






( 145 ) 
DOCUMENTO C. 

Libello enfiteutico di due porzioni di una vigna , e di un canneto in Campolungo, 
consentito da Eriberto abbate di santo Stefano a Genoardo del qra. Giovanni. 

1030, marzo 
(Pergamena dell' Arch. Gov. , loc. cit. ; Carte Genovesi, num. 144) 



t In nomine Domini Dei et -Saluatori nostri ihesu christi. Cunradus 
grafia Dei Imperator Augustus. anno imperii eius Deo propicio tercio. 
mense marcius. indicione terciadecima. Placuit atque conuenit inter 
Eribertus Abas monesterio Sancti Stefani quod est constructum foris set 
.prope Ciuitate Janua nec non et inter Jenoardus filius quondam Johanni. 
ut in Dei nomine debeat dare sicuti a presenti dedit suprascripto Eri- 
bertus Abbas eidem Jeonardus uel at suos eredes. hoc sunt duas por- 
ciones de pecia una de uites atque ex integra pecia una cum caneto 

iusta caput at laborandum et detinendum at medie 

redendum iuris eidem monesterio. qui poxite sunt in Valle Vesano in 
loco et fundo Campolongo. coerit a suprascriptes dues porciones de pre- 
dieta pecie de uites et a predicte pecie de caneto da una parte terra 
Jenoardi. de alia parte fìuuio Vesano. de tercia parte terra Canonica 
Sancti Laurentii et ipso monesterio quod est tercia porcione. da quarta 
parte terre de eredes quondam Opizoni filius quondam lentocordi. sibique 
alii sunt coerentes. Infra iam dictas coerencias una cum acessione et 
ingressoras earum in integrimi, ea racione uti amodo ipse Jenoardus 
et suos eredes suprascriptes dues porciones de predicta pecia de uites 
et predicta pecia de caneto qualiter superius legitur in integrimi abere 
et detinere debent et laborare. ita ut prò ipse Jenoardus uel suos Eredes 
meliorentur nam non pegiorentur. et persoluere exinde debent singolis 
annis tempore uindemie de musto mundo atque ficas seu de canas que 
Dominus dederit secundum usu et consuetudine uius terre et prò omni 
anno pulos duos et azimas duas optime. data ipsa medietate ic super 
locum et predicti pulos et azimas at eodem monesterio eidem Eri- 
bertus Abbas silique subeessores at suorum Misi prò se ipse Jenoardus 
suique Eredes aut sui misi date et consigliate ec omnia qualiter su- 
perius legitur in integrum. alia super impoxita eis non fiant. pena uero 
inter se posuerunt ut si suprascripto Jenoardus uel suos eredes minime 
fecerint at laborandum aut prò amie redendum uel ec omnia atinplendum 
sicut superius legitur aut suprascripto Eribertus Abbas silique subces- 



( 144 ) 

sores aliqua forcia ucl super inpoxita fuerit uel ab omni liomine in octo- 
ritate non stetcrint. et illc qui non atinpleuerint sicut superius legitur 
cumponant pars parti pena argentum Denarios bonos soldos centum. 
quam uero cartulam conueniencie nostre ambas partcs Bernardus notarius 
scribendum rogauimus. Actum suprascripto loco Sancto Stefano feliciter. 

Signum m. manus suprascripto Jeonardus qui anc cartulam conue- 
niencie fieri rogaui ut supra. 

Signum m. m. m. m. manibus Teudice et Andrei seu Miloni et 
Johanni Dominicus testes. 

Ego qui supra Bernardus notarius scripsi et subscripsi. post tradita 
compleui et dedi ( 1 ). 



DOCUMENTO CI. 

Gandolfo Visconte del qm. Guglielmo ed Officia del qm. Guaraco, giurali, non- 
ché Matrona del qm. Alberico e vedova di Idone, donano al monastero di san Siro 
di Genova i beni che possedono nel luogo di Casamavari in Bisagno. 

1030, marzo 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 486) 



DOCUMENTO CU. 

Toderada del qm. Erizone giudice, Guido e Oddone figli di detta Toderada e del 
qm. Cunizone , fanno donazione al monastero di santo Stefano di un campo 
sito nel Prato di San Martino. 

1031 , marzo 

(Carte Genovesi, num. 146) 

j- In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jliesu Christi. Cunrado 
gratia Dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propicio quarto, 
mense marcius. indicione quartadecima. Monasterio Sancti Stefani 
protomartire sito foris et prope Ciuitate Janua ubi preest Domnus 
Aribertus Abas. nos Toderada filia quondam Erizoni Judex et conius 
Cunizoni et Vuido et Oddo Jermanis filii predicti Cunizoni et eidem 
Toderade. qui profesi sumus nos ex nacione nostra leie uiuere romana, 
ipso namque uiro et Jenitor nostro nobis consencientem ut subter con- 

M sul dorso, di mano aulica: De Braida. 



( 145 ) 

firmantem. offertores et donatores eidem monesterio. propterea diximus 
quisquis in sanctis ac uenerabilibus locis et suis aliquit contullerit 
rebus iusta octori uocem in oc seculo centuplum accipiat. insuper quod 
melius est uita posidebit eterna, et ideo nos qui supra mater et filii 
offertores et donatores eidem monasterio donamus et offerimus et per 
presentem cartulam offersionis a presenti die proprietario nomine aben- 
dum confirmamus. idest pecia una de campo iuris nostris qui supra 
mater et filii quam abere uisi sumus prope eidem monesterio et ubi 
ante os die nominatimi fui a Pratum Sancti Martini et iusta terra 
eidem monasterio. est ipsa pecia de campo per mensura iusta in circui- 
timi super totum perticas quadraginta et sex. a perticas de pedes 
duodecim a pedes Doni ni Liuprandi Rex. una cum acesione et ingreso 
seu superioribus et inferioribus suis et qualiter superius legitur in in- 
tegrum ab ac die in eadem monasterio donamus et offerimus et per 
presentem cartulam offersionis proprietario nomine at eidem monasterio 
abendum confirmamus. faciendum exinde predicto Abate uel tuos subces- 
sores a parte predicto monasterio a presenti die proprietario nomine 
quiquit uolueritis sine omni nostra qui supra mater et filii uel Eredum 
nostrorum contradicione. quidem espondimus atque promitimus nos qui 
supra mater et filii una cum nostris Eredibus pars ipsius monasterio aut 
cui Abates de eidem monasterio dederint uel conceserint suprascripto 
pecio de campo qualiter superius legitur in integrum ab omni ornine 
defensare. quod si defendere non potuerimus aut si at iam dicto mo- 
nasterio per couis ingenium subtraere quesierimus. tunc in dublum 
eadem offersio at eidem monasterio restituamus sicut prò tempore fuerit 
meliorato aut ualuerint sub estimacione in consimile loco, et nec nobis 
liceat ullo tempore nolle quod uoluimus. sed quod a nobis semel factum 
uel conscriptum et sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promiti- 
mus con stipulacione subnixa. Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Toderada qui ac cartula offersionis 
fieri rogaui. 

Cunradus qui eorum uxor et filii mei consensi. 

f Ego Vuido in ac cartula offersionis a me facta subscripsi. 

f Oddo in ac cartula offersionis subscripsi. 

Signum m. m. m. m. m. m. manibus Oglerio et Martinus atque Martinus 
atque Johannes seu Landulfo atque Bruningo leie uiuentes Romana testes. 

t Ego Ameli us notarius scriptor huius cartule offersionis post tradita 
compleui et dedi ('). 



(') « Pergamena autentica, segnata sul dorso, di mano antica; De Bravla » 
(Poch). 



( 146 ) 
DOCUMENTO CUI. 

Concessione enfile litica di una vigna al l'radello in liisagno , fatta da Eriberto 
abate di santo Stefano a Giovanni del qra. Alberto e Richiza giugali. 

1031 , marzo 
(Pergamena dell'Ardi. Gov. , loc. cit. ; Carte Genovesi, num. 147) 



Cum Cum peto defensoribus sacrosancte Januensis Ecclesie ubi prcest 
Domnus Aribertus Abbas monasterio Sancti Stephani protomartiris sito 
foris set prope ciuitate Janna. Vti no bis Johannes filius quondam Al- 
berti et Richiza Jugalibus una cum filiis filiasue. et si unus ex nobis 
sine herede mortuus fuerit unus alterius succedant. Titulo conditionis 
locare ac prestare iubeatis. petimus uinea et rebus Sancti Stefani 
iusta fluido Vesano. locus ubi dicitur Pradello. coerit tam ad ipsa uinea 
et rebus quamque ad alie portiones. da tribus partibus terra predicto 
monesterio. da quarta parte terra Canonica Sancti Laurentii. Infra 
iam dictas coerencias quarta porcione. et medietatem de alia reliquia 
simile quarta porcione. preter anteposito Insula ubi molendini et aque- 
ductile et tabula una de terra nostra suprascripta porcione quod est 
quarta parte et medietate de alia quarta porcione que est infra supra- 
scriptas coherentias in integrimi, ita tamen ut inferamus uobisuel succes- 
soribus uestris pensionem per unumquemque annum denarium. I. Spon- 
dimus in Dei nomine atque promittimus suprascriptas res meliorare et 
pensionem Ecclesie uestre per unumquemque annum inferre. quod si mi- 
nime fecerimus de quo superius repromittimus tunc licead uos uel suc- 
cessoribus uestris in suprascriptas res introire aut cui uolueritis dare in 
uestra sit potestate. Post obitum nostrum uel filiis nostris in ius et 
dominium Sancte Ecclesie uestre reuertatur cui'us est proprietas. Vnde 
sic placet hec peticio nostra et hunc libellum suprascriptum et manibus 
uestris firmatimi et alium simile a nobis factum nobis prò munimine 
Sancte Ecclesie uestre tradidimus conseruandum. Facto petitorio mense 
marcius. Indicione XIIII. regnante Donino nostro Chorradus anno quarto. 
Indicione suprascripta felicitar. 

t Eribertus abbas in hoc libello subscripsi ('). 



(') Sul dorso, di mano antica: De Statano ubi dicitur Praclo. Credo quod sit 
Illa planicies que est >n orde uineariùn nostrarum de Statano et prope / 
Bisanti ubi dicebatur Praelo. 



( 147 ) 
DOCUMENTO CIV. 

Giovanni del qm. Maurone ed Ingelfoerga od Erica sua moglie fanno donazione 
al detto monastero di una terra sita nel Prato di San Martino. 

1031, dicembre 
(Pergamena dell'Aron. Gov. , loc. cit. ; Carte Genovesi, num. 149) 



In nomine domini dei et Salutatori nostri Jhesu Christi. Conradus 
gratia Dei Imperator Augustus. anno imperii eius deo propicio quinto, 
mense december. Indicione quintadecima. Monesterio Sancti Stefani 
Protomartiris sito foris Ciuitate Janua. nos Johannes filius quondam 
Mauroni et Ingelberga qui Erica Jugalibus filia quondam Ribaldi qui 
proteso sur» ex nacione mea lege uiuere Romana, ipso uiro meo mihi 
consenciente et subter confirmante, aufertor et donator ipsius monasterio. 
propterea dixi quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis ali- 
quis contullerit rebus iuxta octoris uocem in oc seculo centuplum acci- 
piat. insuper quod melius est uita posidebit eterna, et ideo nos qui 
supra iugalibus donamus et àuferimus et per presentem cartulam au- 
fersionis in eodem monesterio^ prò anime nostre mercede a presenti die 
abendum confirmo, hoc est pecia una de. terra uacua cum area ubi estat 
iuris nostra, quam abere uiso sum in loco et fundo sancto Martino, 
loco ubi dicitur prato, et est pecia de terra per mensura iusta in circuitu 

super totum perticas uiginti perticas de pedex duo- 

decim a pedex Domni Liuprandi Rex. coerit ei da una una parte . . . 
. . . miloni. da tres partes terra sancti Stefani. Infra ian dictas mensura 
et coerencias onia in integrum que auten suprascripta pecia de terra cum 
area supradicta una cum accesione et ingreso suo seu cum superioribus 
et inferioribus suis qualiter superius legitur in integrum ab ac die in 
eodem monesterio sancti Stefani donamus et àuferimus ian dieta pecia 
de terra ut supra legitur. ita ut faciant Abas uel monagos qui ibidem 
sunt et de ic in antea ordinati ese debent in suntu et susidium mona- 

gorum prò anime nostre mercede, et si unquam in tempore 

uenerit pontifex aut abas seu aliqua potestas que ian dieta pecia de 
terra at eodem monesterio minuere uoluerint. tunc ueniat in potestate 
nostra aut de propinquis parentibus nostris qui at illum diem propin- 
quior aparuerit a frugendum. dum uenerit pontifex aut abas seu aliqua 
potestas que at ipso monesterio reuocare faciant. et faciant abas uel 
monagos qui ibidem ordinati ose debent in suntu et susidio monagorum 



( 148 ) 

quiquit uoluerint at eorum usu et suntu prò anime nostre mercede sirte 
omni mea et eredum meorum contradicione. quidem espondimus atque 
promitimus nos qui supra iugalibus una cum nostris credibus a parte 
ipsius monesterio suprascripta mea aufersio qualiter superitis legitur in 
integrum ab omni ornine defensare. qui sic defendere non potuerimus 
aut si nobis exinde aliquit per couis ingenium subtraere quesierimus. 
tunc in dublum eadem aufersio ut supra legitur uobis restituamus sicut 
prò tempore fuerint melioratis aut ualuerint sub estimacionc in consi- 
mile loco, et nec nobis iugalibus liceat ullo tempore nolle quod uoluit. se 
quod a nobis semel factum nel conscriptum (est) sub iusiurandum inuio- 
labiliter conseruare promito con stipulatone subnixa. ac enim cartula 
aufersionis paginam Vuinizo notarius tradidit et scribere rogaui. In qua 
subter confirmans testibusque obtulit roborandum. Actum in suprascripto 
loco Sancti feliciter. 

Signum ni. m. manibus Johanni et Ingelberga iugalibus qui ac cartula 
aufersionis fieri rogauerunt. et suprascripta conius mea consensi ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. m'anibus Bonaudus et Dominicus et Johanni 
seu Petri atque Renardo lege uiuentes romana testes. 

Ego qui supra Vuinizo notarius scriptor uius cartule aufersionis post 
tradita compleui et dedi. 



DOCU31ENTO CV. 

Cristina figlia del qm. Giovanni e moglie di Pietro dona al monastero suddetto 
una piccola pezza di terra presso la città di Genova nella Valle del Bisagno. 

1032, aprile 
(Pergamena dell' Arch. Gov., loc. cit.; Carte Genovesi, num. 150) 

t In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Christi. Gunrado 
grafia Dei Imperator Augustus. anno Imperii eius Deo propini» sesto, 
mense aprilis. indicione quinta decima. Monasterio Sancti Stefani proto- 
martire sito foris et prope cantate Janua. ubi preest domnus Aribertus 
Abbas. Ego Cristina filia quondam Johanni et usxor Petri. qui profeso 
sum ex nacione mea leie uiuere Romana, et ipso uiro meo mihi con- 
senciente et subter confirmante, offertor et donator eidem monesterio. 
propterea disi quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis aliquit 
contullerit rebus, iusta octori uocem in boc seculo centuplum accfpiad. 
insuper quod melius est uitam posidebit eternam. et ideo ego qui' supra 
Cristina offertrice et donatrice eidem monesterio dono cedo trado eoa 



( u« ) 

t'ero et per presenterà cartulam offersionis ibidem abendo confirimo. 
idest peciola' una de terra colta iuris mea quam abere uisa sum foris 
et prope Ciuitate Janua in Valle Vesano. et est ipsa peciola una- de 
terra prò mensura iusta tabulas legitimas nouem et dimidia. coerit ei da 
duabus partibus terra eidem monesterio. de tercia parte terra Wilielmi 
et Richizoni. de quarta parte terra predicto monesterio. sibeque aliis 
sunt coerentes. una cum accessione et ingresso seu superioribus et infe- 
rioribus suis qualiter superius legitur in integrum. ab ac die in eadem 
monasterio dono et offero et per presentem cartulam offersionis ibidem 
abendum confirmo, faciendum exinde a presenti die eidem monasterio 
quiquit uoluerit sine omni mea et eredum meorum contradicione. quidem 
exspondeo que promitto me ego qui supra Cristina una cum meos eredes 
ad eidem monasterio a ut cui ipso monasterio dederit suprascripta pe- 
ciola una de terra qualiter superius legitur in integrum ab omni no- 
mine defensare. quod si defendere non potuerimus aut si uobis exinde 
aliquit prò couis ingenium subtraere quexierimus. tunc in dublum 
eadem offersio ut supra legitur uobis restituamus sicut prò tempore 
fuerit meliorata aut ualuerit sub estimacione in consimile loco, et nee 
mihi licead ullo tempore nolle quod uolui. se quod a me semel factum 
uel conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promitto 
con stipulacione subnixa. Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Cristina qui anc cartulam offersionis 
fieri rogaui. 

Signum m. manus suprascripto Petrus qui eidem usxor sua ab omnia 
suprascripta consensi ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Amicus et Rufino seu Martinus et, 
Johannes et item Johannes leie i.iuentes Romana testes. 

t Ego Johannes notarius et Judex scriptor uius cartule offersionis 
postradita compietti, et dedi ('). 



DOCUMENTO CVI. 

Alberto marchese iìglio del qm. Alberto, pure marchese, fa dono al monastero 
predetto di una terra posta nella Villa di Carasco, e di un campo sito fuori 
della Villa stessa, nel luogo nominato Prato di Larino. 

, 1033, gennaio 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 501; Atti della Società, voi. I, p. 221) 

(') Sul dorso: Cartaio, de Pedro Ferro S. Martini. De BruiUa. 



( iiiO ) 



DOCUMENTO CVH. 

Adalberto marchese e Adelaide giugali fondano il monastero di Castiglione nella 
Diocesi di Borgo San Donnino ; e gli assegnano , fra gli altri beni : decimi/m pov- 
tionem de . . . casis et castris, seu rebus omnibus iurls nostri* , quas Imi,,-, -e 
visi sumus . . . infra Ciuitatem . . . Januensis .... in locas effundas Gavi , 
. . . anteposito quinque castris construetas in locas et fondas Castellarlo que 

est in loco Gaui , etc Similiterque donatnus etofferirnus ornnern decimami 

nostre proprietà is infra Comitatious Januensis . ... in locis et fundis Quinto, 
Rapallo , Lauagna , Sigestro , Monella , Carrodano. 

1033, 10 giugno 
(Veci. Muratori, Antichi. Estensi, par. I, cap. XII, p. 98) 



DOCUMENTO CVIII. 

Saxo del qm. Giovanni ed Ofrasia o Bellesenda giugali promettono ad Alberto 
del qm. Bruningo di non disturbarlo nel godimento di una terra livellarla sita 
nel Borgo nuovo sulla piazza di san Siro di Genova. 

(Ved. Chartarum, voi. I, col. 507) 



DOCUMENTO CIX. 

Livello di una terra di proprietà della chiesa di santa Sabina, sita presso il 
Campo di san Marcellino, consentito ad Oberto da Ansaldo abbate del mona- 
stero di san Siro. 

1036, gennaio 

(Pergamena dell' Arch Gov. , abbazia di s. Siro, mazzo I; 
Carte Genovesi , num. 42) 



Cum Cum peto Defensoribus Monasterii Sancti Syli ubi preest Domnus 
Ansaldus Abbas ipsius Monasterii. Vti nobis Obberto titulo condicionis 
locare nobis iubeatis petimus peciam de tera iuris Ecclesie uestre Sancte 
Sauine que est sita prope campum Sancti Marcellino et est ipsa pecia de 
terra mensura iusta in longitudine pedes treginta. in latitudine uero 
pedes sedecim. a pedes Domni Leoprandi Regis. cui coheret in uno latere 



( 151 ) 

• 

tera germani mei Amelii et Columbae. in alio latere uinea ipsius Ec- 
clesie, in tercio latere terra si ipsius Ecclesie, in quarto la- 
tere uia publica. Infra istos lìnes et coherentias omnia supradicta pe- 
timus in integrimi cum ingressu et exito suo et distillatione in circuito, 
et habeamus licentiam uendere eam et donare cui uoluero sine omni 
uestra et successorum uestrorum contradicione. ita tamen ut inferamus 
uobis aut successoribus uestris aut uestro misso per nos aut per no- 
strum missum per unumquenque annum pensionem denarium. I. Spon- 
dimus in Dei nomine suprascriptam pensionem uobis uel successoribus 
uestris per unumquenque annum inferre. quod si minime fecerimus 
de quo supra promitimus. tunc liceat uobis in suprascriptam terram 
introire et cui uolueritis dare in uestra sit potestate. Post autem 
obitum nostrum et heredum nostrorum in ius et dominium Sancte 
Ecclesie reuertatur cuius est proprietas. Vnde sic placet hec peticio no- 
stra et bunc libellum scriptum et manus uestra firmatum nobis tradere 
iubeatis. et alium similem ac nobis factum uobis prò munimine Sancte 
Ecclesie tradidimus conseruandum. Facto petitorio mense Januario. 
indicione V. Imperante Domno nostro Chonrado in Italia anno nono, 
indicione suprascripta feliciter. 
t Ansaldus Abbas in hoc libello subscripsi. 



DOCUMENTO CX. 

Corrado vescovo di Genova conferma al monastero di san Siro il possesso della 
cella e chiesa dei santi Vittore e Sabina, e dei beni alla medesima pertinenti. 

1036, 30 novembre 
(Carte Genovesi, num. 157) 



In nomine Sancte et indiuidue Trinitatis. Conradus per misericordiam 
Dei Sancte Januensis Ecclesie liumilis .Episcopus dilectissimo fideli no- 
stro Ansaldo Abbati quem nostro aduentu Patrem et Pastorem inue- 
nimus. Consueta est pietas ut ea quem suis uidentur largire subiectis 
non permittant suam nrmitatem uiolari. ideoque petiit nobis tua lì- 
delitas seu considerante nos tuum seruitium quod tu tuisque su- 
biecti monachi tam presentes quam futuri in monasterium sanctum ac 
uenerabile Beatissimi Confessoris et Episcopi _ Syri Januensis constituti 



( !ì>2 ) 

impendere uisi estia Primum concedimus Sancto Siro tibique Ansaldo 

Abbati et tuis subiectis monachis atque per hanc nostram decreti pa- 
ginam in sumptum et subsidium uestrorum ad aumentum Religionis ue- 
stre. ac prò necessitate loci illius abendum conti rmamus prò anima 
Domini Imperatoris ac nostre et successorum nostrorum mercede, atque 
per liane nostram firmatoriam atque decreti paginam. Cellam atque 
Ecclesiam curn omnibus edilìciis ac pertinentiis sibi eoncessis. que fun- 
data est prope prefato monasterio Sancti Siri in honorem Beati Victoris 
'et Sabine Virginis super ripam maris. cum omni sua integritate atque 
pertinentiis. et non solum uobis et successoribus uestris in subiectione 
ipsius Monasterii Sancti Sjli libere concedimus. sed et uineam cum 
terra sua. et terram optabilem que est in circuitu ipsius Ecclesie 
Sancte Sauine per nnes et coherencias designatas. nempe. ab uno latere 
flumen quod currit prope Ecclesiam Sancti Pancratii. ab alio latere 
alterum rlumen quod currit prope Ecclesiam Sancte Sauine. a tertio 
latere littus maris. a quarto latere uinea quondam Godonis cum casis 
•et massariciis et omnibus rebus iuris ipsius Ecclesie pertinentibus. adeo 
quod ipsi uidetur tam intus quamque foris terri- 
torio atque iuris tan qui nunc abet quam que in antea Deo adiuuante 
acquirere potuerit qualicumque modo, omnia ut supra diximus in 
sumptum et subsidium uestrum uestrorumque successorum habendum 
in integrum sine omni nostra et successorum nostrorum contradicione. 
ita ut nullo umquam tempore tam nostro quam successorum nostrorum 
te supra nominatimi Ansaldum Abbatem tuosque successores de predicta 
Cella cum omni sua integritate atque pertinentiis habeamus licentiam 
molestare, sed omni tempore in uos firme et stabiles permaneant in- 
conuulse. firmo ordine ut de medietate rebus ipsius Ecclesie babeas no- 
stram licentiam libellare secundum usum ipsius terre, et annuatim in die 
Sancte Pascile et Natalis Domini tu tuique successores persoluatis per 
uestros missos modiolos tres pocionis et totidem candelas. Quam ergo 
nostram decreti paginam Berardo nostro clerico scribere precepimus. 
in qua et nos prò ampliori firmitate manu nostra rirmauimus. 

Facta est hec nostra cessio anno Dominice Incarnationis M.XXX.VI. 
Regni uero domini Conradi Imperatoris et filii eius anno X. pridie ka- 
lendas decembris. indicione IV. 

Actum in Ciuitate Januensi feliciter. 

f Conradus Episcopus in hoc decreto subscripsi. 

Ego Thomas de Sancto Laurentio Notarius hoc exemplum extraxi et 
exemplaui ex authentico instrumento subscripto manu Conradi episcopi 
de mandato Domini Gulielmi de Montecello Consulis Janue de Justitia 



( «8 ) 

deuersus Burgum quod mandatum mila fecit in anno cur- 

rente MCCLXV. indicione .... die XIIII februarii. inter nonam et ue- 
speras. Testes. Ohertus Paxjus Judex. Henricus de Braia Notarius. et 
Henricus Dandella notarius. Predicta ad postulacionem Domini Mathei 
Abbatis Sancti Syri Janue. 



DOCUMENTO CXI. 

Livello della metà di una terra vignata in Carignano, consentito da Litefredo 
abbate di santo Stefano a Mainardo del qm. Mainardo. 

1037, 7 febbraio 
(Carte Genovesi, num. 158) 



f In Christi nomine. Placuit adque conuenit inter Domnus Litefredus 
Abbas monesterio Sancti Stefani protomartiris. quod est constructum sito 
prope ciuitate Janua nec non et inter Mainardus filius quondam item 
Mainardi. ut in Dei nomine debeant dare sicuti a presenti dedit supra- 
scripto Domnus Litefredus Abbas eidem Mainardus uel at suos eredes. 
hoc est meclietate de pecia una de uites at laborandum et detinendum 
at medie redendo iuris eidem monasterio. qui posita est in loco et fundo 
Caliniano. coerit ei ab ipsa medietate de predicta pecia de terra cum pre- 
dicta uinea super se. da una parte simile medietas qui detinet Giraldus 
Masimino. da alia parte uia puplica. da tercia parte uia et terra Al- 
berti, da quarta parte terra de eredes quondam Gezoni. sibique alii 
sunt coerentes. Infra ian dictas coerentias suprascripta medie in inte- 
grimi, ea racione uti amodo ipse Mainardus et suos eredes suprascripta 
pecia de uites quod est medietate una cum accessione et ingresso suo 
in integrum abere et detinere debent et laborare atque scolere, ita ut 

k prò eis meliorentur non pegiorentur. et usque at annos duos 

exspleti nihilt (sic) exinde redere debent. nixi per unumquemque anno 
pulos duos optimi, et da iandicti annos duos exspleti in antea redere de- 
bent singulis annis tempore uindemie musto mundo et auliua medietate 
secundum usu et consuetudine uius terre, prò se ipse Mainardus uel 
suos eredes aut suo misso eidem Domnus Litefredus Abbas nel subces- 
sores aut suorum misso data et consignata ipsa medietate ic super 

locum. et pulos eodem monasterio consignati. alia super in- 

poxita eis non fiant. pena uero inter se posuerunt ut si suprascripto 
Mainardus uel suos eredes minime fecerint at laborandum aut 



( m ) 

raìendum. nel ce omnia atimplendum sicut auperius legitur. aut .si su 

prascripto Domnus Litefredus subeessoros forcia ucl super 

inpoxita fecerint. uel ab omni liomine in octoritate non stetcrint ad 
defensandum. et ille qui non atimpleuerit sicut superius legitur com- 
ponant pars parti pena argentimi denarios bonos papienses soldos quin- 
quaginta. Imperante Domno nostro Cunradus. Dco propicio {anno) decimo, 
setimo die mense februarius. Indicione quinta. Actum suprascripto ma- 
sterio (sic) feliciter. 

t Litefredus Abbas in hoc libello conuenientia a me facta subscripsi, 

Signum m. manus suprascripto Mainardus qui anc cartulam conue- 
niencia fieri rogaui. et eique relecta est. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Johannes et Andrea et Causerame 
et Petrus et Vitali rogati testes. 

Ego Bernardus Notarius scriptor uius libellum conueniencia post 
tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CXII. 

Placito tenuto in Genova da Alberto marchese, al cospetto di Oberto Visconte 
e d'altri personaggi; con cui, ad istanza di Ansaldo abbate del monastero di 
san Siro assistito da Dodone suo avvocato, riconosce ed afferma la verità della 
donazione di beni fatta da Lamberto ed Oza al monastero medesimo ('). 

1039, 8 dicembre 
(Ved. Chartarum , voi. I, col. 527) 



DOCUMENTO CXIII. 

Martino del qm. Buonfìglio dà in pegno ad Alberto del qm. Bruningo varii beni 
posti nel Comitato di Genova ( 3 ). 

1040, febbraio 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 350) 



f) « Scrittura autentica in pergamena. Piego III; Cantera num. VI » (Poch), 

('-) Ved. Docum. I.XXXVI , a pag. 121. 

( 3 ) Questo documento reca le note cronologiche: regnante domino nostro enricus 
anno pritno. mense februarius. indicione octaua. Ma il eh. Datta, cui se ne deve 
la pubblicazione, avverte che « il carattere e le formole dell'atto ci indussero 



( 155 ) 



DOCUMENTO CXIV. 

Ureve di promissione fatta dal detto Martino di non vendere i beni di cui sopra 
ad altri che ad Alberto precitato. 

1040, febbraio 

(Carte Genovesi, num. 162) 



In Dei nomine. Breue securitatis et firmitatis ad memoria retinendum 
seu et sponsionis quod facio ego Martinus filius quondam Bontilio ad 
tibi Albertus filius quondam Brunengi de casis et omnibus rebus meis 
proprietareis et libellareis quibus sum positis in Comitatum Januensis 
in locas et fundas Cisino. et in lo casale in plungi. et in Bonaria, in 
solanolo, in cauana et in campo zuconi. in sorte de funtana. in mugna- 
negasco. et in preta streta. in la fontana, in campo de Porcile, in Pa- 
lazese. in cagensasco. in Vederaria. in factori. in Incisa, et per aliis ceteris 

locis unde in in antea. et non abeo licencia nec potestate ego 

qui supra Martinus me meos eredes de suprascriptis casis et omnibus 
rebus qui ego in pigno tibi qui supra Adalbertus in te misi per carta 
uindicionis sub dubla defensione ad aliomino ( sic ) uindere nec im- 
pignare ne inalinenare nisi tibi qui supra Adalbertus uel ad eredibus 
tuis si mihi qui supra Martinus uel ad eredibus tuis tale precium de- 
deritis quale ipsis rebus ualuerint sub estimacione bonorum ominum. 
et si forsitan ego qui supra Martinus uel meos eredes distullerimus aut 
implendum deliconiam (?) sicut supra legitur. tunc spondeo me ego qui 
supra Martinus uel meos eredes componere tibi qui supra Adalbertus tuis- 
que eredibus in argentum Denareos bonos Papienses libras decem et supra- 
scripta res in dublo. Factum est oc regnante donno nostro Ericus anno 
primo, mense februarius. Indicione octaua. Actum in suprascripto loco 
Cisino feliciter. 

ad attribuire questa carta piuttosto al regno di Enrico II che a quello di En- 
rico III, quantunque l'indizione non concordi co/1' anno »; e perciò lo ascrive 
al 1002. Noi però confrontata siffatta pergamena con più altre del nostro Archivio 
Governativo, e riscontrate le forinole con quelle de' molti documenti adunali 
in questo Cartario, crediamo poter essere dì diverso parere, e dover quindi 
assegnare il presente atto col seguente che ne dipende all'anno primo del regno 
di Enrico III, che è il 1040, al quale appunto risponde l'indizione ottava che in 
essi trovasi specificata. Notisi ancora che una parte dei beni menzionati nell' atto 
, stesso dicesi posta in Casino (leggi cesino) e Campo zuconi , e che ad ogni modo 
quel Buonfiglio padre del Martino che li impegnava ad Alberto era vivo nel 1003, 
1004 e 1042, come risulta pei documenti da noi riferiti ai num. XXXVIII, XL e 
I.VI (pag. 61, 64 ed 84 J. 



( IW) 

Sibillini ni. manus suprascripto Martinus qui une breue sponsionis 
fieri rogaui. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Martinus et AJdeprandus et 15cr- 
Dardus et Albertus et Erenzo rogatis teatis. 

Ego Bernardus notarius scritor uius breue sponsionis eompleui et 
dedit ('). 



DOCUMENTO CXV. 

Oberto diacono della Chiesa di Genova, tìglio del qui. Ingoile, Toderada del qui. 
Giovanni, Guglielmo e Corrado accolito Agli della stessa Toderada, e Suficia 
del qui. Petrile moglie del dello Guglielmo, fanno donazione al monastero di 
san Siro di una terra con casa e castagneto in Struppa, nel luogo chiamato 
Croce. 

10-11, gennaio 

(Ved. Chartarum, voi. I, col. 531 ) 



DOCUMENTO CXVI. 

l'iacito tenuto nella Valle di Rapallo ""al marchese Alberto, il quale aggiudica 
al monastero di san Fruttuoso di Capodimonte la proprietà di una selva. 

1044, 1 febbraio 

(Ved. Muratori, Antich. Estensi, par. I, cap. XIX, p. 185; 
Atti della Società, voi. I, p. 322) 



DOCUMENTO CXV11. 

Sigeza ed Antelda, madre e figlia, donano al monastero di santo Stefano i beni 
che possedono nel luogo di Garsaneto. 

1045, 6 marzo 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 167) 



f In nomine Domini, hani ab Incarnatone Domini nostri Jhesu Christi 
mileximo quadrageximo quinto, sexto die mense marcius. indicione quar- 

(') « Pergamena autentica. Sul dorso, di mano antica: De Cisino » (Poch). 



( tS7 ) 

tadecima. Monesterio Sancti Stefani proto cristi martiris sito foris Ci- 
uitate Janna, nos Sigeza filia quondam Bruningo et conius Richizoni et 
Antelda mater et filia et conius Andrea, et ipsi uiri nostris nobis con- 
sencientem et subter confirmante, ofertores et donatores ipsius mone- 
sterio. propterea diximus quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis et 
suis aliquit contulerit rebus iusta octoris uocem in hoc sedilo centu- 
plum acipiad. insuper quod melius est uita poxidebit eterna, et ideo nos 
qui supra mater et filia dono et aufero in eodem (monasterió) in suntu in 
suxidio monahorum prò anime nostre mercede, hoc sunt casis et omnibus 
rebus nostris proprietariis et libellareis quam abere uiso sum in loco 
et fundo Garsaneto uel in eorum territoriis. it sunt casis uineis casta- 
netis uel aleis arboribus fructiferis cum area ubi estat. aunia et ex onibus 
plenum et uacuum que mihi qui supra Sigeza opuenit da parte quon- 
dam Genetris mea et nobis per qualecumque ingenium in suprascripto 
loco Garsaneto in integrum. qui autem suprascriptis casis et omnibus 
rebus nostris proprietareis et libellareis supradictis una cum acesione 
et ingresoras earum seut (sic) cum superioribus et inferioribus earum uel 
qualiter superius legitur in integrum ab ac die in eodem monesterio 
Sancti Stefani dono et per presentem cartulam ofersionis ibidem abendum 
confirmamus. faciendum exinde a presenti die Abas uel Monahos illos 
qui prò tempore in eodem monesterio ordinati sunt uel deinces in antea 
ordinati eset (sic) debent ad earum usu et sumptu in susidium Mona- 
horum quiquit uoluerit prò anime nostre mercede, eo uero ordine ut si 
unquam in tempore uenerit Pontifex aut Abas aut aliqua potestas 
qui suprascriptis casis et omnibus rebus aliqua subtradicione aut mi- 
nuacione facere quexierit. tunc statim ueniant in potestate propin- 
quioribus parentibus nostris qui tunc tempore aparuerit. et tandiu 
in eorum potestate permaneat a fruendum quod usque uenerit aliqua 
potestas qui anc mea ofersio atimpleat ut superius legitur nam sit 
nemina persona exinde inquietatus non fuerit et eas quieto ordine 
abere permiserit. tunc faciant suprascriptus Abas uel Monahos qui prò 
tempore in eodem monesterio fuerit aut deinces in antea eset debent 
de suprascriptis casis et omnibus rebus quod superius legitur at eorum 
usu et sumptum quiquit uoluerit prò anime nostre mercede, sine onni 
nostra et eredum nostrorum contradicione. et sic fierit quod non cre- 
dimus si nos qui supra mater et filia si umquam in tempore uel no- 
stris eredibus a parte ipsius monesterio agere aut causare quexierimus 
uel ab oni ornine defensare non potuerimus. preter Ecclesie cuius est 
proprietas. tunc spondimus nos qui supra mater et filia uel nostris ere- 
dibus componere a parte ipsius monesterio pena suprascriptis casis et 
aunibus rebus comodo in tempore fuerit melioratis aut ualuerit sub 



( 158 ) 

estimacione in consimile loco, anc enim cartulam aufersionis paginam 
Reinardus notarius tradidit et scribere rogauit. in qua subter conlirmans 
testibusque autulit roborandum. Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascriptorum Sigeza et Antelda mater et 
filia qui anc cartulam aufersionis fi e ri t rogauerunt ut supra. 

Signum m. m. manibus suprascriptorum Richizo et Andrea qui a su- 
prascriptorum conius illorum consenserunt ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Johanni et .Tohanni et Rinaldo 
seu Johanni atque Albizo rogati testes. 

t Ego qui supra Reinardus notarius scriptor uius cartulam ofersionis 
postradita compleui et dedit ('). 



DOCUMENTO CXVIII. 

Rainaldo vescovo di Pavia conferma alla Basilica di san Giovanni Dominarum 
della delta città i beni che quella possedè, e fra gli altri: in Sancto Cipriano 
( Comitatus Januae ) capellam unam. 

A. 1015 

(Ved. Robolini, Memorie appartenenti alla storia di Pavia) 



DOCUMENTO CX1X. 

Vendita di beni nel Comitato di Genova, fatta da Martino del qm. Buonfiglio ad 
Alberto del qm. Bruningo e Bonafante giugali , in osservanza delle antecedenti 
promesse ( 2 ). 

1047, 3 ottobre 
(Carte Genovesi, num. 171) 



In nomine domini dei et Saluatori nostri Jkesu Christi. secundo En- 
ricus gratia dei Imperator Augustus. anno inperii eius deo propicio 
primo, tercio die mense octuber. indicione prima. Manifesto sum ego 
Martinus filius quondam bonfilius ego quod in presencia testium acce- 



(') Sul dorso, di mano antica: Carta de Carsanelo. 
( 2 ) Ved. Docum. GX1V, p. 155 



( »'S9 ) 

pisem et acepiui at uos Alberti filius quondam Bruningi et Bonafante 
qui et Beriza iugalibus fìlia quondam Aimoni arientum denarios bonos 
papienses libras quatuor prò utilitatibus meis peraiendum. unde prò 
isto precio uendo (') oc est medietate de caxis et om- 
nibus rebus illis iuris meis proprietariis et libellariis qui mini ante os 
annos ouenit da parte quondam Jenitor et Jenitrix mea .... in ualle 
Pulcifera in loco et fundo Cixini. Purcili. Casale pluncli. Bonaria. So- 
larioli. Cauanna. Campozuconi. Corte de fucania. Mugnane'gasco. Preda- 
strecta. Fontana. Campo de Purcili. Palacexo. Aznensasco. Vederaria. 
Factori. Incisa, uel prò aliis ceteris locis et uocabulis ubicumque por- 
cione uel sorte inuenti fuerint infra Comitatum Januensis .... salua 

quidem luminaria sancte Ecclesie cuius est proprietas anc enim 

cartulam uindicionis mee Obertus Notarius et Judex scribendum rogauit. 
Actum Burgo Ciuitate Janua feliciter. 

Signum • 

Signum m. m. m. m. m. manibus Johannes et Restani et Marinus et 
Martini et Andrea rogati testes. 

Ego qui supra Oberto Notarius et Judex scriptor uius cartule uindi- 
cionis postradita compleui et dedit ('). 



DOCUMENTO GXX. 

Rainaldo del qm. Tommaso dona alla chiesa di santa Maria di Castello in Genova , 
parecchi beni siti nella stessa città e nelle circostanze di Rapallo. 

1049, 7 aprile 

(Ved. Chartarum, voi. II, col. 143 e 150; 
Vigna, Illustraz. dell' antichiss. chiesa di S. M. di Castello, p. 465) 



DOCUMENTO CXXI. 

Adelaide figlia del qm. Manfredo marchese dona al monastero di santo Stefano i 
beni che possedè nel luogo di Porciana, ove dicesi Villaregia. 

1019, 4 luglio 
(Ved. Chartarum, voi II, col. 145) 

(') Nel trascrivere quest'atto, il Poch ha tralasciate le forinole , stringendosi 
alla sola parte sostanziale. 
(2) « Pergamena autentica » (Toh). 



( 160 ) 



DOCUMENTO CXXII. 

Mutua donazione di beni seguita fra Ansaldo nidiate del monastero di san Siro 
da una parte, ed Ottone del qm. Richezone, Ansegiso o Gungo del qm. Got- 
tifredo e Richizo accolito del qm. Oddone dall' altra. 

1019, 15 luglio 

(Pergamena dell'Ardi. Gov., Abbazia di s. Siro, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 174) 



In nomine domini dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. donno Hen- 
ricus gratia dei Imperator Augustus. anno imperii eius deo propino 
tereio. quintodecimo die mense Julius. Indicione secunda. Monesterio 
Sancti Sili quod est constructum foris Ciuitate Genua ubi nunc domnus 
Ansaldus Abba preesse uidetur. Nos Otto filius quondam Rikegonis et 
et Ansegisus qui et Gungo filius quondam Gotefredi seu Rikego ako- 
litus filius quondam Oddoni. qui professi sumus ex nacione nostra lege 
uiuere langobardam. propterea diximus quisquis in sanctis ac in uene- 
rabilibus locis et suis aliquid contullerit rebus iusta octoris uocem in 
oc seculo centuplum accipietis et uitam eternam posidebitis. manifeste 
profitemus nos qui supra Otto et Angisus seu Rikego acolitus quod peti- 
uimus ad uos domnus Ansaldus Abba ut ad nobis et at filiis uel abiacis 
nostris diebus uite nostre concedere dignaretis precarie et tintbeocario 
nomine tantum usufruendum de aliquantis omnibus rebus iuris su- 
prascripto monasterio uestro quibus sunt poxitis in loco et fundo Sale 
et in eius territorio, et nos de ipsis omnibus rebus quod inde petiuimus a 
parte ipsius monasterio uestro dare et tradere ac offerre spondimus ma- 
saricio uno cura omnibus rebus a se pertinente iuris nostris quibus sunt 
poxitis in loco et fundo Brioncti et in eius territorio, et pecia una de 
prato iten iuris nostris que est poxita prope Prata Oua. quod est per men- 
sura iusta iuge legitima una. coerit ei da una parte lactuciolo. de alia 
prato Addelberti notarius. da tercia sancti Marciani. sibeque alii sunt 
coerentes. nos uidelicet ordinamus ac in eodem monesterio faciamus of- 
fersionem de ipsis nostris rebus ut uos uestrisque supcessores uel pars 
ipsius monesterio nos et filiis uel abiaticis nostris prenominatis rebus 

in ipso loco Sale et in eius territorio prò illis quas ibi oflerimus 

qui in eodem loco Briomti et in eius territorio et suprascripta pecia de 
prato abere promiseritis quiete et inlibate aduisxerimus. faciendum ex 
frugibus earum rerum uel censum quod exinde annue Dominus dederit 
quod uoluerimus. ita ut per nos rebus ipsis non peioreutur. et per- 



( «» ) 

soluerimus exinde dum aduisxerimus annuatim a parte ipsius mona- 
sterio per omni mense genuarius censum argentum denarios bonos ... et 
dati ipsi denarii per nos uel nostrorum misum uobis uestrisque supces- 
soribus uel ad uestri misi et ut super altario ipsius sa-ncti Sili ponamus. 
et' pos nostrorum decessum ipsis omnibus rebus tam illis quam inde peti- 
uimus quamque illi sibi offersimus parti ipsius monesterio sint potestate. 
eo ordine si nobis inuiolabiliter fueri conseruatum sicut petiuimus. 
Quidem et ego ipse Ansaldus Abba uos abbodiui .... suprascriptam peti- 
cionem uestram intelesi. qui ferula de manu sicut petistis ipsis rebus 
tam illis quam inde petistis quamque et illis quam ibi offersistis pre- 
cario et thintheocario nomine abendum tradedit. eo uidelicet ordine 
ut de uestra et de fìliis uel abiaticis uestris in hoc seeulo fuerit uitam 
ipsis rebus omnibus abeatis. et faciatis ex frugibus earum rerum uel 
censum quod exinde annue Dominus dederint quid uolueritis sine omni 
nostrorum uel supcessorum nostrorum seu pars ipsius monesterio inquie- 
tatudinem uel contradicionem. ita ut exinde annuatim censum redatis per 
omni secalo mense genuarius sicut disistis. et si ego ipse domnus An- 
saldus Abba uel meis sucesoribus uel pars ipsius monesterio uos et 
fìliis uel abiaticis uestris diebus uite uestre ipsius omnibus rebus su- 
pradictis et uobis usufruendo abere tradedit precario et thintheocario 
nomine, quod si in easdem locas Sale Brioncti Oua et uobis diebus uite 
uestre aliquam subtracionem uel inquietudinem seu minuacionem exinde 
fecerimus et ipsis omnibus rebus diebus uite uestre precario et thin- 
theocario nomine usufruendo abbere quiete non permiserimus. tunc 
componamus uobis uel contra quem exinde non impleuerimus ut supra 
legitur pena suprascriptis omnibus rebus in dublum sicut prò tempore 
fuerint melioratis aut ualuerint sub estimacione in consimiles locas. et 
pos pena soluta presens contractum inuiolabiliter in sua manead robore. 
Et si nos ipsi Otto et Ansegisus seu Rikego acolitus uel nostris fìliis 
uel abiaticis ipsum censum annuatim a parte ipsius monasterio non 
dederimus aut ipsis rebus quas ibi offerimus exinde suptraere quexie- 
rimus. eo uidelicet ordine ut nobis et ad fìliis uel abbiaticis nostris 
diebus uite nostre pars ipsius monesterio quiete et inlibàte abbere 
permiserint. tunc illi rebus quas ibi offerimus quamque et fìliis quas 
inde abere petiuimus sicut supra nominatum est. tunc componamus parte 
ipsius monasterio suprascriptis omnibus rebus in dublum quam prò tem- 
pore fuerint melioratis aut ualuerint sub estimacione in consimilen locas. 
quit si uos uestrisque supcessores nos et fìliis uel abbiaticis nostris iam 
dictis rebus qui ad abendum tradeditis quiete et inlibate precario et 
thintheocario nomine abbere permiseritis sicut superius tunc legitur. 
pos nos nostrorum omnium decessum ipsis omnibus rebus in easden locas 



( 162 ) 

et fundas Sale et in Briomti scu in Oua et in carum [territoriis pars 
ipsius monesterio deueniat. et sint in iure et potestate. ita ut facia de 
eadem pars ipsius monasterio proprietario nomine quiquid uoluerint prò 
anime nostre mercedis. et nec eis Ansaldus Abba et Rikego aeolitus 
licead jillo tempore quod uolunt (sic), se quod abbeis semel factum uel 
conscriptum est inuiolabiliter conseruare promiserunt cum stipulacione 
subnixa. unde due cartule precarie et emphintbeothicario nomine et 
offersionis licet tradicionis uno tinore scripte sunt. Actum Giue Ter- 
dona feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascripto Ottoni et Ansegisi qui anc car- 
tulam precario et thintheocario nomine seu offersionis et tradicionis 
fierint rogauerunt ut sapra. 

f Rikego aeolitus subscripsi. 

Signum m. m. m. manibus Gotefredi et Martini seu Vnfredi legem 
uiuentes romana testes. 

Signum m. m. manibus Johanni et Girardi testes. 

Ego Bouo Notarius et Judex sacri Palacii scriptor huius cartule pre- 
cario et thintheocario nomine seu offersionis postradita compleui et 
dedi ('). 



DOCUMENTO CXXIII. 

Donazione di ;beni fatta da Alberto Rufo marchese e da Giolita contessa sua 
moglie al monastero di san Venerio di Tiro; alla quale soscrive come testi- 
monio Enricus de Passiano. 

1050, 28 febbraio 
(Vedi Muratori, Antich. Estensi, par. I, cap. XXIV, pag. 230) 



(') Sul dorso, di mano sincrona: Ansaldus Abbas Sancti Syri dedtt Ottoni et 
Gunzo et Rikezoni acolito et fllits eorum et abiaticis eoruni (juod Sanctus Syrus 
habet in territorio Sale in loco et fvndo Cogitilo ubi Sanctus Syrus dicitur. et 
in Oua seu in Man rem ansi uel in earum territoriis at aliud massaricium cum 
omnibus rebus ad cum pertinenttius in loco et fvndo Brionti quod ab eis acccpit 
ut post supradictoru/H obitum sine /iliorum uel abiaticorumhec omnia in pote- 
state Saneti Syri rcuertantur. E più abbasso: De Sale. 



( W5 ) 
DOCUMENTO CXXIV. 

Martino abbate di santo Stefano concede a livello una terra sita in Cainpomez 
zano, ad Ingo e Giovanni germani. 

1050, aprile 

(Pergamena dell' Arch. Gov. loc. cit. ; Carte Genovesi, num. 115) 



Cum Cum peto Defensoribus Sacrosancte Januensis Ecclesie Monasterii 
Sancti Stephani ubi preest Domnus Martinus Abbas. uti nobis Ingo et 
Johannes germanus suus cum filiis nostris masculinis. si unus ex nolliis 
sine herede decederet alterius frater succedat. titillo condicionis locare 
nobis iubeatis petimus res iuris Ecclesie uestre Sancti Stephani que est 
posita in loco ubi dicitur Campum mezanum. coeri ipsa pecia terra de uno 
latere terra monasterii mediante fossato, ab alio latere costa que discendit 
usque ad stratam publicam. superius dieta strafa, inferius costa Vallis de 
Ronchis. nobis usque ad annos uiginti nouem. ita tamen quod conferamus 
uobis uel successoribus uestris omni anno in festo Sancti Michaelis soldos 
uiginti quinque papiensium ('). Spondimus in Dei nomine atque promitimus 
ut suprascriptas res meliorare colere et custodire, et pensionem Ecclesie 
uobis et successoribus uestris per unumquemque annum inferre. Quod si 
minime fecerimus de quo superius repromitimus. tunc licead uobis uel 
successoribus uestris in supradictas res intrare et cui uolueritis dare in 
uestra sit potestate. Vnde sit placet hac peticione nostrani et hunc 
libellum scriptum in manibus nostris firmatimi nobis tradere iubeatis. et 
alium similem a nobis factum uel a testibus roboratum uobis prò mu- 
nimine Ecclesie tradimus conseruandum. Facto petitorio mense Aprilis. 
Indicione quarta ('). regnante Dorano nostro Henrico in ytalia. anno 
Inperii eius quarto feliciter. 

f Conradus Episcopus in hoc libello subscripsit. 

Marinus abbas in (hoc) libello subscripsit. 

f Johannes presbiter de Runclio notarius scripsi et interini et dedi ( : ). 



(') Forse nella enunciazione di questa somma il trascrittore è corso in un grave 
sbaglio. 

C 1 ) Nel 1050 correva soltanto 1' indizione III. 

(3) « Pergamena autentica, notata sul dorso di mano antica: De Campo me- 
•iino . ... De Valle Crosa et Campo mesano ». (Poch). 



( 164 ) 
DOCUMENTO CXXV. 

Alberto Rufo marchese dona beni al monastero di san Venerio ; e fra questi 
meam porcionem de terra cum, oliveta Donini .... a summo plano de Catta 
et de Mont'Ua, insta Ecclesia sancti Michaelis. 

1051, 19 agosto 
(Vedi Muratori, Antich. Estensi, par. I. cap. XXIV, pag. 231) 



DOCUMENTO CXXVI. 

oberto tìglio di Leda fa donazione al monastero di san Siro di Genova delle 
rase e terre che ha nel luogo di Pegli. 

1053, 5 maggio 
(Vedi Chartarum, voi. I, col. 575) 



DOCUMENTO CXXVII. 

Giovanni diacono, Aglio del qm. Giovanni, promette a Richezone monaco di non 
disturbarlo nel possesso di una terra che il monastero di san Salvatore di 
Pavia ha in Basaluzzo. 

1055, 10 ottobre 
(Carte Genovesi, num. 180) 



f In nomine domini dei et Saluatoris nostri Jhesu Christi. secundo 
Emricus gratia dei Inperator Agustus. anno Inperii eius deo propicio 
nono, decimo die mensis octuber. Indicione nona, tibi Rehemzoni Monelli 
ego Joanes diaconus filius quondam item Joani. qui profeso sum ex 
nacione mea legem uiuere Romana, propterea dissi promitto et spondeo 
me ego qui supra Joanes diaconus una cum meos eredes tibi cui supra 
Rehemzoni Monelli au cui tu dederis ut aniodum nullo umquam in tem- 
pore non abeamus licencia ne potestatem ise Joanes diaconus ne meos 
eredes per nullum uixigenium [sic) nullamque ocausione quod fieri potest 
agere ne causare contra te quem superi us Rehemzoni monehi ;m cui 
tu dederis. uominatiue de pecia una de uites cum area sua iuris mone- 



( 165 ) 

sterii sancti Saluatori quibus est poxita in loco et fundo Baselheucia. 
iacet a locus ubi Monticello dicitur. est per mensura iusta perticas 
iugaleis duas. coerit ei da una parte uites Vnadaldi. de alia parte 
uites Andrei, de tercia parte uites Petri. sibeque alie sunt coerentes. 
dicendum quod mihi exinde aliqui pertinere debent. set omni tempore 
sicut superius legitur. et inde taciti et contenti permaneamus. qui si 
amodo aliquando tempore ego qui supra Joanes Diaconus aut meos eredes 
de predicta pecia de uites cum area sua agere ne causare contra te 
quem supra Rehemzoni Monehi au cui tu dederis. uel si aparuerit ullum 
datum aut factum uel colibet scritum quod ego exinde in alian partem 
fecisem et dare factum fuerit. ut tunc cumponamus ego ise Joanes 
diaconus aut meos eredes tibi cui supra Rehemzoni Monehi au cui 
tu dederis pena dubla isa pecia de uites cum area sua. insuper pena 
argentum denarios bonos soldos centum. et nec mihi licead ullo tem- 
pore nolle quod uolui. se quod ad me semel factum uel conscriptum 
est su iusiurandum inuiolabiliter conseruare promito con stipulatone 
sunixa. quidem et ad anc confirmandum donacionis cartulam acepi ego 
qui supra Joanes Diaconus ad te ian dictus Rehemzoni Monehi exinde 
Launehilt camixa una de dopso ut ec mea donacio sicut superius legitur 
firma et stabile permanea adque persistad. Actum prope Castro Gaui 
feliciter. 

Signum m. m. m. manibus Custantini et Petri seu Azoni omnes 
legem uiuentes Romana testes. 

Signum m. m. manibus Mauroni et Selueradus testes. 

t Ego Gisulfus notarius Sacri Palacii scriptor uius cartule promisionis 
post tradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CXXVIII. 

Donazione di beni fatta da Adalberto Marchese <jm. Adalberto alla chiesa di 
san Venerio; alla quale sono testimoni Berengarins de Vezano et G-andulphus 
de Lauagno. 

1059, marzo. 
(Ved. Muratori, Antich. Estensi, par. I, cap. XXV, p. 240) 

(') « Pergamena autentica . . . segnata sul dorso, di mano antica: De Basere- 
guci » (Poch). 



( 166 ; 



DOCUMENTO CXXIX. 

Vendita <li un prato nel territorio di Calosso, fatto da Silberga ed Amalberga 
del qui. Lamberto notaio ad Abone del qui. Garimondo. 

1059, novembre 
(Carte Genovesi, num. 18H) 



Hanno ali Incarnacione domini nostri Jhesu christi millesimo quin- 
quagesimo nono ecimo die mense nouembcr. indicione duo- 
decima. Constad nos Silberga femina et amalberga. germanas lilias 
quondam Lambertus notarius. qui profesi sumus nos ex nacione nostra 
lege uiuere Lango >;< do uni. se nunc ipso uiro me lege uiuere romana 

ipso namque Bonizoni consenciente infrascripta conius 

sua. et Cunradus clericus consenciente eidem bo seu Andrea 

et Goderisi germanis consuprinis et mondoaldis meis qui supra amal- 
berga mihi consenciente et iusta lege inas una cum noticia de 

propinquioribus parentibus meis. i sunt Andrea et Goderisi consuprinis 
meis in eoram ^mencia uel testium certo facio profesione quod nulla 

me pati uiolencia .... accepisemus nos qui supra germanas ad te 

Abo filius quondam Garimundus argentum denarios bonos soldos decem 

finito precio prò pecia una de prato quam abere uiso sum in 

territorio Caluce. et iacet a locus ubi dicitur Sera, et est ipsa pecia de 
prato per mensura iusta tabulas treginta et setem et dimidia. eoeret ei 

terra de eredes quondam Bosoni 

Actum in loco qui dicitur Fagnano feliciter. 

Signum m. m. m. manibus suprascriptorum Silberga Jugale et Amal- 
berga germanas 

Signum m. m. manibus suprascriptorum Andrea et Goderisi qui eidem 
Silberga consuprina suox interrogauerunt ut supra. 

Signum m. m. manibus Cristiani et Jobannes isti uiuentes lege ro- 
mana testes. 

Signum m. m. m. manibus Ribaldus et Andrea seu Rodolfi testes. 

Ego Gontardus notarius Sacri Palacii scriptor uius cartule uindicionis 
post tradita compleui et dedi ('). 

(•) « Pergamena autentica. Sul dorso, di antico: De Caloci » (Podi;. 



( 107 ) 
DOCUMENTO CXXX. 

Testamento di Oberto Obizzo marchese qm. Oberto. 

1060, 28 gennaio 

(Muratori, Anth. Estensi, par. I, cap. XXV, p. 245) 



Ego in Dei nomine Obertus qui et Opizo Marchio . . . uolo et iudico 
ut sit in meum dominium cunctas casas et omnes res territorias seu 
castra et capellas iuris mei que abere uisus sum in Episcopatu .... 
Genuense etc. 



DOCUMENTO CXXXI. 

Iterio giudice del qm. Oberto dona al monastero di santo Stefano un manso 
sito nel luogo di Mortedo. 

106:") , agosto. 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 188) 



t Hanni ab Incarnacene Domini nostri Jhesu Christi milleximo se- 
xagesimo. mense augustus. indicione tercia decima. Monasterio Sancti 
Stephani proto martire quod est constructum foris prope Ciuitate Janua. 
Ego Iterio Judes fìlius quondam Vberti. qui profeso sum ex nacione mea 
lege uiuere romana, offertor et donator ipsius Monasterii. propterea dixi 
quisquis in sanctis hac in uenerabilibus (locis ex) suis aliquit contulerit 
rebus iuxta octori uoce in oc seculo centuplum accipiad. et insuper quod 
melius est uitam posidebit eternam. et ideo ego qui supra Iterio Judex dono 
et offero in eodem monasterio prò anime mee mercede., hoc est manso uno 
cum area ubi estat cum uinea et ficas et oliua et aliis arboribus fructi- 
feris et mansione super abente. quod est terricio (?J iuri mei. quam abere 
uiso sum in Valle Vesano ubi dicitur Mortedo. coerit ei ad iam dicto 
manso de una parte terra ipsius Monesterii. de alia parte uia publica. 
de tercia uero parte terra que dicitur ual degodo, de quarta parte terra 
ipsius monesterii et suis consortes. sibique alii sunt ab omni coerentes. 
infra iam dictas coerencias una cum acesione et ingreso suo in inte- 



( 108 ) 

"mimi .il» sic die in eodem monesterio dono cedo et trado confero et per 
presenterà eartulam offersionis proprietario nomine inibì abendo con- 
lirmo. faciendum exinde abba uel monachi il 1 i qui in eodem monesterio 
ordinati sunt uel deinces in antea ordinati ese debent a parte ipsius mona- 
sterii quicquit uoluerint sine omni mea uel eredum meorum contradicione. 
quidem et spondeo atque promito me ego qui supra Iterio Judes una 
cum meos eredes eodem monesterio uel pars ipsius monasterii ab omni 
ornine defensare. quod si defendere non potuerimus aut si exinde per 
couis ingenium subtraere quexierimus. tunc in duplum eadem offersio 
ut supra legitur restituamus sicut prò tempore fuerit meliorata aut ua- 
luerit sub stimacione in consimile loco, liane enim eartulam offersionis 
paginam Johannes notarius scribendum rogaui. in quam subter conti r- 
mans testibusque optulit roborandum. Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripto Itei io Judes qui anc eartulam offer- 
sionis fieri rogauit et qui propter nimiam infirmitatem minime scribere 
potuit et oc signum Sancte Crucis fecit. 

Signum m. m. m. manibus Bonusseniore. Cunizo. Albericus lege ui- 
uentes romana testes. 

Signum m. m. manibus Godo. Amicus rogati testes. 

t Ego qui supra Johannes notarius scriptor uius cartule offersionis 
postradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CXXXII. 

Bellissima figlia del qm. Ardoino dona alla chiesa di santa Maria di Castello in 
Genova i beni che possiede in Montesigrano, nella Valle di Bisagno. 

1061 , maggio. 

(Ved. Chartarum, voi. II, col. 155; Vigna, Illustrazione 
di S. M. di Castello, p. 467) 



(') Sul dorso, di mano antica: Cartula quam fedi Ito-io Jv.iXex a Saneto st<-- 
j/hano. De Movtedo. 



( 169 ) 
DOCUMENTO CXXXIII. 

Herta e Manfredo suo figlio fanno omaggio al monastero di san Siro della cap- 
pella di san Michele di Calosso e di cinquanta iugeri di terreno. 

1064,* 30 settembre. 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Siro, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 199) 



Anno ab Incarnatione Domini nostri ihesu christi milleximo sexage- 
ximo quarto, pridie kalendas octobris. indicione secunda. Monasterio 
Sancti Sili quod est constructum foris et prope ciuitatem Janue. Nos 

Berta Maginfredi et item M&gnifredus .... 

mater et filius. ' qui profesi sumus nos ex nacione nostra 

lege uiuere salicha. ofertores et donatores supradicto Monasterio Sancti 
Sili, propterea diximus quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis 
aliquid rebus contulerit iusta auctoris uocem hoc seculo centuplum 
accipiat. insuper quod melius est uitam posideatis eternam. Ideoque nos 
qui supra mater et filii donamus et offerimus a presenti die in eodem 
monesterio prò mercede et remedio anime nostre, hoc est Capella una 

que est edificata in honore Sancti Michaelis sex 

similiter cum omnibus ad se pertinentibus que sunt rectis ac laboratis 

per Georgii Johannis et Vilielmi Infantuli 

filii quondam Ademperti seu Garimundi iuris nostri mater et filii. 
quam abere uisi sumus in territorio Calocii. et sunt infrascriptos man- 
sores cum omnibus rebus ad se pertinentibus et omnibus rebus que ad 
supradictam Capellam pertinent per mensuram iustam inter casis sedi- 

minis arabilibus et uineis cum areis suarum et 

erbis et pratis seu buscaleis cum areis suarum iugera quinquaginta. 
et sunt de nostro iuris rebus que ad supradictam capellam et iam dictas 

mansoras pertinent plus inuentum insuper per hanc car- 

tulam offersionis potestate proprietario iuris. que autem infra- 

scripta mansoras cum omnibus rebus ad se pertinentibus mater et filii 
supradicta una cum accessione et ingresso suo seu cum superioribus et 
inferioribus earum rerum qualiter superius mensura legitur in integrimi 
ab hoc die in eodem monasterio Sancti Sili prò mercede et remedio anime 
nostre donamus et offerimus et per presentem cartulam offersionis ibidem 
abendum confirmamus. Insuper per cultellum fistucum nodatum uuan- 
tonem et uasonem terre atque ramum arboris exinde coram testibus legi- 

u 



( 170 ) 

timam facimus tradicionem et tiestituram et nos exinde foris expulli uuar- 
piui et absi sito fecimus et a proprietate supradicti monasterii proprie- 
tario nomine quiquid uoluerit sine orani nostra etheredum ac pr^heredum 
nostrorum contradicione uel repeticione. Si quis uero quod futurum esse 
non credimus si nos ipsi mater et filii aut ullus de heredibus ac prohe- 
vedibus nostris seu qualibet oposita persona contra hanc cartulam offer- 
sionis ire quandoque tentauerimus. aut nos per quodcumque ingenium 
infrangere quesierimus. tunc inferamus ad illam partem quanti exinde litem 
intulerimus multa que est pena auri optimi uncias centum argenti pon- 
dera duocenti. et quod repecierimus etuindicare non ualeamus. se presens 
anc cartulam ofersionis diuturnis temporibus firma permaneat atque per- 
sistat inconuulsa con stipulacione subnixa. et nobis qui supra mater et 
tìliis nostrisque heredibus ac proheredibus contra ipsum monasterium 
Sancti Sili suprascripta ofersio qualiter superius in integrum ab omni 
liomine defensare. quod si defendere non potuerimus aut si de ipso 
monasterio per quodcumque ingenium sutraere quesierimus. tunc in du- 
blum suprascripta offersio ad ipsum monasterium restituamus sicut prò 
tempore fuerit meliorata aut ualuerit sub estimacionibus in consimi- 
libus locis. et nec nobis mater et filii liceat ullo tempore noie quod 
uoluisemus. se quod a nobis semel factum conseruare promittimus con 
stipulacione subnixa. et bergamena cum actramentario de terra eleua- 
uerunt. paginam stefanus notarius Sacri Palacii tradidit et scribere 
rogaui. in qua subter confirmans testibusque tibi obtulit roborandum. 
Actum infra Castrum de Aste ciuitate feliciter. 

Signum m. m. manibus infrascriptorum matris et filii qui hanc car- 
tulam ofersionis fieri rogauerunt. eisque relecta est. 

Signum m. m. m. manibus Rolandi et Rudulfi seu Agicardi isti lege 
Salicha testes. 

Signum m. m. manibus Rolandi et Bono isti lege Romana testes. 

Signum. m. m. manibus Aginfredi et Johannis testes. 

Ego qui supra Stefanus notarius Sacri Palacii scriptor uius cartule 
ofersionis post tradita compleui et dedi. 






( 171 ) 
DOCUMENTO CXXXIV. 

Andrea del qm. Genoardo e Buonaflglia, giugali, vendono a Bellarello del qui. 
Berizone ia metà di una terra sita in Mortedo. 

10G5, gennaio. 
(Carte Genovesi, num. 200) 



t Anno ab incarnacìone Domini nostri ihesu christi milleximo sexa- 
geximo quinto, mense Janoarius. indicione 1 tercia. Constad nos An- 
drea filius quondam Jenoardi et Bonafilia iugalibus. et ipso uiro meo 
mihi consenciente et subter confirmante, qui profesi sumus ex nacione no- 
stra lege uiuere romana, accepisemus nos commutacione sicutti et in pre- 
sencia testium accepimus ad te Bellarello filius quondam Berizo argen- 
tum denarios bonos papienses soldos triginta finitum precium prò no- 
stra porcione que est medietate de pecìa una de terra cum area u\i estat 
cum uinea et ficas atque oliuas et aliis arboribus fructifem super se 
abente iuris nostra proprietaria, quam abere uisi sumus in loco et fundo 
moro do Mortedo. coerit ipsa medietate quam ad alia simile me- 
dietate per totum ex una parte terra Vitalis. ex aliis tribus partibus uia 
publica. sibique alii sunt ab omnia coerentes. infra iam dictas coerencias 
.omnia suprascripta medietate una cum accesione et ingreso suo in inte- 
granti ab ac die tibi qui supra Bellarello prò suprascripto argento uendimus 
tradimus et mancipamus nulli alii uendicta donata alienata opnosiata 
et tradicta nisi tibi. et facias exinde a presenti die tu et eredibus tuis 
aut cui uos dederitis iure proprietario nomine quicquid uolueritis sine 
omni nostra uel eredum nostrorum contradicione. quidem et spondimus 
atque jjromitimus nos qui supra iugalibus una cum nostris eredibus tibi 
qui supra Bellarello uel ad ereredibus tuis aut cui uos dederitis su- 
prascripta uendicio qualiter superius legitur in integrum ab omni ornine 
defensare. quod si defendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquod 
per couis ingenium subtraere quesierimus. tunc in duplum eadem uendicta 
ut superius legitur uobis restituamus sicut prò tempore fuerit meliorata 
aut ualuerit sub stimacione in consimile loco, et nec nobis licead ullo 
tempore nolle quod uoluit. se quod a nobis semel factum uel con- 
scriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promitimus con 
stipulacione subnixa. et nihil nobis ex ipsum precium exinde aliquit 
reddere debevis. Diximus. Actum ciuitate Janua féliciter. 

Signum m. m. manibus Andrea et Bonafilia iugalibus qui anc car- 



( 17-2 ) 

tulam uendicionis fieri rogauerimt. et suprascripto precio acceperunt. 
et ipse Andrea qui a suprascripta conius sua consensi. 

Signum m. m. m. manibus Mauro Merlo Johannes lege uiuentes Ro- 
mana testes. 

Signum m. m. manibus Bonouasallo Johannes rogati testes. 

f Ego Johannes notarius scriptor uius cartule uendicionis postradita 
compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CXXXV. 

Adalberto preposito della Chiesa di Tortona e Guido marchese, figli del qm. 
Oberto pure marchese, e Beatrice loro madre, figlia del qm. Ulrico, donano al 
monastero di san Siro di Genova la parte che loro spetta di due massarizi 
posti nel luogo di Tramontana. 

1065 , 29 agosto. 

(Ved. Chartarum, voi. I, col. 613) 



DOCUMENTO CXXXVI. 

Libello di Pietro del qm. Andrea per avere in enfiteusi dal monastero di san 
Siro i beni della chiesa di san Marcellino posti nella Valle di Chiavari. 

1066, gennaio. 

(Carte Genovesi, num. 205) 



Cum Cum peto Defensoribus Sacrosancte Januensis Ecclesie ubi preest 
Donnus Ansaldus Abbas Monasterii Sancti Syri Janue uidetur. uti nobis 
Petro filius quondam Andrei una cum uxore et filiis masculinis. et si 
unus ex nobis mortuus fuerit unus alterius succedat. titulo condicionis 
locare nobis iubeatis petimus iuris Ecclesie Sancti Marcellini petias 
qui poxite sunt in loco et fundo Clauari ubi dicitur Lopino. Macinola. 
Leia. Mor'tedo. Casalego. Castagneto. Costa Albinoti. Cauanutia. Bra- 
mella. Runco. Maxenasco. Lesorti. uel prò aliis ceteris locis ubicumque 
inuentum fuerint sicut ante nos tenuit aut uestito fuit suprascripto 
Petro omnia ex omnibus plenum et uacuum in integrum. et sunt casis 

t'j « Pergamena autentica. Sul dorso, di mano antica: De Murtedo » (Poch). 



( 175 ) 

uineis et ficis oliuetis castanetis roboretis terris arabilis ierbis pratis 
pascuis omnia ex omnibus plenum et uacuum in integrum. ita tamen 
ut inferamus uobis uel successoribus uestris pei' unumquemque annum 
pensionerà denarios nouem et pullo. I. Spondimus in Dei nomine atque 
promitimus istas res meliorare et pensionem ecclesie uestre uobis uel 
successoribus uestris per unumquemque annum inferre. quod si minime 
fecerimus de quo superius repromittimus. tunc licead uobis uel successo- 
ribus uestris istas res introire et cui uolueritis dare in uestra sit potestate. 
Facto petitorio mense Januarius. Indictione quarta. Anno ab Incarna- 
cione Domini nostri ihesu cbristi Millesimo Sexagesimo sesto. Indictione 
suprascripta feliciter ('). 



DOCUMENTO CXXXV1I. 

Concessione livellarla d'altri beni della predetta chiesa di san Marcellino, fatta 
dal medesimo Ansaldo abate a Bruningo, Giovanni prete, Liprando o Merlo e 
Lamberto anch'esso prete. 

1066, gennaio 
(Carte Genovesi, num. 206) 



Cum Cum petimus Defensoribus Sacrosancte Januensis Ecclesie ubi 
donnus preest Ansaldus Abbas Sancti Sjri Monasterio uti nobis Bru- 
nengo filius quondam Bonizoni una cum uxore et filiis masculinis. 
Johannes presbiter germano una cum filiis suis masculinis. et si unus 
ex nobis mortuus sine herede fuerit unus alterius succedat etLibrando 
qui uocatur Merlo tìlius quondam Martini una cum uxore et filiis ma- 
sculinis. et Lamberto item presbitero cum filiis suis masculinis. et si 
unus ex nobis de ipso Librando et Lanberto presbitero germanis sine 
herede aut filiis mortuus fuerit unus alterius succedat. titulo condi- 
cionis locare nobis iubeatis petimus nos qui supra Bruningo et Johannes 
presbitero iermanis res illa iuris Ecclesie Sancti Marcellini. et ipsa res 
est posita in loco et fundo Clauari a locus ubi dicitur Macinola per 
locas qui nominatur Olmeto, et mansum unum qui dicitur ala Louaria 
sicut nos hos dies tenemus a lo pasteno et in lisola qui dicitur alo 
lago, et medietate de manso uno in loco ubi dicitur la Costa cum suis 
pertinentiis. et in eodem Louaco. et in Castello Quarigoti. et in Albi- 

Cì Ex foliis pergamenis scriptis anno 1201 a Wiliclmo Scriba (fochi. 



( 174 ) 

nella, et extra la Serra, et in Cauamicia. et en le sorte qui dicitur Runco 
Maxelasscho. et in Costa Albinoti. et in Casaliglo. uel in eorum ter- 
ritoriis. et in simul petimus nos res illas iuris Ecclesie Sancti Marcellini 
qui posita est in predicto loco Macinola. mansum unum in loco ubi 
dicitur Laualle et lo pasteno. et in Lisola et a Zenestedo et in la Ca- 
naua. et a lo caneto. et item petimus nos suprascriptorum Librandi et 
Lamberti presbitero medietate de Capella una que est constructa in 
predicto loco Macinola et est hedificata in honore Sancti Martini cum 
dotes et enforendas. et item petimus nos infrascriptis iermanis pasteni 
qui dicitur Albinelli. et castaneto extra la Serra, et in Casaliglo. et in 
Costa Albineli. et in Cauanutia. et in Bramella. et en le sorte uel in 
eorum territorio. Coherentias uero ad omnes istas res de uno latere fossato 
Leuassco. et de alio latere fossato Douaxina. et de superiore capite iuuo 
de Cerexola et Groppo de Pellerato. et de superiore (sic) capite fine Ve- 
niale, infra iste coberencie petimus nos omnes suprascripti petitores 
omnia et ex omnibus sicut nos bos dies tenuimus aut nobis pertinet 
prò qualicumque ingenio plenum et uacuum una cum exito suo in 
integrum. ita tamen ut inferamus uobis uel successoribus uestris per 
unumquemque annum exinde pensionem denarii boni ITU et libram I de 
formatico a libra huius eadem terra. Spondimus in dei nomine atque 
promittimus infrascriptas res meliorare et pensionem Ecclesie uestre dare 
inferre. Quod si minime fecerimus de quo superius repromittimus tunc 
liceat uos uel successoribus uestris in suprascriptas res introire et cui 
uolueritis dare in uestra sit potestate. Post obitum nostrum uel filiis no- 
stris masculinis in dominio sancte Ecclesie uestre reuertatur cuius est 
proprietas. Facto petitorio mense Januario. Indicione quarta. Anno do- 
mini Milesimo Sexagesimo sexto. indictione suprascripta feliciter. 
f Ansaldus Abbas in hoc libello subscripsi ('). 

(') « Ex foliis pergamenis scriptis anno 1201 a W. Scriba (Poch). 



( 175) 



DOCUMENTO CXXXVIII. 

Vitale del qm. Martino dona alla chiesa di santo Stefano costrutta nel luogo di 
San Romolo , e sottoposta alla giurisdizione dell' omonimo monastero di Genova, 
una pezza di terra e la metà di una vigna poste nel detto luogo. 

1069, 8 novembre 

(Pergamena dell' Arch. Gov., abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 209) 



t Hanni hab incarnacione Domini nostri ihesa christi Milleximo se- 
suagesimo nono, octaua die mense nouember. Indictione octaua. Ecclesia 
Sancti Stefanus qui est constructa in loco et fundo sancto romullo ('). uel 
ad monabo Lafranco qui est de sub regimine potestatem monesterio 
Sancti Stefani . Genuense Eclesia. Ego Vitali fìlius quondam Martini 

offertor et donator tuus ad ipsius qui supra Ecclesia Sancti 

Stefani, propterea disi quisquis in sanctis bac in uenerabilibus locis 
et suis zXiquid contuleri rebus iusta octoris uoce in boc seculo centu- 
plum accipiad uita posidebit eternam. ideo ego qui supra Vitali dono 
et offero a presenti die in eadem Ecclesia Sancti Stefani uel ad sui 
Abas uel Monahi qui prò tempore in eadem Ecclesia ordinatis fueris et 
a Domino seruierit prò anime mee mercede, eo ordine ut subter legitur. 
boc sunt pecia una de tera et medietate de pecia una de uites cum 
area ubi estat infra se abente iuris mea libellaria. qui est iuri sancti Siri 
Januense Ecclesia, qui posila est infra Comitatum Vitimiliense in loco 
et fundo Sancto Romullo. iace ad locis qui dicitur ponten. et in isola 
qui dicitur Abas. et que suprascripta pecia de uites iace ad loco qui 
supra dicitur Ponte, coerit ei fìnes uero ad ipsa pecia de uites de subto 
uia. da una parte uites Aldeprandi. de alia parte uites eredex quondam 

Gamdulfi. da tercia parte uia publica. da quarta pai'te uites 

. . . siueque baliis sunt coerentes. et infra ian dictas coerencias omnia 
medietate de ipsa pecia de uites in integrum. et qui suprascripta pecia 
de tera iace ad loco qui supra nominatur Insola Abas est per mensura 
iusta modio uno seminatura a legitimo stario de frumento quale os dies 
inter nos curit. coerit ei fìnes uero ad ipsa pecia de terra da una parte 

(•) Scrive il eh. Rossi (Storia di San Remo, p. 34 e 115) che questa chiesa era 
stata donata al nostro monastero di santo Stefano da Ottone vescovo d' Albenga 
nel 1125. Ma questo documento mostrandocela moli' anni prima in possesso del 
del monastero medesimo, d' uopo è concludere che Ottone nel 1125 addivenisse 
non già ad una vera donazione, ma piuttosto ad una ricognizione e conferma. 



( 170 ) 

terra Sancti Stefani, da alia parte terra Johannis. da tercia parte uia 

publica. da quarta parte terra siueque aliis sunt 

coerentes. et infra ian dictas coerencias modio uno seminatura de tera 
adta ..... bile secundum usum uius tera in integrimi, ut a presenti 
die in tua qui supra Ecclesia monesterio Sancti Stefani uel Abas uel 
monahis qui prò tempore in eadem Ecclesia ordinatis fueris usum et 
sumtu in susidium et faciant quitquit uoluerit prò Domino et anime 
mee merceden si potestatem ex mea qui supra Vitali uel de meis Eredex 
plenissimam largietatem faciendi qualecumque uolueritis. de rebus libel- 
lariis salua quidem luminaria de Sancta Ecclesia cuius est proprietas. et 
liceat uos exinde libellum petire ad nomen uestrum uel cuicumque uo- 
lueritis. et si fieri quod mine credo ego qui supra Vitali si umquam in 
tempore ego uel meos eredex aduersus suprascripte qui supra Ecclesia 
uel Abas uel monahis qui prò tempore ordinatis fuerit prò Domino et per 
anime mee mercedem suprascripta pecia de tera et pecia de uites qua- 
liter superius legitur in integrum agere aut cautsare quesierimus. uel 
ab omni homine defensare non potuerimus preter de Ecclesia cuius est 
proprietas. tunc spondeo me ego qui supra Vitali una cum meos eredex 
componere uobis Ecclesia Sancti Stefani ztel Abas uel Monahis qui ordi- 
natis fueris prò Domino et per anime mee mercedem. pena 

suprascripta pecia de tera et pecia de uites sicut prò tempore fueris 
melioratis aut ualueris sub estimacione in consimilibus locis. quam uero 
cartulam offersionis me paginam Wilielmus notarius tradere scribere 
rogauimus. in qua subter confirmans testibusque obtulit roborandum. 
Actum in Castro Sancto Romullo feliciter. 

Signum m. manibus suprascriptorum Vitali qui hanc cartulam offer- 
sionis fierit rogauerunt Domino et per anime eius merceden. ut supra 
et eique relecta est. 

Signum m. m. manibus testes Petri et Wilielmi omnes lege uiuentes 
romana testes. 

Signum m. m. m. manibus testes Johannes et ... . uise et Johannes 
rogatis testes. 

t Ego qui supra Wilielmus notarius Sacri Pallacio scriptor uius car- 
tule offersionis pos tradicta compleuit et dedit ('). 

(') Sul dorso, di mano antica: Cartula de Sancto Romulei. 



( 177 ) 
DOCUMENTO CXXXIX. 



Anselmo abbate di santo Stefano concede a livello ad Alberto del qm. Giovanni 
ed Allegro del qm. Tommaso i beni di quel monastero posti in Bozaleto. 

1071 , maggio 

(Pergamena dell' Arch. Gov.; abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 212) 



f In Cristi nomine. Placuit atque conuenit inter Donnus Anselmus 
Abbas Monesterio Sancti Stefani quod est constructo fon's at prope 
Ciuitate Janua nec non et inter Alberto fìlius quondam Johannes et 
Alegro fìlius quondam Thomas, ut in Dei nomine debeant dare sicut a 
presenti dedit ipse Donnus Anselmus Abbas eorum Alberto et Alegro 
uel at illorum eredibus a fleto censum redendum libellario nomine 
at uiginti nouem ani exspleti. hoc sunt omnibus rebus illis iuris ipsius 
monesterii qui positi sunt in loco et fundo Bozaleto. coerencia uero at 

super totum de una parte fossato de lacerexa. de alia stali m. 

de tercia fines prato donicato ipsius monasterii. sibeque alii sunt coe- 
rentes. infra iam dictas coerencias omnia et ex omnibus plenum et ua- 
cuum una cum acesionibus et ingresoras earum in integrum. ea racione 
uti amodo ipsis Alberto et Alegro uel illorum eredi suprascriptis omni- 
bus qualiter superius legitur usque in istis uìginti nouem anis expletis 
debeant abere et detinere et laborare atque scolere, et faciant .... inibi 
quicquit eis fuerit oportunum sine oni contradicione eidem Donnus 
Anselmus Abbas et de suis sucesoribus. et persoluere exinde debet sin- 
golis annis quartam porcionem de omni blaua quam Dominus ibidem de- 
derit et per omni Natiuitas Domni pulos dui et azime due aut pani dui. 
data et consignata predicta blaua et predicto amixere (') eidem Domnus 
Anselmus Abbas suique sucesores uel illorum mixis prò se ipsis Alberto 
et Alegro uel illorum eredibus uel prò eorum misis. alia super inposita 
eorum non fiant. penam uero inter se posuerunt ut suprascriptis Alberto 
et Alegro uel illoram eredibus minime fecerint e omnia non atimple- 
uerint sicut superius legitur aut suprascripto Donnus Anselmus Abbas 
uel successores aliquam forciam uel super inpoxitam fecerint uel ab oni 
ornine defensare non potuerint ille qui noxssio aparuerit pena argen- 
ta Amiscere, amisere , etc. Praestatio ex rebus eseariis (Du Cange, Gloss). 



( 178 ) 

Inni denarios bonos pupienscs soldos centum. Factum est oc ano ab in- 
carnacione Domini nostri Jhesu Christi Mileximo setuageximo primo, 
mense madio. indicione nona. Actum in suprascripto Moncsterio ('). 



DOCUMENTO CXL. 

Abone del qm. Garimondo dona al monastero di san Siro i beni mobili od immo- 
bili che ha nei luoghi di Calosso , Serra e Spezia. 

1071, 25 luglio 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 626) 



DOCUMENTO CXLI. 

Oglerio del qm. Oglerio e Berlenda del qm. Amelberto, giugali , nonché Benzo 
loro Aglio, donano al monastero di san Siro parecchi beni , e la cappella di 
san Michele in Calosso. 

1071, 19 novembre 

(Ved. Chartarum, voi. I, col. 628) 



DOCUMENTO CXLII. 

Paolo del qm. Ursone e Domenica , giugali , fanno donazione al loro figlio Al- 
berto della metà di due pezze di terra poste in Camerli. 

1071 , novembre 
(Carte Genovesi, num. 214) 



Anno ab incarnacione domini nostri ihesu christi milleximo septuage- 
sìmo primo, mense nouember. indicione octaua. Dilectissmw* semper 
Albertus dilecti filio meo ego Paulo filius quondam Vrsoni et Domi- 

nica iugalibus genitor et ienitrix donator et donatrùc. donamus 

libellario nomine in te qui supra Alberto filio nostro post nostrum 



(') Pergamena tagliata verso il line. Sul dorso, di mano antica: Cartula Bo- 
s alito. 



( 179 ) 

decessum hoc sunt medietate de duobus pecie de terra cum aere 

ubi estat cum uinea et castaneto . . . que poxite sunt in loco Camergli. 
coerit ei . . . de una parte terra Eboni, de alia parte suma costa, de 

reliquis duabus partibus uia salua luminaria sancta Ecclesia 

cuius est proprietas .... Actum in loco Camergli feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascriptis Paulo et Dominica iugalibus qui 
anc cartulam donacionis fieri rogauerunt. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Johannes. Bonado. Mauro. Belando. 
Alberto rogati testes. 

Ego qui supra Albertus notarius Sacri Pàlacii scriptor uius cartule 
donacionis postradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CXLUI. 

Officia del qm. Giovanni dona al monastero di santo Stefano una pezza di terra 
nella località di Carignano. 

1074, novembre 

(Pergamena dell' Arch. Gov., abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 219) 



t Hanno ab Incarnacene Domini nostri Jhesu Christi Milleximo sep- 
tuageximo quarto, mense nouember. Indicione duodecima. Monastero) 
Sancti Stefani protomartire quod est constructum foris prope Ciuitate 
Janua. Ego Oficia Dei deuota filia quondam Johannes, qui profesa sum ex 
nacione mea lege uiuere romana, aufertrice et donatrice ipsius mona- 
sterio. propterea dixi quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis et 
suis aliquis contullerit rebus iusta autori uoce in oc seculo centuplum 
accipiad insuper quod melius est uita posidebit eterna, et ideo ego qui 
supra Oficia Dei deuota dono et aufero in eodem monesterio per anime mee 
mercedem. ohe (sic) est pecia una de terra cum area ubi estat cum uinea 
et ficas et auliua super se abentem iuris mea proprietaria, quam abere uisa 
sum in loco et fundo Caleniano. coerit ei da una parte terra predicto mo- 
nasterio Sancti Stefani, de alia parte uia plublica (sic), de tercia parte 
terra Bruningi. de quarta uero parte similiter uia. sibique alii sunt ab 
omni coerentes. infra iam dictas coerencias una cum acesione et in- 
greso uel esito suo in integrum ab ac die in eodem monesterio Sancti 

(.') « Pergamena autentica. D'antico: De Camerli » (Poch). 



( 180 ) 

Stefani cedo tracio confero et per presentem cartulam aufersionis ibidem 
abendum confirmo. faciendum exinde Abas uel monahi II li qui in eodem 
monesterio ordinati eset debent ad eorum usu et suntu a parte ip.sius 
monasterio quiquid uoluerint sine omni mea et eredum meorum con- 
tradicione per anime mee mercedem. et faciant Abas uel Monahi qui in 
eodem monasterio ordinati sunt uel deinceps in antea ordinati esse de- 
bent ad eorum usu et suntu quiquid uoluerint per anime mee mercedem. 
anc enim cartulam aufersionis me paginam Anselmus Judex Sacri Palacii 
tradidit et scribere rogauit. in qua subter confirmans testibusque obtulit 
roborandum. Actum in Castro Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Oficia qui anc cartulam aufersionis 
fieri rogaui. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Genoardus. Wide Carbone. Sigulfus. 
Marinus omnes lege uiuentes Romana testes. 

t Ego qui supra Anselmus Judex Sacri Palacii scripsi et subscripsi 
compleui et dedi. 



DOCUMENTO CXL1V. 

Alberto abate del monastero di santo Stefano concede ad Alberto del qm. Berolfo 
e suoi discendenti parecchi beni a livello. 

1077, 14 luglio 

(Carte Genovesi, num. 222) 



Anni ab Incarnacene Domini nostri Jhesu Christi Millesimo septua- 
gesimo septimo. quartodecimo die mensis Julii. Indicione quinta decima. 
Placuit atque bona uoluntate conuenit inter Donnus Albertus Abbas 
de Monasterio Sancti Stephani proto martiris christi qui est constructo 
foris et prope ciuitate Janua de subter regimine et potestate Episcopio 
Sancti Sjri Ecclesie nec non et inter Albertus filius quondam Berolfo. 
ut in Dei nomine debeat dare sicut a presenti dedit ipse Donnus Albertus 
Abbas eidem Alberto et suorumque filiis filiabus uel heredes a laboran- 
dum et detinendum libelario et masaricio nomine eo tamen ordine ut 
subter legitur. Id est quantum ego qui supra Alberto tenuit de illa 
res que sunt iuris Sancti Stephani per libellum eo die abeo aquistacjo 
aut in ante aquistare potuerit. in fines fosato de Porgano et Alpe de 
Bossomal et fosato qui pergit a Ponpiana usque a litus maris. ex- 



( 181 ) 

cepto petia una de terra que iacet iusta Ecclesia Sancti Stephani. et 
fuerunt quondam Marinus Notarius et Manfredo, quam ego qui supra 
Donnus Albertus Abbas in mea potestate reseruaui. ea racione uti amodo 
ipso Alberto uel suis heredibus predictis rebus debeant abere et deti- 
nere seu laborare atque excolere et super locum residere et faciant ibi 
quicquid fuerit eis utilitas sine omni contradicione eidem Donnus Al- 
bertus Abbas suisque successores. et non abeant licentiam nec potestatem 
suorum ad aratum uel laboratum uendere nisi a predicto Donnus Albertus 
Abbas uel suis successores si infra quadraginta diebus uel noctibus tale 
pretium dederit quale de alio homine cun iusticia habere poterit. et si 
tale pretium non dederit quale de alio homine cum iustcia habere po- 
tuerit tunc habeant licentiam et potestatem suorum ad aratum uel 
laboratum uendere a tale hominibus qui tale debitum uel seruicium adim- 
pleas quale ipso Alberto, antea reddere uel facere consueuerat. ita ut 
prò eis meliorentur nam non pegiorentur. et persoluere exinde debeant 
singulis annis ex omni grano frumento et ordeo seu faua que Dominus 
ibi dederit de terra quomodo colta est septima parte, et terra quam de 
nouo coltum produxerint de primo anno nouena parte, de secunda 
octaua parte, de tercio anno septima parte persoluant. de uinea uero que 
ibidem est uel fuerit de musto mundo quarta parte, et hoc .... inter ipso 
Alberto uel suis heredes abere debeant ex ipsis rebus quantum continet 
staria quatuor de terra legitime de frumento seminatura propter man- 
siones et ortatico faciendum. unde nihil persoluant excepto amixere duos. 
et per casa uno amixere acimas duas et pullos duos aut spatula una 
de porco obtima. datum et consignatum hoc omni tempore mesis et 
uindemie hic super locum. et predictis amixere per ferias de natiuitas 
Domini hic super locum ad mansione domnica ipse Donnus Albertus 
Abbas suisque successores aut eorum misso prò se ipso Alberto uel per 
suos heredes aut prò suo misso. quia sic inter eis stetit et conuenit. alia 
super inposita eis inde non fiat, penam uero inter se posuerunt ut quis 
ex ipsis aut successores uel heredes eorum inter se non compleuerint 
hec omnia qualiter superius legitur uel si tollere aut adimplere negle- 
xerit. tunc componat pars parti fidem seruanti ille qui negligens apa- 
ruerit. pena argentum denarios bonos papienses soldos centum. Factum 
est hoc libellum conuenientie nostre. Actum iusta Ecclesia Sancti Ste- 
phani feliciter. 

f Ego Abbas subscripsi. 

Signum m. manus suprascripto Alberto quem libellum conuenientie fieri 
ro'gaui ei ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Negro. Baldo seu Mundo. Martino. 
Petrus interfuerunt testes. 



( 182 ) 

Ego Albertus notarius scriptor uius libellum conuenientie post tra- 
dita compleui et dedit. 

Ego Wilielmus Cassinensis notarius exemplaui ut supra ab autentica 
Alberti notarii iussu Consulum de Placitis Enrici Malloni Idonis Stan- 
coni et Ottonis Peculli ('). qui laudauerunt ut eandem uim et robur 
obtineat ac si ipse Albertus scripsisset ( 2 ). 



DOCUMENTO CXLV. 

Donazione di un manso fatto da Alberto Marchese qm. Alberto al monastero di 
san Venerio; alla quale sono testimoni Enricus de Passano . . . et Gandulfus 
de Lauania. 

A. 1077 

(Ved. Muratori, Antich. Estensi, par. I, cap. XXV, pag. 241) 



DOCUMENTO CXLVI. 

Vendita della metà di un pastino sito presso la chiesa di san Vito in Albaro, 
fatta da Belenda del qm. Iterio giudice ad Ansaldo prete ed Anselmo figli di 
Ofiza. 

1079, ottobre 

(Carte Genovesi , num. 223 ) 



f Hanno Dominice Incarnacene Domini nostri Jhesu Christi Mille- 
simo septuagesimo nono, mense octuber. Indicione quartadecima ( 3 ). Con- 
stat me Belenda filia quondam Iterio qui fuit Judex. qui profeso sum 
ex nacione mea lege uiuere romana, accepisemus sicuti et in presencia 
testium accepi a uos Ansaldùs presbiter et Anselmo germanus filli 
Offizane argentum denarios bonos papienses soldos decem finitimi pre- 
cium per medietatem de pasteno uno et rebus cum area ubi estat cum 

(') Costoro tennero il Consolato dal 2 febbraio 1206 al 1." febbraio dell'anno 
successivo. 

( 5 ) « Pergamena autentica nel quarto foglio di un libretto di esso Guglielmo 
Cassinense. Mia » (Poch). 

(3) Nell'ottobre del 1079 correva soltanto 1' indizione III. 






( 185.) 

uinea et ficas et oliuas et alios arbores super se abente iuris nostris 
proprietariis quam habere uisa sum in loco et fundo Albario prope 
Ecclesia Sancti Viti, et est predicta pecia de terra per mensura iusta 
tabulas quadraginta et due a pedes quondam Liprandi Rex. Coerit ei a 
suprascriptamedietate de suprascriptopasteno et rebus quam ad alia simile 
medietate a super totum da una parte terra de Ranaldus filio quondam 
Dodoni. da alia parte uia publica. da aliis duabus partibus terra mea 
qui supra Belenda. sibique sunt alii quoerentes (sic), infra iam dictas men- 
suras et quoerencias sicut superius mensura decernitur da iusta terra 
Ranaldi in integrum. que autem suprascripta uindicione iuris meis supra- 
dicta una cum accesione et ingresso uel exito suo seu superioribus et infe- 
rioribus suis qualiter superius legitur in integrum ab ac die uobis qui 
supra germanis prò suprascripto argento uendo trado et mancipo nullis 
aliis uenditis donatis alienatis obnoxiatis uel traditis nisi uobis. et facias 
exinde a presenti die uos et eredibus uestris aut cui uos dederitis iure 
proprietario nomine quicquid uolueritis sine omni mea uel heredum 
meorum contradicione. quidem et spondeo me ego qui supra Belenda " 
una cum meos beredes uobis qui supra germanis uestrisque beredibus 
aut cui uos dederitis uel babere statueritis suprascripta uindicione qua- 
liter superius legitur in integrum ab omni nomine defensare. quod si 
defendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquit per quouis 
ingenium subtraere quesierimus. tunc in dublum eadem uendicio ut 
supra legitur uobis restituamus sicut prò tempore fuerit meliorata aut 
ualuerit sub estimacione in consimile loco, et nee michi liceat ullo tem- 
pore nolle quod uoluit. se quod a me semel factum uel conscriptum est 
sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promitto con stipulacione 
subnixa. et nibil me ex ipsum precium aliquod redeberi. diximus. 
Hactum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Belenda qui hanc cartulam uindi- 
cionis fieri rogauit. et suprascripto precio accepit. 

Signum m. m. m. m. in. manibus Anselmus et Negrone et Anselmus • 
de Boniana seu Bonoseniore atque Ranaldo rogati testes. 

Ego qui supra Johannes notarius scripsi et subscripsi compleui et 
dedi ('). 

(') « Pergamene-i autentica, segnata sul dorso: De. Albario , prope Sanctum 
Vitvm, 1079 » (Poch). 






( \U ) 



DOCUMENTO CXLVI1. 

Sinodo tenuta in Brixen p«r ordine dell' imperatore Enrico IV, nella quale si 
depone Gregorio VII dal Pontificato; ed a cui, fra tutti i vescovi convenuti, 
soscrive ultimo (') Conradus januensis episcopus. 

10SO, 25 giugno 

(Ved. Pertz, Monum. Germ. Histor., voi. IV, par. I, p. 51-52) 



DOCUMENTO CXLV1I1. 

Rainuisa figlia del qm. Cunizone e moglie di Ingo Visconte dona la terza parte 
di una terr.ì al monastero di santo Stefano. 

1081, aprile 

(Pergamena dell' Arch. Gov., abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 124) 



f Hanno ab incarnacione Domini nostri Jbesu Cbristi Milleximo ohctua- 
geximo primo, mense aprili. Indicione tercia ( 2 ). Monesterio Sancti Stefani 
martiri Cristi quod est constructo foris prope Ciuitati Janue. Ego 
Rainoisa fìlia quondam Cunizoni et conius Ingoni uicecomes. qui pro- 
fesa sum ex nacione mea lege uiuere romana, et ipso uiro meo mihi 
consenciente et subter confirmante, aufertrix et donatrix ipsius mone- 
sterii. propterea dissi quisquis in sanctis ac uenerabilibus locis et suis 
aliquit contullerit rebus iusta autori uoce in ohe seculo centuplu acci- 
piad. insuper quod melius est uitam posidebit eternam. et ideo ego qui 
supra Rainoisa aufertrix et donatrix ipsius Ecclesie in sumptu et sub- 
sidium monahorum prò anime mee mercede, ohe est mea porcione quod est 
tercia porcione de pecia una de terra cum area ubi estat iuris mei pro- 
prietaria quam abere uisa sum in loco et fundo Cadaplauma ubi dicitur 
Tocafero. cum uinea et ficas super abente. et est ipsa mea porcione 
quod est tercia quamque ad alie similes due porcione ad super totum de 
una parte terra Auberti. de alia parte terra Johanni. da tercia parte 
uia plubica (sic), sibeque alii sunt coerentes. infra iam dieta coerencia 
una cum acesione et ingresoras uel esitis earum omnia suprascripta tercia 



(') Era quindi il più giovane de' costituiti in quella dignità. 
(») Correa invece la IV. 



( \m ) 

porcione in integrimi ab ac die in eodem monesterio dono et aufero et 
per presententi cartulam aufersionis ibidem abendum confirmamus. fa- 
ciendum exinde a presenti die in tali uero ordine ut si unquam in 
tempore uenerit Pontifex aut Abas uel aliqua potestas que predictis rebus 
a predicto monesterio tollere uel munuare (aie) uoluerit. tunc ueniad 
in potestate propinquioribus parentibus meis qui une tempus aparuerit. 
et tandiu in eodem potestate permanead quod usque uenerit Pontifex 
aut Abas uel aliqua potestas que iam dictis rebus a iam dicto mone- 
sterio adinplead sicut superius legikir a proprietario siue lìbellario nomine 
a iam dicto monesterio sine omni mea et eredum meorum contradi- 
cione. quidem espondeo adque promitto me ego qui supra Rainoisa uel 
meo erede a parte ipsius monesterio quiquid uoluerit prò anime mee 
mercede suprascripta aufersio qualiter superius legitur in integrimi ab 
omni ornine defensare. quod si defendere non potuerimus aut si uobis 
exinde aliquis per couis ingenium subtraere quesierimus. tunc in dublum 
eadem offersio ut supra legitur uobis restituamus sicut prò tempore 
fuerit meliorata aut ualuerit sub stimacione in consimile loco, quam 
uero cartulam aufersionis me paginam Anselmus Judex Sacri Palacii 
tradidit et scribere rogauit. in qua subter confirmans testibusque octuli 
roborandam. Actum Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Rainoisa qui anc cartulam aufersionis 
fierit rogauit. 

Signum m. m. m. m. m. suprascripto (sic) Wido. Vgo. Martinus. Gan- 
dulfus. Ansaldus rogati testes. 

f Ego qui supra Anselmus Judex Saeri Palacii scripsi et subscripsi 
compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CXLIX. 

Huonfìglio del qm. Domenico dona al monastero di san Siro due pezze di terra 
in Gamporsone. 

1085 . febbraio 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 671 ) 

(') Sul dorso, di mano antica: Cartula de Cadaplaiana. E d'altra mano: Idest 
Oliuella. 



( 186 ) 



DOCUMENTO CL. 

Breve qi sicurtà merce cui Giovanni chierico del^qm. Krmengardo promette ad 
Ansaldo abbate di san Siro di non molestarlo nel possesso dei beni posti nella 
pieve di Langasco, e lasciati al detto monastero da [ngo prete del qm. Ala- 
Mi.iiiiMi. (piando partì alla volta di Gerusalemme. 

ios:>. agosto 
(Veci. Chartarum, voi. II, col. 170) 



DOCUMENTO CLI. 

I3reve consimile rilasciato dall'abate Ansaldo al detto ; Giovanni , per guarentirlo 
nel godimento della tèrza parte dei beni di cui sopra lasciatagli dallo stesso 
Ingo prete. 

■1085, 28 settembre 
(Ved. Chartarum, voi. II, col. 171) 



DOCUMENTO CUI. 

Donazione che fa Andrea a suo fratello Giovanni di alcuni beni livellarli della 
chiesa di san Marcellino, i quali esso Andrea ha ricevuti in enfiteusi dal mo- 
nastero di san Siro. 

1085, 24 settembre 

(Pergamena dell' Arch. Gov., abbazia di s. Siro, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 231) 



Anno ab incarnacione domini nostri ihesu christi millesimo octuage- 
simo quinto, octauo kalendas octuber. indicione setima. Tibi Johanni 
iermano meo ego Andreas iilius quondam item Jobannis .... et bene 

cupiens qui donator tuus propterea dixi qu dono a presenti die 

post meo diceso dilectioni tue et in tuo et potestate prò h . . . libellario 
nomine in te babendum confirmo. hoc sunt casa et omnibus rebus illù iuris 
sancti Marcellini et mea libellaria quibus esse uidentur in locas et fundas 
uala . . ria. et in olmetu. seu terarùsa. seu et dono ego qui supra Andrei 
medietate de omnibus rebus illis meis libellariis ubicumque inuenire 
potueritis. excepto ego illis rebus que datum habeo in Eribertum et 



( «7 ) 

Andream nepotis mei et omnibus rebus permaneant in te qui 

supra Johannes iermano meo tuisque lieredibus in integrum. et sunt 
per mensura iusta inter uineis et ficetis seu oliuetis et castanetis et 
siluis buscareis cnm areis suarum perticas uiginti. et si amplius de meo 
qui supra Andrei de predictis rebus sicut supra legitur inuentum fuerit 
quam ut supra mensuras legitur prò hac cartula donacionis e prò sub- 
scepto Launechild in tua cui supra Johannis iermano meo et de tuis 
lieredibus aut cui uos dederitis persistat potestate libellario nomine. 
Que autem suprascripta donatio qualiter superius legitur una cum ac- 
cesiones et ingressibus earum seu con superioribus et inferioribus earum 
rerum qualiter superius legitur in integrum ab hac die tibi cui supra 
Johanni dilecto hiermano meo dono cedo trado cunfero et per presentem 
cartulam donacionis libellario nomine in te habendum confirmo, fa- 
ciendum exinde a presenti die post meo diceso tu et heredibus tuis 
aut cui uos dederitis libellario nomine quicquid uolueritis sine omni 
mea et heredum meorum contradicione. salua censum de predicta res 
ad eadem Ecclesiam cuius est proprietas. et liceat te exinde libellum 
peteré a nomen tuum uel eredibus tuis. quidem expondeo que promitto 
me ego qui supra Andras una cum meos heredes tibi qui supra Johan- 
nes tuisque* heredibus aut cui uos dederitis suprascriptam donacionem 
qualiter superius legitur in integrum. ab omni homine defensare preter 
ecclesia cuius est proprietas. quod si defendere non potuisemus aut si 
uobis exinde aliquid per couis iugenium subtrahere quesierimus. tunc 
in duplum eadem donatio ut superius legitur uobis restituamus sicut 
prò tempore fuerint melioratis aut ualuerint sub estimacione in consi- 
milibus locis. Quidem e ad anc confirmandam donacionis cartulam ac- 
cepi ego qui supra Andrea a te iam dicto Johannes exinde Launechild 
uestimento uno ut hec mea donacio sicut supra legitur omni tempore 
firma permaneat que persistad. Actum in loco Maceuna feliciter. 

Signum m. manus istius Andreas qui liane cartulam donacionis fieri 
rogaui et suprascripto Launechild accepi ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Damiani et Alberti seu Petri et 
Berizoni que item Petri rogatorum testium. 

f Ego Johannes notarius scriptor huius cartule donacionis post tra- 
dita compleui et dedi. 



( l«8 ) 



DOCUMENTO CLHI. 

Vendita < i i quattro pezze di terra in Campora, fatta «la Giovanni qm. Indone ed 

i n ■ •• -.1 giugali a Giovanni del qm. Sùardó! 

1085, settembre 

i Pergamèna dell' Ardi. Gov., abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 232) 



Hanno hai) inearnacione Domini nostri Jhesu Cliristi Milleximo octua- 
geximo quinto, mense setember. indicione octaua. Manifesti sumus nos 
Johannes filio quondam Ingoni et Ingeza iugalibus. ipso uiro meo mihi 
consentente et subter confìrmante. nos cot in presencia testium ace- 
pisemus et acepimus a te Jhoannes filio quondam Suardi argentum 
denarios bonos papienses soldos tres tantum utilitatibus nostris per- 
agendum. umde prò suprascripto precio cot acepimus a te uendimus 
tradimus atque refudauimus tibi qui supra Johannes, oc sunt pecie qua- 
tuor de terra cum area ubi estat cum uinea aliisque arboribus fructi- 
feris super se abente que iuri nostra proprietaria et libelaria. qui posita 
sunt in locus ubi dicitur Campora et sunt iam diete pecie quatuor do 
tera per mensura iusta perticas quatuordecim a pedes duodecim a 
pedes quondam Liuprandi Begis. sibique alie sunt mensure uel coerencie. 
omnia ex omnibus plenum et uaciuim iam diete pecie quatuor de tera 
sicut supra legitur in integrum. que autem supradicte pecie quatuor 
de terra proprie libelaria una cum acesione et ingresoras uel esiti ea- 
rum sicut supra legitur in integrum ut a presenti die in te qui supra 
Johannes in heredibus tuis aut cui uos dederitis sint potestate ex nostra 
qui supra iugalibus plenixima largietate. faciendum exinde cocumque 
uolueri. de rebus libelaria salua censum Ecclesia cuius est proprietas. et 
licead te exinde libelum petere a norriem tuum uel cuicumque uolueris. 
et sic fieri cot non credimus nos qui supra iugalibus si umquam in tem- 
pore nos uel nostris eredibus auersus te qui supra Johannes uel auersus 
tuisque eredibus aut cui uos dederitis suprascripta uendicione qualiter 
supcrius legitur in integrum agere aut causare quexierimus. uel ab omni 
ornine defensare non potuerimus preter Ecclesia cuius est proprietas. 
tunc spondimus nos qui supra Jugalibus una cum nostris eredibus com- 
ponere tibi qui supra Johannes tuisque eredibus aut cui uos dederitis 
pena dupla de suprascriptis rebus comodo in tempore fuerit mcliorata aut 
ualuerint sub cstimacione in consimile loco, quam nero cartulam uen- 



( 189 ) 

dicionis nostre paginam Johannes notarius scribendum rogaui. in qua 
subter confirmans testibusque obtuli roborandam. Actum in loco Strupa 
feliciter. 

Signum m. m. manibus sùprascriptorum iugalium qui anc cartulam 
uendicionis fieri rogauerunt. et suprascripto argento precio accepe- 
runt. et suprascripto Johannes eidem conius sua consenxit. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Veneriosi. Obetore. Amdrea. Gezo. 
Omezone fieri rogati testes. 

Ego qui supra Johannes notarius scriptor uius cartule uindicionis 
postradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CLIV. 

Vendita di sette pezze di terra in Rovereto, su quel di Struppa, fatta da Kr- 
menfredo qm. Giovanni e Bonetruda giugali al monastero di san Siro. 

1086, febbraio 
(Carte Genovesi, num. 233) 



In anno ab incarnacene Domini nostri ihesu christi milleximo octua- 
gesimo sesto, mense februarius. indicione octaua. Consta nos Ermenfredo 
filius quondam Johanni et Bonetruda rugali, ipso uiro meo mila eon- 
senciente et subter confirmante, nos. cot in presencia testium accepis- 

semus acepimus a uobis Donno Ansaldus deuoto Abati uel suc- 

cesore de monesterio quod est constructum infra ciuitate Janna in 
honore Sancti Siri argentum denariorum honorum papiensium solidos 
decem finito precio prò pecie setem de terra cum area ubi estat cum uinea 
atque arboribus fructiferis super se habente iuris nostra proprietaria. 

(') Sul dorso della pergamena leggesi la seguente nota di carattere ugualmente 
antico: Testes Paganus. Johannes. Ingo. Belone. Rustico. Cartula uendicionis 
quam faciunt Johannes filius quondam Ingoni et Ingeea iugalibus. Acepi Johannes 
filius quondam Petri nominatiue pecie due de tera cum uinea super se abente. que 
poxite sun' in Strupa loco ubi dicitur Campora. et sunt per mensura ìusta per- 
tica sex et dimidia. predo soldos tres. Anno Domini milleximo octuageximo 
quarto, mense iunio. indicione sesta. 

Cartula uendicionis quam feci Gri/naldus filius qm. Martini et Gotiza iugalibus 
a Johannes filius qm. Petri. nominatine pecia zma de tera cum uinea super se 
abente. que poxita est in Strupa. locus ubi dicitur Arcolaio, est per ìfiewsura 
iicsta perticas setem. precio soldos dm. et denarii nouem. 



( l'Jo ) 

que posité sunt in loco Sstrupa. locus ubi dicftur Rovereto, simul cum 

mediétate una de mansione et scu et atque a 

loco ubi dicitur oliua ale galcge. et ala ecclesia, et ofronti. et 

alacosta. prima pecia cum mansione que est iam dieta in is loco 
Itouereto est per mensura iusta perticas octo. et iacet insta tera Ra- 
nualdi et iusta de Eredes quondam Ingonis. alia pecia que est ista, in 
predicto loco Cornale, est per mensura insta perticas sedecim. et iacet 
iusta terra Conradi et iusta terra Ranualdi. da uno latere pergit uia 
publica. tercia pecia que est ista in predicto loco Calege est per 
mensura iusta perticas quatuor. et iacet iusta tera Ranualdi. et pergit 
uia plublica (sic) et iusta Carbon .... quarta pecia da eclm'a est per 
mensura iusta perticas quatuor. et iacet iusta tera Ranualdi et iusta 
Martini. Quinta pecia da loliua iacet iusta tera Amdrei et insta tera de 
Eredes quondam Ingonis. et pergit uia puplica. Sesta pecia in iam dicto 

loco Fronti iacet iusta Veneriosi. Setima pecia dalaco-sta que" 

iacet iusta tera merloni. da tres partibus pergit uia publica et iusta 
Ranualdi. sibique alie sunt coerencie. infra ian diete mensure uel coe- 

rencie sicut supra legitur in inteyrum. que autem supradicte 

pecie setem de tera una cum acesione et ingresoras uel esitus earum 
sicut supra legitur ab ac die nos qui supra Donus Ansaldus deuoto 
Abati uobis uel subeesores uendimus tradimus et mancimamus (sic) . . . 

. . . uendimus donamus alienamus uel tradimus nixi 

facieiìdum exinde a presenti die uos uel subeesores aut cui uos dederitis 
proprietario nomine quidquid uolucritis sine omni nostra uel eredum 
nostrorum contradicione. quidem et spondimus atque promittimus nos 
qui supra iugalibus una cum nostros eredibus uobis qui supra Donus 
Ansaldus deuoti Abati uobis uel subeessores aut cui uolueritis suprascripta 
uendicio qualiter superius legitur in integrum ab omni ornine defensare. 
quod si defendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquit per couis 
ingenium suptraere quesierimus. tunc in duplum eadem uendicio ut supra 
legitur uobis restituarnus sicut prò tempore fuerit meliorata aut ua- 
luerit sub estimacione in consimilibus locis. et ne nobis liceat ullo tem- 
pore noie quod uoluit. sed quod a nobis semel factum uel consctiptum est 
sub iusiurandum inuiolabiliter conseruare promitto con stipulacione 

subnixa. que Actum in loco Strupa quod est Lauani 

ft'liciter. 

Signum m. m. manibus infrascriptorum iugalium qui anc cartulam 
uendicionis fieri rogauerunt. 
Ermenfredo eidem conius sua consenxit ut supra. 

Signum manibus naldus. Meraldus lege uiuentes 

Romana testes 



( m ) 

Signum m. m. m. manuum Martinus. Amdrea . . . tali fieri rogati testes. 
Ego iohannes notarius scritor uius cartule uendicionis post tradita com- 
pleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CLV. 

% 

Alberto prete, Ingeza e Adela donano al monastero di santo .Stefano un casale 
e la metà di un castagneto nel luogo di Struppa. 

1087, aprile 

(Pergamena dell'Ardi. Gov. , abbazia di s. Stefano , mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 235) 



f Anno ab Incarnacene Domini nostri Jhesu Christi Milleximo octua- 
geximo septimo. mense Aprili. Indicione nona. Monasterio Sancti Ste- 
fani proto martiri quod (est) constructum foris prope ciuitate Janua. Nos 
Albertus presbiter filius quondam Martini et Ingeza conius. Johannes 
et Adegla conius Oberti. ipsi uiri nostri nobis consenciente et subter 
confìrmante. qui profesi sumus ex nacione nostra lege uiuere Romana, 
propterea disimus quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis ex suis 
aliquit contulerit rebus iusta oc/ori uoce in oc seculo centuplum ac- 
cipiat. et insuper quod melius est uitam eternam posidebit. et ideo nos 
qui supra Albertus et Ingeza et Adegla donamus et offerimus ibidem 
abendo confirmamus. idest Casale uno cum casa et sediminibus in loco 
Strupa ubi dicitur Vigo, simul cum medie de Castaneto Stropasco ubi 
dicitur Valle. Coerencias decernitur suprascripto Casale de supteriore 
capite uia publica. de superiore capite terra Johannes et suis consor- 
tibus. da tercia parte Rainaldo et suis consortibus. da quarta parte terra 
Ansaldo et suis consortibus. sibique alie sunt coerentes. infra iam dictas 
coerencias omnia et ex omnibus plenum et uacuum sicut supra legitur 
in integrum. que autem suprascriptis rebus una cum accesionibus et 
ingresibus uel exitis earum in integrum ab ac die in eodem monesterio 
donamus offerimus et per hanc cartulam offersionis abendo confirmamus. 
faciendum exinde a presenti die Abbas et monachi in sumptu et pro- 
ficuum ipsius monasterii quicquit uoluerint sine omni nostra et eredum 
nostrorum contradicione. ab omni ornine defensare. quod si defendere 



(') « Pergamena autentica, segnata sul dorso. Ve Sti-upa ubi dicitur Roitéreto >< 
( Poch ). 



( 192 ) 

non potuerimus aut si uobis aliquit per quouis ingeniuni subtraere que- 

xierimus. tunc in duplum eadem offer.sio ut supra legitur uobis resti- 

tuamus sicut prò tempore fuerint melioratis aut ualuerint sub stimacione 

in consimilibus locis. et nec nobis licead ullo tempore nolle quod uo- 

luimus. set quod a me semel factum uel conscriptum est sub iusiuran- 

dum inuiolabiliter conseruare promitimus con stipulacione subnixa. 

Actum in Ciuitate Janue feliciter. 
I 

Signum m. m. m. manibus Albertus presbitero et Ingeza et Adegla 

qui hac cartula offersionis fieri rogauerunt. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Petrus. Baldo. Albertus. Anselmus. 
Johannes omnes rogati testes. 

f Ego Petrus Judex scriptor uius cartule offersionis post tradita com- 
pleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CLVI. 

Ingo del qm. Bernardo ed Alguda giugali donano al monastero di santo Stefano 
un manso donnicato in- Albaro. 

1088, maggio 

(Pergamena dell'Ardi. Gov. , loe. cit. ; Carte Genovesi, num. 23") 



f Anno ab .incarnacene domini nostri iliesu christi milleximo octua- 
geximo octauo. mense madii. indicione undecima. Monasterio Sancti Ste- 
fani proto martiris quod est constructum foris prope ciuitate Janna. Nos 
Ingo filius quondam Benardi et Alguda iugalium. qui profesi sumus ex 
nacione nostra lege uiuere Romana, ipso uiro meo mihi consenciente et 
subter confirmante. offertores et donatores ipsius monasterio. propterea 
diximus quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis ex suis aliquit con- 
tulerit rebus iusta auctoris uocem in hoc seculo centuplum accipiant. 
et insuper quod melius est uitam eternam posideant. et ideo nos qui 
sapra iugales donamus et offerimus in eodem monasterio prò animarum 
nostrarum mercede, idest mansum unum domnicatum cum omnibus 
rebus a se pertinentibus quem abere uisi sumus in loco et fundo Ai- 
bario, cum uineis et ficetis et oliuetis et castanetis et aliis, arboribus. 
coerencias ibi decernitur ad suprascriptum mansum. da una parte terra de 
eredibus quondam Gazani. da alia parte terra de eredibus Daginzoni et 

'i sul dorso, 'li. mano antica : De Strupa 



( 193 ) 

credibus quondam Gisoni. da tercia parte uia publica. da Quarta parte 
terra de eredibus quondam Andrei quondam Martini Nigri. sibique alie 
sunt coerencie. infra iam dictas coerencias omnia et ex omnibus plenum 
et uacuum in integrimi ab ac die in eodem monasterio dono et offero 
et per presentem cartam offersionis ibidem abendo confirmamus. faciendum 
exinde predictum Monasterium quicquit uoluerit sine omni nostra uel 
eredum nostrorum contradicione. ab omni homine defensare. quod si de- 
fendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquit per quouis ingenium 
subtraere quexierimus. tunc in duplum eadem offersio sicut supra legitur 
uobis restituamus sicut prò tempore fuerit meliorata aut ualuerit sub 
stimacione in consimile loco, et nec nobis licead ullo tempore nolle 
quod uoluimus. set quod a nobis semel factum uel conscriptum est sub 
iusiurandum inuiolabiliter conseruare promittimus cum stipulacene sub- 
nixa. Actum in Ciuitate Janua feliciter. 

Signum hi. m. manum suprascriptorum iugalium qui hanc cartulam 
offersionis fieri rogauerunt. 

Signum m. m. m. m. m. manuum Johannis de Landulfo. Amicus Brusco. 
Mauro. Obertus de Merlo. Wilielmus Ebriacus. rogati testes. 

f Ego Petrus Judex scriptor uius cartule offersionis postradita com- 
pleui et dedi. 



DOCUMENTO CLVIF. 

Carta di donazione di beni e della ottava parte della chiesa di san Martino in 
in Paravanico, fatta da Gezo ed Alguda giugali e Gandulfo ed Anna loro tìgli, 
al monastero di san Siro. 

10SS , marzo 

(Pergamena dell'Ardi. Gov. , abbazia di s. Siro, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 238) 



Teste Paganus. Ido. Otto. Pumo. Andrea. Cartula ofersionis quam 
fecerunt Gezo et Alguda iugalibus et Gandulfo et Anna germani fìlli 
nostri et suprascripta Anna conius Dodoni ad Monasterio Sancti Siri, 
nominatiue de casis et omnibus rebus proprietariis et libellariis in Pa- 
lauanego et octaua pars de Ecclesia que est consecrata in onore sancti 
Martini sic nobis pertinet per quolibet ingenium. omnia et ex omnibus 
plenum et uacuum sicut superius legitur in integrum. Milleximo octua- 
geximo octauo. mense Marcius. Indicione undecima. 

Dodus notarius scripsi. 



( 194 ) 



DOCUMENTO CLVII1. 

Ingone dona a Wida sua nipote i beni che possedè in Rapallo ed irr quelle vici- 
nanze. 

1808, 20 aprile 
(Pergamena dell'Ardi. Gov. , loc. cit. ; Carte Genovesi, num. 239) 



Hanno ab incarnatone domini nostri ihesu christi milleximo octua- 
geximo nono, duodecimo kalendas madii. indicione undecima. Tibi wida 
filia quondam idonis amica et ncpota mea ego Ingo rìlius Bonafilia 

ha donator tuus. propterea disi quapropter dono tibi a presenti 

die dilectioni tue potestatem per anc cartulam donacionis proprietario 
et libellario nomine .... abendum confirmo, oc sunt casis et omnibus 
rebus illis iuris proprietariis et libellariis que fuerunt Widoni presbiter 
et sicut mihi qui sapra Ingo odie ouenit per carta donacionis de ipso 
Wido presbiter quam habere uisso som infra Marcha Januensi per .locas 
que nominatur. et in fundo Rapallo, et in Montexello. seu in Caneza. 
et in Caualixi. et in Perogallo. seu in finibus Lauaniensi. et in Casta- 
gneto maiore. et in uia Rapalina. et prò aliis ceteris locis et uocabolis 
ubicumque de -predictis casis et omnibus rebus irnienti fuerint in inte- 
grum. similiter dono ego qui supra Ingo tibi qui supra Wida prò ipsa 
cartula donacionis et prò suprascripto Launehil. oc est mea mobilia et 
casa que nunc abeo uel in antea aquexeritis. exepto soldos decem aut 
in irniente quod in eadem cartula donacionis reseruaueri Wido presbi- 
tero et mihi qui supra Ingo odie ouenit per eadem cartula donacionis 
de suprascripto Wido presbiter. et sunt casis uineis ficetis oliuetis ca- 
stanetis roboretis canetis et aliis arboi'ibusfructiferis cum areis suarum. 
et terris arabelis et ierbis siluis buscaleis cum areis suarum omnia et 
ex omnibus plenum et uacuum in integrum. que autem suprascriptis 
casis et omnibus rebus illis iuris proprietariis et libellariis superius pre- 
nominatis una cum accessionibus et ingressoras earum seu cum supe- 
rioribus et inferioribus earum rerum qualiter superius legitur simul cum 
iam dieta mobilia in integrum hab ac die tibi qui supra Wida amica 
et nepota mea dono cedo trado confero et per presentem cartulam do- 
nacionis proprietario iuri et libellario nomine in te abendum conrìrmo. 
et facias exinde a presenti die tu et heredibus tuis aut cui uolueris 
proprietario et libellario nomine quicquit uolueritis sine omni mea et 
heredum meorum contradicione. salua quidem luminaria saneta Ecclesia 
cuius est proprietas. et licead te exinde libellum petere ad nomen tuum 



( 195 ) 

uel heredibus tuis aut cui dederitis quandocumquo tempore uoluentis. 
quidem expondeo que promitto me ego ingoni una cum meis heredibus 
tibi qui supra Wida tuisque heredibus aut cui uos dederitis ista donacio 
qualiter superius legitur in integrum ab oni ornine defensare. preter 
ecclesia cuius est proprietas. quod si defendere non potuerimus aut si 
uobis exinde aliquit per couis ingenium suptraere quexierimus. tunc in 
dublum eadem donacio sic ut supra legitur uobis restituamus sicut prò 
tempore fuerit melioratis aut ualuerit sub estimacione in consimilibus 
locis. et iam dieta mobilia in consimile mobili, quidem et ad anc con- 
firmanda donacionis cartulam accepi ego qui supra Ingo ad te iam 
dieta Wida exinde Launehil uestimenta una ut ec mea donacio sicut 
supra legitur firma et stabilis permaneat que persistad. Actum in loco 
lomulinello feliciter. 

Signum m. manus isto Ingo qui anc cartulam donacionis fieri rogaui 
et suprascripto launehil accepi ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Bonifredi et Pagani seu Johanni 
atque Pomo et Berardi rogati testes. 

Ego Johannes notarius Sacri Palacii scriptor uius cartule donacionis 
postradita compleui et dedi ('). 



DOCUMENTO CLIX. 

Bernardo abate del monastero di san Siro concede in locazione a Lanfranco del' 
qm. Bonando la metà di una terra con casa nel Campo di san Marcellino. 

1089, settembre 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 688) 



DOCUMENTO CLX. 

Lanfranco avvocalo, del qm. Dodone , ed Alguda giugali fanno donazione della 
terza parte di un manso al monastero di santo Stefano, ricevendone però in 
compenso lire dieci di buoni denari d' argento. 

1094, giugno 

( Carte Genovesi , num. 241 ) 



t Hanno ab Incarnacene Domini nostri ihesu christi milleximo no-^ 
nagesimo quarto, mense Junii. Indicione secunda. Monasterio Sancti Ste- 

- ■ j sul dorso, ili mano antica: De Rapallo. 



( 1% ) 

phani proto (liristi martiris fori muro Ciuitate .lamie, nos Lanfrancho 
auocato filius quondam Dodoni et Alguda Jugalibus. et ipso uiro meo 
mihi conseneiente et subter confirmante, qui profesi sumus nos ex 
nacione nostra lege liniere romana, propterea diximus quisquis in sanctis 
hac in uenerabilibus locis et suis aliquit contulerit rebus iusta auctori 
noce in hoc seculo centuplum haccipiat. insuper quod melius est uitam 
posidebit eternam. ideoque nos qui supra iugalibus donamus et offerimxis 
ad eodem monasterio et per presentem cartulam uindicionis ibidem 
abendum con/ìrmamus et per argentum denarios bonos papienses Zibras 
decem. oc est nostra cordone quod est tercia porcione de mansum 
unum cum area ubi estat cum uineas et ficas et oliuas super abente iuris 
nostra proprietaria sicut nobis obuenit ex parte quondam Razoni qui fuit 
comes. aut nobis ouenit per qualecunque inienium. quam habere uisi 
sumus foris muro ciuitate Janue non longe de suprascripto mona- 
sterio ubi dicUur oriolo, coerit ad suprascripta tercia pomose quamquc 

ad alie sirailes due porciones de una parte terra Johannis de 

de alia parte terra Lanberti fìlii quondam Merloni, de tercia parte uia 
publica. de quarta parte terra suprascriptorum Jobanni et Lanberti et 
Sancti Fluctuosi. sibeque alie sunt coerentes. infra iam dictas coerencias 
omnia et ex omnibus sicut superius legitur plenum et uacuum una cum 
haccesione et ingresso suo seu cum superiorihis et inferioribus ab h&c die 

in eodem monasterio argen ^. uendicta donata alienato 

... in eoden monasterio et per presentem cartulam uendicionis ibidem 
habmdum confirm&mm. faciendum exinde a presenti die illi monachi 
qui ordinati fuerint ad ('). 

(') Pergamena logora e mancante. Sul dorso, di mano antica: Testes Guido. 

Auberto. Dodo. Rainaldo Cartula ofersionis quam fecerunt Lanfrancho 

et Alguda iugalibus ad monasterio sancti Stefani, nominatine de nost ra porcione 
(tue est tercia porcione de mansum unum .... Ilo. de una parte terra Johannis. 

de alia parte terra de tercia terra sancti Fructuosi. de quarta uia 

sicut quondam Razoni. predo librarum X. Millesimo nonagesimo quarto. 

mense Junii. Indicione secunda. 

Quindi di altra mano: Carta quam fecerunt Lanfrancus Aduocatus et Alguda 
coniux eius de tercia pars de Oriolo. E finalmente di altro carattere ancora: 
De Oriolo. Est in Calignano (Poch). 



DOCUMENTO CLXI. 

Donazione di beni fatta al monastero di san Venerio da Oberto marchese e Gio- 
lita contessa sua madre; alla quale è testimonio Alinerius de Castro Tassiano. 

1094, giugno 
(Veci. Muratori. Antich. Estensi, par. I, cap. XXIV, p. 234) 



DOCUMENTO CLX11. 

Aldeza e Dilgeza del qin. Ingezone donano a Giovanni del (jtii. Pietro una pezza 
di terra in Struppa, nella regione denominata Camperà. 

1095, 1.° aprile 

(Carte Genovesi, rum. 242 ì 



t Hanno hab incarnacione Domini nostri Jhesu Christi Milesimo no- 
nagesimo quinto, die mense halendis aprilis. Indicione ITO ('). dilectissimo 
nobis senper Johannes filius quondam Petri nos Aldeza (?) et Dilgeza (?) 
germane filie quondam Ingezoni. ipsi uiri nostri nobis consenciente et 
subter conni-mante, amice et donatris tue. propterea dixi ile est dona- 
cionis titillo iure firmissimo que bona et spontanea uoluntate nostra 
interueniet. et ideo nos qui supra germane amice et donatris tue dona- 
mus cedimus tradimus conferimus et per presententi cartulam donacionis 
proprietario iuris et libelario nomine in te qui supra Johannes amico 
nostro abendo confirmamus. oc èst pecia una de tera uacua iuris nostra 
proprietaria et libelaria que poxita est in Strupa locus ubi dicitur 
Campora. et est predicta pecia de tera per mensura iusta in circuito 
perticas quinque et quarta porcione de pertica una. coerit ei a supra- 
scripta pécia de tera da una parte tera Beloni, da alia parte terra Ru- 
stici, da tercia parte tera Alberti, da quarta parte tera tua qui supra 
Johannis. sibique alie sunt mensure uel coerencie. omnia suprascripta 
pecia de tera in integrimi, que autem suprascripta pecia de tera una 
cum acesione et de ingreso uel esito suo in integrum. ut a presenti die 
in te qui supra Johannes uel in eredibus tuis aut cui uos dederitis sit 
potestate ex nobis qui supra germanis plerfixima largietate. faciendum 

(') Correva soltanto la III. 



( 198 ) 

exinde eocumque uolueris. de rebus Hbelaria salua ccnsum Ecclesia 
cuius est proprietas. et liceat oxinde libelum petoro a nomen tuum uel 
cuicumque uolueris. et sic rieri c.ot non credimus nos qui supra ger- 
mane si unquara in tempore nos uel nostris eredibus auersus te qui 
supra Johannes uel auersus tuisque eredibus aut cui uos dederitis supra- 
scripta donacio qualiter superius legitur in integrimi agere aut causare 
i|uesierimus uel ab omni ornine defensare non potuerimus preter Ec- 
clesia cuius est proprietas. tunc spondimus nos qui supra germane una 
cum nostris eredibus componere tibi qui supra Johannes tuisque eredibus 
aut cui uos dederitis pena dupla de ista pecia de terra comodo in tem- 
pore fuerit meliorata aut ualuerint sub estimacione in consimile loco, 
quam uero cartulam donacionis nostre paginam Johannes notarius 
scribendum rogaui. in qua supter confirmans testibusque otuli robo- 
randam. Actum in loco Strupa qui eserino feliciter. 

Signum m. m. manibus suprascriptorum germane qui anc cartulam 
donationis fieri rogaui. et suprascripti uiri nostri consenxi ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Johannes. Ingo. Ribaldo. Albertus. 
Rustico fieri rogati testes. 

t Ego qui supra Johannes notarius scriptor uius cartule donacionis 
postradita compleui et dedi. 



DOCUMENTO CLXIII. 

Promessa che fa Guido del qm. Rustico di non recar molestia al monasteri) di 
santo Stefano nel possesso di una parte di manso ('). 

1095 , giugno 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 243) 



Anno ab incarnacione Domini nostri Jhesu Christi millexirho nona- 
geximo quinto, mense Junio. Indicione tercia. Monesterio Sancti Stefani 
quod est constructo foris muro Ciuitati Janue. Ego Wido filius quondam 
Rustici, qui profesus sum ex nacione mea lege uiuere romana, propterea 
dixi promitto adque espondeo me ego qui supra Wido una cum meis 
flliis et filiabus uel erede a suprascripto monesterio uel a patrum 
ipsius monesterii aut cui ipsi dederint ut admodo nullumquam in tem- 

(•) Ved. Docum. CLX , a pag. 195. 



( 199 ) 

pore non abeamus liceneia nec potestate per nullum nix ingenium nul- 
lamque ocasionem quod fieri potest agere nec causare, nominatine mea 
porcione quod est mansum unum inris mei proprietariis quam abere 
uisi sumus non multum longe da ciuitate Janue ubi dicitur Auriolo. et 
est ipsa mea porcio quod est tercia porcio quamque ad alie similes due 
porciones ad super totum da una» parte terra que fuit T . .. blo. da alia 
parte uia que pergit a porta, de reliquis duobus partibus terra supra- 
scripto monasterio. sibique alii sunt coerentes. infra ian dictas coeren- 
cias una cum accesione et ingreso uel esito suo omnia suprascripta 
tercia porcione sicut fuit de Razo in integrum ducendum. quod non 
exinde aliquit pertinere debemus. set omni tempore exinde taciti et con- 
tenti permaneamus. quod si admodum aliquo tempore ego qui supra 
Wido si umquam in tempore nos uel nostris eredibus a parte ipsius 
monesterii suprascripta promissio qualiter superius legitur in integrum 
agere aut causare presumserimus per nos aut per nostras sumissas 
personas. uel si aparuerit ullum datum aut factum uel colibet scriptum 
quod ego exinde in aliam partem fecisemus aut emisiesimus uel deinceps 
in antea mittamus et claruerit sicut supra legitur. tunc spondeo me ego 
qui supra Wido una cum meis filiis filiabus uel erede componere in iam 
dicto monesterio uel a patrum ad iam dicto monesterio suprascripta 
promissio in dublum comodo in tempore fuerit meliorata aut ualuerit 
sub stimacione in consimile loco, et insuper pena auro obtimo libras 
decem. quidem et ad anc confirmandam promisionis cartulam accepi ego 
qui supra. "Wido ad te ian dicto miso exinde Lonabil uestimentum unum 
ut a mea promissio sicut supra legitur omni tempore firma et stabilis 
permanead atque persistat inconuulsa con stipulacione subnixa. Actum 
Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. manus suprascripto Wido qui anc cartulam promisionis 
fierit rogauit. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Amicus Brussco. Bomato. Jorma. . . 
. . . no. Wilielmus. Johannes. Ingo rogati testes. 

Ego Anselmus Judex sacri Palacii scripsi et subscripsi compleui et 
dedi (')• 

(') Sul dorso :' De Oriolo. È in Calignano. Credo quod etiam modo uocatur Pera. 



( 200 ; 



DOCUMENTO CLX1Y 

Rubaldo <Jel qm, Tedisio, Pagano del qui. Obevto e Gerardo del qm. Alberto, di 
Lavagna, rinunciano al monastero di san Colombano di Bobbio ogni lóro ra- 
gione sulla chiesa di santo Eufemiano di Grayeglia. 

I 196, 1.° marzo 

(Ved. Ghartarum, voi. T, col. 710 



DOCUMENTO CEXV. 

Azone abate del monastero di santo Stefano concede in enfiteusi ad Angelerio 
e Rodolfo del qm. Pietro, Bardo prete del qm. Martino ed Andrea del qm. 
Pietro, i beni del monastero medesimo posti sul monte Peraldo , ad eccezione 
di due prati. 

1007, aprile 

(Pergamena dell' Arch. Gov., Abbazia di s. Stefano, mazzo I; 
Carte -Genovesi , num. 244 ) 



t Anno ab incarnacione Domini nostri Jhesu Christi milleximo nona- 
gesimo septimo. mense aprilis. Indicione quinta. Placuit atque conuenit 
inter Azonem Abatem monesterii Sancti Stefani situm prope c'iuitate 
Janua. nec non et inter Anglerium et Eodulfum germanos eorumque filios 
masculinos fìlii quondam Petri. et presbiterum Bardum filium quondam 
Martini, et Andream filium quondam Petri. ut in Dei nomine debeat 
dare sicut a presenti dedit ipse Azo Abas ex parte suprascripti mone- 
sterii Sancti Stefani eidem Anglerio et Rodulfo eorumque filiis mascu- 
linis in una medietate et suprascripto presbitero Bardo et Andree eo- 
rumque eredibus in alia medietate. ad fìctum censumque redendum 
libellario nomine usque ad annos XX nouem expletos. hoc sunt omnes 
res libellarie iuris ipsius monesterii Sancti Stefani que sunt poxite in 
monte Peralto. fines uero eius in Alpe Maxeria. in inferiori capite Fp- 
satum Deleuene qui pergit ad pedem Maxerie. de alio terminum Costa 
Discola poxitum usque in Alpe, de superiori capite Alpis que nominatur 
Fosse, quartum latus pratum domnicatum usque in Costa Begadina. 
omnia et ex omnibus quicquid pars ipsius Monesterii in ipso loco infra- 
scripto habere uidetur. preter pratum donicatum ipsius monesterii et 
pratum quem tenet Lanfrancus Gabo ex parte ipsius monesterii. alias 



( 201 ) 

omnes res que ad ipsum monesterio pertinet in integrimi, . ea racione 
ut amodo ipse Anglerius et Rodulfus et presbiter Bardus et Andreas 
uel illorum heredes usque ad annos XX nouem expletos predietas res 
una cum accessionibus et ingressibus suis seu cum superioribus et 
inferioribus suis qualiter superius legitur in integrum debeant habere et 
detinere. ita tamen ut per eos meliorentur non peiorentur. et persol- 
uere debeant per singulos annos de blaua que ibidem laborata' fuerit 
quintam partem et pullos duos. et per unumquemque Natale Domini 
exinde persoluere debeant spallam et similiter pullos duos. datum et con- 
signatum ipsum amixere ad locum ipsius Monesterii ei misso per se ipsos 
aut suos heredes uel per eorum missum. et insuper dare debeant me- 
dietatem de Bosco quem ibidem coltum fuerit. excepta murta. aliam 
uero super impoxitam eis non fia. pena uero inter se se posuerunt ut 
si istus Anglerius et Rodulfus et presbiter Bardus et Andreas uel 
illorum heredes minime redierint per unumquemque annum sicut su- 
perius legitur. aut si suprascriptus Abas uel eius successores exinde ali- 
quam forciam aut super impoxitam fecerint nisi sicut superius legitur. 
uel ab omni homine defendere non potuerint. aut si ipse Anglerius et 
Rodulfus et presbiter Bardus et Andreas uel illorum heredes adiutorium 
ad defensionem istarum rerum sicut potuerint non prebuerint. tunc 
componat pars parti fidem seruanti pene nomine soldos centum dena- 
riorum papiensium. quam uero cartulam conueniencie nostre Gisulfum 
Judicem scribere rogauimus. in qua subter conflrmantes testibus obtu- 
limus roboranda. Vnde due cartule uno tenore scripte sunt. Actum in 
atrio ipsius Monesterii feliciter. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Abatis et Anglerii ac Rodulfi et 
presbitero Beroardi et Andree qui hanc cartulam conueniencie fieri ro- 
gauerunt ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Alberti Aduocati. Johannis. Pagani, 
item Alberti. Boni Johannis testes rogati. 

Ego Ato abbas a me factum subscripsi. 

Ego Ansaldus me subscripsi. 

Ego qui supra Gisulfus Judex scriptor huius cartule conueniencie 
postradita compleui et dedi ('). 

(') Sul dorso , di mano antica : De plactibus Peradi. Cartida de Peraldo. Car- 
tula de Peralto. 



( 202 ) 



DOCUMENTO CLXVI. 

Anselmo abate di santo Stefano, col consiglio di Amico Brusco console della 
città di Genova, di Gandolfo Visconte avvocato del monastero, e d'altri buoni 
uomini riuniti presso la torre del detto Amico sita nella Ripa del Castello, ri- 
ceve da Martino, Baldo e loro consorti la rinuncia di costoro ad ogni diritto 
di proprietà sovra un molino posto in Bisagno nel luogo appellato Molinello, 
e lo concede ai medesimi in enfiteusi. 

1098, 23 aprile 
(Veci. Atti della Società, voi. I, p. 67) 



DOCUMENTO CLXVII. 

Rainaldo, Oberto suo figlio e Madrona moglie di esso Oberto, donano al mona- 
stero di santo Stefano un manso in Mortedo. 

1099, maggio 

( Pergam. dell' Arch. Gov. , abbazia di s. Stefano", mazzo I; 
Carte Genovesi , num. 247 ) 



Anni ab inearnaciene domini nostri Jhesu christi milleximo nonage- 
ximo' nono, mense madii. indicione sesta. Monasterio Sancti Stefani proto 
martiris quod est constructum foris prope ciuitate Janua. Nos Rainaldus 
filius quondam Bonifilii Obertus pater et filius eius et Madrona conius 
suprascripti Oberti. et ipso uiro et socero nostro nobis consenciente et 
subter confirmante, qui professi sumus nos ex nacione nostra legem 
uiuere romanam. ofertores et donatores ipsius Monasterii. propterea 
diximus quisquis in sanctis ac uenerabilibus locis ex suis- aliquid con- 
tulerit rebus iusta octoris uocem in hoc seculum centuplum accipiet. et 
insuper quod melius est uitam poxidebit eternam. et ideo nos qui supra 
pater et filius (et) Madroina (sic) in eodem monasterio donamus et ofe- 
rimus et per presentem cartulam ofersionis ibidem abendum confirmamus. 
hoc est mansum unum et rebus iuris nostri proprietarium cum mansione 
et torcio et uineis et ficibus auliuis super abente. quod habere uisi sumus 
in loco et fundo Mortedo. cum omnibus suis pertinenciis. coherent ei da 
una parte uia publica. da alia parte terra Sancti Stefani, da tercia parte 
terra Alberti de Wuaraco, de quarta parte terra de Malauxelo et filiorum 
de Oberto de Dodo, sibiquc nlie sunt ab omni coherentes. infra iam dictas 



( 203 ) 

coherencias omnia et ox omnibus plenum et uacuum una cum accesio- 
nibus et ingresoris uel exito suo in integrum ab ac die in eodem mo- 
nasterio donamus et oferimus et per presententi cartulam ofersionis in- 
bidem (sic) abendum confirmamus. faciendum exinde a presenti die Abas 
ipsius Monesterii quicquid uoluerint simul cum Monachis qui ibi sunt 
uel deinceps in antea ordinati ese debent sine omni nostra uel beredum 
nostrorum contradicione. quidem et spondimus atque promittimus nos 
qui sapra pater et filius et Madrona una cum nqstris beredibus ad parte 
ipsius monasterii suprascriptum mansum qualiter superius legitur in 
integrum ab omni ornine defensare. quod si defendere non potuerimus 
aut si uobis exinde aliquid per quouis ingenium subtraere quexierimus. 
tunc in duplum eamdem ofersionem ut supra legitur inibì restituamus 
sicut prò tempore fuerit melioratum aut ualuerint sub estimacione in 
consimile loco, et nec nobis liceat ullo tempore nolle quod uoluimus. set 
quod a nobis semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum inuio- 
labiliter conseruare promittimus cum stipulacione subnixa. Actum in 
Ciuitate Janua feliciter. 

Signum m. m. m. manibus istorum pater et filius et Madrona qui 
banc cartulam ofersionis fieri rogauerunt ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. m. manibus Amicus Brusco. Bomato de Medo- 
lico. Gandulfus. Johannes Grexencius. Martinus. Merlo rogati testes ('). 



DOCUMENTO CLXVIII. 

Mauro e Lamberto figli del qm. Guglielmo, colle loro mogli Druda ed Anna, 
fanno omaggio al monastero di santo Stefano di un terreno vuoto nella Domo- 
colta di Bisagno. 

1100, aprile 
(Pergamena dell' Arch. Gov., abbazia di santo Stefano, mazzo I) 



f Hani domini et emcarnacionis domini nostri Jhesu Cbristi Mille- 
ximo centeximo. mense aprilis. indicione septima (■). Monesterio Sancti 
Stefani proto martir christi sito foris ciuitate ianua. Nos mauro et 
lanberto germanis filli quondam uuilielmi et druda conius mauro et 



(') Sul dorso, di mano antica: Carte de Murteto in contrata Cruciferorum et 
pontìs sancte Agathe super uiam. 
( s ) Correa veramente 1' Vili. 



( 204 ) 

alia conius lanbertus. et ipsi uiri earum nobis consentente e< suptus 
coniirmante. qui profesi sumus ex nacione nostra lege uiuere romana, 
aufertores et donatores ipsius monesterio. propterea diximus quisquis 
in sanctis ac in uenerabilibus locis et suis aliqu.it contulerit rebus 
iusta auctoris uocem in oc seculo centuplum acipiat. insuper quod 
melius est uita posidebit eterna, et ideo nos qui supra iugalibus au- 
fertores et donatores in suptu et sosidium monahorum prò anime no- 
stre mercede, hoc est jaecia una de tera uacua iuris nostra proprie- 
taria quam habere uiso sum in domocolta de besanio prope ecclesia 
sancti martini, coerit ei a suprascripta pecia de tera da trex par- 
tibus tera de ipsius monesterio. da quarta parte uia puprica. subique 
alii sunt coerentes. infra iam dictas coerencias omnia quantum nobis 
pertine per cotlibet ingenium in integrum. Que autem suprascripta pecia 
de tera iuris nostri proprietarii superius dictis una cum acesione uel 
ingreso uel esito suo seu cum superioribus earum rerum qualiter su- 
perius legitur in integrum ab ac die in eodem monesterio sancti Stefani 
donamus et oferimus et per presentem cartulam ofersionis ibidem aben- 
dum confirmamus. faciendum exinde a presenti die abas uel monahcos 
illos qui prò tempore in eode monasterio ordinati sunt uel deinces in 
antea ordinati esed debent ad eorum usu et suptu et sosidium monahco- 
rum quicquit uoluerit prò anime nostre mercede. Eo uero ordine si 
unquam in tempore uenerit pontifex aut abbas aut aliqua potestas que 
a suprascripta pecia de tera aliqua suptracione aut minuacione facere 
quexierint. tunc statim ueniant in potestate nostra uel de propinquio- 
ribus parentibus nostris qui prò tempore aparuerit. et tandiu in eodem 
potestate permanea a fruendum quandoque uenerit aliqua potestate que 
ac nostra offersio adimpleat sicut superius legitur. nam si namina per- 
sona inquietata eis non fuerint et de ea queto ordine abere permiserint. 
tunc faciant suprascripto abas uel monahcos qui prò tempore in eodem 
monesterio fuerint aut deinces in antea ordinati ese debent de supra- 
scripta pecia de tera quod supra legitur ad eorum usu et suptu quicquit 
uoluerint prò anime nostre mercede sine auni nostra uel eredum no- 
strorum contradicione. Ab omni ornine defensare. quod si defendere non 
potuerimus aut si uobis exinde aliquit per couis ingenium suptraere 
quexierimus. tunc in dublum eadem ofersio ut supra legitur adinpleat 
uobis restituamus. sicut prò tempore fuerint melioratis aut ualuerit 
supb estimacione in consimile loco, hanc enim cartulam ofersionis pa- 
ginam bonefosse notarius tradidit et scribere rogaui. in qua supter con- 
firmans testibusque optulit roborandum. hactum ciuitate ianua feliciter. 
Signum m. m. m. m. manibus suprascriptorum mauro et alberto ger- 
manis et druda conius mauroni et ana conius lanbertus qui anc car- 






( 205 ) 

tulam ofersionis fieri rogauerunt. et suprascripta conius illorum con- 
senserunt ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus amicus brusco, primo, ingo tor- 
nello, berizo. uitalis. omnes lege uiuentes romana testes. 

f Ego qui supra bona fosse notarius scriptor uius cartule ofersionis 
post tradita compleui et dedit (') 



DOCUMENTO CLXIX. 

Richezo prete, Giso diacono ed altri parecchi rinunciano in favore della chiesa 
dei santi Salvatore e Teodoro di Fassolo ad ogni diritto loro competente sul- 
l'amministrazione della chiesa medesima e dei suoi beni. 

1100, 20 luglio 

(Giscardi, Origine e successi ecc. delle chiese di Genova; 
MS. autografo della Bibl. dei RR. Miss. Urbani, p. 444) 



In nomine Sancte et Indiuidue Trinitatis a qua omne bonum procedit. 
quod est sine qua bona numquam sunt nec esse possunt. 

Quisquis in sanctis et uenerabilibus uel Deo dicatis locis se siue de 
propriis Domino obtulerit iuxta auctoris uocem mercedem inde talem 
se recepturum cognouerit qualem nec oculus uidit nec auris audiuit. 
Igitur in Ecclesia que Sancti dicitur Theodori et Sancti Saluatoris que 
est constructa iuxta litus maris prope hanc urbem Januensem. in loco 
qui dicitur Fasciolum. Ricbexo qui et Beutus presbiter et Domini de- 
uotus filius quondam Vgonis. et Gizo qui uocatur Gisulfus clericus et 
diaconus filius quondam Guidonis. et Tautuza tìlia quondam Abonis. et 
Genoardus filius quondam Oberti et Oza iugalibus filia quondam Gezonis. 
et Obertus filius quondam Ameli, et Ofìza iugalibus. et Obertus pater 
suus. et Eriza iugalibus filia quondam Joannis. Vgiso pater et filius. et 
Gulielmus et Ansaldus fratres cum uxoribus suis Bellota et Bellenda 
et successores eorum. Paganus et Benincasa et Ansaldus et uxor Pagani. 
Nos autem qui in hoc presenti seculo uiuimus Bellando presbitero et 

(') Sul dorso, di mano sincrona: Testes 'amicus brusco, ingo. primo, berizo. 
uitalis. albertus. cartula ofersionis quam fecerunt mauro lambertus germani 
filii quondam uuilielrni et druda conius mauro et ana conius lanbertus a rno- 
nesterio sancti Stefani per rniso ansaldus abbas, nominatiue pecia una de fera 
uacua que posita est in besanio prope ecclesia sancti martinus. da trex partibus 
tera ipsius monesterio. da quarta uia. infra infrascriptas coerencias quantum 
a nobis pertinet per qualecumque ingenium. Ani domini Millesimo. C. mense 
aprilis. indicione Vili. 



( 20(5 ) 

Petro presbitero predicte Ecclesie offleialibua Tefutationcm facimus et 
super altare cumponimus nominatine de eadem Ecclesia et rebus quas 
ipsa Ecclesia mine habet et postmodum babitura est. ita ut predicti 
presbiteri eorumque sequaces habeant regimen omnemque potestatem 
predicte Ecclesie et rerum ad eam pcrtinentium atque pertenturarum. 
nee non electionem clericorum seu presbiterorum faciendum absque omni 
mandato Pontificis per conuentum. nec isti supradicti eorumque heredes 
habeant licenciam siue potestatem per quodlibct ingenium uel ocasionem 
que fieri possit dandi uel innescandi (sic) aut alienandi de rebus ipsios 
Ecclesie uel requirendi seu exigendi aliquod per munus aut usum uel 
conditionem. operas uel functiones ab ipsa Ecclesia uel rebus nunc et in 
futuro ad eam pertinentibus in sua libera permaneat potestate ex parte 
istorum eorumque heredum. absque omni eorum contradicione uel mo- 
lestia, preter ad adiuuandum uel defendendum si opus fuerit iam dictam 
Ecclesiam cum presbiteris et clericis hominibus et rebus ad ipsam uel ipso.s 
pertinentibus absque omni premio nisi prò anime nostre mercede. Ipse 
tamen Prepositus eiusque successores non habeant potestatem dandi uel 
aliquo modo alienandi de rebus ipsius Ecclesie utilitatem. Liceat autem 
ipsis presbiteris et clericis eiusdem Ecclesie presbiteros seu clericos 
quos potuerint ad seruiendum Deo idoneos inuenire. et eosdem in eadem 
Ecclesia eligere. Jam dictus uero Prepositus et clerici presentes et 
futuri cobabitare [et communiter uiuere in predicta debeant Ecclesia 
sine aliqua diuisione uel proprietate. Quod si quis illorum instigantc 
diabulo in ipsa uita uel conuersatione manere noluerit et alios inquie- 
tare conatus fuerit. ei dato spatio penitendi grafia et reprobata malitia 
a confratribus recipiatur. Si autem in eadem malitia perseuerauerit 
communi fratrum Consilio ab eadem separetur Ecclesia, et non habeat 
potestatem requirendi quidquam de rebus quas secum in predicta Ec- 
clesia tulerit uel dederit aut prò ipsa expenderit. 

Hec autem liberalitas Ecclesie rerumque ad eam pertinentium a pre- 
dictis hominibus ideo facta est ut eorum omniumque parentum suorum 
presentium preteritorum et futurorum anime cunctorum honorum que 
in eadem Ecclesia uel orationum seu missis aut elemosinis seu ieiuniis 
uel uigiliis omnibusque modis quibus bonum fieri potest facta fuerint 
in uita et in morte participes sint. 

Hec omnia supradicta bona etiam. illis hominibus proficiant qui au- 
xilium consilium subsidium eidem Ecclesie prestiterint ut in ista libera- 
litate permaneat. 

f Ego Ayraldus Januensis Ecclesie Dei grafia Episcopus huic libera- 
litati subscripsi. et sic conseruantes benedicimus et non conseruantes 
maledicimus et excoinniunicatos decernimus et cum Juda traditore pcs- 



( 207 ) 

simo et Dathan et Abiron omnibusque damnandis anathemate perpetuo 
condemnamus. 

Ego Mauricius de Portu Romano Episcopus buie liberalitati subscripsi. 

Actum est hoc in loco ubi dicitur Fasciolo feliciter. 

Anno Dominice Incarnationis millesimo centesimo. Indicione sexta. 
Romanam sedem Pasquale regente Papa, anno primo Pontificatus. 

Eribertus archipresbiter scripsi.' 

Dux presbiter scripsi. 

Villanus presbiter scripsi. 

Joannes presbiter scripsi. 

Joannes presbiter scripsi. 

Andreas presbiter scripsi. 

Opizo presbiter scripsi. 

Rozo presbiter scripsi. 

Signum Leodegarii abbatis Sancti Siri. 

Petrus abbas Sancti Andrec firmaui. 

Joannes monacus scripsi. 

Brunus presbiter interfuit. 

Vincentius presbiter scripsi. 

Joannes presbiter interfuit. 

Petrus clericus scripsi. 

Ego Anselmus Judex huic decreto firmaui. 

Ego Petrus Judex huic decreto firmaui. 

Ego Guisulfus Judex interfui. 

Obertus Guido Bernato uassallus. 

Maurus. Gulielmus. Gandulfus. Rusticus. Joannes Carboni Nigri. Vgo. 
Ingo. Caffaro. Martinus. Andreas. Bonifante. Baldo. Joannes. Marchisius. 
Alius Marchisius. 

t t t 

Petrus ultramontanus omnium suprascriptorum minimus hoc scriptum 
scripsi rogatus. 
t (li. S.) 

Anno M. C. Inditione sexta. die XX mensis iulii. Per Reuerendum in 
Christo Patrem dominum Ayraldum Dei gratia Episcopum Januensem 
una cum Reuerendo Domino Mauritio Cardinali Domini Pasqualis Pape 
legato et Episcopo Portuense consecrata fuit Ecclesia sancti Theodori 
de Fasciolo. cui consecrationi interfuerunt uenerabiles abbates Leode- 
garius abbas sancti Siri Janue et Petrus abbas sancti Andree de Sexto ('). 

(') Ex pere/amena (Oiscardi). 



( 208 ) 
DOCUMENTO CLXX. 

Guido marchese, figlio del qm. Uberto pure marchese , fa omaggio al monastero 
di san Siro di Genova della basilica di san Nicolò di Capriata ('). 

1100, 30 luglio 
(Ved. Chartarum, voi. I, col. 735) 



DOCUMENTO CLXXI. 

Alguda ed i suoi figli Dodo, Buonvassallo , Guglielmo e Lanfranco, donano beni 
al monastero predetto. 

1100, settembre 

(Pergamena dell' Arch. Gov. , abbazia di s. Siro, mazzo I; 
Carte Genovesi, num. 251) 



t Anno ab Incarnacione domini nostri ihesu christi mille centum. 
mense septembris. indicione sexta. Ecclesie Sancti Siri que est con- 
structa in Burgo Ciuitatis Gamie (sic), ego Alguda rìlia quondam Grose 
et Dodo ac Bonusuasallus et Wilielmus et Lanfrancus germani filii 
quondam Lanfranci. qui professi sumus nos omnes mater et iìlii ex na- 
cione nostra lege uiuere Romana, ofertores et donatores ipsius ecclesie, 
propterea diximus quisquis in sanctis ac in uenerabilibus locis ex suis 
aliquit contulerit rebus iusta auctoris uocem centuplum accipiet. insuper 
quod melius est uitam posidebit eternam. et ideo nos qui supra Alguda 
et Dodo et Bonusuasallus et Wilielmus et Lanfrancus donamus et offe- 
rimus in eadem ecclesia Sancti Siri a presenti die prò anima nostra et 
genitoris nostri, hoc sunt omnes res ille iuris nostre proprietarie et 

(«) Questo documento pubblicato dal eh. Datta non fu punto assegnato alla 
sua vera epoca, sibbene al 3 agosto 1103; avendo egli letto nella pergamena ori- 
ginale: Anno ab incarnacione . . .millesimo centeximo tercio. die tercia augusti. 
indicione octaua. Siffatte indicazioni suonano invece nell'atto propriamente 

così, come vi ha letto anche il Pòch (Carte Genovesi, num. 250): Hanno 

milleximo centeximo. tercio die halendas augusti, indicione octaua. La quale 
indizione risponde realmente al 1100. 

Si corregga del pari un' altra erronea lezione, laddove é detto che la basilica 
di cui si fa dono iacct. in territorio cremada ; e vi si sostituisca: crauiada. 
t'ravià , per Capriata, dicesi anche al presente nel linguaggio vernacolo. 



( 209 ) 

liuellarie quas habere uisi sumus in loco et fundo Reco ('). Gralanico. et 
in Faraue. et in eorum pertinenciis. Item donamus et offerimus in eadem 
ecclesia Sancti Siri mansum unum iuris nostri cum omnibus suis exitis 
et pertinenciis. quod habere uisi sumus in loco et fundo Manezani. quod 
est rectum et laboratum per generum Ocelli de Quartino. Que autem 
iste res iuris nostri in loco et fundo Reco. Gralanico. et in Faraue. et 
mansum unum in Manezani superius diete, una cum accessione et in- 
gressibus earum seu cum superioribus et inferioribus suis qualiter su- 
perius legitur in integrimi ab hac die in eadem Ecclesia Sancti Siri 
donamus et offerimus et per presentem offerxionis cartulam ibidem 
abendum confìrmamus. faciendum exinde pars ipsius ecclesie a presenti 
die iuris proprietario nomine quicquid uoluerit sine omni nostra here- 
dumque nostrorum contradicione. excepto ut nullus Abas neque Pre- 
poxitus ipsius Ecclesie Sancti Siri suprascriptas res possit alienare. Qui- 
dem et spondimus atque promittimus nos qui supra Alguda et Dodo 
et Bonusuasallus et Wilielmus et Lanfrancus una cum nostris heredibus 
ad istam ecclesiam Sancti Siri infrascriptam offersionem seu infrascriptas 
res qualiter superius legitur in integrum ab omni homine defendere. 
Quod si defendere non potuerimus. aut si parti ipsius ecclesie exinde 
aliquid per quodeumque ingenium subtrahere quexierimus. tunc in du- 
plum easdem res ut supra legitur ad partem iste ecclesie restituamus 
sicut prò tempore fuerint meliorate aut ualuerint sub estimacione in 
consimilibus locis. et nec nobis liceat ullo tempore nolle quod uoluimus. 
set quod a nobis semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum 
inuiolabiliter conseruare promittimus cum stipulacione subnixa. hanc 
enim cartulam offersionis Gisulfum iudicem scribere rogauimus. in qua 
subter conrlrmantes testibus obtulimus roborandam. Actum in Burgo 
Ciuitatis Ganue [sic) feliciter. 

Signum m. m. m. m. iste Algude et Dodonis et Boniuasalli seu Wi- 
lielmi qui hanc cartulam offersionis fieri rogauerunt ut supra. 

Signum m. manus Lanfranci qui hanc cartulam offersionis fieri ro- 
gauit ut supra. 

Signum m. m. m. m. m. manibus Oberti de la Curte. Johannis de 
Petro. Ranaldi de Rudulfo. Baldi. Burgi. testes rogati. 

t Ego qui supra Gisulfus Judex scriptor uius cartule offersionis post 
tradita compleui ac dedi ( 2 ). 

(') Reco. Questa parola è scritta qui ed appresso sopra la linea, e d' inchio- 
stro più chiaro. 

(*) Sul dorso, dello stesso carattere dell'atto: Testes baldus. obertus. iohannes. 
ranaldus. burgo. cartula offerxìonis quam feci ego alguda fllla quondam grose 
et dodo ac uilielnms et bonus uasallus et lanfrancus germani fila quondam lan- 



( 210 ) 
DOCUMENTO CLXX1I. 

Donazione di beni in Pogli fatla da Ingo in compagnia di sua madre e della 
moglie al monastero di san Siro. 

1100 , ottobre 
(Pergamena dell'Ardi. Gov. , abbazia di s. Siro, mazzo I) 



f In nomine domini, anni ab incarnacene domini nostri ihesu christi 
millesimo centesimo, indictione octaua. Monasterio Saacti Syri quod 
est constructum in burgo ciuitatis ianue. Nos . . . . et ingo mater et 
filius et alda coniux suprascripti ingoni, qui profesi sumus nos ex na- 
cione nostra lege uiuere romana, ofertores et donatores ipsius monasterii. 
propterea diximus quisquis in sanctis ac uenerabilibus locis ex suis 
aliquid contulerit rebus iusta octoris uocem in hoc seculo centuplum 
accipiet. et insuper quod melius uitam possidebit eternam. et ideo nos 
qui supra mater et filius et alda donamus et oferimus et per presentem 
cartam ofersionis ibidem abendum confirmamus. hoc sunt casis et om- 
nibus rebus illis iuris nostri proprietariis et libellariis quam babere 
uixi sumus in loco et fundo pegli. que nobis obuenerunt ex parte quon- 
dam peglizo. uel in eorum pertinenciis. omnia et ex omnibus plenum 
et uacuum una cum accessionibus et ingressoris uel exitus earum qua- 
liter superius legitur in integrum ab ac die in eodem monesterio do- 
namus et oferimus et per presentem cartulam ofersionis ibidem ha- 
bendum confirmamus. faciendum exinde a presenti die abas et monachi 
qui in eodem monasterio ordinati sunt uel deinceps in antea ordinati 
esse debent ad eorum usum et sumptum prò anime nostre et patris 
mei mercedem iure proprietario nomine quidquid uoluerint sine omni 
nostra uel heredum nostrorum contradicione. ab omni ornine defen- 
sare. quod si defendere non potuerimus aut si uobis exinde aliquod 
per quouis ingenium subtraere quexierimus. tunc duplum eadem ofer- 
sionem ut supra legitur in duplum restituamus sicut prò tempore fue- 
rint melioratis aut ualuerint sub estimacione in consimilibus locis. et 
nec nobis liceat ullo tempore nolle quod uoluimus. set quod a nobis 



Tranci ad ecclesìam sanati siri per abatem eius missum de omnibus rebus no- 
stris quas habere uisi sumus in gralanico et in uaraue. et mansum unum in 
manezani. quod est laboratum per generum ocelli de quartino, mille centum. 
mense septembris. indicione sesta. 



( 241 ) 

semel factum uel conscriptum est sub iusiurandum inuiolabiliter con- 
seruare promittimus cum stipulacione subnixa. Actum in ciuitate ianua 
feliciter. 

Signum m. m. m. manibus istorum mater et filius et alda qui liane 
cartam ofersionis fieri rogauerunt ut supra. 

Signum m. m. m. m. m manibus lambertus medicus. ansaldus. bonus 
iohannes. uuido. nigro rogati testes. 

Ego marchio index sacri palatii scripsi et subscripsi compleui et 
dedi (') 



(') Sul dorso, di mano del sec. XIV: Carta antiqua de pollo. 



AGGIVNTA 



Diamo qui posto a un documento il quale nelle Carte Genovesi 
trovammo inserito sotto l'anno 1047, e che noi perciò non fummo 
in tempo di collocare a suo luogo. A quel millesimo risponde benis- 
simo la indizione XV , ed anche la memoria di un Enrico augusto , 
del cui impero correva però l'anno II. Ma ciò che per questo ri- 
guardo vedesi enunciato nell'atto presente si vuole a parer nostro 
cosi interpretare: L'anno quarto' di Enrico, secondo di questo 
nome fra i re di Germania e primo fra gli imperatori. E sic- 
come una tale indicazione combinata colla indizione XV , risponde 
al 1017, così noi a quest'ultimo anno pensiamo dover riferire il 
documento in discorso. 

Valendoci poi di siffatta opportunità , crediamo debito nostro av- 
vertire come oltre alle pergamene dell' Archivio Governativo di già 
notate a' luoghi rispettivi , altre ne abbiamo pure in seguito rinve- 
nute istituendo una minuta rassegna de' mazzi di santo Stefano e 



( 214 ) 

san Siro, ma poste sotto date cronologiche affatto erronee. Tali 
sono per sauto Stefano quelle elio rispondono ai documenti XXXIV, 
LVIII, LXVII, LXXII, LXXIV, LXXV, LXXXIII , CI; e per 
san Siro quella del num. L. 

Teberga del qm. Guidone, vedova di Guglielmo, dona al monastero di san Siro 
i beni che essa possedè nel luogo di Zemignano ed altrove. 

1017, io marzo 
(Carte Genovesi, num. 168) 



f In nomine Domini Dei et Saluatori nostri Jhesu Ohristi. donni se- 
cundi Aricus regis gratia dei Imperator Augustus. hanno inperii eius 
deo propicio primo, ano quarto, decimo die mensw marc'ms. indicione 
quintadecima. Monesterio Sancti Siri Cristi Confessoris qui est constructu 
foria prope Ciuitate Janua. ego Teberga filia quondam Vuidoni et relieta 
quondam "Wilielmi. qui profeso sum ex nacione mea legen uiuere sa- 
lina .... offertris et donatris ipsius Monasterii. propterea disi quisquis 
in santis in ac uenerabilem loco et suis aliquit contulerit rebus iusta 
octori uoce in hoc seculo centuplum accipiat. insuper quod melius est 
uita posidebit eterna, ideoque ego qui supra Teberga dono et offero et per 
presentem cartulam offersionis ibidem abendum confirmo, oc sunt eaxis 
et sediminibus et omnibus rebus illis iuris mei proprietariis quantum 
mihi ante os annos aduenit per cartulam donacionis su dubla de- 
fensione da parte quondam Vuilielmi qui fuit air meus uel quale- 
cunque inienio mihi uidetur pertinere in loco et fundo Zummiani. Ca- 
stello. Valle (') uel aliis ceteris uocabolis ubicumqwe ioris 

uel sorte inuenti fuerint. qui sunt in parte rectum et laboratum per 
Andream Cantone Masario. it sunt caxis uinetis ficetis castanetis ro- 

boretis salectis uel aliis arboribus. cum areis suarum teris 

arabelis ierbis campis pratis siluis et pascuis. omnia et ex omnibus 
plenum et uacuum una cum accessionibus et ingresoras uel esitis 
earum seu cum superioribus et inferioribus earum rerum in integrum. 
que autem suprascriptis caxis et sediminibus et omnibus rebus iuris 
nostris supradictis ab ac die in eadem maunesterio dono et offero et 
per presentem cartulam aufersionis ibidem abendum confirmo, insuper 
per cultellum fistucum notatum uuantonem et uuasonem tere seu ramo 

(') Le parole corsive paiono ritoccate (Poch). 



( 215 ) 

arboris me absasito feci et a parte ipsius monesterio dcdit exinde 
legitimam facio tradicionem et uestituram. e me exinde foris etspuli 
uuarpiui et absa sito feci, et a parte ipsius monesterio a tuam proprie- 
tatem abendum reliqui. faciendum exinde a presenti pars ipsius mo- 
nesterio aut cui pars ipsius monesterio dederint iure proprietario no- 
mine quicquit uolueritis per anima mea mercedem. sine omni mea et 
eredum meorum ac proeredumque meorum contradicione uel repeti- 
cione. Si quis uero quod futurum esse non credebant (sic) si ega (sic) 
ipsa Telberga quod absit aut ulus de eredibus ac proeredibus meis seu 
quislibet auposita persona contra anc c&rtulam aufersionis ire quando- 
cumque tentauerimus. aut eam per couix inienium infraiere quexierimus. 
tunc inferamus at ilam partem cotcumque exinde litem intulerimus 
multa quod est pena obro obtimum uncias duas arienti ponderas qua- 
tuor. et quod repetierimus etuindicare non ualeamus. se presens ac 
cavlula aufersionis diuturnis temporibus firma permanead que persi- 
stad inconuulsa cum stipulacione subnixa. et a me qui supra Teberga 
meique eredes pars ipsius Eclexie aut cui pars ipsius monesterio dederit 
suprascripta aufercio qualiter superius legitur in integranti ab oni 
aomine defensare. quit si defendere non potuevimus aut si uobis exinde 
aliquit per couix inienium subtraere quexierimus. tunc in dublum 
eadem aufersio ut supra legitur uobis restituamus sicut prò tempore 
fuerit meliorata aut ualuerit sub estimaciono in consimile loco, et ber- 
gamena cum atramentario de terra eleuaui paginam ega (sic) qui supra 
Teberga paginam Dido notarius sacri palacii tradidit et scribere rogaui. 
in quam subter confirmans testibusque obtulit roborandum. Actum in 
castro cela feliciter. 

Signum m. manus suprascripta Teberga qui anc cartulam aufersionis 
fieri rogaui ut supra. et eique relecta est. 

Signum m. m. m. manibus Vuilielmi et Bouoni seu Armani omnes 
legen uiuentes saliha testes. 

Signum m. m. manibus Martini et Petro testes. 

Signum m. m. manibus Johanni et Aelberti testes. 

f Ego qui supra dido notarius Sacri Palacii scriptor uius cartule au- 
fersionis post tradita compleui et dedi ('). 



( a ) « Pergamena autentica , imprestatami dal signor prete Bottaro, che dice 
trovata nella raccolta del signor Domenico Musso [Muzio). Sul dorso, di mano 
antica: De Ziminiano. Donatio Teberge. Di mano recente: L' anno I di Enrico II 

imperatore, cioè 1010. Teberga figlia del qm che professava legge salica 

offerisce e dona al monastero di san Siro effetti posti in Zemignano di Voice- 
vera. È fatta prove ciuitatem Janne » (Poch). 



INDICI 



INDICE DELLE PERSONE 



N. B. I molti nomi che nei documenti si incontrano senza alcuna indicazione 
che valga a distinguere 1* uno dall' altro individuo, si troveranno, per bre- 
vità, unificati sotto un solo articolo, colla nota di tutte le pagine nelle quali 
si leggono registrati. 



Abbates S. Fructuosì. Vid. Boni- 
facius et Madelbertus. 

Abbates S. Stephani. Vid. Alber- 
tus, Andreas, Anselmus, Ari- 
bertus , Azo, Litefredus, Mar- 
tinus. 

Abbates S. Syri. Vid. Ansaldus, 
Bernardus , Leodegarius , Ma- 
theus. 

Abo , pag. 31. 

Abo qm. Garimundi, 166, 178. 

Adam, 32, 113, 125, 127, 130. 

Adam iudex, 49. 

Adalardus, 124. 

Adalbertus, 79. 

Adalbertus marchio, 150. 

Adalbertus praepositus Ecclesiae 



Terdonensis , qm. Oberti mar- 

ehionis, 172. 
Adalbertus Montanarius, 17. 
Adalbertus notarius, 21, 30. 
Adalegia imperatrix, 32, 39, 46, 

47, 48, 49. 
Adalguda qm. Daginzoni , uxor 

Varaci iudicis , 89 , 90. 
Adalguda qm. Ursonis, 71. 
Adalsinda uxor Genoardi, 125, 126. 
Adegla coniux Oberti, 191, 192. 
Adelbertus, 62, 78, 99. 
Adelbertus notarius, 160. 
Adeleida qm. Manfredi marchionis, 

159. 
Adeleida uxor Alberti marchionis, 

150. 



( 

A&elfredus, 51. 

Ademarius, 55. 

Adentes (sic), 49. 

Aelbertus, 215. 

Agicardus, ITO. 

Agino, 51, 137. 

Aginonus, 31. 

Aimo qm. Nazarii, 49. 

Alaizonus, 54. 

Albericus, 144, 168. 

Albericus pater Matronae , 144. 

Albericus , sive Conradus , qm. A- 

delfredi. Vide Cunradus. 
Albertus, 51, 64, 73, 153, 156, 179, 

187, 192, 198, 201, 205. 
Albertus abbas S. Stephani, 180, 

181. 
Albertus advocatus, 201. 
Albertus de Vuaraco, 202. 
Albertus filius Pauli, 178. 
Albertus filius Vidonis qm. Oberti, 

116. 
Albertus iudex, 14, 15. 
Albertus marchio, 154, 156. 
Albertus marchio qm. Alberti , 

149, 182. 
Albertus monacus S. Stephani, 58. 
Albertus notarius, 179, 182. 
Albertus praesbiter qm. 191, 192. 
Albertus qm. Berulfi, 180, 181. 
Albertus qm. Bruningi, 150, 154, 

155, 159. 
Albertus qm. Johannis, 177. 
Albertus qm. Leonis, 61, 62, 76. 
Albertus qm. Martini, 64. 
Albertus Rufus marchio, 162, 164. 
Albertus vir Devinzae, pater Jo- 
hannis diaconi, 141. 
Albitus qm. Boniti, 30. 
Albixo, 51. 
Albizo, 81, 158. 
Albizo notarius, 93, 95. 113. 



220 ) 

Alda coniux Ingonis, 210, 211. 
Aldeprandus, 156, 175. 
Aldeza qm. Ingezoni, 197. 
Aldo, 34. 

Aldo diaconus, 73. 
Alexander filius Fulcardi, 43, 44. 
Alexander filius Todevergae, 17, 18. 
Alexander iudex, 16, 18. 
Alegrus qm. Thomae, 177. 
Algifus, 82. 

Alguda qm. Grossae , relieta Lan- 
franco 208, 209. 
Alguda qm. Teutefredi iudicis, 108, 

109. 
Alguda uxor Gezonis, 193. 
Alguda uxor Ingonis qm. Bernardi, 

192. 
Alguda uxor Lanfranci advocati, 

196. 
Alinerius de Castro Passiano, 197. 
Aliuzo diaconus. Vid. Liuzo. 
Almericus qm. Restani, 76. 
Alricus filius Ingonis qm. Miesi, 

114, 115. 
Alsenda, 138. 

Alxinda qm. Bernardi, 128. 
Amalberga qm. Lamberti , 166. 
Amalberga coniux Alberti , 61 , 62. 
Amelberta, 73, 
Amelbertus, 35, 90, 92, 93, 96, 

103. 
Amelbertus qm. Dodonis, 33, 34. 
Amelius , 132. 
Amelius acolitus, custos Basilicae 

S. Marcellini , 23 , 24 , 25. 
Amelius frater Oberti, 151. 
Amelius notarius, 145. 
Amerada, 83, 84. 
Ambrosius cancellarius Ecclesiae 

Ambrosianae, 11. 
Ambrosius praesbiter, 54, 55. 
Amicus, 120, 149, 168. 



( 22 

Amicus Bruscus, 193, 199, 202, I 

203, 205. 
Amiza coniux Idonis, 139, 140 
Amiza coniux Silveradi, 77, 78. 
Amizo 49. 
Andreas, 36, 56, 70, 73, 78, 84, 

104, 107 , 108, 113, 128, 144, 

154, 159, 165, 166, 189, 190, 

191, 193, 207. 
Andreas abbas S. Stephani, 17, 18, 

31, 36, 41, 43. 
Andreas advocatus, 17, 18. 
Andreas Cantonus, massarius, 214. 
Andreas fil. Martini, 69. 
Andreas fil. Stephani, 35, 63. 
Andreas fil. Todevergae, 17, 18. 
Andreas iudex, 16, 91, 116. 
Andreas massarius, 40. 
Andreas nepos Andreae, 187. 
Andreas praesbiter, 207. 
Andreas praesbiter qm. Pauloni, 

133, 134. 
Andreas sive Erizo, 92, 93. 
Andreas sive Johannes, clericus, 
105, 106. 

Andreas qm. Adalgisi , 36. 
Andreas qm. Benedicti, 23. 
Andreas qm. Benzoni, 73, 74,75. 
Andreas qm. Georgii, 65, 66. 
Andreas qm. Giselberti, 49. 
Andreas qm. Jenoardi, 171. 
Andreas qm. Martini Nigri, 193. 
Andreas qm. Petri, 200, 201. 
Andreas qm. Veneriosi, 83, 84. 
Andreas vir Anteldae, 157, 158. 
Angelbertus, 32, 49, 75. 
Angelriocus, 16. 
Anglerius, 13. 

Anglerius qm. Petri, 200, 201. 
Anna coniux Lamberti, 204, 204, 205. 
Anna filia Gezonis, coniux Dodo- 

nis, 193. 



1 ) 
Anna qm. Ebonis , uxor Oberti 

qm. Migesii, 110. 
Anna qm. Guidonis, 77. 
Anna qm. Oberti Vicecomitis, 102. 
Ansaldus, 59, 185, 191, 201, 205, 

211. 
Ansaldus abbas S. Syri, 122, 150, 

151, 152, 154, 160, 161, 162, 

172, 173, 186-, 189, 190, 205. 
Ansaldus fil. Gotofredi, 57. 
Ansaldus praesbiter filius Offiza- 

nae, 182. 
Ansaldus qm. Amelii , 137. 
Ansegisus sive Gungo, 160, 161, 

162. 
Anselmus, 16, 73, 183, 192. 
Anselmus abbas S. Stephani, 177, 

202. 
Anselmus de Boniana, 183. 
Anselmus fil. Offizanae, 182. 
Anselmus germanus Gisalberti, 23. 
Anselmus iudex, 180, 185, 199, 207. 
Ansolmus frater Alberti, 141, 142. 
Anselmus qm. Johannis, 30. 
Anspertus episcopus Mediolanen- 

sis, 12. 
Antelda, 157, 158. 
Ardericus, 110. 
Ardiricus, 31. 
Ardoinus sive Bonizo , 105. 
Aribertus, 101. 
Aribertus abbas S. Stephani , 25 , 

27, 68, 69, 70, 71, 80, 81, S9, 

90, 102, 103, 104, 110, 111, 118, 

123, 124, 129, 130, 132, 133, 137, 

138, 143, 144, L46, 148. 
Armanus, 215. 

Armanus qm. Angelberti, 67. 
Arnaldus fil. Ingonis qm. Miesi, 

114, 115.. 
Ascherius sive Opizo, 86, 87, 103. 
Asolfus, 21. 



( 3>22 ) 

Astulfus, 134, 135. 

Aubertus, 184, 196. 

Aubertus Vicecomes. Vid. Obcrtus. 

Ayraldus episcopus Jan ime, 206, 



207. 



Azo, 32, 49, 81, 165. 

Azo abbas S. Stephani, 52, 53, 56, 

57, 58. 
Azo abbas S. Stephani, 200, 201. 



Azo do Stampis, index, 33. 



B 



Baldus, 181, 192, 202, 207, 209. 

Bardus praesbiter, 200, 201. 

Beatrix, 172. 

Belandus, 179. 

Belenda qm. Iterii iudicis, 182, 183. 

Beliscima qm. Ardoini, 168. 

Bellandus praesbiter, 205. 

Bellardus, 132. 

Bellarellus, 171. 

Bellenda uxor Ansaldi, 205. 

Bellisenda sive Ofrasia, uxor Saxi, 

150. 
Bellota, 205. 
Belo, 73. 

Belonus, 189, 197. 
Bencius, 178. 

Benedicta qm. Benedicti, 67. 
Benedictus, 16, 24, 28, 31, 85, 107. 
Benedictus qm. Jobannis, 67, 96. 
Benincasa, 207. 
Benzo fil. Vidonis qm. Oberti Vi- 

cecomitis, 132. 
Berardus, 98, 195. 
Berardus clericus, 152. 
Berardus notarius. Vid. Bernardus. 
Berengarius de Vezano, 165. 
Beriza, sive Bonafante, qm. Ai- 

monis, 159. 
Berizo, 79, 118, 122, 187, 205. 
Berlenda qm. Amelberti, 178. 
Bernardus, 35, 65, 135, 156. 
Bernardus abbas S. Syri, 195. 



Bernardus sive Berardus, notarius , 
39, 93, 142, 144, 154, 156. 

Bernardus qm. Rodulphi, 68. 

Bernatus, 207. 

Bernodus praesbiter, 108, 112. 

Bernodus notarius, 98, 107, 109, 
110, 117, 134, 135, 137. 

Bernonus praesbiter, 97. 

Berta, 169. 

Berta sive Beza, 134, 135. 

Bertrames de Carcano, Potestas 
Januae, 32. 

Berta qm. Leonis, 43. 

Bertus qm. Leonis. Vid. Albertus. 

Beutus praesbiter. Vid. Richexo. 

Beza qm. Angelberti , 37, 39. 

Botante, 128. 

Bomatus, sive Bomatus de Medo- 
lico, 199, 203. 

Bonaeursus de Bonacur.so, nota- 
rius, 33, 34, 39, 50. 

Bonado , 179. 

Bonafante sive Beriza , 159. 

Bonafilia uxor Andreae, 171. 

Bonafossae notarius, 204, 205. 

Bonandus . 81 , 148. 

Bonetruda uxor Ermenfredi, 189. 

Bonifacius abbas S. Fructuosi, 32. 

Bonifante, 207. 

Bonifredus, 195. 

Boniprandus, 35. 

Boniprandus ma^sarius. 33. 



( 

Bonitus, 31. 

Boniza, 110. 

Boniza qm. Andreae, 41. 

Boniza sive Gisla, 136, 137. 

Bonizo, 59, 85, 95, 115, 120, 125, 
137, 139, 140, 142, 166. 

Bonizo comes, 32, 49. 

Bonizo fil. Dominici, 113. 

Bonizo qm. Petri, 127, 128. 

Bonizo sive Andreas, 105. 

Bonoxa, 127. 

Bonus, 170. 

Bonusfilius, 62, 118, 140. 

Bonusfilius qm. Dominici , 185. 

Bonusfilius sive Johannes qm. Re- 
stani, 64, 65, 84, 85. 

Bonus Johannes, 201, 211. 



225 ) 

Bonussenior, 137, 168, 183. 
Bonusvassallus , 72, 73, 172. 
Bonusvassallus qm. Lanfranci, 208, 

209. 
Boso, 124, 166. 
Bovo, 215. 

Bovo notarius et iudex, 162. 
Broningo archipraesbiter , 78. 
Bruningus, 56, 72, 73, 98, 121, 

145, 173, 179. 
Bruningus pi-aesbiter, 26. 
Bruningus sive Boso praesbiter, 58. 
Bruningus sive Martinus qm. Leo- 

nis, 71, 72. 
Brunus praesbiter , 207. 
Burgus, 209. 



c 



Oaffarus, 207. 

Cavbonus, 180. 

Carlonus, 122. 

Causerame. Vid. Gauserame. 

Christianus, 166. 

Christianus archiepiscopus Mo- 

guntinus, 49. 
Christina, 148, 149. 
Columba, 151. 
Conradus, 190. 
Conradus acolitus, 156. 
Conradus episcopus Januae , 151 , 

152, 163, 184. 



Conradus fil. Ameradae, 83, 84. 

Constancius, 68, 99. 

Constantinus , 165. 

Crexonus, 103, 104. 

Cunizo, 70, 119, 168. 

Cunizo qm. Thomae, 118, 120. 

Cunizo sive Cunradus, 144, 145. 

C un rad us, 133. 

Cunradus clericus, 166. 

Cunradus diaconus, 78, 79, 80. 

Cunradus index, 109. 

Cunradus qm. Adelfredi , 51 , 52. 



I) 



Daginzo, 193. 
Daibertus, 39. 
Damianus, 187. 



Daniel, 121. 
Dcotesalve, 73. 
Devinza, 141, 142. 



( 224 ) 



Dido notarius, 215. 

Dilgeza, 197. 

Doda qm. Johannis, 87, 88. 

Doda uxor Johannis, 69, 70. 

Dodo, 196. 

Dodo advocatus monasterii S. Syri, 

154. 
Dodo fil. Vidonis qm. Oberti Vi- 

cecomitis, 116, 132. 
Dodo pater Lanfranci advocati , 

196. 
Dodo propinquus Richildae uxoris 

Ingonis qm. Miesi, 114. 



Dodo qm. Lanfranci, 208, 209. 
Dodo vir Annae, 193. 
Dodus notarius, 193 
Dominica, 178, 179. 
Dominiconus, 87, 103, 104, 130. 
Dominicus, 31, 81, 93, 135, 144, 

148. 
Dominicus qm. Martini, 84, 85, 113. 
Druda uxor Mauronis qm. Wi- 

lielmi, 203, 204, 205. 
Durans qm Bonizonis, 84, f-'5. 
Dux praesbiter , 207. 



E 



Ebo, 179. 

Ebo fil. Oberti qm. Miesi, 110. 

Ebo iudex, 49. 

Eldeprandus, 70. 

Enricus de Braia, notarius, 153. 

Enricus Dandella, notarius, 153. 

Enricus de Passiano, 162, 182. 

Enricus Mallonus, consul Januae, 

182. 
Episcopus Januensis, 114. 
Episcopus Lunensis, 114. 
Eribertus abbas S. Stepliani. Vid. 

Aribertus. 
Eribertus archipraesbiter , 207. 
Eribertus nepos Andreae , 186. 
Eribertus notarius , 130. 
Eribertus qm. Johannis, 58, 59. 
Eribertus subdiaconus qm. Miesi , 

91, 92, 106. 107. 



Erica. Vid. Ingelberga. 

Ericus archidiaconus, 78. 

Eriprandus, 24. 

Eriza, 205. 

Erizo, 120, 132, 140, 141, 142. 

Erizo sive Andreas, 92, 93. 

Erkentruda ancilla, 67. 

Ermanus comes, 50. 

Ermembertus notarius, 54. 

Ermenfredus 64. 

Ermenfredus qm. Johannis, 189, 

190. 
Ermengarda filia Bonizae, 110. 
Ermengarda qm. Thomae, 118, 119. 
Ermengarda qm. Raincrii , 28 , 

29, 30. 
Ermengundi , 33. 
Everardus, 57 , 58. 



F 



Farolfus, 21. 

Filii Thedisii de Lavania, 94 

Folbertus, 83. 84. 



Fulcoinus notarius, 15, 1<> : 18, 28, 
42, 44. 



( 2tì3 ) 



G 



Gaidaldus comes, 98, 99, 100. 
Gandulfus, 175, 185, 203, 207. 
Gandulfus de Lavania, 165, 182. 
Gandulfus fi]. Gezonis, 193. 
Gandulfus fil. Vidonis qm. Oberti 

Vicecomitis, 116, 132. 
Gandulfus fil.."Wilielmi, 72. 
Gandulfus Vicecomes , advocatus 

S. Stephani, 202. 
Gandulfus Vicecomes qm.Wilielmi, 

144. 
Garimundus, 169. 
Gaudentius, 32, 49. 
Gausberitus, 37, 39. 
Gauserame, 154. 
Gazanus, 192. 
Geniègeme, 41. 
Genoardus, 70, 86, 106, 111, 115, 

128, 130, 137, 138, 180. 
Genoardus fil. Bonizonis, 127, 128. 
Genoardus qm. Johannis, 127, 128, 

143, 144. 
Genoardus qm. Oberti, 205. 
Genoardus vir Alsindae, 125, 126. 
Genuarius, 42. 
Georgius, 169. 
Georgius notarius, 70. 
Gerardus de Lavania, 200. 
Gezo, 189. 
Gezo diaconus, 60. 
Gezo vir Algudae,*193. 
Gezonus, 153. 
Gilberga, 116. 
Giolita comitissa, 162, 197. 
Giraldus Maesiminus, 153. 
Girardus, 162. 
Giselbertus, 36 



Giselbertus fil. Martini, 39. 

Giselbertus notarius, 76. 

Giselbertus qm. Andreae , 100. 

Giselbertus qm. tTohannis, 41 , 42. 

Giselbertus qm. Rufini, 22. 

Giseltruda, 95. 

Gisla sive Boniza, 136, 137. 

Giso, 193. 

Giso, sive Gisulfus, diaconus, 139, 

205. 
Gisulfus iudex, qm. Johannis , 103. 

104. 
Gisulfus, iudex, 201, 207, 209. 
Gisulfus notarius, 74, 75, 99, 165. 
Gisulfus qm. Bonizonis, 129, 130. 
Gisulfus subdiaconus, 57, 59. 
Goderisus, 166. 
Godo, 83, 131 , 152, 168. 
Godo praesbiter, 65, 66. 
Godo qm. Lamberti, advocatus S. 

Stephani, 54, 55, 60, 71. 
Godoltruda, 79. 
Gontardus notarius, 166. 
Gotefredus, 16, 59, 70, 81, 83, 105, 

108, 128, 162. 
Gotefredus de cardine Ecclesiae 

Januensis, 28. • 

Gotefredus fil. Bonizae, 110. 
Gotefredus fil. Petri iudicis, 17, 

18, 59. 
Gotefredus qm. Johannis, 58, 59. 
Gotefredus qm. Thomae, 118, 120. 
Gotiza coniux Marini iudicis, 69, 

70. • 
Gotiza sive Teuderada, 117, 118. 
Gotiza uxor Grimaldi, 189. 
Gotizo, 130. 



( 22G ) 

G rimeri us episcopus Placentiae, 11. 
(illido, 196. 

Guilielmus. Vici. Wilielnius. 
Guinizo, 52. 

Guisulfus. Vid. Gisuli'us. 
Gumpertus notafius, 35, 6», 65, 
115. 



Gumtardus praesbiter, 20, 3i>. 
Gunf'redus , 90. 

Gunfredus qm. Gualterii, SO. 
Gungo sivc Ansegisus, 160, 161, 

162. 
Gunzo, 39. 



H 



Hamhertus, 54, 55. 
Henricus. Vid. Enricua. 



Heribertus. Vid. Eribcrtus. 



Ido, 193. 

Ido qm. Ingonis, 101. 

Ido Stanconus , consul Januae , 
182. 

Ido vir Amizae, 139, 140. 

Ido vir Matronae , 144. 

Ildebrandus marchio, 28. 

Ildeprandus, 76. 

Ildibrandus, 21. 

Ildeza coniux Godonis qm. Lam- 
berti, 54, 60, 122. 

Ildoinus, 68, 69. 

Indo, 96. 

Ingelberga, sive Erica, 147, 148. 

Ingelbertùs, 76, 125, 127. 

Ingelfredus Vicecomes, 59. 



Ingeza uxor Johannis, 188, 189, 

191, 192. 
Ingezo, 66. 

Ingezonus, 37, 38, 125, 127. 
Ingizo, 64. 

Ingo, 107, 189, 198, 199, 207,210. 
Ingo Bonaefiliae, 194, 195. 
Ingo frater Johannis, 163. 
Ingo praesbiter, 186. 
Ingo qm. Bernardi , 192. 
Ingo sive Teutefredus, 87, 88. 
Ingo Vicecomes, 132, 184. 
Ingo qm. Miesii, 114, 115. 
Ingo' Tornei lus, 205. 
Inselbertus , 128. 
Iterius iudex, 167, 168. 



Jenoardus. Vid. Genoardus. 

Johannes, 30, 51, 52, 56, «59, 62, 
65, 66, 68, 69, 70, 74, 78, 81, 
84, 85, 87, 88, 90, 92, 94, 95, 
101, 103, 104, 107, 108, 113, 115, 



118, 121, 123, 124, 125,128,134, 
137, 140, 142, 144, 145, 148, 149, 
154, 158, 159, 162, 166, 169, 172, 
176, 179, 184. 189, 101,192.105. 
196, 108, 199, 201, 207, 215. 



( 227 

Johannes avocator, 17, 18. 
Johannes Bonus episcopus Medio- 

lani, 11. 
Johannes Carboni Nigri, 207. 
Johannes clericus, qm. Ermen- 

gardi, 186. 
Johannes clericus, qm. Thomae, 

119. 
Johannes de Bonacursis, nótarius, 

33. 
Johannes de Landulfo, 193. 
Johannes de Petro , 209. 
Johannes diaconus , 73. 
Johannes diaconus, qm. Alberti, 

iudicis, 14, lo. 
Johannes diaconus, qm. Johannis, 

164, 165. 
Johannes episcopus Januae 25, 27, 

28, 58, 59. 
Johannes ni. Petri iudicis, 17, 18. 
Johannes frater Ingonis, 163. 
Johannes frater Martini iudicis, 

60, 70, 117. 
Johannes Grexencius, 203. 
Johannes iudex, 58, 59, 92, 131. 
Johannes monacus, 207. 
Johannes nótarius , 18, 29, 30, 49, 

66, 68, 78, 80, 81, 84, 90, 118, 
^ 120, 123, 125, 127, 168, 172, 183, 

189, 191, 195, 198. 
Johannes nótarius (in loco Ma- 

xenae), 187. 
Johannes nótarius et iudex , 121 , 

149. 
Johannes papa Vili, 12. 
Johannes praesbiter, 207. 
Johannes praesbiter de Runco, nó- 
tarius, 163. 



) 
Johannes praesbiter , qm. Boni- 

zonis, 173. 
Johannes praesbiter, qm. Johannis, 

103. 

Johannes qm ni, 68. 

Johannes qm. Alberti, 145. 
Johannes qm. Alberti , diaconus , 

141, 142. 
Johannes qm. Andreae , 68. 
Johannes qm. Berulfì , 117, 118. 
Johannes qm. Gemae, 94, 95. 
Johannes qm. Eldegardae, 125, 126. 
Johannes qm. Ingonis, 188, 1S9. 
Johannes qm. Johannis, 35, 43, 76, 

102, 103, 186, 187. 
Johannes qm. Luniverti , 71 , 72. 
Johannes qm. Madelberti, 83, 84. 
Johannes qm. Martini, 80, 81. 
Johannes qm. Mauronis , 147 , 

148. 
Johannes qm. Petri, 189, 197. 
Johannes qm. Restani, 61, 62, 76. 
Johannes qm. Richardi , 76. 
Johannes qm. Rozi, 54. 
Johannes qm. Sironi , 23. 
Johannes qm. Suardi, 188. 
Johannes qm. Teutefredi , 108 , 

109. 
Johannes qm. Veneriosi, 83, 84. 
Johannes sive Bonusfilius. Via. 

Johannes qm. Restaiii. 
Johannes sive Martinus, subdia- 

conus, 95. 
Johannes vir Ingezae, 191. 
Jubianus, 30, 31. 
Juvenale, 52, 90, 106, 128. 
Juvenale qm. Martini , 54. 
Juvencius, 114. 



K 



Karolus tilius (?) Adalegiae imperatricis, 46. 



< 228 i 



L 



Lambert us, 137, 

Lambertus marchio, 19, 20, 28, 29. 
Lambertus Medicus, 211. 
Lambertus notarius, 166. 
Lambertus praesbiter, 173, 171. 
Lambertus qm. Godonis, 122, 123, 

154. 
Lambertus qm. Merlonis , 196. 
Lambertus qm. "Wilielmi , 203 , 

204, 205. 
Lampertus notarius, 34. 
Landulfus, 145. 

Landulfus sive Luizo , 117, 118. 
Lanfrancus advocatus qm. Dodo- 

nis, 196. 
Lanfrancus Gabo, 200. 
Lanfrancus monacus, 175. 
Lanfrancus qm. Bonandi, 195. 



Lanfrancus qm. Lanfranci, 208,209. 

Leda, 73. 

Leo, 44, 110. 

Lentocordus, 143. 

Leodegarius abbas S. Syri, 207. 

Leoprandus, 25. 

Leta, 80, 81. 

Leuprandus, 84. 

Librandus, sive Merlo, praesbiter, 

173, 174. 
Litefredus abbas S. Stepbani, 153, 

154. 
Lituardus, 43, 44. 
Liuprandus praesbiter, 105. 
Liuzo diaconus, 17, 18. 
Luboldus, 34. 
Lupo, 35, 77. 
Luizo , 49. 



M 



Madelbertus abbas S. Fructuosi , 

39, 46, 47. 
Madrona coniux Rainaldi, 302, 203. 
Maginfredus, 169. 
Mainardus , 153 , 154. 
Malauxelus, 202. 
Manfredus, 181. 
Maratinus , 34. 
Marcino iudex, 211. 
Marcbisius, 207. 

Marinus, 35, 59, 62, 66. 159, 180. 
Marinus clericus, 128. 
Marinus iudex, 69, 70. 
Marinus notarius, 31, 54,94, 131, 

140, 181. 
Marinus notarius et index, 78. 



Marinus (qm. ) vir Serrae abba- 

tissae, 15. 
Martinus, 64, 65, 69, 70, 74, 75, 
• 84, 85, 90, 92, 111, 113, 115, 

135, 137, 138, 145, 149, 156, 

159, 162, 181, 185, 191, 202, 

203, 207, 215. 
Martinus abbas S. Stepbani, 163. 
Martinus Calcegursius, 72. 
Martinus fil. Stephani, 53, 63. 
Martinus iudex, 117. 
Martinus massarius, 40. 
Martinus Niger, 193. 
Martinus qm. Alberti, 112, 113. 
Martinus qm. Bonifìlii, 154, 155, 

156. 158. 



( 

Martinus qm. Gualferagni , 23. 
Martinus qm. Johannis, 35, 120, 

121. 
Martinus qm. Stephani , 95. 
Martinus qm. Veneriosi, 83, 84. 
Martinus sive Bruningus, 71, 72. 
Martinus sive Johannes , subdia- 

conus , 95. 
Martinus sive Petrus, 100. 
Matheus abbas S. Syri, 153. 
Matrona qm. Alberici , relieta Ido- 

nis, 144. 
Mauro, 73, 429, 165, 172, 179, 

193, 207. 
Mauro qm. Wilielmi, 203, 204, 205. 



229 ) 

Mauricius, 103. 

Mauricius episeopus Portuensis , 

207. 
Melemberga, 68, 69. 
Meraldus, 190. 
Merlo, 172, 190, 203. 
Merlo qm. Martini , 173. 
Merlo praesbiter. Vid. Librandus. 
Michael, 22, 73. 

Michael qm. L , 64, 65. 

Miesi, 60, 91, 106, 110, 112, 114, 

141. 
Milo, 82, 144. 
Morco, 62. 
Mundus, 181. 



N 



Negro, 181. 
Negronus, 183. 



Niger, 211. 







Obberca sive Oza, coniux Lam- 
berti qm. Dodonis, 122, 123. 

Obetore, 189. 

Obertus, 150, 207. 

Obertus de Dodone , 202. 

Obertus de la Curte, 209. 

Obertus de Merlone, 193. 

Obertus fil. Ledae, 164. 

Obertus fil. Rainaldi, 202. 

Obertus fil. Vidonis qm. Oberti, 
116. 

Obertus index, 130. 

Obertus marchio, 37, 93. 

Obertus mundualdus Ermingardae, 
29, 30. 

Obertus notarius et iudex, 159. 

Obertus pater Ofizae, 205. 



Obertus Paxius, iudex, 153. 

Obertus qm. Amelii , 205. 

Obertus qm. Ansaldi, 57, 58. 

Obertus qm. Ingonis, subdiaconus, 
101; diaconus, 156. 

Obertus qm. Miesi , 110. 

Obertus sive Opizo marchio, qm. 
Oberti, 167, 197, 208. 

Obertus Vicecomes de civitate Ge- 
mme, 22, 23. 

Obertus Vicecomes, 60, 86, 92, 
101, 108, 112, 132, 154. 

Obertus vir Adeglae, 191. 

Ocellus de Quartino, 209, 210. 

Odemarius , 116. 

Odericus notarius et iudex, 32, 49. 

Odo, 106. 



Odo SI. (JuniAiiis, 144. 145. 
Odo qm. Bironi, 22. 
Oficia, 77. 

Oficia filia Todevergae, 17. 
Oficia qm. Agginae, 97. 98. 
Oficia qm. Gotefredi, 131, 132. 
Oficia qm. Johannis, 179, 180. 
Oficia qm. Petri iudicis, 108, 109. 
Oficia qm. Vuaraci, uxor Gan- 

dulfi Vicecomitis, 144. 
Oficia uxor Giselberti, 41, 42. 
Oficia uxor Oberti, 205. 
Oficia sive Bellisenda, 150. 
Oglerius, 145. 
Oglerius qm. Oglerii , 178. 
Olberga , 76. 



230 ) 

Omezonus, 189. 

Opizo, 72, 88, 98. 120, 132, 141, 

142. 
Opizo fil. Johannis iudicis, 92,93. 
Opizo fil. Johannis qm. Berulii , 

117, 118. 
Opizo iudex, 14, 15, 27. 
Opizo praesbiter , 207. 
Opizo sive Askerius, 80, 87, 103. 
Oripertus massarius, 29. 
Otto, 130, 193. 
Otto Pecullus , 182. 
Otto qm. Richegonis, 160, 161, 162. 
Oza qm. Gezonis, 205. 
Oza qm. Marini, 154. 
Oza uxor Martini, 112, 113. 



Paulo, 82. 

Paulo qm. Ursonis, 178, 179. 
Paganus, 1S9, 193, 195, 201, 205. 
Paganus qm. Oberti de Lavania, 

200. 
Pedrevertus, 49. 
Peglizo, 210. 
Petronus, 93, 130. 
Petrus, 30, 49, 74, 75, 80, 96, 

101, 118, 121, 137, 148, 154, 

165, 176, 181, 187, 192, 215. 
Petrus abbas S. Andreae (de Sexto), 

207. 
Petrus comes Lavanie, canonicus 

placentinus, 11. 
Petrus de Lilia, 137. 
Petrus fil. Martini, 69. 



Petrus fil. Stephani, 35, 63. 
Petrus iudex, 14, 15, 17, 27, 73, 

73, 80, 108, 192, 193, 207. 
Petrus notarius, 64. 
Petrus notarius et iudex, 55, 56. 
Petrus praesbiter, 54, 55, 206. 
Petrus praesbiter qm. Andreae, 96. 
Petrus qm. Andreae , 172. 
Petrus qm. Benedicti, 136. 
Petrus sive Martinus, 100. 
Petrus ultramontanus, 207. 
Petrus vir Christinae , 148 , 149. 
Philippus Cominus, iudex, 33. 
Pomo, 193, 105. 
Praesbiteri ecclesiae S. Syri, 54. 
Primus, 205. 



R 



Rainaldus, 118, 135. 191, 196. 
Rainaldus episcopus Papiensis, 158. 
Rainaldus fil. Bonizae, 110. 



Rainaldus qm. Alboini , 39. 
Rainaldus qm. Bonifilii, 202. 
Rainaldus qm. Thomae, 159. 



( 231 ) 



Rainerius. 28. 

Rainerius qm. Sigezoni, 66. 

Rainfredus qm. Ingonis, 101, 116, 

117. 
Rainoisa uxor Ingonis Vicecomitis, 
Ranaldus, 183. 
Ranaldus de Rudulfo , 209. 
Ranaldus qm. Dodonis, 183. 
Ranualdus, 190. 
Rapertus , 65. 
Razo, 51, 59, 65, 120. 
Razo iudex, 59. 

Razo fll. Johannis iudicis, 92, 93. 
Razo qm. Johannis, 57, 103, 104. 
Razo (qm.) qui fuit Comes, 196. 
Razo sive Silveradus, 77, 78. 
Reehemzonus monacus, 164, 165. 
Reinardus notarius , 158. 
Renardus, 148. 
Renzo, 75. 
Restanus, 95, 159. 
Restilda, 62. 
Ribaldus, 166, 198. 
Riberta, 123. 
Richezo sive Beutus, praesbiter, 205. 



Richilda uxor Ingoij'is qm. Miesi , 
114, 115. 

Richiza coniux Johannis, 146. 

Riehiza qm. Pauloni, 123, 124. 

Richizo, 125, 127, 149. 

Rifinus, 130. 

Rikego acolitus, 160, 161, 162. 

Rinaldus , 158. 

Robaldus, 68. 

Rodulfus, 166. 

Rodulfus qm. Petri, 200, 201. 

Rolandus, 170. 

Ronzanus, 39. 

Roprandus praesbiter, 207. 

Roza, 64, 65. 

Rozo, 134. 

Rozo praesbiter, 207. 

Rubaldus qm. Thedisii de Lava- 
ma , 200. 

Rudulfus, 170. 

Rufinus, 22, 74, 75, 149. 

Rufinus praesbiter, 73, 74, 77. 

Rusticus, 189, 197, 198, 207. 

Rutualdo, 18. 



Sabbatinus episcopus Januensis, 12. 
Sarra abbatissa S. Stephani, 15, 

16, 25, 27. 
Saxo, 30. 

Saxo qm. Johannis, 150. 
Seranus, 85. 

Severus iudex, 107, 109. 
Severus notarius et iudex, 88. 
Sigeprandus , 64. 
Sigeza, 157, 158. 
Sigilberga, 76. 
Sigiza, 84, 85. 
Sigizo, 137. 
Silberga, 166. 



Silus, 123. 

Silveradus, 92, 165. 

Silveradus iudex, 16, 81, 93, 123. 

135. 
Silveradus notarius, 51, 59, 86, 

87, 103, 104, 106, 113, 121. 
Silveradus, sive Razo, 77, 78. 
Sironus, 22, 23. 
Stephanus, 32, 49, 51, 142. 
Stephanus notarius, 170. 
Stephanus qm. Giselberti, 49. 
Stephanus qm. Johannis, 35, 63. 
Staurace, 80. 
Suficia, 156. 



( W2 ) 



rii 



Taatuza, 205. 
Tebaldus notarius, 40. 
Teberga qm. Andreae, 118, 119. 
Teberga qm. Thomae, 56, 57, 58. 
Teberga qm. Vuidonis, 214, 215. 
Tecgarda, 86, 87. 
Teoderus, 16. 
Teotefredus, 86. 
Teudelascus sive Teutio , 21. 
Teuderada filia Johannis, 117, 118. 
Teuderada qm. Gotefredi, 131. 
Teuderada qm. Teutefredi, 108, 109. 
Teuderada sive Gotiza, 117, 118. 
Teuderada uxor Joharmis, 125, 126. 
Teuderus, 132. 
Teudice, 144. 
Tcupaldus iudex, 21. 



Teutefredus index, 44 , 108, MI 

Teutefredus qm. Teutefredi iudicis, 
108, 109. 

Teutefredus sive Ingo , 87 , SS. 

Teuza uxor Oberti Vicecomitis , 
101. 

Thedisius de Lavania, 50," 94, 200. 

Thedisius fil. Jobannis, 118. 

Thodolgrimus iudex, 139. 

Thomas, 44. 

Thomas de S. Laurentio , nota- 
rius , 152. 

Thomas iudex, 16, 53, 54. 

Toderada filia Todevergae , 17,18. 

Toderada qm. Erizonis, 144, 145. 

Toderada qm. Johannis, 156. 

Totrada, 73. 



u 



Ugizo, 205. 

Ugo, 207 

Ugo fil. Petri iudicis, 17, 18. 

Ugo fil. Saxi, 30. 

Ugo notarius, 101, 104. 



Ugolam, 113. 

Unadaldus, 165. 

Unfredus, 162. 

Urso, 99, 124, 

Urso qm. Liuprandi , 34. 



Vassallus, 207. 
Venerandus, 140. 
Veneriosus, 189, 190. 
Vida qm. Idonis, 194, 195. 
Vido, 106, 180, 185, 211. 
Vido fil. Cunizonis, 144, 145. 
Vido marchio qm. Oberti , 172, 208. 
Vido praesbiter, 194. 



Vido qm. Oberti Vicecomitis, 11<>. 

132. 
Vido qm. Rustici, 198. 
Villanus praesbiter, 207. 
Vincentius praesbiter, 207. 
Vitalis, 134, 154, 171, 176, 205. 
Vitalis qm. Martini, 175, 176. 
Vualpertus, 29, 96. 



( 233 ) 



Vualpitus, 31. 

Vuaracus iudex, qm. Silvestri, 36, 
66, 80, 81, 89, 90, 144, 202. 



Vudo, 34. 

Vuerardus iudex, 39. 
Vuinizo notarius, 148. 



w 



Wido. Vid. Vido. 

Wilielmus, 73, 92, 108, 112, 149, 

199, 205, 207, 215. 
Wilielmus Cassinensis notarius, 

182. 
Wilielmus clericus, fil, Vidonis 

qm. Oberti, 116. 
Wilielmus de Montecello, consul 

iustitiae , 152. 
Wilielmus Ebriacus, 193. 
Wilielmus fil. Oberti qm. Miesi, 

110. 



Wilielmus fil. Toderadae, 156. 
Wilielmus iudex, 118, 120. 
Wilielmus notarius, 176. 
Wilielmus qm. Ademperti , 169. 
Wilielmus qm. Lanfranci, 208, 209. 
Wilielmus qm. Pauloni, 123, 124. 
Wilielmus Vicecomes, 144. 
Wilielmus vir Tebergae, 214. 
Winigisus iudex, 104. 
Winizo notarius, 12S. 
Witerno notarius, 21, 28. 
Waracus. Vid. Vuaracus. 



Zangulfus notarius, 69. 



Zoblolus, 123. 



16 



INDICE DEI LUOGHI E DELLE COSE 



Agneli, pag. 37, 38. 

Alacosta, 190. 

Ala ecclesia, 190. 

Albarium, 14, 17, 36, 72, 82, 183, 

192. 
Albinelli, sive Albinelli, 173, 174. 
Alegalege, 190. 
Alpegisi , 34. 
Alpes, 26. 
Alpes S. Syli, 26. 
Alpexella, 40, 63. 
Alpis de Bossomal, 180. 



Alpis Maxeria, 26, 200. 

Alpis quae nominatur Fossae, 200. 

Ancharanum , 19. 

Aqua zolae, 26. 

Arcogalum, 189. 

Arnevernasca , 40. 

Atrium monasterii S. Stephani , 

201. 
Auriolum. Vid. Oriolum. 
Auvasioli, 37, 38. 
Aznensasco, 159. 



B 



Balianum, 21. 

Bargiuna, 20. 

Baselheucia , 73, 74, 75. 

Basilica S. Johannis Dominarum 
de Papia, 13, 158. 

Basilica S. Marcellini. Vid. Ec- 
clesia. 



Basilica S. Nazarii de Albario , 27. 
Basilica S.Nicolai de Craviada, 208. 
Basilica S. Stephani. Vid. Mona- 

sterium. 
Bavali, 14, 31. 
Bavelime, 137. 
Bclcnia, 55. 



i 236 ) 



Bergalli, 135, 

Besanium. Vld. Vallis Vesani. 
Blonna, 40. 
Bonaria, 155, 159. 
Bozaletum, 177. 
Bramella, 172, 174. 



Bviomti, 100, 161 , 162 
Brixcn, 184. 

Brolium S. Ambrosii , 11. 
Burgus civitatis Januac , 159, 209. 
Burgus novus Januac, 150. 
Burianum , 19. 



Cadaplauma, 73, 141, 142, 184. 

Cagenzascum , 155. 

Caldum, 19. 

Calinianum, 43, 57, 58, 79, 153, 

179. 
Calocium, 166, 169, 178. 
Camerli, 73, 179. 
Campora, 22, 23, 188, 189, 197. 
Campus de Porcili, 155, 159. 
Campus Domnicus, 60. 
Campus Felegosus, 15. 
Campus Longus, 14, 143. 
Campus Manziani, 102. 
Campus Mezanus, 163. 
Campus S. Marcellini , 150, 195. 
Campus Zuconi , 84 , 155 , 159. 
Canava, 174, 
Canetum, 31. 
Caneza, 194. 
Canonica S. Laurentii, 105, 143, 

146. 
Capitulum Ecclesiae Januensis, 11. 
Cappella S. Cipriani, 13. 158. 
Cappella S. Margaritae Marassii, 

134, 135. 
Cappella S. Martini Macinolae, 174. 
Cappella S. Michaelis de Calocio, 

169, 178. 
Capriana, 20. 
Carascum, 13, 113, 149. 
Carmandinum, 117. 
Carrodanum , 150. 



Carsanetum. Vid. Garsanetum. 

Casa Auroni, 31. 

Casale, 20. 

Casale Bosonis, 37, 38. 

Casale de Luculi, 122. 

Casale Felectosum, 31. 

Casale Plunki, 155, 159. 

Casale Preda strecta. Vid. Preda 

strecta. 
Casale supranum , 122. 
Casalegum, 172. 
Casaligum, 174. 
Casamavari, 144. 
Castagnetum, 172. 
Castanetum maior, 194. 
Castellarium, 150. 
Castellum, 214. 
Castellimi Quarigoti , 173. 
Castrum Almae, 19. 
Castrum Caliani, 19. 
Castrum Campagnatici , 19. 
Castrum Campianum, 19. 
Castrum Caprianae, 20. 
Castrum Carmadinum, 117. 
Castrum Carpini, 20. 
Castrum Celae, 215. 
Castrum Cininulae, 19. 
Castrum civitatis Januae, 180. 
Castrum de Aste, 170. 
Castrum Derthonae, 23. 
Castrum Gavi, 20. 
Castrum Grositi, 19. 



( -237 ) 



Castrum Milicianum, 19. 

Castrimi Mitiani, 20. 

Castrum Montepici, 19. 

Castrum Placiani, 20. 

Castrum Radicofani , 19. 

Castrum S. Romuli, 176. 

Castrum Suveretum, 19. 

Castrum Tufuli, 20. 

Cavalixi, 194. 

Cavanna, 155, 159. 

Cavanutia, 172, 174. 

Cella, 15, 63. 

Cella ss. Victoris et Sabinae, 152. 

Ceula, 164. 

Cisinum , 61 , 76 , 85 , 155. 

Clavarum, 24, 25, 172, 173. 

Codoledum, 122. 

Cogullum, 162. 

Cornale, 190. 

Comitatus Alsatiensis, 50. 

Comitatus Castri, 19, 28. 

Comitatus Clusii, 19, 28. 

Comitatus Januensis, 47, 101, 150, 

154, 155, 158, 159. 
Comitatus Lucensis, 28. 
Comitatus Parmensis, 20, 28. 
Comitatus Populoniensis, 19, 28. 
Comitatus Rosellensis, 19, 28. 
Comitatus Suanensis, 19, 28. 
Comitatus Terdonensis, 37. 
Comitatus Tuscanensis, 19. 
Comitatus Vintimiliensis, 175 
Costa, 173. 

Costa Acoananasca, 33. 
Costa Albinelli , 174. 



Costa Albinoti, 172, 174. 
Costa Begadina, 200. 
Costa de Gagio , 76. 
Costa de Prado, 24. 
Costa Discola, 26, 200. 
Costa Mauri, 76. 
Craviada, 208. 
Cretum, 31. 
Crux (Strupa), 156. 
Cucinacia, 20. 
Cupide, 134. 
Curtis Aciani , 20. 
Curtis Alma, 19. 
Curtis Astiani , 19. 
Curtis Campelli, 19. 
Curtis Campiana, 19. 
Curtis Carpini, 20. 
Curtis Castelionis, 19. 
Curtis Cenenula, 19. 
Curtis Cerasoli, 19. 
Curtis Civitella, 19. 
Curtis de Fucania , 159. 
Curtis Genuensis, 13. 
Curtis Grositi, 19. 
Curtis Marenca, 22. 
Curtis Mediscana, 20. 
Curtis Miliciana, 19. 
Curtis Montepici, 19. 
Curtis Obbleti , 20. 
Curtis Placiani, 20. 
Curtis Roventi, 20. 
Curtis Suvereti, 19. 
Curtis Tufuli, 20. 
Curtis Vici, 20. 



D 



Dalacosta, 190. 
Dema (villa), 49. 
Derthona (civitas), 23, 162. 



Domusculta, 16. 
Domusculta Besanii , 204. 
Dovanum , 37, 38. 



io- 



f B38 ) 



E 



Ecclesia Caliani, 19. 
Ecclesia Grositi, 19. 
Ecclesia Januensis, 78, 175. 
Ecclesia S. Ambrosii Mediolanen- 

sis, 82. 
Ecclesia S. Eufemiani de Gravelia, 

200. 
Ecclesia S. Johannis Dominarum 

de Papia. Vid. Basilica. 
Ecclesia S. Laurentii Januae, 141. 
Ecclesia S. Marcellini Januae , 23, 

24, 96, 172, 173, 174, 186. 
Ecclesia S. Margaritae Marassii. 

Vid. Cappella. 
Ecclesia S. Mariae de Castro Ja- 
nuae, 159, 168. 
Ecclesia S. Martini prope Januam, 

70, 91, 204, 205. 
Ecclesia S. Martini de Palavanego, 

193. 
Eccl. S. Michaelis (Moneliae?), 164. 



Ecclesia S. Nazarii de Albario , 

14, 36. 
Ecclesia S. Pancratii Januae, 152. 
Ecclesia S. Petri de Vico, 20. 
Ecclesia S. Stephani apud S. Ro- 

mulum, 175, 176, 181. 
Ecclesia S. Stephani Januae. Vid. 

Monasterium. 
Ecclesia S. Syri Januae. Vid. Mo- 
nasterium. 
Ecclesia S. Venerii de Tiro. Vid. 

Monasterium. 
Ecclesia S. Viti de Albario, 183. 
Ecclesia ss. Theodori et Salvatoris 

de Fasciolo, 205, 206, 207. 
Ecclesia ss. Victoris et Sabinae, 

122, 150, 152. 
Ecclesia Terdonensis, 172. 
Ecclesia Tufuli, 20. 
Episcopatus Januensis, 167. 
Eserinum, 198. 



F 



Factori, 155, 159. 

Fagnanum, 166. 

Falexianum, 80. 

Farave, sive Varave, 209, 210. 

Fasciolum, 205, 207. 

Felectule, 129. 

Felectum , 134. 

Fines Lavanienses, 194. 

Flumen Juventina, 61, 76. 

Flumen Lemoris, 74, 75. 

Flumjen Padi, 37, 40. 



Flumen prope ecclesiam S. Pan- 
cratii Januae , 152. 

Flumen prope ecclesiam S . Sabinae 
Januae, 122, 152. 

Flumen Tanaturbella, 77, 97. 

Flumen Umbro , 19. 

Flumen Vesani, 17, 27, 60, 83, 89, 
108, 109, 123, 143, 146. 

Fontana, 155, 159. 

Fontana Sperundei. 47. 

Fontanellae, 71. 



Fossae, 26. 

Fossatus AqualuDg-a, ]12. 
Fossatus Dalavenae, 26, 200. 
Fossatus de la Cerexa, 177. 
Fossatus de Porcano, 180.. 



( 239 ) 

Fossatus Levascus, 24, 25, 174. 
Fossatus qui pergit a Pompiana, 

180. 
Fossatus Ruberscus, 76. 
Fossatus S. Sabinae. Vid. Flumen. 



G 



Galianicum, 73. 

Gallianum, 29. 

Garsanetum, 14 , 17 , 68, 71 , 72, 

157. 
Gavium, 150. 
Gazium, 113. 



Glatianum, 19. 
Gralanicum, 209, 210. . 
Granariolum, 16. 
Groppus de Pellerato, 174. 
Grimascum, 33, 34. 
Gulagrum, 20. 



Incisa, 155, 159. 
Insula, 107, 115. 



Insula , Abbas vocata , apud S. Ro- 
mulum , 175. 



Janua (civitas), 13, 22, 36, 51, 55, 
58, 61, 66, 70, 73, 77, 80, 81, 
84, 87, 88, 90, 95, 98, 104, 106, 
109, 111, 113, 118, 119, 121, 
124, 127, 18, 131, 142, 145 , 



149, 150, 152, 158, 168, 171, 183, 
185, 191, 193, 203, 204, 211. 

Juvus, 35, 63, 95. 

Juvus Cerexolae, 24, 25, 174. 



Ladenna, 63." 

Lagoscuro, 109. 

Langascum, 35, 72, 113, 186. 

Lauretum, 174. 

Lavani (Strupa), 190. 

Lavania, 13, 158. 

Leia, 172. 



Lesorti, 172, 174. 
Lisola, 174. 

Lomulinello, 195, 202. 
Lopino, 172. 
Lovaco, 173. 
Lovaria, 96. 173. 



i -240 ) 



M 



Macinola, sive Maceuna, 23, 24, 25, 
96, 172, 173, 174, 187. 

Maleolum, 31, 139. 

Manezanum, 209, 210. 

Marassi , 134. 

Marca Januensis, 194. 

Massa, 20. 

Massa minor, 20. 

Maurenzansi, 162. 

Mauriacle, 15. 

Maxelasco , sive Maxenasco , 172, 
174. 

Mitianum , 20 , 

Monasterium S. Columbani de Be- 
ino, 200. 

Monasterium S. Fructuosi de Ca- 
pite montis, 32, 33, 34, 37, 39, 
40, 46, 196. 

Monasterium S. Petri de . Monte- 
viride, 20, 28. 

Monasterium S. Salvatoris Bashe- 
leuciae, 165. 

Monasterium S. Salvatoris Papiae, 
74 , 75. 

Monasterium S. Stepbani Januae, 
14, 15, 17, 25, 27, 36, 41, 50, 
52, 53, 54, 56, 57, 60, 68, 69, 
71, 72, 80, 81, 82, 86, 87, 89, 
90, 91, 92, 93, 94, 95, 97, 98, 
102, 103, 104, 105, 108, 109, 



110, 114, 115, 116, 17, 118, 
119, 120, 121, 123, 129, 130, 
131, 132, 133, 134, 135, 136, 
136, 137, 138, 139, 140, 141, 
142, 143, 144, 145, 146, 147, 
147, 148, 149, 153, 154, 157, 
159, 163, 167, 168, 175, 176, 
177, 178, 179, 180, 184, 185, 
191, 192, 193, 198, 199, 202, 
203, 205. 

Monasterium S. Syri Januae, 54, 
93, 98, 99, 122, 144, 150, 151, 
152, 154, 156, 160, 162, 164, 
169, 170, 172, 173, 178, 185, 
186, 189, 193, 195, 208, 209, 
210, 214. 

Monasterium S. Venerii de Tiro, 
162, 164, 165, 182, 197. 

Monelia, 150, 164. 

Mons Altus, 20. 

Mons Asenianus, 168. 

Mons Maurus, 99, 100. 

Mons Peraltus, 200. 

Mons Viridis, 20, 28. 

Montanici, 35, 63, 95. 

Montecellum, 19, 69, 194. 

Mortedum, 53, 66, 126, 126, 227, 
128, 140, 171, 172, 202. 

Mugnanegasco , 155, 159. 

Murus civitatis Januae, 196. 



N 



Naboli (burgus), 67. 



( 241 ) 







Ofronti, 190. 

Oliva, 190. 

Olmetum, 96, 173, 186. 



Orbexella, 47. 
Oriolum, 131, 196, 199. 



Palavanego, 193. 

Palazese, sive Palacexe, 155, 159. 

Palodium, 20. 

Panegaz. . . , 31. 

Paparianum, sive Pavarianum, 51, 

52, 110, 120. 
Paverium, 113. 
Pedemonte, 71, 86, 103. 
Pelium, 72, 73, 164, 210. 
Perogallo, 194. 
Platea S. Syri, 150. 
Plonke, 76, 113. 
Pociones episcopis atque archie- 

piscopis Januae attributae, 26. 



Ponte (locus) apud S. Romulum , 

175. 
Porciana, 138, 159. 
Portus Delfini, 47. 
Portus Morini, 20. 
Pradellum , 129 , 130 , 146. 
Prata Ova, 160, 161, 162. 
Pratum Larini, 149. 
Pratum Longum, 47. 
Pratum S. Martini, 87, 89, 91, 

92, 94, 108, 117, 119, 132,136. 

145. 
Preda strecta, 113, 155, 159. 
Purcile , 159. 



Quintum, 150. 



Q 



R 



Rapallum, 150, 159, 194. 

Recum, 209. 

Res Ecclesiae S. Ambrosii Medio- 

lanensis, 82. 
Res Ecclesiae Januensis, 82, 138, 

175. 



Res Ecclesiae S. Marcellini Januae, 
23, 24, 172, 173, 174, 186. 

Res monasterii S. Stephani, 146, 
163, 180. 

Ricau, 35, 63, 95. 

Ripa Castri Januae , 201. 



( 242 ) 



Riparolium, seu Rivariolc, 15,77, 

97, 135. 
Rivus Levascus. Vid. Fossatus. 
Rivus Tacitus, 41, 142. 
Rivus Vernazola, 27. 



Rocca Oampelli, 19. 
Rocca Cininule, 19. ■ 
Roveretum, 190. 
Runcum, 172, 174. 



Sale, 160, 161, 162. 

Sanctos Peregrinos (ad), locus, 27. 

Sanctus Ciprianus, 13, 158. 

S. Fructuosus de Capite montis, 49. 

S. Laurentius Bergalli, 135. 

S. Martinus, 41, 110, 115, 116, 147. 

S. Mauricius Agauni, 32. 

S. Petrus Ametae, 101. 

S. Romulus, 175. 

S. Syrus Milianus, 124. 

Scarlinum, 19. 



Serra, 51, 166, 174, 178. 

Sextum, 59. 

Sigestrum, 13, 150. 

Silva (locus , 33. 

Solariolum , 155 , 159. 

Spexa, 178. 

Staianum, 130, 146. 

Strupa, 73, 134, 156, 189, 190 

191, 197, 198. 
Stura , 31. 
Summaripa, 100. 



T 



Terarusa, 186. 
Terdona. Vid. Derthona. 
Terra Casa Novascia, 102. 
Terra Serrinasca , 139. 
Terra Val degodo, 167. 



Terricium, 122. 
Tocafero, 184. 
Tramuntana , 99, 172. 
Turris Amici Brusci, 202. 
Turris Caliani, 19. 



Urba, 36. 



u 



Valauria, 186. 
Vallis (Strupa), 191. 
Vallis Brammosa, 26. 



Vallis Crosa , 163. 
Vallis Fugaciaria, 120. 
Vallis Lavania, 101. 



( 243 ) 



Vallis Pulcifera, 17, 71, 113, 134, 
159. 

Vallis Rapalli , 156. 

Vallis Rio Sicco , 33. 

Vallis Vesani, 52, 60, 80, 86, 91, 
92, 94, 102, 103, 105, 112, 116, 
134, 136, 143, 149, 205. 

Varave. Vid. Farave. 

Veroni, 35, 63. 

Vederaria, 155, 159. 



Via Rapallina, 194. 

Vicus Belegnia, 113. 

Vicus Communis, 20. 

Vicus Molonia, 22. 

Vicus Piguli, 20. 

Vigo (Strupa), 191. 

Villa Luculi, 59, 122. 

Villaregia, 159. 

Vineale , seu Veniale , 24, 25, 174- 



Zinestedum, 14, 174. 



Zuminianum, 214, 215. 



ERRORI 

Pag. 98 Un. 24 I0i7 
, J05 » u 1818 



CORREZIONI 

1012 
1018 



ILLUSTRAZIONE 



del 



REGISTRO ARCIVESCOVILE 



INTRODUZIONE 



Compilazione del Registro e sue derivazioni. 

Al Registro della Curia Arcivescovile di Genova appar- 
tiene alla classe di quei Poliptici ecclesiastici di cui ben 
molti furono già pubblicati, specialmente in Francia e 
nella Germania, a sussidio grandissimo della Storia pei 
tempi ne' quali è più povera d'ogni altro genere di do- 
cumenti. Esso presenta tutti i caratteri di un codice 
officiale, destinato a valere nei giudizi come titolo in- 
discutibile delle proprietà e dei diritti dell'Arcivesco- 
vato ('); e non pochi fra gli atti inseritivi sono perciò 
muniti della autenticazione de' Consoli , i quali dichiarano 
che debbano avere autorità e vigore pari agli originali. 
La sua compilazione poi è dovuta all' arcivescovo 

r 

Siro II, che ne affidò l'impresa ad Alessandro economo 

(') Leggiamo infatti che il Comune di San Remo essendosi ricusato a certe 
prestazioni in favore dell' Arcivescovo , fu costretto dai giudici a fare secundum 
quod continelur in quaderni sententia et alia scriptum que in Registro eiusdem 
Archiepiscopi sunt descripta (Lib. Jur., I. 646; Reg. Archiep., pag. 123 e 349). 



( 248 ) 

ed avvocato della Curia. 11 quale, secondo risulta dal 
Prologo y vi pose mano correndo il novembre 1143, es- 
sendo Consoli de' Placiti Ogerio Vento, Guglielmo Lusio, 
tigone Giudice e Buonvassallo di Odone; ed insieme ai 
documenti della propria amministrazione ve ne accolse 
quanti altri si conteneano in un primitivo Cartolario 
dell'Arcivescovado ('): {strumenti pubblici, condizioni , 
fedeltà, locazioni, consuetudini, debiti delle città, dei 
castelli, delle chiese, delle ville, che è quanto dire tulle 
le congrue della Chiesa Genovese ( 2 ); benché ogni cosa 
vi si trovi senza ombra di ordinamento cronologico o 
razionale. 

Altri però continuò in appresso, ed altri eziandio ri- 
dusse a compimento questo Codice; conciossiachè mentre 
la serie delle carte perviene sino all'anno 1180 ( 3 ), le no- 
tizie di data certa che nel Registro si hanno del pre- 
detto Alessandro giungono appena all'ottobre del 1149 ( 4 ). 
Inoltre il cenno particolare che vi si incontra degli ac- 
quisti da lui fatti nella Curia di Medolico , non offre 
indizio di sorta donde possa dedursi da parte sua una 
ulteriore prosecuzione dell'opera. Bensì è da notare l'ul- 
timo periodo, laddove cosi scrive: Dedi /ìlio Ansaldi 
de Gazio sol. XXX. prò terra conventu de castello que 



(») Reg., pag. 3. 

(-) Id. , pag. 4. Circa i libelli enfiteutici è da notare la forinola Cum Cum 
peto o Cum Cum petimus , da cui essi hanno sempre cominciamento; la quale 
forinola è propria non solo di quelli del Registro, ma di quant' altri spettano 
per que' tempi alla Liguria. Nella guisa medesima il Registro Ravennate, presso 
il Fantuzzi (Monum., voi. I, pag. 1-84), ha ben di frequente Petimus i/tuuu 
petimus. Anche la rubrica Unde supra, nel senso preciso in cui si adopera nel 
nostro Registro, vedesi in altri Cartolario di chiese e monasteri. 

(*) Anzi vi ha un lodo del 1140, seguito dall'autenticazione de' Consoli in 
data del 16 gennaio 1181 (Reg., pag. 394). 

(*J Reg. , pag. 87. 



( 249 ) 

fuit de Gotiza, soggiungendovisi tosto: Et ego Obertus 
Sulphur dedi. X. qui remanserunt ('). Ecco adunque il 
punto preciso a cui si arresta il compito di Alessandro; 
ed ecco in pari tempo quello donde altri prese a farsene 
continuatore (a. 1150 circa). Nemmeno Oberto Solfore 
concluse però il lavoro; conciossiachè le sue memorie 
non vanno oltre al 1155, ed il Registro ci fornisce con- 
tezza di più economi o vicedomini a lui succeduti, come 
noi a luogo meglio opportuno non mancheremo di ri- 
levare. 

Qui sorge intanto spontanea la domanda : se il Codice 
da noi stampato sia da considerare come l'originale, op- 
pure come una semplice copia, od anche una compilazione 
rifatta sull'originale medesimo. Rispondiamo che giusta 
la pratica di que' secoli, nei quali assai più facilmente 
che a' di nostri poteano per molteplici casi andare smar- 
riti i documenti , si eseguirono di questi più trascrizioni 
autentiche, benché talvolta variate nella disposizione 
degli atti; come è a dire del Liber Jurium di cui nel 
1253 venia data commissione al notaio Nicolò da San Lo- 
renzo , ordinandosene quindi , nel 1286 , al notaio Rollan- 
dino di Riccardo un duplicato ( 2 ). Ora che il Registro 
da noi posseduto sia da riguardare appunto come un 
duplicato , abbiamo più argomenti che sembrano farcene 
al tutto persuasi. Imperocché non è da porre in dimen- 
ticanza, che mentre il Rcgistrum Curiae ebbe principio 
nel 1143, correndo l'anno XIII dell'arcivescovato di 
Siro II (il quale tenne la sede fino al settembre 1163), 
di gLà nel nostro Codice, al foglio 13, s'incontra la for- 
mola del giuramento di fedeltà prestato dai vassalli della 

! 

('j Reg., pag. 131-136. 

C) Jurium I, pag. XV e col. 1IS2. 



( 250 ) 

Curia all'eletto Ugone della Volta ('). Poco appresso 
invece è nuovamente parola di Siro, menzionandosi i 
nobili i quali decimas quas tenébant... domino Syro vene- 
rabili archiepiscopo refutaveriint ( 2 ); e così in tutto il 
volume la memoria e gli atti dei due Arcivescovi si avvi- 
cendano. Si noti infine, che mentre uno degli originarii 
compilatori ci vuole informati di un certo segno di con- 
venzione a mo' di stella, per lo cui mezzo potremmo spe- 
ditamente rintracciare nel Registro alcuni libelli ( 3 ) 4 que- 
sto segno poi si cercherebbe vanamente nel Codice stesso. 
Il Registro a noi pervenuto non è dunque la primi- 
tiva compilazione di Alessandro e de' suoi successori 
nell'amministrazione del patrimonio della Chiesa Geno- 
vese, sibbene una copia sincrona, eseguita cioè con di- 
stribuzione diversa dall'originale dopo il 1180, al quale, 
secondo ci accadde già di osservare, spetta il documento 
più recente fra quelli che lo compongono. Né il volume 
si fermò al ridetto anno per una interruzione qualsiasi, 
ma deliberatamente, non mancandovi nell'ultimo foglio, 
in pochi esametri, la conclusione ( 4 ). Tuttavia il di- 
segno di radunare insieme gli atti della Chiesa non si 
arrestò a questo Codice, ma valse per lo meno a dar 
vita ad un secondo. Nel quale, oltre ad alcuni docu- 
menti di epoche anteriori non inseriti nel primo, si con- 
tengono tutti quelli che furono emanati nell'interesse 
della Curia dagli ultimi anni dell'arcivescovato di Ugonc 
predetto sino all'epoca di Porchetto Spinola, terminando 
propriamente' colla concessione largita da questo Arci- 
vescovo ai monaci basiliani d'Armenia, per l'erezione 

(•) Reg., pag. 26. 

( 2 ) Irl., pag. 28. 

( 8 ) Id., pag. ÌOS. 

') l'I , pni; in; 



( 251 ) 

della loro chiesa di san Bartolomeo nella località di 
Multedo, che reca la data del 6 maggio 1308. Questo 
volume di ben 216 fogli membranacei, del formato di 
un in-4.°, serbasi di presente appo del eh. socio cano- 
nico Luigi Jacopo Grassi; il quale alla cortesia dello 
avercene data contezza e del consentircene lo esame, 
aggiunse pure la facoltà di desumerne quanto al nostro 
proposito reputammo opportuno ('). 

Ma tornando al Registro da noi pubblicato, notiamo 
come questo venisse guardato dalla Curia con assai ge- 
losa custodia. Imperocché nella trascrizione della sen- 
tenza contro i Premartini di San Remo, che si ha nel Liber 
Jurium ( 2 ), è detto essere la medesima stata desunta ed 
esemplificata de Reistro Curie, per la ragione che l'ar- 
civescovo Bonifacio trovandosi allora in San Remo e 
dovendo produrre in certa contesa quel lodo, avea sup- 
plicato ai Consoli di una copia autentica dello stesso. 
cum esset periculosum Reistrum illue de/ferri per mare 
propler maris tempestatevi, sive per terram propter la- 
trones et homines malefactores. 

Né il Codice da noi posseduto è la sola trascrizione 
che si conosca eseguita sul Registro originale; perchè 
quella parte che ha tratto ai placiti consolari forni ma- 
teria di un Cartolario speciale, munito delle autentica- 
zioni de' notai Buon vassallo e Guglielmo di Colomba, e 
pervenuto egualmente fino a noi. Al quale Cartolario si 
accenna nei Monumenta Historiae Patriae, dove appunto 
diversi tra que' lodi furono pubblicati ( 3 ), coli' avvertenza 

Tale Codice si compone di molti quaderni di caratteri diversi , rilegati 
insieme. I primi ì6 fogli sono scritti a doppia colonna. 

('-) Jurium, II. 14; Rrg., pag. 380. 

( 3 j Chartarum voi. II. Altri documenti del Registrum Cui tue furono pure 
stampati in questo medesimo tomo e nel Liber Jurium; né di ognuno di essi 
abbiamo noi tralasciato di rendere in acconcio luogo avvertilo il lettore. 



( 252 ; 

che i medesimi vennero estratti « da una copia membra- 
nacea sincrona comunicata alla R. Deputazione dall'av- 
vocato Carlo Cuneo ». Oltrecchè un'altra parte di esso 
Registro, contenente gli atti che potcano in qualche modo 
riguardare ai Conti di Lavagna, fu pur compilata dall' e- 
conomo Alessandro, verisimilmente nel 1147; essendone 
fatto ricordo nella Genealogia della famiglia Scorza, edita 
in Milano ed in Napoli ne' principii del secolo XVII ('). 
Finalmente lo Schiaffino, negli Annali Ecclesiastici della 
Liguria ( 2 ) , cita anch'esso qualche cosa di simile, ram- 
mentando i Monumenti dell' Arcivescovato Genovese , 
presso Bernardo Castelletto ( 3 ), poeta non ispregevole 
del secolo XVI e raccoglitore appassionato d'antichità, 
cui lo Zabata dà lode di essere ne' suoi ragionamenti 
« universale in tutte quelle belle parti che possono com- 
piutamente onorare ogni spirito gentile » ( ,f ). 

Vicende del Registro. 

Il Registro Arcivescovile trovasi ricordato in più docu- 
menti e nella Cronaca del Beato Jacopo da Varazze; il 
quale afferma che a' suoi giorni si custodiva nell'Epi- 
scopio, e protesta averne desunte le notizie de' Vescovi 
che da Teodolfo in poi governarono la Chiesa Geno- 

(') Da questa specie di estratto fu desunto il Breve di ricordo inserito nella 
detta Genealogia a pag. 37 (Reg., pag. 264); ed il Podi trascrisse pure dal me- 
desimo il documento da noi prodotto al num. XVI dell' Appendice (Reg., pag. 437). 
Il qual documento più non si legg; nel nostro Codice, perchè scritto, senza 
fallo, in altro de' fogli che andarono perduti. L'autore della Genealogia, par- 
lando di tale estratto., notò inoltre: Devenit authographum inmanus D. Mairi 
Gentilis. 

(*) Mss. 

(S) Rrg., pag. 330. 

") Ved. Atti, IX. m 



( 253 ) 

vese ('). Però la critica non avendo soccorso de' suoi 
lumi allo scrittore, egli trovossi intricato in siffatto la- 
berinto, che nella serie de' nostri Pastori derivò la più 
mostruosa confusione d'epoche, di fatti, di persone. 

Le traccie del prezioso volume ci rimangono quindi 
ignorate per circa tre secoli , finché il medesimo com- 
parisce nelle mani di un privato: Luca Grimaldo, detto 
il Bianchirlo, uomo assai vago di radunare documenti 
di storia patria come si ha dal Cicala, il quale avverte 
che presso il medesimo serhavasi pure l'originale mem- 
branaceo del Breve Consolare del 1143 ( 2 ). Addi 4 giugno 
1611 il Grimaldi consegnava poi il Codice al senatore 
Federico Federici, perchè dovesse porlo nell'Archivio 
della Repubblica; e ciò diceva una nota scritta di 
mano del Federici medesimo , forse sopra un foglietto a 
parte ed oggi smarrita, ma che fu letta ancora verso 
la metà del passato secolo dal Poch, e da lui registrata 
nelle sue Miscellanee in questi termini: f 1611 , die 
sabbati 7 iunii. Habui lume librum ab Ill. m0 Luca Gri- 
maldo reponendum in Ar eluvio Serenissimi Senatus ( 3 ). 
Tuttavia non pare che il Federici serbasse cos'idi corto 
fede al mandato; anzi finché visse ritenne il codice 
presso di sé, e soltanto nel proprio testamento or- 
dinò che con altri vetusti libri e scritture da lui 
raccolte fosse depositato in Archivio ( 4 ). Dove allo- 

(') Ab isto autem Episcopo (Theo.Julpho) usque ad tempora nostra invenimus 
de omnibus Episcopis et Archiepiscopi* aunos et tempora qwìhbis praefuerunt. 
Invenimus enini parlini ista ex Registra quod in nostro Palatio consertatiti- , 
parlim ex cltronicis Communis Jiinua» (Ckron. Genuense, apud Muiutohi, S. R. /., 
IX. 28). j >ònr»l 

(*) Monum. Hist. Patr.; Leges Municipales, pag. 235. 

( 3 ) Miscellanee , Mss. della Civico-Lìeriana, Reg. VII, pag. 27. 

(') Testamento del Federici a rogito del notaio Francesco Castellino, I." feb- 
braio l6ìo: « Di più esso magnifico Testatore ordina e vuole che subito seguita 



( 2ÌÌ4 ) 

gaio infatti, fu pi ìi tardi consultato ampiamente dal 
Pochi, il quale trascrisse nelle sue Miscellanee la parte 

la sua morte si consegni ad uno Cancelliere del Serenissimo Senato l' inventario 
delle scritture e libri fatto per mano propria di dotto magnifico Testatore, accio 
che nell'armario già fatto e decretato dal detto Serenissimo Senato si riponghino 
fedelmente tutte le dette scritture e libri che si contengono in detto inventario, 
riconosciuti alla presenza d'uno de.' magnifici cancellieri e di uno o più de;' figli 
di detto magnifico Testatore, e, se sia possibile, con l'assistenza almeno di uno 
dell'Illustrissimi Deputati alle Confine, il quale o li (piali facendo chiuder detto 
armario con le tre chiavi fra sé differenti, le consegnino alla forma del decreto, 
(osservandone il contenuto, come esso magnifico Testatore umilmente ne supplica 
il Serenissimo Senato), il cui tenore segue come in appresso ». 

Dux et Gubematores Ilcipublicue Genucnsis. 

[limo Federico de Federicis coleghae nostro, civi erga Iìempublicam stmlio- 
sissimo, qui etiam ab ineunte aetute ut dignum aliquid nobilitate oc moribus 
suis ideret , scripturas plurimas haud parvi momenti per urbem Genuae ac 
alibi sparsas non sine magno sumptu ac labore in unum collegit, el in hoc 
prudentiam ac diligentiam ita coniunxit ut ex ìris monimentis testatimi velit 
huiusmodi studia prò ornando, excolendaque Republica, et prò eiusdem utilitate 
perpetuo profutura. Dicto inquam filmo Federico concedimus ut scripturas 
praedictas in ea parte Archirii Ducalis Palata Nostri quae nuper fuit aedifi- 
cata quandocumque ipso virente, ve! ex disposinone ultimae voluntatis, ad lo- 
care et custodire valeat, eaque per inventarium recepta cum inscriptione furti 
seriem, designante ponantur in armario ab aliis separato, cui us fores ferreis 
lagminib ,s tegantur, tribusque clavibus muniant,,r, q ,arum, una penes ipsum 
Ill.mum Federictiu, nuore ex eius haerrdilnts masrulis per lineam mascul inani 
in perpetuimi descendentibus , alia penes maiorem natii ex Ill.mis ad causas 
finium prò tempore dputandis, et reliqua penes unum ex cancellariis Serenìs- 
sima^ Reipublicae sit mansura; ita lumen ut dirlo Jll.mo Federico eiusque de- 
scendentibus in perpetuum ut supra nuutquam e.itrartio copine cuiusris ex 
dictis scripturis sit interdicta, et ob té eartmi proprietus ne dominium ab ipsHs 
abdicata non censeatur. Et ita decretutn per Srrenissimum Srnatum ad calculos. 
Datum Genitne in Ducali Palatio, die 26 iunii 1635. 

Jo. liapta Pastori 
Cane, et Secret. Ser.mae Reip. Gen. 

L'elenco descrittivo de' libri per tal modo lasciati dal Federici alla Repubblica 
va annesso alla particola di testamento suddetta, e fu pubblicalo in parte dall'Oli- 



( 255 ) 

sostanziale del maggior numero degli atti onde è com- 
posto ('). Se non che a' principii del secolo volgente 
fu con molta copia di documenti genovesi inviato per 
ordine di Napoleone a Parigi. Restituito quindi con tutti 
gli altri codici, nel 1816, al Re di Sardegna, venne de- 
positato negli Archivi di Corte in Torino ; e final- 
mente, nel 1858, sulle istanze della Società Ligure di 
Storia Patria fu trasmesso a quelli di Governo in Ge- 
nova, dove in seguito al ritorno non molto appresso 
effettuato (1866) di tutte le carte anzidette, riebbe la 
sua più naturale destinazione. 

La trascrizione di questo Codice venne poscia da me 
interamente eseguita fra gli anni 1858 e 1860. 

Descrizione del Registro. 

Questo Codice è membranaceo, del formato di un 
in-quarto grande; tutto scritto da una sola mano, e 
di carattere gotico nitido e ben formato, senza alcun 
vizio o cancellatura. Le abbreviazioni vi sono frequenti, 
ma facili a decifrare; mancano i fregi e gli ornati, ad 
eccezione di un piccolo rabesco alla C iniziale del Pro- 
logo. Le lettere maiuscolo sono spesso tracciate indosso; 

vieri (Carte e cronache ecc., pag. 240). Ivi il Registro è cosi ricordato: Quin- 
ti r no fasciato di cartone con r,opie d' instrumenti antiquissimi del Vescovato di 
Genova (Ms. della Civico-Beriana). Oltre a ciò il Federici raccomandava all' am- 
ministrazione del Magistrato degli Straordinarii e del maggiornato in perpetuo fra 
i suoi discendenti in linea mascolina, uno scagnetto pieno di scritture della 
propria famiglia, da lui acquistate per la cospicua somma di oltre 700 scudi 
d'oro, senza concorrenza di alcuno Selli Federici, da' quali anzi è stato im- 
pedito (Ved. Politicoruiu , mazzo IX, an. 1642 in 1649, num. 20; Archivio Go- 
vernata o). 

(') Reg., VII; ed il volume intilolato: §. Stefano e S. lìcmo, Reg. XI. 



( 2:>g ) 
e di questa medesima tinta vedonsi scritte costantemente 
le rubriche degli atti. 

Qua e là i documenti presentano poi qualche lacuna 
indizio di parole malagevoli a leggersi negli originali 
dal copista, od anche lasciate in bianco negli originali 
medesimi come troppo difficili a scrivere. Il che non è 
rarissimo nei documenti de' secoli più vetusti. Inoltre 
accade ben di frequente che tra una carta e l'altra si 
incontrino degli^spazi vuoti. E ciò è conforme a quanto 
vedesi praticato nel celebre Poliptico d' Irminone di San 
Germano de' Prati, non meno che alla natura del Re- 
gistro medesimo, nel quale voleasi aver campo ed op- 
portunità di soggiungere a' luoghi proprii que' muta- 
menti di condizioni e di proprietà che il tempo avrebbe 
necessariamente tratti con se. 

I quaderni onde il volume si compone constano di 
otto fogli ; ad eccezione però del primo che ora è di sette 
soltanto, per esserne al certo stato divelto il risguardo 
o forse meglio il frontispizio. Il numero progressivo poi 
de' quaderni è scritto di rosso in cifre romane, e leggesi 
in calce al tergo dell' ultima pagina che li forma. 

L'umidore gli ha recato gran danno, specialmente 
ne' primi dodici fogli; e buon numero d'altre carte fu 
oltraggiata da una mano audace che le tagliuzzò nel 
mezzo e nel margine. 

Sulla faccia esteriore della coperta è scritto di ca- 
rattere del Federici: Liber antiquus Archiepiscopatus 
Januensis; e sul dorso: Archiepiscopi/^ januensis; poi 
nell' interno : Libro antico dell' Arcivescovato. Il qual ti- 
titolo è ripetuto eziandio nell' Indice dei libri dell' Archi- 
vio della Repubblica attribuito. a Stefano Lagomarsino, 
dove si legge (fol. 7): Liber antiquus Archiepiscopali'.; 
Januensis, in quo continentur omnia instrumenta iurium 



( 257 ) 

Arcliiepiscopatus ('). Lo stesso Federici vi ha pure spar- 
samente apposta, in margine a' documenti, una qualche 
nota brevissima, e d'ordinario ristretta a dichiarare il 
nome delle parti onde è cenno negli atti, ovvero intesa 
a spiegare e talvolta anche a rettificare le note crono- 
logiche dei medesimi. 

La numerazione del Registro, comecché in cifre ro- 
mane, data però assai manifestamente dal secolo XVII, 
e verisimilmente è dovuta -allo stesso Federici; il quale, 
oltre al procurare che il Codice venisse acconciamente 
rilegato , ebbe in mira forse di tener nota de' fogli cui 
allora ascendeva. Or da questa numerazione impariamo 
che il Registro constava a quell'epoca di 200 fogli, 
mentre al pre-ente ne conta soli 195, essendosi smar- 
riti i numeri 74, 79, 82, 84, 92 ( 2 ). Al quale smarri- 
mento noi non possiamo assegnare con precisione la 
data; ma notiamo non essere recente, conciossiachè il 
Poch nel riferire il brano di libello con cui si principia 
il foglio 93 ( 3 ), ha cura di osservare che deficiens 
(erat) antecedens ( 4 ). 

Inoltre è da soggiungere che altre eziandio e molto 
maggiori perdite avea patite più in antico lo stesso Re- 
gistro; perchè, ad esaminarlo attentamente, si viene in 



(') R. Archivio di Stato in Torino. Il Lagomarsino fu alcuni anni applicato a que- 
sto Archivio coli' incarico speciale di custodirvi le carte genovesi. Raccoglitore 
assiduo di patrii documenti, imprese in Genova nel 1828 una edizione degli 
Annali di Caffaro , coi tipi del Carniglia , della quale però uscirono appena 
tre fascicoli. 

(•) Pag. 141, 150, 174, della nostra edizione. Il foglio 81 termina col lodo 
pronunciato contro di Oberto Rufo, che leggesi a pag. 155; il foglio 83 principia 
colla Costituzione di Lotario, e si chiude col libello d'Anselmo Vitale autenticato 
da' Consoli, a pag. 159. 

f 3 j R< V ., pag. 174. 

f) Misceli, cit. 



( 258 ; 

chiaro della deficienza di nuovi 18 fogli almeno, calco- 
lato cioè per ogni interruzione lo spazio di uno soltanto. 
Difatti il quaderno XXV (otto fogli) manca interamente; 
e niuna concordanza poi si rileva tra il foglio 75 ed il 
7(3, niuna se ne appalesa del 77 col 78, del 90 col 91 , 
del 181 col 182, del 182 col 183, del 180 col 187, del 
188 col 189, del 197 col 198, del 198 col 199, del 199 
col 200 (■).. 

Sonvi al contrario nel nos-tro Codice alcuni atti du- 
plicatamente inseriti, salva una qualche variante o tra- 
sposizione di parole: come il libello del vescovo Teodolfo 
ad Orso e Martino, del giugno 955 ( 2 ), quelli del ve- 
scovo Giovanni ad Ingo e Giliberto e consorti ( 3 ), del 
vescovo Landolfo a Stefano ed Eriberto correndo il di- 
cembre del 1020 ( 4 ) ; il Breve di ricordo del molino di 
Polcevera del 1104 ( 3 ), il lodo di Belliano ed Orso del 
1142 ( 6 ), la investitura di Siro II a Giovanni di Asse- 
reto del 1153 ( 7 ), e cosi pure la enumerazione de' servi 
archiepiscopali nella Curia di Nervi ( 8 ). All' incontro 
mancano nel Registro il libello della decima di Bargagli 
consentito dal vescovo Ottone a Guglielmo figlio di Caf- 
faro ( 9 ), e l'altro conceduto da Siro predetto alla moglie 



(') Reg., pag. 144, 148, 364, 366, 378, 384, 101, 403, 403. Il foglio 90 ter- 
mina a pag. 172 colle parole: Facto petilorio mense apri'is indicione . . ., che 
sono di un libello del vescovo Oberto; ed il foglio 91 (ivi) comincia invece con 
altro libello del vescovo Giovanni. 

D Pag. 222 e 233. 

( 3 J Pag. 143 e 149. 

(') Pag. 170 e 256. 

( 5 ) Pag. 268 e 392. 

( G ) Pag. 61 e 95. 

C) Pag. 309 e 324. 

( s j Pag. 51 e 153. 

(') È accennato a pag. 298. 



( 259 ) 

d'Ottone Brenne ('), nonché l'atto di elezione dell'abate 
di san Siro Emiliano ( 2 ) ; i quali per fermo leggeansi in 
altri dei fogli che andarono perduti. 

Rimarrebbe ora da esporre il piano giusta cui piglie- 
remo a svolgere il lavoro illustrativo del Codice; ma 
sopra ciò faremo di sbrigarci con parole brevissime. 

L'Illustrazione pertanto sarà distribuita in quattro 
parti, e nel modo seguente: 

Parte I. Dei Vescovi e della Curia. 

Parte II. Delle chiese e delle decime. 

Parte III. Delle signorie, dei diritti e delle proprietà. 

Parte IV. Delle persone. Il quale argomento, come 
importantissimo, per quello che ci avvisiamo , alla retta 
intelligenza dei primordi del Comune , verrà da noi chia- 
rito anche col corredo di molte tavole genealogiche. 

Non mancheranno infine le aggiunte e correzioni, ri- 
feribili in ispecie all'Indice dei luoghi già pubblicato 
nel 1864 , come primo tentativo di un Dizionario Geo- 
grafico della Liguria; e pel quale, non mancammo fin 
d'allora d'invocare il benevolo concorso degli studiosi. 



(') Se ne fa menzione a pag. 304. 
(*) Vedi la nota 1, a pag. 2o2. 






PARTE PRIMA 

DEI VESCOVI E DELLA CURIA 



CAPITOLO -PRIMO 

Dei Vescovi Milanesi da Onorato a Giovanni Bono. Possessi e diritti della 
Chiesa Ambrosiana in Genova e nella Liguria orientale. Quando e per quali 
modi ne rimanesse priva. 



I. La Chiesa Genovese rilevò per lo spazio di molti se- 
coli dal seggio episcopale di Milano: uno de' più ragguar- 
devoli d'Italia non solo, ma della Cattolicità; illustrato 
da santo Ambrogio, temuto da Teodosio il Grande, glo- 
rioso di avere coperti delle sue ali i trascorsi di santo 
Agostino (*). Però le relazioni delle due Chiese diven- 
nero più che mai strette e frequenti, e quasi gli inte- 
ressi dell'una si confusero con quelli dell'altra, in quel 
periodo di tempo che corre dall' anno 569 al 645 circa. 
Il che è quanto dire dalla calata dei longobardi nel- 
l' Italia superiore alla conquista della Liguria marittima, 
la quale Rotari aggregò violentemente al suo regno 
(a. 642) togliendola alla dipendenza del Greco Impero. 

(') Haullk ville, Historie des Comir^moa Lombardes, etc. ; voi. I, pag. 259. 

18 



( %fì& ) 

Ora egli è appunto dal periodo sovra indicato, co- 
mecché di gran lunga anteriore all' epoca a cui rimon- 
tano gli atti del Registrum Curiae ed in generale la 
serie dei documenti spettanti alla storia del nostro paese, 
che noi abbiamo stimato si dovessero pigliar le mosse 
alla presente Illustrazione ; conciossiachè non pochi fatti 
e diritti ai quali nel nostro Codice si accenna riguar-_ 
dano pure a' Vescovi di Milano, ed anzi ripetono dal 
predetto periodo le origini loro. 

Dappoiché i milanesi, per consiglio del loro vescovo 
Onorato ('), cessata ogni resistenza contro l'esercito 
de' longobardi, aprivano ad Alboino le porte della loro 
città, e questi, contro la data fede, l'abbandonava al 
saccheggio delle sue orde* ( 2 ) ; quel venerando Pastore 
con molta parte del clero e con l'eletta de' cittadini 
della desolata metropoli riparava in Genova, seguito in 
breve da Sodaldo vescovo d' Acqui , secondo il Biorci 
attesta di aver letto in una vetustissima pergamena ( 3 ). 
Ed è certo, come ben giudica il Trova, che il ri- 
fugio allora cercato nella nostra città da tanti insigni 
personaggi e da cospicue famiglie, e la stanza che per 
non breve tratto vi ebbero quindi fermata quei nobilis- 
simi viri, secondo che trovansi ripetutamente nominati 
nelle lettere di papa Gregorio Magno ( 4 ), valse gran- 
demente a mantenere e corroborare presso di noi la 
romana civiltà , già da molte contrade quasi affatto 
sbandita. 

P) Il primo ad essere chiamato arcivescovo di Milano fu Tommaso nell'anno 
777 (Ved. Giulini, Mem. di Milano , voi. I , pag. 20). 

( s ) Muratori, S. R. I., voi. I, par. I, pag. 434. 

( 5 ) Sodaldus Ep. Acuen. Longob. perfidia territus Genuam confugit apud [Fon... 
•ichk. Mediol. (Ved. Bjorci, Antichità e prerogative d' Acqui -Stazieìla; voi. I, 
pap. 117). 

<*) Epist.j lib. IV, ep. 2. 39. 



Al nome di Onorato, il quale passò di vita nel 570 ( ! ) , 
succede in qualche serie quello di Fronto anziché l'altro 
di Lorenzo. Se non che Fronto fu pseudo-vescovo e non 
vero pastore: ardentissimo partigiano dello scisma di 
Aquileia e da' fautori dello stesso creato; e ad ogni modo, 
secondo chiarì 1' Oltrocchi , il periodo del suo reggimento, 
che fu di undici anni, vuoisi porre innanzi a quello di 
Onorato non solo, ma di Ansano che fu di esso Ono- 
rato l'immediato predecessore. Deposto quindi di seggio, 
pare che Fronto venisse, per opera di Narsete, confinato 
nella nostra Liguria; e, dopo l'arrivo di Onorato in Ge- 
nova, fosse quivi sotto buona custodia sostenuto prigione 
sino alla morte, acciocché nulla potesse tentar oltre in 
favore di sé e dello scisma summenzionato. I Cataloghi 
antichissimi della Chiesa Milanese recano di lui, che 
Genuae depositus (fuit) apud sanctum ; ma non regi- 
strano il nome della chiesa, dubbiosi per avventura se 
Fronto sia stato sepolto in luogo sacro o profano ( 2 ). 

Di Lorenzo predetto, il quale fu nominato dopo un trien- 
nio di sede vacante nel 572, e sedette oltre a 19 anni, 
è da notare la grandezza dell'animo e la singolare carità, 
perchè da certa lettera scritta nel 584 (secondo il Troya ) 
da un cancelliere di Childeberto re dei franchi in nome 
di questo principe, si rileva che la fama delle limosino 
praticate in Genova da Lorenzo erasi propagata fin nella 
Francia ; e di più si apprende coni' egli , precorrendo 
a' Romani Pontefici, avesse pregato i franchi a scendere 
in Italia per liberarla dalla perfida gente longobarda ( 3 ). 

(') Honoratus sedit annos II. Depositus ad Nocrtam (Veci. Catalogus Archiep. 
Mediakuu, apud Peutz, Mon. Germ. Hist., voi. X, pag. 103). — Mori nel 570. 

(*) Oltrocchi, Eccìeskw Medìolanensis Historia Ligustica, eie. pag. 374 e 
378. La morte dì Fronto si ascrive al 581. 

(") Troya, Cnd. Diplom. Lovgob. , par. I, mini. XI. 



| -1U ) 

Del resto Lorenzo provvedeva a' negozi del Greco Im- 
pero nella Liguria, ed insieme vigilava alla salvezza dei 
romani fornendo di opportuni ragguagli l' Esarca di 
Ravenna, da cui la nostra Provincia e tutta quanta 
l'Italia rimasta nel dominio dei greci era allora ammi- 
nistrata ('). Finché in Genova stessa essendo egli passato 
di vita, fu quivi sepolto nella chiesa di san Siro (-). 

Trovasi poi che all'epoca della sua morte, il numero 
de' milanesi residenti nella nostra città doveva essere 
tuttavia notevolissimo; perchè il papa san Gregorio, 
poiché da Magno prete della Chiesa di Milano gli fu 
annunciato come tutti i voti del clero e del popolo re- 
sidenti in quest' ultima città concorressero nel designare 
Costanzo come successore di Lorenzo, commise a Gio- 
vanni suddiacono (cui altri avvisa essere Giovanni Bono 
ed altri contrasta) di recarsi a Genova, per investigare 
se i milanesi che ivi dimoravano consentissero del pari in 
quella elezione ( 3 ). La quale, poiché fu dal comun voto 
ratificata ( 4 ), san Gregorio notificò a Romano, Patrizio 
ed Esarca di Ravenna, pregandolo acciò, verificandosene 
il bisogno, volesse prestare aiuto al nuovo Pastore ( 5 ). 

Del resto i Vescovi Milanesi esercitarono allora in Ge- 
nova, come osserva il Trova, ogni loro ufficio liberis- 
simamente. Onde lo stesso Papa scriveva a Costanzo , 
perchè soccorresse a Venanzio vescovo di Limi nella 
impresa che questi si era assunta di emendare i vizi in- 
trodottisi nel suo clero; e, che è- più, intimasse a' chie- 

(') Troya, Cod. Dipi. cit. , par. I, num. XI. 

(*) Laurmtius sedit a. XIX, m. VII; obiit XII leni. S'eptétkbris. Srpullus est 
in Genua ad sanctum Si/rum. Vixit annis LXXXV (Calai, cit.). — Ito. o93. 
( 3 ) Veti. Troya, Cod. Dipi. cit. , num. CUI. 
(«) Iti., num. CX. 
(/-) Id. , num. CIV. 



( 265 ) 

Bici ed altri religiosi colpevoli di recarsi a Genova , e 
quivi li punisse di castighi condegni ai lorp falli ('). Ne 
Costanzo si rimase dallo eseguire la volontà del Ponte- 
fice; perchè in altra lettera Gregorio, assentendo alle 
di lui proposte, si impegnava a dare parecchi provve- 
dimenti, e fra gli altri questi: che 1' ex- prete Vitaliano 
fosse deportato in Sicilia, e Giobino diacono, un tempo, 
di Portovenere, venisse da qualche degno uomo sosti- 
tuito nel suo ministero ( 2 ). 

Tutto F epistolario di san Gregorio fa inoltre fede della 
più attiva corrispondenza di questo Papa col Vescovo 
summentovato. Si arguisce del pari da alcune fra le 
lettere di esso Pontefice che le relazioni tra Genova e 
Ravenna , nonché tra Genova e Costantinopoli , furono 
allora frequenti ed animate da assai benevoli sensi. Di- 
fatti il Pontefice raccomanda a Costanzo un Giovanni, 
uomo magnifico, venuto in Genova ad esercitarvi le ve^-i 
di Prefetto dell'Impero ( 3 ); e gli commette di condursi 
a Ravenna, per giudicarvi la causa di un Marino pre- 
varicatore della Chiesa Salonitana ( 4 ). 

Morto poi Costanzo ( 3 ) ed essendo chiamato a succe- 
dergli Diodato, papa Gregorio spediva a Genova il no- 
taio Pantaleone, affinchè si certificasse che quella nomina 
era seguita all'unanimità dei suffragi (unanimità morale, 
s' intende) ; e risultando si di questa e si della irrepren- 
sibile vita dello eletto, lo facesse ordinare 0). Bene è 



f 1 ) Id., num. CXVII. 
(») Trova, Cod. Dipi., num. CXXY. 
( 3 j Idi mim. CLXXX. 
(«) Id., num. CLXXXIX. 

( s ) Constantius episcopus scdit a. XVIII ; obiti die 111 ihch.sis seplentbìis. Se- 
pultus est in Janna in domo sancii Ambrosi! . Vixii a. C. (Catal. cit.). — M. 600. 
( fi ) Trova, Cod. Dil .p , num. CCXXXJV. 



( 266 ; 

vero clic il re longobardo Algilullb volea dare ai 
milanesi un altro prete per vescovo, ed a quei che 
vivevano in Genova avea sopra ciò dichiarata per i- 
scritto la sua volontà; ma Gregorio esortava pure calo- 
rosamente questi ultimi a non far conto di simili inti- 
mazioni ('). 

L'Oltrocchi si domanda perchè mai anche dopo la 
morte di Agilulfo, mentre che la piissima Teodolinda in 
nome del figlio Adaloaldo teneva il Regno , i Vescovi 
Milanesi non tornassero nella città loro propria da quella 
adottiva di Genova; ma crede, non senza ragione, che 
di ciò fossero causa i furori sempre crescenti dello scisma 
di Aquileia (*). Perciò, morto in Genova Diodato, gli 
succedette Asterio; a costui poscia tenne dietro Forte, 
e finalmente Giovanni Bono da Gamogli, nella valle di 
Kecco (, 3 ), Il quale era appena in sugli esordi del suo 
vescovato, allorquando, regnando Rotari, ritornava 
l'onore del Seggio alla patria di santo Ambrogio. Frattanto 
dopo Rotari e Rodoaldo, tornava al trono de' longobardi 
con Ariberto I la stirpe di Teodolinda (a. 653); e con 
esso rifioriva nel Regno la religione cattolica. Anzi 
Ariberto consentiva a Giovanni d' istituire la Chiesa 
di santo Ambrogio erede di tutte le sue facoltà, come 



0) Trova, Cod. Dipi., num CCXXXV. 

(*) Oltrocchi, Mcdiolan. Eccles. Hist. etc. , pag. 501-503. 

(*) Deusdedil episcopus sedit a. XXVIII, mens. ì,dies IV; obiti IH kal. novem- 
bris. Sepultus est Jenna ad sanctum Syrum. Vixit a. XC. — M. 629. 

Austerius episcopus sedit a X, mens. V, dies VII; obiti die IV mensis iulii. 
Sepultus est Jenna ad sanctum Syrum. Vixit a LXX. — M. 640. 

Fortis episcopus sedit annos IH. — M. 644. 

Johannes episcopus sedit annos X; obiti IV non. ian. Sepultus est ad san- 
ctum Michaelem in Domo (Catal. rir.) — M. 655; e non 657 corno ppr orrore 
fu stampate noi nostro Cartario Genovese, pag. II. 



( 267 ) 

un antico inno ci insegna (*); ed è questo il primo 
esempio che si abbia di testamenti in favore delle 
chiese ( 2 ). 

IL Ma in che consistessero i mezzi dai quali , durante 
la persecuzione de' longobardi ariani e la dimora de' Ve- 
scovi Milanesi in Genova, trassero questi di che soste- 
nersi unitamente al loro clero , è ora d' uopo che di 
proposito da noi si ricerchi. 

Certamente fra tali mezzi sono da noverare anzitutto 
le rendite che derivavano alla Chiesa Milanese dal patri- 
monio che essa aveva in Sicilia, ed i beni particolari 
de' Vescovi al cui governo quella Chiesa era affidata. 
De' primi si ha cenno in una epistola dell'anzidetto papa 
Gregorio Magno al vescovo Lorenzo ( 3 ); e meglio ancora ■ 
in quella esortazione al popolo, ai preti , ai diaconi ed 
al clero milanesi, contro le minaccie di Agilulfo, laddove 
scrive nulla essere in queste di che possano eglino con- 
cepire timore; giacché gli alimenti pei chierici di santo 
Ambrogio (così prosegue) Voi non li traete già dai luoghi 
occupati da' nemici ( 4 ), ma dalla Sicilia e da altre parti 

(') Ved. Trova, Cod. Dipi, num. CCCXXVII : 

Ut in chori pariete 
Scriptum dat inditìum . . . 
In suis facultatibus 
Haeredem instituit 
Ambrosii Ecclesiam. 

(') Troya , Della condizione dei romani ecc. , § CHI. 

( 5 ) Troya, Cod. Dipi., num. LXXII. 

{') In hostium locis. Al qual luogo il Troya (Cod. Dipi., num. CCXXXV) fa 
notare come i longobardi sieno dal Papa chiamati sempre nemici, in onta 
alla tregua ch'egli avea con essi fermata, e che dovea durare per tutto l'anno 
600, nel settembre od ottobre del quale fu appunto scritta la presente esor- 
tazione. 



( 268 ) 
della Repubblica. E de' beni privati de' Vescovi abbiamo 
pur memoria a proposito del siimmentovato Lorenzo; 
leggendo come egli costituisse di una parte de' mede- 
simi, nel proprio testamento, un legato a favore di Are- 
tusa chiarissima femmina; il che dinota, osserva il 
Trova, essere il marito di lei stato di famiglia senato- 
riale. Ed è chiaro, soggiunge, che le cose per tal modo 
lasciate doveano esistere in Genova o nella Sicilia, da 
che Costanzo, successore di Lorenzo, si vede prese»;! to 
ad eseguire in questa parte le sue volontà. Se non che, 
circa siffatto legato dibattutasi quindi una lunga lite, 
Costanzo era morto prima che il negozio avesse sortita 
alcuna conclusione; e però il Pontefice scrivendo diret- 
tamente al clero milanese (a quello s' intende che in 
Genova risiedeva) , lo invitava a mettere Aretusa nel 
possesso de' suoi diritti ('). Bensì Costanzo medesimo 
avea disposto a sua volta di un legato simile a quello 
di Lorenzo, in favore della propria nipote Luminosa ( 2 ). 

Ma altre e non lievi rendite trassero pure i Vescovi 
Milanesi dalla stessa nostra Liguria, e più propriamente 
da Genova e da alcune contrade della Riviera orientale. 

Ai loro possessi in città, secondo risultano dal Re- 
gistro o da altri documenti sincroni, poniamo pertanto 
come centro la chiesa, o più propriamente cappella, di 
santo Ambrogio ; la quale a buon diritto l' Oltrocchi stima 
fondata dal vescovo Costanzo, dacché sotto di questi ne 
appariscono le prime notizie. Certo egli è che Costanzo 
ne fece la solenne dedicazione; per la qual cerimonia 
avendo richiesto papa Gregorio d'alcune reliquie de' santi 
Paolo apostolo, Giovanni e Pancrazio, il Pontefice, a 



(») Trova, Cod. Dipi, num. CCXXXVII. 
(») Id., num. CCLYII 



( 269 ) 

mezzo d'Evenzio diacono, gliele rimise, avvisandolo in 
pari tempo acciò innanzi tutto disponesse che la chiesa 
fosse provveduta delle luminarie e delle alimonie per gli 
inservienti (*) Di più , come si legge nei Cataloghi pre- 
citati, Costanzo venne appunto seppellito in questa 
chiesa ; e ciò era conforme allo esempio de' suoi prede- 
cessori, i quali costumarono e vollero essere tumulati 
in quelle basiliche medesime cui essi aveano edificate ( 2 ). 
Vollero pure i Vescovi Milanesi onorarla di privilegi ; 
al quale effetto disposero che il clero di Genova ogni 
anno vi si dovesse condurre processionalmente al ricor- 
rere delle solennità dei santi Ambrogio, Gervasio e Pro- 
tasio, ed Andrea. Imperocché le processioni furono ognora 
annoverate fra i diritti dovuti dalle chiese inferiori alle 
maggiori; anche per ciò che le oblazioni, le quali in si- 
mili circostanze soleano essere fatte dai fedeli, potessero 
cedere in tutto o per la miglior parte a beneficio di 
quelle chiese medesime ( 3 ). Pare anzi che la bisogna fosse 
nel caso presente regolata in quest' ultima guisa , cioè 
per modo che una porzione delle offerte dovesse pur toc- 
care al clero genovese; e che si redigesse in proposito, non 
molto dopo la traslazione del Seggio a Milano, un istru- 
mento del quale però al di ci' oggi poco più avanza che 
la memoria. Il quale istrumento facea fede della volontà 
espressa dal vescovo Giovanni Bono, forse nell 5 atto 
della traslazione medesima, o forse anche nel testamento 
ricordato poc'anzi; e dicesi rogato in Genova da Am- 
brogio cancelliere della Chiesa Ambrosiana addì 14 
maggio dell'anno 700 di Cristo , regnando Luitperto ( 4 ). 

(') Saxius, Archiepiscop. Mediolanen. Series hislorico-chronologica ; voi. I, p. 21 4. 
(') Oltrocchi, Mediol. Eccl. Hist. etc. , pag. 430. 
(') Ved. Ducange, Glossar., V. 461. 
(*) Ved. Cariano Genovese, pag. 11. 



( 270 ) 

E ciò consuona eziandio con un luogo del nostro Re- 
gistro, laddove accennandosi ai diritti di riparto che 
competeano all'Arcivescovo di Genova ed a' suoi ca- 
nonici, quando recavansi in qualche- chiesa della città a 
a celebrare i divini oflicii, quella di santo Ambrogio 
vedesi notata insieme colle altre, in un capitolo appo- 
sito. Se non che al foglio cui esso risponde nel Codice, 
il tempo ha recata si grave offesa, che noi trovammo 
appena brevi parole da potervi deciferare ( 1 ). Fors' anche 
a questo luogo si notava come dovuto all'Arcivescovo 
l'annuo tributo di una libbra di cera, il quale incon- 
triamo poi specificato in certi libri censuali della nostra 
Curia pertinenti alle due ultime decadi del secolo xiv, 
ed oggi serbati (non sapremmo indovinare per quali vi- 
cende) nello Archivio delle Gompere di san Giorgio. 

Contiguo alla chiesa predetta di santo Ambrogio sorse 
quindi il Brolio, che vale terreno cinto di mura ed or- 
nato di piante ( 2 ), e risponde a quella regione che poscia 
venne chiamata degli Orti di santo Andrea, e cosi anche 
tuttora si appella, dal contiguo tempio e monastero 
intitolati a quell'apostolo, ma già da pezza vólti agli 
usi di carceri giudiziarie. Ora sovr' esso il Brolio quei 
Vescovi pigliarono stanza in un palazzo (palatium ed anche 
domus) da loro medesimi certamente fatto murare ; il quale 
in progresso di tempo fu pur circondato da più altri edifizi, 
e questi di legno senza dubbio per la ragione che di tal 
materia si usarono costrurre in Genova la maggior parte 
delle case fino al secolo xn, come avemmo opportunità 
d' accennare in altra ^scrittura , e perchè non si spie- 
gherebbe altrimenti come un incendio distruggesse in 



(') Ved. Registro, pag. 8. 

'') Gin.iM, Mem. rlt Milano. !. 466. 



( 27t ) 

breve ora, nel 1122, la intera contrada di santo Am- 
brogio ('). 

Nella Riviera orientale la Chiesa Milanese ebbe poi 
quattro fra quelle pievi; Recco, Uscio, Gamogli e Ra- 
pallo; rispetto alle quali ci sembra poter ritenere che 
gli stessi Imperatori d'Oriente ne assegnassero a' Vescovi 
della lombarda Metropoli il godimento, si come stimiamo 
di potere accedere alla opinione di alcuni dotti storici, 
i quali reputano averne i Romani Pontefici attribuita 
a' Vescovi medesimi la spirituale giurisdizione. Certo 
egli è che più luoghi della Riviera anzidetta doveano 
allora giacere incolti, ed essere riguardati siccome silvae 
nigrae o beni demaniali; e così una parte di essi ve- 
diamo anche più tardi in possesso degli Ottoni, leggendo 
come l'imperatrice Adelaide facesse dono al monastero 
di san Fruttuoso di Capodimonte di una terra arabile 
in quel di Brugnato, confinante con più altri terreni 
di proprietà dell' Imperatrice medesima ( 2 ). Del trasferi- 
mento poi della giurisdizione abbiamo anche un esempio 
posteriore, in Accellino vescovo di Betlemme, al quale 
(ritrattosi nel 1139 dalla sua Diocesi nella Riviera di 
Ponente), fu assegnata la terra di Varazze, per ciò sot- 
tratta all'amministrazione de' Vescovi di Savona ( 3 ). 

Ma di quelle pievi al certo, nella incursione di Rotari, 
per cui le più cospicue nostre città furono ridotte in vici ( 4 ) 
fu poi spogliata la Chiesa di Milano, finché Ariberto I 



(') Ved. la mia Dissertazione Della cita privata dei genovesi (Atti,.\o\. IV, 
pag. 83). 

(*) Cartario Genovese, pag. 43 e segg. Ved. sulle silvae nigrae: Cibrario, 
Della schiavitù e del servaggio, voi. II, pag. 21 e 389. 

( 3 ) Ved. Verzellino, Memorie di Savona; MS. della Civico-Beriana, pag. 112 

(*) Chrotharius cum exercitu Genavam maritimam, Albinganum, Varicottim , 
Saonam ... et Umani rivitates litoris maris de Imperio auferens vasta t, rum pi I 



( 372 ) 
dovette restituirle a Giovanni Bono, « sì come indi 
Ariberto II restituì al Pontefice Romano il patrimonio 
doliti Alpi Cozie » sito aneli' esso nella Liguria ('). Diremo 
anzi di più che tali pievi furono per avventura costituite 
nell' epoca stessa del soggiorno di que' Vescovi in Genova ; 
o, per lo meno, che le loro chiese vennero costrutte, am- 
pliate o dedicate durante il periodo della giurisdizione di 
essi Pastori sulle pievi medesime. Gonciossiachè, a passarci 
di quella dei santi Prospero e Caterina vergine e mar- 
tire di Camogli ( 2 ), i santi Giovanni Battista, Ambrogio, 
e Gervasio e Protasio, da cui s'intitolano rispettivamente 
le altre di Recco, d'Uscio e di Rapallo, riscossero tutti 
un culto speciale nella Diocesi di Milano. Galvano 
Fiamma notò infatti che nella descrizione della città e 
contado milanese, dettata nel 1288 da Buonvicino da 
Riva, si contavano 130 chiese dedicate a santo Am- 
brogio, 57 a san Giovanni Battista, 40 ai santi Ger- 
vasio e Protasio ( 3 ). 

Sono per ultimo da aggiungere ai detti possessi alcuni 
altri beni e diritti: una parte dell' alpìutico nella pieve di 
Bargagli, diverse terre in Albaro, a Gapodimonte e nella 



incendio concremans , populum diripit, spalla' , et caplkitate condemnat; mu- 
rosque earum usque ad fundamentum destruens, vicos lias civitates nominare 
praecepit (Fredegarii Chronicon; apud Bouquet, Rer. Gallica)-. Script., voi. II, 
pag. 440, § LXX). 

(') Ved. Troya, Della condizione dei Romani ecc, § cui; Pauli Diac. , De gè- 
stis langob, lib. IV, cap. 18 

( 2 ) Oggi della B. Vergine Assunta. Di san Prospero narrasi che fu vescovo di 
Tarragona in Catalogna, e fuggendo l'invasione dei vandali riparò in Liguria, 
dove mori nel luogo di Buta sopra Camogli. Quest'ultima terra ne serba tut- 
tavia il corpo in gran venerazione, e ne celebra ogni anno solennemente la 
festa nella prima domenica di settembre (Ved. Schiaffino, Annali ecclesiastici 
della Liguria, mss; ad ann. 409.) 

(") Giulini, Meni, ecc., IV. 718. 



( 273 ) 

Valle di Lavagna (terre di sani' Ambrogio), a Maxena 
presso Chiavari, a San Michele presso il fiume Graveglia, 
a Santa Maria di Liggi di là dall' Entella ('); e for- 
s' anche, a giudicarne dal nome, i monti di sant'Ambrogio 
in quel di Rapallo e nella pieve di Vara ( 2 ). Verisimil- 
mente poi alcuni dei terreni prenominati sono da ritenere 
come il patrimonio privato onde Giovanni Bono, mo- 
rendo , avea chiamata erede la propria Chiesa. 

III. Resterebbe ora da vedere quali vicende corressero 
dipoi quei possessi, e quanto tempo durassero veramente 
nella signoria de' Vescovi Milanesi. Frattanto diciamo 
subito, che all'epoca della compilazione del Registro il 
monte di santo Ambrogio di Vara si trovava già nel pieno 
dominio della Chiesa Genovese; la quale ne avea disposto, 
consentendolo in feudo ai figli di Gonone signor di 
Vezzano ( 3 ). 

Delle pievi impariamo tuttavia confermato il godimento 
agli Arcivescovi Milanesi da "una bolla di papa Ales- 
sandro III, che reca Tanno 1162 ( 4 ); ma s'ingannerebbe 
a partito chi volesse ricercare in questo documento una 
prova indiscutibile a favore del reale possesso della 
Chiesa Ambrosiana, anziché un diploma la cui conces- 
sione poteva nascondere un fine politico, tendente a 
cattivare sempre più l'animo de' milanesi alla causa del 
Papa contro Federico Barbarossa, in quel movimento 

■ 

(') Reg., pag. 83, 169, 306, 420, 422; Cartario, pag. 82. Voti, anche o pag.309 
della presente Illustrazione. 

H Pag. cit. 109. 

( 3 ) Reg. , pag. 40. Il diligentissimo parroco Giannoni , ne' suoi additamenti al 
nostro Index locorum, consente con noi circa il non potersi dare una precisi! 
indicazione della postura di questo monte. 

(«) Id., pag. 4S8. 



( 274 ) 

,ii. -Ito (sé è lecita una anticipazione di Questa parola) 
che si andava allora sviluppando nella miglior parte dei 
Comuni lombardi. Notiamo inoltre che la predetta bolla 
non è in sostanza fuorché la ripetizione di un'altra ema- 
nata già da papa Adriano IV, e che venne a sua volta 
confermata ancora da varii altri Pontefici: Celestino III 
nel 1193, Innocenzo III nel 1199 (') ed Onorio III nel 
1219 (?). Ma noi non potremmo da tutto ciò dedurre 
che una delle molte riprove, le quali ci chiariscono come 
gli uomini tanto più cercano puntellarsi con privilegi 
quanto più perdono dei loro possedimenti. E questa è la 
storia di tutti i tempi e di tutte le signorie; imperocché 
nel fatto di quelle pievi, ben possiam dire che ogni in- 
gerenza de' successori di santo Ambrogio avea già da 
buona pezza cessato. Fors' anche tra esse la prima a 
sfuggir loro di mano, per cadere sotto la giurisdizione 
della Chiesa di Genova, era stata quella di Rapallo; e 
le relazioni commerciali e marittime che vediamo fino 
dagli esordi del secolo XII annodate fra genovesi e ra- 
patimi , forniscono di ciò una più che sufficiente ragione. 
Difatti notiamo nel Registro come il nostro vescovo 
Sigifredo, ricuperasse le decime onde fruivano in questa 
pieve i Cavaronchi, i Pevere, gli Avvocati, ecc. ( ! ); e 
di Siro II appariamo poi come disponesse della gene- 
ralità di esse decime, porzione delle quali i Cavaronchi 
e gli Avvocati aveano ricevute in feudo, mentre delle 



(') Reg., pag. 459. 

O Ved. la bolla di quest'ultimo, in data di Rieti 14 settembre, nell'opera 
di Pietro Mazzucchelli, intitolata Saggio storico-critico sopra il rito ambrosiano , 
ecc. (Milano, Pirotta, 1828; pag. 310). Le frasi adoperate in questo documento 
non sono che una copia di quelle che si leggono nell'altro di papa Alessandro III; 
bensì vi hanno molte e più gravi scorrezioni. 

( 3 ) Reg., pag. 13. 



( 275 ; 
rimanenti godeano allo stesso titolo i Conti di Lavagna, 
i Castello , i figli di Ogerio delle Isole e più altri Vi- 
sconti ('). 

Al possesso di Recco e di Gamogli vediamo poi diretto 
come un primo assalto con un lodo consolare del 1145, 
nel quale l'Arcivescovo di Milano si dichiara obbligato a 
rilasciare ogni anno a quello di Genova 22 soldi e l / 2 
sovra la massa delle decime e delle pensioni che riscuo- 
teva nel distretto delle pievi medesime ( 2 ). Di Uscio non 
è verbo. 

Finalmente dei terreni mentovati più sopra , ci dà 
qualche lume un libello del 1012, da noi prodotto, 
laddove certo Milone riceve in locazione da Eriberto 
abbate di santo Stefano alcune vigne con casa in 
Albaro, le quali diconsi tenute, da questo monastero 
ex parte sancii Ambrosii Medìolanemis Q). Dal qual 
cenno potrebhesi per avventura dedurre che delle pos- 
sessioni della Chiesa Milanese, site in più luoghi e però 
diffìcili ad essere amministrate convenientemente da 
quella Curia, si rendessero in progresso di tempo con- 
cessionarii i monaci dell' azidetto cenobio, con facoltà di 
sublocarle giusta i principii che regolavano allora 1' en- 
fiteusi, e di che altrove ci converrà tenere particolare 
discorso. 

Or questo indizio , comecché lieve , ne porge eziandio 
il filo ad un'altra argomentazione. Già poc'anzi vedemmo 
come gli Avvocati avessero parte nel godimento delle 
decime di Rapallo; ma leggiamo pure che gli ascendenti 
di costoro, le cui memorie rimontano sino ai primi anni 



(') Reg., pag. 16. 

(') Id., pag. 83. 

( B ) Cartario, pag. 82. 



( 2*6 ) 

dopo il mille, esercitarono ereditariamente un tale ufficio 
(passato quindi a formare il cognome della loro famiglia) 
nelP interesse del monastero precitato di santo Stefano. 
E siccome è noto d'altronde, che quando i monasteri 
non aveano sufficiente numero di lavoratori o capitale 
mobile bastante per la coltivazione de' loro possedi- 
menti , li assegnavano in beneficio ai potenti ed avvocati 
da cui speravano o doveano essere difesi ('); cosi noi 
portiamo opinione che i beni suddetti della Chiesa Mi- 
lanese, nel volgere del secolo XI, passassero per questa 
ragione dal monastero in discorso ai detti Avvocati, 
nei quali appunto li troviam tutti raccolti allo aprirsi 
del XII. E coi beni della Chiesa di Milano passò proba- 
bilmente negli Avvocati medesimi la tutela delle sue ra- 
gioni, e l'esercizio dei diritti provenienti dalle immunità, 
che per fermo non dovettero mancare nelle pievi sotto- 
poste alla di lui giurisdizione: cumularono Y avvocazia 
de' monaci genovesi con quella dei prelati lombardi; e 
dalla carica derivò quindi il nome stesso d' avvocazia al 
complesso di que' beni e di quei diritti. 

Né della percezione di cotesti diritti mancano al tutto 
le traccie, sebbene ci si rivelino negli sforzi fatti dal 
nostro Comune per annientarli: dal Comune, il quale 
dopo avere nelle remote contrade d' Oriente innalzato il 
nome genovese ad una sùbita e quasi non isperata gran- 
dezza, profittava di una breve sosta per isgomberarsi 
allo interno la via dalle feudali signorie e da ogni altra 
specie di domìnio che non fosse la sua ; dal Comune , 
il quale, non disgiunti ancora gl'interessi della Chiesa 
da quelli dello Stato (problema si arduo che è P incubo 
dell'età nostra), avea giurato di difendere non solo, ma 

Ci Cihramo, Delhi schiariti/, ecc., voi. II, pag. 187. 



( 277 ) 

di accrescere l'onore, che è a dire i beni e i diritti, del 
proprio Arcivescovato (*). Il perchè Rolando Avvocato, 
avendo esatto dagli uomini di un quartiere di Recco il 
tributo di quattro spalle di carne (altra delle presta- 
zioni le più consuete in quella età, come diremo in ap- 
presso), i Consoli del 1147 pronunciavano sentenza ch'ei 
dovesse restituire senz'altro quanto avea tolto, perchè 
quel quartiere non dipendeva già dalla Chiesa di Milano, 
da cui rilevava l' avvocazia , ma dal Comune ( 2 ). Se non 
che Rolando, declinando a sua volta la competenza del 
Comune medesimo, si rifiutava dall' ottemperare al di- 
sposto di quella sentenza. Però i Consoli ne toglicano 
occasione per riaffermarla (1162); assolveano gli uomini 
dell' anzidetto quartiere da ogni vìncolo verso X avvocazia 
(indizio dunque che un qualche vincolo v' era) , procla- 
mando com' essi costituissero una arimannia , o terra 
di liberi; ma concludeano il lodo essere cosi formulato 
nomine vindicte ( 3 ). 

Ecco intanto altri fatti. Rolando riscuoteva egual- 
mente in Recco un diritto, a titolo di pedaggio, ma i 
Consoli, nel 1159, lo abolivano con più altre gravezze 
feudali ( 4 ). Finché, ad un atto ben più esplicito di 
suprema signoria movea più tardi il Comune, quando 
per Recco medesima addiveniva alla creazione dei Con- 
soli. Vero è che di ciò Lanfranco Avvocato si querelava 
altamente al podestà Spino da Soresina, intimandogli 



(') Vedansi i primi articoli del Breve Consolare del 1113, nel volume Leges 
Municipales dei Monum. Historiae Pdtriae; e gli Sta/idi. Genovesi (detti di 
Pera) editi dal eh. avv. Vincenzo Promis nel voi. XI della Miscellanea di Storia 
Italiana, lib. I, cap. I. 

(*) Lib. Jurium Reip. Genuae, voi. I, col. 128. 

(•) Id., I. 213. 

(') Id., I. 206. 

I!) 



( "278 ) 

ili desistere. Ma il Podestà richiama vasi al fatto (1223) 
avere, diceva, anche i suoi antecessori creati somigliane 

ollieiali, e concludeva attenuando il possesso di tutti 
quartieri di Recco spettare ad essere veramente del Co- 
mune di Genova (*). 

Né a questi moti, i quali più chiaramente ci si ap- 
palesano in Recco siccome centro e sede dell' 'avvoca :i<t, 
in grazia della sua postura rispetto alle altre pievi, si 
tengono estranee quelle di Uscio e di Gamogli. Con- 
ciossiachè lo stesso anno 1223 si trovano tutte aver lite 
con Giovanni Avvocato, in certa causa per la quale è 
data sentenza da un estero tribunale , quello certamente 
dell'Arcivescovo di Milano. Ma il Podestà di Genova 
decreta a sua volta, che il giudicato non abbia vigore 
alcuno perchè nocevole ai diritti del Comune ( 2 ). 

Lasciammo ultimi nelle nostre ricerche la chiesa di 
santo Ambrogio ed i beni siti in città. Diremo ora che 
i Vescovi Milanesi, forse dacché abbandonarono il sog- 
giorno di Genova, commisero il governo dell'una e degli 
altri a preti o rettori, le consuetudini de' quali si tro- 
vano poscia accennate in un notissimo Breve del 1052^ 
laddove è detto che mittebant libellos et firmabant et 
stabat ( 3 ). E ciò viene pur confermato da un atto del 
del 29 marzo 1159, nel quale un prete Donato di santo 
Ambrogio, a nome di prete Oberto, che ne era il rettore, 
vendeva ad un maestro Berardo la metà di un edificio, 
che la chiesa prementovata possedeva in contiguità della 
porta, la quale era stata aperta non molto lungi dalla 
chiesa medesima, allorché i genovesi respingendo le mi- 



(') Lib. Jur., I. 475. 
(') Ed., I. 700. 
(') Reg., pag. 313. 



( 279 ) 

nacciè del Barbarossa aveano munita la città di un 
nuovo cerchio di mura ('). 

Se non che, dovendo il Capitolo di san Lorenzo fare 
alla chiesa di sant'Ambrogio le tre processioni onde più 
sopra tenemmo ragionamento, accadde che verso il ca- 
dere del secolo XII si levasse intorno a ciò questione, 
pretendendo il Capitolo di riceverne un correspettivo di 
venti soldi genovini, e protestando la Curia Milanese 
di doverne nove soltanto. Ma donde, chiederà taluno, 
questa pretesa? Per rispondere alla domanda occorre 
rifarci alquanto indietro, e rammentar qui ciò che ab- 
biamo già detto relativamente alla partizione delle of- 
ferte raccolte nella circostanza delle processioni sum- 
mentovate. Delle quali , per fermo , nell' istrumento 
dell'anno 700 sarà stata determinata appunto la quota 
devoluta al clero di Genova, la cui rappresentanza nel 
corso de' secoli si concentrò poi nel Collegio Metropoli- 
tano. Or questa quota la Chiesa Milanese, e per essa quella 
di santo Ambrogio, avrà inteso pagarla nella somma 
stabilita senz' altro in esso istrumento , o più probabil- 
mente ancora , a norma di un ulteriore accomodamento 
seguito verso la fine del secolo XI, quando la moneta 
scadde molto di prezzo , ed allorché i denari di Pavia , 
antica zecca de' longobardi, ebbero corso grandissimo sì 
nella Lombardia e si nella Liguria. Ora, per quello che 
in luogo più appropriato ci accadrà dover dire intorno 
a siffatto proposito, i denari pavesi si trovano valere 
esattamente il doppio de' primitivi genovini. Il Capitolo 
di Milano avrà dunque voluto star fermo al pagamento 
dei nove soldi, senza darsi carico del mutamento avve- 
nuto nei valori; il Capitolo Genovese al contrario avrà 

(') Chartarum, voi. II, col. 571. 



( 280 ) 

riclamato clic di siffatta mutazione si dovesse tenere 
nel suo interesse il debito conto. E poichc il denaro 
genovino avea nella seconda metà del secolo X II declinato 
già alcun po' anche dall' accennato- valore primiero, così 
il Capitolo stesso in luogo di chiedere il doppio de' nove 
soldi, propose la anzidetta cifra di venti, ossia di una 
lira rotonda di genovini. Alla quale domanda poi non 
volendosi dalla Curia Milanese aderire, i canonici di 
san Lorenzo provvidero a rifarsene , sequestrando le 
pensioni o canoni che a quella derivavano dagli ediflzi 
del Brolio. 

La causa fu allora portata dinanzi al Pontefice; il 
quale ne commise indi la decisione a Grimerio vescovo 
di Piacenza. E il giudicato fu questo: Paghi l'Arcive- 
scovo di Milano, ogni anno nel giorno di santo Ambrogio, 
per modo di transazione, al Capitolo di Genova quindici 
soldi della moneta corrente in quest'ultima città; de- 
sista il Capitolo dall' intromettersi nella esazione delle 
pensioni del Brolio; e pel rimanente stieno ferme le 
disposizioni contenute nelP atto del 700 più volte ricor- 
dato. La quale sentenza , pronunciata il dì 27 febbraio 
1200, ed accettata solennemente il 3 aprile dell'anno 
successivo dall'arcivescovo milanese Filippo da Lam- 
pugnano ('), durò immutata lunga pezza dappoi. Difatti 

(') II tenore di questa sentenza fu già pubblicalo dal eh. Bancliero (Il Duomo 
di, Genova, ecc., pag? 297), il (piale omise però Fatto d'accettazione che le fa 
seguito. Noi diamo qui la prima riveduta sul codice Privilegiorum li. dell'Ar- 
chivio Capitolare di san Lorenzo (car. 24) e ridotta a più esatta lezione; e pro- 
duciamo del pari il secondo. 

Anno incarnatili nix doti/ini nostri illesa christi millesimo ducentesimo. indi- 
clone quarta, die martis. tniiu kalendas marlii. In placentiu in camera domini 
eviscavi, corani, archipresbitero alberto de riaigocio. archipresbitero gerardo de 
castelacio. alberto de arcellis et fredentio saneti anionini canonicis. magistro 
ugone. gabello surdo tealdo ii.sl/>in<i sancii antpnini. iacobo de porta. Jacob 



( 281 ) 

in cerio codice del nostro Archivio Capitolare, che reca 
l'anno 1368, alla rubrica Census ecclesiarum, si legge: 

prepositus de Ugnano sindicus domini archiepiscopi mediolanensis. 'vice et 
nomine eiusdem archiepiscopi, et petrus comes de lauanià canonicus pia- 
cèntinus sindicus domini prepósitì eì capitali sancii laurentii. se commiserunt 
in domino griinerio piacentino episcopo et comite per transactiouem in eo 
quod diciet et precipiel de omni lite et questione et causa quas inter se moue- 
bant et abebant. seu mouere poterant. occasione vigiliti splidorvm ianue quos 
idem prepositus sancii laurentii cum capitalo petebat ab eodem archiepiscopo 
prò tribus processioni-bus quas ei omni anno, videlicet in festo sancii ambrosii 
et sanctorum geruasii et protasii et sancii andree facere debent idem prepositus 
et capitulum. dictus iacobus domini archiepiscopi sindicus dicebat quod tantum 
erant nouem solidi ianue. in cuius presentici, ipsi ambo promiscrunt attendere 
el obseruare et firmimi et return habere et tenere id tot uni quod ipse dominus 
c/iisiopus dicci et precipiti, si aliqitis illorum contra hoc venerit vel confra- 
cerit rei non altenderit promisit utriusque illorum ipsi domino episcopo dare 
nomine pene vigiliti libras placentie. qua soluta ab illa parte que contra 
hoc venerit semper firmiyn permanetti totum quod ipse dicet et precipiti, 
insuper dictus petrus vice et nomine iam dictorum prepositi et capitali fecit 
jinem et refutationem et pactum de non petendo ipsi preposito iacobo. reci- 
in futi vice el nòmine domini archiepiscopi, de eo tota quod ab eo petebant seu 
peterc vel requirere possent ista occasione, excepto de co quod ipse dominus 
cpiscopus dicet et precipui, et promisit quod faciet iam dictum prepositum et 
cupitiiliim huic loti consentire et firmare et similem promissionem facere sub 
prcdicla pena vigiliti librarum. et ipse prepositus iacob vice et nomine iam 
dicti preposili et capituli ut ipsemet petrus ipsi fecerat. Quo ita facto et pro- 
misso et solemniter audito, idem dominus grimerius placentinus episcopus et 
comes. cui causa ista erat a sutnmo ponti ficc delegata, talem inter eos fecit tran- 
sactionem. qua dixit et precepit iacobo isto ut dominus archiepiscopus reddat 
et det annuatim in festo sancti ambrosii quindecim solidos ianue nunc curren- 
tium. itemque dixit et precepit ipsi petro ut ipse prepositus et capitulum cessemi ab 
inquietationc pensionum domorum brolii sancti ambrosii. saluis omnibus aliis or- 
di im'ioìiibus que coìitinentur in instrumento facto ab ambrosio cancellarlo am- 
brosiane ecclesie secundum voluntatem et ordinationem quondan domini iohannis 
boni mediolanensis archiepiscopi, scripto in ciuitate ianue. cuius anni sunt anno 
domini DCC. indictione X. regnate L. (Luitperto) rege. prime idus madii. 

Ego gerardus raimundi notarius huic loti interfui et mandato iam dicti 
domini episcopi piacentini hanc carfani seriosi. 

In nomine domini amen. Anno a natiuitate domini nostri ihesu christì mil- 
lesimo ducentesimo primo, lercio die mensis aprilis. indicione quarta 

Dominus philippus .... sancte mediolanensis ecclesie archiepiscopus dixit se 



( £83 ) 

Doni ni tis Archiepiscopus Mciìiolitnctisis ti elici nóbis <in- 
nuatim prò censu solidos XV ('). 

Per questa guisa trovaronsi composte le differenze ec- 
clesiastiche, allorché sorsero più vive le contestazioni 
civili. Gli Arcivescovi di Milano, ben vedendo come la 
amministrazione del Brolio corresse grave pericolo tra le 
mani de' sacerdoti rettori di santo Ambrogio, aveano 
trovato miglior consiglio quello di investirne gli Avvo- 
cati. In forza di ciò l'anno 12Q4 Giovanni Avvocato, 
producendo appunto l'atto della seguita investitura, ed 
allegando alcuni lodi i quali affermava a se favorevoli, 
pretendeva inceppare la libera azione del Comune Geno- 
vese su quella parte della città, esercitare il mero e 
misto imperio sopra gli uomini che abitavano nel Brolio, 
e sentenziare di certi delitti che si diceano fra essi acca- 
duti. Il Comune provava però a sua volta come già da 
lungo tempo la pienezza del suo dominio si fosse estesa 
eziandio all'anzidetta contrada; ed il Causidico del Po- 
destà, accogliendone le ragioni, lo mandava assoluto 
dalle domande dell' Avvocato ( 2 ). 

Da tutti questi fatti gli Arcivescovi di Milano pote- 
rono bene convincersi che l'epoca di ogni loro possesso 

i elle rafani habere transaetionem quum fecerat dominus grimeriiis placentinuk 
episcopus et comes et in infrascripla causa a summo ponlijice delegatus de discordia 
que vertebatur inter ipsum dominavi arfihfepiscopum ex una parli' et canonicos 
sancii laureala ex alia, in qua causa ipse dominus archiepiscopus suum sin- 
dicum iacobum prepositum de legnano constituerat. et predicti canonici consti- 
tuerant sindicum.pètrum comitèm de lauania canonicum placentinum. secundum 
quod continetur in instrumento diete transactionis facto mcc. indictione quarto 
die mdrtis. m kalendas tnartiì. per gerardum de raimundò notariurd. 

[cium in ciuiìàte medio/uni. in raminola palali/ mteiis prefati domini ar- 
chiepiscopi . . . 

Ego Ambrosius notarms domìni henrici regis etc 

(') Poca, Miscellanee, mss li'' in pag G2. 

I Ub Ininmi, \ì SV\ 






( 285 ) 
nella Liguria marittima si affrettava al tramonto; anzi che 
il Comune ne avrebbe presto assorbiti i residui , qualora 
eglino indugiassero a spogliarsene con qualche utilità 
da sé stessi. Perciò appunto l' arcivescovo Enrico di 
Settala, col mezzo di Ugone di Settala, cimeliarca della 
Chiesa Ambrosiana , trattava non molto dopo la vendita 
di tutto il Brolio con Guglielmo di Rosenga priore di 
san Giovanni di Paverano in Bisagno, chiesa e convento 
di canonici regolari mortariensi , con Diotisalvi di Piaz- 
zalunga e parecchi altri cittadini od abitatori di Genova. 
Nei quali tutti si ripartiva la proprietà degli ediflcii 
innalzati sulla terra in discorso ; o sia eh' eglino stessi 
li avessero fatti costrurre, o sia che fossero stati loro 
trasmessi per diritto di successione dagli antichi livellarli 
di quelle aree. Il che era conforme precisamente alle 
disposizioni dei Brevi e Statuti genovesi de' secoli XII 
e XIII; i quali trattando delle ragioni competenti ai 
padroni del suolo ed ai superficiarii , k stabilivano ap- 
punto che un edifìcio sul terreno altrui dovesse compe- 
rarsi dal padrone di questo, o viceversa il proprietario 
del suolo cedesse il medesimo al superfìciario, giusta il 
prezzo che verrebbe determinato da pubblici estimatori ('). 
La vendita per la quale il procuratore anzidetto si 
impegnava di riportare 1' assentimento del Papa, doveva 
poi effettuarsi entro due anni a contare dalla presente 
stipulazione, che reca la data del 27 novembre 1229 (-); 

(') Veci. Statati Genovesi citati, nel voi. XI della Miscellanea di Storia Ita- 
liana, cap. 37. 

( 4 ) 11 eh. comm. Canale assegna non giustamente quest'atto al 1239. L'e- 
gregio storico ne desunse notizia dal Foliatiam Notariorum (MS. della Civico- 
Beriana, voi. I, pag. 242 verso), onde egli ed il benemerito P. Spotorno furono 
primi a rilevare l'immensa importanza per gli studi (Ved. Canale, Nuova 
Storia ecc., voi. I, pag. 407). 

Ecco poi l'alto per disteso, quale si legge nei primi fogli del quaderno XI 



( 284 ) 

e la somma per cui si convenivano le parli era di lire 
duemila di Genova; delle quali i compratori dichiara- 
vano intanto aver depositate cinquecento nelle inani di 
Vassallo Grugnino, a titolo di caparra e per guarentigia 

del Lìbcr Priinus Oberi/ de Marzauo, Simonis de PlacoM eli., serbato nel 
lì. Archivio Notarile; dove ò sognilo immediatamente da un altro documento 
che noi erodiamo utile) del pari il soggiungere. Bensì avvertiamo che i guasti i 
quali si ravvisano in capo alle pagine dell'originale non ci Consentono di pro- 
durre siffatti islrumenli senza una qualche lacuna; la quale però verremo strin- 
gèndo o colmando sempre che le parole mancanti si possano agevolmente sup- 
plire mercè l' esame di lutto il conlesto. Questi riempitivi nondimeno li notiamo 
in caratteri tondi. 

t Ego ugo eimiliarca ecclesie mediolancnsis nomine et vice domini curici 
archiepiscopi mediolancnsis siue eius archiepiscopalus prendilo vobis wiliehno 
priori sancii iohannis de pauarano filio quondam ostachi de. roxenga qui ahilas 
ad pauaranum. Detesalue de platealonga /ilio quondam bonifacii de platealonga 
qui habitus in tamia in platealonga. et vassallo grugnino quondam ni Uri mi 
qui habitus in iauuu sub scindo petro de porla, et symam scala filio quon- 
dam dominici qui habitus in .fauna in carrubeo de cruce. et v timido val- 
licene [ilio quondam andree valli. celle qui habitas ianue in canneto, ci nicoloso 
sartori [dio quondam ottonis sartoris qui habitus in ripa ianue in contratti 
elupe none, et iohanni tornatovi de sigestro (ilio quondam qirurdi de rob'ereto 
habitas in ianua in prwno. et bono iohanni barrilario (ilio quondam albertt qui 
de ansia qui habitas in. iauua in centrata snudi ambrosi/, etmatheo (ilio quon- 
dam, berlholoti. et baldoiuo filio quondam bernardi botarii qui habitatis Umile 
ni priouo. et simoni petrelle calegario filio quondam ansaldi qui habitus in iauua 
in carrubeo nono, me facturum et curaturum ila. et sic quod dictus dominus 
archiepiscopus meiliolanensis cwm aduniate et presencia tocius capituli diete 
mediolancnsis ecclesie rei maioris parlis ipsius capituli. (acid robis ed cestro 
mio mdsso cewlicionem et tradicionem et instrumentum vendicionis e uni def- 
fensione usine ad. anuos duos pro.rime venturo* de foto la-odio siue terra quod 
ed quarti dictus archiepiscopus siue dieta mediolancnsis ecclesia sen inediula- 
nensis archiepiscopatus habel in ciuitate ianue in contrata sancii ambrosii cri 
alibi infra murum ciuilatis ianue. et dictam cendicionem et tradicionem et in- 
strumentum (acid vobis vel cestro certo misso pio vobis e! prò omnibus alus 
qui hnlieul hcdijirin sru betti jicium super dirlam terra/m seti brodium VOlentibllS 
emerc prò se ipsis et non prò aliis. et me (aclurum et curaturum ita et sic 
quod cendicionem et tradicionem predidam didus dominus archiepiscopus prò 
vobis et prcd/il/s liahcutibus liidi/i, ia super didimi lei rum inni e lolentihiis pio 
se ipsis a domino papa (arni i :tii(n mure, ci enm VObis (miei prò vobis et pie- 



( 285 ) 

di ogni danno eventuale. Pattuivasi quindi che le altre 
lire 1500 sarebbero pagate all'Arcivescovo entro sei 
mesi dall' avvenuta consegna del Brolio medesimo. 
Con ciò dileguavano le reliquie di una giurisdizione 

dictis sicul iura precipiunt quod res ecclesiaslice vendi debeant. et quam ven- 
dicionem et tradidouem vobis ut supra faciet dictus archiepiscopus predo finito 
librarum duarum milium denariorum ianue. quod precium dictus archiepiscopus 
uomini' archiepiscopatus sui habere debet infra sex menses post quam dieta 
vendicio et fradicio ut supra facta fuerit et completa et. confirmata, de quo 
predo di'bi'itl emi possessiones .diete ecclesie mediolanensis scu archiepiscopatus 
/irò seeurilate episcopatus et deffensione diete compare seu vendicionis. et si per 
(minia ut supra dictus archiepiscopus dictam vendicionem et tradicionem non 
lecer il. et predicai omnia non attenderà et complebit. promitto vobis nomine 
didi archiepiscopi dare vobis nomine pene libras ducentas denariorum ianue. 
prò quibus libris CC vobis dandis tantum nomine d idi archiepiscopi omnia bona 
archiepiscopi et archiepiscopatus sui et specialiter dictam lerram de iunuasiue 
brodium pignori vobis oblino. 

Et nos didi ivilielmus prior. e' detesalue. vassallus grugninus. simon scala, 
riualdus vallicella. nicolosus sartor. iohannes tornator. bonus iohannes barri- 
larius. matheus. baldoinus et simon petrella. quisquis nostrum in solidtm. pro- 
mittimus Ubi dido ugoni nomine tui archiepiscopatus infra sex menses post quam 

ijisawciulicio et tradicio facta fuerit dido modo oblitjamus inde tibi 

nomine didi archepiscopi seu archiepiscopatus omnia bona nostra, renuntianles 
epistole diui adriani et none, constitulioui et omui iuri. et capitulis etconsuetu- 
ludinibus ciuilatis ianue quibus nos possemus in Iwc casu tueri. preterea ego 
dictus vassallus grugninus confìteor libi dido ugoni cimiliarche me recepisse 
nomine deposili a dictis unlielmo priore, de esalue. Simone scala, viualdo valli- 
cella, nicoloso sartore, iohanne tornatorc. bono iohanne barrilario. mateo. bal- 
Imlduiuo et. symone petrella libras D. ianue. renunlians exceptioni non numerate 
pcccuuie et non accepte. quas libras D. promitto Ubi dido ugoni quod dabo dido 
archiepiscopo siue eius certo misso nomine didi archiepiscopatus prò dampnis 
et expensis factis a elido archiepiscopo si predidi prior detesalue symon scala 
riualdus nicolosus iohannes tornator bonus iohannes baldoinus matheus et symon 
petrella ut supra promiserunt non obseruauerint et complebunl supradida 
prius dictam vendicionem. et completa dido modo secundum promitto bona fide 
libi nomine didi archiepiscopi pignori obligo (sic), et dictis libris D. solulis dido 
archiepiscopo nihil omnino ego vassallus et nos omnes lenvamur de predtciis 
omnibus, hoc expressim dido et aclo quod omnes te nitores diete terre siue broda 
debeant soluere dido archiepiscopo nomine archiepiscopa/us eonsuetnm fìclum 
ffueusque dieta rendicio fuchi fuerit ci completa ui supra. duo inslrumcnla 



( 286 ) 

della quale per lo spazio di molti secoli aveano larga- 
mente fruito in Genova e nella Liguria i potentissimi 
Vescovi di Milano, stati lungo tempo eziandio i dispen- 
satori e gli arbitri della corona d'Italia, e però degni 
di essere chiamati i facitori dei Re italiani s'i come il 
celebre Conte di Warwich fu detto il facitore dei Re d' In- 
ghilterra ('). 

Occorrebbe ancora investigare le relazioni de' nostri 
Pastori col Seggio Ambrosiano; ma questo argomento 
che non può stringersi in brevi pagine, sarà da noi trat- 
tato nel capitolo successivo. 

• 

iinhis lenoris me fieri rogauerunt. actum ianue in domo iohanne de molis. testes. 
symon stanconus iudcx. presbiter manfredus de castello, bonus dominus de 
begali. et obertus de albario. anno dominice naliuitatis M. CC. XXV III ì. indi- 
cione secunda. die XXVll nouembris. post terciam. 

.t Nos wilielmus prior scindi iohannis de panavano filius quondam ostarli/ 
de roxenga qui habito ad pauaranum. et dectessalue de platealonga de priono 
filius quondam boni f adi de platealonga qui habito in platealonga. et bonus 
Johannes barrilarius filius quondam alberti de unsia qui habito in ianua in 
contratti sancii ambrosii. et symon scala filius quondam dominici qui Imbiìo in 
ianua in contrata de cruce. et viualdus de vallicella filius quondam and ire 
vallicelle qui habito in ianua in caneto. et nicolosus sartor filius quondam ot- 
tonis sartoris qui habito in ianua in ripa in contrata clape none, e! iohannes 
de sigestro tornator filius quondam girardi de roberelo. elmatheas filius quon- 
dam berlohloti. et baìdoinus filius bcrnardi botarti qui habitamus in ianua in 
priono. et symon petrella filius quondam ansaldi de regoli (?) qui habito in 
ianua in carrubeo nouo. confitemur Ubi vassallo grugnino quondam wiliclmi 
qui habitas in ianua sub sancto pelro de porta dictas libras D. le non reccepisse 
■nec Imbuisse, linde promiltimus Ubi quod si aliquod dampnum passus fucris prò 
dictis libris D. scu aliquid solueris occasio ne dictaium librarum I). seu confessione 
declarationis sitie obligalionis quum fecisti dicto ugonidmiliarchc de ipsis libris I). 
dandis et soluendis domino carico mediolanensi, archiepiscopo siue eius cerio 
misso ut in dieta carta continetur. quod illucl totani dampnum Ubi rcsUturmn.s 
et emendabili! us. et inde penitus indempnem seruabimus infra mensem unum 
post quum illud dampnum passus fueris vel lexionem habebis te arditi) di 
■lainpno ri baione Uu> s»fc venbo sine tesMbui et iwrwnewto et< eodem die hora 
loco et tesiibus. 

(') IlAl'LLEVILLE. Iltsl ÈWtj, I. 279. 






CAPITOLO SECONDO ■ 

Dei Vescovi di Genova sino all'arrivo di santo Onorato. Si esamina "la questione 
se Genova abbia avuti proprii Vescovi durante la residenza fattavi da quei di 
Milano. Digressioni circa il luogo della deposizione di santo Onorato, e circa 
il primitivo titolare della chiesa di san Siro. Seguito delle notizie attinenti 
ài Vescovi Genovesi da Giovanni I a Siro il proclamato arcivescovo nel 1133. 
Serie cronologica di tutti i Vescovi. 



I. Dopo gli studi accurati e gli argomenti esposti dal 
eh. canonico Grassi in una sua ciotta Dissertazione sui 
primi Vescovi Genovesi ('), non è più consentito a 
chiunque non sia privo di sana critica il far rimontare 
oltre le ultime decadi del secolo IV l' erezione della no- 
stra Chiesa alla dignità di Episcopale ; a meno che non 
si voglia assolutamente ammettere che de' suoi più an- 
tichi Pastori sia andato smarrito persino il nome. 

Il primo Vescovo adunque del quale si ha memoria 
egli è. Diogene; e ne abbiamo eziandio la data certa, per 
essersi egli trovato in compagnia di santo Ambrogio ad 
un Concilio in Aquileia nel 381 (*)'. Vengongli appresso, 
con o senza intermedio, san Valentino, cui un vetusto 



(') Ved. Aloìsii Jacobi Grassii, De prioribus sancl/sque gennenaium spisoQfik 
etc. Disceplalio; donine, 1861. Ed anche Atti, voi. IV, pag. XCVI e sega 
H Mansi, Sacror Conciliar. Collect., voi II, pag 600 



( 288 ) 

('ondi- appella bollore dello Chiesa', e san Salomone, il 
quale pel latto che trovasi registrato nei Martirologiì 
(ìeronimiani , si rileva aver vissuto circa la metà nel 
secolo V, (|uando cioè si cominciarono ad iscrivere in 
questi atti anche i santi non niartiri, nò riputati sic- 
come tali. 

Certamente poi successore immediato di Salomone fu 
l'ascasio, che del 451 convenne in Milano ad una riu- 
nione di Vescovi, e soscrisse ad una lettera indirizzata 
a papa Leone I, dove si condannano gli errori di poli- 
tiche ('). Una egual sicurezza ci manca però intorno ad 
un altro Pastore, il cui nome fu letto da Cristiano Lupo 
in un Codice Vaticano per Eusebio Genuensi ( 2 ); mentre 
il Mansi ha stampato Senensi ( 3 ), e 1' Ughelli lo ha 
posto tra' Vescovi di Siena ('*). Bensì notiamo che se 
Eusebio fu realmente nostro Vescovo, egli deve rite- 
nersi per fermo come succeduto a Pascasio; perocché il 
nome di lui si ha fra quelli di più sutfraganei della 
Provincia Milanese , i quali assistettero al Concilio 
Romano celebrato da papa Ilario , nella Basilica di 
santa Maria, correndo il novembre del 465: indizio 
anche questo , e non lieve, dell'opinione favorevole a 
Genova. Che se poi tal fosse la verità , chi potrebbe 
incisamente negare che l' Eusebio vescovo di Genova 
siasi da' contemporanei considerato come santo al pari 
di quasi tutti i suoi predecessori e di parecchi Ira co- 
loro che gli succedettero; e che perciò alla memoria di 
lui sieno state originariamente erette parecchie cappelle 
e siasi attribuito quel culto, onde oggi ancora nelle nostre 

(') Mansi, VI, col. \te. 

(') Lupus, Ad Ephesimim Concilium variorum Patrum epistola etc, pag :i36. 
n Mansi, VII, col. 959. 
' Ugbellj, Italia Sarra, voi. Ili, col. .'>2S. 



( 289 ) 

valli di Polcevera e di Bisagno si venera un al.tro santo 
vescovo, vogliam dire l'assai più noto Eusebio di Ver- 
celli ? Che nel volgere dei secoli ogni traccia dell' Eu- 
sebio genovese sia andata perduta, non è meraviglia; 
oltrecchè di mutazioni simili a quella testé supposta, e 
non rare a* dì nostri, fu il medio evo sopra modo fe- 
condo. Ne vedremo noi stessi parecchi esempi. 

Verso il cadere del secolo V noi possiamo poscia re- 
gistrare con tutta certezza il nome di san Felice ; del 
quale fu successore san Siro nativo di Struppa, o più 
propriamente di Molassana, in Bisagno. Il eh. Grassi 
pose già con buone ragioni intorno i principii del secolo VI 
il vescovato del detto santo; ed ora egli stesso ci co- 
munica gentilmente una sua nuova avvertenza la quale 
non solo conferma il discorso da lui, ma può anche me- 
glio determinare questo importantissimo punto cronolo- 
gico. Racconta adunque la più antica Leggenda del 
santo (') come nel mentre se ne recavano le mortali spo- 
glie alla chiesa, un marinaio d' 'Africa (nauclerus Libyce 
Provincia? , e giusta la Leggenda amplificata che venne 
scritta per avventura dal Varagine, il quale l'accenna nel 
Chronicon ( 2 ), e che ci fu conservata dallo Schiaffino ( 3 ), 
africanus) detergesse con un lino il sangue che usciva in 
copia dalle nari del venerato Pastore ; e come tornato egli 
ai patrii lidi, operandosi la mercè di tale sangue molti 
prodigii, il Vescovo di quella provincia si movesse ad eri- 

(') Bolland., Ada Sanctonm, sub die 29 iunii. 

( a ) Ea autem quee dictus sanctus Sijrus in Episcopatu laudabiliter fecÀt, et 
miracula quw per eum Dominus operatus fuit, si quis scire volueril in Le- 
genda sua ptrquirat, et ibi suffìcienter ea inveniet recitata (Chron. Genuen., 
apud Muratori, S. R. I. IX, col. 26). 

( 3 ) Ved. Schiaffino, Annali ecclesiastici della Liguria, mss. , ad ami. 324; 
il quale dice aver trovata siffatta Leggenda nella Biblioteca de! monastero di 
san Nicolò del Boschetto in Polcevera. 



( 200 ) 

gere una ehfcésa in onore dèi nostro san Siro. Le vicende 
dell'Africa hanno cancellato ogni traccia di tutto questo; 
ma siccome quella contrada fu intieramente sottratta 
all'Impero da Genserico fra il 429 ed il 439, nel quale 
fondò il regno di Cartagine, ed egli ed i suoi successori 
fino a Trasamondo, che morì nel 523, furono talmente 
crudeli persecutori de' cattolici , che , oltre al non per- 
mettere loro la erezione di nuove chiese, abbandonarono 
le già esistenti al furore de' vandali ariani , così torne- 
rebbe al tutto impossibile ritenere il fatto sopra narrato 
come avvenuto dal secondo quarto del secolo V al primo 
quarto del secolo VI. Bensì è da attribuirsi al periodo 
immediatamente successivo, e da collocarsi cioè o sotto 
il regno di Ilderico (523-530), il quale appena salito sul 
trono richiamò i Vescovi esiliati e protesse il cattoli- 
cesimo, o sotto il dominio di Gelimero che spodestò Il- 
derico nel 530 senza aver tempo ad inferocire contro i 
cristiani, perchè fu subito combattuto da Belisario, il 
quale di già nel 531 avea purgata l'Africa dai vandali 
ritornandola all' Impero. Vero è che l' invasione mus- 
sulmana non cominciò poi a desolare quella provincia 
se non nel 641, né fu consumata innanzi al CG8, per 
modo che la erezione di un tempio cattolico in Africa 
si rende possibile dal 523 al G41 almeno; ma noi non 
possiamo ritardare gran fatto oltre le prime decadi del 
secolo VI 1' episcopato di Siro, perocché siam certi d'al- 
tronde eh' egli era passato di vita innanzi l' invasione 
dei longobardi in Italia, e prima che il vescovo milanese 
Onorato cercasse in Genova un rifugio contro le perse- 
cuzioni di que' barbari. 

II. E qui sorge tosto la questione, se durante il periodo 
di oltre settant' anni nei quali i Vescovi di Milano eb- 



( 291 ) 
bero ferma stanza in Genova, ognuna di quelle Diocesi 
abbia, avuto il suo proprio Pastore, o se al contrario 
i Milanesi abbiano retta eziandio la Chiesa Genovese. 
Inchinarono alla prima sentenza parecchi scrittori an- 
tichi, né mancarono i moderni (fra' quali contiamo pre- 
cipuo lo Spotorno) a sostenerla. Ma già 1' Oltrocchi (al 
quale ora accede il Grassi) aveva osservato come niun 
valido monumento sia giunto mai a stabilire incontro- 
vertibilmente nella serie de' Vescovi Genovesi que' nomi 
i quali vi si vedono iscritti per l' anzidetto tratto di 
tempo; ed esprimeva perciò la ferma opinione che sotto 
il regno de' longobardi, o più propriamente fino alla 
conquista della Liguria marittima per opera di Rotari, 
la Chiesa Milanese e la Genovese sieno state rette .ap- 
punto da un solo Pastore (*). Difatti Apellino, del quale 
si pretende aver cenno all' anno 617, dicendosi coni' egli 
favorisse di que' giorni gli errori del monaco Agrestino, 
e Paolo che si ascrive alla metà del secolo VII, non 
sono altrimenti Vescovi di Genova , ma di Ginevra degli 
Elvezii ; ed Asterio , la cui esistenza si fissa all' anno 
638, e si fonda sovra un passo di Beda nella vita di 
santo Osvaldo d' Inghilterra , è lo stesso che Asterio ve- 
scovo di Milano, il quale visse in dignità dal 629 al 
640 ( 2 ). Che se nel precitato passo (dove si narra come 
egli, per commissione di Onorio I , consecrò Birino Ve- 
scovo di Westsex) Asterio viene appellato onninamente 
Vescovo di Genova ( 3 ), ciò non vale tanto in favore 



(') Oltrocchi, Histor. cit. , pag. 375. 

C 2 ) Ved. il capitolo precedente , pag. 266. 

( 3 ) Eo tempore gens occidentalium Saxonum, qui antiquitus Gevissw vocu- 
buntur, regnante Cijnigilso (a. 611 in 643) (idem Christi suscepit; pradicante 
illis verbum Byrino episcopo, qui cum Consilio papw Honorii venerai in Bri- 
tunniam, promitteris quidem se, ilio prcesente, in intimis ultra Anglorum pur- 



( 292 ) 

della tesi avversaria, quanto è argomento a conferma 
elie P amministrazione della Metropoli Milanese e della 
suffragane;! di Genova si trovava allora confidata alle 
mani di un solo Pastore. Di che P Oltroechi ritrae 
eziandio un' altra testimonianza a proposito della ele- 
zione di Giovanni Bono, che egli stima avvenuta ap- 
punto mercè i suffragi comuni dei genovesi e milanesi (*). 
E Giovanni si vede inoltre appellato anch' esso Pon- 
ti few Januensis, nell'inno del suo ufficio, secondo la 
lezione prodotta dall' Oltrocchi medesimo ( 2 ) 

Tutto concorre eziandio a farci credere che i Vescovi 
Milanesi officiassero, almeno nelle solenni occorrenze, 
non già nel loro tempio di santo Ambrogio, ma si nella 
cattedrale di san Siro, ed esercitassero con ciò un atto 
di piena giurisdizione sopra la Chiesa di Genova. In- 
fatti le bolle di Alessandro III ed Onorio III ( 3 ), non 
danno mai all' edificio anzidetto altro titolo che quello 
di cappella; mentre Giorgio Stella, nel secolo XV, la 
chiamava ancora basilica (''). I quali vocaboli, per ciò 
che ne diremo in altro de J capitoli successivi, dinota- 
vano dei semplici oratorii , e non mai chiese cui fosse 
affidata (come dicesi) la cura delle anime, dove si po- # 
tessero celebrare gli uffìzi maggiori e sopra tutto am- 
ministrare i sacramenti. Le bolle in discorso parlano 
anzi di questa cappella in guisa da farla ritenere non 



tibus, quo nullus doctor prwcessisset , saiictw fili-/ semina esse sparsurwm. 
Ùnàe et lussa ejusdem Pontificis per Asterium Genuensem Episcopum in epi- 
scopatus ctinsecralus est gradimi (Bkd.t:, Ecclesiast. instar, gentìs Anglorvm; 
lib. ili, cap. VII). 

(') Oi/rnoccm, Histor. cit., pag. 376. 

(2) I.I., png. 544. 

(') #''.'/•' P< n P;- £58; Mazzugabslu , Qp. cit., pag, 340. 

i 5 ) Ainm! Genuen., apud Muratori, S. Il I . XVII. 975 



( 293 ) 

solamente vicina, ma annessa alla residenza di que' Ve- 
scovi, o forse anche situata nello interno della residenza 
medesima (palatini a cimi cappella beati Ambrosi*') , ben- 
ché aperta pure all' uso del pubblico. E di tal fatta 
oratorii o cappelle, secondo che avverte il Nardi, si 
hanno ben molti esempi di remotissima antichità ('). Ma 
bastino al caso nostro, e per una speciale analogia, 
quella di san Michele de Domo, o sub Domo, a Milano, 
cosi chiamata per essere prossima al Palazzo di quei 
Metropolitani precisamente appellato Domus, come tal- 
volta fu detto pure quello eh' essi aveano sul Brolio 
nella nostra città; e 1' altra di san Gregorio, cui un ro- 
gito del 1336 designa prope pontile Palatii Archiepi- 
scopalis ( 2 ) , quel Palazzo cioè che fu costrutto in conti- 
guità del Duomo di san Lorenzo poco avanti la metà 
del secolo XII. La quale cappella e ricordata non poche 
volte nel Registrimi Curiae ( 3 ), ma più specificatamente 
ancora in que' libri censitali del secolo XIV altrove 
da noi mentovati; e fu per avventura intitolata a san 
Gregorio per la divozione delle messe dette gregoriane; 
le quali per essere volte già al suffragio de' trapassati, 
s' incontrano frequentemente raccomandate nelle dispo- 
sizioni testamentarie ricevute da' nostri notai dalla se- 
conda metà del secolo XII in appresso. 

Né la cappella di santo Ambrogio mutò della primi- 
tiva sua condizione per molto spazio di tempo. Gon- 
ciossiachè quei rettori de' quali abbiamo tenuta parola 
nel capitolo anteriore, non si hanno da intendere altri- 
menti che come amministratori; nuli' altro essendo nella 



(') Nardi, Del Parroco ecc., voi. II, pag. 149. 

(*) Notulario di Giuliano Tarigo (Archivio Notarile) 

(*) Pag. 115, 11 G, X)\ , 342, 3G7. 

20 



( ftM ; 
geiiaroUia ecclesiastica $])$ s'empiici preti. Difatti (pici 
l'Oberto, che, per mezzo del suo co&tfratello prete Deg- 
nato, vende nel 1159 la metà di un edificio pertinente 
alla detta cappella, nel rodilo di Giovanni Scriba <diia 
masi iwwsbitcr ('); e prcesbilcr Oìxrhis, de sanato Am- 
hi-osio è detto egualmente dall'annalista Calibro, laddove, 
sotto il 1163, riferisce coni' ci fosse tra gli eletti a no 
minare l' arcivescovo in luogo di Siro II poc' anzi de- 
funto. E in fatto di titoli non dimentichiamo che il medio 
evo procedette assai più cauto di quello che a gran 
pezza non si costumi nella età nostra. 

Ma, tornando ora alla questiono, importa pur* 
sommamente lo avvertire come i Vescovi Milanesi che 
tennero stanza e morirono in Genova, fossero tumulali 
eziandio nella predetta chiesa di san Siro, soli ecrei - 
tuati Onorato e Costanzo. Però, rispetto alla sepoltura 
di quest' ultimo nella cappella di santo Ambrogio, alle- 
gammo di già lo ragioni consuetudinarie ed affatto spe- 
ciali; e quanto ad Onorato, eccoci ad esporre di pre- 
sente insieme con l'animo nostro, una soluzione la quale 
dal già lodato canonico Grassi ci è stata proposta. 

E' pare assai probabile che il clero ed i nobilissimi 
uomini milanesi, i quali in una col vescovo Onorato 
l' anno 569 si rifugiarono in grandissimo numero nella 
Liguria marittima, non abbiano cos\ di subito presa 
stanza definitiva in Genova, ma siensi accomodati là 
dove più rada essendo la popolazione , poteano incon- 
trare maggior facilità di soggiorno: e con ciò vogliamo 
accennare a queir ampia regione la quale abbracciava le 
quattro pievi onde nel capitolo antecedente abbiamo 
latta menzione. Or bene egli è pur credibile che anche 

('} Charlartnn 11, 572. 



( 2$5 ) 

in tiuel territorio, ed in mezzo a' suoi diocesani, fer- 
masse dimora Onorato medesimo, e quivi a breve an- 
dare chiudesse la travagliata esistenza. Vero ò che i 
Cataloghi altrove citati dicono questo santo Vescovo 
depositus ad Nocetani, ed i commentatori soggiungono 
parlarsi qui di Noceta o Noceto, che è luogo un due 
miglia discosto da Milano. Ma, di grazia, non riesce 
egli malagevole il pensare che Onorato sfuggito alle ire 
dei longobardi, volesse poi tornasene in breve, e vi- 
vente tuttavia Alboino , ad abitare presso la Porta Ro- 
mana, in mezzo a loro, sfidandone quasi i furori? E 
tutto non si concilicrebbe invece considerando come an- 
che nella nostra Liguria, e precisamente in quello spazio 
di territorio assegnato a' Pastori Milanesi, vi abbia 
pure un luogo appellato Noceto, che oggi è parrocchia 
sottoposta al Vicariato di Gamogli? Ben so che altri, 
coli' appoggio dei Cataloghi stessi , potrebbe soggiungere 
che la chiesa del Noceto ligure è intitolata a san Martino, 
mentre di sant'Onorato si afferma che fu sepolto i>i ec- 
clesia beati Georgii. Lasciando in disparte lo entrare a 
discutere se in antico abbia potuto esistere o meno , anche 
nel nostro Noceto, una chiesa dedicata a san Giorgio, 
il culto del quale in tutta Liguria è per fermo antichis- 
simo , benché assai augumentato dopo le prime Crociate, 
replichiamo subito che la indicazione della chiesa non 
si legge punto nelle più antiche redazioni degli anzi- 
detti Cataloghi, né di essa trovasi alcuna certa memoria 
innanzi il 950 (') ; e che perciò tale indicazione vuoisi 
avere in conto di una amplificazione introdotta da chi, 
sapendo del Noceto milanese e della sua vetusta chiesa 
di san Giorgio, credette poter francamente completare 

(') Bombounini, Antiquario della Diocesi ài Milano, pai;-. 181 



( 29G ) 

(lucilo parole brevissimo che nei citati documenti ad 
Onorato si riferiscono. Dai quali Cataloghi certamente 
derivò poi le sue notizie Galvano Fiamma (scrittore vi 
vuto troppo tardi, e troppo povero di critica perche 
possa qui farsi valere la sua autorità), laddove notò 
che Onorato ad propriam sederà reversus morilur, et ad 
sanctum Georgium ad Nosetam, ubi Mediolanensis Ec~ 
clesice Cardinales tunc temporis commorabantur, tumu- 
latur ('). 

Il Sassi ritiene a sua volta che Onorato sia' morto in 
Genova, e si trasportasse quindi il suo corpo a Noceto 
milanese. Ma i Cataloghi hanno depositus ad Noce tara 
senza far motto di traslazione; e siccome egli mori il 
25 di febbraio, mentre la Chiesa Milanese ne celebra 
invece il Natale nel giorno 8 dello stesso mese , cosi è 
da ritenere col Sassi medesimo che questo sia il com- 
memorativo della sua traslazione ( 2 ); non però da Ge- 
nova a Noceto milanese, com'egli suppone, ma da No- 
ceto ligure a santo Eustorgio di Milano , dove tuttora 
appunto se ne conservano le reliquie ( 3 ). Di più la tra- 
slazione dal Noceto milanese quasi non meriterebbe 
tal nome. 

Chiarite per tal guisa, a nostro giudizio, alcune cir- 
costanze di non lieve peso all' argomento del presente 

(') Flamma, Manipulus florum, apud Muratori, S. R. I. , voi. XI, col. 582. 

( a ) Saxius, Op. cit, I. 188. 

( 3 j Veci. Caffi, Della chiesa di sant' Eustorgio ecc.; Milano, 1841; pag. 152. 
Il quale , accennato come sia anche incerto quando pervenissero siffatte spoglie 
alla Basilica Eustorgiana , cosi prosegue: « Gotofredo da Busserò, parlando di 
sant'Onorato vescovo di Milano, dice: eius ossa nuper Mediolanum delata. 
Parrebbe quindi che tale traslazione fosse a lui contemporanea; ed allora do- 
vrebbe attribuirsi al secolo XIII e forse all' arcivescovo Ottone Visconte, il quale 

sappiamo aveva fatto costruire a sue spese un'arca d'argento per riporre 

totali reliquie ». 



( 297 ) 

lavoro, ripigliamo il filo dei discorso, considerando che 
se i Vescovi di Milano avessero avuto la cappella di 
santo Ambrogio di Genova in conto e vece di cattedrale, 
quivi per fermo insieme a Costanzo predetto sarebbero 
eglino stati sepolti; o quanto meno non tutti sarebbero 
stati deposti in san Siro, avendosi memoria come anche 
in altre chiese della città si costumasse già di seppellire 
a que' giorni i fedeli. Così in santa Sabina aveavi la 
iscrizione di un Magnus miles, morto nel 590, illustrata 
dall' Oderico con una dotta Dissertazione rimasta ine- 
dita ( 1 ). Pure quanto alla chiesa cattedrale di san Siro, 
non solamente furono in essa tumulati quei Vescovi, 
bensì gli attinenti alla loro Curia. Di che si ha notizia 
per un certo miracolo riferito da san Gregorio ne' suoi 
Dialoghi, laddove rammenta essere ivi stato sepolto un 
cotal Valentino difensore della Chiesa Milanese. Si av- 
verta altresì che il Papa afferma averlo edotto del fatto 
Venanzio vescovo di Limi, quel desso che già dicemmo 
raccomandato da Gregorio medesimo al vescovo Co- 
stanzo perchè lo soccorresse nell' opera riformatrice del 
suo clero; e Liberio, cui egli dà titolo di magnificus e 
vir nobilissimus , nel quale noi potremmo perciò ravvi- 
sare uno do' tanti illustri milanesi, aventi dimora in 
Genova, e più volte ricordati nelle sue lettere dal santo 
Pontefice ( 8 ). 

(') MS. della R. Biblioteca Universitaria. Egli è vero che 1' Oderico stima 
. [nella epigrafe, oggi perduta, come recata da altro luogo in detta chiesa; ma 
il giudizio dell' illustre archeologo partendo dalla supposizione che allora non si 
concedessero sepolture in luoghi sacri, ó contraddetto dal racconto di papa 
Gregorio Magno da noi riferito. 

(*) Adest quoque in prwsenti venerabilis fraler Venantius Lunensis episcopus, 

, iiniij ui/ii iis iHberUS vii nobilissimus alqne va aùissìm/tis , quod se scire svos- 

qìte homines inlerfuisse tèstahtuf coni rem quarti uni inni iio/ivr in Genuensi 

urbe contigisse. Ibi namque, ut dicunt, Valentinus nomine Ec'tleìiiié Mtdtóìk- 



( SOS ) 

111. lVI;i a proposito della ©Mèla medesima di san Siro 
noi non possiamo dispensare/i dallo entrar qui in alcune 
considerazioni. Questa chiesa nel succitato passo dei 
Dialoijlii gregoriani e detta baili marhjris Syrii, e perciò 
con buona ragione il eh. Grassi ebbe a rilevare trat- 
tarsi qui non già del Vescovo Genovese, ma di san Siro 
che fu nel secolo II vescovo di Pavia, e che forse estose 
le sue predicazioni fino alla Liguria marittima ('). Il quale 
è giustamente appellato martire, da che nei primi tempi 
della Chiesa si distinsero con tal nomo ed inserirono 
nei Martirologii anche quei santi vescovi i quali, pur 
non essendo morti per martirio , poteano come tali venir 
considerati mercè le persecuzioni e le fatiche sopportate 
nell'esercizio del loro apostolato. Or questo Siro pavese, 
innanzi che alla nostra Diocesi corresse l' obbligo di 
adottare il rito ed il calendario romano, era tra noi 
venerato liturgicamente, e se ne facea l'ufficio il dì 9 di- 
cembre, come lo attesta un Calendario del secolo XIV 
tuttavia custodito nell' Archivio Capitolare di san Lo- 
renzo ( 2 ). 

Non vogliamo però dire che se al nostro Siro non In 
dedicata nelle sue origini l'augusta Basilica che oggi 
ne porta il nome, abbia egli tardato gran fatto dopo 
morte ad essere venerato qual santo: anzi la fama dei 
suoi miracoli, in quei secoli di fede schietta e ardentis- 
sima, dovette assai prestamente levarlo in questo con- 
cetto. E ne abbiamo documento ; perchè Giovanni Bono, 



nensis defensor, dcfmcfus est, vir valde lubricus et cunctis levitatibus occu- 

patus, cuius corpus in ecclesia beati martyris Syri sepultum est, eie (S. Giù 

comi Magni Dialogorum, lib. IV, cap. LUI). 

(') Veci. Paganetti, [storia Ecclesia:diea dilla Liguria , vói. i, pa{». 2:ìf> i 

(*) Veci. Giìassi, JV. S. del Rimedio, l< nto eoe.; pag. 30; Deprioribus 

sanetisque Genuetlisum Episcopio ■ pa 283 293 



( 299 ) 

riportando la sede a Milano, conducea seco alquante 
reliquie del nostro Siro, ed in onore di questi erigeva 
nel luogo di Desio un tempio, dove con più altre col- 
locava pure le reliquie predette ('). Tuttavia egli non 
fu iscritto nei pili vetusti Martirologii , né venne inse- 
rito nell' ultimo Romano, se non ai tempi di papa Gre- 
gorio XIII, correndo il 1584. 

Come poscia avvenisse, e quando precisamente, che 
alla memoria di lui fosse vòlta 1' intitolazione della 
summentovata Basilica non solo, ma e della Chiesa od 
Episcopato di Genova noi non potremmo affermare. Ma 
certo rispetto a quel tempio essa fu la terza; perchè si 
conosce che, in epoche posteriori a quelle onde ora trat- 
tiamo, la Cattedrale di Genova si intitolava ai dodici 
apostoli; il qual titolo, assunto forse in qualche rinnova- 
mento od ampliazione, accenna ad una imitazione costan- 
tinopolitana. E certo poi quella trasmutazione non si 
operò tutta ad un tratto, né per determinata volontà, ma 
coli' andare del tempo e per forza di consuetudine. 'Che 
se dovessimo pure accennar qualche cosa di un'epoca, 
vorremmo riscontrarla nel secolo X tra gli atti del vc- 

C) Oltrocchi, Hist. cit. , pag. 542 e 544. 

Januensis Ponti f ex 
Sancti Suri reliquia* 
Duxit ad .Decium (Decimimi) 
Et ecclesiam edificami. 

Desumiamo ancora da questo inno che del corpo di san Giovanni Bono sialo 
epolto nella chiosa di san Michele in dumo, come notammo nel capitolo pre- 
dente (pag. 266), essendosi col tempo smanila la memoria , l'arcivescovo 
lìriboi lo (sec \l) ne ebbe quindi notizia da un cittadino genovese. 

Deiuque Ha t'oa lo Archieyis, , 
Per quondam r.tcem tanna 
Miracolose rgvelatui etc 



( :,()(» j 

.,,vm Tcoiiolfii, 1,'mIìIovo gjà è f';il,l;i parola della santa 
sedp del hcn,l istinto Siro (in Imo sancta sede beatissimi 
Syri) e si qualificano terra: Ecclèsia? sancii Siri i beni 
dell' Episcopio (*). Nò molto innanzi poro della metà 'li 
quel secolo , porche nel libello del 916 consentito dal 
vescovo Raperto la nostra Chiesa non è punto ancora 
in siffatta guisa appellata ( 2 ). Certo poi dovette contri- 
buire moltissimo ad estendere e raffermare siffatto ap- 
pellativo la invenzione del corpo del santo, indubbia- 
mente avvenuta nel secolo accennato , e la solenne tra- 
slazione che dal tempio dei dodici apostoli se ne fece 
quindi alla Cattedrale di san Lorenzo entro le mura 
della città; sul che però torneremo a migliore occa- 
sione. Qui notiamo che allora questa Cattedrale fu pure 
ed anzi precipuamente da Siro medesimo intitolata, ab- 
benchè da lunga stagione non altrimenti che col nome 
del santo diacono sia costume di ricordarla. 

Cosi vediamo essersi per diverse circostanze verificate 
mutazioni consimili. E ad accennarne alcune, diciamo 
che quella chiesa del Borgo di Prò, la quale nel Re- 
gistro si trova denominata del santo Sepolcro ( 3 ), fu 

(') Atti, I. 279; Reg., pag. 161. 

(*j Reg. , pag. 159. 

( 5 ) Questa denominazione è probabile indizio che la chiesa fu costrutta per 
le pie liberalità di un qualche reduce di Terra Santa; non già a' tempi della 
prima Crociata, che allora vi furono deposte alcun poco le ceneri dal Precur- 
sore tolte da Mira di Licia, ma innanzi. Racconta Ingollo nel suo Itinerario, 
presso il Baronio (Annoi, eccles. , a. 1064)7 corno nell'anno 1061 settemila te- 
deschi, ridotti poi dai disagi ad una quarta parte, s' incamminarono alla volta 
della Palestina, cogli arcivescovi di Magonza e di Ratisbona, i vescovi ili Utrecht 
q di Bamberga, e prosegue: Vere igitur accediate , Stolus navium iunueu 
,1,1111 in porta Joppensi applicai!. In i/nibus cani sua mercimoniù Christian* 
.attjies per civitalei maritimfis coMimutassentj et semeta loca simUiter odo 
i j, lente. s ninne-., mari WS unnniisinn ■< (astati fluctibus procel- 
lesi/il innmneris, laudari Brundii'-uiVi appulinwi 



( 301 ) 

detta quindi di san Giovanni da che , in sul cadere del 
secolo XII, i cavalieri dell'Ordine Gerosolimitano vi pre- 
sero stanza e T ebbero tutta rifabbricata. Cosi, nelle 
sue origini, a santa Marta, consorte di san Mario e 
madre de' santi Audisace ed Abacum, era positivamente 
dedicata la chiesa che gli Umiliati fondarono nel 1228 
sul V astato , dove ora grandeggia quella dell' Annun- 
ziata ( J ), e passò quindi ad essere intitolata l'altra, già 
detta di san Germano , dell' Acquasela. Ma in processo 
di tempo il culto antico verso di quella santa si cangiò 
nell'altro di Marta sorella di Lazzaro e di Maddalena, 
cui la tradizione ascrive la istituzione di una comunità 
religiosa di femmine. 

E dicasi pure il medesimo a proposito di santo An- 
tonino martire , comunemente stimato della Legione 
Tebea, al cui nome furono dedicate in origine le chiese 
di Gasamavari in Bisagno e di Cesino in Polcevera. Se 
non che, la chiesa di Cesino essendo col tempo caduta 
nell' amministrazione de' frati agostiniani, questi, in 
luogo del prisco titolare, presero a festeggiare santo An- 
tonino di Pamiers, martire anch'esso, ma della loro 
regola. Del quale santo tuttodì fanno 1' ufficio sotto il 
5 settembre. Ma la chiesa, ne' suoi monumenti pitto- 
rici, presenta ancora un misto di allusione ad entrambi. 

IV. Il primo Vescovo Genovese del quale si ha poi no- 
tizia dopo il periodo che diremo ambrosiano, egli è Gio- 

(') Ciò risulta da due libri delle Litania:, o Rogazioni, esistenti nell'Archivio 
Metropolitano, l'uno de' quali è del secolo XIV e l'altro più tardo un cent'anni 
all' incirca. Perchè al punto dove la processiono si trova ad entrare nella chiosa 
di santa Marta, viene suggerita l'orazione: Exaudi , Domine, pnptihiw ttiuw 
rum sanctorum tuonali Marti et Martha'. Ubi patrocìnio snf^lìbàiikm , etri 
Debbo anche questo rilievo alla cortesia del di sig canonico Grassi. 



( 503 ; 
vaimi I, il «inalo nell'anno 680 soscrissc, e non degli 
ultimi, al terzo Concilio Costantinopolitano ('); od a 
Giovanni succedette quindi san Romolo, del cui episco- 
pato sembra al eh. Grassi che si abbia da porre la più 
probabile assegnazione tra la fine del secolo VII ed il 
principio del susseguente ( 2 ). 

Ma per tutto il resto di quel secolo, e per la prima 
metà del successivo, a noi mancano affatto i documenti; 
onde ci è forza rimanerci paghi a due nomi registrati 
dal Varagino, quelli cioè di Viatore e Dionigi. 

Vuole il detto cronista che Viatore cominciasse a se- 
dere circa l'anno 732 ( 3 ) , e riferisce sotto il di lui Ve- 
scovato Ja famosa traslazione delle reliquie di santo 
Agostino, dalla Sardegna a Pavia, accaduta per ordine 
di re Liutprando; il quale recatosi ad accoglierle in 
Genova, avrebbe quivi in loro onore fatta costrurre una 
chiesa ( v ). Se non che il documento più antico da cui 
si facciano approdare in Genova le sacre spoglie è la 
pretesa lettera di Pietro Oldrado a Carlo Magno ( 5 ), che 
è quanto dire un documento non solo apocrifo, ma com- 
posto da un ignorante ( fi ). Tuttavia un tale sbarco alla 
marina di Genova è da ritenersi, col Paganetti, gran- 
demente probabile ( 7 ); nò riesce di poco peso un diploma 
del 1033,, con cui l'imperatore Corrado conferma al ce- 



(') E non Romano, come ha 1' Ughelli (voi. IV, col. 84IJ. Ved. Mansi, XI :i(W 

( 2 ) Atti, voi. IV, pag. xcix. 

( 5 ) Nell'edizione del Muratori fS. Il I., IX. 27) ò 742; ma con ragione il Pa- 
ganetti sospettò qui un errore della stampa, leggendosi ne* buoni codici m 
il 732 

( s ) Varagine, Chron. Gai.; loc. cit. 

( 5 ) Presso il Uaronio, Armai. Eceka., ami. /-> 

i n ) Muratori, Aiutai/, an. 707. 

( 7 j Paganetti, Il 151. 



( 503 ) 

lebrc monastero pavese di san Pietro in Giel & oro cecie- 
siam que in honore sancii Augustini non longe a Ja- 
nucnsi cioitate constru'cla est ah ipso Liulprando ('). Ben 
so che il P. Spotorno non volle farsi mallevadore della 
sincerità di siffatto documento ( 2 ); ma so altresì che il 
riserbo di quel dottissimo è una legittima conseguenza 
di tutto il suo sistema che lo condusse a voler Genova 
libera onninamente da ogni dipendenza di re longobardi 
e d'imperatori tedeschi: sistema cui la moltiplicità delle 
prove ha oggi minate le basi , per modo che niuno vor- 
rebbe più soscrivere al singolare giudizio, senza aver prima 
e a bello studio chiusi gli occhi alla luce del vero. D'altra 
parte , che molti possedimenti avesse nella Liguria ma- 
rittima il monastero di san Pietro in Cielo d'oro, fon- 
dato appunto dall'anzidetto re Liutprando ( 3 ), troppi sono 
i documenti che valgono a rendercene indubbia fede. 
Anzi noi stessi abbiam recati alcuni diplomi i quali ci 
attestano come nella contrada medesima avesse pur beni 
un altro monastero pavese, cioè quello di san Giovanni 
Dominarum, la cui fondazione era dovuta alla regina 
Gundeberga ( ; ). 

Dionisius Episcopus . . . cocpil circa annos Domini 
DGGLXXXVIII. Cosi il Varagine. Ma fra Dionisio e quel 
Pietro che venne primamente introdotto nella serio de' no- 
stri Pastori dal sullodato canonico Grassi ( 3 ) , e che del- 
l' 863 fu con Egidulfo d'Albenga e Adalberto di Vado alla 
Sinodo Provinciale celebrata in Milano dall' arcivescovo 



C) Muratori, Antìquit. Hai., I. 595. 

(*) Veci. Casalis, Dizionario ecc., VII. 493. 

Ci Robolini, Notizie di Paria, voi. I, pag. I8i; Cattar io , pagi 13 

(*) In., I. 67. 

i") Catalogo di tutti i Sonimi Pontefici , ecc. 



'l'adone ('), egli è certo da collocare un Vescovo in- 
termedio. 

Leggendo noi pertanto nel precitato Varatine, tro- 
viamo notizia di Sigiberto cui egli assegna all'anno 864 ( 2 ); 
ma chi può fare a fidanza coi dati di quel cronista? I 
quali è oggimai chiarito come tutti procedano da una 
erronea supposizione circa gli inizi del Vescovato di san 
Siro , cui egli protrac fino al 570. Or come questo si è 
fatto risalire alle prime decadi del secolo VI, così gra- 
datamente si anticipi quello di Sigiberto, e si verrà 
senza molta fatica a trovare che il suo nome giunge op- 
portunissimo a colmar nella serio 1' avvertita lacuna. 

Né ad iscrivere Sigiberto come intermedio fra il Ve- 
scovato di Dionisio e quello di Pietro ci fanno difetto gli 
indizi. E primamente, perchè il Varagine stesso, pur at- 
tribuendo all' 864 i principii di Sigiberto, riferisce poi 
circa i tempi di questo vescovo (circa tempora istius 
episcopi), la nota favola della papessa Giovanna ; e con 
ciò ne è indirettamente guida a farci risalire fino al- 
l' 855, cui gli scrittori assegnano appunto siffatta novella, 
ponendola tra la morte di papa Leone e 1' avvenimento 
al soglio di Benedetto III. Secondariamente, perchè Pietro 
soscrive il terz' ultimo all'anzidetta Sinodo, e rivelando 
così coni' ei fosse allora tra i suffraganei della Chiesa 
Milanese piti recentemente costituiti in dignità, induce 
la probabilità somma che dopo quell'atto, unico cono- 
sciuto del suo Vescovato, durasse in questo qualche tempo 
ancora, e che si possa perciò direttamente annodare a 

(') Questa Sinodo fu pubblicala fra gli Opuscoli eruditi del P. Giuseppe Al- 
legrarla (Cremona, Manini, HSI.pag. 63); e poi da Federigo Maassen (Vienna, 
ìS(ì.'ì) in un fascicoletk) in-8.° 

( s ) Cosi hanno i codici mss. da noi veduti, donde attinse certamente l'Uglielli; 
benché H Muratori abbia stampalo invece DCCCLX1X (S. R. I., IX. 2f>) 



( 303 ) 

Sabbatino, la cui prima memoria si ha dell' 876, per 
essere egli convenuto alla Sinodo di Pavia a trattnrc 
della elezione di Carlo il Calvo all'Impero ('). Il che 
tutto ci evita di abbatterci a quello scoglio che sarebbe 
una rapida successione di tre Vescovi nel solo spazio di 
dodici anni (8G4-S76). 

Notiamo ancora che dei due vescovi i quali soscris- 
sero dopo di Pietro , 1' uno ò Ragano d' Acqui ( 2 ), ignoto 
all'Ughelli che a proposito di quella Diocesi manca di 
notizie dall' 844 all"877 (f), ma ricordato dal Biorci (*); 
e l'altro è Antonio di Brescia, al quale • troviamo che 
scrisse parecchie lettere Giovanni Vili nell' 876, e di 
cui inoltre si hanno più documenti fino all' 898 ( 5 ). 

Frattanto pigliamo atto della considerazione a cui, sotto 
i Carolingi, vediamo levarsi la prima volta il Vescovo 
nostro pel suo concorso alla raunanza ticinese. Sabba- 
tino inoltre fu pure nell'877 ad una Sinodo celebrata in 
Ravenna da Giovanni Vili ( 6 ); il quale scrivea quindi di 
esso vescovo a Carlomanno, e nell' anno successivo, ri- 
paratosi in Genova per ovviare alle persecuzioni di 
di Lamberto conte di Spoleto , con lettere datate dalla 
nostra città annunziava a quel Re il suo proposito di 
ritirarsi in Francia ( 7 ). 

Racconta la Leggenda di san Romolo, come i saraceni 
dopo avere distrutto , con la morte di Roderico , il regno 
dei visigoti in Tspagna (a. 711), invasero le coste di 



(') Cartario Genovese, pag. 12. 

( a ) Forse meglio Pagano. 

( 5 ) Ughelli, VI. 328. 

(*) Antichità ecc. di Acqui, voi. I, pag 135. 

( 5 ) Iti, IV. 536. 

( 6 ) Ved. Mansi, XVII, col 312. 
(') Cariano, pag. 12 



( 306 ) 

l'V.incia annidandosi a Frassineto , donde per circa 
duo secoli travagliarono poscia il littorale italiano. B fu 
appunto in una delle loro scorrono olio la villa Matu- 
ziana dovo il santo Vescovo era morto in visita pasto- 
rale e giaceva sepolto, patì il più orribile saccheggi a mento 
e lunga pezza rimase affatto deserta di abitatori ('). 
Sabbatino provvide quindi alla traslazione delle preziose 
reliquie , la quale così è narrata dalla Leggenda mede- 
sima, clic si rivela di sincrono autore, abbencbè non si 
possa consentire con taluni che la vorrebbero anzi fat- 
tura di Sabbatino: Veruni modemis temporibus Sabba- 
li dì i* ianuènsis cathedra episcopali sublimatus . . . beali 
Viri corpus sarcophago erupto . . . ad naves perdurilur. 
Sicque cum hymnis et laudibus , prosperis navigati tes 
velisi, in Januensem urbem cuncti laetantes revertuntur. 
l^ontifesc itaque praefatus Sabbatinus .... epitaphium 
hexametris et pentametris versibus peregit , marmorique 
inscriptos , fronti arcae qua beati corpus Romuli conti- 
netur imposuit (* 2 ). Ed il racconto è pur confermato dal 
vescovo Teodolfo in un diploma dell'anno 980 ( 3 ), lad- 
dove scrive, che beatimi corpus episcopi Romuli . . .'. 
dominus Sabatinus ianuènsis episcopus religiosissime 
tractans inde (sciliect a Matutiana) abstulit, et in ec- 
clesia beati Laurentii martiris sub altare posuit. 

Or eccoci finalmente a Raperto, il primo di cui si 
abbia lingua nel Registro della Curia, benché il suo 
nome si trovi raccomandato ad un atto del 916 e non 



(') Ciò forse dee riferirsi all' anno 866. Ved. Rossi, Storia di San Remo , 
pag. 92. 

( 3 ) Ugiiei.li, IV. 840. 

(') Erroneamente nel Liber .Finitivi (VÓI. I col 7) si aìtticipa questo diploma 
al 903. 



( 307 ) 

più ('). b\\ meraviglia come il Varagine il quale im- 
pinguò la serie di Pastori non nostri, ed ebbe alle mani 
il Registro, lo abbia dimenticato. Non consta poi clic 
riaperto abbia avuto un successore innanzi di Teodolfo; 
nò il reputiamo gran fatto probabile, poco persuasi di 
quanto scrisse il Paganetti, che lo vuol morto nel 986, 
« perchè m tal anno ebbe Genova un generale orribile 
saccheggiamento da' saraceni, li quali . . . tutti ne uc- 
cisero gli abitanti, fuor che le donne e i fanciulli che 
seco trassero in servitù » (-). Nel quale racconto vi ha 
certo esagerazione. Se non che di Teodolfo abbiamo dati 
positivi per fissare il principio della sua dignità al 945; 
conciossiachè in un atto ben noto del 952 egli stesso 
dichiara l'anno settimo di Vescovato ( 3 ). Questo docu- 
mento è però notevole anche sotto un altro aspetto, 
ed -è quello del vedervisi indicato eziandio Tanno primo 
del regno di Ottone in Italia, con tutto che, per con- 
cessione di questo medesimo Principe, continuassero a 
regnare Berengario II e Adelberto. Imperocché ciò di- 
mostra come il Vescovo di Genova, al pari della mag- 
gioranza dei prelati italiani, seguitasse le parti della 
Gasa di Sassonia, e quelle ad un tempo dell'ambizioso 
Manasse di Mantova , il quale alla discesa di Ottone in 
Italia si era fatto instaurare colla forza sulla cattedra 
arcivescovile di Milano ( 4 ). 

Nel già citato diploma del 980 Teodolfo conta 1' anno 
trigesimo terzo di episcopato ( 5 ); e ciò sempre più con- 
ferma quanto sopra abbiam detto circa il doversene ri- 

Heg„ pag. 159, 

C-) Paganetti, Istoria Ecclesiastica ecc., voi. II, pag. 158. 

(") Atti, I. 281. 

( 4 J Hauuevhxe , llisl ole , voi 1, pag. 209. 

i'') Uh tur. I, col. 7. 



( m > 

ferire gli esordi al 915. Abbinimi pure di lui un do- 
cumento del settembre 981 ('); iu;t dopo ae taoiono 
affatto le carte, senza che fi a possibile conoscere se 
egli indi a poco morisse, od invece continuasse circa 1 
un triennio ancora nella sedo. Certo egli è però clic 
Giovanni II di lui successore non può l'arsi rimontare 
oltre al 9.84; perchè in un documento del 987 conta 
anni quattro e giorni dodici di Episcopato, se pure 
questi giorni (come opina con buone ragioni il eh. Grassi, 
al quale siffatta maniera di computo sembra giusta- 
mente inusitata) non debbono invece riferirsi al mese 
di giugno cui spetta il documento medesimo, di che l'ori- 
ginale è perduto ( 2 ). Una erronea tradizione fece poi 

0) Reg., pag. 257. 

( 2 ) Cartario, pag. 25. Lo stesso canonico Grassi ci comunica poi gentilmente 
il seguente nuovo libello di questo Vescovo, trascritto al foglio 122 verso del 
Codice continuativo del Registro di cui altrove abbiamo fatta memoria (pag. 280). 
Per disdotta la trascrizione essendo stata eseguita in uno spazio di pagina non 
sufficiente, rimase interrotta allorché questo venne a mancare. Ecco intanto quello 
che vi si legge : 

LlBELLVS LEONIS MONACHI ET ADDATIS MONASTERI! DE SANCTO FRVCTVOSO. DE REBVS 
POSITIS PORTVM DVLFINVM. 

t Cum cum poto defensoribus sacrosanti*' .imi urtisi* ecclesie ubi preest do- 
minus Johannes episcopus. uti nobis leo monachus et Abbas dicti monasteri* 
sancii fructuosi. Titulo condictionis locare nobis iubeatis rebus iuris ecclesie 
sanrti fructuosi. otte posile sunt in caput de monte prope porto delfino, quique 
ad ipsam ecclesiam pertinent. Coherencias vero ab uno Mere terra sancii ani- 
brosii. ab alio latere terra similiter sancti ambrosii. de superiore capite terra 
sancii petri. de subtus finis littus maris. Iterimi pctimus terra iuris ecclesie 
vestre sancti Suri que posite sunt in fundo e loco ubi nominatur Rupanico et 
plano vicanico. sorticella de castaneto. et terra laboratoria in agono. que de iam 
nominatis rebus pertinent. qui nominatur rupanico et plano. Id sunteasis. vineis. 
ficetis. saletis. canipis. siluis. pascuis. collimi et incoltimi, et alios arbores 
fructiferos super se habente. et canneto qui a predictis rebus pertinent. et terra 
laboratoria que super ipsos montes sunt de rupanico. fines ceni de iam dictis 
rebus ab uno latere costa de proprio (?) capra/nasco, de alio latere fine fossadus de 



( 309 ) 

questo Vescovo di quel casato de' Fieschi che a' suoi 
giorni non era sorto ancora; ma il Registro lo dice figlio di 
Stabile famulo della Chiesa Genovese nel luogo di Mo- 
lassana e ricorda eziandio come di esso Giovanni nasces- 
sero tre figli: Gandolib, Oberto Cento soldi e Alda ('). 
Nella lettera con cui papa Gregorio V notifica gli atti 
della Sinodo celebrata in Pavia correndo l' anno 997 , 
firma tra gli ultimi prelati Johannes Januensis Ecclesiae 
Episcopus ( 2 ); e del 1001 egli assiste nella medesima città 
di Pavia ad un placito di Ottone Protospatario e Conte 
del Sacro Palazzo ( 3 ). Ma il suo Vescovato si prolunga 



monte sancii ambrosii. de superiore capite alpeluco et aqua versante, de sublc- 
riore capite fossadus qui nominatur miliarese. Tantum petimus nos iste mo- 
nacus infra iamdictas fìnes quantum antea tenuit Martino cane famulo Sancii 
Sgrì siue per suum acquistum velpro quolibet ingenio, et postea tenuit Johannes 
archidiaconus per libellum. omnia et in omnibus plenum et vacuum. una ctim 
exitu nel duulices earum. Item petimus nos seruo uno iuris ecclesie vestre 
nomine eis 

Quantunque 1' atto sia privo di data , è opinione del eh. Grassi che debba 
collocarsi fra i più antichi del vescovo Giovanni (a. 984 circa) , e spetti così 
al tempo nel quale l' autonomia proprietaria (direbbesi) non essendo ancor 
piena nel monastero di san Fruttuoso, era necessario ne' suoi contratti l'in- 
tervento del Vescovo come signore eminente dei beni delle chiese. Le molte 
e cospicue donazioni che il detto monastero ebbe in seguito (Ved. Cartario, 
pag. 32, 37, 39, 44), fanno supporre condizioni diverse. D'altra parte i do- 
cumenti da noi prodotti fra il 992 ed il 999 non fanno memoria di un abate 
Leone, ma sì di Bonifacio e Madelberto. 

Finalmente, quanto ad alcune fra le località ricordate nell'atto, confessiamo 
di non trovarci molto sicuri nel fornirne una interpretazione. Rupanico et Plano 
vicanico , per esempio sono di questo numero. Forse il primo è una scorrezione 
di Rapallo? e forse nel secondo deve riconoscersi il sito di Vigliacca, presso 
le Piane, sopra Rapallo? Agono è l'odierna Ognio in Fontanabuona; nel Plano 
dovrebbero riscontrarsi la Piane già dette , e nel Mons sancii Ambrosii V attuale 
parrocchia di Santo Ambrogio del Forno in prossimità di Rapallo. 

(') Reg., pag. 405-06. 

(') Pertz, Monmn. Gemi. Histor., V. 694 

(?) Cartario, pag. 509. 



( 310 ) 

almeno fino al giugno del k0l9 ('); sicché conta be 
trentacinque anni di sede. 

L'anno stesso abbiamo poi notizia di Landolfo, per 
la donazione della basilica di san Marcellino da lui fatta 
al monastero di san Siro (-), e per avere egli assistito 
allora, insieme col Vescovo di Limi, alla pubblica/ione 
di tre costituzioni fatta nella Dieta di Strasburgo da 
Enrico II imperatore ( 3 ). Ma non possiamo determinare 
quanto tempo serbasse la dignità ; perche 1' ultimo do- 
cumento che di lui ci parla è del maggio 1034 ('*), 
mentre il primo atto di Corrado I che gli successe reca 
la data dell'ottobre 103G ('). Pensiamo quindi che, a 

(') Reg., pag. 218. 

C-) Id., pag. 433. 

(') Cartario, pag. 1 14. 

(*) Reg., pag. 167. 

( s j ld., pag. 30o. Ed ecco anche pel periodo in cui sedette questo Vescovo 
un nuovo documento, fornitoci dalla consueta liberalità del eh. Grassi, e 
desunto dal Codice precitalo (fol. 439 verso), dove è trascritto ad imitazione 
dell' antico carattere coevo. La rubrica però è di mano più recente. V. atto 
riguarda poi la vendita d'alcuni terreni livellari della Chiesa Genovese, il cui 
diritto perciò vedesi nel contesto del medesimo affermato. 

PRO CAMPO DE CASAL10 ET AL1IS ET REBVS MVLASANE. 

In nomine domini dei et saluatori nostri ihesu christi. Cumratlus tjralia dei 
imperator augustus. Anno imperii eius deo propicio undecima, mense ianuarius. 
indictione . . . 

Manifesti sumus nos petrus presbiter filius quondam . . e boniza fìlia 

quondam Nos quidem impresentia testi um accepissemus et aecipimus a Ir 

■imi iti un s /ilius quondam petrì arientum denarios bnnos papienses solidos cen- 
tam tantum utilitatibus nostris peraiendum. de quo predo quod accepimus a 

te vendimus tradimus a'que refudamus Ubi qui saprà. Martiuus. or. sunl 

rebus nostris libellariis quas ubere risi sumus in loeis e fumlas molazanu. 
prado de cornute, campo desubtus. mansione alberir. smait... rampo de rasai in. 
pasteno rei prò aliis ceteris locis e vocabolis ubiruni \fc pM -lin Bel sarte irnienti 
f aerini tantum vinci* mstaìitiis roboretis stile is (iceti* sito i$ rampispralis epascuis 
omnia ex omnibus plenum è tantum qualiter superius toqitur in integrum. una 



(mi) 

modo di approssimazione, sia da ammettere eli' ei se- 
desse un tre lustri. E lo stesso periodo di tempo ci 

t-tim exitis earum a presenti die. in tati qui supra Martinus rei in eredibus 

tuis aut cui tu dederis vel abere statueris in potes'ate ex nostra qui su pi a 

petrus presbiter e bonìza pienissima largietate rei cuicumque voluerilis 

saluo censu ecclesie cuius est proprietas. et liceat te eumdem libelìum petite a 
nomine tuum rei cuiuscutnque colueris. et si fìerel quod non credimus nos qui 

supra petrus presbiter e boniza si unquam in tempore nos rei nostri* 

eredibus auersus suprascripte qui supra martinus rei auersus tuisque eredibus 
de suprasrriptis casis e rebus qualiter superius legitur in ineegrum mere uni 
causare quesierimus rei ah ani ornine defensare non potuerimus. preler de ec- 
clesia eiiins est proprietas. tane spondimus nos qui supra petrus presbiter e 
boniza vel nostris eredibus componere libi qui supra martinus vel al eredibus 
tuis aut cui dederis penam duòli suprascriptis casis e rebus sicut prò tempore 
fuerint melioratis aut vaìuerint sub estimacene in consimilibus locis. quam vero 
cartam rendicionis me pagintim auerardus notarius traditili e scribere roga iti - 
mas. in qua subter confìrmans testibusque obtuli roborandum. Actum loco malu- 
z nta. feliciter. 

Signum m. manus suprascripta boniza que anc cartam rendicionis fieri rogata 
et ariento acepi ut supra. 

f Petrus presbiter in ac carta vindicionis a me facta subscripsie suprascripta 
ariento accepi. 

Signum m, m. tn. m. m. manìbus Johann! et iterum .lohanni et lercio Johann! 
e mauro e g'irardus rogati testes. 

Ego qui saprà euerardus notarius sacri palata subscripsi completi i r dedi. 

Ego oliuierus notarius transcripsi et exempiiflcaui lue ut supra ad instar etexem- 
plum priinitiue carte que inde facta fuit. nihil addito rei diminuto, excepta forte 
li'leci vel figura litterarum vel que percipere non potiti, sententia -nonmutata. 
Ime autein feci lussa et auctoritate consulum placilorum bonifaciii quondam 
alberti de rotta, boniuasalli barbeuarie. balduini de volta, (insaldi policini. qui 
lauti lueruut lume eamdem oim haberi ut alii prima carta habebat et per 
attinia oblinere firtnilalein. quod ideo fecerunt quoniain rum tiuetlain nutlieres 
inabiliti et adalasia pritnam cartam haberent et ad curiam domini archiepi- 
scopi prò censu ecclesie specturet. et ille cartam suam archiepiscopo dare iiollenL 
supplicami consuMbus ioannes barrilurius minisler curie archiepiscopi ut 
eretnptum in suo registro fieri, facerent ut copiam inde habere curia posset. et 
consules annuentes sappi icationibus suis. volentes etiam ut ius suum cuiqne 
serue'ur ilesttiii. eidentes hoc eti'itu fare utililalis. ut supra preceperunt et lait- 
daueruiil. m'Ilesimo dueenlesimo VII. ititlictitine Villi, mense augusti. 



( 5"12 ) 

Sembra 'òhe sia pur da assonnare a Gofcràdò, il cui ul- 
timo allo è tìél gìtlgtid I <>5 1 ('). 

Stando poi ad alcune cronache, il Vescovato di Cor 
rado andrebbe distinto da due latti di molta rilevanza. 
Imperocché Lodovico Gavitelli, narrando le contese di 
Corrado IT con Eriberto famosissimo arcivescovo di Mi- 
lano, riferisci! che questi venne per comando dell' Im- 
peradore fatto prigioniero cum pracsuUbm Qenuensé, 
Vercellen^e ae Piacentino ( 2 ); ed Uberto Cancelliere 
rammenta che i genovesi essendosi, nel 1049, impadro- 
niti di Muzaito capo dei saraceni invasori della Sar- 
degna, lo aveano per mezzo del loro Vescovo mandato 
in Germania ad Enrico III successore di Corrado anzi- 
detto ( 3 ). Se non che la narrazione del Gavitelli è con- 
trastata dai più attendibili scrittori milanesi, i quali 
citano invece Episcopos Cremonensem, Vercellenst ni . 
Place n tinum ('>); ed il racconto del Cancelliere deriva 
da una tradizione cui l' illustre Amari ha provata del 
tutto insussistente ( 5 ). 

Ricco assai di documenti egli è poi nel nostro Re- 
gistro il vescovato di Oherto, che tenne dietro a Cor- 
rado, e comprende gli anni dal 1052 al 1078, o poco 
più oltre ( 6 ). Alcuni scrittori lo dicono dei Pevere; e 
benché sia certo che un tal cognome non risale oltre 



'& j 



(•) Reg., pag. 2G0. 

(-) Cav.tf.lli, Cremonenses Annalcs, apud Grakviiim, Thesaur. AwHquàt. Uni., 
voi. Ili, par. II, co!. 1286. 

( 5 ) Oberti Cancellami Annalcs, ad aun. 1166. 

O Arnulphi Hìstor. Mediai., lib. II, cap. XII, apud Muratori, S. li. A, IV. 17: 
Flamma, Manipulus fiorimi, cap. XL, apud eumd., XI. 647. Notisi ancora che il 
Caviteli! anticipa di due anni i! fatto, o così lo riporta sotto il 103.'», mentre 
in realtà la prigionia d' Eriberto non ebbe luogo prima del 1037. 

{'•) Ved Amari, Prime imprese degli italiani nel Medlftàrraneo , pag. il 

( c ) Reg., pag. 141 e 329. 



( ~>lo ) 
il secolo XII, l'asserzione però non è da confinare tra 
quelle che sono destituite di ogni buon fondamento; vo- 
lendosi piuttosto considerare come l] eco di una tradi- 
zione alquanto confusa, la cui somma consiste nel ram- 
mentare la derivazione del nostro Vescovo dai Visconti. 
I quali si ripartirono in più famiglie; e l'ima di esse 
appunto assunse poi quel cognome. Nel modo stesso pa- 
recchi storici ricordando la fondazione della chiesa di 
Nostra Donna delle Vigne, fatta da due Visconti nel 
980, li appellano Oberto Spinola e Guido di Carman- 
dino, benché sia certo che né 1' una né l'altra di quelle 
distinzioni esistessero ancora. Che poi de' Vescovadi si 
fossero di que' giorni impadroniti i più cospicui casati, e 
ne avessero costituito come un privilegio di loro spe- 
ciale ragione, ce ne 'attesta la storia di tutta l'Italia 
superiore, e ne abbiamo esempi sincroni o quasi al no- 
stro Oberto in Alrico vescovo d'Asti, fratello del mar- 
chese Odolrico Manfredo di Torino, ed in san Guido 
vescovo d'Acqui, cui il eh. Desimoni provò degli Alera- 
mici signori di quel Gomitato ('). Si noti anzi nel Car- 
tario e fra le Tavole genealogiche dai noi compilate (" 2 ) 
quell' Obertus subdiaconns filius qm. Ingoili, il quale in 
atto del 1018 interviene co' suoi fratelli alla divisione de' 
beni fra essi, la vedova e la figlia di Oberto Visconte ( 3 ); e 
nuovamente si riguardi al medesimo Oberto che nel lOil 
si professa diaconus de ordine sancte Genuensis Ecclesie, 
ed è liberale di alcuni poderi al monastero di san Siro (''). 
Si sa che i canonici diaconi erano eguali non solo 



(') Desimoni, Lettere stiliti Marche dell'Alia Italia , ecc.; Ve<!. Lettera I. 

( 2 ) Queste Tavole faranno sognilo e complemenlo alla Parlo IV. 

( 8 ) Cai lai in . pag 101 

;M Chartarum, voi. I , mi, 531. 



( 514 ) 

ai canonici preti , ma li superavano nelle cariche e 
nelle onorificenze; ed è noto che la elezione dei diaconi, 
e poi degli arcidiaconi a successori dei Vescovi, fu lunga 
pezza quasi consuetudinaria e di diritto. Per ciò appunto 
noi reputiamo si possa con buon fondamento considerare 
il detto Oberto suddiacono nel 1018, e poi diacono nel 
IO il, siccome una stessa persona con l' Oberto fatto Ve- 
scovo circa dieci anni più tardi, e pur sempre bene af- 
fetto al monastero summentovato. E tale ce lo dimostra 
per l'appunto il primo atto conosciuto del suo governo; 
conciossiachè venuto a composizione nel 1052 con tutta 
la massa delle famiglie viscontili, distinte allora nei 
tre rami precipui di Manesseno, di Car mandino e delle 
Isole, per le decime da esse dovute alla sua Chiesa, 
queste medesime decime donava egli al detto mona- 
stero ( l ). Il documento di tale composizione afferma 
inoltre che i Seniori, rappresentanti di quelle famiglie 
citili sint nobiles atque potentes, prò contentionibus quas 
cuni antecessoribus nostris sernper liabucrant , n ti la- 
queari illis suas decirnas dederunt: indizio non dubbio, 
ripiglia il Desimoni, della lotta politica che ferveva da 
noi come altrove, da gran tempo, tra l'elemento feu- 
dale e 1' ecclesiastico disputantisi il sopravvento; e 
indizio altresì « che in questa, o poco remota con- 
giuntura , i Visconti amicandosi col Vescovo abban- 
donarono la parte politica del Marchese loro antico si- 
gnore » ( 2 ). E la ragione di questo abbandono come di 
quella amicizia è palese. Con 1' avvenimento di Oberto 
alla sede episcopale essi non aveano più di che temere 
dalla Chiesa, e ben poteano sagrificarle poche decime 



(h) Reg., pag. ìli. 

(*) Atti, voi. I , pag 1 1 ; 



( 315 ) 
per governarla a lor posta ; mentre forti dell' appoggio 
del clero, ne avrebbero fatto come una leva potente a 
scuotere ogni ombra di vassallaggio. Né il Vescovato 
usci più se non che a brevi intervalli, dalle mani dei 
Visconti , anche buon tratto di tempo dopo di Oberto. 

Al quale rifacendoci ora di proposito, notiamo com' ei 
soscrivesse in Roma, nel 1059, ad uno Statuto di papa 
Nicolò II circa l'elezione del Pontefice (*); e come del 
1074 gli fossero da Gregorio VII indirizzate lettere, con 
cui gli si commetteva di non consentire a che un cit- 
tadino genovese, di nome Ansaldo, cedendo alle istiga- 
zioni del proprio padre, si separasse dalla moglie falsa- 
mente accusata d' infedeltà ( 2 ). Nelle lettere stesse inti- 
mavasi pure ad Oberto di condursi a Roma (praeterea 
volumus ut, quam citius possis, praesentiani tuara nobis 
exìiibere studeas); e certo il motivo di una tale chia- 
mata dovette derivare dalla necessità di ammonirlo, af- 
finchè non si schierasse nel novero dei prelati che quel 
Grande sperimentava oppositori nella fierissima lotta che 
divampava tra la Chiesa e l' Impero. 

Se Oberto ottemperasse allo invito, noi non sappiamo; 
anzi inchineremmo a dubitarne, perchè verso la fine del 
medesimo anno 1074, avendo il Papa invitati ad un 
Concilio i tre arcivescovi Tealdo, Ottone e Goffredo da 
Castiglione, i quali accanitamente si disputavano il 
Seggio di Milano ("'), e con essi invitati pure i suffra- 
gane! di quella Chiesa, indirizzò le lettere a' vescovi 
Gregorio Vercellensi , Cuniberto Taurinensi, Inno ai 

(') Pertz, Monum. Germ. Histor. , voi. IV, par. II, pag. 471-80. 

( 2 ) Ved. Epist. Gregorii VII, Iib I, ep. 48; apud Mansi, Condì, XX, col. 99. 

( 3 ) Tealdo, semplice suddiacono, era slato eletto di molo proprio dall'impe- 
ratore Enrico IV, e Goffredo era intruso nella sede per vilissimo mercimonio 
Ottone invece parteggiava pel Papa, o meglio per la riforma del clero. 



( qtf ; 
Aslensi, Ogerio eporediensi , Opizoni Laude nsi , et cae- 
teris suffraganeis sanctae Mediolanensis Ecelesiae obe- 
dientibus Apostolieae Sedi ( l ). Si sa che i suffragano! i 
quali aveano consacrato Goffredo, od altrimenti sposate 
le parti di Tealdo, erano stati scomunicati; e però il 
non trovar qui fatta esplicita menzione di Oberto, ci 
sembra forte indizio per sospettare eh' ei fosse appunto 
di quel numero. Ad ogni modo é certo che allorquando 
il Pontefice, nel Concilio di Laterano (1076), alla pre- 
senza di centodieci Vescovi, ebbe scomunicato Enrico IV, 
proclamandolo decaduto dall'Impero e dal Regno, tutti 
i Vescovi dell'Italia superiore, ad eccezione dei Pa- 
triarchi di Venezia e d'Aquileia, furono coinvolti nella 
scomunica ( 2 ). 

Nò in questa via indietreggiò punto il successore di 
Oberto, che fu Corrado II dei Mazzanelli o Manganelli 
(famiglia divenuta poi consolare), come ne lo attesta una 
importantissima bolla di papa Innocenzo II, data da Pisa 
il 1134 ( 3 ). Conciossiachè il suo primo atto ce lo rivela 
presente, nel giugno del 1080, alla Sinodo tenuta in 
Brixen, per ordine di Enrico suddetto, insieme con 
Tealdo prementovato,- Corrado di Brescia, Ottone di Tor- 
tona, Guglielmo di Pavia, Guarnieri di Bobbio, e con 
più altri prelati italiani e tedeschi; dai quali Gregorio VII 
è dichiarato deposto dal Sommo Pontificato, eleggendosi 
in luogo di lui Guiberto di Ravenna, che prese il nome 
di Clemente III ( v ). 

Per tal guisa la scomunica lanciata nel 1076 non fu 

(') Ernst. Greg. VII, HO. III., ep. 9; apud Mansi, XX. 1 94. 
( 2 ) Mansi, XX. ÌG7 e segg.; Epist. cil. , lib. MI, nuin. li (ibid.); Voigt, itisi. 
rie Greg'. VII, voi. li, pag. 48. 
C) Reg.. pag. il'.). 
(') PertZj Mimimi <irrm., voi IV, par. I, pag, 54-52. 



( 517 ) 

punto rivocata durante l'intero vescovato di Corrado; 
anzi si protrasse a quello di Ciriaco, succedutogli forse 
prima del 1090 ('); e, che è ben più, niuno de' suffraganei 
della Chiesa Milanese erane stato ancora assoluto al- 
l'epoca del Concilio di Piacenza, nel 1095. Imperocché, 
dopo la celebrazione di questo, volendo Urbano II far 
consecrare Arnolfo o Arnoldo III di Porta orientate, che 
fino dal 1093 era stato eletto arcivescovo di Milano, 
dovette per quella circostanza derogare alla consuetu- 
dine la quale devolveva ai suffraganei il compimento 
della cerimonia, ed incaricarne invece l'Arcivescovo di 
Saltzbourg, nonché i Vescovi di Passavia e di Gostanza ( 2 ). 

Di Ciriaco non abbiam documenti; salvo una lettera 
indirizzatagli da papa Urbano, a proposito d'i un tale 
che, mortagli la moglie, avea sposata una donna con- 
sanguinea della medesima; onde il Pontefice gli inti- 
mava, che se della consanguinità fosse risultato per 
deposizione giurata di due o tre testi, il matrimonio do- 
vesse onninamente essere sciolto ( 3 ). La lettera non ha 
data; ma deve essere posteriore al 1095, per la ragione 
della scomunica la quale abbiam detto non ancora tolta 
in quell'anno. 

Tien dietro a Ciriaco Ogerio, il cui Vescovato, onde ci 
è testimonio la già ricordata bolla di papa Innocenzo,, ( 4 ), 
non può avere avuto che una durata brevissima. Con- 
ciossiachè di lui non è verbo nella Cronichetta della 
prima Crociata, scritta da Caffaro, dove pur si ram- 
memora la predicazione di quella impresa seguita del 

(') L'ultimo alto di Corrado è del dicembre 1087. Ved Rcg., pag. ì ì -2 . 
( 2 ) Uaulleville , llist. ci t. , voi. I, pag. 337 e 347; Giulini, Man. ccc, voi. II, 
pag. 606. 
C) Decretum (Italiani. Pars 11,, Causa XXXV, quaestio VI, cap. IH, 
(*) Reg., pai;. ilo. 



( r.is , 

1097 in Genova, nella chiesa di san Siro, per opera dei 
Vescovi di Grenoble e d'Orango ('); e di quell'anno 
medesimo, per testimonienza del suddetto annalista, ebbe 
quindi luogo li elezione di Airaldo. Che questi poi fosse 
de" Guarachi , lo ha lasciato^scritto il Varagine che ben 
poteva saperlo ( 2 ); ed io lo credo tanto più fermamente,, 
se considero che quella famiglia rimonta al secolo X , e 
trovasi nel XII in consorzio con 1' altra viscontile de' 
Guerci, a proposito del possesso di parecchie decime 
della Chiesa. Ma di ciò a luogo meglio appropriato. 

Qui piuttosto dobbiamo soggiungere come, a partire 
da Airaldo, sparisca nella serie de' nostri Vescovi ogni 
ragionevole dubbiezza, mercè l'esatto ricordo che di essi 
ha lasciato il già mentovato cronista. Il quale cosi scrive: 
Tempore consecracionis domni Air aldi episcopi currébant 
a uni Domini 1099, et postea vixit in episcopatu per 
annos 17 ; et quando mortuus fuit currébant anni Do- 
mìni 1116 ' ; et hoc fuit in vigilia sancii Bartholomei .... 
Sed post tempus electionis vixit per annos 19 in Ja- 
nuensi civitate. Item post mortem domni Airaldi episco- 
pus Oto introivit, et vixit per tres annos; et per alios 
tres annos stetit civitas sine episcopo ; et quando intravit 

* 

anni Domini 1117 , et quando mortuus fuit 1120. Item 
episcopus Sigifredus vixit in episcopatu per annos sex; 
et quando intravit currébant anni 1123, et quando 
mortuus fuit 1129 ; et civitas stetit absque episcopo per 
annum unum. Et archiepiscopus Syrus quando intravit 
1 l'.ìO; et quando pallium et crucem suscepit in archi- 
episcopatum 1133 ( 3 ). 



l'i Hit, 1. 25. 

(*) Ckrou. Gru, apud Muratori, IX. 31. 

(*) PtRrz, Mon. derni., XVIII. 39. 



( 311) ) 
Innanzi di essere costituito nella dignità vescovile, 
Airaldo era stato Preposito della Congregazione dei ca- 
nonici di Mortara (') ; e questa circostanza lasciando 
credere eh' egli medesimo introducesse un tale Ordine in 
Genova, ne induce ad accostarci al Pennotto, il quale 
appunto riferisce siffatta introduzione circa il 1100 ( 2 ). 
Per tal modo que' sacerdoti Sellando e Pietro, i quali, 
secondo una carta da noi prodotta ( 3 ), accettarono in 
detto anno da Richizo prete e da più altri la rinunzia 
di ogni diritto sovra la chiesa de' santi Salvatore e 
Teodoro presso il lido del mare ( 4 ), potrebbero riconoscersi 
come i procuratori della mentovata Congregazione. E 
si avverta che l'atto ebbe luogo con istraordinarie so- 
lennità, concorrendovi col vescovo Airaldo, gli abati 
di san Siro di Genova e di santo Andrea di Sestri, 
nonché varii fra' più notabili cittadini. Oltre di ciò il 
documento medesimo serba memoria della consecrazione 
della chiesa, accaduta il dì 20 luglio del 1100, per opera 
dello stesso Vescovo e del Cardinale Portuense legato di 
papa Pasquale II. 

Perchè poi dalla nomina di Airaldo alla sua consecra- 
zione corresse un biennio, il Paganetti ha creduto spie- 
garlo coli' assenza del Metropolitano Milanese cui spet- 
tava il compiere alla cerimonia ('); il qual Metropolitano 
1' Ughelli ed il Puricelli fanno partire due volte per la 
Crociata di Terra Santa, cioè del 1090 e 1100. I docu- 



(') Ved. Robolini, Notizie storiche di Pavia, voi III, pag. 257. 

( 2 ) Pennottus, Generalis totius Ordinis clerico rum canoiticorum ete. , pài*. 
329 e 449. 

( s ) Cartario Genovese, pag. 205. 

(*) Questa chiesa cadde per forza di mine il dì 4 ottobre 1870, onde cedere 
il luogo ai Magazzeni Generali che ora si vanno costruendo. 

r 5 ) Paganetti, Istoria ecc'es., voi. II, pag. 176. 



( 500 ) 

tmeati parò all'ormando la presenza di Anselmo IV <!a 
IJoiso in Milano sino alla méte «lei 1100, riducono quei 
piaggi ad uno soltanto; dal spiale per giunta l'Arcive- 
scovo non tornò più alla propria sede, essendo morto 
a Costantinopoli il 30 settembre dell'anno appresso ( 4 ). 
Tristano Calco all'erma che Anselmo predetto salpò 
in questa sua spedizione da Genova, con la flotta clic 
quivi sferrò dal porto alle calende di agosto del 1100 ( 2 ); 
ma gli Annali di Gaffaro, che egli cita, noi dicono 
chiaramente (-?);; e ad ogni modo la consecrazione di 
Airaldo, per la esplicita affermazione di CafFaro, non 
potrebbe ritardarsi fino a quell'epoca. Gli Annali me- 
desimi ci guidano però a indovinar meglio la causa 
dell'accennato ritardo, allorché ci dicono che gli anni 
1098 e 1099 trascorsero per Genova pieni di tumulti e 
di cittadine discordie ( 4 ). E siccome queste impedirono 
ai genovesi d' intendersi circa l' elezione dei Consoli , 
cosi è probabilissimo quanto sospettò già prima di noi il 
rimpianto collega avv. Francesco Ansaldo , che cioè essi 
non si trovassero allora nemmeno concordi circa l'eletto 
a tenere la sede episcopale. La supposizione da lui af- 
facciata, che Genova non sia rimasta del tutto estranea 
alle grandi contese delle investiture ed allo scompiglio 
suscitato dovunque dai preti concubinarii , è ora confer- 
mata da quanto abbiamo innanzi rilevato, e lo sarà 
ognor più da quanto rileveremo ancora nel seguito di 
di questo lavoro. Del resto poi la bolla di papa Inno- 
cenzo II, più volte menzionata, lamenta anch'essa come 

(') Saxius, Op. cit. , 11, pag. Ì(i2; Giulim, Mem. cit. , voi. Il, pag. 694 e 706, 
i 2 ) Calchus, Hist. Patr., Uh. Ili, apud Giuevium, Thesauf, Antiquii Hai., 

\o|. Il, pan I, cui 2117. 
i s i Voci. .1///, I 34, 
• [III, I. 66. 



( m ) 

da' tempi del vescovo Uberto alla ordinazione (e si noti 
che non si dice elezione) di Airaldo, la Chiesa Genovese 
fosse stata in mano di cojiatbinarii o di barbari (alios 
procubitores , alios vero barbaros), e come molti de' suoi 
canonici, cedendo al peso delle oppressioni e dei mali, 
avessero dovuto esulare , e rimanersene lungamente lon- 
tani dalla città ('). 

Né passò quindi tranquillo il vescovato di Airaldo. Il 
quale rileviamo da Landolfo giuniore, cronista contem- 
poraneo, che fu presente alla consecrazione di Grosso- 
lano, già vescovo di Savona, allorché questi dopo la 
morte di Anselmo IV, che lo avea costituito suo Vicario, 
venne eletto a succedergli {-)\ ma che non tardò poi 
lungo tempo a chiarirglisi avversario. Onde Landolfo 
medesimo racconta come essendo Grossolano partito per 
Gerusalemme, lasciando a far le sue veci il vescovo Ar- 
derico di Lodi, alcuni illustri chierici milanesi i quali 
non voleano riconoscere l'autorità di quell'Arcivescovo, 
nel giugno del 1110 si recarono in Genova, dove da 
Arderico di Carimate, primo e principale diacono della 
Chiesi Ambrosiana, furono presentati ad Airaldo. Et 
Episcopus Me (Airaldus), cosi prosegue il Cronista, licei 
foret Grossulano contrarins, ordinò allora Olrico vice- 
domino in ostiario, lettore, esorcista ed accolito, Gui- 
done Fulcumanio suddiacono, Anselmo da Pusterla ed 
Enrico da Birago diaconi, Landolfo Caronia prete ( 3 ). 

In appresso Airaldo fu eziandio tra i più. ardenti fau- 
tori di Giordano da Clivio, allorché all'aprirsi del 1112 
la fazione contraria a Grossolano glielo oppose in Arci- 

(') fìeg., pag. 448. 

(-) Landulphi Jumoris, Histor. Mediolan., eap. Ili; a pud Muratori, S. R. I. , 
V. 474. 
(') Landulphi, Hist. ri/., cap. XVII. pag. 188; Giui.ini , Sfem., III. 12 



( 522 ; 
vescovo, e rinnovò cosi nella Metropoli lombarda il de- 
plorabile esempio di due Pastori contemporanei. Impe- 
rocebè, segue il precitato autore, Landulphus Episbopus 
Astensis et Arialdus Januensis et Mamardus Tauri- 
nensi*, non solum ad osuclandum venerunt (Jordan uni 
de Clivi), sed quasi ut ordinarent eum Episcopum. ni 
sequenti mense f'ebr icario a'I ipsum venerunt. Che se 
Landolfo d'Asti si mostrò poi titubante, Airaldo di 00 
nova e Mamardo Torinese compirono risolutamente alla 
cerimonia della consecrazione ('). 

Lasciò anche memoria di se il cancelliere d'Airuldo 
medesimo, che fu Sallustio, il quale abbiamo dallo Stella 
che scrisse la storia della traslazione di san Fruttuoso. 
Dove, parlando di Genova, cosi la apostrofa: Tu mÌTUi 
illìus (sancii) intervenienlibus meritis, plurimarum eivi- 
tatum effecta es domina, tu iam nonnullarun gentium 
imperatrix probaris esse praeciptia ( 2 ). 

Di Ottone e di Sigifredo nulla abbiamo che meriti di 
essere particolarmente registrato in questo capitolo; ma 
ma quanto alla erezione della nostra Chiesa alla di- 
gnità di Arcivescovile, ci affrettiamo ad aggiungere come 
anche questo sia un fatto da considerarsi in relazione 
colla storia milanese. Difatti, correndo l'anno 1128, 
l'arcivescovo di Milano Anselmo da Pusterla (quel 
desso che vedemmo piti sopra ordinato diacono dal no- 
stro vescovo Airaldo) avea coronato Corrado III di Ger- 
mania in Re d'Italia; e suscitate con tale atto contro 
dell'anzidetta città le ire di non poche fra quelle stesse 
terre, che, come Genova co' suoi rinomati ingegneri 
meccanici ( 3 ), l'aveano soccorsa nella guerra di Como. 

C) Landolphi, oap. XXI, pag 491-92. 

( 2 ) Stella, Annoi. Genuen., apud Muratori, XVII. 11 il. 

fj Anonimi, De bello et erri, Un urbis Comrvsis . npiul Muratori ,8. /?. /. , V. ì'rl. 



( 323 ) 

La qual guerra essendosi pur l'anno avanti conclusa col 
trionfo dei milanesi, aveva loro attribuita la egemonia 
di tutto il territorio lombardo, e reso manifesto come 
essi con l'esercizio della medesima divisassero sostituire 
sé stessi al potere reale. Abbracciarono quindi esse terre 
la causa di Lotario II re legittimo, il quale a sua volta 
appoggiò il papa Innocenzo II contro il pseudo- pontefice 
Anacleto II sostenuto invece da Corrado. La bufera scate- 
nossi fierissima fra le parti; ed in Milano stessa, dove i 
fautori d' Innocenzo e di Lotario non erano pochi , andò 
a colpire di preferenza l'arcivescovo Anselmo piuttosto 
debole che perverso. Il quale, in un pubblico parlamento 
(1133), videsi perciò accusato di eresia, di spergiuro, di 
di sacrilegio, e d'altri delitti cui non mettea bene spe- 
cificare pubblicamente , ma di che sarebbonsi offerte le 
prove al cospetto di un tribunale composto de' Vescovi 
sulì'raganei di Novara e d' Alba di Monferrato. 1 Consoli 
di Milano, intromettendosi nella questione, dichiararono 
ch'essi medesimi, coli' assistenza di tutti i suffraganei , 
avrebbero investigata la causa; ed il Concilio Provin- 
ciale adunatosi quindi all'uopo, die' sentenza che An- 
selmo era scaduto dall'Arcivescovato. Ma il Pontefice 
non si ristette perciò dal punire i milanesi; e cos'i fu che 
sottrasse al loro Metropolitano il Seggio vescovile di 
Genova ('). 

Della famiglia di Siro II, nostro primo arcivescovo, 
non abbiamo lume di sorta; della sua carità e religione 
fanno amplissima fede gli Annali; delle sollecitudini 
che usò nel tutelare i beni e le ragioni della sua Chiesa, 
è largo testimone il Registro, secondo quello che abbiamo 
già altrove accennato e dovremo ripetere ancora. Di 

i'j Uiw.ini, }fnu., III. 212 e 3Sgg H j IlAru.r.viì.u-:, 1. 390-100. 



( 7,n ) 

Dgone, che gli succedette u<d 1463, sappiamo che fu>dei 
Della Volta» e cos'i appartiene a' Vis<^>n ti , se (come'hoi 
proponiamo) quel casato e l'altro dei Caschif'ellone si am- 
mettano discesi da un medesimo stipite. Il Registro poi ce 
lo rivela zelantissimo non meno dei diritti della Chiesa, 
che degli onori dovuti alla persona del suo Pastore ('). 

Ma qui ci arrestiamo, giac-hè un elenco degli Arci- 
vescovi ci condurrebbe troppo oltre i limiti del nostro 
compito. Raccogliendo piuttosto la somma dello esposte 
considerazioni concludiamo disponendo in calce i nomi 
e le epoche certe dei Vescovi genovesi, giusta le risul- 
tanze delle indagini praticate. 

VESCOVI DI GENOVA. 

Diogene: a. 381. . 

San Valentino: fine del secolo IV o principii del V. 
San Salomone: prima della metà del secolo V. 
Pasgasio: a. 451. 
Eusebio (?): a. 465. 

San Felice : verso la fine del secolo V. 
San Siro: prime decadi del secolo VI; morto dopo 
l'anno 523. 

INTERRUZIONE PER LA RESIDENZA FATTA IN GENOVA 
dai Vescovi di Milano dal 5G9 al G'to circa. 

Giovanni I: a. 680; e forse fino dal 645 circa. 
San Romolo: tra la fine del secolo VII ed i principii 
dell' VIII. 

(') In un rogito di Giovanni Scriba, del 17 agosto 1163, si ha memoria di 
Mariscoto nipote di'Ugone, che era allora solamente arcidiacono (Chartarum, 
II, col. 869); e se ne ha pure notizia per un allo dei lis.'ì. cui egli interviene 
come testimonio (Iteg. , pag. 161). 



( 325 ) 

Viatore: dal 732? al 787? 

Dionisio: dal 788? alla metà circa del secolo VIIH 
Sigiberto: verso la metà del secolo Vili. 
. Pietro: a. 863. 
Sabbatino: a. 876. 877. al 915? 
Raperto: a 916 al 944? 
Teodolfo: a. 945-981. 
Giovanni II: a. 984-1019. 
Landolfo: a. 1019-1034. 
Corrado I: a. 1036-1051. 
Oberto: a. 1052-1078. 
Corrado II: a. 1080-1087. 
Ciriaco: a 1090-1095 (circa). 
Ogerio: a. 1096-1097. 

Airaldo: eletto nel 1097, od anche al principio del 
1098; consecrato nel 1099; morto il 23 agosto 1117. 
Ottone: a. 1117-1120. 
Sigifredo: a. 1123-1129. 
Siro II: a. 1130. Proclamato arcivescovo nel 1133. 



CAPITOLO TERZO. 



Della Curia. La Difesa e i Difensori della Chiesa. Gli Avvocati ed i Vicedomini. 
Due forinole dei libelli enfiteutici. La gente dei Bulgaro. L' economo Alessandro 
ed i suoi successori. Uffìzi domestici. La Corte. 



I. La cura o difesa (mundiburdio), come si disse, del 
patrimonio de' sacri luoghi, fu sotto i longobardi affidata 
agli scarioni ed agli azionarti, e regolata da una legge 
di Astolfo ('). I primi che erano uomini d'armi, ossiano 
arimanni , doveano difendere le chiese da ogni attacco, 
per esse combattere in duello e per esse giurare; con- 
ciossiachè il giuramento, sebbene approvato per giusto 
dalla ragione, fosse per le disposizioni canoniche vietato 
al clero. Gli azionarii poi amministravano i beni non 
altrimenti che come fattori e causidici ( 2 ). 

Ma col volgere de' secoli , e col mutarsi della domi- 
nazione longobarda in quella dei Carolingi, mutarono 
anche siffatti nomi; per modo che in luogo degli sca- 



C) Aistulphi, lex X. 

( ! ) Troya, Della condizione de' romani vinti da' longobardi , § CLIX e CLXXII. 



( 327 ) 
rioni entrarono gli avvocati , ed al posto degli azionarti 
i vicedomini. Si aggiunga che da' tempi dei Carolingi in 
appresso, le proprietà delle Chiese aumentarono rapi- 
damente; ed i Vescovi avendo allora conseguite amplis- 
sime immunità, e perciò estesi territorii liberi in gran 
parte dalla giurisdizione de' Conti e degli altri ufficiali 
dell' Impero , le attribuzioni della Difesa acquistarono 
una maggiore importanza; onde l' Avvocazia delle Chiese 
si vide ricercata allora anche da' prmcipi, quando dalla 
potenza di esse speravano aumento alla propria ( l ). 

Gli avvocati, la cui nomina era fatta col concorso del 
Conte ( 2 ), giudicavano quindi in materia reale delle con- 
testazioni che si elevavano fra gli uomini liberi ed i 
proprietari dei beni fondi; in materia personale delle 
relazioni giuridiche fra gli uomini non liberi ed i loro 
signori; e nelle cause riservate alla giurisdizione comi- 
tale, che è a dire nelle criminali di maggior momento, 
rappresentavano e difendevano dinanzi al tribunale del 
Conte le persone comprese nel territorio immune ( 3 ). 

Tuttavia anche dopo le mutazioni accennate serba- 
ronsi lungamente in vigore le prische appellazioni della 
Difesa e dei Difensori, per la consueta ragione che i 
nomi sopravvivono sempre alle cose. Perciò appunto, 
e perchè le formole derivate nel nostro Registro appar- 
tengono a tempi molto più remoti di quelli cui spet- 
tano gli atti che sovr' esse vennero modellati, noi tro- 
viamo nei documenti del Codice in discorso alternarsi 
la memoria della Defensio e dei Defensores sacrosanctae 
Ecclesiae Januensis in tutti i libelli enflteutici che vi . 

(') Cibrario, Della schiavitù e del servaggio, voi. II, pag. 286. 

(*) Capit. Aquisgran. , a. 809 , cap. 22 , apud Balutium. 

( 5 ) Leg. Caroli M., cap. 99, 102; apud Muratori, S. R. /., tom. I, par. Il 



( 528 ) 

sono inseriti, a partire dal 916 fino al 1148 ('). In- 
torno al quale anno però anche 1' antico formolario fu 
messo in disparte, sostituendosi nella introduzione degli 
atti di tale natura alle parole Peto defensoribus, o De- 
fensionem, le altre che erano più consentanee alle mu- 
tate condizioni e più vere : Placuit atque conventi inler 
dominum Archiepiscopum etc. 

IL Chi poi si fossero gli avvocati della nostra Chiesa 
in tutto il periodo de' tempi sopra mentovati, noi non 
possiamo rilevarlo dai documenti ; non incontrandosi 
in essi altra memoria che quella di Azone suddiacono 
(a. 1006 e 1008), il quale fu vicedomino del vescovo 
Giovanni II ( s ). Tuttavia, quanto agli avvocati non si 
può disconoscere, comecché per notizie assai posteriori, 
che eglino si debbano ricercare negli ascendenti di quella 
gente che nel secolo XII cognominossi dei Bulgaro ( 3 ) ; 
conciossiachè in tale famiglia precisamente vediamo 
derivate le prerogative che furono per più secoli desti- 
nate appunto a serbare il ricordo della Avvocatura, 
un tempo esercitata in favore delle Chiese matrici. Tra 
le quali prerogative certamente la più comune fu quella 
del condurre il palafreno dei nuovi Vescovi nella ceri- 
monia del loro insediamento , e del riceverlo quindi dai 
medesimi in donativo ( 4 ). Di che al nostro proposito 
rende testimonianza Giorgio Stella, laddove, raccontando 
il solenne ingresso di Pileo De Marini (1401), scrive che 
ad ipsius habtaas equi, et circum eum totwn , peditus 
ìbaat scìentificus Andreas de Bulgaro wiedicinae doctor, 

(') Reg., pag. 323, 331, 335. 

(*) Reg., pag. 429, 433. 

( 3 ) Vedi le tavole genealogiche in seguito alla Parte IV. 

(*) Haulleville , op. cit., voi. I, pag. 435; Muratori, Dissert. LAMI 



C 329 ) 
aliique de sua stirpe de Bulgaro ianuenses, quibus a 
vetusto temporum hic in Archiepiscoporwn susceptionem 
mos est, quibusve semper , dum novus Archiepiscopus sic 
ad sedem verendam deducitur, equum suuni gratis elar- 
gitur , quando Basilicam maiorem ingreditur ('). 

Inoltre, come tutti gli avvocati delle Chiese ebbero 
in loro potere alcuni fra i beni delle medesime, cosi noi 
vediamo Ugone e Giovanni di Bulgaro essere, a questo 
titolo certamente, annoverati tra i vassalli dell' Arcive- 
scovo ( 2 ); e poi i figli di esso Ugone ricevere da Siro II 
(1149) la investitura della decima che Anselmo de' Fol- 
coini avea restituita alla Chiesa ( 3 ). La qual decima 
verisimilmente è quella del porto di Genova , o del mare, 
cui nel 1241 Andrea ed Enrico qm. Marino, nonché i 
figli di Ugolino, e Bulgarino co' suoi fratelli, tutti di 
Bulgaro, dichiaravano la loro famiglia avere a titolo di 
feudo ricevuta in antico dall' Arcivescovado ('*). 

III. L'ufficio degli avvocati necessariamente disparve col 
dileguarsi delle immunità, o quanto meno cessando essi 
dal rivestire allora la qualità di difensori insieme e di 
giudici, cessò con questa la ragione che agli ecclesia- 
stici non avea consentito 1' esercizio di una siffatta ca- 
rica. D' allora in poi il loro compito si ristrinse a quello 
di semplici economi; e con tal nome precipuamente e 
qualche volta con questo e 1' altro insieme di avvocati 
ce li indicano per 1' appunto i documenti. Di più l' uf- 
ficio di economo e quello di vicedomino furono talvolta 
cumulati in una sola persona, e devoluti quasi sempre 

(') Annal. Genuen., apud Muratori, XVIII. 1184. 

(*) Reg. . pag. 24, 299. 

( 5 ) Id., pag. 119. 

(') Id., pag. 674. Ved. anche le tavole genealogiche sopra citate. 



( 350 ) 

a' canonici, preti o diaconi, ed anche suddiaconi. E ciò 
premesso riesce chiaro non solo, ma naturale, quanto 
dal nostro Registro si impara, che cioè avvocato ed eco- 
nomo ( l ) di Siro II fosse il di lui suddiacono Alessandro ( 2 ), 
prevosto in pari tempo della collegiata di santa Maria 
di Castello ( 3 ), ed autore del Registro della Curia se- 
condo che abbiamo già notato a suo luogo (*). Finalmente 
siccome l'ufficio dello economo risponde a quello che 
oggi ancora presso molti Capitoli si sostiene dai cano- 
nici camerarii o camerlenghi; cosi noi stimiamo che il 
Camerarius Archiepiscopi , di cui nel citato Registro si 
fa cenno a proposito delle offerte dovute dalle chiese 
della città ( 3 ), non sia punto da ritenere una carica e 
persona diversa da quella dello economo, ma piuttosto 
un vocabolo derivato nel nostro Codice a significazione 
dell' ufficio medesimo da quel vetusto Cartolario del- 
l'' Arcivescovato, il quale già sappiamo che Alessandro 
interamente rifuse nella sua compilazione (°). 

Del citato Alessandro abbiamo memoria fino dal 
2 ottobre 1140, per essere egli intervenuto quale testi- 
monio alla investitura del Monte Lanerio consentita da 
Siro II a Guglielmo figlio di Caffaro ( 7 ); e troviamo poi 
che del luglio 1142 fu presente del pari all'istrumento 
onde lo stesso Arcivescovo diede in feudo a Caffaro me- 
desimo alcune porzioni dei molini di Noce e del Cerro ( 8 ). 

(•) Id., pag. 15, 366. 
(') Id., pag. 298, 299. 
f) Id., pag. 364. 
(*) Pag. 247. 
( s ) Reg., pag. 6. 

( B J Cosi evidentemente Y economo dell'arcivescovo di Milano è appunto chia- 
mato camerario in un lodo dei nostri Consoli del 1 1 45 (Reg., pag. 73). 
( 7 ) Reg., pag. 298. 
(") Id., pag. 299. 



( 331 ) 
Se non che in entrambi questi atti Alessandro non si 
dichiara altrimenti che suddiacono dell'Arcivescovo; né 
ad alcuna qualità si trova accoppiato quindi il nome 
di lui in altri documenti così del ridetto anno 1142 (') 
come del luglio e dell' agosto 1143 ( 2 ). Onde noi sa- 
remmo inchinati a credere ch'ei rivestisse la carica di 
econoìno solamente dopo quest' ultima data ; né però 
tardasse gran fatto, conciossiachè ci occorse già di av- 
vertire come nel novembre del 1143 ponesse mano alla 
compilazione del Registro ( 3 ). Per tal guisa appena as- 
sunto all' ufficio , avrebbe impreso ad esercitarlo con 
tutta alacrità. Dicemmo egualmente come le notizie di 
Alessandro si arrestino all'ottobre del 1149 ( 4 ); e come 
sia da ritenere che a lui subentrasse Oberto Sulfure ( 5 ). 
Costui , appunto come Alessandro , comparisce dapprima 
nel Registro in qualità di semplice testimonio, o fra gli 
addetti alla Curia ; ma eh' egli vi esercitasse quindi per 
qualche anno l' economato , o meglio 1' ufficio di vicedo- 
mino, è certo per la convenzione da lui stipulata cogli 
uomini di Lavagna ( 6 ) , non meno che per la memoria 
del placito ch'egli ebbe con Balcluino, quando remami 
apud Sanctum Rontulum in vice domini Archiepi- 
scopi ( 7 ). La più recente notizia di Oberto è poi quella 
che si rileva da un atto del giugno 1155 ( 8 ); né dopo 
abbiamo altrimenti parola di economi o somiglianti of- 



(') Id., pag. 152. 

(2) Ibid. 

( 5 ) Id., png. 120, 277. 

(*) Id., pag. 3. 

( s ) Ved. a pag. 248. 

(*) Reg., pag. 54. 

(') Id., pag. 397. 

(•) Id., pag. 124. 



( 352 ) 

ficiali lino al 11(56; anzi gli istrumenti che spettano al 
periodo intermedio fra queste due date si vedono perso- 
nalmente conclusi dagli arcivescovi Siro ed Ugone. 
Finché del 1166 noi ci abbattiamo in Anselmo canonico 
di san Lorenzo ('), il quale dicendosi maestro parrebbe 
essere stato onorato nel Capitolo Metropolitano della 
dignità di magiscola , e variamente s' intitola economo, 
vicedomino , ministro e procuratore della Curia, nel cui 
interesse agisce continuatamente fino al 1173 ( 2 ). Circa 
tale anno però fra il detto Anselmo e 1'- Arcivescovo do- 
vettero insorgere gravi dissidenze, ultimate poi nel 1176 
con una dichiarazione per cui esso Anselmo, pur rite- 
nuta la dignità di vicedomino, si dimetteva da ogni 
ingerimento nella amministrazione della Curia, per tutto 
il tempo dell' arcivescovato di Ugone ( 3 ). 

Due lodi del 1177 ed un terzo dell'anno successivo 
rammentano poi i procuratores domini Ugonis archiepi- 
scopi ( 4 ); i quali in un placito del 1180 assumono invece 
il nome di nunzii ( 3 ). Se non che , questi vocaboli 
potrebbero essere intesi nel senso di legali rappresen- 
tanti in giudizio e nulla più ( 6 ), qualora in certa au- 

(«) Id., pag. 304. 

(«) Id., pag. 106. 

(') Cod. membran. cit., presso il canonico Grassi , car. 6 recto : MCLXXVl die 
X exeuntis decembris. In nomine domini. Tarn futuris quam presentibus sii 
notum quod querela que fuerat inter dominum Vgonem archiepiscopum et vi- 
cedominum Anselmum consensu utriusque partis. amicis mediantibus. hoc modo 
finem accepit. Ego anselmus vicedominus dimitto et relinquo vobis domino Vgoni 
ianuensi archiepiscopo tempore vestro omnem administracionem Curie vestre. 
et usum totius offìcii vicedotninatus. et omne temporale benefitium. Hoc autem 
quod facio non sit mihi in preiudicium post decessum vestrum. relenta tamen 
mihi dignitate vicedominatus. 

(*) Reg., pag. 110, 270, 396. 

( s ) Id., pag. 109. 

(*) Il Collegio dei Procuratori data in Genova da tempo antichissimo; e si ha 



( 353 ) 

tenticazione onde i Consoli dei Placiti , addì lo" gen 
naio 1181, munirono- un lodo che era stato emanato 
nel 1140, non si trovasse detto che questo era seguito 
supplicatione yconomorum Archiepiscopi ('). 

IV. Doveano poi rilevare dall'economo i gastaldi, dei 
quali uno o più erano preposti alla diretta amministrazione 
dei beni situati fuori di città , e distribuiti per Curie od 
in altra maniera, come verremo notando a suo luogo ; 
e forse anche erano posti sotto la sua dipendenza gli 
addetti al servizio personale del Vescovo. Fra questi 
ultimi il Registro nota un Girardo che al tempo degli 
arcivescovi Siro ed Ugone tenne 1' ufficio di dapifero ( 2 ), 
ossia di sovrintendente al servizio delle mense : carica 
allora di non lieve riguardo, se si consideri che del 1177 
papa Alessandro III mandò appunto un suo dapifero 
a pigliar possesso di Bertinoro ( 3 ). Viene appresso il 
canovario , cosi appellato da canova o magazzino , che è 
a dire il custode delle provvigioni di bocca e della can- 
tina ( 4 ) : ufficiale di gran considerazione , dacché trovo 
per più riscontri com' ei godesse talvolta dei beni delle 



memoria di una specie di accademia quivi tenuta il 6 dicembre 1243 da no- 
tari e causidici, nella quale pronunciò un sermone il famoso Albertano da 
Brescia, che era allora assessore del podestà Emanuele de' Maggi (Ved. Zaccaria , 
Excursus Litterarii, I. 133). 

(') Reg., pag. 395. Anche l'autenticazione dell'atto del 1037, da noi riferito 
a pag. 311, ci rivela il nome di un nuovo amministratore dei beni della Curia; 
il quale era nel 1207 un Giovanni Barrilaro. 

(') Id., pag. 95, 350, 385. 

( ! ) Nardi, Dei Parrochi ecc., voi. II, pag. 206. 

(') Anche oggidì, presso i montanari, la cantina dicesi cerneva. E della caneia 
del vino e dell'olio è frequente memoria in un codice del secolo XVI, già del 
monastero di san Girolamo della Cervara , ed ora custodito nell' Archivio di 
san Giorgio. 



( 334 ) 

Chiese col titolo onorifico di beneficio (feudo). Cosi i beni 
del Vescovo di Trento erano distribuiti per canove; e 
dell' 805 il cano vario della Chiesa di Bergamo era in 
pari tempo attore della medesima ('). In un libello del 
nostro vescovo Oberto, i locatarii di un molino si ob- 
bligano a consegnare al cannavano de donno Episcopo 
la quarta porzione del ricavo di esso molino ( 2 ); e del 
1169 ho altresì memoria di Fazio canevario dell'arcive- 
scovo Ugone ( 3 ). 

Nel Registro incontriamo pure citato Ugone serviente 
(serviens) dell' arcivescovo Siro ('*), ed Oberto ortolano 
dell'arcivescovo Ugone ('). 

V. Enumerati cosi gli uffici diversi della Curia, è me- 
stieri che ora da noi si vegga quali altre persone fos- 
sero comprese nella medesima, e più propriamente co- 
stituissero la Corte dei nostri Pastori. E queste persone 
erano per fermo tutti i loro vassalli, ossiano que' nobili 
della città e del contado i quali teneano in feudo dalla 
Chiesa Genovese le decime, le pensioni, i terreni , i mo- 
lini, ecc. ( 6 ), e doveano per ciò. prestare ai Vescovi mede- 
simi il giuramento di fedeltà sicut bonus vassallus 

suo bono domino et vero ( 7 ). Fra i quali vassalli sono 



(') Cibrario, Della schiavitù ecc., II. 161 e 22.1 
H Reg., pag. 229. 

( 5 ) Id. pag. 349. 
(♦) Reg., pag. 393. 
( s ), Id. pag. 357. 

( 6 ) Le investiture erano regolate in conformità della Costituzione di Lotario 
(Ved. Registro, pag. 155, 347); e quando i feudi si rendeano vacanti, sia per 
la morte del titolare o sia per altra cagione, si dicevano aperti. Così a pag. 366 
del Registro medesimo si legge : De aperlis feodis vassallorum etc. 

(') Questo giuramento oltre all'essere prestato dai vassalli nell'atto della in- 
vestitura (Ved. Reg., pag. 115, 299, 269), si ripeteva ad o^ni nuovo Veecóyo 



( 335 ) 

poi da ricordare come precipui i Signori di Palazzolo e 
di Sommaripa, che aveano grado di vessilliferi od al- 
fieri, quei di Nassano, di Lavagna, di Mongiardino , ed 
il marchese Obizzo Malaspina ( J ). 

Or questi vassalli, il cui numero non fu scarso, dovet- 
tero in antico formare del pari il tribunale del Vescovo, 
presieduto dall' avvocato , ed intervenirvi in qualità di as- 
sessori o di giudici ; benché il Registro non serbando docu- 
menti di controversie dibattutesi nei tempi della piena im- 
munità, ci tolga modo di poterne addurre un qualche 
esempio. Tuttavia neppur cessarono affatto dopo che il 
Comune ebbe assorbita in sé stesso ogni altra giurisdizione 
di natura simile alla sua; ma piuttosto il loro ufficio si li- 
mitò a conoscere e decidere delle contese che poteano sor- 
gere tra i vassalli ed i Vescovi , oppure tra vassalli e vas- 
salli, nel qual caso giudicavano come pari; serbando intatto 
soltanto il primitivo ministero di giudici ( 2 ) nei luoghi 
di Geriana e San Remo , come quelli che fino all' uscire 
del secolo XIII furono sottoposti all' assoluta signoria 
della Chiesa. E col procedere degli anni assunsero anche 
denominazioni diverse; perchè sotto di Sigifredo si chia- 
rono buoni uomini, primo in ordine fra loro essendo an- 
cora un avvocato (Guilielmus Avocatus), e tal nome riten- 
nero eziandio a' tempi di Siro II, almeno fino al 1153 ( 3 ); 
mentre in appresso (1163) si dissero rettori e ordinatori 
della Curia (*); ed infine sotto di Ugone usarono aper- 



Perciò nel Registro leggiamo la forinola di quello che venne prestato domino 
Vgoni electo in archiepiscopum (pag. 26). 

(') Reg., pag. 24-26, 30-31. 

(') Id., pag. 379, 380, 381. 

( 5 ) Id., pag. 27, 155, 309, 321. 

(') Id. pag. 345, 346. 



( 356 ) 

tamente il titolo ben più proprio e significativo di Pari ('). 
Talvolta eziandio cotesti giudici sostennero le parti di 
arbitri-, né mancarono di far cenno , nei lodi pronunciati 
da essi in tale qualità, come la loro elezione fosse av- 
venuta pel concorde volere dei litiganti ( 2 ). 

Con queste notizie sulla Curia, noi chiudiamo intanto 
la prima parte del nostro lavoro, disponendoci a trat- 
tare nella seconda delle chiese e delle decime. Ma gioverà 
come preambolo uno studio sulla circoscrizione della Dio- 
cesi, opportuno, a quel che ci sembra, non solo, ma 
necessario. Gonciossiachè se i limiti segnati alla giurisdi- 
zione della Chiesa Genovese furono più volte, ed anche 
di recente, delineati in carte topografiche; niuno scrit- 
tore al contrario si è mai occupato di ricercare di pro- 
posito le modificazioni che essa ebbe a subire nel corso 
dei secoli, e sopra tutto le cause d'onde quelle modifi- 
cazioni medesime trassero origine. 



(') Id., pag. 300, 349. Vedasi pure il nome dei componenti la Curia apagg. 120, 
299 e 401. Fra gli addetti alla Curia sono poi da noverare egualmente queir Al- 
bericus Curiae Archiepiscopi ed un Bonusvassallus Blancus canonicus, i quali 
intervengono come testimoni in più istrumenti {Reg. pag. 107, 133, 264, 327, 
347, 349, 359, 362). Oltre di che il detto Buonvassallo è identico con quel 
Bonusvassallus blarclis archiepiscopi che trovasi ricordato a pag. 353; essenio 
appunto la parola blarclis una cattiva lezione del cognome Blancus. Difatti nel 
più volte citato Codice presso il eh. Grassi (al quale debbo il pregio di questa 
avvertenza), fra i presenti ad un libello del 1168 è Bonusvassallus Blancus 
Archiepiscopi (fol. 29). Il quale in altro atto del 1172 è anche appellato Bonus- 
vassallus Albus (fol. 43). 

(') Reg., pag. 116, 297, 362, 394. 

:p ih 9Ì1 






PARTE SECONDA 

DELLE CHIESE E DELLE DECIME 



CAPITOLO PRIMO 



Della circoscrizione della Diocesi. Come la Chiesa Genovese dovette in origine 
esercitare giurisdizione su tutta la Riviera occidentale; e come l'ebbe serbata 
a lungo su alcune terre della medesima. L' Abbazia della Gallinaria è costituita 
dipendente da Genova. Confini del Vescovato a levante, e loro modificazioni. Por- 
tovenere e la Capraia. Le colonie di Bonifacio e di Pera. Limite settentrionale. 
La Pieve di Caranza. Gli acquisti territoriali del Comune di Genova oltre i Gioghi, 
precedono e cagionano l'ingerenza spirituale della sua Chiesa. Disegno di 
permutazioni fra questa e quella di Tortona. La prima però estende la propria 
giurisdizione .ai danni della seconda. Riflessioni conclusionali. 



I. La Chiesa Genovese dovette ne' suoi esordi estendere 
la propria giurisdizione a tutta quanta la Liguria marit- 
tima occidentale; imperocché, volendoci tener fermi alle 
date certe, noi non troviamo notizia d'alcun Vescovo d'Al- 
benga innanzi l'anno 451 (*); né le memorie di quelli di 

(') Quintius episcopus Ecclesia* Albigaunensis convenne in tale anno alla 
Sinodo di Milano. Ved. Mansi, VI. 144. 



( .138 ) 

Ventimiglia e di Vado salgono oltre il OSO ('). Dopo la 
erezione di tali Sedi però, i suoi limiti si vennero ac- 
coreiando Ano a breve tratto dalla Metropoli; sicché il 
torrente Lerone, al di là di Arenzano, s'incontra nei 
più antichi diplomi accennato come punto di divisione 
della Marca ed insieme del Vescovato di Genova ( 2 ). E 
tale dura inalterato anche a di nostri. 

Giononpertanto, siccome la stessa Ghiesa Genovese 
aveva da antichissimi tempi (e certo per donazioni di 
fedeli) acquistati beni allodiali nelle ville Matuziana e 
Geriana, e poscia eziandio in quella di Taggia ; cosi pa- 
recchi secoli trascorsero ancora, prima che lo spirituale 
governo delle terre anzidette uscisse dalle mani de'Vescovi 
di Genova per essere trasferito in quelle degli Albenganesi. 

Dalla Leggenda di san Siro impariamo che l'autorità 
de' nostri Vescovi era in Matuziana rappresentata da 
un Corepiscopo ; e, ben ponderate tutte le circostanze, 

(•) Johannes humilis episcopus Sanclae Ecclesiae Vintimiliensis e Benedictus 
episcopus Sanctae Ecclesiae Vadensis soscrivono al Concilio Costantinopolitano di 
papa Agatone (Mansi, XI. 307). Si avverta che nel Mansi è scritto Valuensis 
in luogo di Vadensis; ma che quella parola non sia che una cattiva lezione, 
né si possa qui intendere altrimenti che per la Chiesa di Vado, lo ha provato il 
P. Spotorno nelle sue Notizie della Chiesa medesima (pag. 14). 

(') Cosi, per esempio, nel 101 ì Enrico imperatore, a petizione del vescovo 
Adermanno, conferma hominibus . . . habitantibus in Marchia Saonensi . . . 
omnes res et proprietates a iugo maris usque ad metas montes et est inatti 
(lumen lerone (Ved. Corderò di San Quintino , Osservazioni critiche sopra alcuni 
particolari delle storie del Piemonte e della Liguria; nelle Mem. dell' Accad. 
delle Scienze di Torino, Serie II, voi. XIII, pag. 29). E così ancora in un 
Carme che tratta del governo di Beccano Beccaria, podestà di Savona nel 1322, 
si legge che egli : 

Fines Urbis indagavit 
Qui sunt Leto , juga , mare ; 
Quos in sigillo notavit 
Ut gens possit memorare. 
(Ved. Rocca, Pesi e misure antiche di Genova, ecc., pag. Tò) 



( 339 ) 

*i rileva che queir Ormisda presso cui fu mandato Siro 
medesimo come aiutatore e ministro, poscia che venne 
da san Felice ordinato diacono, è posteriore di circa un 
mezzo secolo alla memoria dei primi Vescovi d'Albenga( 4 ). 
Già notammo poi come san Romolo chiudesse la vita 
in Matuziana stessa, durante una visita pastorale; e 
soggiunge la sua Leggenda ch'ei fu sepolto nella cripta 
di san Siro, in arca thophea prope beatum Ormisdam ( 2 ) ; 
donde più tardi Sabbatino levandone le reliquie, com- 
pieva un atto di vera giurisdizione ( 3 ). 

Ma la dipendenza delle terre summentovate dalla 
Chiesa Genovese riaffermavasi certamente ognor più, 
dacché, essendo esse rimaste, per le incursioni saraceniche, 
affatto deserte d'abitatori, il vescovo Teodolfo (979) vi sta- 
biliva una colonia ( 4 ); mentre in appresso (1038) il Conte 
di Ventimiglia spogliavasi in favore de' nostri Vescovi 
di ogni diritto signorile sulle medesime ( s ). 

Però collo spuntare delle libertà comunali que' ter- 
razzani si mostrarono anch' essi riluttanti così alla sog- 
gezione spirituale come al dominio de' Vescovi Genovesi ; 
onde leggiamo negli Annali di Caffaro, che del 1130 i 
Consoli di Genova impresero contro i sanremaschi e gli 
altri abitatori della Riviera occidentale una spedizione, 
e li obbligarono a prestar giuramento di fedeltà a 
san Siro (che è a dire alla Chiesa) ed al popolo genovese. 
Cionondimeno il passaggio di San Remo, Ceriana e Taggia 
sotto la giurisdizione della Chiesa d'Albenga, se pure col 
fatto non si era già innanzi compiuto, non si può ri- 

(') Ved. Parte I, Cap. II, pag. 289. 

(«) Ved. Ughelli, IV. 840. 

(*) Rossi, Storia della citta di San Remo, pag. 88. 

( 4 ) lìeg., pag. 423. 

( s ) ld., pag. 441. 



( 340 ) 

tardare gran tempo oltre l'epoca testé accennata; e se 
ne ha in prova un atto del 1163, onde quel vescovo 
Odoardo investiva delle decime di tutte le dette ville An- 
selmo di Quaranta, stipite dei Signori della Lingueglia; 
rinnovando poi l' investitura il vescovo Roberto di lui suc- 
cessore in prò' di Bonifacio figlio d' Anselmo prenomi- 
nato ('). Né esse furono più sottratte alla Chiesa Albenga- 
nese fin presso a' dì nostri; quando cioè, per bolla di papa 
Gregorio XVI del 20 giugno 1821 , vennero incorporate 
alla Diocesi di Ventimiglia ( 2 ), 

Come a ristorarla in qualche modo di quelle perdite, 
Alessandro UT, con bolla del 9 aprile 1161, sottoponeva 
alla Chiesa Genovese l'Abbazia di santa Maria e san Mar- 
tino dell' isola Gallinaria , a un miglio circa lontana dal 
lido, fra Albenga ed Alassio ( 3 ); ed alla medesima la 
confermavano parecchi Pontefici di lui successori (*). 
Trovo eziandio che nel 1273 Arnaldo abate di quel mo- 
nastero, in compagnia di tre monaci, giurava fedeltà 
all'arcivescovo Gualtieri da Vezzano ( 3 ); e del 1303, 
vendendo essi monaci alla città d' Albenga il borgo 
d' Alassio, poneano per condizione che il contratto do- 
vesse riportare l'assenso dell'Arcivescovo Genovese ( 6 ). 
Finché del 1473, morto l'abate Carlo del Carretto , ed 
avendo i monaci abbandonato il convento , la Santa Sede 
richiamò a sé stessa il possesso dell'Abbazia; e de' red- 
diti e diritti della medesima costituì una Commenda , 



O Rossi, Storia di S. Remo, pag. 89; Storia a" Albenga, pag. 97, 145. 
(') Buttarli Romani Coniinuatio, tom. XIX, pag. 28; Romae 1857. 
( B ) Ughelli, IV. 868. 

( 4 ) Ballar. Rom.; Honor. Ili, num. IX, a. 1217. 

( 5 ) Semema, Secoli cristiani, ecc., II. 463. 
( 6 J Id., II. 464. 



( 541 ) 

della quale Sisto IV investì pel primo il cardinale Gio. 
Battista Cibo (*) 

li. A levante invece i confini del nostro Vescovado 
durarono più fermi e quasi dissi inalterati; anzi furono 
norma a quelli del più tardo Gomitato. Imperocché 
giunsero l'uno e l'altro alla punta d' Anzo, nel mo- 
derno Mandamento di Levanto ; la quale punta dal mare 
in su si prolunga per un gran contrafforte trasversale 
fino all'Appennino, separando la Valle della Vara da 
quella dell' Entella. E il contrafforte in discorso, oggi 
denominato San Nicolò e Vasco, su cui le carte del 
medio evo ci attestano l'esistenza di uno Spedale ( 2 ) , 
venne già in quei secoli stessi chiamato Pietra Corice 
o Pietra Crosa, e fu il limite di divisione della Riviera 
Orientale in due Vicariati. Onde il eh. Desimoni, che fu 
primo a segnalare come importante questo punto di to- 
pografìa, rifletteva a buon diritto essere l'Anzo mira- 
bilmente idoneo a servire di confine, e la sua posi- 
zione appena trovata giovar grandemente a chiarire la 
storia ( 3 ). A Levanto poi giunse in antico la Diocesi di 
Luni; e però sul territorio della medesima sorse 1' Ab- 

(') Semema, Secoli cristiani ecc., II. 3C5. La Commenda durò fino al 1797; poi 
del 1845 ristabilitasi l'Abbazia, o meglio il suo titolo, ne fu investito il Ve- 
scovo d'Albenga. Il Giustiniani diceva già a' suoi giorni l'isola della Gallinaria 
disabitata e piena di ponigli (Annali, I. 39J; ed oggi non vi si scorgono più 
che i resti di una torre e di una cisterna. Modernamente poi fu comperata dal 
sig. Leonardo Gastaldi di Portomaurizio. 

( s ) Nel Liber censunm Romanae Ecclesiae compilato da Cencio Camerario, si 
nota: In Januensi Episcopi tu , .... Hospitale de Petrolicis (sic) Ali denarios 
(Ved. Muratori, Antiq. Ital. m. aevi, V. 762). Lo stesso Ospedale è pure men- 
tovato nell'atto della imposta straordinaria levata sulle chiese e gli stabilimenti 
pii del nostro Arcivescovato da papa Urbano VI; il quale atto verrà da noi 
prodotto in appendice al presente capitolo. 

( s ) Ved. Atti, voi. Ili, pag. 871. 

23 



( 342 ) 

Ikixì.i di Brugnato, cui nel 1133 papa Innocenzo II elevò 
a sede episcopale, costituendola suffraganea della Me- 
tropolitana di (Genova ('). 

Da un atto del 1519 si rileva come seguisse allora 
tra quel vescovo Filippo Sauli e 1' arcivescovo Giovanni 
Maria Sforza una permutazione di parecchie terre , 
previo l'assentimento del Papa, cui appunto il Vescovo 
Brugnatense aveva rappresentate le difficoltà insepa- 
rabili dalla amministrazione di una Diocesi tutta posta 
ne' monti ed assai sparpagliata ( 2 ). Fra i detti luoghi 
però è il più cospicuo quello di Castiglione; e certo 
farà meraviglia all'attento lettore il vederlo qui ri- 
cordato fra i ceduti all'Arcivescovo di Genova, mentre 

(') Lib. Jurium, I. i\. 

( 2 ) I luoghi ceduti dallo Sforza al Sauli erano: locum sancii Qvilici, villani sancii 
Bartholomci de Gctwstra, locum Sigestri riparine orientalis Januae, villam sanctae 
Margarttae de Fossa Lineria (Luparia) ,villam sanctue Marine de Nassio , villam 
sancii Laureutii de Arzeno , villani sancii Petri de Libiola , villam sancì Joun- 
nis de Candiasco cum omnibus iuribus et pertinentiis suis, nec non plebem sancii 
Stephani Pontis Sigestri cum ecclesia sancti Qvilici et ecclesia sanctae Margu- 
r itìie diclae plebi annexis , ecclesiam sancti Nicolai insulae Sigestri, et ecclesiam 
sive cappellani sanctae Mariae de Nazaret dictae ecclesiale sancti Nicolai unitam, 
tutti luoghi i quali erano soggetti al governo della Po iesteria di Sestri. A 
riscontro il Sauli cedeva allo Sforza: locum Caslilioni cum tota valle ipsius loci, 
locum Castelli, locum Loci et locum Porceraschi, cum suis villis, territoriis , iu- 
ribus et iurisdictionìbus , nec non ecclesias infrascript s, videlicet plebem sancii 
Antonini de Castiliono cum capellis annexis , ecclesiam sancii Petri de Frascate 
cum ecclesiis annexis, ecclesiam sancti Martini de Vaca, ecclisium sanctue 
Mariae de Missa.iO, ecclesiam sancii Georg/i de Castello cum ecclesia sancti 
Bartholomei de Chiama et aliis ecclesiis annexis, ecclesiam sancti Andnae de 
Lacu , ecch'siun sancti Mickaelis de Porcerascho (Ughelli, IV. 990-96). 

si avverta qui 1' errore deli' Ughelli, il quale mentre nella serie de' Vescovi 
Brugnatensi produceva, col documento sopra riferito, una testimonianza valevole 
a chiarire che lo Sforza era tuttora in vita nel 1519; al contrario poi nei Me- 
tropolitani Genovesi gli dava per successore Innocenzo Cibo fino dal I,jI0. Certo 
è però che quest'ultimo non tenne la S3de innanzi al l.'>20; nò fu vero nrci- 
vesco\o, ma semplice amministraiore della Diocesi (Ned. Pacamìtti, II. 2o2). 



( 543 ) 

da una parte il Registro enumera la sua pieve fra quelle 
donde la Mensa Genovese percepiva le decime ('), e 
mentre dall'altra la bolla d'istituzione della Sede di 
Brugnato si limitò a confermare alla medesima le chiese 
e terre già sottoposte all'Abbazia preesistente (*). È . 
quindi mestieri concludere che Castiglione sia caduto 
nella giurisdizione de' Pastori Brugnatensi per virtù di 
qualche convegno ; il quale se rimase a noi finora igno- 
rato, certamente avvenne prima del 1387, giacché la sua 
chiesa non figura punto fra quelle descritte nella Tassa 
di papa Urbano VI. 

III. Però la Diocesi di Genova estese verso oriente la 
propria giurisdizione anche a più altre località, come 
sarebbero Portovenere e l' isola di Capraia; e ciò in virtù 
di circostanze affatto speciali, e per omaggio al principio 
allora vigente, che la circoscrizione ecclesiastica dovesse 
quanto più fosse possibile armonizzare con quella della 
città giudiziaria, ossia della città e del territorio che 
erano sottoposti ad un solo potere civile ( 3 ). 

Ora i genovesi acquistata, non sappiamo per quali 
imprese o convenzioni, la terra di Portovenere con le 
isole adiacenti di Tino e Tinetto ( 5 ), aveanvi nel 1113 



(') Reg., pag. 22. 

H Ughelli, IV. 981. 

( s ) Hauueville, Hist. cit. , I. 115. Ben nota il eh. Desimoni non essersi questa 
teoria potuta applicare a danno del Vescovato Savonese , allorquando il Comune 
di Genova trasportò il suo confine occidentale dal torrente Lerone a quello di 
Gesta o Laestra di là da Cogoleto (Ved. il Breve Consolare del 11 43 , nei Mon. 
Hist. Patr., Leg. Municipxles , col. 241-42). Imperocché allora quel Vescovato 
era potentissimo e quasi privilegio de' suoi Marchesi (Atti, voi. Ili, pag. 614). 

( 4 ) Il Repetti {Dizionario ecc., IV. 623) dice che i genovesi comprarono Por- 
tovenere da Grimaldo di Vezzano nel 1104; e lo Stella (col. 977) ha invece 
1204, con errore troppo manifesto. Il Liber Jurium a stampa (voi. I, col. 6?) 



( óU ì 
fatto edificare un castello e costituita una colonia ('); 
indi, nel UGO, cingendone il borgo di mura, e l'anno 
appresso costruendone di bel nuovo il castello, rendeano 
quella terra molto fortificata e di peculiare importanza 
nelle loro quasi diuturne lotte con Pisa (-). 11 perchè, 
come già Innocenzo II aveva nel 1133 assoggettata all;i 
loro Chiesa l'Abbazia di san Venerio, la quale rilevava 
direttamente dalla Santa Sede ( 3 ), cosi a sua volta Ales- 
sandro III, colla già detta bolla del 9 aprile 1161, sot- 
tratte alla Diocesi di Limi, allora vacante per la morte 
del vescovo Andrea, le chiese del castello e del luogo 
summentovati, sottoponca le medesime all'Arcivescovo 
di Genova, dal quale perciò continuano a dipendere anche 
al di d'oggi (''). 

Men certi siamo rispetto al tempo in cui nella sog- 
gezione della nostra Chiesa passò l'isola di Capraia, nel 
Mare Toscano. Però non può farsi risalire ad epoca molto 
remota, se si consideri ch'essa fu tolta ai saraceni dai 
pisani, e venne a questi confermata con più diplomi 
dagli imperatori Arrigo IV, Ottone IV e Carlo IV ("'). 
Conciossiachò non sia presumibile nò conciliabile la po- 
litica signoria di Pisa con l' ecclesiastica supremazia 
genovese; nò d'altra parte essa è notata ancora nella 



assegna la detta compra al 1139, ma l'atto non riguarda che la metà della 
terra , né reca propriamente alcuna cronologica indicazione. Consentiremo 
tuttavia che la stessa debba posticiparsi al 1113, giacché un documento suc- 
cessivo (col. 61) parla del castello. Con atto poi del 1141 , i Consoli di Genova 
ccncedeano in colonia parziaria ai borghesi di Portovenere la terra di Cappel- 
lina, mediante l'obbligo di ridurla a coltivazione (Jur., I. 76). 

(') Annal Genuen., a. 1113; apud Peiitz, XVIII. 

{"-) Annal. cit. , a. 1160-61. 

( 3 ) Jurium, I. il. 

(«) UGHEI.LI, IV. 865. 

( 5 ) Repetti, Diz. cit, voi. Il, pag. 384. 



( 345 ) 

Tassa già detta del 1387. Se non che verso il 1430 Si- 
mone De Mari, signore di Capocorso, tolta la Capraia 
a' pisani, l'aggiunse al suo Stato ( l ); e da Simone l'ere- 
ditarono i di lui discendenti. Finché nel 1507, stimandosi 
i capraiesi gravemente oppressi da Giacomo De Mari, 
gli si ribellarono , e col mezzo del loro Pievano offersero 
la terra all'Ufficio di San Giorgio, che ne accettò poco 
stante la dedizione ( 2 ). Pare a noi dunque che ad una 
delle due epoche testé accennate, cioè al 1430 od al 
1507 circa, possa con maggiore probabilità riferirsi il 
principio della dipendenza dell' isola dalla Chiesa di Ge- 
nova. La quale tuttora la governa; perchè i genovesi 
riguardando nella Capraia una loro colonia , anziché una 
dipendenza della Corsica, se ne riservarono il dominio 
col celebre trattato di cessione seguito fra essi e la 
Francia il 15 maggio 1768 ( 3 ). 

IV. Tennero eziandio i nostri Arcivescovi il governo di 
Bonifazio , cui non abbandonarono prima de' grandi ri- 
volgimenti onde si chiuse il secolo che ci ha precorsi ; 
ed ebbero egualmente quello di Pera in Levante, fino 
alla sua caduta in potere de' turchi nel 1453. 

Il castello di Bonifazio fu nel 1195 conquistato sui 
pisani dai genovesi, i quali ne cacciarono tutti gli 
abitatori per costituirvi una colonia ( l ); e però come 
signoria di Genova comparisce in più documenti del 
1199 ( 3 ). Alquanti anni appresso papa Onorio III, a 
troncar le liti fra i due popoli, usando del diritto d' alta 

(') Camdiaggi, Istoria di Corsica, voi. I, pag. 329. 

( 2 ) Filippini, Istoria di Corsica; Pisa, 1827. Ved. Lib. V, pag. I80 e segg. 

( 3 ) Ved. D'Oria, Pasquale de' Paoli pcc. pag. 273. 
(') Caffahi Annales etc. , ann. 1 1 95. 

( s ) Lib. Jnr.y I. Ì36. 439. 112. 415. 



( 346 ) 

sovranità che la Santa Sede si attribuiva sulla Corsica, 
avocò a sé stesso il temporale dominio di quella terra , 
benché vanamente ('). Tuttavia, quanto allo spirituale, 
l'Arcivescovo di Genova non solo ne era di già andato 
al possesso pel fatto della conquista sopra citata ; ma 
il Pontefice medesimo si faceva ora con solenne atto a 
confermarglielo implicitamente, comandando per bolla 
de' 24 aprile 1217 che i genovesi dovessero artministra- 
tionem castri Bonifacii . . . Othoni archiepiscopo ac 
sancti Sirii et sancii Slephani àbbatihus remittere . . . , 
ex praescripto scilicet pacto alias inter ipsos et legatimi 
apostolicum inito ( 2 ). 

La pieve di Bonifazio avea titolo di santa Maria 
Maggiore ; e vedesi riferita fra le dipendenze della 
Chiesa Genovese nella Tassa di Urbano VI più volte 
citata. Ma poiché il castello, innanzi di cadere nel do- 
minio de' genovesi, avea fatto parte del Vescovato d'A- 
iaccio, nacquero in progresso acerbe contese ed agi- 
taronsi lungamente fra que' Pastori ed i nostri, a pro- 
posito di una precisa delimitazione della rispettiva loro 
giurisdizione. Né si venne a qualche componimento se_ 
non dell' anno 1516 ; nel quale, a mediazione dei Protet- 
tori delle Compere di san Giorgio ( 3 ) , e per atto del 
19 giugno a rogito di Matteo Della Porta cancelliere 
delle medesime, furono conclusi i patti seguenti: 



(') Nel 1222 il Comune di Genova riceve nel novero dei borghesi di Boni- 
fazio i fratelli Obizzo ed Enrico signori di Cinarca (Jvr. , I. 672). Nel 1254 poi 
il Comune di Pisa rinuncia alle sue pretese su quel castello (Id. I. 1212); il 
quale finalmente è confermato a Genova stessa nella pace col Re d'Aragona il 
1360 (Id., II. 679). 

(') Raynaldus, Annui. Eccìes.; ann. 12.17, § XCVII. 

(') È noto che l'isola di Corsica fu sotto il dominio delle Compere dal 1453 
al 1562. 



( 347 ) 

i.° Godrebbero i poderi dei bonifacini, per lo spazio di 
tredici miglia all'intorno del castello, piena esenzione 
dal pagamento delle decime e di ogni altra gravezza verso 
la Chiesa d'Aiaccio; per modo che quel territorio sa- 
rebbe considerato onninamente immune. 

2.° La Comunità di Bonifazio aprirebbe in altro dei 
Banchi di Genova, a favore del Vescovo Adiacense, un 
credito di 735 lire di genovini , valore di 45 ducati d' oro 
di Camera, per le spese occorrenti alla conferma che di 
siffatta transazione era mestieri ottenere dalla Curia 
Papale ('). Di più risponderebbe annualmente al mede- 
simo Vescovo tanti frutti delle Compere sovra dette, 
quanti formassero la somma di altri 20 ducati. ( 2 ). 

Frattanto i Protettori di San Giorgio,, considerantes 
ad predictam compositionem deventum fuisse prò comodo 
bonifacinoriim et non aliorum, addi 29 stesso giugno 
decretavano quod intra terminum dictorum miliarium 
tresdecim . . . de cetero nemo audeat vel presumat la- 
borare' seminare, nec aliquid aliud innovare seti facere 
nisi homines Bonifacii . . . sub pena amissionis fruclimm 
recoligendorum in dicto territorio. Similmente delibera- 
vano che, a richiesta del Vescovo d'Aiaccio si facessero 
mature 738 lire circa di Paghe , le quali Paolo Spinola 



(') Arch. di San Giorgio: Diversorum Negotiorum Offlcii, Mathei de Porta, 
ann. 1514-21, car. 48 verso. 

( 2 ) Ogni nostra ricerca tendente ad avere il testo della convenzione in di- 
scorso è riuscita infruttuosa; che non si trova nel fogliazzo di Cancelleria del 
Della Porta per l'anno 1516 nell'Archivio di San Giorgio, né si conserva fra i 
pochi atti che di lui si hanno nel Notarile, dove una sola filza stringe quelli 
dal 1500 al 1528. Però la fortuna non ci fu al tutto contraria; avendo noi rin- 
venuti più altri documenti, dai quali risulta con bastevole ampiezza la somma di 
quel patto ed emergono altri particolari non inutili alla storia. Li riferiremo 

più innanzi. 

1 



( 348 ) 

avrebbe dovute sborsare nel loro Banco entro il ter- 
mine di quattro mesi (*). 

Se non che, avendo poco appresso il Procuratore dei 
bonifacini esposto a' Protettori suddetti come la Co- 
munità ch'egli rappresentava non avesse modo onde 
addivenire di per se alla assegnazione dei pattuiti 
proventi; statuivano i Protettori di assumere sopra 
sé stessi quest' obbligo , sempre che la transazione 
fosse ratificata da quei di Bonifazio in pubblico Par- 
lamento ed approvata dal Papa (?) ; con promessa 

(') Arch. di San Giorgio: Divrsorum cit., car. 46 verso. Leggo in un Codice 
dello stesso Archivio, segnato col num. 198 (car. 23), che « prima dell'anno 
1751 le lire di Paghe divenivano moneta di numerato dopo anni cinque, mesi 
4 e giorni 10 dal loro nascere, che era sempre a' 10 luglio di ciaschedun anno, 
ed il loro incremento era d' un terzo di danaro per ogni mese delli primi quattro 
anni, e ne' restanti mesi sedeci era di mezzo danaro pure d'ogni mese. In 
detto anno 1751 fu abbreviato il tempo, e per conseguenza accresciuto detto 
incremento, cioè fu determinato che la lira di Paghe d'ogni anno nasca al 
primo d'aprile, e che nel primo anno sia il di lei incremento di due terzi 
di danaro per ogni mese, e per altri mesi sedeci successivi di un danaro per 
mese, di modo che in anni due e mesi 4 divenga lira di numerato ». 

(*) Arch. cit. Diversorum etc. , ann. 1514-21, car. 48 verso. 

t MB XVI die VII udii. 

Magnifici domini protectores anni presenti.? etc. scientes inter reuerendum 
dominum episcopum aleriensem procuratorio nomine reuerendi domini episcopi 
adiacensis ex una. et franciscum de guigino de bonifacio ex alia, celebratimi 
fuisse instrumentum transactionum et pactorum manu mea anno presenti die 
XVIIII ivnii. in quo inter cetera (dictus franciscus) promissit assignare tot pro- 
uentus locorum ex quibvs percipi possint annuatim ducati viginti auri camere ut 
latius in eo apparet. audito diclo francisco dicto nomine asserente ipsi de 
bonifacio non habere modum ta'em assignationem facere itisi subueniantur 
a dicto magnifico officio, et propterea rogante subuentionem predictam facere. 
re examinata decreuerunt quod quatenus predictus franciscus dicto nomine 
etiam suo proprio nomine promittat comperas conseruare indennes a dieta 
assignatione ut supra facienda. quod dicto reuerendo domino episcopo adia- 
censi presenti et futuro obligentur prouentus locorum ligiuliquinque annorum 
presentis et venturorum prò cautione ipsius predictorum ducatorum viginti 



( tm ) 

inoltre per parte dei primi di rilevarli da ogni danno. 
Alle quali condizioni essendosi il mentovato Procu- 
ratore sottoposto con ogni sollecitudine ('), l'Ufficio 

auri de camera annua'Àm sibi soluendorum per dictos de bonifacio iuxta te- 
norem dicti instrumenti, et qui capi et haberi possint per dictum reuerendum 
dominum episcopum et successores suos. casa quo predictum instrumentum 
confirmetur per sedem apostolicam intra tempus de quo in eo continetur et 
non aliter. et facta dieta promissione per dictum franciscum de qua constet 
scriptura cum solemnitatibus opportunis. in qua contineatur quod liomines 
bonifacii approbabunt contenta in dieta promissione ut supra fac a per dictum 
franciscum. et promittentes prefato magnifico officio presenti et futuro annua- 
tim soluere predictos ducatos vigiliti ami camere, tali casti fiat exequutio et 
scribi fiat de rationc prefati magnifici affluii obligatio predictorum locorum 
vigintiquinque seu prove lituani ipsorum numero quo supra. 

(') Archivio Notarile: Fogliazzo d'atti del not. Matteo Della Porta dal 1300 
al <IS28. 

In nomine domini amen. Franciscus guiginus de bonifacio suo proprio et pri- 
uato nomine et procurator et procuratorio nomine gasparis de cataiholo melianide 
nouaria et sociorum. uc orator et sindìcus et sindicatorio nomine hominum dicti 
loci bonifacii ac uniuersitatis eiusdem. ut lacius constat publico instrumento scripto 
per iohtnnem baptistam de vignali notarium anno proxime preterito die nona 
septembris. et quolibet dictorum nominum coniunctim vel diuisim prout melius 
expedit. sciens et intelligens nominibus quibus supra compositionem et pacta fe- 
risse cum reuerendo in christo patre domino philippo pallauicino dei et apostolice 
sedis grafia episcopo adgacensi. seu cum eius domino procuratore possendi omnes 
homines dicti loci bonifacii seminare et alia quecumque facere intra spacium mil- 
lìarium tredecim comunium circumquaque a porta dicti loci bonifaci usque ad 
spacium dictorum milliarium tredecim terrestri via. et sic circumquaque àicto 
loco successine a qualibet parte ipsius usque ad dictum spacium via terrestri, 
absque aliqua solutione decimarum seu censuum vel soluciones alias faciendas 
per recium vel indirectum mense episcopali adiicensi seu palacio ipsins. et prò 
causa et occasione eiu dem ita et taliter quod territorium predictum intra ter- 
minimi et spacium predictorum milliarium tresdecim sit et intelligatur franchimi 
exemptum et immune a quibuscumque solutionibus tam occasione decimarum et 
primicìarum quani prò alia quauis de causa quomodocumque et qualitercumquc. 
et per contea ipse franciscus dictis nominibus promisisse et se obligauisse 
prefalo reuerendo domino filippo episcopo scribi facere ad omnem requisitionem 
dicti domini episcopi in uno ex bancis de tapeto ianue in ratione prefati reve- 
rendi domini filippi episcopi adgacensis libras septingentas triginta quinque ia- 
nuinoruni de termino mcnsium sex. prò valore ducatonm quadraginta quinque 



( r,;)() ) 

delle Compere istituiva all' oggetto (li cui sopra una 
cotonila di trenta luoghi (') ; e ne corrispondea fe- 

auri criniere, sub certis condicionibus. nec non curaturum rum effectu quod, pie- 
fato reuerendo domino episcopo dabuntur et assignnbuntur tot annui prouentrs 
locorum comperarum sancii georgi quot quot ipse dominìts epi cbpus adyacensis 
qui nunc est et prò tempore fuerit possit singulo quoque unno habere et perci- 
pere ducatos viginti uuri camere, et prò ut lulius de his omnibus constai pu- 
blico instrumento pactorum compositionis et aliorum manu Mollici de porla 
notarii et dictarum comperarum cancellarii hoc anno die decima nona iunii. ad 
quod prò ventate condigna relatio habeatur. 

Sciensque etiam et iutelligens magnificos dominos protectorcs dictarum com- 
perarum anni presentis facturos esse et fieri debere prò ipso francisco et ceteris 
hominibus et uniuersitate dicti loci bonifacii [idem dicto domino episcopo in uno 
ex dictis bancis dictarum librarum septingentarum triginta quinqve iai,'uinorum 
ac dictorum annuorum prouentuum locorum dictarum comperarum tot quot 
dictus dominus episcopus qui nunc est et prò tempore fuerit poterit singulo quoque 
anno habere et percipere dictos ducatos vigiliti avvi camere, et ipsos magnificos 
dominos protectorus anni presentis huiusmodi ftdem non esse facturos nisi ^ub 
spe instrumenti promissionis et obligationis et aliorum de quibus in dicto. et 
volens ipse franciscus dictis noninibus ipsis magnificis dominis protectoribus seu 
comperis et participibus earum fare et esse prò premissis omnibus et singulis 
cautum. ideo ipse franciscus suo proprio et priuato nomine ac procuratorio no- 
mine dictorum gasparis meliani et sociorum. ac sindicalorio nomine dictorum 
hominum et uniuersitatis loci bonifacii. et quolibel dictorum nominum in solidvm 
et tam coniunclim quam diuisim prò ut melius expedit. et prò quibus omnibus 
dicto proprio et priuato nomine promisit et promiltit se facturum et curaturum 
opera et effectu quod dicti homines et uniuersitas in publico et generali parla- 
mento conuocato more solito, et in quo interuenient due tercie partes et ultra 
ipsorum hominum. approbabunt ratificabunt et confirmabunt huiusmodi instru- 
mentum et omnia et singula in eo contenta per publicum instrumentum manu 
publici notarii cum debitis et opportunis solemnitatibus conficiendum. et hoc intra 
menses tres proxime venturos. etc. etc. 

Actum ianue in p lacio comperarum sancii georgii. videlicet in camera maiori 
solite residentie magnifici officii. anno domiaice natiuitatis millesimo quingenlesimo 
sextodecimo. indiatone lercia iuxta morem ianue. die venerts undecima iulii. hora 
vigesima secunda vel circa, etc. 

(') Cartolario M. per l'anno 15)8, fol. 1 84. 

Officium Sancti Georgii de MDXVI: Ratio ex parte fidei faciende boni facinis. 
Libre tres mille. 

Cum obseruatione quod prouenlus dictorum locorum anni presentis et ven- 



( 351 ) 
delmente l' annuo reddito a' Vescovi Adiacensi fino 
al 1797 (')• 

Risulta da un istrumento del 4 dicembre 1516 che il 
Papa commise la risoluzione del negozio a due canonici 
delle Chiese d' Aleria e d'Accia ( 2 ); e scrive PAcinelli 

turorum obligati sunt reuerendo philippo pallaulcino dei et apostolica sedis 
grafia episcopo adgacii. et cuique successori suo in ùicto episcopatu in perpe- 
tuimi, prò sua cautione duc:itorum vigiliti auri de camera dicio reuerendo 
episcopo debitorum annuatbn et in perpetuum per homines de bonifacio. iuxta 
tenorem instrumenti compositionis pactorum celebratorum inter dictum reuc- 
rendum episcopum siue procuratorem suum ex una et franciscum de guigino 
procuratorio nomine dictorum de bonifacio ex alia, scripto marni mathei de 
porta notarli anno de MDXVI die XVllll iunii cui relaclo habeatur. 

(') L'ultimo ammesso alla percezione del detto reddito fu il vescovo Beno- 
detto Andrea D'Oria (Cart. M. ann. 1760). 

(*) Archivio Notarile: Fogliazzo citato di Matteo Della Porta. 

In nomine domini amen. Raffael pallauicinus qm. Jeronimi tamquam frater 
et coniuncta persona ac procurato)' et procuratorio nomine reuerendi domini 
philippi fratris sui episcopi adiacensis . . . promittit se facturvm . . . quod dictus 
reuerendus dominus philippus episcopus perpetuo habebit et tenebit ratum et 
gratum validum et firmum presens instrumentum, et omnia et singula in eo con- 
tent i attendet quocumque et complebit . . . sub ipoteca . . . honorum ipsius ra- 
faelis . . . ex una parte. Et iohannes baptista de cataiholo . . . nomine et vice 
hominum et uniuersitatis bonifacii . . . promittit quod dlcti homines . . . in . . . 
generali parlamento . . . confìrmabunt presens intrumentum . . . Scienles in- 
terea reuerendum in christo patrem dominum ieronimum palauicinvm procura- 
torio nomine reuerendi domini philippi episcopi adiacensis predicti ex ima et 
franciscum guiglnum de bonlfatio tanquam sindicum et procuratorem predlclo- 
rum . . . hominum et uniuersitatis bonifatil ex alia celebratimi fuisse instru- 
mentum transactionls et pactorum scriptum marni mei notarti infrascriptl anno 
presenti die decima nona iunii. in quo instrumento Inter cetera actum full pacto 
expresso inter partes . . . quod si per sedem apostolicam non confirmatum fuerlt 
dictum i.istrumentum . . . intra menses sex proxme venturos. eo casti dictum 
instrumentum haberetur proinde ac si factum non fuisset. et partes restarent 
in eo statu et gradu in quo erant ante confectionem dictl instrumenti, scien- 
tesque porrectam fuisse suppllcationem parte prenominati reuerendi domini epi- 
scopi adiacensis ac hominum et uniuersitatis loci bonifatil coram sanctitate 
domini pape nostri ex qua requixilum full confirmationem (lieti instrumenti et 
contentorum in eo. et a sanctitate sua per bullas apostolicas renrrabilibus re- 



( 3&2 ) 

che la estensione delle miglia pattuite venne riconosciuta 
e determinata da questi delegati per atto del 10 marzo 
1520, ricevuto da Gian Francesco Ganaccia cancelliere 
della Curia Adiacense. Ma i bonifacini cui 1' Ufficio di 
San Giorgio avea tolti d'imbarazzo, mercè l'istituzione 
dei trenta luoghi poc'anzi accennata, scordavano a un 
tratto le promesse onde il loro Procuratore avea preso 
l'impegno. Il perchè i Protettori del 1558, a rifarsi al- 
meno in parte del danno, ordinavano il sequestro dei 
proventi di una colonna di 1730 lire iscritta nelle Com- 
pere a favore della Comunità di Bonifazio ( l ) ; e lo 

storocelo de casta aleriensis et marioto de la cazabianca aciensis ecclexiarum 
canonicis factam fuùse dellegationem ut cognita contenta in dicto instrumento 
cedere in euidentem utilitatem diete mense episcopalis possint omnia et singula 
in dicto instrumento contenta . . . apprabare et confirmare . . . prò ut latius ex 
dictis bullis apostolicis datis rome anno presenti die tercio decimo septembris conti- 
netur. considerantesque plura accidisse ex quibus coram dellegatis predictis com- 
parere non potuerunt. et partes ipse dubitantes propter angustiam temporis et 
dificultatem isto tempore hiemali corsicam comparere non posse et confirmationem 
fieri facere intra tetnpus mensium sex . . . qui finem habebunt die decima nona 
presenlis mensis. cupientes conuenta in dicto instrumenlo firma remanere. pre- 
nominate partes . . . proroguuerunt terminum . . . per alios menscs sex etc. 

Et predicta omnia facta sunt presente magnifico officio dominorum protecto- 
rum comperarmi sancti georgii anni prese ntis in legitimo numero etc. 

Actum ianue in palatio comperarum sancti georgii. videlicet in camera maiori 
dicti palacii solite residentie prefati magnifici officii. ipsis magnijkis domini* 
protectoribus in legitimo numero prò tribunali sedentibus. et predicta omnia et 
singula suprascripta audientibus. anno dominice natiuitatis millesimo quingen- 
tesimo sexto decimo, indicione quarta, punta morem ianue. die iouis quarta de- 
cembris. hora vigesima tercia vel circa. 

(') Cartolario B. ann. 1558, car. 192. 

Comunitas Bonifacii: Libre MDCCXXX. 

t MDL Vili die XXVI decembris. 

Magnifici domini protectores comperarum sancti georgii eie. mandauerunl no- 
tari sub presenti columna . . . verba infrascripta. videlicet. Nulla fiat uouitus 
de dictis locis et libris. ncc de eorum prouentibus . . . itisi de voluntate w ci- 
presso consensu predictorum . . . protectorum vel successorum eorum. attenta 



( 553 ) 

manteneano termo sino all'estinzione del loro celebre 
Banco ('). 

Non rimase però tronca assolutamente con queste prov- 
videnze ogni cagione di futuri dissidii. Imperocché i 
Vescovi d' Aiaccio si avvisarono (e ci sembra a tutto 
diritto), che il seguito accomodamento non li avesse 
spogliati dell' esercizio di loro giurisdizione su quelle 
chiese che sorgeano nello spazio di territorio dichiarato 
immune quanto ai poderi degli uomini di Bonifazio. Ma gli 
Arcivescovi di Genova, oppugnando siffatte ragioni, spin- 
sero tanto innanzi le pretese, da volere che il loro spiri- 
tuale governo dovesse considerarsi esteso ad un modo 
colla giurisdizione del Commissario di Bonifazio, e così 
anche alle isole di santa Amanza , dei Lavezzi, dei Budelli 
e d'altre che sorgono prossime alle Bocche di quella 
terra. Né la contesa fu mai risoluta; perchè la Corsica 
era vassalla della Repubblica Genovese più che non fosse 
parte del suo dominio ; e come le sue civili magistrature 
non raramente giovarono a rifare il patrimonio d' uo- 
mini cui lo sregolato vivere avea dissipata ogni fortuna, 
cosi i suoi benefìcii ecclesiastici ed i suoi medesimi Ve- 
scovadi furono per lunghi secoli quasi esclusivo appan- 
naggio di cherici genovesi, paghi d'ordinario a godersi 
sul continente le rendite spillate dalle chiese dell' isola. 
Il perchè si legge come ancora del 1750 l'arcivescovo 

fide facta bonifacinis de locis triginta obligatis reverendo episcopo adiacensi . . . 
que loca per comunitatem bonifatii hactenus soluta non fuerunt. et attentis 
eiiam solutionibus factis reuerendis episcopis adiacii etc. 

(') La colonna in discorso fu poi liquidata nel 1834 ; e della rendita venne 
creato amministratore il Console di Francia prò tempore sedente in Genova (Car- 
tolario di Banco IV, car. 1 42). Al contrario quella de' luoghi 30 a favore de' 
Vescovi d' Aiaccio corse la sorte di tante altre fondazioni devolute a benefizio 
di chiese, monasteri ecc., e però non trapassò punto nei registri della liqui- 
dazione. 



Giuseppe Maria Saporita investisse al prevosto Assereto 
di N. S. delle Grazie di Genova la chiesa di santa Maria 
dei Budelli, ed impetrasse dalla Santa Sede a Cristoforo 
Salineri di Bonifazio l'abbazia della Trinità nel distretto 
di quel castello, essendo la bolla d'investitura a tale 
effetto spedita sine preiudicio partami ('). 

V. È noto che la regione di Pera fu assegnata ai ge- 
novesi per loro stanza da Michele Paleologo, non molto 
dopo che questi , strettosi ad essi col celebre trattato di 
Ninfeo ( 2 ) , ebbe acquistato l' Impero di Costantinopoli. 
Quanto all' esercizio della religione poi concedette loro 
di erigere proprie chiese , e consenti che nelle medesime 
provvedessero al culto divino secondo il rito romano e 
con proprio clero. Il perchè gli atti nostri fanno men- 
zione delle chiese di san Clemente e di san Francesco 
in quella terra, e molto più spesso ancora di quella di 
san Michele ( 3 ) Peyrae protector et patronus, come 
dice lo Stella (*). Ed il Preposito della chiesa di san Mi- 
chele, che certo fu la più antica, era appunto il Vicario 
Generale dell' Arcivescovo di Genova nella colonia. 

Se non che i veneziani indispettiti di queste conces- 
sioni , e molto più sdegnati perchè Andronico II , figlio e 
successore di Michele, seguitasse le orme del padre nel 
favorire i genovesi, mandavano una loro flotta ad assal- 
tare i possedimenti di questi ultimi (1296), e fra gli altri 



(') Ved. Acinelli, Stalo presente ecc., pag. 177-78; Id. , Storia di Corsica, 
MS. della Civico-Beriana, voi. I, pag. 103 e 483. 

C 2 ) Lib. Jur., I. 1350. 

(*) Arch. Gov. Pandette Richeriane. 

(') Stella, Annoi, col. 1113; Heyd, Le colonie commerciali fagli italiani ecc. , 
I. 3-">7. Le Pandette precitate ricordano in Calata la chiesa di santa Maria. 



( 355 ) 

Pera tuttavia sprovveduta di mura e ripari ('). I geno- 
vesi fuggirono a Costantinopoli; ma l'ammiraglio Rug- 
gero Morosini devastò i dintorni e abbruciò gli edilìzi 
della colonia, che però fu in seguito rifabbricata, levan- 
dosi ad estensione ed importanza maggiori (" 2 ). 

Né in cotanto furore di distruzione venne risparmiata 
la chiesa di san Michele, cui l'arcivescovo Jacopo da 
Varagine avea tre anni avanti commessa alle cure di 
un prete Pagano di Garanza. Però avendo i genovesi 
risoluto di riparare al danno con altro tempio da erigere 
nelle circostanze dell'antico (e sì il fecero sollecitamente), 
l'Arcivescovo medesimo affrettavasi a sua volta a di- 
chiarare anche sopra di questo la propria giurisdizione, 
e dell' amministrazione dello stesso investiva per dieci 
anni un prete Aldebrando di Gorvara (1297), coli' ob- 
bligo di un censo variabile da 50 a 30 lire a seconda 
dei casi preveduti nell' apposito istrumento ( 3 ), Ma qua- 

(') Jacod. a Varagine, Chron., col. 56. Sequenti vero anno (1296), veneti . . . 
quamdam terram ianuensium nomine Peram , quae erat iuxta Constantinopolim, 
omnino immunitam , destruxerunt. 

( 2 ) Heyd, I. 338-41. 

( 3 ) Archivio Notarile: Notulario di Stefano di Corrado di Lavagna ed altri, 
dal 1292 al 1297, car. 82 verso e 83 recto. 

In nomine domini amen. Cam ecclesia capelle sancii michaelis de petjra prope 
constantinopolim in imperio romanie. que ad mensam nostrum spectabat. detta- 
si ita et fonditus dirupta sit. et in dic'o loco de peijra ianue aliqui non habi- 
tent. et propterea locatio facta per nos fratrem iacobum dei et apostolice sedis 
grafia ianuensem archiepiscopum presbitero pagano de carancia capellano ecclesie 
ianuensis de dieta capella iuxta tenorem instrumenti, publici scripti manu ste- 
phani conradi de lauania notarli MCCLXXXXHI die XVI iulii finita sit seu 
ulterius non duret de iure, ut percepimus et coguouimus. prius habilo super 
hoc Consilio quamplurium iurisperitorum. et ad nostrum noticiam deuenit quod 
ianuenses qui uti et conuersari intendunt meixandi causa et prò aliis diuersis 
negociis in imperio romanie intendunt vel in peijra vel aliquo seu aliquibus 
locis ipsius imperii de nono construere ecclcsiam aliquam ad quam acceuant 
et consuetudine))) luiheitnt prò uudiendis iliuiuis et percipiendis a rectore seu 



( 350 ) 

lunque ne sieno stato poi le cagioni, certo è che Aide- 
brando non durò nel governo affidatogli per tutto lo 
spazio di tempo che fu stipulato; conciossiachè leg- 



administractore ipsius ecclesie de nouo edificando ecclesiastieis sacrari enti*, et 
edam edificauerint in constanti nopoli. nos diclus frater iacobus dei et apostolici 
sedis gratta ianuensis archipiscopus volentes diete ecclesie de nono construende 
seu hedificande per ianuenses in pegra vel in aliqun seu aliquibus locis dicti 
imperii seu et edam edificate in const ntinopoli. et que ad nostrani mensam spedare 
debet et spectat sicut dieta capetto sancti michaelis speclabat. prouidere de ca- 
pellano seu vicario itsque ad annos decem preximos. conferimus libi presbitero 
aldi-brando de sarzana lunensis diocesis administrationem dirle ecclesie de novo 
edificaitde seu edificate ut saprà seu vicarie ipsius. et te capellanum seu vica- 
rium nostrum in ecclesia predieta facimus. et Ubi de ipsis prouidemus usque 
ad didimi tempus. committentes Ubi curam et administrationem in spiritualibus 
et temporalibus ipsius ecclesie, ac te de predìdis preseucialiter per aunulum 
nostrum inuestimus usque ad didum tempus. reseruato nobis et successoribus 
nostris et palacio ianue annuo ceusu nobis et successoribus nostris annis sin- 
(julis ianue in palacio nostro in ìcalendis aprilis persoluendo secundum teno- 
rem instrumenti qui statim post istud fiiet manti notarti infrascripti. Adam 
ianue in palacio archiepiscopali, anno domincie natiuitatis MCCLXXXXVlì. 
indidone nona, die XXII ianuarii. inter nonam et vesperas. presen ibus fruire 
pascale et fratre opecino petrela de ordine prei.icatorum. presbitero enrico cle- 
rico (lidi paludi et conrado preposito ecclesie sancte marie magdalene ianue. 

In nomine domini amen. Ego presbiter aldebrandus de sarzana lunensis dio- 
cesis capellanus siue vicarius institutus usque ad decem annos in ecclesia de 
nouo consiruda in constantinopoli siue que de nouo construi debet per ianuenses 
in loco peyre siue in aliquo loco imperii romanie de qua institutione constai 
per instrumentum publicum scriptum manu mei stephani notarti infrascripti 
modo paulo ante, confiteor cobis domino f nitri iacobo dei et apostolico sedis 
grafia ìanuensi archiepiscopo me vobis dare debere nomine census diete ecclesie 
ad mensam vestram pertinentis alterata ex quantilatibus infrascriptis quo- 
libet anno durante tempore constitutionis de me fade in dieta ecclesia secundum 
formam dicti instrumenti. Inibita distindione status et condidiouis qui et que 
erunt inter comune et homines ianue ex una parte et comune et humines cene- 
ciarum ex altera prò ut dicetur. quare promitto et conuenio vobis dare et solvere 
kalèndis aprilis. durante lumen tempore diete insti/ulinuis de me farle, libras 
triginta ianue nomine e nsus diete ecclesie, et hoc quandiu conuenta durauerint 
inter dieta eomunia seti homines dictorum comuniùm. rei alias ianuenses ibi 



( 3b7 ; 

giamo come del 1393 presbiter Gualterius de Vezano 
prepositivi ecclesie sancii Michaelis de. Peyra , et in 
dicto loco prò domino Archiepiscopo Januensi in spi- 
ritualibus vicarius generalis, intei venisse all'atto di 
delimitazione dei confini del luogo di Galata , cui il 
Greco Imperatore avea donato ai genovesi ('). 

La giurisdizione dei nostri Arcivescovi su Pera ci dà 
pure la ragione chiarissima del perchè negli Statuti onde 
il Comune di Genova provvide al reggimento di quella 
colonia, si trovi inserito il capitolo delle costituzioni 
sinodali cui il ridetto Jacopo da Varagine aveva ema- 
nato rispetto ai chierici che deponeano l'abito eccle- 
siastico, e che fu conformato da Forchetto Spinola di 
lui successore ( 2 ). 

securi starent. in eum casum (sic) promitto et conuenio vobis dire et soluere 
vobis vel eestro nuncio seu palacio vestro in cimiate ianue quolibet anno in 
Icalendis aprilis predictis in vita mea et quandiu durauerit ùictum tempus 
diete institulionis de me facte. et pax seu treuga durauerit Inter dieta comunia. 
lìbras quinquaginta ianue nomime census diete ecclesie, que omnia et singula 
ut supra promitto et conuenio vobis stipulanti prò vobis et successoribus vestris 
ut endeie compiere et obseruare et in nullo contrauenire. alioquin penam dupli 
de quanto et quociens contra/ieret et non obseruarelur vobis nomine quo supra 
stipulanti dare promitto. ratis manentibus supradictis . prò quibus omnibus et 
singulis firmiter obseruandis vobis nomine quo supra pignori obligo omnia bona 
mea habita et habenda. et reficere dampna et expensas que propter ea fierent. 
Actum ianue in palació archicpiscopalLjinito domiuice na iuitatis MCCLXXXXVÌl. 
indkione nona, die XXII ienuarii. inter nonam et vesperas. presentibus testibus 
fratre pascale et fratre opecino petrela de ordine predicatorum. presbitero en- 
rico di castelliono clerico dicti palacii. et conrado preposilo ecclesie sancte marie 
magdalene ianue. 

Questi due ìstrumenti sono citati eia! Montaldo nell'operetta Sacra Ligustici 
Coeli sgdera, pag. 66. 

(') Lib. Jur. lì, 438. 445. 

(*J Ved. Statuti Genovesi, ecc., pubblicati dal eh. Vincenzo Promis, pag. 213. 
Nella intestazione del detto capitolo si nota che il medesimo in constitutionibus 
factis per bone memorie dominum fratrem Jacobum arehiepiscopum ianuen- 
sem . . . reperitili- ; ma poscia si afferma e.rfrartum . . . de actis publicis curii' 



( 5&8 ) 

VI. Rientriamo ora nei limiti più ordinarli del nostro 
Vescovato; o pigliando a trattare del suo confine setten- 
trionale e longitudinale, notiamo come questo fosse pos- 
seduto in ispecie dai Malaspina, discendenti da Oberto 
primo marchese conosciuto della Liguria. Del resto subì 
anch'esso varii ondeggiamenti; e valicati assai da an- 
tico gli ultimi lembi del Gomitato Genovese, inoltrossi 
in quell^ di Tortona, dove ebbe', prima d'ogni altra, la 
Pieve di Garanza. La quale Pieve è da ritenere come 
parte del cosi detto Patrimonio delle Alpi Cozie , i cui 
beni, secondo notò il prelodato Desimoni, « trovansi 
sempre avere lor sede principale ai margini, o al mare 
e ai promontori, o lungo la spina dorsale appennina , 
o nei più lunghi e rilevati contrafforti che legano l'Ap- 
pennino al mare » ('). Ora siccome di questi beni i Pon- 
tefici furono usi di lasciar godere i Vescovi delle Dio- 
cesi propinque, impoverite dalle incursioni saraceniche ( 2 ), 
cosi noi stimiamo che da simile consuetudine appunto 
proceda la giurisdizione esercitata dai Vescovi Genovesi 
sulla Pieve anzidetta, nonché il godimento di alcune 
proprietà site in quelle vicinanze ( 3 ). Certo è che i più 

domini archiepiscopi iauue MCCLXXXVIIII. Ora qui vuoisi emendare un er- 
rore troppo manifesto, il quale, a nostro avviso, consiste tutto nello scambio 
di una cifra; per modo che dove era scritto MCCLXXXX1I1I il poco attento 
amanuense che vergò il codice di cui si giovò il eh. Promis lesse invece il 
millesimo sopra riferito. D'altronde è noto che il Varagine non fu creato arcive- 
scovo innanzi al 1292, e che la riunione della Sinodo Provinciale fu uno degli atti 
che illustrarono i primi anni del suo prudente od evangelico governo. 

( f j Atti, III. 610. ' 

H Id., pag. GII. 

C) Talvolta anche la concessione dei beni costituenti il detto Patrimonio fu 
di semplice usufrutto. Di che ci avvertono più terre e castella della Liguria 
occidentale, le quali godute per molti secoli dai Vescovati d'Albenga, di Noli e 
di Savona, furono poi nel I30'i da papa Urbano VI cedute alla Repubblica (.fli- 
rt uni , II. I03S. 



( oSU ) 

vetusti documenti ci mostrano i nostri Vescovi in pos- 
sesso di tali beni; e quei documenti si discostano ben 
poco dagli anni a cui la tradizione e i vaghi accenni di 
qualche 7 cronista ascrivono le furibonde scorrerie de' mus- 
sulmani nella Liguria marittima ('). 

(') Reg. , pag. 387, 413,416,418, 435. — « I Malaspina, prosegue il cav. De- 
simoni, possedevano una sterminata striscia di territorio lungo il dorso appen- 

nino ligure dall'estrema Lunigiana all'estremo Tortonese I frastagli che 

interrompono qua e là tale catena, o sono donazioni imperiali a vescovi e mo- 
nasteri, o sono infeudazioni a vassalli, . . . i quali poi si emanciparono dai 
Marchesi er divennero Signori » (Atti, III. 615). Così il Vescovato di Bobbio, 
sottentrato al celebre monastero di san Colombano fa. 1014), sedea quivi sulla 
vasta ed alpestre solitudine , la quale separava .non solo i Comitati di Genova , 
di Tortona e di Piacenza, ma faceva altresì una lunga punta a «meriggio verso 
il mare, estendendo per tal guisa la propria giurisdizione a tutta la valle di 
Borzonasca (Id. , 612). 

Ma a proposito di quel monastero dobbiamo notare come lo stesso fosse dai 
Carolingi arricchito di assai beni posti eziandio entro i confini del Vescovato 
di Genova; di che fanno fede più diplomi inseriti nelP Ughelli, nel Bossetti e 
nel volume I Chartarum ; i quali sebbene alterati forse in quanto spetta alla 
forma, sono però veri nella sostanza. Coli' uno di essi, che è del 5 giugno 774, 
Carlo Magno comprende siffatti beni nei limiti seguenti: Incipiens . . . de riuo 
de casa veteri ascendit per costam in summitate cuchari minoris super casa- 
legri integra via. Per transuersum in cerasiolam vbi bauciola vocatur. quo 
termìnus fixus est aq:te. inde descendenle in capite ferratura usque ad mare. 
Ex alio quoque Mere habens rimira flnalem descendentem de monte lungo 
intranlem in mare, Vergit autem ab hinc finis a petra corice per summilatcm 
coste in via publica. ibique terminus stat. Descenditqueper finem montis pe- 
troni per summam costam a valicala que noiicupatur castanetum vilici. de- 
scendens in viam que educit ad petrara carici iusta montem ia nauasco. caditque 
in aliaia viam publicam que vadit ad castellionem. indeque repricat se abisum, 
iuxta montem inceruos iasignitum cruce et per transuersum finem sancii mi- 
chaelis exeuntem de filmine perturio ad fines montis arimannorum super 
obuetum que est via publica iuxta montem per canetum usque a pirum agres- 
stem (Chartarum , I. 22). 

Abbenchè l' insieme di questo documento sia molto intricato , se ne rileva 
però quanto basta per comprendere che i beni di cui si tratta si distendevano 
dalla Valle di Aveto al mare. Del resto , ove la Casa veteri potesse riscontrarsi 
nella moderna Chiesa fredda (di che non ci faremo mallevadori), il suo rivo 



• 



( m ) 

(j\ì\ osservammo altrove, coinè la Pieve di (laranza 
potesse rispondere al moderno Vicariato di Mongiar- 

S&rabbB quello che corre a poMdBÉé di qnesl,' ultima e chiamasi Ufo Srainia- 
ga'lo. Che da Chiesa fredda si salga per costa a Casareggio ( Casal e i; ri) , ognun 
lo vede sol che guardi alla Carta; ma il monte Cuccaro, o Zuccaro minore, più 
non si trova. Tuttavia il documento è qui assai esplicito, indicandolo sopra 
Casareggio; e noi abbiamo una riprova della sua esistenza nel monte delle 
Rocche dello Zucchero, il quale riesce a mezzogiorno del luogo stesso, e ci 
conduce a ritenerlo siccome il Cuccaro maggiore. Scendendo poi da Casareggio 
si incontra Cerisola (in Ceresiolam) , da cui brevemente dista verso levante il 
Colmo di Boccio (ubi Bauciola dicilur). E qui termiiius fìxus est aque: ossia nel 
torrente Gramizza , che scorre a settentrione di Boccio. Proseguendo poi la 
discesa, s'incontra il Capo Ferrata presso lo Sfuria; seguitando il quale, e 
continuando poscia per 1' Entello, si giunge presso Chiavari al mare. Da un 
altro lato i beni in questione veggonsi limitati da un rivo finale, che è 
nome generico di tuli,! le acque di confine, come già notò il eh. Desimoni (Atti, 
III. 613), ma che qui è da ritenere per quello che discende dal prolungamento 
(Monte Longo) del P.ondinara, appellato Costa finale, che è limite a mezzodì 
della pieve di Uovegno ed insieme del Vescovato di Tortona, e di cui perciò 
parleremo anche in appresso. Dirigesi quindi il confine stesso a Pietra coriee 
(il monte san Nicolò già detto più innanzi), donde salisce per costa fino al- 
l'incontro di una via pubblica; ridiscende pel monte da cui sgorga il tor- 
rente Petronia (il qual monte è oggi chiamato delle Cento Croci; ved. lìeg., 
pag. 689), procede verso ponente a Valicu'a (l'attuale monte Varisella) , e 
discende ancora un' altra volta verso mezzodì ove è Masmsco (Nauasco). Dal 
quale punto dirigendo poi a levante, incontrasi Castiglione; e di bel nuovo 
riaccostandosi al monte san Nicolò, si scorge al disotto del medesimo il monte 
del Corco Imontem inceritos), non lungi dal quale, traversando a ponente, sorge 
la chiesa di san Michele di Mezema (per tmnmersum fìnern sancti Micharlis). 
Quanto al monte dejli Armarmi, la sua denominazione fu troppo comune in 
antico, e troppo mutata col volgere dei secoli, perchè noi possiamo affaticarci 
utilmente nel rintracciarlo (Ved. Carte dello Stato Maggiore, num. 68, 69,77). 
Con diploma poi del 972 (Ughelli, IV. 972; Rossetti, Bobbio illustrato , I. Ili;, 
l'imperatore Ottone I confermava al monastero di Bobbio molte corti, ville e 
castella; fra le quali: medietatem cvrtis de Oramila (Oramala, in Val di 
Trebbia, presso i confini del già Ducato di l'arma e Piacenza), cvr/eni de 
Clauereza, curlem de Naceto) Clavarezza e Noceto, rettorie nel Vicariato di 
Vobbia), castrum de Oneto (Oneto, villaggio dell'antico Governo di Chiavari, 
nel Quartiere de'la Cappella di Vali? Lavagna), . . . atrtern de Tnrrigia (Tor- 
riglia), curtem de Currelio (Caregli. o Carreggi, villaggio del <;o\erno pre- 



( 561 ; 
(lino ('). Ma ora aggiungeremo che essa estendeva la pro- 
pria giurisdizione anche alle diverse parrocchie che al pre- 
sente compongono il Vicariato di Vobbia, il quale in- 
fatti è d'assai più moderna costituzione (" 2 ). Imperocché 
l'ottimo collega nostro prof. Alessandro Wolf, grande- 
mente benemerito degli studi riguardanti la topografia 
ecclesiastica delle Diocesi di Tortona e di Piacenza, ci 
fa cortesemente osservare che la vetusta chiesa pievana 
sarebbesi elevata propriamente un miglio al sud di Mon- 
giardino, e presso che sulla cima del giogo il quale divide 
le acque della Sisola da quella della Vobbia , ossia ad un 
bel circa nella posizione medesima dove la Carta dello 



detto, « in Val di Sturla), .... curtem de Grauilia [Grawgli&, sui tor- 
rente omonimo nella Valle sovra citata), villani que dicitur ìiarbcijia (San Co- 
lombano di Bembeggij sull'Entella), curimi . . . Viguaìis (Viijiiale nella Valle 
di Lavagna), . . . cillam que (licitar Carsascum ( Carasco , sulla sinistra del- 
l' Entella), villani de Ritingi [Romaggi, rettoria nel Vicariato di Leivi), villani 
que dicitur Omanalium (Caiiaualiiaii ? , Canevalc , rettoria nel Vicariato di Ci- 
eagna), villani que dicitur Ripus (Reppia, sul GravegUa), villani, que dicitur 
Capellana (Caperana, rettoria del Vicariato di Chiavari), villam que dicitar 
Riuarolìis (Rivirala, all'unione dei fiumi Lavagna e Sturla), villam que dicitur 
Themoso (Temossi, rettoria nel Vicariato di Borzone), villam que dicitur Bu- 
tiguariiium (e nel Rossetti Butiijnanum; Agognata a settentrione di Sopra la 
Croce?), villam que dicitur Super Crucem (villaggio in quel di Borzonasca, noto 
specialmente per le sue acque minerali), et ca que eidem monaslerio pertinent 
in villa de Bronzano in finibus Lauanie (Borzone, già abbazia di cisterciensi 
ed oggi Vicariato , presso le origini dello Sturla). 

Tralascio altri atti, ed accenno appena ad un nuovo diploma imperiale del 982, 
dove tra i confini longitudinali di altre proprietà di Bobbio si noverano il Gra- 
veglia e Fossa Lupara, non lungi da Sestri (Ughelli, IV. ( J7i); ma soggiungo 
una notizia die ha per noi importanza maggiore, cioè che il monastero anzi- 
detto avea pur beni nella città stessa di Genova (Veri. Chartarum I, 82, 88, 
106; Ughelli, IV., %6-67-69-73). 

(') Reg., pag. 682. 

('.) Nella tassa di papa Urbano VI, le chiese di queMv Vicarialo sono tuttavia 
sottoposte alla Plebs de Montar/lino. 



( 302 ) 

Stato Maggiore (') colloca le sorgenti del Rio Precanza. 
Il qual nome è certa sincope di Pietra Caranza , come ce 
lo indicano le consimili denominazioni selvatiche desunte 
dall'indole petrosa del terreno, per cui, ad esempio, 
di Pietra calante e Pietra bissara , si fece nel nostro 
dialetto Precante e Prebiscea ( 2 ). Di più il luogo dove, 
secondo la tradizione , sorgea la Pieve , è oggi ancora 
segnato da una croce; e le processioni della parrocchia 
di Mongiardino, al tempo delle rogazioni o d'altre fe- 
stività, vi si recano sempre a commemorazione evidente 
dell'antica chiesa matrice. Che se poi dovessimo segnare 
un'epoca al trasferimento del pievato da Caranza a Mon- 
giardino, questa a noi parrebbe da riconoscere verso 
i principii del secolo XIV, giacché in un atto del 1240 
si ricorda tuttavia l'Arciprete de Carancio , ed in altro 
del 1295 si nomina presbiter Rezanus de Carantia ( 3 ) 
mentre in due rogiti del 1322 e 1335 la nuova deno- 
minazione de Moniardino non sembra fatta ancora così 
ferma e generale da avere onninamente preso il luogo 
dell'antica, ravvisandosi necessario l'associare in uno i 
due appellativi ( 4 ). Le parrocchie che compongono il 
Vicariato di Mongiardino s e quasi circondano l' arcipre- 
tura di san Giovanni Battista, sono quelle di Vergagni- 
Grattona, Cerendero e Salata, cui fanno seguito le altre 
di Arezzo, Glavarezza, Noceto, Vallenzona e Vobbia, 



(') Foglio (»2. 

H Atti, III. 671, G89. 

( 5 ) Cod. ms. presso il eh. Grassi, fol. 179 verso. Del pre'.e Rezano si ha poi 
notizia in atto del 27 gennaio 1295, a rogito del notaro Jacopuccio di Be- 
donia (Archivio di questa Pieve), ove si dice canonicus plebis de Bedonia, et 
procypator totius Capihili diete plebis ( Da Memorie mss. del prof. Alessandro 
Wolf, sulle Pievi Piacentine). * 

!') Ved. Re,/., pag. 682. 



( 363 ) 
componenti il già detto Vicarialo di quest' ultimo nome. 
Ma qui notiamo come tutto il gruppo di tali parrocchie 
sia stretto in giro da chiese tortonesi ; nò vada con- 
nesso al corpo della nostra Diocesi altrimenti che per 
una angusta lingua di terra , la quale si stende a ponente 
verso Isola del Cantone. 

VII. Ma all' infuori della Pieve di Caranza, il cui ter- 
ritorio durò lunga pezza affatto staccato dal corpo della 
Diocesi Genovese, rileviamo ancora col socio Wolf come 
il confine antico di essa Diocesi colla Tortonese* corresse 
già lungo il ciglio di quella catena dell' Appennino che 
forma lo spartiacqua fra la Riviera Ligure ed il Bacino 
del Po. II. quale confine poi, dirigendosi da ponente a 
levante, giugneva sino alle falde del monte Penna, allo 
incontro della parrocchia di Sopra la Croce in prossi- 
mità delle sorgenti della Borzonasca, a cui per altra 
direzione mettea pur capo il Vescovato di Piacenza. (') 

Esaminando infatti le carte topografiche, non si tarda 
a scorgere il pendio settentrionale dell' anzidetta catena 
distribuito in quattro pievi, le quali indubbiamente di- 
pendeano allora da Tortona; e sono quelle di Rovegno , 
Casella, Ceta ( 2 ) e Silvano-Adorno ( 3 ). Cosi il Plebatus 
Roveniae è enunciato in un Breve di papa Inno- 
cenzo III del 1198 come uno dei punti di confine della 
Diocesi Tortonese; ed il Ronclanaria , che allo stesso 



(') Risulta per documjnti che Santo Stefano d' AveLo (oggi soggetto al Ve- 
scovato di Bobbio) era ancora nel se olo XVI parrocchia tortonese. Così pure i 
luoghi di Alpepiana, Alpicella, Allegrezze ed altri di Val d'Aveto, già posse- 
duti dal monastero di san Pietro in Ciel d'oro, vengono ascritti in più diplomi 
di questo al Comitato Tortonese. 

(*) Oggi Borgo de' Fornari. 

( 5 ) Silvano d'Orba, e più anticamente Pi elio. 



( 504 ) 

oggetto è pur nominato nel documento medesimo, è da 
credere non sia diverso dal monte Rondinara che si in- 
contra alle sorgenti dell' Aveto ('). Nò riuscirà fuor di 
proposito l'attribuire una qualche importanza alla de- 
nominazione di Costa finale , con cui tuttora si distingue 
il prolungamento di questo monte verso occidente: de- 
nominazione già ricordata in un diploma imperiale 
del 902, confermativo dei possedimenti che il monastero 
pavese di san Pietro in Giel d' oro avea nel vicino vil- 
laggio d' Alpepiana ( 2 ). Imperocché la Costa finale ram- 
menta gli ad fmes che , a proposito dei territorii mu- 
nicipali, si incontrano negli Itinerarii e nella Tavolo 
Peutingeriana. Siccome poi la Pi<we di Rovegno abbracciò 
tino al secolo XVII anche Torrigfia ( 3 ); ed anzi, giusta 
un verbale di visita pastorale del 1604 e gli atti del Si- 
nodo Tortonese del 1614 , si estese lino a Gaorsi e 
Laccio; cosi tutto collima a far supporre che limite fra 
questa Pieve e 1' altra di Casella sia stato quel contraf- 
forte, il quale, correndo da nord a sud, congiunge il monte 
Antola col monte Scoffèra, e divide la Valle della Treb- 
bia da quella della Scrivia. 

fj Ved. Bottazzi, Monum. dell'Archivio Capitolare ai Tortona. 

O Confirmamus . . . Curtem que Alpepiana dicitur . . . descendente . . . 
in flauto Trebia. admontante per fluido ad Costam finalem. et exinde per 
summum iujum exiente in Cruce ferrea, comprehendente fines sancte Marie 
usque in fluivo A'imnto (Muratori, Antiquit. Hai. m. aevi, VI. 65). Anche Al- 
pepiana , oggi dipendente dalla Chiesa di Bobbio , rilevò in antico da Tortona , 
come parte della Pieve di san Marziano di Ottone. Ma in appresso fu essa me- 
desima capo di una Pieve, con diritto però ai monaci di san Pietro in Ciel 
d'oro di nominarvi l'arciprete, come risulta da un rogito del notaro Antonio 
Acinelli del 27 maggio 1532 nell'Archivio della Curia Tortonese. Erano pure sog- 
gette al Vescovato di Tortona, giusta la Sinodo del 1614, le tre parrocchie di 
Parazzolo, Priosa e Cabanne , oggi dipendenti da Bobbio; e secondo un verbale 
di visita pastorale del 1566 lo era del pari la chiesa di Barbagelata (Ms. Wolf). 

(") Di questo fatto in Torriglia è tuttora molto viva la tradizione. 



( 305 ) 

Scendendo quindi da questo contrafforte e procedendo 
verso occidente, si entra nel Pievato di Casella , le chiese 
del quale onde si hanno più antiche notizie sono quelle 
di Savignone e Montobbio. Rispetto alla prima il Bot- 
tazzi cita una bolla di papa Marino, dell' 883, dove il 
monastero di san Pietro di Savignone è dichiarato in 
Episcopatu Terdonensi ('); ed altre se ne hanno di 
Adriano IV (1157) e d'Alessandro III (1161), donde si 
evince la medesima cosa ( 2 ). Oltrecchè in più documenti 
Savignone comparisce anche civilmente soggetto a Tor- 
tona , a cui perciò i Signori di esso (1207 e 1210) prestano 
omaggio ( 3 ); ed una disposizione statutaria del 1329 
proibisce loro di vendere, senza il consentimento del Con- 
siglio di Tortona, i beni e pedaggi onde godono ( 4 ). 

Che poi Montobbio, il quale è oggi sottoposto alla 
Chiesa di Genova e capo di un Vicariato, abbia in 
antico rilevato da quella di Tortona, è fatto certo sì dalle 
bolle ora dette di Adriano IV ed Alessandro III, e si 
dall'altra già prima citata d'Innocenzo III, dove è pur 
noverato come altro dei punti di estremo confine della 
Diocesi ( 3 ). E quanto al suo passaggio nella dipendenza 
di Genova, la quale sino dal 1215 ne avea presi in pro- 
tezione il Signore gli abitatori ( 6 ) , esso avvenne forse 
nello stesso secolo XIII, ma certo dopo il 1232. Di- 
fatti, alla data del 31 maggio di tale anno si ha un 
rogito di Nicolò Beccaria, in forza del quale Opizzo 
di Montobbio promettendo ad Ansaldo De Mari di ven- 

(') Bottazzi, Antichità Tortonesi, pag. 221; Ballar, liom., I. 223. 

( 2 ) Id. Op. cit., pag. 243 ; e Monum. dell' Archivio Capitolare di Tortona. 

( ! ) Cgsta, Chartarinm Derthonense, pag. 107 e 11 7. 

(«) MS. Wolf. 

f s J Bottazzi, Monum. cit. 

(■) Lib. Jur., I. oli. 



( 5GG ) 

dergli per lire 1150 di Genova la metà ili (india villa e 
e castello, pervenutagli a seguito di divisione fra lui 
e suo fratello Oberto, dichiara che essa vendita com- 
prende cosi i beni allodiali come quelli che tiene in feudo 
dal Vescovo di Tortona, il cui assentimento s'impegna 
perciò di ottenere (*). Se non che due altri atti di non molto 
posteriori rammentano Pietro (1241, 17 gennaio) ed Jacopo 
(1234, 13 giugno) arcipreti Plebis de Montobìo ( 2 ); e siccome 
a questa indicazione non segue l'altra della Diocesi, per 
costante consuetudine notata in simili documenti sempre 
che non trattisi della Genovese ( 3 ), cosi noi ne togliamo 
argomento a supporre che appunto nel breve spazio 
trascorso dal 1235 al 1211 siasi operata la traslazione 
della detta Pieve dalla Chiesa di Tortona alla nostra. 
Ma certo più chiare prove ne incontriamo poi nel secolo 
successivo; perchè della Pieve di Montonino è parola nel 
più volte citato riparto della Tassa di Urbano VI, nonché 
in certo rogito donde si ha lingua di un altro da' suoi 
arcipreti, che fu Giovanni di Lorando ( 4 ). 

Vili. Della Pieve di Geta incontriamo poi di riflesso nei 
patrii Annali le più antiche notizie. Gonciossiachè i geno- 
vesi, poich' ebbero costituito il Gomune , valicarono ben 
presto il giogo appennino (1121), impadronendosi delle 

(') Archivio Notarile di Genova: Atti di Nicolò Beccaria. 

( 2 ) Ibid. Notulario di Giovanni Vegin , ann. 1233-61; ld. di Angelino da 
Sestri, ann. 1268-69, ed altri anni diversi. 

( 3 ) Difatti in altri roditi dalla stessi età : Ecclesiae plebis de Olono et plebi, de 
Varzi Terdonensis Diocesis (Ardi. Gov. , Pandette Riclieriane : Indice dei fo- 
gliazzi I e II, pag. 83 verso). 

( f ) Archivio Capitolare di Tortona: Atto 30 maggio 1387, a rogito del 
notaio Giovanni di Vercelli , con cui Stefano di Malabaila , abate di san Mar- 
ziano di Tortona, conferisce a prete Antonio, di Lorando la chiesa di sant'O- 
norato di Torciglia, imponente* presbitero Johanni de Lorando archipresbitero 



( 367 ) 

castella di Fiacone, Chiappino (sul monte omonimo), 
Mondasco e Pietra bissara, e di quella parte di Val di 
Scrivia la cui giogaia era appunto da siffatte castella 
coronata e difesa. In riva al fiume le ville di Ronco 
e di Gampolungo, che poi si confuse con Isola del Can- 
tone, erano sorte per fermo da brevissimo tempo (che i 
i loro .nomi ce ne stanno mallevadori) , e forse il Borgo 
che -fu poi detto de' pomari (') non era ancora composto. 
Quivi presso sorgea però la chiesa di santa Maria ; e 
fu essa che allora abbracciò sotto la giurisdizione di ple- 
bana tutti i luoghi testé nominati. E chiesa e Pieve, alle 
quali va oggi associato il nome del detto Borgo, veni- 
vano allora distinte col nome di Ceta, dalla propinqua 
montagna ora detta del Rivale (munte du Riva), per 
lo cui mezzo si accede in galleria alla villa già mento- 
vata di Ronco. Se non che di essa Pieve, taciono affatto, 

plebis scinoti Johaiuiis de Montobio , Diocesìs Januensis , quatiuus nostri pari' 
et aneto ritate ipsum presbiternm Antonium inducat et ponat in possessionrm 
corpora'em ipsius ecclesk; torni in spirituaìibus quam intemporalibus (Ms. Wolf). 

Opina del resto il eh. Wolf che Montob')io, durante la sua dipendenza da 
Tortona, non fosse già Plebato , ma rilevasse invece da Casella; e si appoggia 
al fatto , che nella mentovata bolla del 1 1 98 la qualifica di Pieve data a Ro- 
vegno ed a più altre chiese in essa ricordate, non è punto attribuita a Mon- 
tobbio. Noi crediamo poi che questa opinione si possa avvalorare eziandio con 
un altro fatto: quello cioè delle chiese di Pareto e Senarega, le sole che la 
Tassa del 1387 chiarisca sottoposte a Montobbio. Ora la somma scarsità delle 
dipendenze è certamente indizio della istituzione non antica di questa Pieve. 

(') Venne cos'i chiamato, dacché questa famiglia ne ebbe la signoria, passata 
quindi negli Spinola, che dominarono anche a Busalla. Nel I253 Nicolò Spinola del 
qm. Guglielmo a nome suo e dei suoi fratelli, nonché da parte dei nipoti figli del 
qm. Andreolo Spinola, comperava da Giovanni marchese di Cavi del qm. Opiz- 
zone, sextam decimarti pattern prò indiuiso de ttrra seti tenuta que dicitur 
Agrumfolietum. prò qua sextadecima parte daniur annuatium voi. XI pa- 

pienses iteni octauam partem decime siuc iuris percipiendi fructus 

decime que co'ligitur in Insidi et Campolongo (Nottilario di Bartolomeo Fomari, 
ann. 1-283. Ardi. Not.) 



( 508 ) 

por testimonianza del Wolf, le carte tortonesi; e però a 
noi sembra doversene argomentare che al dominio po^ 
litico abbia in siffatti luoghi tenuto dietro la giurisdi- 
zione del Vescovo Genovese, eccettuata soltanto Pietra- 
bissara, la cui cappella di santa Croce troviamo che ri- 
velava ancora nel J614 da quello di Tortona, e Iacea 
parte della Pieve di Serra valle ('). 

In un documento del 1127 si ha. poi indizio che tale 
giurisdizione già si estendeva lungo la Scrivia sino al- 
l' ac3ennata villa di Ronco. Imperocché, fra i Consoli 
di Genova ed i Signori di Piobbeto ( a ) essendo nata 
contesa circa la percezione delle decime della monta- 
gna predetta, per ciò che riguardava il lenimento ili 
Ronco, fu deciso che i genovesi pagherebbero a quei 
Signori dieci lire di denari bruniti, e d'altre otto sod- 
disfarebbero al Vescovo di Tortona , dal quale i mede- 
simi teneano verisimilmente queste decime in feudo. In 
appresso però tutte le decime di Ceta dividerebbonsi per 
metà; ed il Comune di Genova potrebbe disporne come 
gli piacesse meglio, senza che ulteriormente gli cori-osse 
onere alcuno ( 3 ). 



(') Ms. Wolf. Oggi il Vicariato del Borgo-Fornari ha aggiunto alle ffhiese ili 
Isola e di Ronco, le altre di Vallecalda, Busalla, Rigoroso e Tegli. Ma Busalla 
nel 1614 dipendea tuttavia dal Vescovo di Tortona, facendo parto della Piove 
di Casella (Ms. cit.), e Rigoroso era soggetto alla Prevostura di Voltaggio, alla 
cpaale di presente spetta invece Fiacone. Vallecalda e Tegli sono poi, relativa- 
mente alle già dette, parrocchie di moderna istituzione 

( 2 ) Il nom9 di Piobbeto (Pobleto, e nella stampa del Liber Jurium erronea- 
mente Plombeto) si trova applicato nei documenti tortonesi del secolo XIV, ve- 
duti dal eh. Wolf, ora a tutta la Valle della Borbera , ed ora soltanto ai dintorni 
del moderno Bori/hetto. I Signori di Piobbeto sono perciò identici coi più 
noti Rati-Opizzoni. 

( 3 ) Jurium, I. 29. Un altro lodo pronunciato da Guglielmo Pevere ed Obertn 
(Jsodimare (i quali tennero il Consolato nel II3H shrea poi stabilito che la 



( 3G9 ). 

IX. E notevole che questa divisione dovendo l'arsi a giu- 
dizio di arbitri, o periti della località, le parti dichia- 
rarono ne sceglierebbero due di Fiacone e due di Vol- 
taggio. E circa il castello di quest' ultimo nome avver- 
tiamo che sebbene il documento del 1387 già ricordato 
ci additi la sua chiesa come piovana , pure a' tempi onde 
noi ragioniamo è da stimare che essa fosse invece sog- 
getta a quella di Gavi ('). Conciossiachè non vuoisi 
dimenticare che Voltaggio fé' parte in antico di quel 
Marchesato, che ondeggiò un secolo fra Genova e Tor- 
tona, e dal marchese Alberto fu venduto a' genovesi 
nel ÌÌ2Ì ( 2 ). E siccome una bolla di Onorio 111 onde 
più sotto diremo, ci insegna che la Pieve summen- 
tovata aveva una estensione molto considerevole, cosi 
noi entriamo in sospetto che la medesima abbracciasse 
in origine la intera città giudiziaria, ossia tutto quanto 



sedicesima parte del raccolto di tutto il grosso bosco di Ceta, a iuuo in intus in Ceta 
(cioè verso Genova j, fosse dovuto al Comune, raccogliendolo per esso i castel- 
lani di Fiacone. Se non che di ciò mossero poi lite nel 1137 con più altri la 
figlia di Ottone Fornari , allegando che una tale sentenza era stata ricono- 
sciuta ingiusta e perciò annullata da quelli stessi ohe l'aveano pronunciata (Jn- 
rium, 1. 52). 

(') La- primitiva chiesa plebana di Gavi era intitolata a santa Maria, e sor- 
geva a ponente e un tre quarti d'ora distante da questo paese, in una pe- 
nisola sulla sponda sinistra del Lemmo lungo la strada per cui si va a Ca- 
stelletto d'Orba. Essa era tuttavia molto fiorente nel secolo XIV, perchè nella 
Tassa del 1387 figura tra quelle che avendo buona copia di rendite furono 
maggiormente colpite. Ma nel 1582 era quasi già abbandonata; conciossiachè 
monsignor Francesco Bosio , vescovo di Novara e visitatore apostolico, dispo- 
neva: Altai'e maius solidum fiat, alia duo lateralia diruantur. Ecclesia semper 
chiusa retiiwatur , praeter certis diebus quibus populi devotione ad eam est 
concursus (ved. Sinodi Diocesanae et provinciales etc. S. Genuensis Ecclesiae 
etc.,. pag. 243. Oggi poi di tale edificio rimangono appena le mura principali; 
ma i beni che lo circondano sono tuttavia proprietà della Mensa Parrocchiale, ed 
il luogo continua ad essere distinto col nome di Piece. 

C) Caffari Annales, a. I I2l. 



( -"0 ; 
il Marchesato in disborso. 11 quale poi non vi ha 
dubbio ohe nell' epoca sua miglioro comprese tutto quel 
territorio ohe oggi si distribuisce nei tre Vicariati di 
Voltaggio, Gavi e Parodi; e forma l'insieme del Man- 
damento, che corre fino alla Bocchetta del Giogo cui 
sovrasta il Bricco Bastia, alla cima del quale si dà 
nome di monte Resta o delle Reste. E qui entra di 
bel nuovo in campo la bolla già mentovata di papa 
Innocenzo III (1198), la quale novera appunto come altro 
de' confini del Vescovato di Tortona queir Ospedale di 
Resta, che il Desimoni rilevò già probabilmente esistito 
nel detto monte, presso la chiesa di san Gregorio di che 
apparisce tuttavia qualche traccia ('). 

Trapassando il Lemmo, giungiamo intanto af Piota ed 
allo Stura, i cui paesi costituiscono la Pieve di Silvano, 
ultima delle succennate; la quale arrivava già sino a 
Ronciglione (Rossiglione) ( 2 ), ed oggidì fa parte del Ve- 
scovato di Acqui. Dalla Bocchetta del Giogo il Man- 
damento di Gavi procede quindi all' incontro di quello 
di Voltri, confinale a sua volta con le terre del Gomi- 
tato e Vescovato Savonese per le acque già dette del 
Lerone. 

Or dunque, non trovandosi in potestà del Comune di 
Genova fuorché una breve porzione di quel territorio da 
cui la Pieve di Gavi doveva essere costituita, è naturale 
che Voltaggio e Fiacone (e con queste eziandio le ca- 
stella di Chiappino e Mondasco, le quali non ci è noto 
né pare probabile avessero cappelle particolari) conti- 
nuassero tuttavia sotto la spirituale amministrazione del 
Vescovo di Tortona, da cui appunto rilevava essa Pieve. 



(') Atti, IH. 543-44. 
r-) Ms. Wolf. 



( 371 ) 
Anzi ce ne avverto /Chiaramente un atto del 1130, lad- 
dove i Consoli di Genova ingiungono al suddetto mar- 
chese Alberto di Gavi di non molestare homines civitatis 
Janue eorurnque Episcopatus , et homines Vultabii , Fla- 
conis Montisque alti; i quali precisamente , per essere 
cosi a parte dichiarati, si vengono ad intendere affatto 
stranieri al Vescovato Genovese. Del castello poi di 
Montaldo , presso . Arquata , donde ebbe origine- la fa- 
miglia che diede con più altri soggetti valorosi anche 
un Doge alla Repubblica, narrano gli Annali che i ge- 
novesi s'impadronirono nel 1128; ma nell'atto preci- 
tato si afferma eh' essi veramente ne possedeano sol- 
tanto la metà ('). 

Seguitando quindi le creste de' monti , i genovesi com- 
prarono Aimero, od Amèo (1141), castello oggi distrutto, 
al di sopra del villaggio di Garosio ( 2 ), ma la chiesa del 
quale si rammenta ancora nel 1387 ( 3 ); e poco stante (1148) 
vi aggiunsero Parodi ( 4 ). Strinsero in seguito coi Marchesi 
di Gavi pili convenzioni; e finalmente (1202-1204) acqui- 
starono dai medesimi colla sede di quel potente Marche- 
sato quanto altro di territorio era tuttavia rimasto nella 
loro signoria ( 5 ). Allora veramente fu il caso di mettere 
la circoscrizione politica in armonia coli' ecclesiastica ; 
e cosi avvenne che il Comune Genovese e l' arcivescovo 
Ottone supplicarono indi a poco al Pontefice, perchè 
consentisse che fra le Chiese di Genova e di Tortona si 
scambiassero le pievi di Caranza e di Gavi ( 6 ). Siccome 



') Jvrhim, I. 34. 
*) Id., I. 73. 

3 ) Veci. la Tassa di Urbano VI. 

4 ) Id., I. 135. 

5 J Id., I. 482, 490. 519. • 

6 ) Reg., pag. 472. 



( r>7^2 ) 

petfb il Vescovato di Tortona, a motivo dulia ostensione 
sopra accennata rispetto a Gavi, avrebbe risentita da 
questo scambio una diminuzione nelle onoranze e nelle 
rendite, così i genovesi non mancarono di profferirsi 
al Papa come disposti a que' compensi che si fossero 
giudicati Opportuni. 11 perchè Onorio III, con bolla 
del 7 dicembre 1217, commetteva all'Abate del Ti- 
glieto ed al Preposito de' canonici mortariensi di ven- 
tilare il negozio, con facoltà, se lo stimassero, di dargli 
esecuzione. Però il cambio non ebbe luogo; o, per dire 
piìi giusto, i genovesi ritennero Garanza ed ebbero Gavi. 
Cosi la bolla rimase lettera morta; e ciò spiega forse 
la nota che il Podi lesse apposta di mano antica sul 
dorso di quella pergamena : Non ' est in Registro , nec 
est opus; volendosi con ciò indicare che il documento 
non si vedea trascritto nel Li ber Jiirhim, né facea d'uopo 
inserirvelo considerata l' inutilità a cui aveva approdato. 

X. Indagando poi le ragioni della non effettuata per- 
mutazione, tre sono quelle che si affacciano alla nostra 
mente. La prima è la guerra accesasi poco stante fra gli 
alessandrini e i tortonesi da una parte, e ì genovesi dal- 
l' altra (1224), per lo acquisto che questi, di già padroni fino 
dal 1192 almeno di Pastorana e Tassarolo (') , fatto aveano 
di Capriata in virtù di più atti di compera o dedizione (-). 
La seconda la deduciamo dalle relazioni di vassallaggio e 
d'amicizia, che stringeano saldamente a Genova i Signori 
di Mongiardino; nel qual luogo, secondo il già detto, tro- 
viamo appunto la chiesa di san Giovanni Battista suben- 
trata a quella di Caranza negli ufficii e nelle preroga- 



(') Jurivm, I. 398. 

f) Id. I. 557, 630, 631, 724. 



( 373 ) 

tive del Plebato. Imperocché i detti Signori che fino 
dalle prime deche del secolo XII erano feudatari de' nostri 
Arcivescovi ('), e tali si professavano di bel nuovo con 
molta particolarità di circostanze nel 1240 ( 2 ), aveano 
oltre ciò, durante la guerra suaccennata, contratta lega 
col Comune Genovese ( 3 ). La terza ragione finalmente è 
la elevazione al soglio papale seguita, non molto dopo il 
ristabilimento della pace, nella persona di un cittadino 
genovese, Innocenzo IV dei Fieschi. Il quale volendo 
esaltare la costante devozione onde i nostri lo aveano 
assistito contro Federigo II di Svevia, e punire ad un 
tempo i tortonesi della loro adesione alle parti dell' Im- 
pero, con bolla del 3 giugno 4248 sentenziava: che in 
tutti i castelli e in tutte le terre della Diocesi di Tortona 
e il Comune di Genova godeva il dominio, la sua Chiesa 
esercitar dovesse senz' altro la propria giurisdizione ( 4 ). 

(') Reg., pag. 26. 

(*) Cod. membran. cit., presso il canonico Grassi, fol. 179 verso, sotto il di 
5 dicembre 1240. In palacio domini Archiepiscopi Januensis. Coram magistro 
Petro de Quercino scriptore domini Pape. Guillelmo archipresbitero de Camulio. 
Opizone archipresbitero de Carancio. Symon de Moniardino filius Assaliti de 
Moniardino accedens coram domino Johanne Archiepiscopo Jannense postulauit 
ab eo inuestituram sui recti ed antiqui feudi quod ipse tenebat et sui anteces- 
sores soliti erant tenere a Curia Archiepiscopi Januensis in castro Moniardini 
et eius curia et districtu. offerens eidem sacramentimi fidelitatis secundum quod 
vassallus domino suo turare debet. Unde dictus dominus Archiepiscopus iustam 
petitionem dicti Symonis admitens. inuestiuit eumdem per anulum suum quem 
in manu habebat de omni feudo quod ipse et sui antecessores soliti erant tenere 
a Curia Archiepiscopatus Janue in dicto castro curia et districtu. 

( ! ) Jurium., I. 749. 

(') Questa bolla ci venne conservata nelle sue Miscellanee dal Poch (voi. V, 
pag. 454) il quale notò averla trascritta da una copia membranacea autenticata 
nel 1271 da Corrado di Stefano da Lavagna, e serbata a' suoi giorni « presso il 
signor Aurelio Piaggio». Noi la riferiamo, supplendo almeno in parte alle lacune 
che vi s' incontrano. 

Innocentius episcopus seruus seruorum dei venerabili fratri iohanni archiepi- 
scopo immensi salutem et apostolicam benedictioncm. Recti staterà indiai equo 

25 



( 374 ) 

Nò il decreto era senza precedenti, conciossiachè in simili 
contingenze, e con atti di molto maggiore momento, 

tunc crumini' temperatili' cum digna virtutibus premia et congrua viciis stipendia 
recompensat. sic enim quibusque quod suum est ordine tedSetfte iwticia obsequiis 

ridelicet ijratium et iiiitiriis tuliouem ad benenierendum lentos promouel esempla 
mercedtim et per nos in deìicta iuterdum ab incei.tiuo praue similitudiuis metus 
cohibet ultionis. veniunt quippe in frequeidem mèmoriam plura prdbaté deuotwnis 
obsequia per que dilecti fili/ potestas et comune ianvensium non soluto ncbis diebus 
istis ned et predecessoribus nostris ih nece^itatihus preteritomi» tempora m 
■multipìiciter piacile mnt. et rimira importune se ingerii perversa insolencia po- 
testatis et comunis terdonensis rebellancaim lumini cum filiis tenebratimi qui 

post vestigia pre filii friderici quondam imperatoris a ventre matris 

ecclesie ac consortio fhlelìum aberrantes devm cantra se ac sedem apostolicam 
contemptu et iniuriis prouocant et sibi inde iram in die ire obdvrata cordium 
malicia thesaurizant. in libra igilur equitatis appendentes merita utrorumque 
dignum ducimus ut de fructibus viarum suarum aliquid dinoti pergustent aliquid 
senciant indettoti, et quod male meritorum pena culpe detrhaitur benemcritis ac- 
crescat in retributionis augumentum. inde est quod cum iidem jfotestas et co- 
mune ianue in nonnullis castris et locis diecesis terdonensis positis ultra iugum 
versus lombardiam in quibus terdonensis ecclesii iurisdictioncni ecclesiasticam 
habere dignoscitur obtineant dominum temporale, nos volentes ut ciuitas terdo- 
nensis honoris sui quem intelligere non videtur aiiqua portione mulctata discat 
ex confessione sua querere nomen dei. et ciuitas ianuensis ob deuotionem suarn 
honorum tilulis decorata de apostolice sedis gratin manifesti* reddatur cer- 
tior argumentis. iurisdictionein spiritualem in eisdem castris et locis ad pre- 
dictam terdonensem ecdesiam de iure vel consuetudine pertineulem libi et 
subcessoribus tuis usque ad nostre voluntatis beneplacitum duximus auctoritate 
presentium commìtlendam. statuentes ut iura episcopalia secundum legem vtramqve 
ex eis piene percipias et apostolice sedis fultus presidio exequaris. contradictione 
venerabilis fratria nostri melchionis episcopi et ecclesie terdonensis aliqttatenus 
non obstante. nos enim eisdem super his premisso Ubi tenore concessis silencium 
imponentes si quas excommunicationis suspensionis vel interdica sentencias me- 
moratus episcopus seu ipsius archidiaconus vel vicarius aut quicumque alii ec- 
clesie auctoritate predicle in castra et loca prefata vel ecclesias constitutus in 
illis aut personas ecclesiasticas siue seculares degentes ibidem quacumque occasione 
ferire presnmpserint.eas deccruiintis penitus non tenere, nulli ergo omniuo hominum 
liceat liane pagi.nam nostre convmissionis constitutionis et impositionis inf fingere 
vel ei ausu temerario contraire, si quis aulem hoc attemptire presumpserit in- 
dili nationem oninipolentis dei et beatorum petri et pauli apostolorum eius se 110- 
uerit incursurum. Datimi lugduni III nonas iunii. pnnti/icatiis nostri anno quinto. 



( 375) 

aveano adoperato in favore della Sede di Genova alcuni 
predecessori di quel Pontefice: Innocenzo II (1133) che 
sottraeva la Chiesa di Bobbio alla podestà di Ravenna ('); 
Alessandro III (1161) che distaccava da Milano quella 
d'Albenga ( 2 ). 

Per tal guisa poi, oltre all' amplissima Pieve di Gavi, 
la Chiesa Genovese ebbe anche quella di Pastorana ; e 
Capriata acquistò a sua volta una considerevolissima 
importanza, dopo che i nostri vi costrussero poderose for- 
tificazioni e ne circondarono il borgo di fosso e di mura 
(1272). Che se più tardi essa venne rinunciata dal doge 
Tommaso di Campofregoso al Marchese di Monferrato 
(1418), passò quindi in potere dei Duchi di Mantova 
(1545) e per ultimo nei Re di Sardegna (1708), prosegui 
tuttavia, quanto allo spirituale ad essere governata dalla 
Chiesa di Genova; la quale in vigore del Concordato 
concluso nel 1731 fra quel Re e la Santa Sede, costituì 
in Capriata un Vicario Generale avente giurisdizione 
sulla già detta villa di Pastorana e sul castello di Tas- 
sarolo. E cosi procedettero le cose fino al 1805; nel qual 
tempo il Vicariato in discorso fu unito alla Diocesi d J Acqui, 
donde passò più tardi (1817) a quella d'Alessandria ( 3 ). 

(') Rossetti, Bobbio illustrato, III. 53. 

( 2 ) Ughelli, IV. 868. Però la bolla emanata a questo scopo rimase lunga- 
mente senza esecuzione; e fu soltanto a' tempi di papa Innocenzo III, che il ve- 
scovo Enrico ricevette il metropolitano genovese Ottone nella sua cattedrale, e 
nelle mani di lui prestò il debito giuramento. Ved. Rossi, Storia d'Albenga, 
pag. 147. 

( 3 ) Ved. Casalis, Dizionario ecc., art. Capriata, voi. IV, pag. 458-63; Aci- 
nelli, Stato presente della Metropolitana di Genova (MS.), pag. 132 e Tipo V. 

L' ultimo riordinamento generale della Diocesi Genovese data dai tempi del 
cardinale arcivescovo Placido Tadini; e fu sanzionato dal Sinodo celebrato nel 
settembre del 1838. A senso del medesimo le parrocchie dell' Archidiocesi som- 
mavano in tutto a 304, di cui 259 erano ripartite in 48 vicariati (Ved. Sj/no- 
dus Dioecesana Genuensis etc , pag. 218 e segg.). 



( 570 ) 
Compita la nostra peregrinazione alla ricerca dei li- 
miti della Diocesi e delle loro mutazioni, concluderemo 
con un riflesso il quale sarà come una riprova delle 
cose toccate finora circa 1' applicazione del principio 
inteso a concordare nel tracciamento di un solo con- 
fine la giurisdizione dei due poteri civile ed ecclesiastico. 
Vogliam dire cioè che a questo principio, senza che 
venga eretto in assoluto sistema, deesi avere molto ri- 
guardo da chiunque scriva della storia de' nostri Comuni; 
potendo esso fornirci una giusta spiegazione di non pochi 
fra' documenti di quella età. Cos\ , ad esempio , noi po- 
tremo con la scorta di questo principio intendere perchè 
un atto del 1149 gravasse di speciali balzelli tutti gli 
uomini qui non sunt de Episcopatu Janue (e la parola 
Episcopatu è indizio che il documento fu redatto sovra 
il testo di un altro più antico) ('); e troveremo chiara 
del pari una frase che s' incontra nella sentenza del 1204, 
già più innanzi ricordata ( 2 ), laddove si afferma che il 
Comune avea da pezza esercitata la propria giurisdi- 
zione sul Brolio di sant' Ambrogio, perehè questo ter- 
reno era compreso intra confinici Archiepiscopatus ( 3 ). 



(') Jwium, I. 143. 

H Ved. Parte I, Capitolo I, pag. 282. 

( 3 ) Jwium, I. 514. 



APPENDICE 

AL CAPITOLO PRIMO 



Atto di riparto della tassa straordinaria imposta sulle chiese e gli altri luoghi 
pii dell'Arcivescovato di Genova nel 1387. 

Lo studio al quale abbiamo indirizzate le nostre ri- 
cerche, sia riguardo all'argomento della circoscrizione 
della Diocesi trattato nel capitolo precedente, e sia ri- 
spetto alle chiese onde ci occuperemo nel successivo, 
ci ha fatta rilevare la somma importanza di questo do- 
cumento, nel quale esse chiese si trovano descritte e 
distribuite sotto le pievi rispettive. La tassa a cui il 
detto documento si riferisce, fu levata per ordine di papa 
Urbano VI; ed il suo prodotto venne destinato a bene- 
ficio delle spese onde quel Pontefice, in conseguenza delle 
guerre e degli scismi , si trovava allora aggravato. Noi 
abbiamo stimato pertanto che all'uopo nostro gioverebbe 
non poco la sua integrale pubblicazione ; e però qui lo 
produciamo come intramessa alle nostre disquisizioni. 



( 378) 

Poniamo poi a riscontro del testo, quanto è delle 
chiese e degli altri luoghi, la interpretazione volgare, 
sempre che ci sia riuscito di rinvenirla. Ma quantunque 
il medesimo sia stato trascritto dall' originale nei rogiti 
di Antonio Foglietta ( l ), dobbiamo confessare che non 
ci sembra al tutto scevro di mende. 

In christi nomine amen. Cura olim clerus ci'.utatis diocesis ianuensis 
tam exemptus quam non exomptus ad synodale concilium more solito 
congretaus coram reuerendo in christo patre et domino domino iacobo 
permissione divina archiepiscopo ianuensi. et de comuni utilitate cleri 
huiusmodi ciuitatis tractantes elegerint et ordinauerint venerabiles 
patres dominos emanuelem de flisco episcopum foroiuliensem et ex 
dispensatone apostolica canonicum ianuensem. gasparum sancti fruc- 
tuosi de capite montis et iohannem sancti benigni de capite fari monaste- 
riorum abbates ianuensis diocesis ordinis sancti benedicti. et georgium 
de nouis priorem prioratus sancti theodori de suburbiis ianue ordinis 
sancti augustini mortariensis. ad inquirendum una cura prefato domino 
archiepiscopo diligenter omnes introitus fructus redditus et prouentus 
omnium ecclesiarum monasteriorum et aliarum quarumcumque eccle- 
siarum eorumque locorum ciuitatis et diocesis predictarum. et habita 
de ipsis piena et sufficienti informatione corrigendum et reformandum 
cum equitate taxam seu spendium galearum cleri huiusmodi et alio- 
rum. prò ut in instrumento inde confecto et rogato per me notarium 
infrascriptum mccclxxxv die xxvi aprilis continetur (*). et deinde a sede 
apostolica premissa faciendi licentiam oblinuerit. ut patet literis apo- 
stolicis. et post predicta iustis causis per sapientes cleri surrogati 
fuerint venerabiles viri domini dominicus de flisco archidiaconus et 
raynerius de arborio canonicus ecclesie ianuensis. videlicet dominus 
dominicus loco dicti domini emanuelis et dominus raynerius loco pre- 

(') Archivio Notarile: Notulario di Antonio Foglietta per l'anno 1387, carte 
146-152. 

('1 Si di questo atto come dell'altro del 16 febbraio 13S7, ricordato alquanto 
appresso, noi non possiamo offerire alcun ragguaglio al lettore; perchè i rogiti 
di Antonio Foglietta pel 1385 non esistono in Archivio; ed il Notulario del 1387, 
mancando del suo principio, non contiene alcun istrumento che sia anteriore al 
giorno 23 del mese citato. 



( 379 ) 

fati domini archiepiscopi, denique prefati domini raynerius et donn- 
nicus gaspar et iohannes maior pars dictorum quinque taxauerint 
yxtimauerint et declarauerint ordinauerint et statue ri nt valores dic- 
torum reddituum singulariter secundum quos solvi deberent collecte 
et impositiones occasione legatorum et nuntiorum ?edis apostolice et 
quarumeumque aliarum impositionum et onerum imponendorum seu 
imponendarum dicto clero per sedem apostolicam vel per dominum 
archiepiscopum ianuensem. prout latius patet publico instrumento 
scripto manti mei antonii notarii infrascripti anno presenti die xvi 
februarii. et subsequenter per nonnullos ex dicto clero dicentes se gra- 
uatos ex huiusmodi taxatione extimatione declaratione et ordinatione 
ab huiusmodi taxatione extimatione declaratione et ordinatione ad 
sedem apostolicam extiterit apellatum. et iudices delegati ab eadem 
sede fuerint impetrati, et tandem clero huiusmodi post hec et propter 
grauamina asserta et appellationes huiusmodi more solito congregatis. 
cupientibus strepitus iudiciales effugere et anfractus litigiorum am- 
putare et scandala summouere. clerus huiusmodi elegerit venerabiles 
patres dominos fratres iohannem sancti stephani ianuensis ordinis 
sancti benedicti et iacobum sancti andree de sexto ianuensis diocesis 
ordinis cisterciensis monasteriorum abbates. et venerabiles viros do- 
minos iohannem de sancto stephano canonicum ianuensem et fratrem 
petrum prepositum domus sancte marthe ianuensis ordinis humìlia- 
torum. ad addendum et minuendum una cum prefatis dominis raynerio 
et dominio* gasparo et iohanne ac georgio declarationi et ordinationi 
ut premittitur factis per dictos dominos rayneriura et dominicum ga- 
sparum et iohannem de taxa seu spendio huiusmodi. et taxam seu 
spendium predictum de nouo corrigendum et reformandum. et alia 
faciendum prout eis videretur. ut de huiusmodi electione constat 
publico instrumento scripto manus felisii de garibaldo notarii anno 
presenti die xxv iunii ('). lune est quod in mei notarii et testium in- 
frascriptorum presentia prefati dominicus archidiaconus. iohannes 
sancti stephani iacobus sancti andree gaspar sancti fructuosi et 
iohannes sancti benigni monasteriorum abbates. iohannes de sancto 
stephano georgius et petrus una cum iamdicto domino raynerio 
vicario predati domini archiepiscopi, visis et diligenter pensatis et 
ponderatis facultatibus et redditibus ecclesiarum monasteriorum et 

(') Nessun rogito di questo notaio serbasi in Archivio. 



( 380 ) 

aliorum Iocorum piorum qiioqumque nomine censeantur non exemp- 
torimi et exemptorum ciuitatis et diocesis ianuensis prcdictarum. 
et attentis omnibus suprascriptis et bailia eis attributa prò bono 
et utilitate dicti cleri tam non exempti quam exempti. attendentes 
quod ea que comuniter omnibus prosunt preferenda snnt utilitati 
priuatorum. prò publica et comuni utilitate dicti cleri et omnium et 
singulorum de dicto clero, christi nomine inuocato et eius gloriosum 
nomen semper habendo pre oculis et in mente, et ad ipsius honorem 
et laudem et totius celestis curie, addendo minuendo ac corrigendo 
et reformando, taxant estimant et declarant ac ordinant et statuunt 
valores dictorum reddituuni singulariter. secundum quos valores et 
extimationes et quantitates que infra declarantur et subiiciuntur. de 
cetero solui debent collecte et impositiones occasione legatorum et 
nuntiorum sedis apostolico et quarumeumque aliarum impositionum 
et onerum de cetero imponendorum seu imponendarum dicto clero 
per sedem apostolicam vel per dominum arebiepiscopum ianuensem 
cum sapientibus dicti cleri quocumque nomine et titillo censeantur. 
videlicet quod quodlibet monasterium ecclesia et locus pius quorum 
nomina inferius scribuntur soluat tantum prò quolibet centanario col- 
lectarum et onerum imponendorum quantum inferius declaratur et 
unumquodque eorum taxatum est et apparet. volentes declarantes et 
ordinantes ac firmiter statuentes una cum prefato domino vicario quod 
presens taxa et ordinatio correctio et reformatio debeat vim per- 
petue constitutionis habere ac perpetuam obtineat roboris4irmitatem 
ex bailia qua ut saprà funguntur et omni iure via modo et forma 
quibus melius et validius possunt. cassantes revocantes et anullantes 
et cassas irritas et nullas declarantes omnes et singulas taxas exti- 
mationes seu extima consuetudines seu statuta facta seu que facta 
dicerentur vel fuisse vel esse in predictis et prò predictis in prete- 
ritis temporibus usque ad istam diem. presenti taxa et extimatione 
semper in suo robore permanente, insuper voluerunt una cum dicto 
domino vicario quod si prior et conuentus monasterii sancti ieronimi 
de ceruaria infra duos menses proxime venturos non approbauerint 
presentem taxam. illa videlicet que tangit dietimi monasterium. quod 
ubi in presenti taxa monasterium ipsum est in libra un* ex nunc sit 
in libris duabus et solidis quinque. 



( 381 ) 

Nomina autem huiusmodi capitulorum ecclesiarum monasteriorum 
et locorum aliorum sunt hec. 



Palacium Archiepisco- 
pale . . * . Lib. 3. 15. » 
Capitulum Janue . . 4. 12. » 

Monasterium sancti Syri 3. 5. » 
MonaSterium sancti Ste- 

phani . . . . 2. 15. » 
Eccclesia sancte Marie 

de Castello . . » 16. » 

Ecclesia sancti Donati . » 8. » 
Ecclesia sancte Marie 

de Vineis . . . 1. 18. 6 
Monasterium sancti An- 

dree de Porta . . 2. 5. » 

Ecclesia sancti Ambroxii » 8. » 

Ecclesia sancti Siluestri » 5. » 

Ecclesia s. èli Saluatoris. » 3. » 

Ecclesia sancte Crucis . » 3. » 

Ecclesia sancti Nazarii. » 8. » 

Ecclesia sancti Marci . » 5. » 

Ecclesia sancti Damiani » 4. » 

Ecclesia sancti Torpetis » 4. » 

Ecclesia sancti Georgii. » 8. G 
Ecclesia sancti Petri de 

Porta. . . . » 6. » 

Ecclesia sancti Pauli . » 3. 6 

Ecclesia sancti Mathei . » 6. » 
Ecclesia sancte Marie 

Madalene . . . » 9. » 

Ecclesia sancti Luce . » 4. » 

Ecclesia sancti Pancracii >> 2. 6 

Ecclesia sancti Marcelini » 4. » 

Ecclesia sancte Sabine . » 5. » 

Ecclesia sancti Vincentii » 2. 6 



Mensa Arcivescovile di Genova. 

Capitolo Metropolitano di san 

Lorenzo. 
San Siro. 
Santo Stefano. 

Santa Maria di Castello. 

San Donato. 

Santa Maria delle Vigne. 

Sant' Andrea della Porta. 

Santi Andrea ed Ambrogio, ov- 
vero il Gesù. 

Monastero di san Silvestro. 

San Salvatore. 

Santa Croce. 

Santa Maria delle Grazie. 

San Marco al Molo. 

Santi Cosma e Damiano. 

San Torpete. 

San Giorgio. 

San Pietro della Porta, o dei 
Banchi. 

San Paolo il vecchio, in Campetto. 

San Matteo dei D' Oria. 

Santa Maria Maddalena. 

San Luca. 

San Pancrazio. 

San Marcellino. 

Santa Sabina. 

San Vincenzo martire. 



( 582 ) 



Ecclesia sancii Jacobi de 



Calienano 



. Lib. » 



Ecclesia sancti Martini 
de Via . . . » 

Ecclesia sancti Nazarii 
de Albano. . . » 

Ecclesia sancti Viti de 
Albario . . . » 

Ecclesia sancte Marie de 
Quecio . . . » 

Ecclesia sancte Marie de 
Vialata . . .2. 

Ecclesia sancti Bernardi » 

Ecclesia sancte Marie de 
Albario . . • . » 

Ecclesia sancti Johannis 
de Pauarano . . 1. 

Ecclesia sancte Marga- 
rite de Maraxio . » 

Ecclesia sancti Antho- 
nini de Orpalacio . » 

Ecclesia sancti Barto- 
lomei de Staiano . » 

Ecclesia sancti Michae- 
lis de Mermio . . » 

Ecclesia sancti Juliani 
de Albario. . . » 

Ecclesia sancte Marie de 
Rocheta . . . » 

Ecclesia sancte Juste de 
Albario . . . » 

Ecclesia sancti Luce de 
Albario . . . » 

Ecclesia sancte Agnetis » 

Ecclesia sancti Systi . » 

Ecclesia sancti Anthonii 1. 

Ecclesia sancti Victori-s » 

Ecclesia s." 1 Michaelis . » 



San Giacomo di Carignano. 

Santa Maria della Pace. 

San Nazaro d' Albaro. 

San Vito d' Albaro. 

Santa Maria Maddalena di Quezzi. 

Santa Maria in Vialata. 



3. 6 

1. » 
3. » 

» 6 

2. » 

5. » 

1. 6 San Bernardo di Monte Peraldo. 
Santa Maria del Prato in Albaro. 
10. » 

San Giovanni Battista di Pave- 

rano. 
Santa Margherita di Marassi. 



t>. » 

3. » 

5. » 
2. » 

2. 6 

4. » 

3. » 

» 6 

» G 

2. 6 Sant' Agnese di Genova. 

6. » San Sisto a Prè. 

10. » Sant' Antonio abate, a Prè. 

15. » San Vittore dello Scalo di Prè. 

11. » San Michele di Fassolo. 



Sant'Antonino di Casamavari. 

San Bartolomeo di Staglieno. 

San Michele di Montezignano. 

San Giuliano di Albaro. 

Santa Maria e Santa Margherita 
della Rocchetta, in Carignano. 
Santa Giusta d' Albaro. 

San Luca d' Albaro. 



Mona sterilirli sancti 
Thome . . Lib. 2. 

Ecclesia sancti Joharmis 
de Imbergaria . . » 

Ecclesia sancti Teodori » 

Monasteriura sancti Be- 
nigni . . . . 1. 

Ecclesia sancte Marie de 
Priano . . Lib. » 



Ecclesia sancte Marie de 
Granarolio. . . » 

Ecclesia de Cassinelis . » 

Ecclesia sancti Jobannis 
de Borbonoso . . » 

Monasterium de Beloui- 
dere . . . . » 

Monasterium s. 10 Mar- 
garite de Granarolio. » 

Ecclesia sancti Lazari . » 

Ecclesia sancti Barto- 
lomei de Costa . . » 

Ecclesia sancti Jacobi de 
Granarolio. . . » 



( 383 ) 

San Tommaso. 
10. » 

San Gio. Batta di Bregara , in 
1. 6 Oregina. 

12. San Teodoro di Fassolo. 

San Benigno a Capo di Faro. 



» » 



i. » 



7. » 



12. » 



US. 


» 


7. 


» 


1, 


» 


7. 


» 



Santa Maria e san Lorenzo di 
Priano, presso Sestri-Ponente ; 
e più comunemente : Virgo 
Potens. 

Santa Maria di Granarolo. 



10. » Santa Maria delle Cassinelle. 

San Giovanni evangelista di Bor- 
2. » bonoso (■'), in San Pier d'Arena. 

Nostra Donna di Belvedere. 



San Rocco di Granarolo. 

San Lazzaro a Capo di Faro. 
San Bartolomeo di Promontorio. 

San Giacomo di Granarolo. 



Plebis de Jrchis . . » 3. » 
Ecclesia sancti Fructuosi 

de Bisanne. . . » 2. » 
Ecclesia sancti Celsi de 

Sturla . . . » 1. » 



Pieve di San Martino d' Albaro. 
San Fruttuoso di Terralba. 

Oratorio dei santi Nazaro e Celso 
di Sturla. 



Plebis de Neruio . 



» 



3. » Pieve di san Siro di Nervi. 



(') Questa chiesa fu così appellata dal nome del suo fondatore; giacché per 
atto di Guglielmo Cassinense del 21 settembre 1198, Borl/onosus dat et cedit et 
offert domino Bonefacio archiepiscopo et ecclesie sancti Laurentii fundum ad 
edi/icandayn ecclesiali in sancto Petro de Arena . ... in honore beati Johannis 
euangcliste, etc. (God. A. Privìleyiorum, fol. 74 : Archivio Capitolare della Me- 
tropolitana ). 



Ecclesia sancii Juliamiis 

de Quarto . . Lib. » 4 
Ecclesia sancte Marie de 

Quarto . . . » 
Ecclesia sancti Petri de 

Quinto . . . » 
Ecclesia sancte Marie de 

Boliascho . . . » 1 
Ecclesia sancti Illarii . » 2 
Ecclesia sancti Syri de 



( 384 ) 

Sui Gio. Batta di Quarto al mare 



2. » 



2. 6 



Santa Maria di Castagna. 
San Pietro di Quinto al mare. 
Santa Maria di Bogliasco. 



b' Sant' Ilario di Nervi. 



San Siro di Viganego. 



Viganego . 



» 1. » 



Plebis de Saulo . . » 2. 6 

Ecclesia sancte Marga- 
rite cum ecclesia san- 
cti Apolinaris . . » 3. » 

Ecclesia sancti Petri de 
Craueno . . . » 1. » 

Ecclesia de Caneua . » 2. » 

Ecclesia de Bossonengo » LG 

Plebis de Recho . . » 6. » 

Ecclesia sancte Marie de 
Muclio . . . » 2. » 

Ecclesia sancti Martini 

de Polanesi . . » 1. 6 

Ecclesia sancte Marga- 
rite de Testana. . » 1. 6 

Ecclesia sancti Petri de 

Aiieffno . . . » 2. » 



Pieve di san Michele di Sori. 
Santa Margherita di Sori; santo 
Apollinare ivi. 

San Pietro di Capreno. 

Santa Maria di Canepa. 

San Bartolomeo di Bussonengo. 

Pieve di san Gio. Batta di Recco. 
Santa Maria di Megli. 

San Martino di Polanesi. 

Santa Margherita di Testana. 

San Pietro di Ave^no. 



Plebis de Camulio . » 5. 
Ecclesia sancti Michae- 

lis de Rua. . . » 3. 
Ecclesia sancti Nicolai 

de Capite montis . » lo. 
Monasterium sancti Fru- 

ctuosi. . . .1. 15. 



Pieve di santa Maria di Camogli. 
San Michele di Ruta. 

San Nicolò di Capodimonte. 

San Fruttuoso di Capodimonte. 



Plebis de Rappalo Lib. » 



Ecclesia sancii Stephani » 



Ecclesia sancti Michaelis 


» 


4. 


6 


Ecclesia sancti Jacobi de 








Castello 


» 


» 


6 


Ecclesia sancte Marga- 








rite de Pissina . 


» 


» 


G 


Ecclesia sancte Marie de 








Nozaricho . 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Portuflno . 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancti Syri 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancti Laurentii 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancti Maximi. 


» 


3. 


» 


Ecclesia sancti Martini 








de Nuceto . 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancte Marie de 








Campo 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancti Petri de 








Noella 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancti Andree 








de Foza 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Axereto 


» 


1. 


» 


Ecclesia de Monte 


» 


1. 


6 


Ecclesia sancti Ambroxii 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancti Martini 








de Zoalio . 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancti Petri de 








Roboreto . 


» 


1. 


6 


Monasterium sancti Je- 








.ronimi de Ceruaria . 


1. 


» 


» 



( 585 ) 

8. » Pieve de' santi Gervasio e Pro- 

tasio di Rapallo. 
4. G Santo Stefano di Rapallo. 

San Michele di Pagana. 

San Giacomo di Corte. 

Santa Margherita Ligure, o di 

Pescino. 
Santa Maria di Nozarego. 

San Martino di Portofino. 
San Siro di Rapallo. 
San Lorenzo della Costa. 
San Massimo di Rapallo. 
San Martino di Noceto. 

Santa Maria di Campo. 

San Pietro di Novella. 

Sant' Andrea di Foggia. 

San Quirico di Asse reto. 
San Maurizio di Monti. 
Sant' Ambrogio di Rapallo. 
San Martino di Zoagli. 

San Pietro di Rovereto. 

San Girolamo della Cervara. 



Plebs de Plicania. 



. » 2. 6 



Ecclesia sancti Michae- 
lis de Solio . . » 1. » 

Ecclesia sancti Ambroxii 

de Olento . . . » 2. » 



Pieve di san Gio. Batta di Ci- 

cagna. 
San Michele di Soggio. 

Sant'Ambrogio di Orerò. 



Ecclesia sancti Vincontii 
de Fontebono . Lib. » 1. 

Ecclesia sancii Androe 

de Verzio . . . » 1. G 

Ecclesia sancte Marga- 
rite de Moconoxi . . » 1. 

Ecclesia sancti Martini 
de Zonego . . . » 1. » 

Ecclesia sancti Nicolai 

de Corelia . . . » 1. 

Ecclesia sancti Jacobi de 

Ganeuata . . . » 1. G 



( 58G ) 

San Vincenzo di Favale, in Fon- 

lanabuona. 
Sant'Andrea di Verzi. 

Santa Margherita di Moconesi. 

San Martino di Sanega. 

San Nicolò di Coreglia. 

San Giacomo di Canevale. 



Plebs de Lauania . . » 10. » 
Ecclesia sancti Petri de 

Stoperio . . . » 1. » 
Ecclesia sancte Marie de 

Tenmssio . . . » 1. G 
Ecclesia sancti Johannis 

de Porcili . . . » 1. » 
Ecclesia sancti Stepbani 

de Plecherio . . » 1. » 
Ecclesia sancti Laurentii 

de Leuagio . . » 2. » 
Ecclesia sancte Marie de 

Supercrucem . . » 1. 6 
Ecclesia sancti Sjri de 

Fulca. . . . » » 6 
Ecclesia sancti Johannis 

de Suraouico . . » 1. » 
Ecclesia sancte Marga- 
rite de Collerato . » 1. » 
Ecclesia sancti Michae- 

lis de Vignolo . . » 1. 6 
Ecclesia sancte Marie de 

Mezanico . . . » 1. G 
Ecclesia sancti Colum- 

bani de Bombelio . » 1. » 



Pieve di santo Stefano di Lavagna. 
San Pietro di Stibiveri. 

Santa Maria di Temossi. 

San Gio. Batta di Porcile. 

Santo Stefano di Cichero. 

San Lorenzo di Levaggi. 

Santa Maria del Prato, di Sopra 
la Croce. 

San Siro della Foce, detto volgar- 
mente di Forca. 

San Gio. Batta di Sommovigo. 



Santa Margherita di Corerallo. 



San Michele di Vignolo. 
Santa Maria di Mezzanego. 
San Colombano di Vignale. 






1. » 
1. » 

1. » 

3. » 



Ecclesia sancte Marie de 

Repia. . . Lib. » 
Ecclesia de Zerli . . » 
Ecclesia de Auenio (A- 

cerio?) . . . » 
Ecclesia de Sambuxeto. » 
Ecclesia santi Anthonii 

de Pontili . . . » 
Ecclesia sancte Marie de 

Neo . . . . » 
Ecclesia sancti Nicolai 

de Palio . 
Ecclesia de Monte 
Ecclesia de Monticello 
Ecclesia de Berchanecha » 
Ecclesia sancti Colum- 

bani de Costa . 
Ecclesia sancte Julie . 
Ecclesia de Bacezia 
Ecclesia sancti Andree 

de Roboreto 
Ecclesia de Maxena 
Ecclesia sancti Johannis 

de Clauaro. 
Ecclesia de Leui. cum 

ecclesia de Curio 
Ecclesia sancti Michae- 

lis de Rio . . . » 
Ecclesia de Caperana. 

cum ecclesia sancte 

Margarite . . . >; 
Ecclesia sancti Quirici 

de Riparolio . . » 
Ecclesia de Camporza- 

scho . . . . » 
Ecclesia de Certenullo . » 
Ecclesia sancti Petri de 

Clauaro . . . » 2. » 



( 387 ) 

Santa Maria di Reppia. 
1. 6 
1. 6 San Pietro di Zerli. 



» 


1. 


G 


» 


1. 


» 


» 


1. 


6 


» 


1. 


6 


» 


1. 


» 


» 


2. 


» 


» 


3. 


» 


» 


1. 


» 


» 


2. 


» 


» 


6. 


» 


» 


4. 


» 



1. 

1. 



San Rocco di Acero (?). 
San Cipriano di Sambuceto. 
Sant' Antonio di Pontori. 

Santa Maria di Né. 

San Nicolò di Paggi. 

San Bernardo di Monteghirfo. 
Santa Maria di Monticelli. 
Sant'Antonino di Breccanecca. 
San Colombano, della Costa. 

Santa Giulia di Centaura. 
Santa Maria e s. Biagio di Bacezza. 
Sant'Andrea di Rovereto. 

San Martino di Maxena. 
San Giovanni di Chiavari. 

San Lorenzo di Leivi e san Tom- 
maso del Curio. 
San Michele di Ri. 

Santa Maria di Caperana; santa 
Margherita ivi. 

San Quirico di Rivarola. 

Santa Maria della Torre di Cam- 

posasco. 
Santa Maria di Certenoli. 
San Pietro di Chiavari. 









( 388 ) 


Ecclesia sancii Salua- 








Chiesa vecchia di san Salvatore 


toris veteris . Lib. 


» 


1. 


» 


di Lavagna. 


Ecclesia di Recrosso 


» 


1. 


» 


San Pietro di Recroso. 


Ecclesia santi RufTìni de 








San Ruffino di Leivi. 


Leni . 


» 


7. 


» 




Monasterium de Bro- 








Abhazia di sant'Andrea di Bor- 


xono . 


1. 


5. 


» 


sone. 


Ecclesia de Cucurno 


» 


2. 


» 


San Lorenzo di Cogorno. 


Ecclesia de Grauelia . 


» 


4. 


» 


Sant' Eufemiano di Graveglia. 


Ecclesia de Carascho . 


» 


1. 


» 


San Marziano di Carasco. 



Plebs de Sigestro. 



. » 12. 6 



Ecclesia de Soriana . » 

Ecclesia sancti Quilici . » 

Ecclesia sancti Barto- 
lomei de Zinestra . » 

Ecclesia sancte Marga- 
rite . . . . » 

Ecclesia sancti Petri de 
Libiolla . . . » 

Ecclesia de Nasso. . » 

Ecclesia de Statario . » 

Ecclesia sancti Laurentii 
de Arzeno . . . » 

Ecclesia sancti Martini 
de Bargono . . » 

Ecclesia sancti Johannis 
de Candeasco . . » 

Ecclesia sancti Michaelis 
de Candeasco . . » 

Ecclesia sancti Laurentii 
de Velazo . . . » 

Ecclesia sancti Colum- 
bani de Noano . . » 

Ecclesia sancti Christo- 
fori de Loco . . » 

Ecclesia de Statarana . » 



1. » 
1. » 

1. 6 

1. 6 

1. » 

2. » 

2. » 

2. » 



z. » 
1. » 
3. » 
1. » 



Pieve di san Nicolò in Sestri a 

Levante 
Santa Maria di Soriana. 
San Quirico di Comuneglia. 
San Bartolomeo della Ginestra. 

Santa Margherita di Fossa Lu- 
para. 
San Pietro di Lihiola. 

San Michele di Masso. 
San Bartolomeo di Statale. 
San Lorenzo di Arzeno. 

San Martino di Bargone. 

San Giovanni di Candeasco. 

San Michele di Candeasco. 

San Lorenzo di Veriso, o Verici. 

San Colombano di Noano. 

San Cristoforo di Loto. 



1. » 

1. » Santo Stefano di Salterana. 



( 589 ) 

p]cclesiadeMazaschoLib. >> 2. » Santa Maria di Massasco. 

Prioratus de Libiola . » 4. » Priorato di santa Vittoria di Li- 

biola. 

Ecclesia sancti Adriani Sant' Adriano di Trigoso. 

de Trigaudio . . » 1. 5 

Ecclesia sancti Martini San Martino di Montedomenico. 

di Montedominico . » 1. » 



Plebs de Monelia . 



» 8. 



Pieve di santa Croce di Moneglia. 



Plebs de Framura cum 
capella de Mesema . » 

Ecclesia de Castagnola, 
cum ecclesia sancti 
Stephani. et ecclesia 
sancte Margarite . » 

Ecclesia de Passano cum 
ecclesia sancti Petri. » 

Ecclesia de Zona cum 
ecclesia de Carro et 
ecclesia de Pauereto. 

Ecclesia de Caroano su- 
prano et subtano. et 
ecclesia de Materana. » 



z. » 



1. » 



Pieve di san Martino di Framura; 
san Michele di Mezema. 

San Lorenzo di Castagnola; santo 
Stefano di Ponte; santa Mar- 
gherita di Ponte. 

Santa Maria di Passano ; san 
Pietro di Piazza (*). 

Santa Maria di Ziona; san Lo- 
renzo di Carro; sant'Andrea 
di Pavareto. 

'San Bartolomeo di Carrodano 
superiore-, santa Felicita di 
Carrodano inferiore ; san Gio. 
Battista di Mattarana. 



De Portu Veneris. 
Monasterium de Tiro . » 10. » 



Porte-venere. 
Monastero di san Venerio di Tino. 



(») Intorno a questa chiesa, della quale serbasi appena la tradizione, ecco ciò 
che scrive D. Pietro Mezzaroli, rettore di Piazza, al chiar. sig. Cav. Girolamo 
Da Passano, già mio ottimo Professore di Storia e Geografia ed ora Ispettore 
degnissimo delle Civiche Scuole di Genova. « In quel di Piazza, verso oriente, 
vi ha un sito che ab immemorabili fu detto San Pietro, e tuttavia con tale 
nome si appella. Consiste in un casamento di molta capienza, che porge l'idea 
di un antico convento; anzi corre voce tradizionale che vi fosse chiesa e con- 
vento .... Il fatto è, che in detto luogo era eziandio un cimitero, esistendovi 
tuttora un recinto di mura spessissime, entro cui pochi anni or sono, facendosi 
degli scavi, furono scoperti diversi depositi mortuari composti di durissima 
selce, e molti avanzi di spoglio mortali ». 

26 



Ecclesia sancti Petri Lrb. » 
Ecclesia sancii Laurentii » 



Plebs de Vayra . 


» 


G. 


» 


Ecclesia de Covario 


» 


1. 


» 


Ecclesia de Scurtaboue. 








cum ecclesia sancti 








Bartholomei 


» 


2. 


» 


Ecclesia sancti Martini 








de Zerega . 


» 


1. 


6 


Ecclesia sancti Petri de 








Cumenelia . 


» 


1. 


6 


Ecclesia sancti Christo- 








fori de Carizano 


» 


1. 


» 


Ecclesia sancti Laurentii 








de Ossegnis 


» 


1. 


6 


Ecclesia sancte Juste de 








Vessena 


» 


1. 


» 


Ecclesia sancti Laurentii 








de Camicia 


» 


1. 


» 


Ecclesia de sancto Petro 


» 


1. 


» 


Plebs de Augusio. 


» 


3. 


» 


Ecclesia de Nayrono 


» 


3. 


» 


Ecclesia sancti Martini 








de Tribonia 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Sturbulo 


» 


1. 


» 



( 390 ) 

3. » San Pietro di Portovenere. 
5. » San Lorenzo di Portovenere. 



Pieve di san Gio. Batta di Varese. 
Santa Maria di Capo di Vara. 
San Lorenzo di Scortabò ; san 
Bartolomeo di Cassego. 

San Martino di Zerega. 

San Pietro di Comuneglia. 

San Cristoforo di Cavezzano. 

San Lorenzo di Ossegna. 

Santa Giustina di Cesena. 

San Lorenzo di Caranza. 

San Pietro di Vara. 

Pieve di sant'Ambrogio di Uscio. 
San Maurizio di Neirone. 
San Martino di Tribogna. 

San Pietro di Sturla. 



Plebs de Bauaro . . » 2. 6 

Ecclesia sancti Deside- 
ra . . . . » 1. » 

Ecclesia sancti Petri de 

Fontanegio. . . » 3. » 



Pieve di san Giorgio di Bavari. 
San Desiderio di Bavari. 

San Pietro di Fontanegli. 



Plebs de Bargalio. 
Ecclesia de Tatio . 
Ecclesia de Traxio 
Ecclesia de Morane<?o 



» 2. » Pieve di santa Maria di Bargagli. 

» 1. » Santa Margherita di Tasso. 

» 1. » Sant'Ambrogio di Traxo. 

» 1. 6 San Colombano di Moranego. 



( 391 ) 

Ecclesia de Dauagna Lib. » 1. 6 San Pietro di Davagna. 
Ecclesia de Rosso. . » 1. 6 Santo Stefano di Rosso. 
Ecclesia de Caruari . » 1. 6 Sant' Andrea di Calvari. 



Plebs de Montobio 



4. » 



Ecclesia sancti Laurentii 

de Pareto . . . » 2. » 
Ecclesia sancte Marie de 

Senarega . . . » 1. 6 



Pieve di san Gio. Batta di Mon- 

tobbio. 
San Lorenzo di Pareto. 

Santa Maria di Senarega. 



Pieve di san Siro di Strappa. 
San Martino di Corsi. 

Santa Maria di Molassana. 

Sant'Eusebio di Montezignano. 
San Martino di Struppa. 



Plebs de Murazana . » 4. » 
Ecclesia sancti Martini 

de Corsio . . . » 1. » 
Ecclesia sancte Marie de 

Murazana . . . » 1. » 

Ecclesia de Lugo . . » 1. » 
Ecclesia sancti Martini 

de Strupa . . . » 2. » 

Ecclesia sancti Damiani » 1. 6 Ss. Cosma e Damiano di Struppa. 

Plebes cum suis capellis que sunt in parte occidentali. 

Plebs sancti Martini de Pieve di san Martino di San Pier 

Arena . . . » 6. » d'Arena. 

Ecclesia sancti Jacobi San Giacomo di Corneliano. 

de Corniliano . . » 1. 6 



Plebs de Vulturo . . » 3. » 
Ecclesia sancti Nazarii 

de Multedo . . » 2. » 

Ecclesia sancti Martiani » 1. » 
Ecclesia sancti Martini 

de Pelio . . . » 3. 6 

Ecclesia sancti Ambroxii » 3. » 

Ecclesia sancti Nicolay. » 5. » 
Ecclesia sancti Eugenii 

de Creuari. . . » 1. 6 



Pieve di sant' Erasmo di Voltri. 
Santi Nazaro e Celso di Multedo. 



San Martino di Pegìi. 

Sant'Ambrogio di VdH : 

San Nicolò ivi. 

Sant' Eugenio di Crevari. 



Ecclesia sancti Nazari i 
do Arenzano . Lib. » 



( 392 ) 

Santi Nazaro e Celso d' Arenzaru 



5. » 



Plebs de Borzoli . . v 2. 6 
Ecclesia sancti Johannis 

de Sesto . . . » 4. G 
Ecclesia sancti Ambroxii 

de Fegino . . . » 3. » 

Ecclesia de Coronato . » 18. » 



Pieve di santo Stefano di Borzoli. 
San Gio. Batta di Sestri. 

Sant'Ambrogio di Feggino. 

Santa Maria di Coronata. 



Plebs de Riparolio 


» 


5, 


Ecclesia de Murta 


» 


2, 


Ecclesia de Braxilli 


» 


2. 


Ecclesia sancti Stephani 






de Fossato 


» 


4, 


Ecclesia de Garbo 


» 


1 



Ecclesia de Zimignano. » 3, 



Plebs de Celanexi. . » 5. » 

Ecclesia de Parauanicho. » 3. » 

Ecclesia de Turbis . » 2. » 

Ecclesia de Liuellato . » 3. » 



Pieve di santa Maria di Rivarolo. 
Ss. Martino e Lorenzo di Murta. 
San Felice di Brasile. 
Santo Stefano delle Fosse, di Ri- 
varolo. 
Santa Maria del Garbo. 
Santo Stefano di Zemignano. 

Pieve di santa Maria di Ceranesi. 
San Martino di Paravanico. 
San Lorenzo di Torbi. 
San Bartolomeo di Livellato. 



Plebs de Langascho . » 5. » 

Ecclesia sancti Syri . » 4. 6 

Ecclesia de Issorella . » 4. 6 

Ecclesia de Galaneto . » 3. » 



Pieve di san Siro di Langasco. 
San Siro di Langasco (oratorio). 
Sant'Andrea d' Isoverde. 
San Michele di Galaneto. 



Prepositura de Vultabio » 5. » 



Ecclesia de Frasoneto . » 

Ecclesia de Montanexi . » 

Ecclesia de Amelio . » 

Ecclesia de Riuolloso . ■» 

Ecclesia de Pratolongo 

subtano . . . » 

Ecclesia de Pratolongo » 

suprano . . . » 



1. 


» 


1. 


» 


1. 


» 


1. 


» 


1. 


» 


1. 


» 


» 


6 



Prevostura di santa Maria di 
Voltaggio. 

Santa Maria di Frassinello (?). 

Santa Maria di Montanesi. 

San Martino di Amelio. 

Sant'Andrea di Rigoroso. 

San Salvatore di Pratolongo in- 
feriore. 

Santa Maria di Pratolongo supe- 
riore. 



Plebs de Gauio . Lib. » 
Ecclesia sancti Jacobi . » 
Ecclesia de Castelleto . » 
Ecclesia de Tramuntana » 
Ecclesia de Capriata . » 
Ecclesia de Montero- 

tundo . . . . » 
Ecclesia de Bosio . . » 
Monasterium santi Re- 
miga de Palodio . » 
Ecclesia sancti Vincencii » 



( 393 ) 

8. » Pieve di santa Maria di Gavi. 

San Giacomo di Gavi. 

Sant'Antonio di Castelletto. 

Santa Maria di Tramontana. 

San Pietro di Capriata. 

Santi Cosma e Damiano di Mon- 
terotondo. 

San Marziano di Bosio. 

San Remigio di Parodi. 
8. » , 
» G Sant'Innocenzo di Castelletto ('). 



9 


6 


ì. 


» 


». 


6 


3. 


» 


» 


6 


1. 


G 



Plebs de Pastorana . » 2. » Pieve di santa Maria di Pasto- 
rana. 
Ecclesia de Tassarollo . » 1. » San Nicolò di Tassarolo. 



Plebs de Seta 



4. » Pieve di Santa Maria del Borgo 
de' Fornari. 



Ecclesia de Flacono . » 2. » 
Ecclesia de Runcbo . » 3. » 
Ecclesia de Campolungo » 2. » 



San Lorenzo di Fiacone. 

San Martino di Ronco. 

San Michele d' Isola del Cantone. 



Plebs de Moniardino . » 10. » 

Ecclesia de Valenzona . » 2. » 
Ecclesia sancte Marie 



Pieve di san Gio. Batta di Mon- 

giardino. 
Santa Maria di Vallenzona. 
Santa Maria di Noceto. 

San Pietro di Vergagni. 
San Clemente di Gordina. 

San Ruffino di Cerendero. 

Ss. Cosma e Damiano di Arezzo. 

Santa Maria di Montemanno. 



. » 3. 6 Pieve di Santa Maria di Serra. 



(') Cosi credo spiegare 1' ecclesia sancti Vincentii; dacché non ho notizia di 
alcuna che portasse questo titolo in quel di Gavi. 

36' 



de Nuceto . 


» 


o_ 


» 


Ecclesia de Verganis . 


» 


1. 


» 


Ecclesia sancti Clemen- 








tis 


» 


2. 


6 


Ecclesia de Celenderio . 


» 


1. 


6 


Ecclesia de Arecio 


» 


1. 


» 


Ecclesia de Montemagno 


» 


1. 


» 


Plebs de Serra 


» 


3. 


G 



( 394 ) 



Ecclesia de Isso . Lib. » 4. » 

Ecclesia de Voirata . » 1. 6 

Ecclesia de Magnerri . » 1. » 

Ecclesia de Montanexi . » 1. 6 



Santa Maria di Isosecco, o Pe- 
demonte. 
Santa Maria di Voirè. 
San Martino di Magnerri. 
Sant'Andrea di Montanesi. 



Plebs de Mignanego . » 2. 6 



Ecclesia de Pauerio 


» 


4. 


» 


Ecclesia de Fumerri 


» 


1. 


6 


Plebs de sancto Cipriano 


» 


2. 


6 


Ecclesia sancti Andree 








de Medolico 


» 


1. 


6 


Ecclesia de Castrifellone. 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Cessino 


» 


4. 


» 


Ecclesia de Pontedecimo 


» 


4. 


6 


Ecclesia sancti Blaxii de 








Serra . 


» 


3. 


6 


Ecclesia sancti Quilici . 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Carmedino . 


» 


1. 


6 


Ecclesia de Muruallo . 


» 


3. 


6 


Plebs de (sancto) Vrce- 








xino . 


» 


5. 


6 


Ecclesia de Comago 


» 


1. 


6 


Ecclesia de Cassanova . 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Pinu . 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Marenzano . 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Oledo. 


» 


1. 


» 


Ecclesia sancte Marie de 








de Bonifacio 


» 


7. 


» 



Pieve di sant' Ambrogio di Mi- 
gnanego. 
Santa Maria di Paveto. 
San Fruttuoso di Fumeri. 

Pieve di san Cipriano. 
Sant'Andrea di Morego. 

San Michele di Castroflno. 
Sant'Antonino di Cesino. 
San Giacomo di Pontedecimo. 
San Biagio di Serra. 

San Quirico di Polcevera. 

San Pietro di Cremeno. 

Santa Margherita di Morigallo. 

Pieve di sant' Olcese. 

Santa Maria di Comago. 
Santa Margherita di Casanova. 
San Pietro di Pino. 
San Martino di Manesseno. 
San Lorenzo di Orerò. 

Santa Maria Maggiore di Boni- 
fazio in Corsica. 



EXEMPTI. 



Ecclesia humiliatorum Santa Marta dell' Acquasola. 

de Aquazolla . . » 15. » 



Monasterium sancti Co- 

lumbani ,. . . » 10. » 
Monasterium sancti Spi- 

ritus . . . . 1. » » 
Ecclesia sancte Marie 



( 595 ) 

San Colombano di Piccapietra, in 

Genova. 
Santo Spirito in Genova. 



Cruciferorum 


» 


11. 


» 


Monasterium sancte A- 








gate . 


» 


18. 


» 


Monasterium de Rap- 








pallo . . . . 


» 


11. 


6 


Ecclesia Pontis Lauanie 


» 


4. 


» 


Ecclesia sancti Saluato- 








ris . 


» 


13. 


6 


Hospitale de Petra Co- 








lice . 


» 


» 


6 


Monasterium s. te Marte. 


1. 


15. 


» 



Hospitale s. li Johannis 

cum ecclesia s. le Fidis. 2. 
Monasterium de Faxollo 1. 
Monasterium de Cella . » 

Monasterium sancti Se- 
pulcri . . . 1. 



Santa Maria e i Diecimila Croci- 
fìssi, nel Borgo di Bisagno. 
Sant' Agata in Bisagno. 

Monastero di santa Maria di 
Valle Christi presso Rapallo. 

Santa Maria del Ponte di La- 
vagna. 
•San Salvatore di Lavagna. 



Ospedale di Pietra-colice, o Va- 
sco. 
SS. Annunciata del Guastato, in 

Genova. 
Ospedale di San Giovanni di Prè ; 
15. » santa Fede. 

2. » San Benedetto di Fassolo. 
10. » Santa Maria della Cella, in San 
Pier d' Arena. 
Santo Sepolcro in San Pier d'A- 
2. » rena. 



Monasterium sancti An- 

dree de Sexto . . 2. 10. » 

Monasterium de Prato . » 8. >> 

Monasterium de Mes- 

sema . . . . 1. 8. » 

Monasterium de Carbo- 
nara . . . . » 10. » 

Monasterium de Proallo » 6. » 



Monasterium sancti Leo- 
nardi de Bis*amne . » 3. » 



Badia di sant'Andrea di Sestri- 
Ponente. 

San Pietro di Prà. 

San Pietro di Vesima, fra Voltri 
ed Arenzano. 

San Barnaba di Carbonara. 

Santa Maria del Forale, o di 
Prevallo, fra Voltaggio ed Ar- 
quata. 

San Leonardo di Carignano. 



( r,9G ) 

San Giacomo di liupinaro. 

San Bartolomeo del Fossato, 

presso San Pier d'Arena. 
Santa Chiara d' Albaro. 

Santa Maria del Zerbino. 

San Pietro della Costa di Coro- 
nata. 

San Bartolomeo dell'Olivella, in 
Genova. 

Santa Maria di Pietraminuta , 
in Genova. 

Sant' Elena d' Albaro. 

San Bernardino di Carignano (*). 

San Nicoloso di Vallechiara. 

San Bartolomeo di Rivarolo. 

San Leonardo di Prè. 

Ss. Giacomo e Filippo dell' Ac- 

quasola. 
Santa Caterina di Luccoli. 

San Giacomo di Sestri a Ponente(" 2 ). 

Santa Maria del Quarteretto, in 
San Pier d'Arena ( 3 ); oggi del 
Sec. do Quartiere (vulgo Coscia). 

(') Già santa Maria di Consolazione. 

( 2 ) Marietta figlia del qm. Nicolò Gattilusio lega nel suo testamento 200 lire, 
e vuole che debbasi responderi de prouentibus . . . capellano qui nunc est et 
prò tempore fuerit in capello, seu ecclesia sancti Jacobi de Sexto fundata per 
dominos de Gataluxiis ( Archivio di San Giorgio: Cartolario Originale B. delle 
Colonne, fol. 174). 

|»; Peretta del qm. Andrea Cibo lascia lire 100, perchè de prouentibus ... re- 
spondeatur . . . capellano capelle institute seu fundate in sancto Petro Arene 
Janue per nobilem familiam seu albergum de Cibo, sub vocabulo sancte Marie 
(Arch. cit., Cartolario Orig. P. -V., car. 2-17 ). 



Ecclesia sancti Jacobi de 








Clauaro . . Lib. 


» 


4. 


» 


Monasterium sancti Bar- 








tholomei de Fossato . 


» 


1. 


» 


Monasterium sancti Ni- 








colai de Jrchis . 


» 


8. 


» 


Monasterium de Jubino. 


» 


12. 


G 


Monasterium sancti Pe- 








tri de Costa 


1. 


2. 


» 


Monasterium sancti Bar- 








tolomei di Oliuella . 


1. 


» 


» 


Monasterium de Petra- 








minuta 


» 


8. 


» 


Monasterium s."° Ellene 








de Albario . 


» 


4. 


» 


Monasterium sancte Ma- 








rie de Calignano 


» 


10. 


» 


Monasterium sancti Ni- 








colay de Valleclara . 


» 


15. 


» 


Monasterium cartussien- 








sium de Riparolio 


1. 


5. 


» 


Monasterium s. Leonardi 


1. 


8. 


» 


Monasterium nouum de 








Jrchis 


1. 


8. 


» 


Monasterium sancte Ka- 








taline de Luculo 


1. 


9. 


» 


Ecclesia de Gateluxiis . 


» 


2. 


» 


Ecclesia de Cibo . 


» 


1. 


» 



Ecclesia de GrimaldisLib. » 



Hospitale de Riparolio. » 2. » 

Ecclesia sancti Antho- 
nini de sancto Petro 
arene . . . . » 

Ecclesia de Grillis . » 

Ecclesia sancti Martini 
de Sexto . . . » 

Ecclesia de Pezagnis . » 

Domus sancti Andree de 
Vercellis . . . » 

Ecclesia de Ranucio . » 

Monasterium Seruorum » 

Monasterium Herminio- 

rum . . . . » 2. » 

Monasterium sancte Ma- 
rie Carmelitarum . » 5. » 



( 597 ) 

1. 6 San Nicolò del Boschetto, in 
Polcevera ('). 
Ospedale di san Biagio di Riva- 

rolo. 
Sant' Antonio abate , vulgo san- 
to Antonino, in San Pier d'A- 
rena. 

A") 

San Martino di Sestri-Ponente. 



1. 


» 


1. 


» 


1. 


» 


» 


G 


1. 


6 


1. 


» 


4. 


» 



( 3 ) 

0) 

( 5 ) 

Santa Maria dei Servi, in Genova. 

San Bartolomeo degli Armeni, in 
Genova. 

Santa Maria del Carmine, in Ge- 
nova. 



(') I Grimaldi fondarono questa chiesa nel 1311; ed un secolo appresso vi 
introdussero i benedettini della Congregazione di santa Giustina di Padova. 

(*) Negli atti di visita del Bosio si nota: Cappella villae domini Lucae Grilli, 
in Bisagno. (Ved. Synod. etc, pag. 178). 

(') La nobile famiglia Pessagno possedè al presente una chiesuola nella loca- 
lità di Panigaro, sopra Sestri-Ponente, intitolata a san Rocco; ma non può essere 
quella onde è caso in questo documento. Lasciando anche da banda la tradizione, 
la quale vuole fondata questa capella in sui principii del secolo XVI, durante 
l'infierire di una pestilenza; l'egregio socio march. Lorenzo Pessagnro mi fa 
sapere che la medesima appartenne alla famiglia Barilari , da cui l'acquistò, 
non prima del 1855, la contessa Paola Mongiardino vedova di Stefano Pessagno. 

Mi nasce perciò dubbio se qui la lezione del documento sia esatta, e se per av- 
ventura non si debba leggere ecclesia de panzanis laddove il notaio scrisse pe- 
zagnis. Si sa che i figli del qm. Guglielmo Panzano fondarono nel 1229 la chiesa 
di san Francesco in Sestri-Ponente; e se ne ha documento in una lapide sin- 
crona che vedesi tuttora murata in prossimità dell'ingresso alla chiesa medesima. 

(*) DI questa casa che V insigne Opera di sant' Andrea di Vercelli possedeva 
tra noi, ho vanamente cercate notizie nella Storia del Mandelli, nei Cenni Storici 
del Mella e nelle Pandette Richeriane del nostro Archivio Governativo. Riusci- 
rono pure infruttuose le indagini gentilmente istituite in Vercelli stessa dal 
chiariss. socio canonico Giovanni Barberis fra le carte ;di quell'Abbazia, oggi 
serbate presso la famiglia Olgiati. 

(») Forse la cappella dell'Annunciata, in San Pier d'Arena, fondata da un Ra- 
nuccio o Ranieri Grimaldi. (Ved. Acinelli, Stato presente ecc., pag. 117). 



( 398 ) 

Monasterium sancte Clare Santa Chiara di Chiavari. 

de Clauaro. . Lib. » 16. » 
Monasterium seu eccle- (*) 

sia sancti Eusebii . » 10. » 
Ecclesia de Brossonasca » » 6 San Bartolomeo di Borzonasca. 
Monasterium sancti Je- 

ronimi de Quarto . » 2. » San Girolamo di Quarto. 

De quibus omnibus prefati domini vicarius. archidiaconus. abbatcs. 
prior et prepositus mandauerunt confici publicum instru- 
mentum per me notarium infrascriptum ad laudem unius sapientis et 
plurium si fuerit oportunum. 

Actum ianue in sacristia ecclesie ianuensis. anno a natiuitate do- 
mini m ccc lxxxvii. indictione decima, die secunda decembris. pre- 
sentibus presbiteris oberto de carrega sacrista, dominico de rap- 
pallo et michaele de bargalio capellanis diete ecclesie ianuensis. 
tribus ad premissa vocatis et rogatis ( 2 ). 



(') Forse invece di sancti Eusebii dovea qui scriversi sancti Eustachii. In tal 
caso si tratterebbe del monastero di sant'Eustachio di Chiavari, fondato dal 
cardinale Guglielmo Fieschi nel 1253. 

( 2 ) L'attento lettore potrebbe osservare che al lungo elenco delle chiese rife- 
rito in questo documento, manca quella di Fera; e da ciò desumere un indizio 
che tale colonia abbia cessato di essere sottoposta all'Arcivescovado Genovese 
molto prima del 1453 , contrariamente a quello che noi ne abbiam detto a pag. 345. 
Constatiamo dunque noi stessi la mancanza , e confessiamo di non saperne vedere 
la ragione; ma qualunque essa sia, replichiamo subito ehe non è punto quella 
sopra accennata. Imperocché nel Notulario dello stesso Antonio Foglietta (car. 66 
verso) feggesi registrata una bolla di papa Urbano VI ad un Antonio Fazio, nella 
quale si ricorda terra de peyra ianuensis diocesis. 



ERRATA 

Pag. 365, linea 23: il Signore gli abitatori — Leggasi: il Signore e gli abitatori 
. 373', . 15: e il Comune — • onde il Comune 



CAPITOLO SECONDO. 

Della elezione de' Vescovi. Parrocchialità di Genova ed estensione della mede- 
sima. Chiese dipendenti. Erronea supposizione dell'antichissima parrocchialità 
di santa Maria di Castello. La Cattedrale e l'Episcopio. Digressione circa il 
trasferimento delle reliquie di san Siro. 

§ I. — Quantunque l'assoluto difetto di documenti 
ci vieti di ricercare nei loro particolari le primitive co- 
stituzioni della Chiesa Genovese, non vuoisi però met- 
tere in dubbio che 1' elezione de' Vescovi sia seguita fra 
noi giusta le norme che si praticavano comunemente a 
quest'uopo, e che più Concilii aveano solennemente ap- 
provate e sancite. Il seggio episcopale doveva perciò 
rimanere vacante il minor tempo che fosse stato possi- 
bile, ed in ogni caso non più di tre mesi; l'eletto voleasi 
tolto* dai cardinali, ossiano canonici, della Chiesa vedo- 
vata ('), ed anzi quegli che tra' medesimi venisse per 
integrità di costumi, vastità di scienza ed attitudini 

(') A questo proposito abbiamo da Arnolfo (Histor. Mediol., lib. I, cap. I e II, 
apud Muratori, S. R. I., IV. 8), che nel 925 il re Ugo di Borgogna, conoscendo 
priscam . . . loci consuetudinem , . . . ut decedente Metropolitano (Mediolanense) 
quilibet unus ex Maioris Ecclesiae praecipuis Cardinalibus , quos vocant ordi- 
narios, succedere debeat .". . , huius rei grafia iunior em ftlium in eadem Ec- 
clesia tonsurari decrevit. 

Atti Soc. Lio. St. Patria. Voi. Il, Part. I , Fase. III. 27 



( 402 ) 

speciali riguardato il digniore, secondochè raccomanda- 
rono nelle loro epistole varii Pontefici. Prescrizioni san- 
tissime, ma che troppo di frequente, a cagione di tor- 
bidi, furono poste in oblio. Difatti nei primi accenni 
che rispetto a questo argomento si trovano negli Annali 
di Gaffaro, leggiamo che dopo la morte di Ottone (1120) 
per.. . tres annos stetit civitas sine episcopo ('); e la 
lunga vacanza, rileva opportunamente il eh. Grassi, trova 
bene la sua ragione nelle fierissime vertenze che erano 
sorte poco prima fra il Comune di Pisa e quello di 
Genova, combattenti per l'onore ed i privilegi del rispet- 
tivo Episcopato, non meno che nella condotta dell'arci- 
vescovo milanese Anselmo da Pusterla già altrove da 
noi ricordata ( 2 ). 

Quanto è poi della elezione de' Vescovi , essa era dai 
sacri canoni demandata al clero ed al popolo; i quali, 
trattandosi di un suffraganeo, aveano obbligo di farne 
entro 1' accennato spazio di tre mesi la presentazione o 
postulazione al Metropolitano, e, trattandosi di un Me- 
tropolitano, al Pontefice. Non facendola, scadeano per 
quella volta dal loro diritto; ed il Metropolitano od il 
Papa provvedeva da sé alla cattedra vacante. Abbiamo 
detto dal clero e dal popolo, ma non voglionsi intendere 
già quelli di tutta la Diocesi, bensì limitatamente i 
chierici e gli abitatori della città; i quali componeano 
insieme la civium universorum collectio, come esatta- 
mente si esprime, secondo a noi pare, il cronista 
Landolfo seniore ( 3 ). Così il nostro vescovo Oberto, par- 

(') Ved. a pag. 318. 

(*) Grassi, / Vescovi di Genova, all'art. Airaldo; e ved. anche a pag. 322 
del presente volume. 

( 3 ) Landulphi Senioris Eistor. Mediol. , Iib. IH, cap. II; apud Muratori, S. 
R. /., IV. 96. 



( 403 ) 

landò della elezione di san Siro, nota che cuncta Plebs 
Januensis Urbis unanimiter et consona voce sanctum 
ministrimi Si/rum in Sacerdotem subrogaverunt (*); e ci 
è buon testimone, se non altro, dell'uso vigente nei 
tempi in che egli scriveva. Né, riflette il Nardi, poteva 
essere altrimenti; « considerando che chi avesse fatti 
venire i villani ed i preti rurali, i quali dipendevano 
dai potenti, i primi per colonia, i secondi o per patro- 
nato o cappellania, . . . sarebbero stati inevitabili i par- 
titi e le male arti, e indipendentemente da ciò ne sa- 
rebbe nata una strana confusione » ( 2 ). Cionondimeno 
se ristringendo nei soli preti ed abitanti della città il 
diritto di concorrere alle elezioni si menomarono i pe- 
ricoli, questi per fermo non si scongiurarono affatto, 
in ispecie dopo le grandi contese che tennero si acer- 
bamente divisi il Papato e Y Impero. Del resto , lasciando 
anche da parte le dissidenze politiche, come mai sareb- 
besi potuta contenere una moltitudine sempre grande e 
per lo più indocile e capricciosa , senza che in mezzo ad 
essa si aprissero l'adito que' brogli che in altro campo 
viziano pur oggi la espressione delle popolari elezioni? 
Fu dunque bene inteso e provvido il costume de' tempi 
posteriori, quando la nomina de' nostri Vescovi ebbe 
luogo per compromesso, in quella guisa medesima che 
troviamo essersi adoperato eziandio per le civili magi- 
strature ( 3 ). Che se del tempo nel quale andò in vigore 



(') Bolland., Ada Sanctorum, sub die 29 vanii. 

(*) Nardi, Dei Parrochi, II. 444. 

( 5 ) Un atto del 1147 rammenta: electores consultivi etelectores electorum (Jur.,\. 
131). E nei due Brevi delle Compagne del 1157 e 1161 si legge: Ego . . . non 
consiliabor cum aliqua persona ut ego aut alter sirn vel sit consul, nec elector 
consulum, neque electorum (Atti, I. 158). 



( 404 ) 

siffatto sistema a noi mancano gli indizi per discor- 
rerne con sicurezza , vogliamo però osservare che a 
mezzo il secolo XI non doveva essere ancora intro- 
dotto , giacché il precitato vescovo Oberto ricorda 
senz' altro il concorso alle elezioni di tutta la Plebs Ja- 
nuensis Urbis. Ma neppure si ha da credere posteriore 
gran fatto agli inizi del secolo XII, se si avverta che l'an- 
nalista Gaffaro descrivendoci le cerimonie giusta le quali 
segui nel 1163 la nomina dell'arcivescovo Ugone, mostra 
parlarne come di pratiche non più nuove allora. Eadem 
vero die (così egli si esprime, e fu per avventura il 1.° di 
ottobre) slatini post humationem ipsius (Syri II), conve- 
nerunt clerici et religiosi viri , consules quoque et pars 
magna senatus, et de eligendo pontifice tractatum habentes, 
in unum spiritum convenerunt. Commissa est itaque 
electio abbatibus sancii Benigni, sancti Syri, sancii Ste- 
phani, prepositis sancte Marie de Vineis, sancii Donati, 
presbiteris Johanni de sancto Damiano, Vassallo sancte 
Marie de Castro, Oberto de sancto Ambrosio, canonicis 
quoque presbitero Ribaldo, magistro Anselmo et Dodoni 
subdiacono, qui omnes de electione ipsa in hunc mòdum 
iuraverunt: Sancti Spir.it us adsit nobis gratia. Ego cum 

SOCIIS MIHI AD HOC ASSIGNATIS , ABSQUE OMNI FRAUDE ET 
DOLO, NIHILUM OBSTANTE VEL PERSUADENTE AMORE VEL 
ODIO, TIMORE AUT SERVICIO ULLO , ELIGAM IN ARCHIE- 
P1SGOPUM GIVITATIS HUIUS ILLAM PERSONAM QUAM MORIBUS 
ET SGIENTIA AD HOC CONVENIENTIOREM ET HONESTIOREM 
ET UTILIOREM GOGNOSCAM , VEL SINE FRAUDE CREDAM, ITA 
TAMEN QUOD NOSTRE HUIUSMODI ELEGTIONI PUBLICE ANNUERIT. 

Quo iur amento prestito , convenerunt iuxla altare beati 
Laurentii nominati electores, et prius in canonicos in- 
spicientes eiusdem ecclesie, elegerunt in Archiepiscopum 
dominion Ugonem, qui lune archidiaconus erat; qui 



( 405 ) 

eadem die a clero et popalo in sede pontificali est feli- 
citer constìtutus (*). 

Né in guisa dissimile avvenne la nomina del succes- 
sore immediato di esso Ugone, descrittaci da Ottobono 
Scriba sotto l'anno 1188; e né pure da tale disciplina 
si dipartirono gli elettori di 'Ottone alessandrino nel 
1203 e di Giovanni da Gogorno nel 1239. Bensì in 
queste due ultime elezioni fu assai più esiguo il numero 
dei compromissari: manifesto segno che il Capitolo Me- 
tropolitano divisava ormai di ristringere in sé stesso 
quel dritto. Né il farlo poteasi giudicare onninamente 
fuor di ragione; perchè col moltiplicarsi delle parroc- 
chie in città, il clero secolare non era più tutto nella 
cattedrale; mentre l'intervento del regolare, secondo 
rileva il Nardi, non procedette mai da alcuna ragione 
assoluta, ma piuttosto da una speciale cortesia od anche 
da qualche privilegio particolare ( 2 ). Al Capitolo adunque 
nell' una e nell' altra delle ultime elezioni citate vedonsi 
riserbate, giusta siffatto principio, o la ingerenza esclu- 
siva, o quanto meno la preponderanza. Conciossiachè 
alla nomina di Ottone concorrono soltanto il preposito 
e l' arcidiacono di san Lorenzo ( 3 ) ; e per quella del Go- 
gorno elee ti fuerunt electores duo de Capitulo, videlicet 
domìnus magister Hugo prepositus et presbiter Rollan- 
dus , et unus de omnibus aliis, scilicet abbas sancii Syri, 
fuit electus per alios prelatos. Ma rispetto a quest' ul- 
timo il cronista diligente si affretta a soggiunger la clau- 
sola: salvo iure Capituli ( 4 ). 

Frattanto il sistema delle elezioni per compromesso 

(') Caffari Annales , a. 1163. 
(*) Nardi, Op. cit. , II. ili. 

( 3 ) Ogerii Panis Annules , a. 1203. 

( 4 ) Barth. Scribae Annales, a. 1239. 



( 406 ) 

veniva a soggiacere, e quasi dissi a soccombere, a duo colpi 
gravissimi; conciossiachè l'anno 1253 papa Innocenzo IV, 
forse perchè genovese, volle di sua spontaneità provve- 
dere al governo della nostra Chiesa , dando al Gogorno 
un successore nella persona di Gualtieri da Vezzano. Poi, 
morto costui nel 1274 (26 settembre), essendo la città 
desolata da gravi torbidi e sottoposta ad interdetto, tra- 
scorse il tempo utile onde fruire , giusta le prescrizioni 
dei Concili del diritto di nomina; né in seguito gli 
elettori si arresero allo invito di papa Gregorio X, il 
quale avea con lettere del 4 giugno 1275 ordinato 
loro di comparire al suo cospetto entro lo spazio di 
un mese , allo scopo di provvedere di concerto al 
seggio lungamente vedovato ('). Di questa guisa l'ar- 
civescovado continuò a rimanere vacante infino a che 
Ottobono Fieschi, salito alla cattedra papale col nome 

(') Queste lettere trovansi riferite dallo Schiaffino (Annali Ecclesiastici mss. , 
ad ann. 1275) e dal Campi (Apologia di Gregorio X, pag. 468, num. 199, 
benché erroneamente sotto il 1274); e sono del tenore seguente. 

Gregorius episcopus etc. G. de Lavania magislro scholarum Januen etc. Ex 
impacato civitalis ianvensis stata in ordinatione Ecclesiae ad praesens Pastoris 
solatio destilutae non immerito discordiam formidantes, ac volentes imminen- 
tibus propter hoc ipsius Ecclesiae obviare dispendiis et animarum pericvlis provi- 
der e , discretion' tuae per apostolica scripta mandamus quatenus Capitalo ipsius 
Januensis Ecclesiae et aliis qui in eleclione Januensis Archiepiscopi vocem habent, 
cum qua poteris celeritate demmcies , seu denunciar i facias , quod infra mensem 
post denunciationem huiusmodi ad praesentiam nostram aliquos ex se ipsis cum 
sufficienti mandato ad celebrandam de assensu et ordinatione nostra electionem 
huiusmodi Archiepiscopi , una cum illis canonicis ianuensibus qui tane fuerint 
ibidem absque difjìcu'tate transmittant , eisque omnem aliam ordinationem di- 
strictius interdicas. Nos enim ordinationem huiusmodi Ecclesiae nostro arbitrio 
reservanles , decernimus ex nunc irrilum et inane si secus de illa contigerit 
attemptari. Diem vero huiusmodi denunciationis et formam , et quicquid inde 
fecero nobis per tuas patentes litteras harum seriem continenles seu munimenta 
publica studeas fideliter intimare. Datum Bellicadri IV no'nis iunii, Pontificatus 
nostri anno IV. 



( 407 ) 

di Adriano V , nel breve tempo in cui provò quanto pesi 
il gran manto levò via l'interdetto, e seguendo l'esempio 
di suo zio Innocenzo IV, mandò a reggere la Chiesa 
nostra Bernardo da Parma (1276), il quale per dirla 
coli' annalista nec Comuni fuit nec populo gratisous ( 1 ). 
Cosicché, conclude il Paganetti « fecero più di novità 
su questo punto i due Pontefici genovesi, che gli stra- 
nieri » ( 2 ). 

Che se tosto, alla morte di Bernardo (1287), il Capi- 
tolo Metropolitano fece prova di richiamare in sé stesso 
la prerogativa della elezione; la discordia de' suoi mem- 
bri , che si scissero in quattro partiti eleggendo ciascuno 
un campione, diede origine a tali scandali di cui niun 
fatto valse meglio a corroborare la intromissione asso- 
luta de' Papi. A cessare pertanto ogni contesa, Ni- 
colò IV deputava Obizzo Fieschi all'amministrazione della 
Chiesa Genovese (1288); e dopo la costui morte eleg- 
geva in arcivescovo Jacopo da Varagine (1292), come 
più tardi Bonifazio VIII nominava a succedergli il fa- 
moso ghibellino Porchetto Spinola (1299). Tuttavia si 
vuol riflettere come entrambe le elezioni, piuttosto che 
abrogare nettamente l'antica disciplina, fossero fatte in 
via di mera eccezione, ed avessero per causa le turbo- 
lenze che ogni di più infuriavano in Genova. Tanto è 
vero che la bolla di nomina dello Spinola afferma av- 
vocata la stessa alla Santa Sede per questa volta, e con 
ciò viene a riconoscere implicitamente il diritto del Ca- 
pitolo Genovese. Sane dudum Ecclesia Januensis per 
obitum bonae ?nemoriae fratris Jacobi . . . Pastoris so- 
latio desti tuta, nos provisionem ipsius Ecclesiae hag vige 



(') Obbrti Stanconi etc. Annales , a. 1276. 
(') Paganetti, li. 209. 



( 408 ) 

dispositioni Sedis Apostolico duximus reservandam ( l ). 
Difatti le due posteriori elezioni ebbero nuovamente 
luogo mercè 1' opera di esso Capitolo; conciossiachè leg- 
giamo nello Stella (1321) che, morto appena lo Spinola, 
a canonicis . . . Ecclesiae Januensis Bartholomeus de 
Regio, qui erat ex ipsis canonicis .... archiepiscopus 
fuit electus ( 2 ); e sappiamo del pari che dai canonici 
stessi (1336) fu nominato Goffredo Spinola ( 3 ). Se non 
che quest' ultima elezione non potea più considerarsi 
legale, dacché per bolla data in Avignone del 30 lu- 
glio 1322, papa Giovanni XXII rendendo più stabile il 
sistema che in via temporanea vedemmo adottato da 
alcuni suoi predecessori , avea riservato alla Santa Sede 
il provvedere non pure a' Vescovadi, ma ad ogni altro 
benefizio che fosse d' allora in poi rimasto vacante nel 
patriarcato d'Aquileia, e nelle archidiocesi di Milano, 
Ravenna, Genova e Pisa ( 4 ). Difatti Goffredo rinunciò 



(') Waddingus, Annales Minorum , a. 4 299: Iìegestum. 

(*) Stella, Annui., col. 1045. — 11 Paganetti (li. 230) non sa perchè Bar- 
tolomeo, « essendo straniero . . . , d'esser canonico di questa Cattedrale (di 
Genova) ottenesse » , parendogli senza fallo che a ciò dovesse ostare il pri- 
vilegio di papa Gregorio IX, il quale nell'anno 1238 avea conceduto qnod 
canonici ianuenses non eliganl canonicos nisi de civitate Januae. Cosi leggiamo 
infatti negli Annali di Bartolomeo Scriba (a. 1233); ma ogni difficoltà scompa- 
risce, se il premesso non si disgiunga dalle parole che immediatamente gli fanno 
seguito e dicono: salva auctoritate Domini Papae. Dunque l'elezione di Barto- 
lomeo a canonico di Genova ebbe luogo verisimilmente per opera di un qualche 
Pontefice. 

( 5 ) Ughelli, IV. 889. 

(*) Baynaldus, Annales, etc. , a. 1322, § IV: In Patriarchatu Aquileiensi, 
nec non Mediolanensi , Ravennate, Januensi et Pisana Provinciis consistentes 
ecclesiae, quas et quae frequenterà prò ut experientia docuit , retroacti et huc- 
usque continuata malitia temporis in earum provisionibus variis noscitur di- 
scriminibus subiecisse, nostrae mentis obtutibus occurrere ; ac propterea simi- 
libus in poster um obviare periculis , donec f avente Domino, sublata procella 



( 409 ) 

tosto ad ogni ragione derivante dalla nomina capitolare 
nelle mani di Benedetto XII; e questi mandò al go- 
verno della nostra Chiesa Dino di Radicofani trasfe- 
rendovelo dal Patriarcato di Grado. Vero è che la 
bolla in discorso allega siccome causa di tale riserva 
le gravi discordie che ad ogni elezione si concitavano, 

e limita quindi lo esercitarla donec , sublata 

procella temporis impacati, eisdem Ecclesiis et personis 
earum piena in eligendo securitas ministretur ; ma è 
vero altresì che questa disposizione non venne mai 
rivocata; per modo che le successive nomine degli Ar- 
civescovi Genovesi furono tutte fatte dai Sommi Pon- 
tefici. « Forse altrimenti sarebbe ito Y affare (conclu- 
deremo col Paganetti), se avesse nelle elezioni avuto 
parte col Capitolo il clero, e col clero il popolo tutto ... ; 
ma perchè prima del clero cessò il popolo , e poi dal 
Capitolo fu escluso il clero, cosi ora il Capitolo restò 
escluso dal Papa. Della mondana politica negli affari 
di Chiesa queste sono le solite conseguenze » ('). 

§ IL Venendo ora a trattare della consecrazione , ram- 
mentiamo come innanzi all' erezione della nostra Chiesa 
in metropolitana, questa cerimonia spettasse di pieno 
diritto agli Arcivescovi Milanesi (" 2 ) ; e come essi vi po- 
tessero anche ottemperare col mezzo di delegati , ed 



temporis impacati, eisdem ecclesiis et personis earum piena in eligendo securitas 
ministretur , solicitis affectibus cupientcs; provìsionem omnium patriarchalium, 
archiepiscopalium, episcopalium, et aliarum quammlibet ecclesiarum . . . mine 
ubicumque vacantium, et quae deinceps vacare contigerit, disposilioni et ordì- 
nationi nostrae et Sedis Apostolicae de fratrum nostrorum Consilio usque ad 
eiusdem Sedis beneplacitum de apostolice potestatis plenitudine reservamus. 

(') Paganetti, II. 23 (. 

(') Ved. a pag. 319; e Giuuni, Mem. , voi. I, pag. 421 , voi. II, pag. 43, 332. 



( 410 ) 

eziandio oltre i limiti segnati alla vastissima loro Ar- 
chidiocesi. Difatti allorché l'arcivescovo Anselmo IV 
disponevasi a partire per la Crociata, Grossolano eletto 
vescovo di Savona fu per ordine di lui consecrato in 
Milano da Armanno di Brescia, Airaldo di Genova, 
Mainardo di Torino (*); e d'altra parte Villano succes- 
sore di Armanno nella sede di Brescia venne consecrato 
dall'arcivescovo Giordano da Glivio (1116) in Roma. Una 
eccezione soltanto si vuol fare per quello che a noi con- 



(') Ved. a pag. 321; Landulpiii Junioris Histm\ Mediolan. , cap. XXX; Giulini, 
li. 652. Quella ilota di Caffaro sugli ultimi nostri Vescovi alla quale di già più 
volte dovemmo riferirci , ne fa sapere che Airaldo suaccennato ricevette la con» 
secrazione nel 1099 (ved. a pag. 318); che da quel punto visse 17 anni, e che 
morì nel 1116, correndo la vigilia di san Bartolomeo (23 agosto), in tercio anno 
consulatus Lamberti Guezi et sociorum. Se non che in queste due ultime indi- 
cazioni il eh. Grassi ha con 1' usata sua acutezza rilevato un grave equivoco 
che a noi era sfuggito, e che ora stimiamo importante il notare con le sue 
stesse parole. « Per sentire tutta la forza di questa dilucidazione (dice egli 
adunque), è bene aver sott' occhio il resto di quella nota che prosegue: sed post 
tempus electionis vixit per annos XV II II in Januensi civitate. Tutta questa for- 
inola o fu gittata là di memoria da più di un mezzo secolo dal fatto, o fu male 
rilevata da alcun appunto mal esteso preesistente. Conciossiachè non paia vero, 
che Airaldo morisse la vigilia citata, benché sia vero che ciò avvenisse nel 
terzo anno di quel Consolato. Un prezioso Kalendarium ms. pergameno del 1300, 
copia di lavoro anteriore , esistente nell' Archivio del Capitolo della nostra Me- 
tropolitana, fra le note mortuarie ivi distribuite ai giorni debiti, sotto gli otto 
di novembre scrive: Obiit dominus Ayraldus Episcopus Januensis, testimo- 
nianza ben più attendibile che non possa ritenersi la mentovata nota. In essa . . . 
dev'essere corso un equivoco, attribuendo quella data alla morte, che forse 
voleva esser riferita ad altro fatto, come sarebbe per un esempio, il di del- 
l'elezione ». Con questa opportunità avvertiamo pure di buon grado come lo 
stesso Grassi opini che al suddetto Airaldo, anziché a Ciriaco, debba essere 
diretta la lettera di papa Urbano II altrove da noi citata; e stimi del pari che 
Airaldo non abbia appartenuto all'Ordine dei Mortariensi, benché sia da consi- 
derare autorevole fondatore della loro Canonica in Genova. Su questi due punti 
pertanto il eh. Autore dei Vescovi di Genova si discosterebbe da quello che 
noi abbiamo scritto a pag. 317 e 319. 



(411 ) 

cerne, ed è a proposito della consecrazione di Siro II. Il 
quale, siccome abbiamo da Gaffaro, electus fuit (episco- 
pus) pr aesente papa lnnocentio qui tunc Januae erat ; 
e poscia in eodem anno ab eodem Papa apud Sanctum 
Egidium ( J ) consecratus fuit ( 2 ). 

La bolla poi del 1133, con cui lo stesso papa Inno- 
cenzo II elevava la Chiesa di Genova alla dignità me- 
tropolitica, dovendo in tutto pareggiarla a quella di Pisa, 
disponeva ut Januensis Archiepiscopi^, eo ordine quo et 
Pisanus, a solo Romano Pontifìce consecretur ; non senza 
aggiungere quod si forte Pisanus Archiepiscopi a suis 
suffraganeis fuerit consecratus , Januensis quoque a suis 
nichilominus similiter consecretur ( 3 ). Oltre di che nel 
modo stesso in cui Onorio II aveva, sino dal 1126, con- 
sentito a favore del Primate Pisano l' uso del cavallo 
nelle processioni, coli' ornamento di una bianca gual- 
drappa ( 4 ), cosi egualmente la bolla sopra detta il con- 
cedeva all'Arcivescovo Genovese, accompagnandovi ezian- 
dio il privilegio di farsi recare innanzi la croce per tutta 
la diocesi (provintia). Bensì Alessandro III, con altra 
bolla del 9 aprile 1161, modificava le riferite sanzioni, 
determinando ut Januensis Archiepiscopi^ a suffraganeis 
suis consecretur , pallium pontificale ad officii plenitu- 
dinem a Sede Apostolica recepturus ; mentre alle già men- 
tovate onoranze aggiungeva in perpetuo, a favore del- 
l'Arcivescovo stesso, la dignità di Legato transmarino ( 5 ). 

In dipendenza del privilegio alessandrino la consecra- 
zione di Ugone e quella di Bonifazio avrebbe dovuto 

( l ) Saint-Gilles in Provenza. 

(*) Caffari Annales; a. 1130. 

( s ) Lib. Jurium , 1. 42. 

(') Mattei , Ecclesiae Pisanae Histor., voi. I; Appendix , pag. 32. 

( s ) Ughelli, IV. 867; Jurium, I. 307." 



( 412 ) 

compiersi adunque per l'opera dei suffraganei; ma noi 
non abbiamo indizio alcuno che positivamente ce ne as- 
sicuri; né ci persuade l'argomento allegato dal Paga- 
netti rispetto ad Ugone medesimo, che cioè, « trovan- 
dosi il Papa in Francia, era l'accesso alla Curia Papale 
di troppo incomodo e pieno di rischi » ('). Lasciando 
stare l'esempio di Siro II, che precisamente nella Francia 
da papa Innocenzo ricevette la consecrazione, noi te- 
niamo anzi che, anche dopo di aver soddisfatto altri- 
menti a questa cerimonia , né 1' uno né l' altro dei men- 
zionati Arcivescovi poteva esimersi dal presentarsi al 
Pontefice per ottenerne la grazia del pallio. 

Ottone poi era di già consecrato, perchè alla nostra 
Chiesa fu trasferito da quella di Bobbio; nò in seguito 
le memorie che abbiamo ci lasciano alcun dubbio ragio- 
nevole circa l'assoluto abbandono del privilegio in di- 
scorso. Giovanni di Cogorno ivit Romani ... et . . . prima 
die fuit examinatus, secunda consecratus , et tertia die 
futi gratiam paliti consequutus ( 2 ). Gualtieri da Vezzano 
e Bernardo da Parma, come eletti dal Papa, dovettero 
per fermo essere anche da lui consecrati ; né invero, per 
riguardo ali' ultimo di essi, ci lasciano supporre in guisa 
diversa i cronisti, laddove scrivono senz' altro che Januam 
veniens die VI septembris , diademate et paramentis in- 
dutus, civitatem intravit . . . Sic autem incedens, Januen- 
sem est ingressus Ecclesiam , qua oratione completa 
eociens Archiepiscopale intravit Palatium ( 3 ). Da canto suo 
il Varagine scrive di sé medesimo, che per dominimi 
Nicolaum papam quartum . . . Archiepiscopi est creatus; 



(') Paganetti, II. 192. 

(*) Bartii. Scribae Annales. a. 1239. 

( 5 J Oberti Stanconi etc. Annales, a. 1276. 



( 413 ) 

qui quidem Papa ipsum per suas litteras ad suam prae- 
sentìam vocaverat , ut sibi consecrationis dignitatem im- 
penderet et pallium sibi darei. Se non che, morto essendo 
Nicolò nel frattempo, il nostro Jacopo in octava Pa- 
schae (1292) per venerabilem virum patrem dominum 
Latinum Ostiensem fuit consecratus, et in ipsa die sive 
hebiomada palliatus ('). 

§ III. Nei primi tempi del Cristianesimo il nome di 
ecclesia venne attribuito genericamente a tutti gli edifizi 
nei quali furono soliti di congregarsi i fedeli. Moltiplicatisi 
poi col volgere de' secoli siffatti luoghi, s'introdussero 
più distinzioni; ed ecclesiae chiamaronsi quelle soltanto 
ove si celebravano i riti più solenni, che è a dire le 
cattedrali, mentre gli altri edifici assunsero gli appella- 
tivi di basiliche, oratorii, cappelle, e somiglianti. Le 
cattedrali poi si dissero anche madri e matrici, pievi, 
battisteri, o chiese battesimali ( 2 ); e parrocchie talvolta 
si chiamarono eziandio le intere diocesi. Cosi una legge 
di Carlo Magno rammenta le ecclesiae et cappellae quae 
in una parrochia sunt ( 3 ) ; e cosi la citata bolla di papa 
Onorio II, del 1126, dà alla diocesi di Pisa il titolo di 
Pisana Parrochia ( i ). E siccome in antico i soli Vescovi, 
assistiti dal loro clero, amministravano il battesimo, e 
nelle città vescovili, secondo che dimostrò il Lupo, non 
furono prima del Mille istituite altre parrocchie air in- 
fuori della Cattedrale ( 5 ), cosi il battistero quivi eretto 



( 1 ) Varagine, Chron. Geni., apud Muratori, S. R. I., voi. IX, col. 53. 

(*) Lupus, De Parrochiis; Dissert. I, cap. VI. 

( s ) Caroli M. Leges, apud Muratori, S. R. I., voi. I, par. II, pag. 133. 

( 4 ) Mattei, Op. cit. , voi. I; Appendix , pag. 32. 

( 5 ) Lupus, Op. cit., Dissert. II. 



( 414 ) 

fu allora unico per tutta la Diocesi; mentre i parrochi 
delle campagne doveano condurre nel sabato santo ai 
Vescovi i loro parrocchiani battezzandi ('). 

Or, quanto a noi, conferma appieno 1' una e l'altra 
di queste sentenze la bolla più volte ricordata di papa 
Innocenzo li (1134), laddove, riferendosi all'atto di clo- 
nazione delle decime a san Siro, seguito per opera del 
vescovo Oberto nel 1052, afferma che di que' giorni in 
Januensi Civitate ecclesia tantum beati Laurentii baptis- 
malis erat ( 2 ). 

Il battistero poi era un tempietto per lo più sepa- 
rato dalla Cattedrale, ma ad essa vicino; e così è del 
nostro di san Lorenzo, tuttora esistente sul lato sini- 
stro del Duomo : le porte del quale battistero sappiamo 
che appunto nella citata solennità del sabato santo , 
lungo il secolo XII, custodiva il Gintraco donec Ar- 
chiepiscopus et canonici veniant ad benedicendos fontes 
cum processione ( 3 ). E ciò naturalmente per impedire i 
disordini della folla che vi conveniva all'oggetto non 
solo di vedere, ma anche di essere battezzata; giacché 
molti allora tardavano a ricevere questo sacramento 
infino agli anni della vecchiaia (*). 

Il diploma del vescovo Teodolfo del 952, e più an- 
cora un altro di Siro II del 1132, sono una ben chiara 
riprova delle cose suddette; e forse non furono mai bene 
spiegati perchè mai non vennero intesi in questo senso. 
Gonciossiachè tali atti ci mostrano appunto quanto estesa 
fosse, a cosi esprimerci, la parrocchialità di Genova, e 
ci conducono a riconoscere le modificazioni che questa 

(') Nardi, I. 119. 

O Reg. Arciv., pag. 447. 

( 3 ) Lib. Jurium, I. 78. 

( 4 ) Nardi, I. 119, 122, 124. 



( 415 ) 

parrocchialità medesima ebbe a subire intorno al primo 
terzo del secolo XII. 

Il diploma teodolfiano revocando certe concessioni 
fatte ad un prete Silvestro, per le quali si credeano 
vulnerati i diritti della Cattedrale (credentes nos . . . san- 
ctam matrem Ecclesiam offendisse) , attribuisce ad essa 
Cattedrale omnem decimationem ipsius Ecclesiae anti- 
quitus pertinentem, per fines et coherentias designatas : 
foris muro civitatis Janna usque in f osato Aura Pa- 
lata ('), et /lumen Vesano, et usque in f osato sancii Mi- 
chaelis ( 2 ), in usimi et in sumptum clericorum ibidem- 
assidue Beo militantium ( 3 ), che è quanto dire a be- 
neficio del Collegio canonicale. A sua volta poi il di- 
ploma di Siro II reca a vantaggio dello stesso Col- 
legio la donazione della decima de cunctis domnicatis 
que ipsi qui habitant et habitaverint in civitate Janua , 
et burgo et in castro fecerint . . .' per terminos a flit- 
mine Bisagni usque ad /lumen Sturle , et desuper per 
stratam romeam usque ad mare ( 4 ). Oltre di che conferma 
ai canonici medesimi totam decimam de Calignano . . . 

(') Questo fossato scorre ai piedi della collina sulla quale sorge la chiesa di 
sant'Antonino di Casamavari, e si scarica nel torrente Veilino sul destro fianco 
del civico Cimitero di Stagliene 

(*) Di Fassolo. 

( ! ) Atti, I. 279. 

(*) L'appellativo di strada romana, assai più comune nelle antiche carte di 
quello che d'ordinario si creda, e sempre adoperato per denotare una via di 
molta importanza, trova qui la sua applicazione in quella che da Genova saliva 
con uno de' proprii rami a Molassana, quindi pel Greto a Montoggio, mentre 
per l'altro metteva alla Scoffera ed a Torriglia. Ma limitandoci a seguirne l'an- 
damento pel solo tratto che può giovare alle presenti ricerche, notiamo ch'essa 
strada dall'attuale cappella di san Rocco, ai piedi della salita che riesce alla 
chiesa di Molassana, attraversava il torrente Geriato e per l'antico abitato del- 
l' Olmo seguitava fin sotto alla Rocca , donde si protraeva direttamente a 
San Cottardo e al rivo inferiore della Cicala , fiancheggiando in molti punti 



( 416 ) 

insimul cum tota decima de Ravecca , per terminos a 
fìumine Besagni usque ad mare, et per viam que venit 
Besagno ante sanctum Martinum , et ante hospitale 
sancii Stephani usque ad portam civitatis, insimul cum 
tota Ravecca usque ad mare ('). 

A bene intendere questi documenti, conviene or dunque 

l'acquedotto romano del quale tultor si vedono considerevoli traccio in pros- 
simità della Rocca medesima. Lambendo poi essa strada la collina di Preli, che 
è forse il colle del Pradellum Staiani ricordato in atti del secolo XI e de' suc- 
cessivi, cavalcava il torrente Figallo e proseguiva pel Prato fino alle Gavette: 
•dal quale punto esiste anche al dì d'oggi sino all'incontro del civico Cimitero 
ove coincide colla salita che giunge all'odierna parrocchiale di Staglieno. Doveva 
quindi la nostra via ripiegare a monte sino al torrente Veilino nello spazio 
ora occupato dal Cimitero suddetto , attraversare quel corso d' acqua superior- 
mente alla odierna Strada Provinciale, e cosi entrare nell'abitato di Caderiva 
donde tuttodì continua sino al torrente Chiapasso. Di qui inoltre biforcandosi , 
un tronco saliva allo Mino (Zerbino); l'altro percorrendo la collina di Moltedo, 
e quella occupata da' terrapieni sotto il moderno bastione di Montesano , discen- 
deva all' Isola detta pur di Moltedo, e per la Braida (ampia distesa di territorio 
il cui nome a' dì presenti si stringe come pallido ricordo alla via di Abrara) 
e il Prato di San Martino, or di Bisagno, metteva al mare nel luogo della 
attuale Foce del torrente, che in antico e per certi indizi che se ne hanno dai 
documenti, dovea scaricare le proprie acque buon tratto più a levante. 

Accenneremo ancora di passaggio che sulla mentovata collina di Moltedo fu 
eretto nel secolo XV l'insigne convento di sanf.a Maria della Consolazione, de- 
molito poscia per ordine pubblico nel 1681, ma di che tuttavia si scorgono 
alcuni avanzi a nord dell'odierno Gazometro; anzi che il luogo preciso su cui 
sorgeva il convento appcllavasi ed anche al presente si appella Artoria , pro- 
babile significazione di alto la via, se si consideri come da' contadini del Bi- 
sagno si denoti col nome di ria àto ogni tratto di strada che si elevi alcun 
poco sopra il letto delle acque. 

Per queste e per altre ricerche topografiche riguardanti la Valle del Bisagno, 
dobbiamo dichiarare che molto ci attenemmo alle copiose memorie adunate con 
isquisita diligenza dell'egregio amico nostro signor Francesco Podestà, ed alla 
bellissima carta topografica che egli ne ha delineata , iscrivendovi colle antiche 
denominazioni le moderne. La Società Ligure di Storia Patria, cui tale carta 
fu presentata, ha avuta opportunità d'apprezzare grandemente questo lavoro. 

( 1 ) Ved. Reg. , pag. 444. Mettiamo in guardia il lettore contro il Varagine, il 
quale anticipa questa donazione fino a san Siro (Chron. Genven., col. 25). 



( «7 ) 
rifarsi col pensiero alla ristretta cerchia delle mura onde 
la città, appunto non molto prima del 952 era stata 
munita ('); e che non venne ampliata se non del 1155 
per far fronte alle minacce del Barbarossa. Imperocché 
quelle mura tagliavano fuori della cinta tutti i luoghi 
superiormente accennati, precisamente come l'ultimo e 
massimo circuito ve ne lascia ancora una parte, che però 
sembra destinata ad essere prossimamente inclusa in una 
nuova delimitazione ( 2 ). Se però que' luoghi non faceano 
parte della città, ben si consideravano membri della 
parrocchia ; e quindi i Vescovi faceano atto di loro piena 
autorità sui medesimi, donandone le decime al clero della 
chiesa parrocchiale. Che se ciò non basti, a noi non 
mancano per fermo altri argomenti, considerando come 



(') Abbiamo più innanzi (pag. 271) riferito colle parole di Fredegario che 
Rotari (anno 641) distrutte le mura di Genova e d' altre città litoranee ligustiche, 
vicos has civitates nominare praecepii; cioè, manifestamente, fece divieto che 
le atterrate mura più si rialzassero; giacché la parola vicus è traduzione ita- 
lica di burgus, che vale quanto domorum congregano qitae muro non clauditur 
(Liutprandi Histor. , lib. HI, cap. 12, apud Muratori, S. R. I., voi. II, par. I, 
pag. 450). Né le mura certamente erano rialzate ancora nelle prime decadi del 
secolo X, se i saraceni poterono a più riprese agevolmente impadronirsi di 
Genova nel 918, 934 e 936. Anzi il Fiamma, derivando da antiche fonti la tra- 
dizione di quanto spetta alla prima invasione, dice chiaro che sarracenì . . . 
civitatem ianuensem nondum muratam sunt aggrcssi; homines et mulieres cum 
omnibus thesauris abducentes ad insulas rnaris, quas sarracenì . . . tunc pos- 
sidebant. Sed ianuenses , resumptis viribus , insulas invaserunt; et mediola- 
nenses murum urbi cinxerunt satis parvum , cuius vestigia adhuc apparent . . . 
Ille autem murus qui nunc est, factus fuit temporis Federici Barberubee (Galv. 
Flammae Chron. Maius, nella Miscellanea di Storia Italiana, voi. VII, pag. 578; 
Lumdroso, Conienti sulla Storia dei Genovesi, pag. 27 e segg. ). 

O Mentre scriviamo sono infatti molto bene avviate, e con isperanza di esito 
favorevole, le trattative per annettere al Comune di Genova i Comuni subur- 
bani di Staglieno, Marassi , San Fruttuoso, Foce, San Martino e San Francesco 
d'Albaro. L'annessione ricondurrebbe i limiti della civitas Januae precisamente 
a flamine Bisagni usque ad flumen Sturlae. 

Atti Soc. Lio. St. Patria, Voi. II, Part. 1, Fase. IH. 28 



( 418 ) 
le chiese delle città e dei borghi , della cui esistenza al- 
l' epoca della compilazione del Registro (1143) abbiamo 
documenti, sieno tassate a favore non d'altri che del 
Vescovo o de' suoi canonici. Benché non lo essendo tutte 
ad un modo, conviene che qui se ne istituisca una di- 
stinzione. 

Poniamo pertanto in una prima classe quelle di esse 
chiese, che col procedere degli anni divennero parroc- 
chiali, ed alcune delie quali nei tempi onde ci occu- 
piamo già erano collegiate ; ma in sostanza costituivano 
le basiliche, o, con voce meno antica, le cappelle: gli 
oratorii insomma della città, che appunto, secondo la 
disciplina vigente a que' giorni, dipendeano tutte dal 
Capitolo della Cattedrale ( l ). Imperocché il Vescovo ed 
i suoi canonici (come delegati di lui) erano i soli che 
rappresentavano e compievano V odierno uffizio de' par- 
roci; essi soli andavano a celebrare negli oratorii pre- 
detti in occasione di festività o di funerali, e parteci- 
pavano cosi delle oblazioni che i fedeli recavano alle 
prime, come ai diritti che provenivano dai secondi ( 2 ). 
Le chiese poi che il Registro ci rivela in siffatta con- 
dizione di dipendenza sono quelle di santa Maria di Ca- 
stello, san Donato, san Giorgio e san Michele di Capo 
d'Arena ( 3 ). Che se il lettore chiedesse perchè non vi 

(«J Nardi, IF. 300 e 411. 

( 2 ) Nardi, II. 261 , 301 , 494. 

( s ) Reg. , pag. 6-8. Questa denominazione di Arenasi adoperò manifestamente 
a significare un lungo tratto del lido marino; e senza fallo confinò a levante 
coi Prati (Prè) , distendendosi a ponente fino all'odierna città di San Pier d'A- 
rena. Infatti il Borgo di San Tommaso, e le regioni di Fassolo e del Capo di 
Faro, nelle quali fu poi diviso questo spazio, recano in sé stesse la impronta 
di meno remote appellazioni, come quelle che procedono o dalla dedicazione 
di una chiesa, o dal fatto che una parte dell'arena stessa fu ridotta a coltura, 
o finalmente dalla erezione di una torre a beneficio dei naviganti. 



(419 ) 

figurino eziandio le altre di san Damiano ( [ ) e di 
san Nazaro ( 2 ), mentre della prima occorre di già me- 
moria in atti del 1049 ( 3 ), e della seconda si hanno ri- 
scontri non dubbi per documenti dell' arcivescovato 
di Siro ( 4 ) , noi dovremo confessare che tale man- 
canza , tuttoché di molto rilievo, non ci sembra spie- 
gabile altrimenti se non col supporre che entrambe 
esse chiese sieno state erette a dignità di parrocchie 
dopo il 1132 bensì, ma innanzi il 1143. Però quanto alla 
soggezione d' ogni cappella delia città all' Arcivescovo ed 
al suo Capitolo, essa è pure di rimbalzo affermata an- 
cora in un lodo del 1141 , col quale i Consoli concedendo 
l'occupazione di un tratto di suolo pubblico in Sarzano, 
perchè vi si edificasse la chiesa che venne intitolata al 
Salvatore , pongono per patto : tribuant UH capellani 
qui steterint in illa ecclesia per unumquemque annum in 
natale domini denarium unum et candelam imam altari 
sancti Laurentii prò censu ; et insuper illa ecclesia sit 
obediens et subiecta in perpetuwn Archiepiscopo Ja- 
nuensi et canonicis sancti Laurentii quemadmodum sunt 
alie capette nostre civitatis ( 5 ). 

Se non che, taluno per avventura potrebbe ritorcere 
P argomento, e gridarci che anche *la chiesa di santa 
Maria di Castello dovea pur essere parrocchiale avanti 



(') Ora dei ss. Cosma e Damiano. 

( 2 ) Oggi comunemente di Nostra Donna delle Grazie. 

( 3 ) Ved. Chautarum II, col. 143; Vigna, La chiesa di santa Maria di Castello, 
pag. 465. 

(') Judices delegati iuter ecclesiam sancte Marie de Castello et ecclesiam 
sancti Nazarii et sancti Damiani, super controversia que Inter eas verteba- 
tur, . . . visa quoque sententia bone recordationis Syri ianuensis archiepiscopi 
super his manifeste prolata, etc. (Vigna, Op. cit. , pag. 476). 

( 5 ) Lib. Jurium, I. 72. 



( 420 ) 

il 1143, anzi prima del 1137, e che nondimeno figura 
nel Registro in quel modo che sopra abbiamo notato. 
Però se unica prova in favore degli avversari deve essere 
una bolla che dicesi emanata da papa Innocenzo II ap- 
punto nell'anno succitato del 1137, io non per questo 
vorrò darmi vinto. Gonciossiachè , pur non volendo 
qui suscitar dubbi sulla legittimità di quel titolo, che 
cosa mai esso ci afferma? che nella citata chiesa erano 
allora un Preposito ed un collegio canonicale: il che 
significa che santa Maria di Castello pareggiavasi alle 
chiese che abbiamo con essa enumerate e ad altre an- 
cora di minore importanza , giacché quasi tutte le 
cappelle furono allora collegiate. Né il Preposito avea 
cura d'anime, né esercitava uffizi parrocchiali; era sola- 
mente il Capo della Canonica, e perciò, come talvolta 
ne' bassi tempi venne appellato, il Prior canonicorum ('). 
Anzi la bolla che ci si vorrebbe opporre afferma di più: 
che santa Maria di Castello non era parrocchia davvero, 
e che tutta l' ingerenza ve l' aveano l' Arcivescovo ed il 
Capitolo del Duomo. Difatti: Archìepiscopus cum canonicis 
beati Lanrentii et clericis civitatis . . . illue de more con- 
veniant, et baptismi sacramentum ibidem . . . peragant (" 2 ). 
Imperocché rispetto alla solennità del sacro fonte, che 
il sabato santo si celebrava nel battistero contiguo alla 
Cattedrale, e nel sabato precedente la Pentecoste ese- 
guivasi, come tuttora si eseguisce, a Castello, noi pen- 
siamo che se tale cerimonia costituiva per una parte a 
favore di questa chiesa un privilegio sulle altre cappelle 
della città, per l'altra eziandio costituiva un diritto del 
Vescovo e del suo Capitolo di compiere quivi al mini- 



(') Nardi, II. 267, 360. 

(*) Vigna, Op. cit., pag. 468. 



( 421 ) 

stero del Parroco. Oltre di che l'amministrazione del 
battesimo , conferita per tal guisa due volte all' anno, 
soddisfaceva meglio alle occorrenze della popolazione in- 
dubbiamente e grandemente cresciuta. 

Donde poi l'accennato privilegio del fonte sortisse 
1' origine , noi per fermo non ci faremo a indagare ; bensì 
non ammetteremo quella dell' antica cattedralità che per 
l'ordinario gli si attribuisce; conciossiachè tale origine 
derivi da una tradizione relativamente più moderna di 
quanto si crede. Forse ciò avveniva semplicemente j>er 
essere la chiesa di santa Maria posta nella più nobile 
ed importante parte di Genova , qùal era il castello ; 
ed inoltre per essere la più ampia non solo fra quante 
nel secolo XII si trovavano costituite nella dipendenza 
del Capitolo, ma fra tutte quelle, che eccettuato il 
Duomo, esisteano; dovendosi la costruzione della sua 
maggior nave ritenere non posteriore al 1100. Né il fin 
qui detto è in contraddizione coli' altra bolla dello stesso 
papa Innocenzo, del 1134, la quale riferendosi a fatti 
d'alcun poco anteriori, allega quod in Januensi Civitate 
ecclesìa tantum beati Laurentii baptismalis erat ( ! ) ; 
perchè qui la parola baptismalis ha certamente da in- 
tendersi nel senso di parrocchiale. Ed a Castello non 
era altri che il Capitolo di san Lorenzo quegli che bat- 
tezzava. 

Alla seconda classe, giusta la nostra divisione, spet- 
tano poi le altre chiese cui i Vescovi aveano di già 
possedute in modo diretto ed assoluto, e delle quali si 
erano poscia espropriati in favore de' monaci, lasciando 
a costoro il godimento di ogni offerta, salvo un lieve 
tributo imposto per simbolo e ricognizione di signoria. 

(«) Reg., pag. 447. 



( 422 ) 

Il tributo dovea prestarsi per lo pili nella ricorrenza 
del Natale e della Pasqua; e le chiese che di esso 
troviamo gravate sono: santo Stefano degli Archi, do- 
nata a' monaci benedettini prima del 972 come in se- 
guito diremo; san Martino di Via, cappella campestre 
a levante di Genova, e forse appena ufficiata nel dì 
sacro al titolare, pel quale appunto si ordina la pre- 
stazione del tributo; san Siro, dove nel 1006 vennero 
introdotti gli stessi monaci; il santo Sepolcro di Capo 
d'Arena, ov' erano gli Spedalieri di san Giovanni Gero- 
solimitano ; san Tommaso, al di qua della regione di 
Fassolo, monastero di benedettini vetustissimo anch'esso, 
ma del quale ci rimangono ignote le origini; e final- 
mente santo Stefano di Campofiorenzano in Polcevera, 
commessa nel 1139 alle cure della Congregazione Tori- 
nese di san Mauro ( l ). Oltre di che, non tardò molto a 
far passaggio a questa classe di chiese tributarie anche 
1' altra già detta di san Michele, conciossiachè del 1145 
veniva affidata alla Congregazione di san Rufo ( 2 ). 
Infine delle prestazioni dovute dalla cappella di san- 
t'Ambrogio già altrove abbiamo cercate le ragioni ( 3 ), 
ed a quelle rimandiamo ora il lettore. 

Se non che , a proposito della enumerazione che siamo 
fin qui venuti facendo delle nostre chiese urbane e su- 
burbane, taluno potrebbe eziandio chiederci la ragione 
del silenzio sotto cui il Registro Arcivescovile , o total- 
mente, o quanto meno a proposito di tributi e presta- 
zioni, si passa di alcune altre, delle quali nondimanco 
all' epoca del Codice è bene accertata la esistenza. E 



Reg., pag. 7-8, 29. 

O Reg., pag. 331. 

( 3 ) Ved. a pag. 269 e segg. 



( 423 ) 

per vero l' atto del 1008 , in vigore del quale il vescovo 
Giovanni II stabiliva i monaci benedettini nella chiesa dei 
santi Vittore e Sabina, recava a favore di esso Vescovo 
e de' suoi successori 1' obbligo di un tributo da prestarsi 
in Domo ('), mentre un diploma del vescovo Corrado I 
(1036) il confermava. Sicché il non incontrare la chiesa 
stessa fra quelle che abbiamo sovra enunciate non trova 
per noi spiegazione plausibile, fuorché nel supporre una 
posteriore esenzione a noi non pervenuta. La troviamo 
invece rispetto alla basilica di san Marcellino nel borgo 
occidentale, ed alla chiesa di san Nazario in Albaro; 
che l' una rilevava dal monastero di san Siro , 1' altra 
da quello di santo Stefano, senza che gli atti in forza 
de' quali passarono a siffatte dipendenze riservassero 
punto alcuna prestazione in favore de' Vescovi ( 2 ). E dicasi 
il medesimo della chiesa di san Pietro della Porta (oggi 
de' Banchi), già rammentata in un diploma conferma- 
tivo del 972 come soggetta al celebre monastero di 
Bobbio ( 3 ); indi passata sotto la giurisdizione del primo 
cenobio che la regola di san Benedetto ebbe in Genova , 
che è quanto dire il precitato di santo Stefano. Finché , 
molti anni dopo, si affrancò da tal soggezione nei modi 
rammentati da una epigrafe la quale tornerà oppor- 
tuno il recare in calce ( l ). 

(') Reg., pag. 432. 

( 2 ) Reg., pag. 433; Cartario, pag. 27. 

( 3 ) Ughelli, IV. 972; Rossetti, Bobbio illustrato, I. 144. 

(') Questa epigrafe già murata in essa chiesa, poi, a testimonianza dello 
Schiaffino (Annali ecclesiastici mss. , a. 1125) serbata presso il Magistrato dei 
Padri del Comune, e stimpata dal Paganetti (Istoria Ecclesiastica , voi. II, pag. 341), 
è cosi concepita : f Tempore domini sigifridi episcopi, precepto et Consilio eius. 
ecclesia hec deliberata fuit ab omni subiectione sancti stephani. prò delibera- 
tione cuius libras l vicini sancto stephano tribvere. mcxxviiii. mense augusti. 
inditione v. 



( 424 ) 

Similmente la chiesa di santa Margherita di Marassi 
dipendeva dal medesimo monastero di santo Stefano sino 
dal 1027 ('); e quella dei santi Genesio ed Alessandro 
in città rilevava senz' altro direttamente dai canonici di 
san Lorenzo, per virtù della incondizionata donazione 
loro fattane (1087) dal vescovo Corrado II ( 2 ). San Vittore 
di Prè era una cella del famoso monastero omonimo di 
Marsiglia, a cui la confermava una bolla di Urbano II 
del 5 aprile 1095 ( 3 ); san Teodoro a Fassolo (1100) e 
san Giovanni Battista di Paverano (1118), spettavano 
ai canonici lateranensi e dipendevano dalla Congrega- 
zione di santa Croce di Mortara ( 4 ); e le monache be- 
nedettine di santo Andrea della Porta (1109) non erano 
legate d'obblighi fuorché a santa Maria di Castello ( s ). A 
tutti poi è noto che san Benigno di Capo di Faro (1100 
circa) e san Matteo dei D' Oria (1125) dipendevano V uno 
dall' insigne monastero di Fruttuaria , e l' altro dal- 
l' Abbazia di san Fruttuoso di Capodimonte ( 6 ). San Be- 
nedetto a Fassolo (1129) apparteneva alle monache della 
Congregazione di Cistercio, con dipendenza dall'insigne 



(') Cartario, pag. 134. 
- Reg., pag. 442; Ughelli, IV. 846. 

Ved. Guérard , Cartulaire de S. Victor de Marseille, voi. II, pag. 269, 
car. num. 840. Apud Januam sancti Victoris cellam in proprio Massiliensi ce- 
nobii iure constructam etc. 

(') Ved. a pag. 205 e 219; Giscardi, Origine e successi ecc. delle chiese di 
Genova, ms. Gli anni che poniamo tra parentesi denotano l'epoca delle prime 
memorie di ciascuna delle chiese onde tocchiamo, non però sempre quella di 
loro fondazione. Di alcune fra esse vedremo infatti nel capitolo successivo una 
ben maggiore antichità. 

( 5 j Ved. Vigna, L' antichissima Collegiata di santa Maria di Castello, ecc. 
pag. 84, 204. 

( 6 ) Ved. D' Oria , La chiesa di san Matteo , pag. 7. 



( 425 ) 

abbadia di sant'Andrea di Sestri (') ; e santa Fede (1142) 
era di pertinenza dei cavalieri gerosolimitani del santo 
Sepolcro di Prè ( 2 ). Rimangono cosi solamente altre due 
chiese, e forse allora tuttavia semplici cappelle; vogliam 
dire santa Maria delle Vigne e san Pancrazio. Ma la prima 
(930) era di giuspatronato privato, comecché di fonda- 
zione di due Visconti genovesi ( 3 ) ; della seconda , ricor- 
data in atti del 1019 e 1036 ( 4 ), si smarriscono quindi 
le traccie , finché ci ricomparisce molto più tardi sotto il 
patronato de' Calvi, de' Falamonica e dei Pallavicini. 

Tornando ora alla estensione attribuita, secondo le 
nostre argomentazioni, alla parrocchialità di Genova, 
diremo eh' essa non ci deve sembrare inusitata per quei 
giorni. Una bolla di papa Innocenzo II, del 1133, con- 
ferma ai canonici della cattedrale di Novara i diritti 
procedenti dai funerali e le decime della città stessa, 
appunto perchè ivi non era sorta ancora alcun' altra 
parrocchia ( 5 ) ; e il fatto di un' unica parrocchia si ri- 



(') Remondini (Angelo e Marcello), Il Sacro Ordine dei Cistcrciensi in Liguria; 
nel Giornale degli Studiosi, voi. VI, pag. 201. 

Taluno potrebbe chiedere perchè da noi si taccia dell'altra chiesa di monaci 
cisterciensi che fu santa Maria dello Zerbino. Rispondiamo che l'assegnazione 
che si fa de' suoi inizi all'anno 1136 non ha base in documento veruno. Dicesi 
che a' monaci predetti la concedesse Siro II ; ma il Registro che pur ci parla 
della donazione di altre chiese per opera di questo Arcivescovo , non ne fa 
cenno; e lo Schiaffino, più oculato forse d'altri antichi compilatori , si limita ad 
affermarne la origine incerta {Annali Ecclesiastici mss., ann. 1308). 

( 2 ) Pergamena dell'Ardi. Gov. (Abbazia di san Siro, mazzoli): Cartulaven- 
dicionis quam facio ego albericus abbas monasterii sancii sgri ianuensium etc. 
Ubi arnaldo vace de terra . . . prope dietnm monasterinm in fossato de sancta 
fide etc. Millesimo cxlh mense madii indicione mi. Ved. inoltre Giscardi, Op. cit. 

( 5 ) Ved. a pag. 313. 

( 4 ) Reg., pag. 434; Cartario, pag. 152. 

( s ) Ughelli, IV. 706; Nardi, II. 300. 



( 42G ) 
scontra eziandio in Rimini del 1144 ('), in Pisa del 1153 ( 2 ), 
in Savona del 1192 ( 3 ), e al di d'oggi tuttavia in 
Brugnato ( 4 ). Ma meglio ancora a giudicare di siffatta 
estensione, la quale a mezzodì non aveva altro confine 
che il mare, ci condurrà un documento d'età assai 
posteriore a tutti i precitati, quello cioè della Tassa 
di Urbano VI (1386); additandoci esso le prime pievi 
a levante di Genova in quella che ora diciamo di 
San Martino d'Albaro, a ponente in quella di San Pier 
d'Arena, a tramontana nelle altre di Sant' Olcese, e 
di Molassana o di Struppa. Mentre le chiese esistenti 
al di qua dei limiti delle pievi accennate costituiscono 
anche al di d'oggi come un solo corpo con quelle 
della città; formando tuttavia parte del Collegio di 
Genova i parroci di Montezignano , di Staglieno, di 
Marassi, di Quezzi, di Gasamavari e dei Diecimila Cro- 
cifissi in Bisagno, di san Bartolomeo in Promontorio. 
Anzi la stessa giurisdizione civile di Genova , serbavasi 
ancora nel secolo XII, per gran parte almeno, in ar- 
monia coli' ecclesiastica. Difatti il decreto del 1128 con 
cui si regola il servizio della guardia civitatis chiama 
fra gli altri a prestare questo servizio, od a soste- 
nerne le spese, gli uomini di Moltedo fino ai Molini 
Binelli (forse di Campobinello nel torrente omonimo), 
di Casamavari e di Camporsone (luogo ora disabitato 
sopra una collina di Casamavari) , di Staglieno e di Preli , 
tutti di qua dall'acqua del Bisagno; poi al di là del- 
l'acqua medesima quelli di Lugo, or di Sant'Eusebio, di 



(') Ughelli, II. 422. 

O Ved. Bolla di Anastasio IV nell' Ughelli, III. 305. 

( 5 ) Ved. Bolla di Celestino II, nell' Ughelli, IV. 735; Nardi, II. 301. 310. 

(') Ved. Semeria, Secoli cristiani ecc., II. 161. 



( 427 ) 

rincontro a Preli, di Terpi, di Mermi, di Montezignano, 
di Ginestera , di Vegori (corrottamente Egoi), di Quezzi , 
di Rivara (forse Ria nel fossato di Quezzi) e di Marassi ; 
ricorda gli altri di Terralba (San Fruttuoso), di San Mar- 
tino degli Archi, oggi d'Albaro, di Massasco e di Cer- 
reto fra il torrente Sturla e l'odierna Via Nazionale; 
e finalmente quello di Promontorio (*). Più ancora i 
Brevi delle Compagne genovesi del 1157 e 1161, derivati 
al certo da altri più antichi, sembrano anch'essi non 
disdire una tale estensione di confini, laddove quei che 
ne giurano l'osservanza promettono di non offendere 
alcun uomo della Compagna dal torrente Bisagno a 
Capo di Faro e da Carbonara a Marassi , nisi prò com- 
muni utilitate civitatis ( 2 ). 

Del rimanente, se la costituzione delle pievi suddette 
di San Pier d' Arena e San Martino d' Albaro , non può 
ritardarsi oltre l'anno 1143, per la ragione che di esse 
fa già memoria il Registro; lo scarso numero delle chiese 
che ne costituiscono le dipendenze è indizio manifesto 
della loro formazione recente. Difatti la pieve d'Albaro 
non potè sorgere, se non mercè una parziale sottrazione 
di quel terreno che il mentovato diploma vescovile del 
1132 includeva ancora senza contrasto nel distretto par- 
rocchiale di Genova con le riferite parole a flumine Bi- 
sagni usque ad /lumen Sturle. Né potè molto estendersi 
incalzata com'era da quella assai più antica di Nervi. 

§ IV. La primitiva Cattedrale di Genova fu, senza 
alcun dubbio, quella intitolata a san Siro di Pavia, 
poscia ai dodici Apostoli, e finalmente al nostro vescovo 

(') Jurium , I. 33. 
Atti, I. 180. 



( 428 ) 

Siro I, secondo la genesi altrove accennata ('). Ma il 
tempo in cui la cattedrante venne da san Siro traspor- 
tata a san Lorenzo, opina il eh. Grassi , alla cui auto- 
rità amiamo anche qui deferire, è probabilmente assai 
più antico di quel che siasi finora stimato; abbenchè 
generalmente si assegni soltanto all' anno 985, od anche 
al 994 secondo un rogito notarile del 1451, nel quale 
siffatta data scorgesi manifestamente dedotta dalla Cro- 
naca del Varagine ( 2 ). Gonciossiachè, in via di fatto al- 
meno, questa traslazione risale invece fino alla seconda 
metà del secolo IX, allorché il vescovo Sabbatino pre- 
scelse la chiesa di san Lorenzo per collocarvi il corpo 
di san Romolo, cui egli aveva trasportato con molta 
solennità da Matuziana ( 3 ). Che non avrebbe per fermo 
eletto a stanza del prezioso deposito altro tempio, fuor 
di quello alla cui custodia si fosse trovato ei medesimo 
co' suoi canonici. Si noti che Sabbatino era stato pre- 
sente al Concilio tenutosi in Pavia 1' anno 876 ( 4 ); e 
che questo Concilio, cui tosto fece eco il Pontigonense, 
avendo prescritto ai Vescovi di abitare presso le loro 
chiese ( 3 ) , non si può credere che il nostro Prelato sì 
di corto mancasse dal conformarvisi. 

Or la permutazione di residenza si ascrisse invece ad 
un altro trasferimento, quello cioè delle reliquie di san 
Siro; sul!' anno del quale gli scrittori non convengono. 



(') Ved. a pag. 299. 

( 2 ) Ved. Banchero, Il Duomo di Genova ecc., pag. 280. 

( 3 ) Ved. a pag. 306. 

( 4 ) Cartario, pag. 12. 

( s ) Ut episcopi in civitatibus suis proximum ecclesiae claustrum instituant, 
in quo ipsi cum clero, secundum canonicam regulam Beo militent, et sacer- 
dotes suos ad hoc constringant ut ecclesias suas non derelinquant , et aliubi ha- 
bitare praesumant. Ved. Mansi, Condì, XI. 285. 



( 429 ) 

Ma siccome questa traslazione ha, sotto varii aspetti, 
molta importanza pel nostro argomento, così noi sod- 
disfaremo qui alla promessa enunciata buon tratto innanzi 
di discorrerne un poco ('). 

Diciamo adunque riciso che entrambe le date come 
sovra proposte, cioè quella del 985 e l'altra del 994, 
si hanno da ritenere al tutto erronee; perchè il diploma 
dell' imperatrice Adelaide , altrove da noi prodotto , ci 
dimostra ben chiaro come il corpo di san Siro esistesse 
ancora nella chiesa omonima correndo 1' ottobre del 999. 
Ecclesiam beati Syri, in qua suum corpus quiescit foris 
prope civitatem ianuensem, cosi leggesi nella intitola- 
zione sincrona posta in capo al diploma medesimo ( 2 ). E 
non pertanto la chiesa avea cessato indubbiamente dal- 
l' essere governata dal Vescovo e dai canonici, per pas- 
sare alle cure di un collegio di sacerdoti a beneplacito 
di esso Vescovo delegati, secondo il costume allora vi- 
gente. Il che è tanto vero, che sotto la data d' aprile 
dell' anno 1000 si ha una donazione ad Ambrogio e Pietro 
preti, et cedevi presbiteri (sic) qui nunc in ecclesia sancii 
Syri ordinati sunt vel in fucturo ordinari débent ( 3 ). Ma 
cosa ancor più notevole è questa per fermo : che la tra- 
slazione delle reliquie non può essere accaduta neppure 
avanti il febbraio del 1006; conciossiachè anche nel di- 
ploma di tale data, con cui il vescovo Giovanni nel governo 
di detta chiesa sostituiva ai preti un collegio di benedettini, 
affermava d' esservisi indotto prò reverenda ipsius sancti 
Syri confessoris cuius corpus humatum quiescit ibi ( 4 ). 



(') Ved. a pag. 300. 

(') Reg. , pag. 425. 

( 5 ) Cartario, pag. 54. 

( 4 ) Reg., pag. 428. 



( 450 ) 

Adunque soltanto dopo la introduzione de' monaci in 
san Siro, e la conseguente cessazione di ogni diretta inge- 
renza dei Vescovi nell'antica loro Cattedrale, furono quelle 
reliquie trasferite in san Lorenzo. La qual cosa a chi 
ben guardi, e voglia sceverare la verità dalle induzioni, 
si farà manifesta anche meglio avvertendo che il tra- 
sporto in discorso non mai a Giovanni II, ma a Lan- 
dolfo successore di lui (1019-1034) venne costantemente 
attribuito. Difatti nello importantissimo verbale della 
ricognizione di quelle reliquie seguita l' anno 1451 , 
si fa caso dell' essersi rinvenuta per entro alla cassa una 
lamina plumbea in qua ab una parte legebatur tempore 
landvlphi episcopi, et in alia parte legebatur hig re- 
qviescit, et alitici legi non potuit propter vetustatem 
plumbi. Vero è che l'atto fa memoria eziandio dell'es- 
sersi trovata in una pisside carta una membrana continens 
translationem factam de dicto corpore in ecclesiam sancti 
Laurentii , . . . cuius carte tenor talis est: « Quoniam 
iustum, est et honestum ut de medio tollatur omne 
dubium, idcirco quo tempore corpus beatissimi Syri con- 
fessoris et episcopi ianuensis sublatum fuerit de basilica 
apostolorum que hodie sancti Syri monasterium nuncu- 
patur breviter recollamus , et repositum in choro beati 
Laurentii ubi modo est interitus, siquidem tabula plum- 
bea cum ipso corpore fuit recondita que extat usque in 
hodiernum diem, ex cuius serie legitur : hig reqviescit 

CORPVS BEATISSIMI SYRI IANVENSIS EPISCOPI TEMPORE LAN- 

dulfi episcopi, quo currébant anni Domini dcccc nona- 
gesimo quarto » etc. ('). Ma si vorrà bene avvertire che 
mentre la lamina di piombo è un monumento sincrono 
alla traslazione, la pergamena che ne amplifica il rac- 

C) Arch. Not. Fogliazzo degli atti di Andrea del Cairo pel 1 4 o I , num. 307. 



( m ) 

conto e dallo stile e dalle altre circostanze apertamente 
si chiarisce fattura del beato Jacopo da Varagine. Il 
quale appunto alla presenza del Sinodo diocesano da lui 
convocato nel '1293 fece anch' esso un riconoscimento 
solenne del sacro deposito , e derivò in tale carta le er- 
ronee supposizioni cronologiche onde è pur troppo pieno 
zeppo il Chronicon Genuense. Nos etiam , dice egli in 
quest' ultimo , Ulani capsam super altare sancii Lau- 
rentii deduci fecimus , et ibi nostris manibus inquiren- 
tes omnia ossa inveniinus quae ad compositionem fiumani 
corporis requiruntur ( ! ). 

Sta dunque il fatto che Landolfo trasportò il corpo 
di san Siro, e ne discende per conseguenza che la trasla- 
zione non potè verificarsi prima del 1020 all' incirca. Di 
più notiamo che dopo la concessione della vetusta Cat- 
tedrale ai benedettini (1006), questi presero a riedificarla, 
durando il lavoro tuttavia nei primi anni del vescovato 
di Landolfo medesimo. Di che ci porgono documento un 
antichissimo Sermone per la festa di san Valentino , che 
constata il rinvenimento del corpo di esso santo, seguito 
appunto con tale occasione ( 2 ) , nonché un atto del 1023 
in vigore di cui Lamberto ed Oza giugali donano con 
parecchi beni fondi il valsente di cento soldi at fabbri- 
care ipsa ecclesia santi Syri ( 3 ). 

(') Chron. Gen., apud Muratori, S. R. I., IX. 54. 

( a ) Sermo in festa sancii Valentini, ex veteri ms. Cathedralis Genuensis (Bol- 
land., Ada SS., Appendimi ad dìem 2 mari). % li. Huius talis ac tanti Valen- 
tini Praesulis . . . latv.it mortalibus corpus, Immutimi intra sancti Syri eccle- 
s : ne sinum .... Cum igitnr Domino omnium honorum inventori placuisset . .., 
dum memoratus (Johannes) ecclesiam sancti Syri in monasticae institutionis 
ordine ordinare cuperet , et populus dirutam ecclesiam iam in melius restau- 
rar et ac fundamenta jaceret; reperuerunt corpus sanctissimi Valentini... in- 
tegrum vestibus et corpore. 

( 3 ) Cartario, pag. 122. 



!( Ma ) 

Se non che le istituite ricerche sulla traslazione del 
corpo di san Siro ci muovono a completarle coli' ag- 
giunta di altre notizie. Già vedemmo come il Voragine, 
accennando alla ricognizione delle reliquie affermasse per 
lui rinvenute omnia ossa quae ad composi tionem immani 
corporis requiruntur. Ma cattivo critico, egli era al certo 
peggiore anatomico, comecché sia poco verisimile che Lan- 
dolfo trasportando le dette reliquie in san Lorenzo ne 
privasse affatto i monaci di san Siro. Tenne però il Va- 
ragine l'opposto giudizio ; talché, nella ferma credenza 
di avere intero nel Duomo il corpo del suo anteces- 
sore '('), fece divieto ai benedettini di esporre più oltre 
alla pubblica venerazione certe ossa ch'eglino vanta- 
vano del medesimo santo. Né acquietandosi costoro al di- 
vieto, nacque una lite che, passando per più vicende, 
si protrasse fin oltre alla metà del secolo XV, allorché 
per atti di Andrea del Cairo i giudici compromissarii , 
r 11 ottobre 1456, sentenziarono: le sacre ossa parte in 
san Lorenzo e parte in san Siro trovarsi effettivamente 
deposte; e soltanto la riunione loro costituire l'in- 
sieme del corpo di quel santo Pastore ( 2 ). Della quale 



(') Il dotto P. Spotorno nelle sue Memorie isteriche del Beato Jacopo da Vara- 
gine (pag. 31. 32), scrive che questi « ritrovò tutte le ossa, che a giudizio di 
periti si richiedevano all' intera formazione di un corpo umano » ; e però a 
scagionare il beato Arcivescovo soggiunge che « restò ingannato dalla perizia 
di quelli , i quali giudicarono esservi nella Cassa di lui aperta tutte le ossa che 
a un corpo umano si richiedevano ». Ma il Varagine, che a proposito di questo 
rinvenimento riferisce nel Chronicon parecohie minute circostanze, tace affatto 
di periti anatomici, ed invece ascrive tutto a se medesimo quello esame, come 
provano le parole nostris manibus inquirentes etc. 

(*) Arch. Not. Fogliazzo d'atti di Andrea del Cairo pel 1456, num. 281 e 282. 

Cum lis et causa seu controversia verteretur et din ventilata esset inter ve- 
nerabiles viros dominos prepositum, canonicos et capitnlum maioris Ecclesie 
Januensis ex una, et venerabilem patrem et religiosos viros dominum abbatem 



( 433 ) 

sentenza peTò , cui rimase estraneo ogni concorso di 
periti, non vorrò io certo farmi mallevadore ch'ella 
piuttosto di satisfare alla stretta verità, non fosse un 
pio trovato per tacitare le coscienze che il lunghissimo 
litigio avea scosse per avventura nella fede cosi rispetto 
all' uno come all' altro deposito. 

Ma rifacendoci al punto donde queste disquisizioni ci 
hanno buon tratto allontanati, e tornando cosi alla 
residenza episcopale in contiguità di san Lorenzo, avver- 
tiamo che questa vedesi già ricordata esplicitamente da 
Giovanni II in un diploma del 987, laddove prescrive 
a' monaci di santo Stefano che il tributo loro imposto 

monachos et conventum monasterii sancti Siri ianuensis, ordinis sancii Bene- 
dica "parte altera , de et super eo quod prefati domini prepositus canonici et 
capitulum diete Ecclesie Januensis corpus beali Siri olim episcopi ianuensis 
in ecclesia predicta sancti Laurentii . in quadam videlicet capsia marmorea in 
quatuor columnis super altare maius existente repositum, et reconditum fuisse 
et esse, et ibidem vencrabilitcr requiescere pretendebant ; et ex adverso prefati 
domini abbas et conventus dicti monasterii sancti Siri corpus predictum eiusdem 
beati Siri olim episcopi ianuensis in ecclesia dicti monasterii sancti Siri recon- 
ditum, et repositum fuisse et esse , et non in dieta ecclesia sancti Laurentii, et 
in ipsa ecclesia monasterii sancii Siri dictum corpus venerabiliter requiescere 
etiam asserebant et pretendebant. SU etiam quod illustris et excelsus dominus 
dux ianuensium et magni/icum Consilium dominorum antianorum civitatis 
Janue cupientes huiusmodi liti et caose finem debitum imponi , ne tantus error 
in hac civitate Janue pullularet seu viger et , causam ipsam de ipsorum ple- 
nitudine potestatis, ac de partium predictarum voluntate et consensu, reverendo 
in Christo patri et domino domino Michaeli de Germanis decretorum doctori, 
Dei et Apostolice Sedis grafia Episcopo Maranensi , tunc Janue commorante , 
audiendam, cognoscendam commisissenl ; idemque reverendus dominus Episcopus 
Maranensis . . . diflìnitivam prò dictis dominis preposito , canonicis et capitulo 
Ecclesie sancti Laurentii, et contea dictos dominos abbatem et conventum mo- 
nasterii sancii Siri sententiam promulgasset ; et a dieta sententia prò parte 
diclorum dominorum abbatis et conventus monasterii sancti Siri ad sanctissi- 
munì dominum nostrum Papam et Sedem Apostolicam fuisset appellatus; et 
successive sanctissimus in Christo pater et dominus noster dominus Calistus 
divina providentia papa tertius causam appeìlationis huiusmodi reverendis pa- 

Atti Soc. Lig. St. Patbia, Voi. Il, Part. I, Fase,. III. Ì9 



( 434 ) * 

si debba in domo sancti Laurentii . . . nobis nostrisque 
successoribus . . . per solvere ( ( ). La quale prescrizione 
vedesi poscia usata pur da Landolfo nel 1024 (in domino 
sancti Laurentii) a proposito di simile tributo imposto 
al monastero di san Siro di Struppa ( 2 ). Né altrimenti 
che domus si nominarono allora comunemente gli Epi- 
scopii; talché, papa Leone IX (1049 circa) deplorava, 
in certa lettera a quei di Osimo , perversam . . . et pror- 
sus execrdbilem quarumdam plebium consuetudinem ... , 
ut videlicet, suo defuncto episcopo domum episcopi hosti- 
liter invadant , facultas eius praedonum ìnore diripiant (*). 



tribus dominis sancii Andree de Borzono et sancte Marie de Jubino, Januensis 
Diocesis, monasteriorum abbatibus, commisisset ; questi, addi 12 luglio 1456, 
delegano a loro volta i Priori di san Teodoro di Fassolo e san Domenico. I quali 
finalmente, correndo il giorno 1 1 ottobre stesso anno , pronunciano la loro defi- 
nitiva sentenza cosi concepita: Visa . . . oculata fide , et per nos aperta diligente)- 
inspecta quadam capsia lignea cipressi, existente in capsia marmorea in tribus 
(sic) columnis super altare maius sancti Laurentii , in qua repositum esse dicitur 
corpus sancti Siri; ac visis ac contrectatis et lectis scripturis , instrumentis , 
pisside cum carta, tabula marmorea et lamina plumbea, nec non ossibus et 
cinere ac insigne vestimi in ea existentibus ; visis etiam in ecclesia sancti Siri 
quadam alia capsia lignea in qua etiam dicitur esse dictum corpus sancti Siri, 

lamina plumbea, et ossibus et cinere ac terra in ea existentibus ; sen- 

tentiamus .... quia per cas scrìpturas que conservata sunt iam per longa 
tempora in quadam capsa super altare maius ecclesie sancti Laurentii, et in 
quadam alia capsia in sacristia ecclesie sancti Siri , ac etiam per alias scripturas 
conservatas et existentes in dictis ecclexiis extra capsas . . . , invenimvs mi- 
libi esse integrimi corpus humanum, sed ossa que recondita sunt in capsa 
sancti Laurentii . . . esse in malori et potiori parte . . ., et in tanta parte quod 
credamus non esse inconvenìens dicere ibi esse corpus sancti Siri. Invenimus 
autem ossa que recondita sunt in capsa ecclesie sancti Siri . . . esse in longe 
minori parte . . . , et in tali parva quantitate quod non debebat dici ibi esse 
corpus sancti Siri; sed bene credimus non esse inconveniens dicere ibi esse de 
corpore sancti Siri. 

C) Cartario, pag. 26. 

(*) Reg., pag. 437. 

Mansi, Condì., XI. 1355. 



( 435 ) 

Anzi da questo nome di Domus attribuito agli Episeopii 
sembra derivato l'uso di estendere lo stesso appellativo 
alle chiese cattedrali ('). Così leggesi che Udeberto ve- 
scovo di Padova convocò nel 955 il sinodo diocesano in 
Domo sanctae Mariae matris Ecclesiae ( 2 ): il qual modo 
di dire ci rammenta alcun poco il nome attribuito al 
nostro san Lorenzo dall'arcivescovo Siro in un diploma 
del 1 145 , con le parole ecclesia ianuensis aliarum mater 
ecclesiarum ( 3 ). 

Trovasi poi lo stesso Episcopio denominato per la 
prima volta , in un documento del vescovo Sigifredo spet- 
tante all'anno 1129, col più solenne vocabolo di pala- 
tium ( 4 ); al quale poi, verso il 1145, sorse pure contiguo 
un altro palatium fatto murare dair arcivescovo Siro 
ad honorem et utìlitatem Comrnunis Janue ( 5 ); e che es- 
sendo talvolta appellato nuovo ( 6 ) indusse per lunghissimo 
tempo nella erronea credenza che il vecchio correlativo 
si avesse da cercare in tutt' altra località, ossia, giusta 
una tradizione inveterata, sulle alture del Castello, e 
precisamente in quel Palacium Castri del quale per ve- 
rità già più atti anteriori alle recenti pubblicazioni, ed in 
ispecie alle nostre, fornivano contezza a partire dal 1116 ( 7 ). 
Ora invece, per documenti additati dal eh. Grassi, la 
coesistenza di due palazzi archiepiscopali in prossimità 
del Duomo risulta evidente: anzi due carte del 1194 e 
1195 ce li mostrano congiunti per mezzo di un pontile; 

(') Nardi, II. 222. 

(') Id., II. 57. 

( ! ) Ughelli, IV. 860. 
(«) Reg., pag. 27. 

( 5 ) Reg., pag. 71 

( 6 ) Id., pag. 321. 323. 384. 392. 

( 7 ) Banchero, Il Duomo di Genova ecc., pag. 232. 



( 436 ) 

leggendosi che furono rogate in pontili quod est inter 
duo (ovvero inter ambo) palatia Archiepiscopi ('). Infine 
altri atti si dicono seguiti in palatio veteri , per la so- 
pravvenuta necessità di distinguerlo dal nuovo ( 2 ) ; e 
cosi, per esempio, un documento del 1182 si conclude 
con la formola actum in solario palatii veteri (sic) Ar- 
chiepiscopi ( 3 ). Né questo medesimo vocabolo di solario 
è di lieve momento, per darci una idea dell' importanza 
dell'edifìcio; conciossiachè l'aver case cum solario, o 
secondo altrimenti dicevasi insolaritae, cioè di due piani, 
era segno di potenza e di nobiltà; per modo che in Ispa- 
gna, nelle varie gradazioni nobilesche, fu titolo di onore 
P esser nobile de solar ( 4 ). 

Posta cos\ in sodo la esistenza dei due palazzi di 
san Lorenzo , diciamo che il nuovo fu destinato a sede 
dei Consoli de' Placiti, pagando il Comune all'Arcive- 
scovo l'annua ed allora egregia pensione di cento soldi; 
e che tali magistrati vi si mantennero fermi sino al 1190, 
mentre da quest' epoca pigliarono a risiedervi per tre mesi 
ogni anno soltanto ( 3 ). L'antico invece durò, qual fu in 
origine, abitazione consueta del Vescovo. 

Or d' uopo è che diciam pure alcuna cosa del Palazzo 



(') Grassi, / Vescovi di Genova , all'articolo Giovanni II ; Registro II Arcivesco- 
vile mss. , car. 111 e 116. È questo il Codice già ricordato da noi a pag. 308, 
310 ed altrove. 

(') Grassi, loc. cit. 

( 5 ) Registro II ms. cit., car. 43. 

( 4 ) Cibrario, Della schiavitù ecc., II. 227. 

( 5 ) Reg. , pag. 74. Ottobom Scribae Annales , a. 1190. Fuit enim per Emeti' 
datores constitutum ut Consules iustitiae qui vetusta et antiqua consuetudine 
solebant in Palatiis domini Archiepiscopi prò tribunali sedere . . . , praedictam 
vetustam solemnem sedem relinquerent ; et per tres menses . . . apud sanctam 
Mariani de Castello placita tenerent,... et per alios tres in Palatiis supra- 
dictis, etc. 



( 437 ) 

di Castello. E qui è merito del eh. Grassi questo rilievo 
significativo, che cioè « nel Registro Arcivescovile stam- 
pato 140 volte esprimesi l'Episcopio in occasione d'atti 
governativi ed episcopali, e ciò sempre senza speciale 
determinazione di sito, mentre ivi stesso sole cinque volte 
si accenna ad un Palazzo del genovese Prelato, di cui 
si credette dovere indicare il sito colla giunta Castri, 
de Castro o simile » ('). Oltre di che, ripiglia il sullo- 
dato scrittore, se si consideri come di tale Palazzo e 
della presenza in esso del Diocesano, non occorra mai 
la memoria se non in quel periodo di tempo che spazia 
dal luglio al settembre; non tornerà fuor di proposito 
l'opinare che il medesimo, a cagione dell'elevata po- 
stura ed amenità del luogo, servisse precipuamente di 
soggiorno ricreativo nella stagione d' estate ( 2 ). 



(') Grassi, loc. cit. Ann. 1142: In camera palata de Castro Jamiensis Ar- 
chiepiscopi. Ann. 1145: In palacio Januensis Archiepiscopi in Castro. Ann. 1149: 
In Castro civitatis in Palacio. Ann. 1150: In pontile Palacii de Castello. Prima 
dell'ottobre 1163: In Palacio Januensis Archiepiscopi in Castro (Reg., pag. 87. 
119. 155. 299. 332). 

(') Grassi, loc. cit. 



CAPITOLO TERZO. 

Il Capitolo. Di alcune chiese proprie de' Vescovi; e del conferimento di varie 
tra esse a' monaci di san Benedetto. Considerazioni sulla derivazione del 
culto di varii santi e sulla intitolazione di parecchi templi ai medesimi. 



§ I. Nei tempi più antichi il Vescovo ed il Capitolo 
costituirono un solo corpo, avente gli interessi medesimi; 
di guisa che noi vediamo esso Vescovo non solamente 
locare, a cagion d'esempio, le res ecclesiae sancii Sy ri, 
ma eziandio le res Canonicae sancii Laurentii ('). Perciò 
i canonici componeano il Senato del Vescovo stesso, con 
lui governavano la Diocesi ed amministravano il sacro 
patrimonio. Nella Cattedrale divideano a metà le offerte 
col Prelato, sempre che questi vi avesse celebrato il 
divino ufficio; e specialmente nelle solennità del Natale, 
della Circoncisione, dell' Epifania, della Pasqua, dell' A- 
scensione, della Pentecoste, d'Ognissanti; nella dedica- 
zione della Chiesa (18 ottobre), nelle quattro festività 
maggiori della Beata Vergine, ed in altre precipue, 
nonché in tutti i giorni di sabbato e domenica (*). Oltre 

Reg., pag. 292, 
fj Id., pag. 5. 



( 439 ) 

di che nel giovedì santo il Vescovo dovea mangiare nella 
Canonica in compagnia di tutta la Curia ('). 

Or come le Cattedrali, fra le altre appellazioni, ebbero 
non infrequentemente quella di cardines, che è quanto 
dire principali o primarie; cosi cardinales , ed anche 
cardines o de cardine, si chiamarono i preti o chierici 
costituiti negli ordini diaconale e suddiaconale che mi- 
ministrarono al servizio delle medesime ( 2 ). Per ciò il 
vescovo Teodolfo commette nostro cardinali presbitero 
Bruningo di stender Y atto di concessione di Matuziana 
e Taggia ( 3 ) ; e lo stesso Bruningus preso-iter de .. . car- 
dine, nonché Gotefredus de cardine nostre Ecclesie sono 
quindi rammentati per somiglianti occorrenze ( 4 ) : donde 
si desume in essi la qualità di cancellieri della Chiesa 
Genovese. 

§ II. Vedemmo già nel precedente capitolo come al no- 
stro Vescovo spettasse la proprietà assoluta di molte 
chiese. Però fra esse quella di santo Stefano merita al- 
cune considerazioni. Conciossiachè narrasi fosse edificata 
coli' attiguo cenobio dal vescovo Teodolfo, e poscia da lui 
donata ai monaci di san Benedetto , che vi si trasferirono 
da Bobbio. A questo vescovo dovette dunque attribuirsi 
la introduzione della monastica disciplina in Genova. 
Ma il eh. Grassi dubita che egli « si possa sicuramente 
riconoscere . . . come primo fondatore , ammesso pure 
eh' egli ne sia stato insignemente benemerito » ( 5 ). Ad 



(') Reg., pag. 6. 

(*) Lupus, De Parrochiis; Dissert. III. cap. 8. 

( 8 ) Jurium, I. col. 8. 

( 4 ) Cartario, pag. 26 e 28. 

( s ) Grassi , Op. cit. , all' art. Teodolfo. 



( 440 ) 

ogni modo non può consentirsi coi nostri collettori di 
memorie ecclesiastiche, laddove, confidandosi nel Mabil- 
lonio il quale scrive sotto il 987 che Gemme tunc tem- 
poris extdbat . . . sancii Stephani monasterium a Teo- 
dulpho episcopo ante annos quatuordecim extructum ('), 
ne riportano gli inizi al 972 e non più. Perocché gli atti 
da noi prodotti nel Cartario ci additerebbero i monaci 
quivi residenti fino dal 965, se a quest' anno potesse 
ascriversi con sicurezza una donazione loro fatta da 
Pietro Giudice e compagni ( 2 ). In ogni caso però una 
carta, la cui data del 969 è incontroversa, ci mostra il 
cenobio non solo abitato da monaci, ma, secondo che 
ne correva 1' uso e la disciplina , eziandio da devote fem- 
mine, governate allora da una abbadessa di nome Sara, 
o Serra ( 3 ); le cui liberalità verso il cenobio medesimo 
venivano in seguito confermate dal vescovo Giovanni II, 
che a lei dava titolo di beata ( 4 ). 

Né i Vescovi successori di Teodolfo si mostrarono 
animati da zelo minore nell' onorare di privilegi i mo- 
naci di quella Regola, e nel favorirne lo sviluppo in 
Liguria. Di che abbiam valide testimonianze nelle nume- 
rose ed importanti concessioni di chiese ad essi fatte, 
e da noi più avanti enumerate. 

Di altre chiese che furono già nel dominio diretto dei 
Vescovi, o sulle quali, a dir meglio, esercitarono essi la 



(') Mabillon, Annales Ord. sancii Benedicti , IV. 36. 

(*) Cartario, pag. 14. 

( 5 ) Id., pag. 15. Anche !a cella dei santi Vittore o Savina divenne col tempo 
un monastero doppio. Del 1212 occorre memoria della priora Jacoba, per certa 
professione fatta in sue mani da una suor Adelasia; e del 1443 si ha notizia 
dal priore Gabriele Cattaneo (Giscardi, Origine e successi delle chiese di Ge- 
nova, ecc. ms. ). 

(*) Cartario, pag. 25. 



( 441 ) 

loro piena autorità, ci dà pure contezza il Registro a 
proposito della amministrazione dei poderi od immunità 
che erano particolari a ciascuna, e che talvolta veni- 
vano accresciuti da que' prelati con atti di loro cortesia, 
tal altra conceduti a livello, insieme ai redditi eventuali 
delle chiese medesime, offerte, luminarie, e somiglianti ( l ). 
Nel quale ultimo caso l'ufficiar la chiesa ed il servire 
a Dio , rimanevano come un accessorio , « una specie 
d'onere confuso con altri oneri e dipendente dal pos- 
sesso dei beni ». Né era punto - raro il caso nel quale il 
cappellano, compiuti i divini uffizi, uscisse a lavorare 
nei campi e nell'orto ( 2 ). Sono poi esse chiese le se- 
guenti, cioè: quella di san Damiano di Struppa ( 3 ), il 
nuovo tempio di san Siro Emiliano ( 4 ), le plebanie di 
san Giorgio di Bavari ( s ) e di santa Maria di Bar- 
gagli ( 6 ), san Michele di Lavagna ( 7 ), e le cappelle di 
san Lorenzo nelP anzidetto luogo di Bavari ( 8 ) e in 
quel di Levaggi (°) , le altre di Soggio ( 10 ) , di Li- 
biola ( H ), di santa Giulia di Centaura ( la ), e san Mar- 
tino di Vinelli ( 13 ). Alle quali tutte si aggiunga la chiesa 
pievana di san Siro di Nervi, eretta sui fondi della 

(') Reg., pag. 399. 

(') Cibrario , Della schiavitù, ecc., II. 179, 228. 

( 5 ) Reg., pag. 173, 179, 182, 184. 

(♦) Id. , pag. 437. 

( s ) ld., pag. 400. 

(•) Id., pa£. 288. 

( 7 ) Id. , pag. 284. 

(•) Id., pag. 287. 

(•) ld., pag. 329. 

( ,0 ) Id., pag. 284. 

(") Id., pag. 292. 

H Id. , pag. 291, 292. 

( ,5 ) Id., pag. 294. 



( 442 ) 

Mensa Archiepiscopale, come apparisce della seguente 
confessione la quale addi 5 giugno 1240 veniva fatta da 
queir arciprete all'arcivescovo Giovanni di Gogorno. Ego 
Jacobus archipresbiter plebis Nervii confiteor et protestor 
vobis domino Johanni archiepiscopo ianuensi quod eadem 
Plebs fundata est et edificata in solo sive patrimonio 
Palatii seu Archiepiscopatus Januensìs ; et ius patronatus 
sive fundationis vobis et dicto Palatio Januensi in tem- 
poralibus et spiritualibus pertinet in medietate. Quare ius 
eligendi archipresbiterum in ea et instituendi et confir- 
mandi ad vos solummodo speda t et non ad alium; et 
predicta recognosco et protestor esse vera ('). 

§ III. Sulle intitolazioni di varie fra le chiese della 
Diocesi vogliam qui del pari sottoporre al cortese let- 
tore alcune riflessioni, le quali ci vennero come spon- 
tanee esaminando il già prodotto documento della Tassa 
di Urbano VI, che è senza fallo il più ampio e completo 
specchio di esse. Ed in prima notiamo che il maggior 
numero è dedicato alla Vergine, e che tutti quasi gli 
apostoli ne hanno alcuna ad essi votata, benché primeg- 
gino i santi Pietro e Bartolomeo: l' uno venerato più 
specialmente nella Riviera di Levante, l'altro in Val di 
Polcevera. Farà poi meraviglia l'avvertire come relati- 
vamente scarsi si mostrino i templi edificati nel nome di 
quei propagatori del Cristianesimo in Genova, che furono 
i santi Nazario e Gelso, contandosene appena cinque. 

San Siro è il solo di tutti i nostri primi e santi 
Vescovi al quale siensi erette chiese; e ben nove se ne 
contano, fra le quali è la pievana di Molassana, detta 
anche di san Siro Emiliano ed oggi di Struppa: nome 

(') Registro II Arcivescovile, ms.; car. 179 recto. 



( 443 ) 

quest' ultimo che in antico fu solo applicato a distinguere 
la vicina chiesa di san Martino, e che poi si accomunò 
anche all' altra dei santi Cosma e Damiano. Difatti in 
un libello del 955 si danno in locazione res iuris ec- 
clesie . . . sancii Siri Miliani ( l ) ; ed in altro del 966 res 
iuris ecclesie . . . sancii Syri de Molaciana ( 2 ) ; e così il 
Varagine nel Chronicon appella lo stesso san Siro oriundus 
de Mulazana ( 3 ). Al contrario , la chiesa di santa Maria , 
che attualmente è prepositurale e piglia il wome di que- 
st' ultimo paese, era allora non più che una cappella, e 
variamente designavasi col titolo di cappella Molacianae, 
o di ecclesia sancte Mariae de Campo domnico ( 4 ), dalla 
vicina località di Gampodonico, e nel dialetto genovese 
Campodonego, che è presso il torrente Geriato. 

Ma qui vuoisi avvertire sopra tutto che a Molassana, 
o Struppa se meglio piaccia, ben due chiese sorgeano 
intitolate al nostro san Siro : la vecchia o pievana , 
cui il vescovo Landolfo dichiarava immune dalla giuri- 
sdizione de' monaci, e la nuova nella quale essi monaci 
venivano per l' appunto introdotti. Ecclesiam veierem . . . 
quia plebis est non submittimus UH monasterio , dice 
il diploma del 1025; sed novam ecclesiam cum novem 
hedibus contra veterem ecclesiam ei stdbilimus. La qual 
nuova chiesa si soggiunge moderno tempore angelica re- 
velatione constructa . . . ubi ipse sanctus pontifex Sylus 
corpore natus creditur et nutritus ( 3 ). 

Rilevasi poi dalle riferite parole che le due chiese 
sorgeano di rincontro 1' una all' altra ; ma qual sarà delle 

(') Reg., pag. 222. 
(») Id., pag. 271. 
( 5 J Chron. Gen., col. 25. 
(*) Reg. , pag. 12 e 20. 
( 5 ) Id., pag. 438-39. 



i Ub ) 

due quella che esiste anche al di d'oggi? Esaminandone 
la costruzione, dobbiamo ritenere che sia la nuova: la 
pieve vi sarà stata trasferita da santa Maria di Molassana, 
dopoché cessarono i monaci. E d'altra parte alla nuova 
convengono assai bene le parole del Varagine, che ma- 
nifestamente vide il citato diploma, e scrive di san Siro 
che in loco suae nativitatis nobilis ecclesia est con- 
s trucia ('). 

Ricordammo più sopra come di fondazione e dominio 
arcivescovile anche la chiesa pievana di Nervi. Or pro- 
seguendo, notiamo che come la nuova chiesa di san Siro 
ci si rivela proprietà del Vescovo, e come l'anzidetta 
di san Siro di Nervi è dichiarata di giurisdizione e per- 
tinenza di esso Vescovo, perchè fondata nei beni del 
suo Palazzo, cosi a noi entra forte il sospetto che anche 
le altre di Langasco (pieve ed oratorio) , di Viganego, di 
Rapallo, e di Furca nella pieve di Lavagna, possano 
ripetere la loro intitolazione al medesimo santo dal- 
l' esser sorte egualmente nei terreni proprii dell' Episco- 
pio. Il quale infatti avea beni a dovizia in tutte le loca- 
lità preaccennate, e nella Curia di Lavagna in ispecie. 

Passando ora ad altre disquisizioni avvertiamo che 
antichissimo dee riputarsi pure il culto prestato al mar- 
tire san Lorenzo. Gli è intitolata, come ognun sa, la 
moderna cattedrale ; e di essa è frequente parola nei 
trattati internazionali , dove le concessioni di terre , e 
le promesse di tributo o di censo e di fedeltà, si fanno 
Ecclesie beati Laurentii Janue et Communi civitatis 
Janue ( 2 ). Notiamo però che il Registro non pone ancora 
la festività di san Lorenzo fra le più solenni; mentre 



(') Chron. Gen., col. 25. 
(•) Jur., I. col. 37, 38, 54. 



( 445 ) 

scrive con caratteri distinti quella di san Siro ('). Anzi, 
per avventura, come la propagazione del culto di que- 
st' ultimo vuoisi ripetere da' nostri Vescovi , così la dif- 
fusione di quello del santo levita ci sembra avvenuta per 
opera de' Vescovi insieme e del loro Capitolo canonicale. 
Difatti, sopra diciasette chiese dedicate a san Lorenzo 
e rammentate nella Tassa del 1387, ben dodici se ne 
trovano nella Riviera di Levante, dove appunto si sa 
che il Collegio Metropolitano possedeva una moltiplicità 
di cappelle ed oratorii. Le cappelle di san Lorenzo a 
Bargagli ed a Levaggi si veggono locate da' vescovi 
Giovanni II ed Oberto ( 2 ); e la chiesa dello stesso santo 
a Gogorno è tributaria della Mensa ( 3 ). 

Di santo Ambrogio si contano otto chiese; e natural- 
mente il suo culto è dovuto in modo speciale al sog- 
giorno fra noi de' Vescovi Milanesi. Ai quali si vorrà 
del pari attribuir V altro dei santi Gervasio e Protasio, 
e quello eziandio di san Giovanni Battista; sebbene non 
vi abbia luogo a dubitare che la singoiar venerazione 
in cui tuttodì si tiene nella Liguria il Precursore di 
Cristo sia dovuta alle sue reliquie trasportate in Genova 
da Mira di Licia nel 1098. 

Il monachismo poi ci recò il culto di san Colombano , 
cui si veggono intitolate oltre una chiesa in Genova, 
dipendente dai benedettini del monastero di santo Ste- 
fano ( 4 ), quelle di Moranego nell'alto Bisagno, di Vi- 
gnale, di Costa e di Noano in Fontabuona. Di più 
ai benedettini precitati è pur dovuta la propagata ve- 



(') Reg. , pag. 5. 

H Id., pag. 287, 329. 

Id. , pag. 265. 

(') Giscardi , Origine e successi delle chiese di Genova. Ms. 



( 446 ) 

nerazione al primo martire della fede cristiana; perocché 
indubbiamente ne furono essi i promotori nella Valle di 
Polcevera, e nella estrema Riviera d'occidente. Difatti 
i cittadini genovesi, imitando l'esempio de' loro Prelati, 
non tardarono a largheggiare in prò' de' seguaci di san Be- 
nedetto, con donazioni di numerosi e cospicui poderi, 
vuoi nell' anzidetta Valle , vuoi al Ponte ed all' Isola di 
San Remo, a Porziana ed a Pompeiana, nomi certi d'an- 
tichi tenimenti romani, a Taggia e a Boscomare già 
vasta selva in quel di Lengueglia ('), o più giustamente 
Boscomalo, come leggesi nel diploma di Corrado conte 
di Ventimiglia del i038 ( 2 ), che meglio risponde all'Alpe 
de Bossomal del nostro Cartario ( 3 ). 

L' arcangelo san Michele , il quale vediamo in ispecial 
guisa venerato nelle terre che sono a levante di Genova, 
fu sempre considerato come il difensore di tutti i cri- 
stiani; e già il suo culto era celebre in Roma, quando 
per la leggendaria apparizione del Monte Gargano venne 
ad accrescersi senza misura ( 4 ). Ma i longobardi, e pare 
eziandio i a franchi, lo assunsero poscia a protettore di 
loro nazione ( 5 ). E forse i primi ce ne recarono od am- 



Cartario, pag. 138, 159, 175, 180. 

(*) Jurium, I. col. 10. 

( s ) Pag. 180. Il dott. Giacomo Martini in una sua monografia testé pubblicata 
col titolo Taggia ed i suoi dintorni, ricorda come i benedettini avessero fra gli 
altri, un monastero nella regione di San Martino, ed un ritiro nella collina 
che è posta sovr' esso il promontorio del Don , e chiamasi delle Grangie : il che 
vale podere o villa rusticana, granaio, stalla, ecc. Seguita inoltre ascrivendo 
all' opera de' benedettini medesimi la introduzione degli olivi nelle regioni ta- 
biesi; ed eziandio attribuendo loro gli ultimi archi' di un ponte, per cui il 
priorato di Caneto era posto in facile comunicazione colla città (pag. 17). 

( 4 ) Baronius, Armai etc, ann. 493, § XLIII. 

( s ) Muratori, Antiquit. Ital., Dissert. XXVII. 



( 447 ) 

pliarono la devozione , come i secondi ci impararono per 
avventura a venerare san Martino di Tours, cui sono fra 
noi intitolati ben ventiquattro templi, e che è il primo 
de' confessori che la Chiesa Latina tolse ad onorare con 
pubblico culto. 

Ad età remote del pari dee farsi risalire la devo- 
zione professata verso di san Damiano, se fra le chiese 
innalzate al suo nome quella di Struppa ci si rivela in 
documenti del X secolo ('), e quella di Genova in atti 
dell' XI ( 2 ). Che se inoltre siffatte chiese, congiuntamente 
al nome di san Damiano recano l'altro di san Cosma, 
è però da osservare che tale aggiunta si ha da ritenere 
posteriore al secolo XIV , giacché del 1387 sì l'una che 
l' altra si distinguevano ancora col solo primiero appel- 
lativo ( 3 ). Del resto non è da pretermettere che del se- 
colo XI, e nel nome appunto di questi due santi martiri 
e fratelli, si era costituito un Ordine cavalleresco avente 
lo scopo di proteggere i pellegrini che si recavano in 
Terra Santa. 

San Nicolò vescovo di Mira nella Licia era di già 
onorato da' greci e latini nel secolo VI ; e ben si com- 
prende quanto nel suo culto s'infervorassero gli occi- 
dentali, se ricordiamo le gare onde varii popoli nel se- 
colo XI si travagliarono per impossessarsi delle sue 
reliquie; e se i genovesi anch'essi, reduci dall'impresa 
d'Asia (1098), si volsero a Mira con quel disegno. Dove 
però, appreso come que' di Bari li avessero antivenuti 
fin dal 1087, si impadronirono a loro volta delle ceneri 
del Battista. 



(') Reg., pag. 179, 182. 
(') Chartarum, II. 143. 
O Ved. a pag. 381 e 391 



( 448 ) 

Dell'uno e dell'altro di tali furti religiosi vennero a 
noi tramandate le leggende; le quali come in più cir- 
costanze combinano , cosi a vicenda si corroborano 
quanto è della storia. E per vero entrambe constatano 
che la città di Mira a saracenis quasi fuerat dissi- 
pata, e che la chiesa nella quale si ricercavano le re- 
liquie dimissa a saecularìbus sacerdotibus per sanctos 
monachos gubernata erat. A quibus (ianuenses) de beati 
Nicolai corpore investigantes , . . . praefati monachi re- 
sponderunt . . . quod iam diu est (e poco innanzi, benché 
sott' altro rispetto, avean detto ante annos decem, ri- 
portandoci così, precisamente al 1087) quod barenses 
corpus beati Nicolai ad propriam nationem suam por- 
taverunt. Inoltre come la leggenda di san Nicolò rac- 
conta che i baresi trovarono le costui ossa in un J arca 
di marmo, così quella del Battista soggiunge che i ge- 
novesi reperuerunt lavacrum marmoreum vacuum de 
quo exportatum fuerat a barensibus corpus sancii Ni- 
colai praedictum (*). 

Anche santa Margherita, vergine greca martirizzata 
1' anno 275 ad Antiochia di Pisidia, ed alla quale ve- 
diamo sacra una cappella in Marassi già innanzi il 1027 ( 2 ), 
ha tra noi varie chiese; ma forse non rimontano tutte 
alla stessa antichità, conciossiachè il suo maggior culto 
si propagò dall'Oriente all'Occidente soltanto colle prime 
Crociate. 

(') Baronius, ann. 1087; Butlf.r, Vite dei Padri, sotlo il 6 dicembre. E 
vedasi pure la Historia Iranslationis reliquiarum beati Joannis Baptistae ad ci- 
vitatem Januae, compilata per Nicolaum qm. Mathei de Porta notar ium età, 
stampata dal Bandiere- nel Duomo di Genova illustrato e descritto, pag. 216 e segg. 
La quale Historia, come provò il eh. Vigna, altro non è in sostanza che un 
arditissimo plagio della Legenda translationis beatissimi Johannis Baptistae com- 
pilata da Jacopo da Varagine e tuttora inedita (Atti, IV. pag. CXLII e segg.) 

(*) Cartario, pag. 134. 



( 449 ) 

Agli eventi delle quali è pur da attribuire , per av- 
ventura, la dedicazione della chiesa dei santi Salvatore 
e Teodoro più innanzi ricordata ('). Imperocché le me- 
morie leggendarie di quelle imprese rammentando una fa- 
zione decisiva combattutasi fuor le mura d' Antiochia in 
Soria il 29 giugno 1098 fra' musulmani e cristiani , non 
mancano di ascrivere il prospero successo ottenuto da 
questi ultimi al favore di un esercito celeste guidato dai 
santi Giorgio, Demetrio e Teodoro ( 2 ). Né è da ommettere 
che a tale vittoria , per cui i crociati assicuraronsi il pos- 
sesso della città, i genovesi aveano pigliata grandissima 
parte, per guisa che Boemondo figlio di Roberto Gui- 
scardo, divenutone principe, ne li avea gratificati con un 
privilegio che reca la data di soli quindici giorni dopo 
quel fatto, ed è il primo fra i trattati che i popoli italiani 
stipularono nella Siria ( 3 ). Or non sarebbe dunque da 
meravigliare che i genovesi reduci in patria abbiano de- 
dicato un tempio al santo cavaliere e martire d'Eraclea, 
nò che, specialmente per questi ricordi, due anni più 



(') Ved. a pag. 319. 

( 2 ) Orderici Vitalis Historia Ecclesiastica , lib. IX. Ecce, Beo gratias , .... 
visus est exire exercitus innumerabilis , albis equis insidentes, et in manibus 
candida vexilla praeferentes. Hoc multi viderunt christianonim . . . Tandem . . . 
cognoverunt signum de coelo factum, et duces illius agminis sanctos martires 
Georgium, Demetrium et Theodorum sua signa ferentes praecedere cognoverunt. 
Saracenis multus timor inhaesit, et christianis spes melior crevit. II martire 
Teodoro è fra que' santi cui i greci ebbero in maggiore venerazione; e i veneti 
che gli professarono anch' essi un culto speciale , e gli votarono il loro Duomo 
innanzi che trasportassero in patria le reliquie di san Marco, derivarono certo 
dalle frequentissime relazioni loro co' greci stessi quel culto. È poi curioso il 
notare che la chiesa di san Teodoro in Genova era pure intitolata al Salvatore; 
e che il corpo del santo martire trasferito da Costantinopoli a Venezia nel 1260 
fu collocato nella basilica la quale appunto dal nome del Salvatore s' intitolava. 
Ved. Sansovino , Venetia città nobilissima ecc. , pag. 1 21 . 

Ughelli, IV. 846. 

Atti Soc. Lio. St. Patria. Voi. II, Part. I, Fase. III. 30 * 



( 450 ) 

tardi concorresse alla solennità di sua consecrazione il 
cardinale Maurizio vescovo Portuense, legato appunto 
di papa Pasquale II presso i crociati di Terra Santa ('). 
Serberemo gli ultimi nostri riflessi più specialmente a 
.due permutazioni simili a quelle già prima d'ora per 
altri rispetti avvertite ( 2 ), e concernenti ai santi Giorgio, 
Vittore e Savina. Conciossiachè non è da credere che 
tutte le chiese le quali oggidì si vogliono sacre all'insigne 
martire di Gappadocia, sieno state fin dalle origini inti- 
tolate al santo medesimo , il culto del quale se è nella 
Liguria antichissimo , vi ricevette però anch' esso un au- 
mento speciale in conseguenza delle Crociate. Alcune di 
esse chiese potranno adunque ritenersi come dedicate nei 
loro principii alla memoria di un santo omonimo, cui la 
mirabile celebrità del cappadoce venne quindi ad oscurare : 
vogliam dire a quel Giorgio, compagno di san Fruttuoso 
vescovo di Tarragona e martire, cui s'intitola la più volte 
ricordata abbazia di Gapodimonte , che fu per lunghi se- 
coli residenza de' monaci benedettini. Ora a questi mo- 
naci ella è per avventura da ascrivere, con buon fon- 
damento , la diffusione del culto di san Fruttuoso e 
de' suoi compagni fra noi; come al san Giorgio, che fu 
tra questi, si ha da tenere per fermo che sia già stata 



(') Baronius, Amai., a. 1100, § XXVIH-XXIX ; Atti, I. 34, 68. Maurizio era 
allora in Genova , aspettando che una nuova flotta crociata salpasse dal nostro 
porto; donde si parti difatti il 1.° agosto del 1 100. Ed io son d'opinione che allora 
si trovasse pure fra di noi Pietro eremita e di qui facesse anch' egli ritorno in 
Palestina col legato papale. M' avviserei di riconoscerlo in quel Petrus ultrcir- 
montanus che roga e soscrive per l'ultimo il diploma concernente la detta chiesa 
di san Teodoro (Cartario, pag. 207), protestandosi con affettata modestia om- 
nium suprascriptorum minimus, senza dirsi né chierico, né notaio, e senza 
usar precisamente la formola notarile scriptor huius cartule postradita compievi 
et dedi. 

(') Pag. 298-301. 



( 451 ) 

sacra la chiesa di Portofino che oggi si gloria del cap- 
padoce. Scrive Giorgio Stella che habebat idem sanctus 
Dei Fructuosus , dum viveret , inter caeteros discipulos 
quinque quorum erant nomina Justinus, Procopius, Mar- 
tialis, Pantaleo et Georgius; e narrato come appunto co-% 
storo trasferissero a Capodimonte le reliquie di Fruttuoso, 
cosi prosegue: lllic autem ubi nunc sancii Fructuosi di- 
citur monasterium , ipsi quinque discipuli agentes vitam, 
sanctorum aggregati sunt numero ; et ut legitur in actis 
eorumdem sanctorum, temphim beati Georgii de Portu 
Delphini prò sancto Georgio vocabulum habet, qui fuit 
ex quinque discipulis heic scriptis ('). Or si noti che 
negli atti qui citati dallo Stella è da riconoscere senza 
fallo la leggenda di san Fruttuoso scritta da Sallustio 
cancelliere del vescovo Airaldo, ed altrove dallo stesso 
annalista chiaramente citata ( 2 ) ; né si ommetta che questi 
si palesa storico assai diligente e coscienzioso, e critico 
più fino di quel che l'età parrebbe consentirgli. 

Si opporrà forse che un prezioso bassorilievo , già esi- 
stente nella sagrestia della mentovata chiesa di Porto- 
fino, ci ritrae espressi in una con la Beata Vergine i 
santi Martino di Tours e Giorgio di Gappadocia. Ma se 
si guardi allo stile della scultura ed ai caratteri gotici 
che sotto di essa veggonsi incisi, si parrà manifesto che 
il detto bassorilievo non può farsi rimontare oltre il se- 
colo XIII od anche XIV. Del resto noi affermando la 
primitiva intitolazione della chiesa in discorso a un di- 
scepolo del martire Fruttuoso, non abbiamo già in animo 
di negare l'antichità della mutazione del suo titolare 
nel nome del martire guerriero, che dalle Crociate in poi 

(') Georgii Stellae Annales, col. 972. 

( 4 ) Id., col. 1141. Ved. anche a pag. 322 del presente volume. 



( 452 ) 

fu il protettore di tutta la cavalleria cristiana ed in- 
sieme .il patrono del Comune Genovese. 

Venendo ora ai santi Vittore e Savina, dobbiamo an- 
zitutto stabilir bene come nei piìi antichi documenti 
• ne' quali occorre memoria della basilica genovese onde 
questi santi erano contitolari, si trovi scritto sempre 
Savina e non Sabina ('), eccettuato soltanto il diploma 
del 1036 dove inoltre alla santa si aggiunge il qualifica- 
tivo di vergine ( 2 ). Ma lasciando da parte che di siffatto 
documento noi non possediamo l'originale per constatare 
come il facilissimo scambio di una lettera proceda per av- 
ventura dalla inavvertenza de' copisti ; diciamo che anche 
quel qualificativo di vergine ci farebbe entrare in molti 
dubbi, e pensar quasi che vi si avesse invece da leggere 
viduae. Gonciossiache la vergine Sabina ci richiamerebbe 
di necessità alla sorella di san Saviniano vescovo di Troyes, 
senza porgerci quindi alcun filo di luce per accettarla ; 
'mentre, nel caso nostro, tutta la questione si ha da ri- 
durre fra le due matrone di egual nome , cioè la Sabina 
romana e la Savina di Lodi. 

Il diploma del 1008 che riguarda la chiesa de' santi Vit- 
tore e Savina , accenna alla reverentia ipsorum venera- 
bilium martirum quorum in eodem loco memoriam ve- 
nerare perhibefur ( 3 ) ; e se ci si obbietti che santa Savina 
non ebbe effettivamente a patire il martirio, noi ripi- 
glieremo ch'ella però assai propriamente si dice mar- 



{ l ) Reg., pag. 431; Cartario, pag. 122 e 150. La stessa osservazione già 
un secolo prima di noi avea fatta il Perasso, scrivendo nelle suo Memorie delle 
chiese di Genova (Ms. dell'Archivio di Stato in Torino, voi. I, pag. 391): e Se 
bene comunemente la santa titolare della predetta chiesa si nomini santa Sa- 
bina, pure in tutti i documenti antichi ... si nomina santa Savina ». 

Cartario, pag. 152. 

( 3 ) Reg., pag. 431. 



( 453 ) 

tire in quel senso che altrove accennammo ('), per la 
memoria eie' grandi travagli sostenuti in prò' della fede 
di Cristo. Che se cosi è come noi teniamo per fermo , 
ecco che avrem tosto trovato il nesso fra i due tito- 
lari; perchè il corpo di san Vittore, soldato nell'armata* 
di Massimiano e per costui ordine martirizzato a Lodi 
vecchio nell'anno 303, fu appunto custodito religiosa- 
mente da Savina per diciott' anni, e poscia da lei me- 
desima condotto a Milano, dove consegnatolo al vescovo 
san Materno fece opera per l'onorevole sepoltura di lui 
nella basilica di Fausta. Anzi è fama che orando ogni di 
sulla tomba del martire, quivi stesso ella si addormen- 
tasse in Dio ( 2 ). 

Stando poi in tal guisa le cose si potrà anche venire 
ad un'altra deduzione; cioè che la chiesa de' santi Vit- 
tore e Savina, la quale noi troviamo più tardi nella 
proprietà assoluta de' nostri Prelati, sia stata costrutta, 
per avventura, da' Vescovi di Milano , oppure da qualche 
nobilissimo uomo di quella terra, durante il periodo di 
loro residenza nella nostra città, ed offerta posteriormente 
a' genovesi Pastori , o lasciata come che sia nel loro do- 
minio. Altro indizio infine che questa chiesa abbia atte- 
nenza coi milanesi, ci viene somministrato da quel Ma- 
gnus miles che vi fu sepolto nel 590 ( 3 ) ; comecché il nome 
di Magno occorra appunto frequentissimo nei più vetusti 
documenti della storia di Milano. 

Ciò non pertanto abbandonato col volgere de' tempi 
il ricordo di san Vittore, il culto della santa Savina 
lombarda fu permutato in quello di Sabina romana. E 
forse questa permutazione coincide coli' epoca nella quale 

(') Ved. a pag. 298. 

( 2 ) Ved. Biraghi, Sarcofago dei santi Naborre e Felice, pag. 7 e segg. 

( 3 ) Ved. a pag. 297. 



( 454 ) 

la chiesa venne in possesso di monache benedettine, 
che è a dire nel secolo XIII ( l ). Ad ogni modo è curioso 
il notare come la devozione per santa Sabina romana, 
non si scompagni in quella età dalla pia memoria della 
giovinetta Seraffa di lei compagna. Perchè a Genova, 
appunto nella prima metà del Dugento, troviam la chiesa 
di santa Seraffa di Luccoli (" 2 ); e poco stante ci occorre 
notizia dei monasteri di santa Sabina e santa Seraffa 
di Valle nelle circostanze di Gavi ( 3 ). 

Né con minore certezza a noi sembrano doversi re- 
putare di fondazione milanese gli altri due templi inti- 
tolati a santa Fede martire, che sorge di rincontro a 
• santa Savina, e di san Pancrazio già presso la riva del 
mare tra santa Savina e san Siro. 

Di santa Fede non pochi autori lasciano incerta la pa- 
tria; ma Giovanni prete , antico scrittore della vita di 

(') Giscardi, Origine e successi delle chiese di Genova, ecc. Ms. 

( 2 ) Per atto di Enrico Della Porta de' 23 ottobre 4231, Giovanna Tornello 
fa un legato di due lire sancle Saraphie de Loculi; ed in rogito di Bartolomeo 
Fornari del 43 dicembre 4 250, Flora Lercaro legat solidos tres mulieribus in- 
clusis de scinda Sarraphia de Lucuto (Arch. Not.). 

( 3 ) In atto del 22 maggio J23I, a rogito di Ansaldo della Porta si legge: 
Nos Sibilla abbatissa monasterii sancii Andrce de Porla (Januae) etc. covrr- 
dimus tibi Damixelle uxori qm. Guagie de Montalto t/uod in ecclesia sonde Sa- 
vine quam ecclesia sancii Andree predidi visa est habere in Valle , de celerò 
debeas stare et habitare tamquam reddila sive conversa, et terras et res pre- 
dicle ecclesiae sonde Savine debeas tenere et usufruduare . . . Insuper ego D.i- 
mixella predida convenio et promUto vobis . . . quod . . . expendam ad presens 
in proficuo et in utilitate predicte ecclesie , et in rebus necessaria ipsi ecclesie 
libras quadraginta papiensium in voluntate Guilliermi de Laurentio de Genio 
advocati predicte ecclesie, etc. Quindi ne' rogiti di Matteo del Prione, addi 
29 dicembre 1 268 , Adelasia Bulgaro abbadessa di santo Andrea compera pecium 
unum terre campive positam in territorio Gavii, prope ecclesia/m scinde Sa- 
vine, ubi dicitur Valle. Finalmente in notaro Tealdo da Sestri, sotto il i no- 
vembre 1260, Pietro Bono di Valle concede una terra a livello conversis mo- 
nasterii scinde Sarrafie de Valle (Arch. Noi.). 



( 455 ) 

lei , attesta che fu milanese ( l ) ; e però in grazia di questa 
tradizione, ella, senza dubbio, in una con le sorelle 
Speranza e Carità, e con la madre Sofìa, riscosse presso 
de' milanesi una speciale venerazione ( 2 ). 

Quanto è di san Pancrazio, martire romano del IV se- 
colo, la Chiesa e Diocesi di Milano solennizzò appunto 
in antico e con fervore speciale il suo culto ( 3 ). Al quale 
è da tenere per fermo che fornisse 1' occasione il papa 
Gregorio Magno, allorché ne spedi reliquie al vescovo 
milanese Costanzo ( 4 ). Si noti però che questi fu tra i 
Pastori milanesi , i quali pe' furori dell' invasione longo- 
bardica, vennero eletti in Genova e quivi stesso tennero 
il seggio ; perchè cosi s' intende di leggieri che egli do- 
vette pur 1n Genova ricevere le accennate reliquie. Ri- 
formando or dunque parzialmente la opinione già da noi 



( 1 ) Ved. Bouand, die l. a augusti. 

( 2 ) Giumni, I. 322. La chiesa dovette poi compiersi o ricostruirsi, come av- 
venne d'altre molte, nel secolo XII. Difatti, addi 5 gennaio 4161 presbite)- fe- 
dericus sancte fidis et marchio bonavita confratres dominici templi (cioè del 
Santo Sepolcro di Gerusalemme) vendono alcuni beni siti in Feggino e perve- 
nuti alla chiesa di santa Fede, con obbligo d'impiegarne il ricavo in opus cani- 
panilis (Chartarum • , II. 720). 

( 3 ) Bouand , 12 maj. In Ecclesia et Diocesi Mediolanensi solemnem sancti Pan- 
cratii venerationem olim fuisse colligimus ex M'issali anno MDXXI excuso et 
Breviario anni MDXXXIX ; in quibus et missa propria eiusque offìcium. parti- 
culare designatiti'. 

(') S. Gregorh Magni Opera omnia; Parigi, 1705; voi. II, col., 994: Episto- 
larum liber IX, num. 86. 

Gregorius Constantio Episcopo Mediolanensi. 

Lator praesentium Eventhis, Diaconus Fraternitatis vestrae, nobis inter alia 
intimavit sibi a vobis ìniuncta, ut reliquias beati Pauli Apostoli, sed et bea- 
torum Johannìs et Pancratii per eum ad vos dirigere deberemus. Quam peti- 
lionem vestram curavimus effectni mancipandam. Fraternitas ergo vestra solito 
studio per scrutar i non differat, quatenus in locis quibus recondendae stint, 
luminaria vel alimonia ibidem servienthm ante dedicationem loci ipsius debeant 
profligari , et tnnc in eisdem locis directu sanctuaria sui cum reverentia collo- 



( 456 ) 

emessa sulla fede del Sassi ('), stimiamo che tali reli- 
quie venissero precisamente nella città medesima collo- 
cate, ed esposte alla pubblica venerazione nella basilica 
intitolata al santo martire, sia che Costanzo diretta- 
mente la facesse edificare, o sia che all'edificazione con- 
corresse la pietà dei nobili milanesi stanziati allora 
fra noi. 

Avendo inoltre presente la ubicazione delle tre chiese 
de' santi Vittore e Savina , di santa Fede e di san Pan- 
crazio, si giunge pure ad un'altra induzione la quale ci 
.sembra di non lieve importanza. Imperocché , se male non 
ci apponiamo, quelle cappelle paiono designarci eziandio il 
luogo dove i suddetti rifugiati milanesi, verisimilmente 
dopo la morte di sant'Onorato ( 2 ), ebbero di •preferenza 
a fermare la loro stanza. Ed il luogo tornava per vero 
assai acconcio alla costruzione degli opportuni edificii e 
ripari; perchè se tale regione dopo la cinta delle mura cui 
si pose mano nel secolo X ( 3 ), rasentando all'occidente 

centur, nec loca Beo dicata, si predicta provisio omissa nunc fuerit, futuris 
temporibus destituta, quod absit, servientium reperiantur obsequiis. 

Dal culto poi di san Pancrazio derivano poscia giustamente i preallegati Bol- 
landisti (loc. cit. ) la intitolazione di varii villaggi a sancto Brancatio noncupatos, 
quo modo sancti Pancratii nomen vulgus italicum enuntiat. Del qual modo ap- 
punto abbiamo esempi anche noi. Così in atto del 21 aprilo 1206 Lanfrancus filius 
qm. Oberti Iìtibei faletur se Imbuisse . . . lib. LX de quibus lib. XXX. sunt 
assignate in astrico quod est apud sanctum Brancacium (Arch. Gov. , Pandette 
Richeriane, Fogliazzi I. II, foglio 15, car. 7). Similmente nel presbitero del- 
l' antichissima chiesa di sant' Innocenzo a Castelletto d' Orba , è un affresco del 
secolo XV e di scuola lombarda, veduto dal eh. Varni, ed esprimente, come dice 
la scritta che gli è sottoposta, San Brancasio in atto di presentare la palma del 
proprio martirio alla Beata Vergine. Quod late diffusum, concluderemo ancora 
co' Bollandisti, illius sancti cultura probat. 

(') Ved. a pag. 269 del presente volume. 

Ved. a pag. 29Ì-95. 

( 5 j Ved. a pag. il 7. Atti, I. 279. Comperimus . . . vineam positam esse iuxta 
muros et atrium beatissimi Syri confessoi-is etc. 



(457) 

la chiesa di san Siro, compose il pia antico borgo di 
Genova, constava allora invece di un'ampia distesa di 
praterie ('), ed era solcata dalle acque di varii fossati ( 2 ) 
i quali scorreano liberamente all'aperto inflno al mare. 



(') Poscia dette Prati di sant' Antonio , di santa Marta , di sant'Agnese , ecc. 

(') Fossatum quod currit prope ecclesiam sancii Pancrali; flumen quod currit 
prope ecclesiam sancii Pancratii; flumen quod currit prope ecclesiam sancte Sa- 
vine; fossatum de sancta Fide (Iieg., pag. 434; Cartario, pag. 122 e 152; e 
nota 2 a pag. 425 della presente Illustrazione). 



CAPITOLO QUARTO. 

Delle decime in genere, e di quelle del mare in ispecie. L'arcivescovo Gual- 
tieri fa di quest' ultime piena rinuncia al Comune. 



Poco dobbiam dire per quanto, rispetto al nostro Re- 
gistro, concerne alle decime. 

Jacopo da Varagine rammentando i beni acquistati da 
san Siro alla Chiesa di Genova ('), pone fra questi le 
decime onde Siro II con diplomi del 1132 e 1158 fece 
donazione a' suoi canonici ( 2 ). Ciò per altro deriva da 
uno di quegli errori grossolani ne' quali ruppe assai di 
frequente la manchevole critica del nostro beato; mentre, 
giustamente rilevò il Paganetti, gli atti più antichi del 
santo vescovo non parlano d' altro acquisto da quello 
infuori della corte di Taggia ( 3 ). Oltre di che, riguardo 

(') Iste (sanctus Syrus) suis mentis acquisivit Palatio Januac .... decimarti 
Bisamnis usque ad mare. Item decimam de Calignano tam de danni ira tis qua/m 
de aliis locis. Item decimam de Ravecha a flamine usque ad mare per viam 
quae venit a Bisamne ante sanctum Martinum, et ante hospitale sancti Ste- 
phani usque ad portam civitatis (Chron. Gen., col. 25). 

(*) Reg., pag. 444 e 456. 

( 5 ) Paganetti, li. 88. Veci, anche il Capitolo successivo, in principio. 



( 459 ) 

alle decime , è da osservare che tale contribuzione venne 
introdotta in Italia solamente dai franchi ('); appo i 
quali dopo di essere stata un precetto ecclesiastico, era 
divenuta eziandio una legge civile ( a ). 

Qualsivoglia terra pagava al Vescovo, od al rettore 
della parrocchia nella cui delimitazione si trovava com- 
presa, la decima di tutti i frutti ( 3 ); ed il Capitolare 
Longobardico dell' 803 , nonché una Legge di Lodovico 
Pio, determinavano le norme giusta le quali doveano 
comporsi in ciascuna pieve le contestazioni che si fos- 
sero sollevate per la riscossione di esse decime fra il 
clero ed il popolo ( 4 ). 

Ma come in processo di tempo ogni sorgente di lucro 
fu tassata, così la decima colpì eziandio le altre proprietà 
e si estese ai commerci. Perciò in un diploma del 1118 
Bernardo vescovo di Roselle conferma a Rinieri abate 
di san Bartolomeo di Sestinge integram medietatem de 

omni redditu et debito ilio ex illis villis terris et 

rebus quas suprascriptum monasterium habet adquisilum, 
et sunt pertinentem praedictis monasterii quantum de- 
bitum et redditum singulis liominibus in praedictis villis 
illis, quae ex decimatione ìllorum debiti sunt reddendum 
domiti et episcopatui nostro sancti Latcrentii, tara laborem 
quam et vinditionem, et de bestiis , et vitulis , et porcis, 
et pecoribus , et iumentis , et volalilibus , seu qualibet rem, 
ferrimi, arigenlum seu exosam ( 3 ). 

(') Haullf.ville , I. 146. 

( 2 J Guérard, Explication da Capitulaire de Villis, nelle Memoires de l'In- 
stitut Imperiai de France. — Académie des inscriptions et belles lettres — 
toni. XXI, par. I, pag. 176. 

( 3 ) Muratori, Antiquit. Ital., Dissert. XXXVI. 

(*) Capitulare Longob., cap. XIX, apud Pertz, III. 109; Lud. Ang. lex XXXIV, 
apud Muratori, S. R. I. , voi. I. par. II., pag. 133. 

( s ) Muratori, Antiquit. Ital., Dissert. XXX VI, col. 213 e segg. 



( 460 ) 

Le leggi caroline dispongono che le decime pagate dal 
popolo si dividano in quattro parti, 1' una delle quali 
si dia al Vescovo, 1' altra ai cherici, la terza s'impieghi 
a sollievo de' poveri, la quarta si spenda nella fabbrica 
e nel mantenimento della chiesa episcopale. Raccoman- 
dano inoltre a' vescovi che le riscuotono di provvedere 
acciò le chiese e cappelle comprese nella loro parrocchia, 
emendentur et luminaria eis prebeantur ; infine, che da 
esse i preti inservienti possano trarre onde vivere ( 1 ). 

Ma a malgrado di questa cosi precisa destinazione 
accadde che anche i laici possessori di cappelle preten- 
dessero alla riscossione delle decime. Di che i 'Padri del 
Concilio di Meaux celebrato nell'845 si doleano forte, 
non solo come di atto contrario alla ragione ed alla 
legge ecclesiastica, ma bene perchè 'di quei proventi 
si giovassero i laici per nudrire i loro cani e le lor 
ganze ( 2 ). Del resto a poco a poco, anche ne' vescovi 
e parroci invalse il costume di trasferire le decime non 
solo ne' loro canonici o nei monasteri, ma eziandio in 
persone laiche, a titolo di vendita, donazione o per- 
muta ( 3 ); senza dire che una legge dell' imperatore Lo- 
dovico Il lamenta come in certi luoghi, giusta quanto 
se ne predica dalla fama, e conti e vescovi ricevano il 
guadio si dagli incestuosi e si da quelli che non pagano 
le decime; anzi con questi ultimi i preti stessi ne divi- 
dano lo importo. Il perchè determina che qui .... de- 



C) Caroli M. Leges, apud Muratori, S. R. /., voi. I, par. II, co!. 101, 105; 
lex LXI et XCV. 

( 2 ) Mansi, Condì., XIV. 840. Si aulem laici capellas habuerint, a ratione et 
auctoritate alienimi habetur ut ipsi decimas accipiant, et inde canes aut geni- 
ciarias suas pascaiit. Sed potius presbyteri ecclesiarum eas accipiant. . . . 

( z ) Muratori, Antiquit. Hai., Dissert. XXXVI. 



( 461 ) 

cimam ammonitionem et praedicationem sacerdotum dare 
neglexerint , excommunìcentur (*). 

Or le succennate disposizioni , e con esse gli avvertiti 
difetti , vediam noi appunto verificarsi per quanto ri- 
guarda in modo particolare le condizioni della Chiesa 
Genovese. Dove precisamente in omaggio alle costitu- 
zioni caroline, il vescovo Teodolfo concede, o a dir me- 
glio conferma (952), alla basilica di san Siro omnem deci- 
mationem ipsius ecclesie antiquitus pertinentem per finem 
et coherentias designatas foris muro civitatis Janna usque 
in fossato Aura palatii et flumen Vesano et usque in fos- 
sato sancii Michaelis ( 2 ). Le quali decime però essendo 
devolute non tanto alla chiesa di san Siro quanto alla 
episcopale, vedonsi più tardi trapassate nei canonici di 
san Lorenzo per donazione di Siro II (1132), confermata 
successivamente ed ampliata dal Prelato medesimo ( 3 ). 
Ma d'altra parte, disponendosi, come notammo, che 
una porzione delle decime dovesse erogarsi a beneficio 
delle cappelle e delle basiliche, troviamo che di siffatta 
costituzione e di un lodo consolare 1111 ( 4 ) si vantag- 
giarono i monaci, sostenendo al cospetto di papa Inno- 
cenzo II il loro diritto alla proprietà delle decime de' Vi- 
sconti che loro aveva assegnate nel 1056 il vescovo 
Oberto ( 5 ), e che ora i canonici del Duomo pretendeano 
comprese nella citata donazione del 1132 ( 6 ). 

Anche le decime appartenenti a qualche pieve o cap- 
pella , o pure derivanti da considerevoli tenimenti , 

I, 1 ) Ludovici II nip. Leges, apud Muratori, voi. e par. cit. , col. 156, lex I. 

(») Atti, I. 279. 

( 3 ) Reg., pag. 444, 453, 456, 459. 

(') Id., pag. 443. 

( 5 ) Id., pag. 441. 

(•) Id., pag. 445. 



( 462 ) 

voggonsi amministrate direttamente da' nostri Vescovi, 
e da essi concedute in locazione. E sono quelle della 
pieve di Vara e della cappella di Gentaura ('), nonché 
le altre delle terre livellane di Greto ( 2 ), e dei donni- 
cati e terreni di Verzili, Moconesi ( 3 ), Bargagli ( 4 ), ecc. 
Se non che, scrive l'economo Alessandro, molte di 
queste decime, a motivo di confusioni ed anche per ini- 
qui mezzi, vennero col processo de' tempi alle mani 
de' laici, non pochi dei quali le impiegarono in usi af- 
fatto disparati da quelli per cui erano state istituite, 
mentre più altri le costituivano in dote alle loro figliuole. 
Opportunamente perciò il Concilio II di Laterano di- 
chiarava sacrileghi tutti i detentori di decime , loro 
intimando di rinunciarle tosto alle chiese sotto pena 
d' incorrere nella eterna dannazione. L' arcivescovo Siro, 
che nel rivendicare il sacro patrimonio avea poste tutte 
le proprie forze, convocò adunque i rettori delle chiese 
diocesane , e dai medesimi avuta contezza cosi delle 
decime ad esse chiese pertinenti come di quei che le 
riteneano, commise all'economo Alessandro di redi- 
gere di ogni cosa un apposito ragguaglio ( 5 ). Sali quindi 
egli medesimo il pergamo , e bandi al popolo la sen- 
tenza de' Padri del Concilio, per modo che non pochi 
si ridussero alla intimata rinuncia ( 6 ). Altri poi fu- 
ronvi costretti in virtù di placiti consolari ( 7 ). Ma 
altri eziandio si mostrarono sordi ad ogni fatta ammo- 



(') Reg., pag. 290. 

(') Id., pag. 146. 

Id., pag. 285. 

(*) Id., pag. 298. 

( 5 j Id., pag. 15, 22. 

(') Id., pag. 28, 29, 387. 

Id., pag. 68, 72, 79, 93, 108, 114, 383. 



( 463 ) 

nizione (') ; e la sentenza di scomunica pronunciata dal- 
l' arcivescovo Bonifazio nel 1189, sembra una ben chiara 
prova per dimostrare che neanche di que' giorni la Chiesa 
era rientrata nel godimento di tutti i suoi diritti ( 2 ). 
Bensì vuoisi avvertire che i più ostinati detentori ap- 
partenendo alle primarie famiglie dello Stato, deriva- 
vano per fermo da questa loro condizione la forza di 
resistere ai precetti ecclesiastici; e che d'altra parte la 
Chiesa, rivendicato il dominio diretto di esse decime, non 
sapea far meglio di concederne altrui 1' utile a titolo di 
feudo ( 3 ). 

Le pievi delle cui decime è caso nel Registro, sono 
quelle di san Martino degli Archi, oggi di Albaro, di 
Nervi, di Sori, di Rapallo, di Lavagna, di Sestri, di 
Vara già detta, di Castiglione, di Moneglia, di Cicagna, 
di Bargagli , di Molassana , di Bavari , di Sant' Olcese , di 
San Pier d' Arena, di Borzoli, di Rivarolo, di San Cipriano, 
di Geranesi, di Langasco, di Serra e di Caranza ('*). 

Ma oltre alle decime in genere, il Registro ne ricorda 
alcune speciali; come sarebbero quella del vino a Be- 
gato ( 3 ) , e quella degli olivi che riscuoteasi nelle sole pievi 
di Nervi e di Sori, e veniva ripartita fra la Cattedrale, le 
chiese pievane e le cappelle di que' luoghi medesimi ( 6 ). 
Rammenta eziandio la decima del mare; e con siffatto 
nome accenna a quella imposta onde a favore del Vescovo 
erano colpiti i traffici marittimi, e che doveasi così dai 
genovesi come da' forastieri che navigavano insieme con 

(') Reg., pag. 15, 23. 

H Id., pag. 461. 

( 5 ) Id., pag. 298, 318, 320, 322, 323, 398, 399, 460, 466. 

( 4 ) Id., pag. 8, 9, 11, 23, 385. 

O Id., pag. 12. 

(°) Id., pag. 14, 81, 335. 



( 464 ) 

essi ('). E dico che colpiva i traXIici , perchè le navi ar- 
mato in corso ne andavano immuni ( 2 ) , mentre non po- 
teano esimersene i proprietari di que' legni che li avessero 
venduti, quando anche la vendita fosse seguita in paese 
straniero ( 3 ). Forse i nostri Prelati ebbero la '.concessione 
di questa decima per autorità imperiale, così come gli 
Arcivescovi di Milano, secondo attesta Galvano Fiamma, 
ebbero per tale autorità la gabella (teloneum) sulle 
strade regie e sopra qualunque carro, cavallo od uomo 
che entrasse in città; si che d' ogni carro di legna pren- 
devano un pezzo, d' ogni sporta di pesci un pesce, d'o- 
gni infornata un pane ( 4 ). Nel modo stesso la Chiesa di 
Cremona ripeteva , o almeno pretendeva ripetere da Carlo 
Magno, e men dubbiamente da altri Imperatori, alcuni 
dazi e i tributi del sale onde in effetto godeva ( 5 ). Veniva 
poi la decima del mare esatta proporzionatamente alla 
importanza delle diverse traversate; e pagavasi in natura, 
trattandosi di sale, di grano e di biade ( 6 ). Per ogni 
altro genere di mercanzia, sopra ciascuna nave che 
giungesse dal Pelago ( 7 ) si percepivano 22 soldi */a» ed 

(') Reg., pag. 117. 

H Id., pag. 118. 

( 5 ) Id., pag. 404. 

( 4 ) Ved. Giulini', I. 591; Cantò, Varii punti della Storia della Lombardia, nel- 
l' Archivio Storico Italiano, serie III, voi. XIV, pag. 190. 

(') Ved. Robolotti, Delle pergamene e dei casi di Cremona avanti il 1000, 
nel voi. I della Miscellanea di Storia Italiana, pag. 522. 

( G ) Reg., pag. 9, 11, 56, 58, 59, 99, 110, 127, 128, 129, 260. 

( 7 ) Notò già il eh. Desimoni « che i genovesi intendevano di significare con 

tale parola l'alto mare od altura, la quale per essi cominciava al di là 

dei seguenti tre punti: Roma ad oriente, Salò ad occidente, e Capo Corso a 
mezzogiorno. Di guisa che V altura al di là di Roma e di Salò abbracciava 
ogni parte marittima anche vicina a terra; ma si scostava di tre miglia dal 
lido tutto giù quanto è lunga la riviera di Toscana, Genova, Provenza e Cata- 
logna » (Atti, III. pag. XC). 



( 46o ) 

una metà soltanto di questa somma se tornava di Si- 
cilia; nove soldi per ogni arrivo dalla' Sardegna, e sette 
per ogni approdo dalla Corsica ( l ). Né coloro che partiti 
da qualche punto delle Riviere fossero direttamente sorti 
nel nostro porto ne andavano immuni , sempre che quivi 
stesso avessero smerciate le loro derrate ( 2 ). 

La decima poi, quanto è almeno delle navi reduci 
dal Pelago, riscuoteasi nell'interesse della Chiesa dagli 
stessi nocchieri su tutti i naviganti; e la Curia ne la- 
sciava in compenso a' collettori una parte (soldi 2 V2)? 
ovvero forniva loro un pasto ( 3 ). Infine gli emendatori 
aveano del 1166 inserito nel Breve della Compagna un 
capitolo, in forza del quale gli associati giuravano che 
al ritorno da ogni viaggio avrebbero satisfatto all' ob- 
bligo della decima, secundum quod consuetudo itineris 
exegerit in ordinatione Consulum ( 4 ). 

Ci rimane a soggiungere che ad egual trattamento 
andavano soggette le navi che avessero approdato in 
ogni altro porto scalo del terrirorio cui si estendeva 
la giurisdizione spirituale del Vescovo. Ce ne stanno 
mallevadori più documenti nei quali per questo rispetto 
si citano Rapallo, Sestri, e quanto di littorale si stende 
dalla pieve di Lavagna a Portovenere ( 5 ). 

I Vescovi inoltre come di ogni altra decima cosi so- 
lcano adoperare per questa marittima, consentendola in 
feudo ; giacché in tal senso deesi intendere quel capitolo 
del Registro laddove trattasi de his qui hdbent navem 

(') Reg., pag. 9, 10. La cifra di tutte queste contribuzioni si ripete esatta- 
mente ancora in un documento del 1258 (Ved. Jurium , I. 1275). 
(') Reg., pag. 67, 270, 396. 
( 5 ) Id., pag. 391. 
(') Id., pag. 389. 
( 5 ) Id., pag. 384, 463. 

Atti Soc. Lig. St. Patria. Voi. II, Part. I, Fase. III. 31 



( 466 ) 

prò niellarla. In questo capitolo trovansi appunto no- 
tati coloro cui la Chiesa aveva investiti del diritto di 
raccogliere annualmente essa decima su di una o più 
navi; e meglio ce ne chiarisce la sentenza della Curia 
di Sigifredo che gli fa seguito immediato ('). Oltre di che 
già rammentammo altrove la investitura del diritto di 
saffatta esazione reiteramente avvenuta per opera dei 
nostri Vescovi a beneficio della famiglia dei Bulgaro 
fin presso alla metà del secolo XIII ( 2 ). 

Poco stante però il Comune , mirando a liberarsi 
da ogni ingerenza ecclesiastica, o come oggi direbbesi 
a secolarizzare il governo, contestava forte all'Arcive- 
scovado il possesso di tale diritto. Donde nasceva un 
litigio , composto poscia in virtù di transazione ai tempi 
di Gualtieri da Vezzano. E la forma del componimento 
era questa (1258): che l'Arcivescovo rinunziava all'e- 
sercizio degli allegati diritti; il Comune, a compensar- 
nelo, gli pagherebbe annualmente cento lire di genovini, 
e aggiungerebbe cinquanta mine di sale ( 3 ). 

Quanto si nota nel Registro a proposito della decima 
in discorso , può giovare a fornirci una qualche idea 
sulle condizioni del commercio e della navigazione dei 
genovesi nella prima metà del secolo XII , nonché sui paesi 
che aveano più frequenti relazioni con noi; tra i quali 

(') Reg., pag. 27. 

( 2 ) Ved. a pag. 329. 

C) Jurium, I. 1275. Del resto gli umori correan cosi anche altrove. I sar- 
zanesi, per esempio, toglieano nel 1296 alla chiesa di Limi il castello d'Amelia 
e la dogana del sale che le spettavano ab antico. Ricorse il vescovo Antonio 
di Camilla a papa Bonifazio Vili, e questi rimise la causa a Guidoco da Milano 
arcidiacono di Bergamo; il quale sentenziò dovessero i sarzanesi restituire al 
Vescovo il castello e la dogana. Ma i condannati , in pieno parlamento si op- 
posero; e nulla da essi fu restituito. Ved. Semeria, Secoli cristiani della Ligu- 
ria, voi. II, pag. 64. 



( 467 ) 

vogliamo nominare F Africa settentrionale e le isole Ba- 
leari. Troviam pure che i terrazzani di Portovenere e 
di Rapallo erano anch'essi già molto innanzi ne' traffici; 
ed abbiam nota che in quest' ultima terra si teneva 
annualmente un mercato ('). Così prete Oberto di Riva- 
rolo ed i suoi nipoti promettono di pagare la pensione 
di tre fondi in Lavagna singulis annis tempore mercati 
de Rapallo ( 2 ). 



(') Reg., pag. 398. 
(*) Id., pag. 87. 



PARTE TERZA 

DELLE SIGNORIE, DEI DIRITTI 
E DELLE PROPRIETÀ 



CAPITOLO PRIMO 

Primi e certi acquisti di proprietà in Taggia. Probabili origini di quelle di 
San Romolo e di Ceriana. Queste ville si ripopolano dai coloni della Chiesa. 
Signoria dei Vescovi. Loro vassalli. Compagna. Consolato ed altre forme di 
governo. Uffici. Onoranze. Angherie. Beni allodiali. Gastaldi. Fazioni civili. 
Primi pericoli della signoria. Ricorsi dell'Arcivescovo al Papa; pratiche e sen- 
tenze dei delegati papali. L'Arcivescovo rientra nell'esercizio dei propri di- 
ritti; ed in più guise ne fa sperimento. Però la parte che gli è contraria si 
risveglia; ed Jacopo da Varazze vende la signoria. 



§ I. Già notammo come le ville Ceriana, Matuziana e 
Taggia abbiano nelle più antiche età rilevato, quanto 
allo spirituale, dalla Chiesa Genovese; e come in Ma- 
tuziana, sita opportunamente alla marina e quasi ad 
ugual distanza dalle altre due ville, a' tempi di san Fe- 
lice dimorasse il corepiscopo Ormisda (l). Il quale ci 

(') Ved. a pag. 338. 



( 470 ) 

converrà credere non essere stato 1' unico che reggesse 
con tal dignità il governo delle terre anzidette; concios- 
siachè se la introduzione de' corepiscopi nella Chiesa 
occidentale non rimonta oltre la metà del secolo V, si 
sa nondimeno che durò in vigore fino all' Vili ('). 

In qual modo poi i nostri Vescovi acquistassero beni 
allodiali nelle accennate contrade, inizio e scala del 
loro principato civile, egli è da chiedersi appunto alle 
memorie che narrano del già detto corepiscopo e di 
san Siro inviatogli da san Felice siccome aiutatore nel- 
F esercizio del sacro ministero. Cum quo (Hormisda) 
aliquamdiu commoratus, in Bei laudibus et servitio ambo 
persistentes , mirabilia ostenderunt super his qui infìr- 
mabantur. Inter quae Galionis Fisci Eocacloris filiam 
beatus Syrus orationibus suis a demonio liberavit. Cui 
statim praefatus Galio curtem , quae Tobia nuncupatur , 
devotissime obtulit, subscripta cautione , positam iuxta 
flumen Tabiae et litlus maris , usque ad iugum Alpium , 
cum massariciis et familiis utriusque sexus suo iuri 
pertinentibus, cum capella inibi aedificata in honorem 
beati Petri principis apostolorum ; quae curtis distai a 
Matutiana , quae nunc Sancti Romuli dicitur, fere mil- 
liaria quatuor ( a ). 

Eccoci dunque fatti certi, quanto è almeno degli ac- 
quisti di Taggia. Ma non cosi chiara procederà la bi- 
sogna cercandosi di quelli delle altre ville ; benché il 
Varagine ne dia merito egualmente a san Siro, facile 
com' egli è a derivare da questo suo illustre predeces- 
sore le più cospicue temporalità della Chiesa Geno- 
vese ( 3 ). Forse 1' acquisto di proprietà in Matuziana e 

(') Nardi, Op. cit., I. 434 passim. 

(') Bolland., Ada Sanctor., sub 29 iunii. 

( s ) Varagine, Chron. Gen., col. 25. 



( ^71 ) 

Ceriana si ha da ritenere alcun poco posteriore ; e forse 
anche non è da spregiare l' opinione del Paganetti e del 
Pira, i quali si avvisano che il Varagine abbia in tal 
guisa derivata la origine di essi beni, da che rinvenne 
come fossero donati a san Siro, senza poi avvertire che 
sotto di tal nome lungamente s' intese denotare la Chiesa 
di Genova ('). Bensì con maggiore apparenza di verità 
noi potremo a nostra volta pensare che le donazioni 
siensi rapidamente, moltiplicate, poscia che i miracoli di 
san Romolo ottennero tanta celebrità da mutare nel 
nome di lui il romano appellativo di Matuziana, e 
crebbe il suo culto per l'accorrere dei devoti alla Baitma, 
che è a dire all' eremo in cui aveva chiusi i suoi giorni. 
Ma, disertato il paese per le frequenti e disastrose 
scorrerie saraceniche, diceva il vescovo Teodolfo, res 
nostre Ecclesie vastate et depopulate et sine habitatore 
reliete sunt ecclesie in tdbiensibus et matutianensibus 
fmibus ( 2 ). Il perchè accedendo alle istanze direttegli 
da ben ventotto famiglie di famuli della sua Chiesa, con 
libello del marzo 979 concedeva loro tutti i beni della 
medesima posti in locas et fondas molacianas tramonte 
a turre telamone, canale castagnanico et pucio gurrino, 
pino paragallo , bialare , eas talare , castelo de canusco seu 
in velaga , in montébugno. Ai quali beni si assegnavano 

per confini : de una parte fluvio armedana et de alio 

latere monte qui dicitur pino ascendente in iuvo et 

alpe que dicitur agonia, de subtus litus maris. Conce- 
deva inoltre alle stesse famiglie altri beni in loco et 
fundas Tobia, seu in Luvignana, corte indominicata in 
domocolta que est posila prope fluvio Tobia , seu in Po- 

(') Paganetti, I. 89; Pira, Storia a" Onegl/a, I. 167. 
C) Jurium I, col. 7. 



( 472 ) 

zana et in Pertuso, in Castolo de Campomarcio... et in 
castagneto qui fuit domnicato Sane ti Siri, in Caneto, 
in Buriana vel Colla Clemapa et Colla Clcmura usque 
in Cipo usque in Bugnoni ; de subtus fine litus maris ('). 
Finalmente lo stesso vescovo Teodolfo emanava nel- 
l'anno successivo un diploma, in forza di cui riservata 
a sé la quarta parte dell'usufrutto di tutti i beni, do- 
nava a' suoi canonici le tre rimanenti , cum ecclesiis 
baptismalibus et decimis et redditibus omnibus ( 2 ). 

Cosi da quelle ventotto famiglie di famuli sedenti nelle 
proprietà della Chiesa ripopolavansi.le dette ville ; mentre 



(') Jurium, I. col. 4-5. Non è per fermo una facile impresa quella di rintracciare 
sotto la scorza dei nomi testé riferiti, e forse non infrequentemente alterati, 
le località che a' medesimi possono corrispondere. Ad ogni modo vogliam pro- 
varcisi, rimettendo ai più esperti non solo il completare, ma eziandio il cor- 
reggere le nostre ricerche. 

Quanto è di San Remo pertanto, a noi sembra che nel Pino Paragallo e nel 
Bialare sieno da riscontrare le attuali borgate di Bragallo e di Berallo verso 
Triora; nel Castalare la Costa del Castellavo sopra il monte Bignone {Monte- 
bugno) ; nel Velaga il Verezzo, che ha sotto di sé le frazioni Ubaga e Ubago ; 
e nel fluvio Armedana il torrente Arma, confine di San Remo coi paesi del- 
l' Arma e di Russana. Quanto è di Taggia {Tabia) poi, riscontriamo nel Portiana 
o Pozana il men vetusto Porsano, oggi Porseì ; e nel Pertuso il fossatum Per- 
tusii, nome ora perduto, ma che secondo ci fa rilevare il nostro egregio socio 
avv. Antonio Filippi, si incontra in due documenti tabiesi del 1217 e 1228, e 
doveva indicare un torrente all' ovest di Riva Ligure. I quali due docu- 
menti hanno tratto alla giurisdizione che il monastero genovese di santo Ste- 
fano esercitò su Cipressa, Terzorio e Porsano. Crediamo poi che il Buriana sia 
identico con la Terra di Poriana, che è nome di un cospicuo tenimento ondo 
occorre memoria frequente nei cadastri di Taggia del nostro Archivio Gover- 
nativo (sec. XV11-VR1). Nella Colla Clemapa forse è da scorgere la Ciappa 
(Spinola e Rergonzi) presso lo sbocco della fiumara di Taggia, e nella Colla Cle- 
mura il monte Colina a nord di Verezzo; finché proseguendo ad ascendere si 
si giunge al Cipo, ossia all' attuale monte Ceppo, donde nasce \\Osentina influente 
del Taggia. Di qui poi discendendo si tornerebbe al monte Bignone (Bugnoni), 
già ricordato in quel di San Remo, e continuerebbesi infino al mare. 

C) Jurium, I. col. 8. 



( 473 ) 

da tali concessioni traeva origine la signoria politica 
della Chiesa medesima. Signoria però non ancor piena, 
da che essi beni tuttora diceansi posti in Comitatu 
Vigintimiliense ; né ancora estendentesi all'intero paese, 
ma limitata alle res che in tabiensibus et matutianen- 
sibus fìnìbus... nostre Ecclesie subiacebant imperio ('). 
Che se poi, nel 1038, Corrado conte di Ventimiglia 
rinunziava a prò' del vescovo Corrado I tutti i diritti 
e le regalie che su detti beni e ville gli compe- 
teano ( 2 ) ; forse il patrimonio della Chiesa neanche 
dopo siffatta rinuncia sottraevasi in tutto alla giurisdi- 
zione comitale. Tanto è vero che nelle posteriori con- 
testazioni tra' Vescovi e canonici di Genova e gli uomini 
di San Romolo intervengono tuttavia a sentenziare i 
Conti, e non sempre per mera virtù d'arbitraggio ( 3 ). 
Il perchè l'assoluta emancipazione della signoria epi- 
scopale, si ha più che altro, da ricercare nelle prime 
controversie de' Conti suddetti col già potente Comune 
Genovese, ed ha base più larga nel fatto di quello che 
nel diritto. 



(') Jurium, I. col. 5 e 7. 

O Id. I. col. 9. Tra le località specificate in questo diploma, sono da ricor- 
dare segnatamente il monte qui dicitur Puzegio, poscia borgata del Poggio in 
quel di San Remo, ed il Boscomalo o Boscomare. 

Avvertasi qui che nei Documenti concernenti la causa delle quattro gabelle 
vertente tra V Ecc.ma Camera e la Magnifica Comunità di San Remo, stam- 
pati in Piacenza dal Giacopazzo nel 1731, e precisamente in una sentenza 
del 15 marzo 1361, si enuncia fra gli altri atti prodotti: instrumentum cuiusdam 
privilegii Conradi imperatoris super quibusdam terris et locis sancii Syri epi- 
scopi in terris Vintimilii (pag. 11). Ved. anche Jurium, II. col. 688 e segg. Ma 
qui vi ha certo confusione tra due omonimi, e fu scambiato l' Imperatore col 
Conte ; sicché il privilegio onde è caso in questa nota dee ritenersi non altro 
che quello succitato del 1038. 

( s ) Reg., pag. 442, 443. Ved. anche Poggi, Della sovranità di San Remo ecc., 
MS. de'l'Arch. Gov. ; voi. I. pag. 214. 



( 474 ) 

§ II. Comunque siasi i Vescovi, divenuti signori, non 
mancarono di procacciarsi a loro volta de'. vassalli, con- 
sentendo in feudo alcune delle proprietà della Chiesa. I 
quali vassalli certo erano di condizione elevata, e forse 
anche scelti fra gli ufficiali mandati a reggere il dominio 
con titolo di viceconti od altro somigliante. Furono 
poi questi Martino prete, Paolo e Ricolfo ; donde le 
tre discendenze dei Premartini, stati i più numerosi, 
dei Polengi e dei Riculfengi. I quali tutti, quanto era 
de' feudi cui teneano ab antico dalla Chiesa, veniano 
esonerati dal pagamento di ogni dazio e diritto, a con- 
dizione di certi omaggi da prestarsi al Vescovo quando 
giungea nella terra come appresso diremo ('). Non tar- 
darono però su questo argomento a sollevarsi questioni, 
pretendendo i Premartini di estendere la citata esenzione 
anche alle loro proprietà particolari, cui il Registro ci 
addita nel monte della Villa e nei beni un dì posseduti 
dagli uomini di Serrino ( 2 ). Se non che del 1123 usciva 
sentenza, con la quale siffatta immunità, rispetto ai 
Premartini veniva limitata a que' beni solamente cui il 
prete Martino avea posseduti co' suoi quattro figli ; e si- 
milmente , quanto era de' Polengi e dei Riculfengi, a 
quegli altri che aveano rispettivamente posseduti gli 
stipiti loro ( 3 ). La quale sentenza, riguardo a' Prema r- 
tini, veniva poi confermata ancora dai giudici della 
Curia nel 1164, con dichiarazione che dal beneficio di cui 



(') Le origini di questi feudi devono bensì farsi risalire al secolo XI ; ma 

non occorre già anticiparle di tanto, come si avvisa il nostro ottimo amico 

.cav. Rossi (Storia di San Remo, pag. 95), da farle coincidere coi tempi ne' quali 

i Conti di Ventimiglia non aveano rinunciati ancora a favore de' Vescovi i lor 

privilegi. 

(') Reg., pag. 125-26. 

( 5 ; Jurium, I. 20. 



( 475 ) 

sopra doveasi ritenere esclusa la loro discendenza fem- 
minile, o, come essa conferma diceva, le Premartine ('). 
Ma la signoria episcopale non impedì punto a que' ter- 
razzani il godere delle franchezze comunali ; anzi pare 
che non fossero de' più tardi a vantaggiarsene, se già 
un atto del 1110, riferendosi a circostanze alcun poco 
anteriori, fa esplicita memoria dei Consules Sancii Ro- 
muli. I quali, per esser difesi da quei di Genova contro 
la Canonica di san Lorenzo, e per avventura sperando 
anche di esserlo contro il dominio del Vescovo, venerimi 
Januam et cum iure iurando intraverunt in societate 
ianuensium ( a ), che è a dire giurarono la Compagna del 
nostro Comune. Però vane rimasero le speranze; che 
i genovesi erano astretti anch' essi da giuramento a 
mantener l' onore della Chiesa e del Vescovo , anzi ad 
accrescerlo ( 3 ). Troncossi perciò allora la causa (1124), 
con dar torto a' sanremaschi ( 4 ); i quali, a vendicarsene, 

(') Reg., pag. 380 e 397. La discendenza dei Premartini esisteva ancora nel 
secolo XVI , e di essa è memoria in un capitolo speciale dello Statuto di 
San Romolo del 1 565, che ha questa rubrica : De beneficio et privilegio Pre- 
martinorum. Donde si scorge « che i Premartini partecipavano col Fisco ai 
proventi delle condanne sì civili che criminali, emanate contro i loro servi e 
domestici, e contro i casulani ed altra gente addetta al loro servigio ; che 
dessi avevano il diritto di aggregare al loro ordine, o per contratto dotale o 
per legato, altre persone di eguale condizione; che due di essi avevano auto- 
rità di far radunare il. Consiglio, ed obbligarlo a deliberare sopra quanto espo- 
nevano, sotto pena di rimozione dall' ufficio per chi avesse opposto rifiuto ; 
che il Consiglio era obbligato ad eleggere ogni anno un sindaco fra i membri 
del corpo privilegato, e che allo eletto spettava di rappresentare e di difen- 
dere tutti i privilegi del corpo istesso. — La casta dei Premartini scomparo 
colla soppressione delle libertà e dei privilegi del popolo sanremese fatta dal 
Governo Genovese nel 1753 ». Ved. Rossi, Storia di San Remo, pag. 185-86. 

O Jurium, I. 20. 

( 3 ) Ved. il Breve Consolare del 1143, nei Mommi. Hist. Patriae, Leges Mu- 
nicipales, col. 241. 

(') Jurium, I. 24. 



( 476 ) 

cercarono staccarsi dalla fedeltà giurata quattordici anni 
indietro. Donde la spedizione armata dei genovesi nel 
1130, altrove da noi accennata (') , ed il cui esito non 
poteva esser dubbio. Januenses ad Sanctum Romulum 
tenderunt, et turrem ibi edificaverunt ; et homines illius 
loci..... fidelitatem sancto Syro et populo immensi in per- 
peluum iurare fecerunt ( 2 ). 

Non so ben dire se dopo questa forzata sommessione 
gli abitanti di San Romolo continuarono, senza alcuna 
interruzione, ad avere i lor proprii Consoli; ma sarei 
quasi per inchinare al contrario parere, esaminando il 
Breve onde quel popolo si trasse a giurar la propria 
Compagna addi 26 giugno 1143. La quale nel detto Breve 
si stabilisce della durata di un quadriennio, mentre si 
giura poi non solamente per questo spazio preciso, ma 
eziandio per quello di circa due mesi che debbono an- 
cora trascorrere innanzi l' epoca designata qual regolare 
cominciamento del primo anno. Il Breve offre inoltre pa- 
recchie analogie con quelli delle Compagne genovesi, si nel 
prescrivere che debbano giurarlo quanti aveano varcati 
i quindici anni e non superati i settanta ( 3 ) , e si nel 
tempo a cui si protrae ( 4 ) ; con questa differenza però 
che mentre in Genova V anno della Compagna avea 
principio dalla Purificazione (2 febbraio), a San Romolo 
cominciava dall' Assunzione (15 agosto). Cionondimeno 
noi non vorremo avventurarci a dedurre da questo 
esempio un criterio fìsso; ben sapendo come il determi- 
nare la durata maggiore o minore della Compagna fosse 
cosa affatto arbitraria nell' atto costitutivo della mede- 

(') Ved. a pag. 339. 

(*) Caffari Annales, ann. 1130. 

(') Jurium, I. 755-57. 

(•) Ved. Atti, I. 194. 



(477 ) 

sima; tanto è vero che un Breve del 1227 protrae ap- 
punto questa durata usque ad quinque annos ( ! ). I Con- 
soli invece, quattro di numero, e talvolta anche sei ( 2 ), 
doveano rinnovarsi annualmente ; e nominati dalla Com- 
pagna, otteneano dalla Curia del Vescovo la conferma; 
non senza l' onere di un tributo da parte della Com- 
pagna elettrice, ad opportuna ricognizione della suprema 
potestà. L' anno consolare poi decorreva naturalmente 
cogli stessi termini stabiliti per quelli della Compagna ; 
e questa ed i Consoli giuravan fra le altre cose di difen- 
dere e salvar V onore dell'Arcivescovo, della Canonica 
di san Lorenzo, di tutto il distretto signorile, et specia- 
liter castrum Sancti Romuli et Ciliane ( 3 ). La Compagna 
inoltre non commetterebbe alcun furto maggiore di sei 
denari, né alcun guasto od incendio se non per comando 
{per parabolani) dell'Arcivescovo e dei Consoli; non en- 
trerebbe in alcuna congiura (rassa), né costituirebbe altre 
Compagne senza il consentimento dell'Arcivescovo stesso. 
E di rimando i Consoli : Quicquid dominus Archiepi- 
scopus de comunibus negociis ianuensium nobis prece- 
perit... adimplebimus ( 4 ). 

Non era però il Consolato una magistratura cosi as- 
solutamente stabilita, da non potersi sostituire con quelle 
di un Podestà o di un Vicario; le quali era pur lecito 
lo abbandonare a loro volta' per riprendere il governo 
de' Consoli. Perciò allo scadere dei tempo prefisso alla 
durata di ogni magistrato politico, l'Arcivescovo, se pre- 
sente, oppure il suo nuncio, convocava il Consiglio per 

(') Jurium, I. S87. 
(») Id., I. 754. 

( 5 ) Id., I. 587. Però in un documento posteriore (1225) l'anno consolare si 
comincia invece dalla festività di san Michele (Id., I. 755-57). 
( 4 ) Reg., pag. 120-22. 



( 478 ) 

intenderne la volontà. Bensì il costui voto non era 
deliberativo, perchè il Prelato rimanea poi sempre li- 
bero di dare a' proprii sudditi un governo diverso da 
quello per cui si erano pronunciati; a condizione però che 
dovesse egli stesso pagare gli eletti col provento esclu- 
sivo di quella parte de' bandi e delle condanne a lui 
riservata ; cioè lire cento di salario al Podestà od al Vi- 
cario, e lire 50 al giudice del primo. Poteano tuttavolta 
i sanremaschi ottenerne anche licenza di eleggersi diret- 
tamente il Maestrato nel pubblico parlamento; ma al- 
lora, per riconoscere il diritto sovrano dell' Arcivescovo, 
doveano pagargli uno special tributo, che nel 1143 ve- 
niva fissato in sei lire ('). 

Questa consuetudine ci spiega poi abbastanza le fre- 
quenti mutazioni che si riscontrano nel sistema gover- 
nativo di quelle terre; oltre di che dal vedere prescritti 
solamente gli stipendi devoluti al Podestà ed al Vicario, 
si deduce come gratuito fosse invece 1' ufficio de' Consoli. 
I quali infatti derivavano ogni loro compenso da' pro- 
venti che gittava 1' amministrazione della giustizia ; 
promettendo però di non riscuotere mai oltre a dodici 
denari per ogni placito, salvo ad accrescere siffatta 
somma con quella parte delle penalità che loro avesse 
voluto rinunziare 1' Arcivescovo ( 2 ). 

Il Podestà, come è noto, era un cavaliere, un uomo 
d' armi insomma e non di toga ; perciò vediamo che a 
somiglianza di quanto adoperavasi ne' grandi Comuni, 
doveva avere il suo giudice pel disbrigo delle liti. 11 
Vicario invece era uom di leggi; e perciò, non trovan- 
dogli dato compagno alcuno nel governo, si capisce 



(') Reg., pag. 122. 
O Id., pag. 121. 



( 479 ) 
che in sé riuniva l' amministrazione politica e la giudi- 
ziaria. 

L'Arcivescovo intitola vasi comes et dominus. Sancii 
Romuli (*), dominus et comes Celiane et hominum ipsius 
loci ( 2 ); e su entrambe le terre esercitava il mero e 
misto imperio. Vi costituiva conti, visconti, gastaldi ( 3 ), 
e vi creava giudici e notari ( 4 ), scegliendo i primi tra 
i suoi migliori vassalli ( 5 ). Nominava egualmente ogni 
anno , od approvava almeno, il cancelliere, i chiavigeri, 
i campàri, i falciatori ( 6 ). Il quale ultimo ufficio denota 
come T agricoltura fosse ben poco progredita in quelle 
contrade, lasciando supporre molta estensione di territorio 
tuttavia ingombra di sterpi. Difatti i Consoli di San Ro- 
molo del 1225 e quindi i Rettori del 1230 giuravano : 
nemora... universa de districtu Sancii Romuli cum so- 
ciis meis custodivi faciam secundum consuetum erat 
vel constitutum quod custoditi débent ( 7 ). I consiglieri 

(') Jurium, I. 878. 

( 2 ) Notulario di Bartolomeo Fornati, ann. 1250-51, car. 158 verso (Arch. Not.) 

( 3 ) Jurium, I. 64. 

(«) Id., II. 331 e segg. 

( s ) Reg., pag. 398. 

( s ) Rasperii leggesi nel Liber Jurium (II., 334. 336), e forse meglio rusparli : 
uomini incaricati di roncare negli agri incolti, svellendone i rovi ed i prunai; 
la facoltà di ordinare le quali cose era invero tra le signorili. Così per una bolla 
di Onorio III, del 1217, si confermano alla Chiesa di Albano i diritti di platea- 
tico..., glandatico, herbatico, ruspatico, etc."(Ved. Ughelli, I. col. 258). 

( 7 ) Jurium, I. 757, 880. Anche a breve distanza da' nostri giorni notava il 
Casalis (Dizionario ecc., XVIII. 681) che la terza parte della Provincia di 
San Remo era coperta di boschi e di selve. Il dott. Martini (Taggia ed i suoi 
dintorni, pag. 59) ricorda che i boschi di Taggia misurano tuttavia l'esten- 
sione di circa 2000 ettari; e riferisce che nel secolo XVI l'Ordine Gerosolimi- 
tano si rivolse al Magistrato di quella terra, per averne legname acconcio alla 
costruzione delle suo flotte. Il che per avventura accadde fra il 1523 ed il 1529, 
allorché i cavalieri ebbero stanza in Nizza, donde poi mossero per la nuova 
sede di Malta. 



( 480 ) 

poteano bensì venir nominati dalle magistrature locali; 
ma F Arcivescovo avea diritto di aggiungere agli eletti 
per coiai forma quelli che gli fosser piaciuti ; giacche 
per questi officiali, appunto come in Genova ('), non 
aveavi limitazione di numero ( 2 ). Cosi era certo di pro- 
cacciarsi a sua posta la maggioranza. In San Romolo 
infine aveva il diritto di un voto nella elezione del 
Preposito e dei canonici di san Siro ( 3 ). 

Qualunque officiale poi, assumendo la carica, dovea 
giurare piena fedeltà all' Arcivescovo. Il quale era pure 
in diritto di accrescere e sminuire, o, come propria- 
mente diceasi, riformare i Capitoli della terra ; anzi ciò 
era espresso in altro dei medesimi ( 4 ), perchè omnia 
statuta et capitula erant ad utilitatem domini Archie- 
piscopi ( 5 ). Laonde i Consoli (1225) giurando il loro stesso 
Breve, diceano dell' Arcivescovo : in cuius potestate est 
et erit huic Brevi minuere , addere ; et si in hoc Brevi 
additum fuerit vel drminutum aliquid, de addito tenebor, 
de diminuto vero sim absolutus ( 6 ). E così all' incirca 
ripeteano i magistrati di età posteriori ( 7 ). Se non che, 
mentre questi Consoli, obbliga vansi a rendere giustizia 
prò ut nóbis visum fuerit secundum leges romanas et 
capitula loci Sancii Romuli ( 8 ), i più antichi (1143) nei 
loro Brevi prometteano invece di amministrarla secun- 



Ved. Atti, I. 214. 

(*) A San Romolo, in un Consiglio del 1223, se ne contano trenta (Ju- 
rìum, I. 676). 

(') Jurium, II. 331 e segg. 

( 4 ) Id., II. 331-38. 

( 5 ) Id., II. 336. 

( 6 ) Id., I. 757. 

( 7 ) Id., I. 880, 990, 995, 1015. 
(') Id., I. 755, 988, 994, 1014. 



( 481 ) 

dum nostrum sensum ('). Di che possiam giudicare 
che forse non prima del secolo XIII il Comune di 
San Remo avesse data opera alla formazione di un co- 
dice speciale di leggi, o, a dir più giusto, allora soltanto 
i nostri Arcivescovi provvedessero a dotamelo ( 2 ). 

§ III. L'Arcivescovo si recava poi d'ordinario una 
volta all' anno in San Romolo ; ma quando trattavasi 
di un Prelato di fresco eletto, tutti gli abitanti doveano 
muovere con istendardi ad incontrarlo, e giurargli an- 
ch' essi la fedeltà. Tal giuramento poteasi inoltre più 
e più volte rinnovare in processo di tempo , sempre 
eh' egli il volesse. Neil' occasione d' ogni altra gita final- 
mente, doveano solennizzarsi come festivi i primi tre giorni 
da quel dell' arrivo, e nel medesimo spazio avea da te- 
nerglisi corte. Per otto giorni consecutivi doveva pure 
essere mantenuto a spese comuni in San Romolo , in 
vigore di consuetudini riferite in una sentenza pronun- 
ciata dai Pari della Curia nel 1171 , e confermata nel 
1220 ( 3 ). Dalla quale conferma appariamo poi molto bene 
come la somma dei precitati otto giorni andasse divisa. 
Difatti: nel dì dell'arrivo recipitur a gastaldionibus mane 
et sero, et dant ei secundum quod dies ille escigit, et se- 
cundum quod voluntas eius est, omnes eoepensas ciba- 
riorum, et hominibus et equitaturis. Nel secondo giorno 
faceano il somigliante i Premartini, nel terzo i Polengi, 
nel quarto i Rìculfengì ; dal quinto al settimo toccava 
la volta della Comunità (totus vero populus Sancti Ro- 
vinìi tres dies continuos recipit eum) ; nell' ottavo spet- 



(') Reg., pag. 119, 120. 

( 5 ) Ved. Rossi, Storia di San Remo, pag. 127. 

( 3 ) Reg., pag. 349 ; Jur., I. 646-48. 

Atti Soc. Lio. St. Patria, Voi. II, Part. 1, Fase. III. 32 



( 482 ) 

Lava quest' uilicio alla Collegiata di san Siro, i cui 
canonici inoltre dovcano processionalmcntc ricevere il 
Prelato. Finalmente ab hinc in etnica qicisque servii ei 
prò amore sicut cuique placet ('). Però, quanto ai tre dì 
posti a carico dei sanremaschi, erasi patteggiato eoll'andàr 
degli anni, che se la Comunità, dietro il parere de' mac- 
strati di giustizia, avesse amato meglio di riscattarsene, 
sì lo avrebbe potuto pagando il correspettivo mercè una 
colletta di undici denari levata sopra ciascuno de' Premar- 
tini, e d' altri otto sopra ciascun debitale, calcolandosi 
che gitterebbe in complesso un trenta lire di genovini 
all' incirca. Però simile accoglimento non doveasi ritener 
personale ; ma estensibile a' nunzii che 1' Arcivescovo 
avesse spediti come suoi rappresentanti ( 2 ). 

Gli uomini di Ceriana aveano anch' essi 1' obbligo di 
ricevere in tal guisa l' Arcivescovo od i suoi delegati per 
due giorni ogni anno, e di custodire anch'essi i placiti 
alla loro presenza ( 3 ). Ma in processo di tempo questi 
obblighi si mutarono nelP altro di un numero di procu- 
razioni ( 4 ) eguali a quelle dovute dal populus di san Ro- 
molo. Il che riscontro in un atto del 13 maggio 1225 , 

nel quale i cerianesi in pubblico parlamento fuerunt 

confessi se debere dare... domino Ottoni Janue Archie- 
piscopo, cum semel in anno venerit personaliter, procu- 
racionem trium dierum, et ei facere curiam per tres dies 
tamquam domino suo ( 5 ). Ma anche questi tre dì sembrano 

C) Reg., pag. 123; Jurimn, I. 611. 

( 2 ) Jurium, II. 331 e segg. 

( 3 ) ld., I. 189. 

(') Diceasi propriamente procurazione il vitto che si apprestava ai prelati 
allorché andavano in visita. Quando il Vescovo di Limi recavasi in Amelia, la 
famiglia di Opizzino giudice doveva apparecchiargli il pranzo. Vcd. Cibrario, 
Economia Politica, II. 107. 

( 5 ) Jurimn, I. 758. 



( 483 ) 

col tempo essersi ristretti ad un solo; notandosi nell'atto 
di vendita del 1296 che detti uomini débebant dare (Ar- 
chiepiscopo)... orniti anno prò una procuracene circa 
Ubras odo ('). Il che rinviene alla spesa delle procura- 
zioni di que' di San Romolo complessivamente valutate, 
come dicemmo poc' anzi, a trenta lire incirca. 

Ma un altro obbligo pesava pure su quei di Ceriana, 
eh' io non veggo notato rispetto a' sanremaschi ; voglio 
dire il diritto di viatico estimato a venti lire. Perchè il 
Comune, non avendovi potuto in certa circostanza sod- 
disfare (1216), accusavasene debitore, e prometteva pa- 
garlo entro lo spazio di un anno o poco più ( 3 ). 

Epurante il soggiorno dell' Arcivescovo i magistrati 
cessavano dalle loro funzioni ; che egli stesso, governava 
direttamente o col mezzo de' propri vicarii ; udiva le 
querele, e col concorso della sua Curia dava sentenza. 
Onde i Consoli giurano (1225) : Sententias... per domi- 
num Archiepiscopum vel eius curiam latas... firmas lia- 
bebo et... cum sociis meis bona fide execucioni mandabo ( 3 ). 
Egualmente dalle sentenze di essi magistrati, la cono- 
scenza de' quali era limitata a contese di selve, pascoli 
e vigne ( 4 ), aveasi diritto di ricorrere all' Arcivescovo 
in appello, sempre che la causa del placito non fosse 
inferiore ai quaranta soldi ( 3 ), od ai venti come rimase 
determinato più tardi (°). A lui poscia erano riservate 
le cause di maggior momento : incesti, spergiuri, adul- 
tero, omicidii, assalti, furti, rapine, tradimenti; salvo 

(') Jurium, II. 335. 

(*) Id., I. 580. 

( 3 ) Id., I. 756. 

O Rei/., pag. 121. 

( 5 ) Id., pag. 119; Jurhtm, I. 756. 

( G J Juriwm, I. 880, 989, 994, 1014. 



( 484 ) 

a' Consoli od altri ufficiali, cosi lo immischiarsene per 
volontà di lui, come il farne eseguire le decisioni ed 
il riscuoter le pene ( l ). In ogni caso però tutti i beni 
de' condannati per alcuno dei detti crimini, cadeano 
in balia d' esso Arcivescovo ; il quale poteva tenerli per 
sé, donarli alla propria Curia, ovvero anche rimetterli 
al condannato; ed al contrario potea bandire quest'esso 
da San Remo, oppur concedere che in siffatto luogo se 
ne pigliasse satisfazione ( 2 ). I Consoli obbligavansi quindi 
a far rispettare ed osservar la giustizia , così giurando : 
Forestatos... de toto districhi Sancii Romuli et posse , 
una cimi sociis meis prò posse meo expcllam, nec eos re- 
cìdi seu hdbitare in posse Sancii Romuli concedami ( 3 ); 
et cuicumque tempore forestacionis forestatis auocilium 
vel consilium temporale prestaverit ('*■). 

Di tutte le condanne poi e de' bandi per le cause' onde 
conosceano gli altri magistrati, l'Arcivescovo levava 
un quarto ( 3 ), ridotto in appresso ad un quinto ( 6 ); la- 
sciando le rimanenti porzioni al Podestà ed agli altri uffi- 
ciali della terra; ma la divisione dovea sempre seguire 
in tutta buona fede , alla presenza dei gastaldi o d' altri 
rappresentanti arcivescovili. Laonde i Consoli giuravano 
(1225. 1230) : Quicquid inde habuero sine gastaldis non 
dividam ( 7 ) ; e nuovamente (1240) : Quintam par lem 
omnium bannonum undecumque habitorum eidem domino 
Archiepiscopo vel suis nunciis bona fide tribuam ( 8 ). Più 

(') Jurinm, I. 756. 
H kl., II. 334 e segg. 
( 5 ) ld., I. 756, 989, 995. 
(') ld., I. 880. 
( s ) Reg., pag. 121. 
( G ) Jurium, II. 336. 
( T ) ld. 756, 880. 
( 9 ) ld. I. 989. 



( 485 ) 

tardi ancora Jacopo da Varazze avea disposto che il 
tutto si partisse a metà; et istud fecit quiade iure om- 
nes condempnaciones debébant esse domini Archiepiscopi ; 
sed quod dimittebat Potestati et offlcialibus, hoc faciebat 
et facit de gratia ( l ). 

L'Arcivescovo avea pure il diritto eminentemente signo- 
rile della maccellatura ; e dai tenitori de' banchi ripeteva in 
segno di riconoscimento i lombi de' maiali e le anche dei 
bovi. Riscote va del pari il focatico, il terratico, lo scatico 
e P alpiatico ( 2 ), il fodro, il ripatico ed il pescatilo. 

Il focatico s' incontra nettamente determinato per gli 
uomini di Geriana in un quartino di avena per ciascun 
fuoco; non ommettendosi di notare che i fuochi de' ce- 
rianesi sommavano in tutto a centoquaranta ( 3 ). Il ter- 
ratico, quanto è del frumento ed in genere de' cereali, 
soleasi esigere per 1' ordinario nella quantità di un 
moggio (''), od in quell'altra guisa che riputavasi equi- 
valente alla quantità che se ne era seminata ( 5 ); ma a 
Geriana è stabilito in tre staia (°) del miglior grano per 

( 5 ) Jurium, I. 989. 

(') Id. I. 10. 

( 5 ) Reg., pag. 452. A' tempi suoi però il Giustiniani scrìvea di Ceriana : « È 
luogo grosso, e vi sono alquanti dottori, e vi si manda da Genova il Podestà; 
fa da quattrocentosettanta fuochi » (Annali, I. 26). 

(') Il moggio era 1' antica unità di misura del frumento, di cui la mina 
(emina) ed il quartino erano rispettivamente la metà e la quarta parte. Le più 
antiche citazioni del moggio e della mina in documenti genovesi rimontano al- 
l' ultimo trentennio del secolo X ; ma la capacità loro per que' tempi ci rimane 
ignota. Il eh. cav. Rocca ha, rispetto al secolo XIII, alcuni esempi per giudi- 
care che la mina era allora di 9 rubbi ~ libbre 22S = chilogr. 71,47400 = 
litri 91. 633,500 (Ved. Pesi e misure antiche di Genova e del Genovesato, 
pag. 94 e segg.). 

(') Cibrario, Della schiavitù e del servaggio, II. 184. 

( G ) Lo staio era la metà del quartino, e perciò altrimenti diceasi quarta. Pieno 
di grano a raso risultava del peso di chilogr. 0,713, e della capacità di litri 0. 954 
(Rocca, Op. cit., pag. 94, 109). 



( 480 ) 

ogni coppia di buoi, in duo staia per ciascun bovo col 
rispettivo lavoratore o manuale (bracarlo), in uno staio 
per ogni semplice lavoratore. Poteasi però anche risol- 
vere, se così fosse piaciuto all'Arcivescovo, in una sola, 
complessiva ed annua prestazione , la quale si fissava in 
cento mine ('). Del resto il terratico era pur dovuto de 
omnibus... arboribus que impediebant terram ad redden- 
dum fructum (" 2 ), exceptis cannavo et lino , porrisque et 
caulibus ( 3 ) ; ed infatti prescrivendosene a que' di San Ro- 
molo il pagamento , non se ne diehiaravan liberi che 
pochi alberi ficorum et cetrorum , que solimi in sepibus 
collocate , pocius sala de fendimi quam terre reddere fructus 
impediant ( 4 ). 

Lo scatico e 1' alpiatico, ossiano i diritti di pascolo, 
esercitavansi non solamente nell' intervallo tra le messi 
e la seminagione, ma eziandio negli interi anni nei quali 
si lasciavano riposar le terre, di cui troppo facilmente 
si temeva d'esaurire le facoltà produttive. Ciò posto, si 
comprende perfettamente il passo mercè cui i nuovi co- 
loni di San Romolo obbligandosi di rispondere al vescovo 
Teodolfo omni anno vino, ficas et oleum medietatem, sog- 
giungono : et per unumquemque annum quando esca 
fuerit debemus vobis dare scaticum ('). Perocché ciò ri- 
sponde senz' altro agli anni di riposo preaccennati. E 
1' esempio dura tuttodì con larghe proporzioni in molti 
luoghi, dove in conseguenza non esiste proprietà perfetta ; 
come è il caso degli ademprivii della Sardegna e delle 
site delle Calabrie, cui pcrcò la legislazione italiana si 

(') J ti rium, I. 188. 

(*) Id., I. 27, 1412; 11. 331 e segg. 

C) ld., 1. 170. 

C) Id., I. 27, 170 

('•) Id. , I. 6. 



( 487 ) 

è ora proposta il bello e nobile compito di redimere al- 
fine dalla prepotenza pastorale (*). 

Il fodro, ossia l' obbligo di somministrare i foraggi 
alle cavalcature, risolveasi per gli uomini di Geriana 
nel gravame di uno staio d'avena per ogni fuoco ( 2 ). 
Il ripatico equivale certamente al diritto d' approdo alla 
riva di San Romolo; il pescatico alla tassa ond' era im- 
posta la pescagione de" fiumi e degli stagni che pure, 
quant' è di San Romolo, 1' Arcivescovo avea riservata a 
sé stesso ( 3 ). Non cos\ per gli uomini di Geriana, cui 
era lecito invece senza l' onere di alcun tributo (sine 
orniti redditiì) il far legna, il cacciare, il condur l'acqua 
ed il pescare dovunque , eccetto soltanto nella pescaia 
arcivescovile, i cui limiti correvano a Passo Grifforum 
usque ad fossatum Colle Prace ( 4 ). 

Finalmente l' Arcivescovo riscuotea da San Romolo 
certi donativi, i quali volendosi ridurre in numerario, 
vediamo da un atto consigliare del 1223 apprezzati fra 
le cento e le centocinquanta lire ("'). 

Concludendo accenniamo che cadeano nel patrimonio 
dell'Arcivescovato le successioni vacanti, leggendosi nelle 
Consuetudini confermate il 1156, che si quis sine herede 
mortuus fuerit sine iudicio omnia sua revertantur ad 
Curiam ( G ). E meglio ancora ciò si rileva da una sen- 
tenza del 1254, mercè cui i giudici di essa Curia, a pe- 

(') Cibrario, Della schiavitù e del servaggio, II. 19, 20. 

C) Jvrium, I. 188. 

( 3 ) Id., II. 331 e segg. 

(♦) Id., I. 188. 

( 5 ) Id., I. 677. Obertus Falexamis dixit de datis domini Archiepiscopi , qvod 
ìpse dominus Archiepiscopus habeat a Commi® Sancii Rovinìi libras cenlum vi- 
giliti. Philippus 'de Galafiis de donis domini Archiepiscopi dixit de libris CL. 
Anfussus Albavera dixit de donis domini Archiepiscopi de libris C. 

O Id., I. 189. 



( 488 ) 

tizionc de' gastaldi (naturali incaricati di vigilare agli 
interessi del signore), aggiudicano alla medesima i beni 
di Guglielmo Isoardo deceduto intestato e senza eredi 
necessari : prò ut de consuetudine est, et observatum est 
in Ciliana usque modo, diceano i gastaldi nella loro ri- 
chiesta ; et secundum consuetudinem antiquam et appro- 
batam, ripeteano i giudici nella loro pronuncia ('). Sembra 
bensì che l'esercizio di questo diritto non si rimanesse 
coli" andar degli anni privo d'ostacoli; perchè nell'atto 
di vendita del 1296, meglio che enunciarsi chiaramente, 
si esprime con certa circospezione, leggendovisi quod de 
hereditatibus deffunctorum in Ciliana servaretur prò ut 
hactenus est observatum ( 2 ). 

§ IV. Facendoci ora a dire delle proprietà della Chiesa 
e dei diritti inerenti alle stesse, notiamo subito che il 
libello di Teodolfo del 979 ricordando fra queste una corte 
indonnicata, una domocolta ed un castagneto donnicato 
in Taggia ( 3 ), conferma appieno e ribatte la verità della 
leggenda recata in principio del presente capitolo, lad- 
dove narra che Gallione curtem quae Tobia nuncupatur 
(beato Syro) devotissime obtulit. Or si sa che «'curtis, 
corte, si chiamò in origine uno spazio di terreno rispia- 
nato (aia), avente annesso un orto od un verziere, cinto 
da uno o più lati di case rustiche, fra cui talvolta se 
ne alzava una civile, con stalla, porcile, polmento, e 
dagli altri lati di muro o siepe. E il rus romano, la no- 
stra villa rusticana, che... i piemontesi ed i lombardi di- 
cono cascina. A ciascuna corte o villa era annessa una 



(') Jurium, I. 1207. 
(■) ìd., II. 336. 
f 5 ) Irl. , I. 5. 



( 489 ) 

quantità di terre più o men grande , di varia coltura , 
campi, prati, vigneti, oliveti , selve e boschi, piti o meno 
distanti dall'abitato. Talora la corte avea nella sua di- 
pendenza laghi, fiumi, ponti, e più spesso forni e molini. 
L'aggrupparsi di varie corti o ville costituì il villaggio, 
che pigliò il nome della corte principale ». Così giusta- 
mente il Gibrario ( l ). Avvertasi però che noi non inten- 
diamo già sostenere tale qual ci si mostra pe' documenti 
essere stata in origine la corte donata da Gallione. Forse 
la donazione di costui fu come il nucleo di successivi 
aggregamenti ; e 1 complesso di questi soltanto venne 
quindi a formar propriamente la corte, sì capace da in- 
cludere varii massarizi e famiglie, sì importante da eri- 
ger visi una cappella, sì vasta da distendere i propri 
confini dalle giogaie de' monti alla fiumana del suo nome 
ed al mare. La leggenda anzi, a nostro avviso, ci descrive 
la corte qual era propriamente intorno al secolo XI. 

Quanto alle proprietà esistenti a San Romolo, cono- 
sciamo per P esposto dianzi che il Vescovo avea del 
maggior numero di esse dato i tre quarti ai canonici di 
san Lorenzo. L' altra parte avea pure assottigliata in 
vigore di concessioni feudali ; riserbandosi non più che 
un ottavo in tutto il raccolto del vino, ed un quattor- 
dicesimo per quello del grano , dell' orzo ed in genere 
delle biade, e dei frutti (" 2 ). Di alcune terre della Chiesa 
aveano inoltre i rispettivi livellarii fatto omaggio alla 
capppella di santo Stefano eretta in San Romolo, secondo 
che in altra parte notammo ( 3 ), ed eziandio al monastero 
genovese sotto l' invocazione del protomartire, natural- 



(') Della schiavitù e del servaggio, II. 225. 

C 2 ) Jurium, I. 27. 

( 3 ) Cartaio, pag. 175; Reg., pag. 123-20. Ved. a pa'g. HG. 



( 490 ) 

mento poro in favore della suddetta cappella ohe dal 
medesimo rilevava ('). E d'altri tenimenti avcanle pur 
l'atta liberalità i Vescovi (-), che è a dire di quel com- 
plesso di masserie che costituiva il tenimento chia- 
mato la Barbadella. Se non che l'arcivescovo Gualtieri 
da Vezzano, disegnando trasformare il monastero e lo 
spedale annessi alla cappella in un palazzo di sua di- 
mora (1258), donava in cambio di questo tenimento al 
monastero genovese la cappella di san Martino di Via 
in quel di Bisagno, e facea riaggiudicare alla propria 
Mensa (1264) tutti que' dritti che la Barbadella avea sino 
allora pagati ai monaci ( 3 ). 

Né vuoisi già credere che innanzi di questo palazzo 
mancassero i nostri Prelati di una orrevol sede in San 
Romolo ; perchè alcune carte ci danno pur lingua di 
quel ch'essi vi aveano in contiguità della chiesa di san 
Pietro ('*). Il nuovo poi fu recato a maggiore ampiezza, 
ed anche migliorato, da Bernardo da Parma successor 
di Gualtieri ( 5 ). La cappella, passata del pari agli Arci- 

(') Cartario, pag. 137. Certo al monastero nostro avea donato questa cap- 
pella un qualche Vescovo, e probabilmente Tcodolfo, Giovanni II o Landolfo, che 
furono i più benemeriti della regola di san Benedetto. In tal caso il diploma 
del vescovo d' Albenga del 1125, da noi citato in nota al Cartario (pag. 175), 
ove provammo non potersi trattare di una vera donazione, perchè la cappella 
ci si mostra per documenti già da più antica stagione in possesso del cenobio 
genovese, equivarrebbe piuttosto ad una ricognizione di tale possesso, od anche 
ad una conferma. Conferma invero opportuna , da che appunto ai principii del 
secolo XH dee con molta probabilità assegnarsi il cominciamento dalla giurisdi- 
zione spirituale de' Vescovi albeuganesi sulle torre di San Romolo , Ceriana e 
Taggia, come abbiano detto a pag. 339. 

i 2 j Cartario, pag. 175. 

( 3 ) Jurium, I. 1412. 

(*) Id., II. 33 1 e segg. 

( 5 ) Varatine, Ckron. Gen., col. 51. Iste archiepiscopus (Dcrnardus)... circa res... 
Archiepiscopatus fa'ti multurn assiduus et intentus. Apud Sanctum Romulum pa- 
latium nobile per dominwm Gualterium incoeptum ampliava el melwravit 



( 491 ) 

vescovi, rimase nel loro dominio coli' onere di larvi ce- 
lebrare i divini uffizi da un cappellano ('). 

Noteremo ora noi con questa opportunità due circo- 
stanze. La prima che i monaci benedettini trasferirono 
allora da San Romolo a Genova il corpo di sant' Am- 
pegli, cui i cittadini di Ventimiglia nel 1140 aveano ce- 
duto in permutazione d' alquanti loro prigioni a' sanro- 
molesi (-) ; la seconda che nella accennata cappella di 
santo Stefano ebbe consuetudine di ratinarsi il parla- 
mento di quei terrazzani ( 3 ). 

Lo stesso Arcivescovo Gualtieri facea pure edificare in 
Geriana la casa di giustizia e del parlamento ; sul cui 
prospetto si apriva una loggia (''). Né molto andava che 
il podestà Federigo da Vezzano, forse di lui congiunto, 
ne facea costrurre all' uopo stesso della giustizia un' altra 
in San Romolo ( s ). 

(') Jurium, II. 331 e scgg. 

(*) Poiché se ne offre l'opportunità, piacerà veder qui ricordato clic il co- 
dice della Vitti di sant' Ampegli, qual fu stampata ne' Dollandi.sU sotto il 1 4 
maggio, serbasi di presente nella Biblioteca della Missione Urbana di san Carlo 
in Genova. È membranaceo in- 4.°, del secolo XIV, o forse anche della fine 
del XIII. 
( 3 ) Rossi, Stona di San Remo, pag. 3i. 
C) Jurium, I. 758. 

( 5 ) Entrambe questo case esistono anche al di d'oggi, per testimonianza del 
eh. Rossi (pag. 109, 130) ; e sonvi murate le seguenti iscrizioni. 
Su quella di Ceriana : 

6nns gualtcrius tntt. urdjtey. 
I)uc opus fecit fieri mi. m. ce. lui 
m. occ bris ìs'u xij. 
Su quella di San Romolo : 

* : in : ce. Ux. iij factum 

tait Ijoc ojnts tempore 

uomini freocriei ì)e re 

jiiiio uolcstatta saiuti ro 

muli anno ij na'tminis sui. 



( 492 ) 

Tornando ai beni patrimoniali della Chiesa, citeremo 
il tenimento ClgìY Isola Buona, cui 1' arcivescovo Siro II, 
nel 1155, concedeva a livello coli' obbligo d'erigervi un 
molino ('); un manso condotto da Pietro di Rullino ( 8 ); 
e il Monte della Valle circa 1' usufrutto del quale arse 
viva e lunga contesa fra gli uomini di San Romolo e 
di Geriana ( 3 ). Siro nondimeno compose la vertenza 
per modo che, distribuito il monte in tre parti, 1' una 
ritenne per sé, l'altra diede a' sanremaschi, l'ultima a 
que' di Geriana ( 4 ). A' sanremaschi poi la confermava lo 
stesso Arcivescovo, nel 1154, con una carta di locazione 
perpetua ; ove è pur detto che la parte loro assegnata 
guardava verso Bussana ed il mare ("'). Infine d' altre 
varie proprietà onde s' incontra cenno nel più volte ci- 
tato documento di vendita del 1296, basterà la notizia 
che ne daremo nello specchietto posto a conclusione del 
presente capitolo. Ma importante sotto più di un aspetto 
è poi una nota, compilata verso il 1150, dei redditi che 
annualmente si riscuoteano dalla Curia di San Romolo, 
e che nel Registro si computano in due forme diverse, 
cioè secondo la moneta pattuita nelle carte originarie 
delle enfiteusi, e poscia secondo 1' altra specie che allor 
doveasi effettivamente pagare. Il primo di questi computi 
ascende a ventidue denari pavesi antichi, ripartiti fra 
diciannove tenitori, livellarii e massari ( 6 ); il secondo 



(') Reg., pag. 123. Vi ha pur memoria (pag. 397) di una casa tenuta, per 
parte della propria moglie, da certo Balduino; il quale conoscendola proprietà 
della Curia 1' ebbe spontaneamento rinunziala all' Arcivescovo. 

(■) Reg., pag. 379. 

C) Id., pag. -122. 

(') Id., pag. 152. 

(') Id., pag. 140-41. 

( G J Id., pag. 125. 



( 493 ) 

rileva ad 84 denari genovini , e ventiquattro sono i te- 
nitori ('). 

Rispetto a Geriana, segnaliamo del pari il Palazzo di 
residenza ( a ), ov' era la cantinata ( 3 ) per cui accedevasi 
al terrazzo ('"). Un atto del 1216 annunzia quindi gene- 
ricamente le possessioni del qm. Eliseo , cadute per 
avventura in proprietà della Guria per difetto di eredi 
del proprietario ; ma certamente considerevoli, se guar- 
diamo che dalla metà di esse P Arcivescovo ritraeva 
T annua pensione di dieci soldi ( ;i ). Rubaldo di Marchesia 
avea pure in locazione dalla Guria (1257) una terra ca- 
stagnativa, col divieto aliquem de arboribus ipsius ca- 
stagneti incidere, e per converso coli' obbligo si que sal- 
vatice ad inseriendum enserire ( G ). 

Tutti i beni dell'Arcivescovado poi, cosi in San Ro- 
molo come in Geriana erano direttamente amministrati 
dai gastaldi, che godeano 1' esenzione dalle gravezze e 
vegliavano ad ogni interesse dell'Arcivescovo. Il quale 
divideva con essi loro i proventi del fodro e del ripa- 
tico; e loro eziandio abbandonava il quinto di quel che 
gittava la parte riservatagli in tutti i casi di bandi e 
d' altre condanne pecuniarie ( 7 ). 

Quanti gastaldi vi avessero in San Romolo non trovo ; 
ma il Registro fa memoria del gastaldo Donino, posto 
in Geriana dall'economo Alessandro ( 8 ). Tre poi ne com- 



(') Reg., pag. 4 26. 

(*) Jurivm, II, 331 e segg. 

( 3 ) Id., I. 1262. 

(*) Id., I. 1226. 

(') Id. , I. 581. 

Id., I. 1261. 

(') Id. ; II. 331 e segg. 

( 8 ) Reg., pag. 432. 



( 494 ) 

pafisoono in corta sentenza del 1251 già ricordata ('). 
Gli obblighi e V autorità loro si desumono , meglio che 
d'altra parto, da un atto del 1216, laddove un Obcrto 
eletto per l'appunto all' ufficio del gastaldato in Ce- 
riana promette di custodire tutti i diritti dell'Arcive- 
scovo, di non entrare in alcun trattato contro i beni 
del medesimo , e nominatamente contro il castello so 
pur sapesse che da taluno si cospirasse per sottrarlo al 
dominio di lui , ma di sventare ogni macchina , e di 
dare all' Arcivescovo stesso i migliori consigli sempre 
che ne fosse richiesto ( 2 ). 

§ V. Accennammo più sopra alle Compagne del 1143 
e 1217 ( 3 ). Or come sospettammo che la prima fosse 
preceduta da cittadine discordie, cosi possiamo asserire 
che il fu la seconda; perchè innanzi il 1217 la popo- 
lazione di San Romolo si trovò scissa profondamente 
in due campi, l'uno dei quali tenea le parti dell'Ar- 
civescovo , 1' altro quelle del Comune di Genova ( 4 ). E 
già le cose erano procedute sì oltre, che l'arcivescovo, 
Ottone riducendosi nel novembre del 1216 a' suoi posse- 
dimenti, credea per atto di prudenza declinar lo in- 
vito de' suoi partigiani che 1' eccitavano ad entrare in 
San Romolo, e difilare invece a Geriana. « Gli è impos- 
sibile a descriversi (cosi il Rossi) il male da cui trovò 
inondati quei miseri abitanti ; 1' anarchia vi regnava con 
tutto il suo disordine e furore, ed il suo soggiorno colà 
non è ricordato che da sentenze di bando e confìsche 

(') Jurium, I. 1207. 
(-) Id., I. 581. 
( 5 J Ved. a pag. 487. 

(*) La genesi di queste fazioni può vedersi minutamente descritta dal Rossi, 
nella Storia citata, pag. 117 e segg. 



( 495 ) 

di Leni da lui pronunciate in pubblico parlamento contro 
malfattori ed assassini, fra cui troviamo mescolati chie- 
rici e preti » ('). 

Né la stessa Compagna era stata propriamente giu- 
rata da tutto il populus Sancii Romuli, come pur si 
legge nel Breve del 1113 ('); ma soltanto da quelli fra 
gli homines Sancii Romuli i quali obbedivano all' appello 
diretto loro per Villielmum clericum missum sive nun- 
cium dommi ianuensium Archiepiscopi. Ed al giuramento 
erano intervenuti eziandio come testimoni i Consules qui 
tiene erant in Sanclo Romulo , Odo Rafflcota, Anfossus 
Albavera, Raymondas Granella et inulti olii ( 3 ); i cui 
nomi rispondendo similmente ai partigiani dell'Arcive- 
scovo incontriamo ripetuti nell'altro giuramento, che il 
15 maggio 1217 gli homines Sancii Romuli prestavano 
ad Oberto vescovo d' Albenga costituito dal Prelato ge- 
novese per suo Vicario nella detta contrada (''). 

Se non che le parti contendenti facean capo nel luglio 
ad un compromesso nella persona del Vescovo di Nebbio 
procuratore dell'arcivescovo Ottone, e di due nunci del 
Comune Genovese. I quali tutti riuscivano a concordare 
una tregua usane ad adventum domini Archiepiscopi, 
et tantum plus quantum piacerei domino nostro Archi- 
episcopo ( 5 ), o più chiaramente per totum tempus pote- 
statie domini Oberti Buccafollis ( 6 ). Quanto alla pace 
però non ci si venne né allora né poi, anche quando i 
pericoli e gli infortunii si aggravarono con egual peso 



(') Rossi, pag. 121. 

(*) Reg., pag. 122. 

( 3 ) Jurium, I. 587. 

(*) Rossi, pag. 121 ; Jurium, I. 588, 59 i. 

( 5 ) Jurium, I. 593. 

C') Id., I. 593. Oberto Boccafolle era Podestà di Genova per tutto 1' anno 1217. 



( 496 ) 

sullo due l'azioni. Gonciossiachè l'anno 1221 il podestà 
Lotaringo di Martinengo trovandosi collo milizie geno- 
vesi a domar la ribellione di Ventimiglia, « andò... con 
gli amici e con i vassalli della Repubblica in San Remo 
per dare ordine all'esercito » ('); e scorazzando forse 
la soldatesca licenziosamente per le campagne, i ter- 
razzani le mossero contro, e dello esercito ebbero feriti 
o morti parecclii. Il Podestà a vendicarsene, spedi messi 
con ordine di far dare il guasto ai beni dei sanromo- 
lesi, e massimamente di quelli che citati da lui in giu- 
dizio eransi tenuti contumaci. 

Parve all' Arcivescovo che siffatto procedere equiva- 
lesse ad una flagrante infrazione de' suoi diritti signorili ; 
e però cavalcando a San Romolo persuase agli abitanti 
che non dovessero punto arrendersi alle intimazioni di 
Lotaringo ; anzi aggiunse minaccia della scomunica per 
quanti, tenendo le parti del Comune Genovese, ardissero 
oprare il guasto intimato da' messi del Martinengo. 11 
quale a sua volta accecato dallo sdegno, pose il seque- 
stro su tutte le proprietà e le rendite dell' Arcivescovo , 
e mise quest'esso al bando. Ottone, richiamatosi di tanta 
offesa al Pontefice ( 2 ), e sottoposta la città di Genova ad 
interdetto , se ne parti ; né tornò se non quando Lota- 
ringo ebbe rassegnato 1' ufficio, ed il costui successore, 
Spino di Soresina (1222), scese a più miti consigli. 

Ottone rientrava in città, accompagnato dal Vescovo 
di Parma e dallo Abate di santa Maria del Tiglieto, 
delegati papali; e tosto ricuperate le proprie rendite ( 3 ), 

(') Giustiniani, Annali, \. 325. 

(*) Jurium, I. 666. 

(') Marchisi! Scribae Annalcs, a. 1222. Postmodum vero Januam venientes ve- 
ncrabiles viri Parmensis Episcopio et Abbas de Thclieto, a Summo Ponti fice 
super hoc iudices delegati, ipsum Archiepiscopum Januam conduxerunt, devote 



( 497 ) 
levava via l' interdetto. Quanto poi a' dissidii circa 
San Romolo, il Papa stesso avea confidato il carico 
di ricercarne le cause e di comporli al Vescovo di 
Tortona, al Preposito di san Martino di Gamundio e 
all' Arciprete di Libarna, or Serravalle-Scrivia ; i quali, 
convocate le parti , e udite loro ragioni , avrebbero 
data inappellabile la sentenza ('). Ma l' autorità del 
Pontefice non sarebbe bastata a tutelare l'Arcivescovo 
nei diritti di signore temporale così forte minacciati da 
un potente Comune. Ottone dunque invocava eziandio 
l'autorità dell'Imperatore, e per ciò ricorreva all'Arci- 
vescovo di Magdeburgo legato imperiale in Italia ; il 
quale commettevasi anch' esso d' ogni più ampia facoltà 
nel Vescovo di Tortona ( 2 ). 

Recatosi quindi Ottone di bel nuovo in San Romolo, 
colla speranza di pacificar le discordie (22 febbraio 1223) 
convocava nella chiesa di san Siro il Parlamento ; e 
raccoltone il parere ( 3 ), nominava a podestà di que' ter- 
razzani Ansaldo Di Negro. Il quale bandiva tosto una 
tregua (13 aprile) da durare sino alla ventura solennità 
della Purificazione ( 4 ). Però tutte queste disposizioni non 
si accettavano che dalla sola fazione arcivescovile : la 
contraria, sovvenuta certamente di consiglio e d' opera 
dal Comune Genovese , tenevasi emancipata ormai da 
ogni vincolo d' obbedienza verso l' antico signore. Il 

et Immiliter supplicante s, quod... idem Archiepi ,'copus haberet redditus suos tam 
maris quam terrae, secundum quod consueverat habere, et id quod in Sancto 
Romulo videbatur habere. Quibus responderunf, quod nullam violentiam inde 
passus fueral prò Comuni, et ideo licitum esse ei redditus ipsos more solito 
capere et habere. 

(') Jurium, I. 666. 

(*) Id., I. 696. 

( 3 ) Id., I. 676. 

(«) Id., I. 678. 

Atti Soc. Lig. St. Patria. Voi. II, Part. I, Fase. III. 33 



( 4U8 ) 

che è tanto vero , che il Vescovo d' Albenga avendo 
spedito un suo cappellano, e poscia anche il Preposito 
di Ceriana, con lettere di citazione dei predetti dele- 
gati papali a San Romolo, e piti precisamente a quelli 
che, in dispregio dei provvedimenti arcivescovili, se- 
guitavano ad intitolarsi rettori della Comunità {qui se 
nominant rectores Sancii Romuli), niuno v'ebbe tra 
costoro che volesse riceverle. In conseguenza del quale 
rifiuto, Pietro vescovo di Tortona valendosi dell'auto- 
rità confertagli dal legato imperiale, poneva gli uo- 
mini di San Romolo al bando dell'Impero ('). I delegati 
poi, riuniti a Tortona, constatata e proclamata di bel 
nuovo la contumacia de' sanromolesi, addi 5 giugno 1224 
sentenziavano : Doversi 1' Arcivescovo rimettere nelP an- 
tico e pieno possesso della terra e del castello di San Remo, 
riservato a que' terrazzani per lo spazio di un' anno il 
diritto di provvedersi in appello ( 2 ). Del qual diritto però 
non essendosi eglino approfittati, la sentenza venia resa 
definitiva con una susseguente pronuncia degli arbitri 
stessi pubblicata in Tortona il 19 settembre 1225 ( ! ). 
Sembra però che nel frattempo la parte arcivescovile 
si fosse un co tal poco rafforzata ; perchè già nel 6 
maggio 1224 Ottone eleggeva in San R.omolo i consi- 
glieri ( ,+ ) ; e più perchè nel novero di costoro s'incontra 
il nome di Ferro Mazzollo, già capo dei sedicenti rettori 
della terra, riluttanti, come abbiam notato, nel 1223 
alle intimazioni dei delegati pontificii ( 5 ). Di più trovo che 
il 5 maggio 1225, ben cinquantaquattro cittadini, e con 

(') Jvrium, !. 69o-97. 
( 2 ) Id., I. 720-22. 
f 3 j Id., I. 768. 
(*) Id., I. 693-97. 
( 5 j Id., I. 718. 



( 491) ) 

essi il detto Mazzollo, chiesero all'Arcivescovo di rico- 
stituire in San Romolo il Consolato ('); e con ciò ne ri- 
conobbero apertamente il diritto sovrano. Di che Ot- 
tone approfittava, eleggendo nel dì seguente i Consoli 
in numero di sei ( 2 ); i quali immantinente gli giuravano 
fedeltà con un importantissimo Breve, obbligandosi fra 
le altre cose a sventare ogni congiura ed a far rispet- 
tare il confine dai forestati ( 3 ). La quale ultima circo- 
stanza ne fa conoscere che alla tranquillità non si era 
giunti se non col bando dei più accaniti e riottosi. 

§ VI. In tali termini, per avventura, duraron le cose fino 
all'anno 1230; quando il Magistrato consolare cedette 
il luogo a quattro officiali, deputati dallo stesso Arci- 
vescovo a reggere il paese con titolo di Vicarii. I quali 
a lor volta, entrando in carica, ripeterono il giuramento 
fatto da' Consoli nel 1225 ( 4 ). Or con siffatta forma di 
reggimento, benché i Vicarii non sempre dentro uno 
spazio determinato di tempo ed in egual numero si 
rinnovassero ( 5 ), si andò innanzi alcun tempo , sinché i 
medesimi furono sostituiti da un Podestà. Alcuna volta 
un solo Vicario abbracciava anche V amministrazione di 
San Romolo e di Ceriana ( 6 ). 

f) Jnrium, I. 754. 
(*) Ibid. 

( 3 ) II, I. 755-57. 
Ci hi, I. 878-80. 

( 5 ) Noi 1240 furono sei; e !a loro durata lasciavasi dall'Arcivescovo mede- 
simo in sua balia (Jurium, I. 988-90). Ma non durarono oltre un anno, perchè 
nel 1241 vennero surrogati da Guglielmo Viceconte (Id., I. 993-90). 

( 6 ) Nel 1237 era unico Vicario di San Romolo e Ceriana Guglielmo arciprete 
di Camogli {Jnrium,, I. 974) ; il cui messo e procuratore, Rubaldo arciprete di 
Sant'OIcese, creava in Ceriana cinque rettori. I quali iuraverunt recjerc terram 
Ciliane et popnlum universum secundum mandatum et preceptum predicti Guil- 



( 500 ) 

Por tal modo, scrive il Rossi, gli Arcivescovi Geno- 
vesi poterono reintegrarsi negli antichi diritti (') ; usan- 
done quindi col rigore necessario a ben raffermarli. Cosi 
l'arcivescovo Giovanni (1244) condannava alla pena di 
venti lire, e in difetto alla confisca de' beni, Rolando 
Rafficotta reo di avere abbandonato il confine di Venti- 
miglia ( 2 ); e multava in quattrocento lire Oberto Ascensio 
co' suoi colleghi (1243-44) , per ciò evidentemente che 
avean tenute le parti a lui contrarie ( 3 ). Il quale Ascensio 
poi, nel fatto della ribellione dovea certo essere recidivo, 
da che già 1' arcivescovo Ottone avealo sospeso dal mi- 
nistero del notariato , propter auctoritatem et favorem et 
aiixilium quod videbatur prestare fratri suo Antonio in 
male faciendo ('*); comecché poscia l'avesse reintegrato in 
ufficio (1221), e costituito eziandio cancelliere della Co- 
munità di San Romolo ( 5 ). Infine lo stesso arcivescovo 
Giovanni (1246) rendeva esecutoria una sentenza pro- 
nunciata nel 1230 dal suo predecessore, il quale avea 
colpiti di condanna pecuniaria i beni di certa Verdilia 
di Strata propter offensas et crimina ( 6 ). Opportuna- 
mente poi Innocenzo IV pontefice (1251) richiaman- 
dosi ancora ai casi disgustosi della podesteria di Lota- 
ringo Martinengo , e disapprovandoli un' altra volta , 
benché ai genovesi ne rimettesse le colpe , rafforzava 

lielmi vicarii (Id. I. 975). E nel 1243 il reggimento dei due paesi era un'altra 
volta riunito nella persona di Nicoloso canonico e vicedomino arcivescovile 
(Id., I. 1010-11); al quale nel 1245 vediam finalmente succedere Oberto Della 
Croce (Id., I. 1013-16). 

(') Rossi, Storia di San Remo, pag. 128. 

C) Jurkm, I. 1011. 

( 3 ) Id., I. 1012-13. 

( 4 ) Id., I. 664. 

( 5 ) Id., I. 759. 
( s ) Id., I. 1017. 



( soi ) 

sempre meglio, o credeva, la signoria temporale de' no- 
stri Prelati (*). 

Il governo del Podestà ci si mostra per alcuni rogiti 
di Bartolomeo Fornari stabilito nel 1251 così in San Ro- 
molo come in Geriana, e riunito nella persona di Lan- 
franco Usodimare. Lo stipendio annuo pel reggimento di 
San Romolo si determina in lire 170, di cui 20 a carico 
dell' Arcivescovo, e 150 a debito del Comune ; per quel 
di Geriana si assegnano l' introito della biava spettante al 
Palazzo Arcivescovile; oltre di che si aggiungono per 
entrambi tutti i proventi di giustizia ( 2 ). 

(') Jurium, I. 4014. 

( 2 ) Notulario di Bartolomeo Fornari, ann. 1250-51, car. 156 e 158 (Ardi., Not.). 

Cutn Raymundus de Bazana et Wiliclmus Bonaventura notarius sindici actores 
et procuratores Communis Sancti Romuli, ut continetur in carta procurationis 
facta per manum Octonis Aymeline notarli m. ce. li. mense octobris, nobis Johanni 
Archiepiscopo Januensi corniti et domino castrorum Sancti Romuli et Ciliane 
plurimum suplicassent ut Comuni dicti loci Sancti Romuli de bono et ydoneo 
potestate provideremus. Nos Johannes archiepiscopi supradictus de prudencia 
et discretione vestra Lanfrance Ususmaris plurimum conjìdentes potestaciam 
et regimen dicti loci vobis concedimus cum iusticia et introitu iusticie eiusdem 
loci a festo sancii Andree proxime venturo usque ad tres annos , et ultra de 
camera nostra vobis solvemus et solvere promittimus libras vigiliti omni anno 
vobis iurantibus facere dieta regimina sicut airi rectores dicti loci Sancti Ro- 
muli turare consueverunt secundum tenorem brevis quod iuravit Obertus de 
Cruce , et observare capitala dicti loci prout ahi rectores observare teneri 
consueverunt, non obstante capitalo quo prohibetur de regimine extrinseco non 
Mbendo et aliis capitulis contro predicta facientibus ; quod capitalam et capi- 
tala contra predicta facenicia ex nunc cassamus et pronunciamus esse nulla 
et totum consilium et universitatem dicti loci a iuramento quo tenebantur illud 
capitulum seu capitala observare absolvimus in totum], et pronunciamus non 
teneri. Actum Janue in camera dicti Archiepiscopi die penultima octobris (1251) 
post vesperas. Testes Nicolosus canonicus Janue, Wiliclmus et Enricus clerici 
Palacii Janue et Bonifacius prepositus Sancti Romuli. 

Cam dominus Johannes archiepiscopus Janue dominus et comes castri (guasto) 

Sincti Romuli elegerit et constituerit atque ordinaverit te Lanfrance Ususmaris 
potestatem et rectorem castri hominum et tocius posse Sancti Romuli.... in ka- 
lendis decembris proxime venturis.... ut continetur in carta inde facta per ma- 



( 502 ) 

Sembra poro elio alla elezione dell' Usodimare guidas- 
sero interessi speciali a noi ignoti, anzi oli' ei medesimo 
brigasse la nomina. Gonciossiacliò, ponendovi patto in- 
declinabile quello di conseguire un tale uflicio, grati- 



no/* Bartholomci Fornurii notarti et ad universitatem sancti ramali pertineat.... 
fendimi potestitie et règiminis solvere quod enim esse debet omni stimma lib- 
brarum cl. Ja